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lavoro pubblicato mercoledì 17 maggio 2017
ultima lettura giovedì 15 agosto 2019

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LA STREGA

di sunspot76. Letto 345 volte. Dallo scaffale Fantasia

LA STREGA La palude era quanto di più mefitico e malato avessero mai visto i cinque uomini, un fetore di morte impregnava l'aria rend...


LA STREGA


La palude era quanto di più mefitico e malato avessero mai visto i cinque uomini, un fetore di morte impregnava l'aria rendendola quasi irrespirabile, tronchi scheletrici simili a cadaveri spuntavano dal terreno e il fango arrivava alle ginocchia tanto che avanzare richiedeva un grande sforzo,ma i cinque proseguivano, sapevano che su di loro gravava una grossa responsabilità, quella di estirpare un male che si era annidato in quelle terre portando morte e dolore. Solo chi guidava il gruppo era mosso da ben altre motivazioni, lo chiamavano " Il Rosso ", era un mercenario proveniente dalle isole del nord che attraversava le terre mettendo al servizio di chiunque pagasse la sua lama, un uomo possente temprato dalle numerose battaglie, un gigante dalla pelle pallida con una folta chioma del colore delle foglie autunnali e una lunga barba unita in una treccia che gli arrivava fino al petto. Il viso era solcato da una grossa cicatrice, che gli attraversava l'occhio sinistro partendo dalla fronte e arrivando fino al mento ed era la prova, insieme alle altre cicatrici visibili sulla pelle scoperta, delle numerose battaglie sostenute, le braccia nodose stringevano un'ascia bipenne di grandi dimensioni con un drago stilizzato su ogni lama e alcune rune intagliate sul manico in legno, mentre a protezione del petto aveva un'armatura a scaglie che ricordava la pelle di un drago. I quattro al suo seguito erano abitanti di vari villaggi ai margini della palude armati solo di vecchie spade, accette per la legna e tanto coraggio; dall'inverno scorso le pianure limitrofe erano diventate acquitrini malsani, tutta la rigogliosa vegetazione che vi era una volta e che a loro serviva per nutrire i loro animali era stata come consumata da qualcosa che vi si era stabilito lì e che si diffondeva come la peste, dopo il declino dei pascoli erano cominciate le sparizioni nei villaggi, prima di animali e poi di uomini, donne e anche bambini in numero crescente. Non si pensava a qualche belva perchè non si trovavano nè segni di lotta nè i resti degli scomparsi, ma cominciò a diffondersi la voce che qualcuno aveva visto aggirarsi nei villaggi dove si erano verificate le sparizioni, una orribile vecchia seminuda che si muoveva nell'ombra sussurrando parole incomprensibili. Questo alimentò ancora di più il terrore nei villaggi al punto che venne indetto un consiglio tra i capivillaggio per cercare qualche volontario che si offrisse per debellare la piaga. Fu proprio durante il consiglio che arrivò nel villaggio " Il Rosso" a cavallo di un imponente destriero nero come la notte, molti lo interpretarono come un segno degli dei e gli offrirono tutto l'oro disponibile nei villaggi, in realtà non molto, perchè li aiutasse. " Il Rosso" accettò senza farsi tanto pregare ma oltre al pagamento chiese anche di giacere quella stessa notte con una giovane scelta da lui, quella richiesta lo rese impopolare e qualcuno avanzò delle obbiezioni al suo reclutamento, ma vista la situazione in cui versavano gli abitanti del villaggio alla fine si accettò anche quel tipo di pagamento con grande soddisfazione del mercenario. La mattina si alzò all'alba per prepararsi, mentre indossava armatura e schinieri la giovane donna dormiva stremata sul letto di paglia, poi uscito dalla casupola di legno datagli per la notte, vide arrivare i suoi quattro compagni che lo fissarono con diffidenza, lui di rimando gli lanciò un'occhiataccia col suo unico occhio color ghiaccio. Erano tutti molto giovani abituati a tagliar legna o a far pascolare le bestie, convinti che il loro coraggio sarebbe bastato per portare a termine l'impresa ma lui sapeva già che difficilmente sarebbero tornati a casa se la cosa nella palude non si fosse rivelata una semplice bestia affamata. Partirono dopo aver riempito le loro bisacce delle provviste, mentre un cielo grigio come il manto di un lupo li sovrastava e i pianti delle donne li accompagnavano mentre uscivano dal