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lavoro pubblicato lunedì 29 maggio 2017
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cronache delle terre di Aidrabmol - Capitolo 19

di Chyprill. Letto 273 volte. Dallo scaffale Fantasia

aCapitolo Diciannoveb     La cella in cui Edera fu rinchiusa era poco meno di una stanza da letto. Le pareti spoglie, una branda che fungeva da letto e da panca per il giorno, due piccole finestre che lasciavano penetrare la luce del tramo...

aCapitolo Diciannoveb

La cella in cui Edera fu rinchiusa era poco meno di una stanza da letto. Le pareti spoglie, una branda che fungeva da letto e da panca per il giorno, due piccole finestre che lasciavano penetrare la luce del tramonto, rossa e abbagliante. Un lavandino, un gabinetto entrambi nascosti da un paravento.

Era evidente anche a lei, che ignorava quasi tutto di come funzionava la giustizia, che quella non era la peggiore delle segrete del palazzo anzi pareva più una sala d’attesa un po’ spartana dove dei poveri malcapitati come lei avevano presumibilmente aspettato un verdetto su di loro.

Quando ormai si stava per noia assopendo sullo scomodo giaciglio sentì in lontananza rumore di passi.

Più il suono si faceva forte e più Edera sperava che quegli uomini fossero diretti da lei, era stufa marcia di stare in quella città e tra se e se giurò che se fosse uscita dalle mura sana e salva mai e poi mai sarebbe ritornata a sud.

La chiave girò rumorosa nella serratura e la porta si aprì rivelando le figure di due guardie reali.

“Signorina siamo qui per scortarla dal nostro comandante, lui giudicherà la vostra innocenza e nel caso vi accorderà il permesso di lasciare la capitale”

“Finalmente! “

Avrebbe voluto aggiungere altro ma si morse la lingua e ingoiò tutto ciò che aveva pensato di dire per non rischiare di farsi rinchiudere di nuovo.

I due la affiancarono uno a destra e l’altro a sinistra e pian piano la condussero davanti alla stanza delle udienze del comandante.

La porta si aprì e al suo interno comparve la guardia che l’aveva fatta imprigionare, alle sue spalle appoggiato ad una grossa scrivania il capitano delle guardie reali.

Quando la guardia si scansò e lei fu nel centro della stanza non poté non negare la sua sorpresa quando nella persona che aveva davanti nella sua splendente uniforme riconobbe l’uomo con cui aveva giaciuto sul greto del fiume.

“Ah”

“E dunque signorina, quest’uomo è il capitano delle guardie reali, l’unico uomo che qui a palazzo cavalchi un Bisbiniano, uomo che voi sostenete di conoscere”

Edera rimase con la bocca chiusa fissando Eric in gesto di sfida. Voleva vedere se era così codardo da non proferire parola sul loro incontro.

“Sì, la ragazza ha detto la verità, costei è la figlia di un mio conoscente”

“Signore sono costernato, si aggirava con aria sospetta abbiamo creduto fosse coinvolta con la sp…”

Eric lo interruppe con un cenno del palmo.

“Non vi preoccupate era più che lecito sospettare, so che la mia giovane amica tende ad essere selvatica come un animale dei boschi”

Edera lo guardò malamente.

“Bene, signore, allora volete che la scortiamo fino al suo villaggio?”

“No non vi preoccupate, lasciatela con me, le troverò un alloggio per la notte e domattina contatterò suo padre”

“Come volete signore”

Le due guardie rimaste sulla porta ridacchiarono sommessamente e si scambiarono uno sguardo di complicità con il collega e il capitano poi i tre soldati uscirono richiudendosi la porta alle spalle.

“Guarda che io non sono la tua puttana!”

“Ahahah, Edera io non ho mai detto questo!”

“Mi troverai un posto per dormire? Perché le tue stupide guardie ridacchiavano? Eh?”

“E-ehm non credi di essere un po’ troppo spavalda nel parlare così al capitano delle guardie reali?”

“Sei un bugiardo!”

“Perché mai?”

“Hai detto di essere un soldato!”

“Ed un soldato sono! Solo non ho specificato il mio grado, o sbaglio?”

Eric rispondeva divertito mentre Edera andava in escandescenze.

“Voglio andarmene a casa! Non voglio dormire qui, voglio andarmene subito da questo posto, voglio andarmene e non tornare mai più!”

“Ormai è notte, sarebbe pericoloso”

“Io vengo dal nord sai!”

Edera si era voltata indugiando verso la porta ma Eric l’aveva raggiunta e da dietro le bloccava l’uscita facendo pressione sul legno.

“Anch’io sai”

Sentita quella risposta lei si voltò di scatto e gli lanciò uno sguardo come a chiedere se la stesse prendendo in giro.

“Cavalco un Bisbiniano ricordi?”

“Il Bisbiniano è il cavallo dei cacciatori, tu dovresti saperlo bene”

“Quale altra prova ti serve?”

Mentre Eric cercava di convincerla lei lo fissava intensamente ma non lo ascoltava, vedeva quelle labbra muoversi, sentiva l’odore della sua pelle a contatto col cuoio, le palpebre sbattere e pensava pensava.

Quanto vorrei passare la notte con lui.



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