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lavoro pubblicato venerdì 19 maggio 2017
ultima lettura giovedì 12 ottobre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La vita americana di Ellie Dobner

di Annabel30Lovecraft. Letto 127 volte. Dallo scaffale Amicizia

Capitolo uno: l'America è favolosa. Sapevo che questa nazione mi avrebbe aiutata ad essere una persona diversa, migliore. Sono passati due a...

Capitolo uno:

l'America è favolosa. Sapevo che questa nazione mi avrebbe aiutata ad essere una persona diversa, migliore.

Sono passati due anni dall'ultima volta che ci siamo visti, io e voi, e cosa potrei raccontarvi? Nel frattempo chuchy è diventato un bel cagnolone, mangia tre chili di riso al giorno e per non parlare dei croccantini! Io non sono cambiata affatto ma il mio umore è migliorato. Londra, Oxford mi stavano strette, avevo bisogno di qualcosa di più cool, di un posto pazzesco. Il mio luogo preferito è Central park e credo che chucchy sia d'accordo con me.

Il mio cagnolino è sempre il mio migliore amico. In America sto trovando di tutto sia per lui che per me, cupcakes, dolcetti allo zucchero a velo, tofu al mais... cose davvero incredibili e sensazionali. Il gusto è sublime. Mi sento così fortunata! Mia mamma mi ha chiamata per ben trenta volte, giusto per sapere dove fossi finita e per darmi la lieta notizia che mia sorella ha avuto un bambino. Mia sorella?! Se ce l'ha fatta lei allora a me è concesso perfino di raggiungere l'Italia a nuoto. Lei che non sa nemmeno far ridere i pargoletti! A me poco me ne frega del suo bamboccio! Non farò certo un viaggio a vuoto all'indietro per rivederla... Sono passati due anni dall'ultima volta che mia sorella si è piazzata davanti a me, e non è sato certo un bel momento, con quelle sue tette ballonzolanti e la maglietta Prada.

Non voglio proprio vederla.

L'unico che proprio non mi farebbe tanto schifo è mio padre, che ho sempre visto come vittima, ma anche lui non mi è mai sembrato all'apice della dolcezza perciò possono anche rimanere laggiù in Inghilterra.

Se soltanto sapeste quanta differenza c'è tra l'America e la mia vecchia terra ne rimarreste scioccati. La bandiera forse è l'unica cosa che ci assomiglia, giusto per i colori. Qua i ragazzi sono mille volte più belli, non serve essere conosciuta per avere successo, basta che tu abbia talento e il resto viene da sè. è una terra fantastica, piena di colori, amore e fantasia. Ah, il mio romanzo ancora non è stato pubblicato ma ho trovato una bona casa editrice ed è sotto elaborazione. Mi hanno detto che loro potrebbero fare in modo che il mio libro esca anche gratuitamente. Non è assolutamente super come cosa?

Prendo in braccio il mio chucchy e ci avviamo verso casa.

La mia abitazione è circondata dal verde, ci sono dei fenicotteri fuori dalla mia porta, rosa come i confetti o i gamberetti di cui si nutrono. All'interno lo spazio è ristretto, d'altronde a cosa mi sarebbe servita una villona se siamo solo io e il mio grande amico? A nulla. Entro e vado a rovistare tra i vecchi giornali. Hanno pubblicato una mia poesia sul Vanity Fair, l'ho dedicata proprio al giornale. Oltre che a scrivere romanzi sono brava anche nel dilettarmi con la poetica. Prosa, rosa, poesia. Bello no? Tutto è amore e armonia qua, riesco quasi a sentire le onde del mare. Questa rivista è sempre stata al mia preferita, ma ora devo dire che me ne sono proprio innamorata. Mi è dispiaciuto sapere che il direttore è andato via, ma sono sicura che la sostituta sarà ai suoi livelli. Nel caso mi propongo io! No ok scherzo, parliamo seriamente. La tv è accesa perchè quando sono uscita l'ho lasciata sintonizzata sui cartoni animati che tanto piacciono al mio cagnolone. Non so perché ma lui si comporta esattamente come un bambino di tre anni. Mi fa troppo ridere questa cosa, perché io sembro sul serio sua mamma. All'improvviso suonano al citofono, vado a chiedere chi è ed è il postino.

