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lavoro pubblicato giovedì 1 giugno 2017
ultima lettura venerdì 13 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Corridoio 8

di OrazioAshlee. Letto 415 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Eloisa era davanti al bancone della frutta e stava dividendo quella ancora fresca da quella che doveva essere buttata via. Era la prima volta da quando era stata assunta come commessa tre settimane prima che le permettevano di farlo. Quando Antonio, il...

Eloisa era davanti al bancone della frutta e stava dividendo quella ancora fresca da quella che doveva essere buttata via. Era la prima volta da quando era stata assunta come commessa tre settimane prima che le permettevano di farlo. Quando Antonio, il responsabile del turno, le aveva detto che era un incarico di responsabilità aveva dovuto reprimere un sorriso. Ma ora che era lì a decidere il destino di ogni singola nespola o pesca si rendeva conto che non c'era niente da ridere. Sugli scaffali non doveva mai esserci merce avariata. Per altro verso non si poteva buttare via frutta che presentava solo una leggera ammaccatura o qualche macchiolina di ossidazione sulla buccia. Quelli erano soldi che dovevano servire a pagarle lo stipendio. Se fosse stata di manica larga nel decidere il destino di un frutto avrebbero potuto pensare che la sua era incuria. Se fosse stata troppo severa avrebbero potuta accusarla di largheggiare con le finanze dei padroni del supermercato. Non le piaceva molto quell'incarico. Pensò che quando Antonio sarebbe passato a controllare il suo lavoro sarebbe stata molto nervosa.

Ma non fu Antonio a passare. Alle sue spalle dopo un po' comparve il signor Edoardo, il bisbetico fondatore della ditta che si rifiutava di andare in pensione. Con disappunto di suo figlio Angelico, che da anni aveva preso le redini del supermercato, sapeva il fatto suo, e avrebbe fato volentieri a meno delle bizzose interferenze di suo padre.

«Eloisa», le disse l'uomo, «interrompi quello che stai facendo, per favore, e vai a dare una pulita al corridoio 8. C'è a terra un cartone rotto di succo di arancia, qualcuno lo ha fatto cadere dallo scaffale e lo ha lasciato lì. Prendi lo spazzolone e un paio di canovacci perché c'è una bella macchia.»

Eloisa non era del tutto sicura che Antonio avrebbe approvato il suo allontanamento dall'incarico della frutta, ma non poteva sottrarsi a una richiesta del signor Edoardo.

«Vado subito, signor Edoardo... ma... ha detto al corridorio 8?»

«Sì, perché?»

«Ma signor Edoardo, non abbiamo un corridoio 8, ci sono solo 7 corridoi.»

«Ragazza», disse il signo Edoardo con espressione sarcastica, «credo di sapere se in questo supermercato c'è un corridoio 8, e ti assicuro che c'è, dopo il 7. Ora per favore vai a fare quello che ti ho chiesto.»

C'erano due possibilità, o al signor Edoardo stava dando di volta il cervello o lei, che era una novellina in quell'ambiente di lavoro, stava facendo un errore. Fino a non molto tempo prima Eloisa era molto incline a saltare subito a conclusioni del primo tipo, e la sua vita a quei tempi non girava troppo bene. Aveva imparato che a essere un po' umile aveva tutto da guadagnare, e decise che dopo tutto doveva esserci un corridoio 8, e che al momento era solo un po' confusa.

«Provvedo subito, signor Edoardo, non dubiti», e si diresse nello stanzino dove c'era il materiale delle pulizie. Con lo spazzolone, canovacci e il secchio con le rotelle si diresse in fondo al locale, leggendo bene i cartelli con i numeri posti in alto all'inizio dei corridoi: 4, 5, 6, 7, e, come sapeva fin dall'inizio vide che il lato destro del corridoio 7 corrispondeva alla parete che segnava la fine del locale. Oltre quella parete c'era il parcheggio del supermercato. Eloisa represse quel pensiero che le era venuto alla mente e che suonava vagamente come "vecchio rimbambito", e si impose di credere che c'era davvero il corridoio 8, ma che non era un corridoio come gli altri, e probabilmente era stato disposto trasversalmente. Tornando indietro, comunque, e facendo scorrere lo sguardo lungo i corridoi non vedeva nulla a terra fuori posto.

Mancava ancora un quarto d'ora all'apertura pomeridiana, e in quel momento erano tutti affaccendati in magazzino. In sala c'era solo lei, e non aveva nessuno a cui chiedere dove fosse il maledetto corridoio 8. Decise allora di tornare al suo lavoro al bancone della frutta e di tenere accanto a sé il materiale della pulizia. Quando il signor Edoardo le avesse chiesto spiegazioni lei le avrebbe detto che non aveva trovato il corriodoio 8, ma sarebbe andata subito se lui gli avesse spiegato bene dov'era. Non dovette aspettare molto.

