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lavoro pubblicato sabato 27 maggio 2017
ultima lettura venerdì 6 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una Cena da Re

di draxamita. Letto 187 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Questa volta finirai proprio nei guai - disse Raion con voce volutamente stridula - ti metterà in gabbia! E Raion non ti aiuterà ad uscire! Proprio no!" Se c'era una cosa che mi indispettiva era quando Raion parlava di se stes...

"Questa volta finirai proprio nei guai - disse Raion con voce volutamente stridula - ti metterà in gabbia! E Raion non ti aiuterà ad uscire! Proprio no!"

Se c'era una cosa che mi indispettiva era quando Raion parlava di se stesso in terza persona. Da quando lo aveva scoperto non perdeva occasione per farlo nel tentativo di farmi innervosire ancora di più.

"Stai zitto Raion!"

La voce non proveniva da me e nemmeno era un mio pensiero. Proveniva da Tides che ora appariva anche seccato oltrechè infastidito.

Raion rimase letteralmente ammutolito. Nessuno sino ad allora era stato in grado di vedere il mio fratello mai nato, figuriamoci sentirlo parlare! Probabilmente anche Raion si era convinto di essere una illusione della mia mente, come tante volte avevo pensato io da piccolo e tante volte avevano detto i miei genitori.

"Ricapitoliamo - disse Tides massaggiandosi le tempie con gli occhi chiusi - perchè non hai portato a compimento l'attacco notturno al campo dei Vorth come ti è stato da me ordinato? Perchè hai fermato i tuoi uomini e siete tornati indietro?"

Il mio signore, oltre a notevoli abilità strategiche, doveva essere un aruspice di grandi poteri per poter vedere Raion. Ad ogni modo ora non c'era più bisogno di inventare scuse e quindi decisi di rivelargli la verità:

"Siamo tornati indietro perchè, lungo i costoni di roccia, dietro le siepi, erano appostati decine di arcieri. Se avessimo proseguito saremmo sicuramente morti".

"E come hai potuto, di notte, scorgere uomini che erano addirittura nascosti dietro le siepi?"

Ma era una domanda pro-forma visto che stava guardando il mio fratello mai nato con sempre maggiore interesse.

"Mi ha avvisato Raion. Egli può vedere ciò che io non posso vedere. Che sia notte o sia giorno, che sia celato o evidente, nulla sfugge ai suoi occhi".

Raion dal canto suo era sempre zitto, con la bocca aperta in una "o" di stupore e le mani abbandonate lungo i fianchi.

"Bene, allora direi che non c'è stata alcuna disobbedienza agli ordini, anzi! - Tides divenne improvvisamente di buon umore - è stata evitata una dura sconfitta grazie al tuo..."

non sapeva come definirlo e perciò gli venni incontro io:

"...fratello!"

"Ecco, al tuo fratello che aveva tanto a cuore la tua sorte e quella dei soldati!"

In realtà Raion amava farmi dispetti e vedermi in difficoltà... e durante gli anni quella vena malvagia non si era mai esaurita. Degli altri poi non gli importava alcunchè... loro lo ignoravano e lui faceva altrettanto. Il motivo per cui la notte precedente mi aveva salvato la vita era molto semplice: se io fossi morto sarebbe morto anche lui... questo lo sapevamo entrambi.

"Non ho mai conosciuto una creatura così... straordinaria come Raion. Potete raccontarmi qualcosa di più?"

Il pensiero di essere qualcosa di "straordinario" sembrò ringalluzzire il mio fratello mai nato, tanto che smise di avere una espressione inebetita ed iniziò a sorridere, ma ancora non parlava. Risposi quindi io alla domanda del mio signore.

"Quando nacqui avevo una particolarità nella mia mano destra: sei dita. - Alzai la mano per mostrare la cicatrice dove era stato asportato il sesto dito. - Gli aruspici della mia città la giudicarono una cosa infausta quindi rimossero il dito in più, pensando che il problema si fosse risolto.
In realtà quel dito in più apparteneva a mio fratello... sì perchè noi dovevamo essere due originariamente e poi, non so per qualche strana maledizione, ci siamo ritrovati ad essere uno soltanto: io.
Mio fratello quindi è nato lo stesso, ma senza un corpo... ecco perchè posso vederlo soltanto io... sino ad oggi almeno."

"E quindi quello che è stato tagliato era il dito che apparteneva a lui..." Tides notò che a Raion mancava un dito della mano destra: quello che mi era stato tagliato.

"Esatto - aggiunsi con un certo imbarazzo - anche se abbiamo anche altre parti in... comune."