- Si, mi dica- mentre scendo di corsa le scale.

-Deve firmare qua in digitale- quanto odio le cose complicate, ma non sono meglio i fogli?!

Evito di dirglielo e lo saluto, fiondandomi sul plico che è appena arrivato.

Lo scarto come un pacco di Natale e mi ritrovo fra le mani il contratto della casa editricie Newspaper.

Oddio Mio cristo santo del cielo, non ci credo! Leggo un po' più avanti e c'è scritto che il mio romanzo ' Le avventure di Sarah keller' è piaciuto a tutti e che presto sarà in tutte le librerie e book store. Ci sarà anche la versione e-book acquistabile su Amazon. Salto di gioia e stringo Chucchy a me.

L'america porta davvero fortuna.

Capitolo due.

Telefono alla casa editrice per avere un appuntamento con loro e mi risponde una signora gentilissima.

-Pronto?-

-Pronto, sono Ellie Dobner, la ragazza a cui avete inviato la proposta editoriale, il contratto insomma-

Silenzio dall'altra parte per cinque secondi, poi finalmente dei rumori di sottofondo

-Si, è lei giusto? Ci farebbe piacere se lei si presentasse da noi, nella American Street 200, per presentare il libro oggi stesso.Potrebbero esserci molte persone all'evento perciò le consiglio di indossare qualcosa di molto carino e magari un po'... come posso dire, costoso?-

-Oh certo, dev'essere all'altezza della situazione-

Sorride dall'altro capo del telefono e quasi mi vien voglia di ridere, finalmente tutto va' per il verso giusto.

-Indosserò un capo Armani-

mi guardo le dita e mi mangiucchio le unghie, io non ho assolutamente nessun capo Armani, e forse non ho nemmeno i soldi per acquistarne uno, perciò da dove troverò i soldi per comprarlo?

- Benissimo, a stasera allora, ci vediamo alle 6 p.m. in punto-

-Ok, le auguro una buona giornata, arrivederci-

-Arrivederci a lei Ellie-

Chiude e chiudo pure io.

Sono fortunata si, ma è come se avessi calpestato una merda.

Guardo chucchy che mi osserva con tanta calma.

-Beato te che puoi startene sempre nudo in giro per la città, io cosa mi metto? Dammi un consiglio!-

In tutta risposta abbaia contento e scodinzola.

Sorrido e sbuffo.

Che strana giornata!

Esco, non faccio nemmeno in tempo ad uscire di casa che una signora inciampa su di me.

-Scusi signorina-

-Non fa niente, piuttosto lei si è fatta male?-

-No, ma io ti conosco!-

La guardo meglio e poi in un attimo ricordo tutto. La signora dell'aereo, la moglie dell'uomo con la sciarpina bianca!

-Oddio mi scusi non l'avevo riconosciuta!-

La abbraccio come se fosse mia nonna e lei ricambia tutta soddisfatta.

-Come va Ellie? Vuoi venire a casa mia a pranzo? New York è una città enorme ed è stata proprio una fortuna averti rincontrata per caso, allora che ne dici?-

Sorrido entusiasta.

-Dico che è ok-

Trascino chucchy per la via, e ci dirigiamo verso la sua casetta.

Capitolo tre

Arriviamo mezz'ora dopo, allegre e saltellanti.

-Signora,devo farle sapere che stasera avrò la presentazione del mio primo libro, perciò non potrò trattenermi piuù di tanto-

Lei gira la chiave nella toppa e mi guarda felice.

-Sono contenta per te ragazza, allora verremo a vederti e compreremo il tuo romanzo, va bene?-

-No no il libro glielo regalo io, anzi lo do' sia a lei che a suo marito, ci mancherebbe altro!-

-Come sei gentile cara, se solo ti avessi avuto come figlia! Purtroppo la mia cara ragazza è morta trent'anni fa' in un tragico incidente stradale e mio figlio non c'è più da tre mesi, ma tu saresti perfetta-

-E lei come mamma sarebbe più che perfetta invece-

Ridiamo ed entriamo nell'androne.