villaggio a piedi, visto che i cavalli sarebbero stati inutili sul terreno impraticabile della palude. Dopo mezza giornata di marcia effettuata nel più assoluto silenzio, ognuno perso nei propri pensieri, i cinque arrivarono sul limitare della palude dove decisero di accamparsi per proseguire il giorno seguente. Cenarono attorno al fuoco con pane e formaggio per poi coricarsi, il più giovane del gruppo intonò una preghiera agli dei prima di sdraiarsi e " Il Rosso" che era seduto appoggiato ad un tronco boffonchiò qualcosa sputando poi per terra. L'avanzata nella palude dopo il primo tratto si era fatta più difficile, ora al posto del fango vi era dell'acqua limacciosa che arrivava alle cosce ed era calata una nebbia così fitta che i cinque faticavano a vedersi anche se a pochi passi di distanza, " Il Rosso " tuonò di stare più vicini e tutti ubbidirono prontamente, poi si fermò di colpo, roteava la testa a destra e sinistra scrutando quel muro grigio col suo occhio come se si apettasse di essere aggredito da qualcosa, uno sciabordio proveniente alle loro spalle lo fece voltare stringendo saldamente la sua ascia tra le mani, nell'istante in cui anche gli altri si voltarono l'ultimo del gruppo fu trascinato sott' acqua da qualcosa, senza che avesse nemmeno il tempo di urlare. I tre ragazzi corsero nel punto dove era sparito chiamandolo a gran voce, " Ion!"," Ion!", ma non ricevettero risposta mentre il mercenario sentenziò che ormai non c'era più niente da fare e si rimise in marcia. I tre lo seguivano con le mani tremanti strette sulle loro armi mentre lacrime segnavano le guance del ragazzo più giovane, " Il Rosso" si avvicinò a lui mentre ora procedevano a coppie, " Dove sono ora i tuoi dei ragazzo?", ma il giovane non rispose singhiozzando messamente. Il gruppo procedette fino ad un'altura asciutta dove decisero di accamparsi per la notte, mangiarono qualcosa e poi si decise di fare dei turni di guardia, il primo turno decise di farlo " Il Rosso". I suoi compagni avevano sonni agitati, continuavano a muoversi, qualcuno ripeteva il nome del compagno scomparso, qualcuno chiamava gli dei. Durante la sua guardia non successe nulla ma il mercenario non si sentiva tranquillo, sentiva che qualcuno o qualcosa li stava osservando, svegliò il suo cambio, un ragazzo dai capelli biondi, vestito con un gilet di pelle di pecora, che sembrava contento che qualcuno lo avesse strappato da un sonno fatto di incubi, si tirò su e impugnò nervosamente la sua accetta mentre " Il Rosso " si sdraiava al suo posto con la sua ascia ben stretta nella mano. Aveva da poco preso sonno quando un urlo strozzato lo svegliò, davanti a lui il ragazzo di guardia aveva appena piantato la sua accetta nel cranio del suo compagno ancora sdraiato, il suo viso era una maschera terrificante con gli occhi a mostrare la parte bianca e la bocca in un ghigno che aveva ben poco di umano. Il mercenario afferrò saldamente la sua arma, mentre quello che una volta era un giovane contadino cercava di estrarre l'accetta incastrata nel cranio, e con un colpo deciso lo colpì nel fianco entrando completamente con la lama senza che l'altro avesse la benchè minima reazione, poi estrasse l'ascia dal fianco del ragazzo mentre questo si stava alzando con movimenti lenti e innaturali e dalla sua ferita profonda fuoriuscì copioso il sangue. Avanzava lentamente con quell'orrenda espressione stampata sul volto verso il guerriero che intanto brandiva l'ascia con entrambe le mani e caricava il colpo per poi scagliarsi con un urlo animalesco verso quello che fino a poco tempo prima era un suo compagno. La lama tagliò di netto a metà la testa del ragazzo e il petto, fermandosi all'altezza della cintura, " Il Rosso " appoggiò un piede sul cadavere ed estrasse la sua arma dalla lama cremisi mentre il corpo si afflosciava a terra in una pozza di sangue e interiora. Il giovane era dietro di lui ancora seduto nel suo posto scelto per la notte, con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata mentre la sua mano cercava a terra la sua vecchia spada arrugginita ma non riusciva a staccare lo sguardo da quell'orrido spettacolo, solo all'avvicinarsi del suo compagno cominciò ad indietreggiare gridando " No ti prego !" ma ricevette una sberla che lo mandò col viso a terra. " Riprenditi ! Vuoi fare la loro fine? "

" Perchè, perchè lo ha fatto?"