«Eloisa, mi pareva di averti assegnato un incarico», disse il signor Edoardo avvicinandola da dietro.

«Ha ragione, ma deve avere pazienza, signor Edoardo, come vede mi sono munita dell'occorrente ma proprio non sono riuscita a trovare il corridoio 8.» Poi, assumendo un'aria da bambina imbronciata che aveva scoperto avere un potere seducente sugli uomini aggiunse: «Sia paziente con questa stupidina, mi dica dov'è il corridoio 8 e volo all'istante.»

Questo disarmò in parte il malumore del signor Edoardo.
«Via cara ragazza, non è il caso di farla tanto grave. Ma davvero non capisco come tu faccia a non trovare il corridoio 8, visto che è di seguito al 7. Comunque non perdiamo altro tempo, seguimi che ti faccio strada.»

Eloisa prese l'occorrente per le pulizie e seguì il suo boss emerito. Il signor Edoardo prese nella stessa direzione che lei prima aveva seguito e cominciò sarcasticamente a indicare con il dito i cartelli con i numeri e a pronunciarli ad alta voce: «4, 5, 6, 7 ed ecco a te l'8, cara ragazza.»

Eloisa stentava a credere ai suoi occhi. C'era davvero un corridoio 8, ed era il corridoio 8, non il 7, ad essere delimitato dalla parete esterna dell'edificio.
Eloisa bofonchiò un "grazie", e si diresse subito imbarazzatissima in fondo al corridoio, dove c'era in effetti una macchia rossa di succo d'arancia che si era allargata sotto un cartone caduto dallo scaffale.

Come aveva potuto sbagliarsi così grossolanamente? Che idea si sarebbero fatti di lei? Aveva deciso di mettere la testa a posto, di fare ordine nella sua vita, eppure accadeva sempre qualcosa che la faceva sentire un'incapace e faceva andare in cantina la sua autostima. Si sforzò di rimettere tutto in ordine presto e bene, si applicò con tutto lo zelo di cui era capace come se ci fosse qualcuno lì dietro a osservarla e giudicarla (una sensazione che non la abbandonava mai).

Raccolse accortocciò e mise via il cartone, lavò e asciugò la rossa macchia liquida, e si accinse a venir via per finire il suo lavoro al bancone della frutta. Percorse il corridoio tra scaffali dove stazionavano confezioni di marmellate e fette biscottate, detersivi per le pulizie in casa e montagne di tovaglioli e posate di carta... "Questa roba è già presente negli altri corridoi. Che bisogno c'era i metterla anche qui?", pensò. Ma intanto che camminava trascinando il materiale delle pulizie gli pareva che la fine del corridoio non si era minimamente avvicinata.

Poi alla sua destra da dietro un alto espositore ripieno di bustine contenente semi per fiori e verdure spuntò una donna, che si sorprese di vedere Eloisa.

«Ma chi sei tu?», chiese la donna con una strana afflizione nella voce. Aveva una borsa di tela gialla pendente dal braccio, di quelle che si vendevano alla cassa per chi non voleva usare i sacchetti di plastica per la merce.

«Mi chiamo Eloisa, lavoro al supermercato da tre settimane. Conosce gli altri commessi?»

«Come sei finita qui? In questo posto preciso intendo, quello che vediamo ora con i nostri occhi», incalzò la donna.

«Mi ha mandato qui il signor Edoardo, uno dei proprietari dell'esercizio», rispose Eloisa stupita per quelle domande.

«Qualcuno che tu conosci ha insistito perché tu andassi in un posto che secondo te non esisteva?»

«Beh, il signor Edoardo mi ha detto di andare al corridoio 8, e io penavo che non ci fosse un corridoio 8. Secondo me i corridoi erano solo 7, ma evidentemente mi sbagliavo, non crede?»

«Povera ragazza... quello che tu chiami il signor Edoardo era un Dedralock, che ha assunto delle forme familiari per ingannarti e attirarti nel suo mondo. Sei intrappolata qui per sempre, come me...»

«Un De... dralock? Cos'è un Dedralock?»

«Sei appena arrivata... non ci sono parole per spiegare a te cos'è un Dedralock. E' una cosa di un altro mondo.»


Eloisa pensò che la donna doveva essere matta. Ma subito si ricordò del suo stupore quando il signor Edoardo le aveva mostrato il corridoio 8. Nella sua mente si fece subito una grande confusione, ed ebbe l'impressione di essere finita in un sogno.

«Beh, signora devo andare. Ha bisogno di qualcosa?», disse Eloisa per congedarsi. Ebbe l'impressione che un tremito avesse incrinato il suono della sua voce.

La donna fece tristemente cenno di no con la testa. Eloisa riprese allora il cammino per raggiungere la fine del corridoio 8 e tornare al suo lavoro.

Ma per quanto camminasse le sembrava sempre che la fine del corridoio rimaneva alla stessa distanza...




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