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lavoro pubblicato martedì 16 maggio 2017
ultima lettura martedì 23 maggio 2017

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IL VAMPIRO

di sunspot76. Letto 162 volte. Dallo scaffale Fantasia

IL VAMPIRO Il salone era quanto di più sontuoso si potesse immaginare degno di appartenere a qualche sovrano del passato, affreschi e stucchi di rara bellezza adornavano con opulenza l'enorme sala illuminata da numerosi candelabri posti lung...

IL VAMPIRO


Il salone era quanto di più sontuoso si potesse immaginare degno di appartenere a qualche sovrano del passato, affreschi e stucchi di rara bellezza adornavano con opulenza l'enorme sala illuminata da numerosi candelabri posti lungo tutto il perimetro, il suo cuore batteva all'impazzata mentre stretta al suo cavaliere ballava sulle note di un valzer, volteggiando per la stanza finchè un suono stridulo intermittente ruppe la magia. Sara allungò pigramenta la mano fuori dal suo letto e con un tocco svogliato tacitò la sveglia, era una bella giornata, la luce del sole faceva capolino dalla finestra rimase ancora qualche minuto nel letto per recuperare con la memoria i dettagli di quel sogno così realistico poi, la necessità di prepararsi per andare a lavoro la fece alzare. Anche durante la mattinata tra una telefonata ai clienti e il lavoro al pc, cercava di tornare con la memoria a quel sogno ma più passava il tempo più diventava tutto fumoso e lontano al punto che nel pomeriggio non ci pensò più. La giornata trascorse come tante altre dopo il lavoro la solita sosta in palestra per la lezione di funzionale e di corsa a casa per la cena a base di pesce e verdure rigorosamente bio, consumata facendo zapping di fronte alla tv. Dopo cena il tempo era tutto dedicato alla lettura di un libro giallo che l' aveva stregata fin dai primi capitoli e che lei stava letteralmente divorando, infatti in pochi giorni era quasi arrivata alla conclusione che si sa nei gialli è sempre la parte clou, ma dopo poche pagine la stanchezza prese il sopravvento e quindi si preparò per andare a dormire promettendosi di finirlo l'indomani. Si ritrovò a guardare il soffitto della sua camera, sdraiata sul letto le balenò per un istante davanti agli occhi un frammento del suo sogno fatto la notte precedente ma durò solo un battito di ciglia, poi piombò tra le braccia di morfeo sfinita. Il suo cavaliere conduceva abilmente la danza sulle note del valzer, era di una bellezza accecante vestito con un abito da gran galà, tutto in lui era perfetto, dagli occhi profondi color nocciola al sorriso luminoso che le rivolgeva, persino il profumo che emanava era talmente sublime da inebriarla al punto da farle girare la testa, sembrava l'incarnazione di una divinità dell'epoca classica; la stanza roteava attorno a loro sempre più veloce mentre la musica incalzava a ritmo serrato, le sembrava di volare a un palmo da terra mentre il bel cavaliere la stringeva a sè tra un passo e l'altro concentrando su di lei il suo sguardo magnetico che faticava a sostenere, le pareva di essere una scolaretta alla sua prima cotta. Un suono d'intensità crescente si udì nel salone ed all'aumentare del volume tutta la scena si fece più vacua, i contorni del ragazzo divennero sfumati e tutte le candele della stanza si spensero all'unisono facendo piombare il luogo in un buio innaturale, Sara sentiva le mani di lui che stringevano i suoi fianchi sempre più forte fino a farle male, spaventata si divincolò notando la loro consistenza viscida al tatto poi il pavimento sembrò svanirle da sotto i piedi e cominciò a cadere in un pozzo nero che sembrava non avere fine. La sveglia suonava incessantemente e lei madida di sudore, ci mise qualche secondo a realizzare di trovarsi nel suo letto, la spense allungando il braccio e quel movimento le causò dolore in tutto il corpo, forse aveva esagerato in palestra il giorno prima o forse stava covando qualche forma influenzale perchè non si sentiva affatto bene, comunque si alzò, prese due aspirine dopo colazione e poi si recò a lavoro. La giornata fu una delle più lunghe della sua vita, contava i minuti passare sull'orologio, aveva male dappertutto e si sentiva febbricitante perciò nel pomeriggio decise di uscire anticipatamente e si recò a casa. Ci arrivò a fatica, le girava la testa e voleva solo coricarsi, mangiò due crackers e buttò giù altre aspirine poi esausta si trascinò nel letto ma prima di infilarcisi affiorò in lei un impulso di repulsione che però svanì subito, vista la sua condizione. Il sonno arrivò immediatamente e con esso il sogno, si trovava in un corridoio lunghissimo nella più totale oscurità, sentiva solo la presenza di un pericolo incombente, come se qualcosa fosse nascosto nel buio in attesa di ghermirla, cominciò a correre alla cieca con le braccia protese in avanti, il corridoio sembrava non finire mai, un lungo antro oscuro immerso nel silenzio più totale. Sara si fermò e tese l'oreccho, le pareva ora di sentire in lontananza una sorta di musica proveniente dal corridoio, una musica familiare che aveva già sentito, le sembrava il valzer del suo sogno ma distorto come se gli strumenti che lo suonavano fossero tutti scordati e non andassero a tempo, proseguì spaventata nell'unica direzione possibile e si ritrovò in un'area più grande di cui non riusciva a quantificare la dimensione da cui sembrava provenire la musica. Avanzò tastando l'oscurità