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lavoro pubblicato venerdì 19 maggio 2017
ultima lettura mercoledì 8 novembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La chiave dei sogni 35

di Thenight. Letto 88 volte. Dallo scaffale Fantasia

Per quanto detestasse ammetterlo, Sara sapeva che Alice aveva ragione: lei era una grande masochista. Esitò ancora un attimo, poi prese coraggio e pose un piede sul primo scalino. Dopo esser scesa per una ripida scalinata che puntava dritto nel .....

Per quanto detestasse ammetterlo, Sara sapeva che Alice aveva ragione: lei era una grande masochista. Esitò ancora un attimo, poi prese coraggio e pose un piede sul primo scalino. Dopo esser scesa per una ripida scalinata che puntava dritto nel cuore della Terra, Sara arrivò alle prime celle.Il cuore le batteva all'impazzata. I sotterranei erano un posto oscuro, caldo e pieno di vapori: Sara si ritrovò coperta di sudore in un attimo e con la vista appannata. Il calore era l'arma segreta di quel posto, talmente forte da stordire ogni prigioniero. Qualcuno aveva detto che restando lì troppo a lungo si rischiava di entrare in un letargo da cui non si usciva più: Sara si chiedeva in che condizioni sarebbe stata lei dopo una notte in quel posto. Le celle erano larghe, separate l'una dall'altra da stretti corridoi scavati grezzamente nella roccia. Una piccola città di sbarre. Accanto a ciascuna cella era posto guerriero di pietra, immobile, ma i vapori distorcevano tutto e li facevano sembrare quasi vivi. Sara finalmente raggiunse la cella più antica: un pozzo poco profondo con un'entrata stretta chiusa da antiche lame di spade al posto di sbarre, somigliante alla bocca ringhiante di un lupo. Layaly era sdraiata sulla schiena e non fece cenno di voler cambiare posizione quando Sara si chinò a guardarla attraverso le sbarre. Sara sentì gli occhi della metamorfa su di lei e iniziò: "Layaly...". Tornò in silenzio perché non sapeva cosa dire. "Allora, ti stai godendo la libertà?" chiese Layaly, disinvolta come se stesse parlando del tempo. "Non sono libera" rispose senza pensarci Sara, poi si rese conto della verità in ciò che diceva e continuò "Non più di quanto lo fossi a Palazzo Reale. L'unica differenza è che qui le catene sono dorate". Layaly rise e disse, con una sfumatura di orgoglio materno: "Aspettavo da tempo che lo capissi, Sara. Nessuno è libero. Non si salva né il semplice servo né il sovrano a cui il primo obbedisce. Per alcuni la libertà è impedita dallo stato sociale, per altri più semplicemente dal corpo. C'é un corpo religioso... Dicono che la maledizione culmina con la nostra nascita e si spezza con la nostra morte. Sai, potrebbero avere ragione. Per quale ragione pensi che Artico ha fatto quello che ha fatto?". Si era seduta e si sporgeva verso Sara con gli occhi lucidi di febbre. Continuò, presa dal suo delirio: "E' quello che avrei dovuto fare anch'io... Ma sono stata debole e, come vedi, sto pagando il l'errore. Maledetta te, perché ti sei fatta voler bene, maledetta...". Sara chiese, la voce ridotta a un fievole sussurro: "Tu avresti dovuto... uccidermi?". Layaly rise ancora: "Artico ti aveva promesso di rimandarti a casa e in teoria avrei dovuto farlo anch'io, ma ti avevo promesso che ti avrei tenuta viva... Sono due cose diverse, non ti sembra?". Sara capì che stava per scivolare via in un altro mondo, dominato dal delirio e dalla febbre, e la richiamò: "Layaly, ti prego! Non riesco a capire...". Layaly tossì, poi la guardò con un sorriso: "Sei certa di voler la verità?". Sara annuì. Layaly sbottò: "L'hai voluto tu. Vedi, Sara, la sostanza è questa: per tornare a casa tu devi morire. Artico l'aveva capito, ma noi no. Così abbiamo chiamato traditore uno che ci voleva aiutare. Che mondo, eh?". Sara allungò la mano oltre le sbarre e sfiorò quella dell'altra, trovandola scheletrica e calda. "Non ti odio, sai?" fu tutto quello che riuscì a dire, poi si alzò e andò via. La sua testa voleva negare tutto, ma il suo cuore sosteneva quello che le aveva appena Layaly. Sara immaginò di puntarsi Tenebra contro e dare un colpo, ma sapeva di non possedere quel coraggio. Si mise a correre cercando l'uscita di quel posto orribile. Quando riuscì a tornare in camera sua si buttò sul letto. Non le restava altro da fare se non andare a dormire e sperare di scordare ogni cosa.


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