Ad aspettarci c'è il marito, un signore calmo e composto. Sta leggendo i fatti di cronaca più esiliaranti degli ultimi dieci giorni, poi ci sente arrivare e siccome pensava che la moglie fosse sola aggrotta le sopracciglia con fare pensoso.

-Chi c'è con te, Mary?-

-La ragazza dell'aerero-

In un attimo al signore si illuminano gli occhi, mi prende la mano e me la bacia senza sfiorare nemmeno un lembo di pelle. Come fanno i galantuomini.

-Prego, prendi posto.... - Fa' un cenno con le dita, come se le stesse schioccando, per trovare siuramente il mio nome, allora lo aiuto io.

-Ellie, Ellie Dobner-

-Ok Ellie, siedi pure con noi, siamo come una grande famiglia-

Sorrido imbarazzata. Lui continua a leggere il giornale fischiettando mentre la signora prepara una zuppa di ceci e una tortilla ai piselli freschi.

-Dev'essere tutto molto buono- dico, portandomi la mano alla bocca e sbadigliando. Non ho fatto colazione perciò ho una fame da lupi.

Il cagnolino mi guarda, abbassa la testa e sembra quasi sorridere, poi la appoggia a terra e si mette curvo, come se volesse dormire al contrario.

Mi fa' ridere ma mi trattengo per non sembrare una bmbina anziché una donna di trentadue anni.

-Si, la mia Mary cucina benissimo- mi dice il signore, senza mostrarmi il suo volto, coperto dalle pagine bianche e nere.

-Ci credo- gli dico, e sgambetto sulla sedia come una ragazzina.

In meno di venti minuti il pranzo è pronto. Ci sediamo, addentiamo il tutto con foga, si vede che abbiamo tutti e tre una gran fame, chiacchieriamo del più e del meno con la tv spenta, cosicchè le nostre voci siano le protagoniste assolute della situazione, poi passiamo al dolce.

Io sono esterrefatta, non ho mai mangiato così bene in tutta la mia vita. Eppure in Inghilterra ne abbiamo di cose buone da preparare, ma qua è tutta un'altra storia. l'America ti entra dentro, come le persone. Gli americani si saranno pure obesi ma sono di una simpatia unica.

Mangiamo un piccollo budino al crème caramel, e poi non ci sta più nulla nello stomaco.

Mi lascio andare sulla sedia e mi tocco la pancia.

-Cara, sei piena o vuoi altro?-

Faccio un cenno con la mano

-No no grazie, non ce la faccio più. è stato un pranzo stupendo, grazie mille! Devo dirle solo una cosa-

-Dimmi pure- mi risponde, mentre toglie i piatti dal tavolo e inizia a sparecchiare a dovere.

-Mi hanno chiesto un abito succinto, ma io non ho nulla di elegante da mettermi-

Lei guarda suo marito, si mettono a ridacchiare bonariamente e io mi guardo in giro sorpresa.

-Non c'è problema cara, la fidanzata di mio nipote ha una marea di vestiti che non usa più, tutti chic e alla moda, vieni con me in camera da letto e provali tutti se è necessario-

Non credo quasi alle mie orecchie. Questa è magia, è un sogno.

Devo avere sicuramente una faccia da cretina, perché la signora mi guarda scioccata e poi ride.

-Non ci credi? Vieni con me-

Il marito sorride e continua con la lettura.

Mi sembra di essere finita nel mondo di Alice nel paese delle meraviglie. La seguo e mi sento euforica.

Finalmente mi sento a casa.

Capitolo quattro

La signora aveva ragione. L'armadio a muro contiene più di cinquanta vestiti, sia con le spalline che senza. Primaverili, estivi, autunnali e invernali, ce n'è davvero per tutti i gusti.

