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lavoro pubblicato venerdì 19 maggio 2017
ultima lettura giovedì 29 giugno 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mors tua vita mea - La caccia (Cap. 1)

di laurar93. Letto 93 volte. Dallo scaffale Fantasia

Primo capitolo della seconda parte della saga. "Non è il dolore che uccide, non è la stanchezza a portarti sull'orlo del baratro. È la sete a straziarti."....


Questa è la seconda parte del racconto. Se volete leggerlo dall'inizio partite dalla "transizione"
_ Febbre _
Non è il dolore che uccide, non è la stanchezza a portarti sull'orlo del baratro. È la sete a straziarti. Quando si ha sete la mente e il corpo urlano pietà, la gola si secca e il bicchiere di acqua bevuto l'ultima volta diventa un pensiero fisso, insistente. Ofelia aveva cominciato ad avere sete al suo risveglio, appena aperti gli occhi sulla foresta ancora avvolta nell'ombra. Oltre le fronde degli alberi si intravedeva un pallore lieve, segno che il sole sarebbe sorto di lì a poco. Aveva provato ad alzarsi ma il suo corpo aveva protestato, urlando di dolore a ogni singolo movimento. Il braccio e la vecchia ferita pulsavano e bruciavano, le sue mani erano ridotte a brandelli e la sua gamba implorava pietà. I jeans si erano strappati e una ferita violacea pulsava bruciando come l'inferno. Le ci vollero tre tentativi per alzarsi e quando lo fece il capogiro fu così forte da farla quasi vomitare. La foresta li circondava ed Ofelia riuscì a sentire il rumore del fiume in lontananza.
Ian era accasciato lì accanto contro il tronco di un albero: si era letteralmente strappato la maglietta di dosso per tamponare la ferita alla spalla ma il suo braccio e il petto erano comunque zuppi di sangue. Era pallido come un cadavere, le labbra viola e la fronte imperlata di sudore.
Ofelia si trascinò accanto a lui e gli toccò la fronte: aveva il terrore di sentirlo freddo come il ghiaccio ma lo trovò caldo come il fuoco. "Ha la febbre' pensò.
Ian reagì al suo tocco ed aprì gli occhi, confuso. Quando la vide provò a muoversi ma il dolore alla spalla lo costrinse ad appoggiarsi di nuovo.
- Ian mi senti? - lo chiamò Ofelia - stai bene? Non ti muovere.
"Che domanda idiota. Guardalo! è ovvio che stia male!".
Stringendo i denti si alzò in piedi e lo aggirò per esaminare la spalla: la ferita era infetta e se avesse proseguito in quel modo rischiava di avere conseguenze gravi.
Il ragazzo non riuscì a parlare per le successive due ore: Ofelia lo aiutò a coricarsi per paura che svenisse e collassò accanto a lui, priva di forze. Tremava come una foglia anche nel caldo dell'estate e si rese ben presto conto di avere la febbre come Ian. A svegliarla di nuovo furono i lamenti del ragazzo: gemeva di dolore, grondando sudore, e quando gli toccò la fronte Ofelia capì che la febbre era salita. In preda al delirio Ian le afferrò una mano, chiamando debolmente il suo nome, ma non aprì gli occhi.
"Non morire" implorò Ofelia coricandosi accanto a lui senza lasciargli la mano "non morire".
Poche ore dopo Ofelia si era si era ormai rassegnata all'idea che sarebbe morta in quel bosco: scossa dai brividi, affamata e tormentata dalla sete, era rimasta accanto ad Ian per tutto il tempo. Avrebbe voluto recarsi al fiume per bere ma la gamba ferita non la reggeva più ed era troppo debole. Ci fu anche un attimo in cui credette che Ian sarebbe morto lì, di fronte a lei, quando aveva preso a tremare senza controllo e a gemere per il dolore, ma dopo quelle che parvero ore il tremore cessò e lui prese nuovamente a dormire un sonno febbricitante.
Ofelia si svegliò che ormai il sole stava scomparendo all'orizzonte. Non tremava più come quella mattina e la testa era più lucida: la gamba però, quella era un'altra storia. Ian dormiva ancora, così Ofelia si alzò barcollando, diretta verso il fiume. Doveva bere ad ogni costo, anche se l'acqua del fiume fosse stata putrida e piena di mosche.
Per fortuna l'acqua non si rivelò poi così male, anche se sapeva di alghe. Placata la sete Ofelia si guardò attorno, cercando di riordinare le idee. Lì dove i due si erano spiaggiati la sera precedente la sabbia era ancora macchiata di sangue e profondi solchi indicavano la direzione in cui i due si erano recati. Trascinando la gamba guasta Ofelia buttò la sabbia insanguinata in acqua e poi, arretrando, cercò di cancellare con il piede le loro tracce nel miglior modo possibile. Cercò in tutti i modi qualcosa per poter portare dell'acqua ad Ian ma vagò a lungo senza trovare nulla.
Ian riprese coscienza ore dopo, quando il sole era ormai allo zenit. Ofelia lo aiutò ad alzarsi e lo fece appoggiare all'albero.
- Stai bene?
Le chiese. Il suo sguardo ancora febbricitante fissava il vuoto.
- Io si, almeno credo. Ma tu...
Ofelia sentì le lacrime scenderle lungo il collo, calde e costanti. Pianse a lungo: pianse per la sua vita perduta, per suo padre, per sua madre, per l'uomo che aveva ucciso e per Aaron. Pianse per Sierra, Lucian, Sam e Charles che nemmeno conosceva. E pianse per Ian: lui aveva fatto di tutto per proteggerla senza nemmeno una ragione precisa, mettendo a repentaglio la propria vita e la propria famiglia, ed ora era lì, ferito e febbricitante, senza più nulla al mondo.
Ian la lasciò sfogare poi le afferrò una mano: aveva gli occhi lucidi ma non piangeva.
- Sei stata brava la scorsa notte.
- Come scusa?
- Sei stata brava. Non avevo la minima idea di come saremmo sopravvissuti a questa follia del fiume, ma ti sei lasciata trascinare senza battere ciglio.
- M-ma Sam e Sierra sono state catturate. E anche Lucian potrebbe essere morto. E tu... tu sei ferito...
Ian sorrise, esausto:
- Mi riprenderò. Anzi, ci riprenderemo. E poi decideremo cosa fare.
Ian aveva bisogno di acqua, così Ofelia lo aiutò ad alzarsi e si trascinarono di nuovo verso il fiume. Mentre tornavano verso la foresta ad ogni passo Ian sembrava diventare più pesante.
- Penso di avere una spalla lussata - sibilò lui fra i denti - fa un male infernale e non riesco a muoverla. Che cosa hai fatto alla gamba?
- Mi sono ferita con una lamiera della macchina della polizia. Pensi che quei poliziotti siano morti?
- Alcuni sì. Quando la macchina che ho sollevato si è schiantata a terra ho visto molte persone venire travolte, anche quando qualcuno degli altri ha fatto esplodere la prima macchina ne sono caduti molti.
- La seconda macchina che è esplosa invece... è stata colpa mia.
Ian la fissò con aria perplessa:
- Sul serio?
- Sì. Quando ho visto che avevano catturato Sierra e Sam io.. non ci ho più visto. Credo di aver ferito gravemente qualcuno.
Si sedettero di nuovo accanto agli alberi.
- Che cosa facciamo adesso?
Chiese Ofelia. Ian piantò gli occhi grigi nei suoi:
- Quello che io e la mia famiglia facciamo da tutta la vita: combattiamo.



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