Fortunatamente il mio signore non mi fece ulteriori domande a riguardo evitando di imbarazzarmi ancora di più.

"E dimmi Raion... tu cosa puoi fare? Oltre a vedere tutto ed in ogni luogo? Puoi mangiare? Puoi afferrare una spada?"

Raion sembrava insolitamente timido nel rivolgersi ad un essere che poteva sentire ciò che diceva. Prima di rispondergli mi guardò, quasi a chiedermi il permesso, un'altra cosa insolita per lui. Annuii lentamente... in quel momento mi faceva una grande tenerezza.

"Io sì... posso... mangiare. Per farlo mio fratello deve buttare il cibo nel fuoco ed io ne mangio il fumo. Ma lui butta solo frutta e verdura marce! ...E carne bruciata!"

disse con voce lamentosa.

Quello che il mio signore non poteva sapere (ma poteva forse immaginare) è che non era così facile buttare nel fuoco cibi di prima qualità, magari ad un bivacco in compagnia di altri guerrieri... non senza essere considerati dei pazzi. Mio fratello aveva sempre dovuto accontentarsi tra mille lamentele che ora poteva finalmente esternare a qualcun altro.

"Riguardo alla spada... no... non posso afferrarla... ma nemmeno riceverne danno!"

Dicendo questo fece passare la sua mano sana attraverso ad una lancia ornamentale dalla punta decisamente affilata.
Tides sembrava decisamente impressionato da quella esibizione tanto che si alzò dal trono per applaudire Raion che rispose con un breve inchino.

"Molto bene! Molto bene! Ora desidero che vi rifocilliate (e che Raion possa mangiare frutti prelibati!) e vi riposiate entrambi... ci risentiremo più tardi... ora devo pensare".

Diede ordine ad una delle guardie di scortarci, non alle baracche degli ufficiali, dove pensavo, ma ai suoi alloggi privati.

Gli alloggi del mio signore, pur essendo stati costruiti da poco (del resto eravamo vicino al confine e lontani da casa) erano eleganti e sfarzosi. Al centro della stanza ardeva un piccolo bracere dove, per ordini ricevuti, delle ancelle bruciarono alcuni frutti prelibati, con grande soddisfazione di Raion che corse subito a mangiarne il fumo prodotto, non perdendo occasione di rivolgere pesanti apprezzamenti alle ancelle.
Inizialmente si rivolse a loro in modo formale, quasi temesse di essere visto ed ascoltato. Ma, resosi conto che tutto era come al solito e che lui risultava invisibile ed inascoltato diede il meglio di sé.

Io, dal canto mio, non ci facevo quasi caso. Mi accomodai su alcuni cuscini appoggiati su un morbido tappeto e lì, lentamente, mi addormentai. Venni svegliato da un servitore il quale mi disse che Tides era pronto a riceverci. Raion doveva avere fatto una scorpacciata di cibo perchè mi seguì con fatica, massaggiandosi la pancia con espressione soddisfatta.

"Ho un importante incarico per entrambi, ma prima vorrei delle delucidazioni ulteriori..."

il mio signore sembrava piuttosto impaziente. La sala era completamente vuota ed i suoi occhi erano fissi sul mio fratello mai nato che era tornato a comportarsi in modo insolitamente educato.

Tides si rivolse a me:
"Oltre a tuo fratello... ti è mai capitato di vedere altre cose che gli altri sembravano non vedere?" Ci pensai qualche istante... "Sì mio signore... quando vado a caccia ed abbatto una preda... mi capita di vedere il suo corpo cadere a terra... e poi la preda che invece continua a correre ancora per qualche metro."

"Molto interessante... e poi che accade?"

"Poi torna indietro... guarda se stessa stesa a terra e... sparisce."

"Tutto questo è stupefacente! Se fossi stato educato sin da fanciullo, così come è stato per me, saresti potuto diventare un messo degli dei dal potere incredibile!"

Il mio fratello mai nato non poteva permettere che qualcuno mi facesse così tanti complimenti senza intervenire perciò alzando la voce per coprire quella di Tides disse con tono seccato

"Egli riesce a vedere gli spiriti solo grazie a me... è la mia presenza che ha educato i suoi occhi!"

Rivolsi al mio signore un cenno di scuse per Raion, ma questi si dimostrò piuttosto diplomatico.

"Ma certo! E' solo grazie a te! Dovevo immaginarlo. Ora... per entrambi ho un incarico della massima importanza.
Siamo in guerra con i Vorth da quasi un anno. Noi abbiamo costruito le nostre case e loro hanno il loro accampamento. Ogni giorno è un susseguirsi interminabile di battaglie e schermaglie che non portano a nessun vincitore."