-Provo questo- le dico, mentre prendo in mano un abito nero con il pizzo, che assomiglia molto ad un tutù. Ho sempre amato le ballerine classiche e molto probabilmente oggi mi potrei sentire una di loro anziché una stupida come sempre.

-Ok carissima, vai là dietro e misuralo-

Mi sposto di poco, mi piazzo davanti allo specchio e lascio cadere il mio vecchio abito da anziana.

Ma come mi vesto?! Dovrei avere uno stylist sempre a portata di mano sia per i jeans che per gli abiti più classici e impegnativi.

Infilo il vestito della fidanzata del nipote e mi accorgo che mi calza a pennello. Per fortuna abbiamo la stessa taglia, che culo!

-Mi sta! Mi entra! è quello giusto!- urlo, dicendolo alla signora come se Mary fosse completamente sorda.

-Mi fa' piacere, allora prendilo e portalo a casa tua. Sono le cinque, tra un ora dovrai andare al convegno-

-Si, vado, è meglio che mi sbrighi se non voglio fare tardi-

Esco dalla camera da letto, rubo un bicchiere d'acqua da sopra la mensola e saluto calorosamente il signore

-Io non so come farei senza di voi, siete come dei genitori o dei nonni per me-

Lo abbracio tenendo il vestito in mano e lui mi da' una pacca leggera sulla spalla, molto affettuosa.

-Hai fatto la scelta giusta, è molto bello-

-Grazie- gli dico, guardando i pallini bianchi sopra l'abito-

-Mary, sto andando via, la ringrazio per tutto quello che sta facendo per me. Io comunque abito in Juniper Street 340, se le fa' piacere venire a trovarmi....-

-Oh si, verremo di sicuro-

La stringo forte a me e sento quel calore umano di cui ho sempre avuto bisogno.

La droga è soltanto un triste ricordo.

Prendo con me chucchy e mi dirigo a casa, stanca ma felice.

Capitolo cinque:

L'abito non fa' il monaco dicono, si ma io stasera faccio la sirena sul serio.

Questo tubino è fantastico. Mi rigiro davanti allo specchio di casa e mi vedo bellissima. Apro la palette e inizio a mettere l'ombretto nero sulle palpebre un po' calate. Poi il mascara celeste ( che tra l'altro può essere usato anche sui capelli) e un po' di burrocacao. Ed ecco che sono pronta per tuffarmi nella mia avventura.

-non sono bella chucchy?-

Lui mi fissa convinto che non abbia ragione

-Mh, forse non bella ma carina?-

Abbaia e scodinzola. Carina va bene. è l'aggettivo giusto.

Chamo il taxy, gli dico di venire a prendermi per le sei meno un quarto, per fortuna abito vicino alla libreria The black cat.

-Scusi, potrebbe venire sotto casa per le sei meno un quarto?-

-Certo, a più tardi-

E anche questa è fatta.

Mi siedo sul letto e guardo le mie vene pulite. Non sono mai sata così bene in vita mia.

-oh merda le scarpe!-

Vado a cercarne un paio nere e trovo quelle del matrimonio del mio amico, avvenuto più di dieci anni fa'. Le provo, dovrebbero andarmi ancora bene e poi con questo vestito sono perfette.

Hanno un tacco dodici. Non è che stasera oltre al libro mi capiterà l'occasione di conoscere qualche bel ragazzo? Oddio vi ricordate quella volta al parco? Quando quel ragazzo poi si è rivelato gay? Come ci sono rimasta male e che paura! E se fosse stato un pervertito? A volte è proprio vero, meglio soli che male accompagnati.

Arriva il taxi e io sono pronta. Mi dispiace solo dover lasciare chucchy da solo, ma purtroppo nella libreria non gli è permesso entrare.

-Ci vediamo tra un ora o due, ok piccolo mio?-

Li sghignazza come un bebè e mi saluta dandomi la zampa.

-Bravo chucchy, bravo lui-

Mi avvio verso l'uscita e faccio le scale di corsa.

Il tassista è già lì che mi aspetta.

Apro la portiera e mi fiondo dentro la macchina sentendomi già una star.