" Perchè non era più in lui, qualcuno lo controllava e quel qualcuno non ci vuole qui " sentenziò " Il Rosso" col suo viso attaccato a quello del giovane, poi si rialzò e buttò i cadaveri nelle acque putride.

"Ma cosa.."

" Non possiamo portarceli dietro e qui non c'è abbastanza legna per una pira funebre" tagliò corto lui.

" Prendi le loro cose e preparati".

Fece quello che gli venne detto con le mani e gambe tremanti mentre i due cadaveri sparivano inghiottiti da quelle acque scure.

All'alba la nebbia si era diradata e i due si misero in marcia, l'acquitrino aveva lasciato il posto al terreno fangoso che permetteva loro di muoversi un po' più celermente, stavano proseguendo a nord dove vi erano le caverne usate in passato dai pastori e dove si pensava che ora risiedesse l'origine del male, procedevano fianco a fianco mentre il ragazzo trasaliva ad ogni minimo rumore e il guerriero stringeva la sua ascia, con lo sguardo fisso all'orizzonte. Nel pomeriggio arivarono alle caverne, la luce del sole anche se filtrata dalla foschia, illuminava quel tetro paesaggio fatto di anfratti simili a bocche di creature gigantesche, quando la terra non era contaminata venivano usate dai pastori come rifugio per le greggi durante i violenti temporali estivi, esaminarle tutte avrebbe richiesto troppo tempo col rischio che al sopraggiungere della notte la creatura sarebbe uscita da quella che era la sua tana, perciò si arrampicarono su un' altura che dominava tutte le entrate alla ricerca di qualche indizio. Il guerriero come un predatore che cerca la preda, spostava il suo occhio prima a destra e poi a sinistra, poi con un gesto indicò l'entrata di una caverna situata poco sotto di loro e cominciarono la discesa. All'ingresso una scia di sangue non ancora rappreso si perdeva nell'oscurità del suo interno, il guerriero accese con l'acciarino una torcia che diede nelle mani del ragazzo, poi con le armi strette in pugno entrarono, attesero solo qualche minuto per far abituare gli occhi all'oscurità poi proseguirono uno di fianco all'altro. L'odore di morte e decomposizione era sempre più forte mano amano che procedevano tanto che il ragazzo si dovette fermare per vomitare, il terreno era costellato di numerose ossa e crani di varie dimensioni che risplendevano alla luce fioca della torcia. Quello che sembrava un sussuro si sentì alle loro spalle, poi alla loro destra, il ragazzo trasalì muovendo la torcia in tutte le direzioni ma non sembrava esserci nessuno accanto a loro, i due proseguirono ancor più guardinghi fino a che " Il Rosso " non si accorse di avanzare da solo al buio, il ragazzo era rimasto qualche passo indietro immobile con la torcia in mano che illuminava la sua espressione vacua, il suo sguardo perso nell' oscurità mentre con la bocca farfugliava qualcosa. " Il Rosso " tornò indietro di qualche passo, ma come gli si avvicinò il ragazzo lasciò cadere la torcia e si mise a correre verso il fondo della caverna urlando " Mi sta...chiamando ". Ora era solo immobile con la torcia in una mano e l'ascia nell'altra davanti a se immerso in quell'oscurità palpabile, fece qualche passo in avanti e un urlo disumano attraversò la caverna, un grido capace di gelare il sangue anche dell'uomo più coraggioso. Rimase per qualche minuto immobile con i muscoli tesi pronti a colpire qualsiasi cosa gli si parasse davanti ma il silenzio era tornato a dominare il luogo, avanzò ancora, ora i miasmi della decomposizione erano più forti al punto che respirare era difficoltoso e le ossa nel suolo erano più numerose, si stava avvicinando alla fine della caverna. Qualcosa si mosse dietro di lui, si girò di scattto fendendo con la sua arma solo l'oscurità, poi di nuovo un movimento alla sua destra ma anche lì solo il buio ma qualcuno o qualcosa c'era, lo sentiva sussurrare nel suo orecchio parole incomprensibili, suoni acuti poi gutturali che gli entravano nella testa, rallentandolo nei movimenti e nei pensieri, spossandolo al punto da farlo cadere in ginocchio. Due braccia ossute spuntarono alle sue spalle e due mani deformi gli afferrarono la faccia affossando le unghie simili ad artigli nelle sue carni, una bocca bavosa si avvicinò al suo orecchio cominciando a biascicare una serie di suoni incomprensibili che una bocca umana non potrebbe proddurre. Nella mente del guerriero comparvero visioni di luoghi e creature che potevano solo appartenere all'inferno, gli pareva di precipitare in un pozzo dove migliaia di braccia volevano ghermirlo, poi il paesaggio cambiò, si trovava su una spiaggia grigia dove una donna e un bambino abbracciati lo guardavano piangendo mentre alle loro spalle due ombre dalla forma umana armati di spada caricavano il colpo e li trafiggevano a morte. Una rabbia primigenia, animale s'impossessò dell'uomo capace di spezzare quell'incantesimo in cui era caduto, un urlo risuonò nella caverna come un tuono.