mentre quella cacofonia di suoni riempiva l'aria con volume crescente fino a che si fermò paralizzata, davanti a lei a pochi passi si stagliava una sagoma scura, qualcosa di molto grande, immobile, ci girò attorno di pochi passi cercando di captare il pur minimo movimento ma era lì ferma quasi fosse una statua, il dubbio che lo fosse veramente le venne così, facendosi coraggio avanzò per capire meglio cosa fosse. Nell'oscurità si stagliava quella che sembrava una creatura eretta di circa tre metri d'altezza i cui arti erano sproporzionatamente lunghi rispetto al tronco, non riusciva a vederne il viso e la pelle aveva un colore scuro, cominciò realmente a pensare che fosse una statua quindi si avvicinò ancora e con le dita ne toccò la superficie; era fredda, la consistenza gommosa cedevole al tatto come quella di un palloncino pieno d'acqua ma nell'istante in cui appoggiò le dita un fremito scosse quella cosa come se avesse attivato un interruttore. Cacciò un urlo e indietreggiò mentre l'essere era in preda agli spasmi e la musica cambiava drasticamente in un suono basso e ritmico che sembrava il battito del cuore di un gigante, poi la creatura allungò le braccia posandole a terra alle spalle di lei e si chinò per avvicinare il suo viso a quello di lei che ormai era paralizzata dal terrore. La faccia era priva di qualsiasi connotato, non aveva nè occhi nè naso sembrava solo avere una lacerazione all'altezza della bocca che si apriva sempre più in una sorta di grotteco e abnorme sorriso da cui spuntavano una serie di denti aguzzi che ricordavano quelli di uno squalo, Sara chiuse gli occhi e gridò come mai aveva fatto nella sua vita, un urlo che non sembrava avere fine, preludio di una fine ormai certa ma che non arrivava, riaprì gli occhi per un istante e rimase attonita, era seduta nel suo letto, nella sua stanza, guardò l'orologio digitale sul suo comodino ma questo era spento, allora rivolse lo sguardo alla finestra e visto che la stanza era al buio realizzò che fosse ancora notte. Cercò di riprendersi visto che si sentiva ancora terrorizzata, cercò conforto nella sua camera e nei suoi oggetti che facevano parte della realtà e non di qualche oscuro incubo, ma fu allora che la paura la avvinghiò nuovamente, c'era qualcosa che non andava nella stanza, le dimensioni non erano giuste, le sembrava molto più grande e osservando meglio i mobili presenti questi erano simili ai suoi ma non erano uguali, sembravano copie mal riuscite, infine c'era la porta della stanza, una vecchia e inquietante porta di legno con cardini metallici con un grosso anello per maniglia. Oramai in preda al panico piangeva e tremava in quel letto non suo, conscia di essere ancora in un 'incubo ma lucida alla ricerca di una spiegazione razionale per la sua situazione, poi la porta cominciò lentamente ad aprirsi cigolando e la sua mente vacillò. Mani artigliate aprirono l'uscio con un movimento lento, la creatura entrò, il suo volto rivolto verso di lei in un sorriso agghiacciante fatto di lame, avanzò verso il letto con un movimento lento che lo faceva assomigliare ad un grosso ragno e si avvicinò sempre più a lei che era la sua preda mentre la bocca si allargava a dismisura come a volerla ingoiare. Qualcosa in lei si accese, forse mero istinto di conservazione o forse forza d'animo non comune ma concentrò tutta se stessa in un'unica parola che le martellava in testa con violenza : "Svegliati!", "Svegliati!" e si sentì risucchiare verso il basso come se fosse finita in un mulinello di incredibile forza. Aprì gli occhi, la luce proveniente dalla finestra illuminava la sua camera, i suoi occhi controllavano che tutto fosse al posto giusto ma già solo la luce del sole era per lei una benedizione, provò subito ad alzarsi per fuggire dal letto ma non riuscì nemmeno a muovere un dito, era completamente svuotata, faticava persino a respirare, era come se tutte le sue energie fossero state risucchiate, non riusciva neanche a pensare lucidamente, il suo fisico voleva solo riposare mentre lei lottava per rimanere sveglia ma i suoi occhi erano di una pesantezza inaudita e lei era così stanca, che alla fine li chiuse, per l'ultima volta.



La sabbia era di un bianco accecante e faceva da contrasto col blu del mare, lei correva mano nella mano con un bellissimo ragazzo biondo dal fisico statuario mentre nel cielo terso i gabbiani sembravano salutarli con i loro stridii, tutto era perfetto, il luogo incantevole da cartolina, il cielo di un azzurro quasi artificiale talmente intenso e poi lui, i suoi occhi rispecchiavano il colore del mare e le promettevano amore incondizionato. Si fermò di colpo e la cinse per i fianchi mentre avvicinò le sue labbra alle sue; Jane si svegliò bruscamente, suo marito l'aveva quasi buttata giù dal letto mentre loro figlio piangeva nella camera attigua, gli rivolse degli insulti mentre andava a calmare il piccolo ma dubitava li avesse sentiti perchè russava già sonoramente. C'era voluto un pò per far riaddormentare il piccolo Ron ed ora era di nuovo nel suo letto accanto a quella specie di troglodita che aveva sposato, sorrise ripensando al suo sogno e sperava che una volta addormentata potesse riabbracciare il suo amante onirico, poi chiuse gli occhi e si addormentò mentre qualcosa di molto vorace attraversò la soglia che Jane aveva lasciato aperta, il ragno aveva ormai tessuto la sua tela.




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