- Dove la porto?-

-Alla Black cat, è la libreria in centro. Devo presentare il mio libro-

-Va bene- e non mi chiede altro.

Sbuffo, sono ansiosa e agitata. Cerco di non mangiarmi le unghie ma è inevitabile.

Giriamo l'angolo, dopo due semafori e un po' di traffico ecco apparire la libreria.

-Grazie- Gli do' trentacinque dollari e sparisce dalla mia vista.

Deglutisco, mi avvio verso il locale e sospiro.

Apro la porta, è pieno di gente.

Merda!

Capitolo sei

-ciao, tu devi essere Ellie, l'autrice del romanzo 'Le avventure di Sarah Keller' giusto?-

Ammetto che si, sono proprio io.

-Certo, in persona-

La donna mi guarda dalla testa ai piedi, dev'essere esperta di moda più che di libri.

-Ma questo è Dior?-

-no, mi spiace, non so che stilista sia-

Oddio qua sono tutti elegantissimi, io mi sento come un pesce fuori dall'acqua.

-Nonostante tutto è un bellissimo vestito- mi dice, fumando una sigaretta.

Mi guardo intorno, non sapevo che in un posto come questo si potesse fumare, cavolo! Quasi quasi mi faccio una pera qui davanti a tutti, ma darei un'immagine così pessima di me. Non mi drogo da quasi due anni, per la precisione da quando ho preso quel bellissimo Air One per venire qua, in questa terra di cheescake.

-La ringrazio- le dico poregendole la mano per salutarla ed entrare in confidenza.

-Oh dammi del tu, per favore- mi dice, sorridendomi.

-mi chiamo Jennifer Cross, Ellie-

Io faccio un cenno con la testa e contemporaneamente guardo la mia postazione. C'è un piccolo scalino, poi altre tre scaline in legno e una sorta di poggiapiedi da dove si vede il pubblico dall'alto. Le sedie sono poste di fronte a noi, e saranno più di cento. Le persone sono ovunque.

-Ellie- continua, - Il tuo libro potrebbe diventare un best-seller, lo sai? Sei stata così brava nel ricreare l'atmosfera giusta e inventare quei personaggi! Poi la protagonista mi fa' morire dal ridere, hai avuto molti riscontri positivi-

-Grazie mille, è il mio sogno fare la scrittrice. Da ragazzina optavo anche per la cantante, ma scrivere è catartico, mi fa' stare molto bene-

-Ti capisco, io leggo ogni anno almeno venti libri-

-Sul serio?-

-Certo-

Rimango esterrefatta. Ho incontrato pochissime persone capaci di leggere dei romanzi in così breve tempo e lei è una di queste.

-Ora è il tuo momento, mi dice-

Faccio un cenno positivo con la testa e mi rassetto il vestito.

Saliamo sulle scale e mi dirigo verso la piccola platea, mentre le persone iniziano a parlottare e prendere posto.

-Allora, questa è la ragazza più cool degli ultimi tempi. La parola va' all'autrice del romanzo di questa sera: Ellie Dobner-

Sento gli applausi e quasi non ci credo.

Lei mi da' il microfono e so che mi cadrà per terra dall'emozione. Invece non mi casca per fortuna e inizio a balbettare, poi mi do' un contegno ed entro nel vivo della situazione.

-Il mio romanzo parla di una ragazza disastrata, ha da poco perso sua madre e fa' della droga la sua rinascita. I suoi genitori non l'hanno mai accettata per come è e per questo decide di cambiare terra, di viaggiare per tutto il mondo. è una ragazza sola e in cerca dell'amore giusto-

La ragazza che mi ha dato il microfono mi fa ok con le dita e poi da' l'avvio al pubblico.

-Se avete qualche domanda da fare, non siate timidi e rivolgetegliela pure-

Una donna, fra tante, si erge tra la folla. Sta fumando, nonostante ormai sia iniziata la conferenza. Mi sudano le mani e mi gira la testa.

LA DONNA IN QUESTIONE è MIA MADRE...