"Sonia ! No!"

Con la mano che reggeva la torcia sferrò un colpo in pieno viso alla creatura che indietreggiò mollando la presa, poi rialzatosi colpì con un fendente d' ascia la testa della cosa.

Si sentì un primo tonfo e la testa della creatura rotolò ai piedi del guerriero, era qualcosa di difficilmente descrivibile, occhi bianchi come le ossa sparse lì attorno lo fissavano, mentre dalla bocca deforme piena di denti aguzzi fuoriusciva del sangue nero come la pece, il cranio era deforme, oblungo con qualche ciocca di lunghi capelli grigi, sulla sua pelle strisciavano vari insetti che sembravano vivere su essa. Il secondo tonfo era il torso che fatto ancora un passo nella sua direzione si afflosciava a terra spargendo il sangue catramoso. Ci volle qualche istante per schiarirsi la testa, sembrava avesse i postumi di una sbornia, poi aprì un sacco vuoto delle provviste e vi mise la testa mozzata, quella era la prova del lavoro svolto, restava solo da controllare il resto della caverna per vedere se il ragazzo fosse ancora vivo, anche se sapeva già la risposta. Lasciò lì il sacco e proseguì vigile fino ad una zona più ampia che sembrava la fine della caverna, l'aria era irrespirabile al punto che dovette coprirsi il naso e la bocca con un fazzoletto. Da un lato un forte ronzio catturò la sua attenzione, avvicinò la torcia e un'enorme sciame di mosche cominciò a volare da tutte le parti con un suono assordante, le scacciò con la torcia e vide con orrore qual' era il loro banchetto. Lì ai suoi piedi accatastati vi erano corpi nudi in vari stadi di decomposizione, uomini, donne, bambini e persino un neonato erano buttati l'uno sull'altro come fossero scarti di un macellaio, coperti di sangue, liquami della decomposizione e da nugoli di larve bianche. Il " Rosso" dovette indietreggiare, persino lui che aveva assistito agli orrori dei campi di battaglia non poteva restare impassibile davanti a tanto scempio, rivolse la torcia verso l'altro lato della caverna e sgranò il suo occhio, il suo compagno giaceva in ginocchio, di spalle come se stesse pregando, si avvicinò e gli toccò una spalla ma ebbe conferma di quello che sapeva già. Il corpo del ragazzo cadde all'indietro mostrando il volto sfigurato da graffi e morsi e la gola recisa di netto. Uscì dalla caverna non prima di aver preso in spalla il suo macabro trofeo e fu sollevato di essere all'aperto sotto quel cielo grigio a respirare quell'aria pesante. Il viaggio di ritorno fu una prova altrettanto dura, la cosa nel sacco non smetteva di bisbigliargli nefandezze di ogni tipo, lo accusava della morte dei ragazzi, della morte di sua moglie e suo figlio, gli suggeriva di uccidere tutti al villaggio e poi di togliersi la vita per raggiungere i suoi cari, e quando non parlava scoppiava in risate isteriche che facevano gelare il sangue. Per tornare al villaggio non fece soste nè per dormire nè per mangiare, aveva paura ad addormentarsi con quella cosa vicino e voleva tornare il prima possibile per liberarsene. Arrivò al villaggio il giorno successivo, ad attenderlo un nutrito gruppo di persone con i capivillagio davanti a tutti, le facce erano tristi e le donne cominciarono a piangere ma nessuno osava chiedere nulla al guerriero, il quale arrivò trascinandosi davanti a loro e dopo aver rivolto un'occhiata gelida a tutti quanti, senza proferire parola buttò ai loro piedi il sacco che trasportava e si voltò in direzione delle stalle. Il suo cavallo galoppava veloce ed anche se era già distante dal villaggio poteva udire distintamente le urla di terrore degli abitanti, sferzò il cavallo e continuò a cavalcare senza voltarsi.



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