Il mio signore tacque qualche istante per riordinare le idee... nella stanza si udiva solo lo scoppiettare delle torce.

"Dobbiamo concludere questa battaglia e, per farlo, ho bisogno che un Vorth muoia. Sto ovviamente parlando di Larok, il signore dei Vorth. Voi vi introdurrete nel loro accampamento questa notte... ed ucciderete Larok, con questo pugnale. Al vostro ritorno preparerò ad entrambi un banchetto degno di... sì, degno di un Re."

Tides mise molta enfasi sulla parola "questo" e pronunciandola, guardò sia me che Raion... E quando disse "re" le sue labbra si erano arricciate in una smorfia di divertimento.

Non aveva aggiunto altro ed aveva continuato a fissarci con aria divertita. Quindi ci congedammo e ci preparammo ad eseguire gli ordini.

La missione era molto complessa, ma muoversi da soli, con il mio fratello mai nato che poteva ispezionare il terreno ed avvertirmi dei pericoli, sarebbe stato più semplice di un attacco con tutto l'esercito.
Ci inoltrammo verso l'accampamento a notte fonda. Raion rimase in silenzio e concentrato per tutto il tempo. Sapeva essere vendicativo e scorbutico ma, quando andava di mezzo anche la sua vita, era sempre molto attento.

Larok risiedeva nel tendone imperiale. Tutti noi conoscevamo il suo volto per averlo visto alla testa dei suoi uomini in mille battaglie. Procedere verso quella tenda fu complicato e pieno di tensione... Ancora oggi non ricordo con esattezza come riuscimmo a farcela. Ricordo solo che, dopo un tempo che mi parve interminabile, arrivammo proprio di fronte al corpo addormentato di Larok. Brandii il pugnale e, con forza, lo affondai nel petto del signore dei Vorth una prima volta e poi... una seconda!
Stavo per far calare la mia mano una terza volta (giusto per scrupolo e per via della grande adrenalina che circolava nel mio corpo) quando nella stanza irruppero due guardie con in mano lunghe scimitarre gridando
"Tradimento! Tradimento!"
Mi girai stupito con ancora il pugnale gocciolante sangue... perchè mio fratello non mi aveva avvisato del nemico in avvicinamento? Guardai a destra e sinista: non lo vedevo da nessuna parte e questo era molto strano. Negli anni avevo capito che non poteva allontanarsi da me più di tanto.

Le guardie si diressero con decisione verso di me. Avrei venduto cara la pelle e quindi mi preparai a combattere quando una voce baritonale alle mie spalle mi scosse:
"Per gli dei! Cos'è questo baccano?!"

Mi voltai e ciò che vidi mi fece rizzare i capelli in testa. Larok era vivo e vegeto e la sua tunica bucata e sporca di sangue era aperta, rivelando il petto che avevo colpito assolutamente intonso. Le guardie, vedendo il loro signore, gettarono le spade a terra e si inginocchiarono.

Non mi considerarono un pericolo. Sconvolto com'ero avevo lasciato cadere il pugnale... chissà dove.

"Questo giovane – disse Larok – ha finto di assassinarmi per testare la... sicurezza delle mie guardie. Il risultato?! Siete accorsi troppo tardi!"

La testa delle guardie toccava il pavimento e nessuna delle due osava respirare.

"Andate fuori e vergognatevi!"

Non appena i due uscirono Larok mi fissò e poi si sedette in una posa che mi era fin troppo familiare.

"...Raion?"

Quello che fino a poco prima era stato Larok sorrise.

"Sì, fratello, sono io. Non so come sia successo, ma non appena hai affondato il pugnale nelle sue carni... mi sono sentito risucchiare come da un vortice. Non ho fatto nemmeno il tempo ad avvertirti delle guardie. Ci è voluto qualche minuto per capire la situazione ma poi... ho agito!"

"Tutto questo è incredibile!"

Mio fratello sorrise, ma poi la sua espressione tornò ad essere preoccupata

"mi ci vorrà molto tempo per abituarmi a questo"

disse mostrandomi il suo nuovo corpo, la cui pancia iniziò a brontolare.

"Sembra che Larok avesse fame eh? - disse massaggiandosi la pancia – andiamo fratello... ci è stata promessa una cena da Re... ed io ora lo sono!"

Insieme uscimmo dal tendone e, sotto gli occhi stupiti e curiosi di centinaia di soldati, ci dirigemmo verso l'accampamento di Tides.



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