Capitolo sette:

Mi sento quasi mancare, l'aria è viziata e il vestito troppo stretto. Vorrei avere un deambulatore o arrivare al pronto soccorso viva. Sto avendo un attacco di panico.

Sono pallida, all'improvviso mi ritrovo a terra, circondata da un mucchio di ragazzi, donne e uomini

-Ma cos'è successo?- dice una persona alle mie spalle.

-Forse è svenuta- replica un'altra.

La donna che mi aveva dato il microfono mi porge un bel bicchierone d'acqua e mi mette le gambe in alto.

-Soffri d'ansia tesoro?-

-Si, mi capita, ma non sempre-

-per fortuna mia marito è un medico-

Vedo un uomo sulla cinquantina, con giacca e cravatta, e una borsa in mano. La camicia è sudaticcia, bianca in tutto il suo splendore.

Dalla ventiquattrore toglie dei farmaci, sento dire degli antidepressivi e ansiolitici. Io non sono depressa, cazzo. Ho visto solo la faccia disgustata di mia madre, lei non dovrebbe essere qui! Non dovrebbe nemmeno sapere che mi trovo a migliaia di chilometri lontana da lei ( per fortuna e grazia divina) e non avrebbe dovuto trovarmi. Mi giro per cercarla ma l'unica cosa che vedo è la donna che mi tiene ferma e suo marito con un farmaco di colore rosa fucsia.

-Ellie, ti stiamo dando un po' di Valium, tanto per calmarti un po', va bene?-

Io dico qualcosa di incomprensibile, ma non so nemmeno dove mi trovo. A puttane tutto, la mia vita e la presentazione del libro.

-Dov'è quella donna che fumava?- dico a Jennifer

-Non c'è nessuno cara, hai avuto un'allucinazione-

Mi guarda sofferente e triste, seriamente dispiaciuta, poi abbassa il tono della voce e si inchina su di me.

-Non è che per caso fai uso di farmaci o ti droghi?-

La droga non era nei miei piani oggi. Non adesso, ti prego. Anzi, vi prego.

-Mi drogavo in passato, due anni fa'. Ma non ho mai preso allucinogeni, cioè si qualche acido qua e là ma se guardi le mie vene si vede che non ne faccio più uso-

Strabuzza gli occhi, indignata.

-Tu ti buchi?!-

-no certo che no, cioè prima si, è da due anni che non mi faccio nemmeno una pera lo giuro-

Mi guarda di sottecchi e ammicca.

-Va bene, ti credo-

-Non portatemi all'ospedale, vi prego. A casa si, ma non in quel postaccio-

-Non ti ci portiamo, mio marito ti ha dato un farmaco che ti toglierà l'ansia per delle ore e ti farà dormire bene-

-Grazie, e per quanto riguarda il libro invece?-

Mi sento triste e stordita ma devo pur sentire l'amara verità.

-L'hanno già acquistato senza che tu facessi la presentazione, è andata comunque alla grande. Hai saltato il firma copie ma pazienza. L'unica cosa che conta è che tu stia bene Ellie-

-Si, grazie-

Sento che chiamano il tassista e in meno di dieci minuti mi trovo catapultata in macchina, diretta verso casa.

Che serataccia!

Capitolo otto:

Sono sconvolta, il Valium era amarissimo e disgustoso. L'unica cosa di bello è il colore. Fucsia. Rosa come un fiore velenoso.

Chucchy mi lecca la faccia, togliendomi il rimmel e ritrovandoselo sulla linguetta.

-Attento, quelle cose fanno male alla salute-

Rido e sono contenta nonostante il disastro di poco prima.

Che cazzo ci faceva mia madre li? Ho avuto veramente un 'daydream'? un sogno ad occhi aperti? O un incubo direi, piuttosto.

