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lavoro pubblicato giovedì 18 maggio 2017
ultima lettura mercoledì 10 maggio 2017

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La borsa

di snaporaz1. Letto 182 volte. Dallo scaffale Pensieri

Chiuse il portone di casa e ancora con le chiavi in mano cercò nella borsa di plastica a tracolla quelle della macchina, parcheggiata a 300 metri di distanza. La borsa capiente e piena di scompartimenti nascondeva il grande mazzo e dalla foga de...

Chiuse il portone di casa e ancora con le chiavi in mano cercò nella borsa di plastica a tracolla quelle della macchina, parcheggiata a 300 metri di distanza. La borsa capiente e piena di scompartimenti nascondeva il grande mazzo e dalla foga della ricerca la giacca cadde dalla spalla destra, impedendole i movimenti. Buttò tutto sul sedile del passeggero, pieno di carte inutili, e inserì la retro, facendo grattare il cambio dell'auto. Arrivata nel parcheggio prese una delle borse per la spesa, che le facevano risparmiare qualche centesimo e un po' di tempo. Prima di entrare dalle porte scorrevoli cercò il biglietto della spesa, accartocciato in fondo alla tasca, e fece un controllo nervoso, assicurandosi nuovamente di non aver dimenticato nulla, ed entrò. Gli altoparlanti trasmettevano una canzone di successo di una decina di anni fa, dalla melodia estiva e che non disturbava gli acquisti, mentre in mezzo alla corsia dei surgelati le signore sulla cinquantina parlavano della stagione calda in arrivo, recitando il ruolo di chi non vuole lasciare che il tempo le intacchi, indossando pelle nera, pendagli e borchie, come quei pesci che si gonfiano e mostrano le spine per impaurire l'aggressore. La loro voce non le arrivò, sia per la distanza che per l'assoluta sua attenzione a non sbagliare corsia e a seguire l'ordine corretto che le avrebbe permesso di risparmiare tempo. La borsa, riempita di cibi pronti ed economici, cominciava a pesare, ma lei non poteva tornare all'ingresso per prendere il carrello, così si mise la borsa sulla spalla, dando sollievo alle sue stanche ed irrequiete braccia. Scelse la cassa che le avrebbe permesso di uscire prima dal supermercato, stando attenta non al numero di persone in fila ma alla quantità di prodotti acquistati in attesa di essere pagati e all'esperienza della cassiera.
Il suo era un paese turistico, e questo si trasformava in lunghe attese in ogni luogo di ritrovo e per strada, provocandole stati di ansia rassegnata lungo il lento ritorno a casa. Guardò il telefono e ancora prima di vedere l'ora borbottò qualcosa a proposito del ritardo, stringendo con l'altra mano le tempie per cercare di alleviare l'emicrania che aveva da quando si era svegliata.
Aprì la porta di casa, mise sul tavolo le borse e con fretta divise i prodotti freschi dal resto. Si sedette con il busto molto lontano dallo schienale, le gambe unite, i piedi sotto la sedia e le mani raccolte sulle ginocchia, fissando il muro.


Commenti

pubblicato il venerdì 19 maggio 2017
valentinabeki, ha scritto: mi piace, vorrei continuasse

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