Boo, non lo so, comunque ora mi sento sollevata e tranquilla e l'attacco di panico non è altro se non brutto ricordo. Il libro ha venduto tantissimo, e questo mi rassicura. Che autrice strana, avranno pensato, farsi cogliere da un attacco di ansia in un momento bello come quello. Ma loro leggono la mia vita attraverso un romanzo, non mi conoscono di persona e mai potranno farlo. Mi sdraio meglio sul letto, ho dormito tantissimo, jennifer aveva ragione riguardo al funzionamento del Valium. è un farmaco molto forte capace di farti dormire per lunghe ore di fila, e così è successo a me. Appena sveglia mi sono sentita confusa, come se qualcuno mi avesse dato una botta in testa, come se mia madre, quella strega, mi avesse drogata o iniettato qualche sostanza nociva nel corpo.

Penso al mio libro fra le mani di tutta quella gente, un sogno che si avvera.

poi qualcuno bussa alla porta, ma non ho voglia di alzarmi, perciò mando chuchy che va a vedere chi è, abbaia e scodinzola, facendomi capire che la visita è positiva.

Solo una persona può essere bene accetta: Mary.

-Chi è?- dico, quasi strozzandomi per farmi sentire.

-Sono io, la mamma-

CAZZO, non è possibile, non può essere vero.

-La mamma? Che ci fai qua? Non mi sento affatto bene, puoi tornare un altro momento?-

-Ho il tuo romanzo cara, è molto bello sai?-

Non ci voglio credere, eppure non sto sognando. Mi do dei ceffoni per assicurarmi di non star dormendo, poi bevo un bel tazzone di acqua fresca ma la mamma è sempre lì a vegliare su di me, cosa che non ha mai fatto nemmeno quando ero piccola e avevo bisogno di lei.

-Ok entra, la porta è socchiusa- Mi rigiro nel letto, mi vien voglia di piangere ma non le darò mai questa soddisfazione.

Sento i suoi passi sul pavimento e già mi vien voglia di vomitare,poi l'odore intenso di fumo che aleggia nell'aria è schifosissimo.

-Amore, sono qua- Mi si avvicina e allora mi volto dalla sua parte.

Ha i capelli biondissimi, lo smalto rosso in tinta con il rossetto Chanel e un foulard che le raccoglie il collo magro e slanciato. è sempre stata una donna molto bella.

Bella ma stronza.

-Mamma come hai fatto a sapere che ero qui?-

-Mary, una signora che ho trovato prima di vederti in libreria. Mi ha detto che ti ha invitata a pranzo e che l'hai abbracciata come se fosse tua nonna, ma come mai?-

Eccola che inizia

-Cosa, come mai? Avevo solo bisogno di qualcuno che mi volesse bene, e lei l'ho conosciuta sull'aereo che mi ha portata qua-

Lei sorride e fa' una faccia strana, come se mi stessi inventando tutto.

-Ma come mai sei sdraiata così? Non ti puoi alzare e fare qualcosa di concreto?-

-Mamma- urlo - sei venuta qua a farmi la predica forse?-

-No, cara, veramente sono qua solo perché volevo rivedere la mia bambina, complimentarmi con lei e farmi fare l'autografo. Puoi?-

Dato che mi sembra sincera la abbraccio e vado a cercare una penna.

-Ne ho una io in borsa tranquilla- Me la porge e scrivo: Con affetto, Ellie Dobner.

-Grazie amore-

La guardo, poi estrae una foto di mia sorella e del bambino.

-Guarda, non è bellissimo?-

Biondo con gli occhi azzurri, devo ammettere che non solo è bellissimo ma sembra l'abbia partorito una dea.

-Molto bello, quanto tempo ha ora?-

-Tredici mesi-

-Stupendo, è ancora piccolo-

-Si-

Rimaniamo un po' in silenzio, lei rigirandosi il libro fra le mani e io guardandola impaurita.

Ma non mi sembra così acida come le altre volte, perciò mi rilasso e non la mando via, anzi le sorrido e lei mi ricambia.

-Ellie, che ne diresti di tornare indietro da noi? Qua cos'è che ti trattiene?-

-Tutto-

-Ma siamo noi il tuo tutto.!-

-no, vo non mi avete mai dato nulla, io mi sono costruita tutto da sola-

-Ma si vuol sapere perchè fai così? Ti mostri cinica!-

-Mamma va' via ti prego-

Le intimo di uscire, indicando l'entrata con le dita.

-Se è questo che vuoi me ne vado, ma non mi vedrai mai più, sappilo. Non sei mai stata come tua sorella e mai lo saprai, e comunque tuo padre è morto-

Se ne va' via, lasciandomi sola nella disperazione.

Era vero quel motto: Se ne vanno sempre i migliori.

Capitolo nove:

Piango. Lentamente, come fanno nei film. Non ho una foto di mio padre, non gli ho mai voluto dire ti voglio bene eppure so che mi mancherà molto. Era il migliore della famiglia. Lui non ci faceva mancare mai niente, non era uno stinco di santo ma almeno non era come mia mamma: cinica e stronza.

Abbraccio il mio cagnolone e qualche lacrima va a finire sul romanzo e sul suo pelo.

-Scusami piccolo mio, oggi non è giornata- gli dico, e lui sembra capirmi al volo perché diventa improvvisamente serio. Gli animali capiscono sempre tutto! Non si sa come ma è vero!

Sono sdraiata sul mio lettone a ripensare agli anni della mia infanzia, a ripensare ai primi giorni, a tutto. Adesso la droga toglierebbe un po' di dolore, ma decido di farmi solo di qualche acido. Vedo spazi ovunque, vuoti, colorati e stranissimi. Da ragazza con Stella provavamo di tutto, compresi i baci lesbo, e la prof puntualmente ci beccava, dicendoci che sembravamo due pervertite. Mi vien da sorridere. Stella. Come starà? Decido di farle una telefonata.

Mi costerà parecchio ma ne vale proprio la pena.

-Pronto, c'è Stella?- chiedo, perchè mi risponde una donna di circa sessant'anni

-Si, sono sua madre, ora te la passo-

Sento dei passi e poi la cornetta che viene stretta tra le sua mani.

-Sono io, chi é?-

-Sono Ellie Dobner-

-Ellie!- mi dice, sinceramente divertita.

-Che cosa mi racconti?-

-Sono in America da due anni e ho appena pubblicato il mio primo romanzo-

-Noooo non mi dire, lo voglio anche io-

-Te ne spedirò una copia ok?-

-Va bene-

-Ma c'è dell'altro-

-Cosa?-

-Mo padre è morto-

-OH no mi spiace tantissimo- mi dice, sinceramente affranta

-Prima o poi tutti ce ne andiamo- rispondo con tono serio

Poi chiudiamo la conversazione e mi preparo una tazza di the verde mentre intanto penso al secondo romanzo. è tempo di non piangere più e di risollevarmi, tempo di lasciare andare il passato, di andare via da tutto l'orrore.

Tempo di pace.

Capitolo dieci

La pace mi è sempre piaciuta, la bandiera con i colori dell'arcobaleno, i gay pride, i diritti civili. E se scrivessi un libro su questo? potrei riscontrare lo stesso successo che sto avendo con questo primo romanzo.

Dopo la morte di mio padre sento che nulla può più ferirmi, sento che il dolore ormai è solo un ricordo lontano così come le anfetamine e l'eroina. Pensavo che sarei finita in un tunnel nero dell'orrore e invece sono rimasta in superficie.

Chucchy cresce a vista d'occhio, ormai mangia come un orsetto lavatore. Sono passati due mesi dalla morte del mio genitore e io sono dimagrita a vista d'occhio, dicono che il corpo senta ciò che il cervello prova ogni giorno, compresi i lutti e i sentimenti come la tristezza e la malinconia. Sto lavorando al mio secondo romanzo, si intitolerà 'Il segreto di Marlon Henry'. Spero sia un successo come il primo e stavolta niente ripercussioni riguardo all'ansia e al panico! Mi auguro che tutto vada per il verso giusto! Voi fans mi avete aiutato tantissimo, se non ci foste stati voi non avrei potuto avere tutto questo successo, perciò un grazie immenso, cari lettori!

Questa è la mia vita, volete sapere altro? credo che sia tutto qui.

L'America è la mia patria adesso.

Guardo chucchy e digito sulla tastiera.



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