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lavoro pubblicato martedì 16 maggio 2017
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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BIANCO E NERO

di sunspot76. Letto 231 volte. Dallo scaffale Fantasia

BIANCO E NERO John aprì la porta e un campanello tintinno’, all' interno del locale l 'aria era un miscuglio di svariati odori, s...



BIANCO E NERO


John aprì la porta e un campanello tintinno’, all' interno del locale l 'aria era un miscuglio di svariati odori, si andava dal buon aroma di caffè appena fatto all' acre odore di sudore e di sigarette di infima marca, il tutto sovrastato dal puzzo di fritto che sembrava appiccicarsi addosso come carta moschicida. Le poche persone presenti sorseggiavano pigramente del caffè o mangiavano avidamente le unte prelibatezze che il cuoco proponeva sempre uguali, per ogni giorno della settimana; in genere le ali di pollo impanate o l' hamburger della casa, tutto sormontato da una generosa porzione di patate fritte. John si diresse verso il suo posto abituale in fondo al locale, l' ultimo tavolino della stanza quello vicino al vecchio juke box degli anni settanta, gli piaceva stare li perchè poteva guardare tutti i clienti del fast food mentre cenava, i più erano assidui frequentatori come lui che dopo il lavoro si fermavano a mangiare qualcosa, ma a volte entravano facce nuove e lui si divertiva ad esaminarle per ipotizzare che cosa facessero nella vita. Lucy si diresse verso di lui col suo solito sorriso di circostanza che ormai aveva imparato a sfoggiare dopo anni di onorato servizio e la caraffa col caffè nero fumante nella mano, doveva essere stata una bella donna in passato coi suoi lunghi capelli nero corvini che oramai cominciavano ad ingrigire sulle tempie e i grandi occhi nocciola, ma un matrimonio fallito alle spalle e una vita fatta di sacrifici avevano lasciato segni indelebili sia nel fisico, con una generale trascuratezza, che nello spirito con un carattere ruvido e spigoloso che molte volte mal si conciliava col servizio ai tavoli. ” Ciao John, finito per oggi ? ” disse pigramente riempiendo la tazza sul tavolo, “Si anche oggi ho dato il mio contributo alla società” rispose sorridendo, “ tu almeno non hai a che fare con persone che si lamentano se l 'hamburger è troppo cotto o la birra è troppo calda " fece Lucy alzando gli occhi al cielo. John era un uomo sulla cinquantina, single fortemente in sovrappeso, lavorava in una grossa fabbrica di automobili nella periferia della città e anche se la crisi aveva tagliato molti posti di lavoro, lui era tra quei fortunati che non era stato licenziato solo perchè giocava a suo favore l' esperienza lavorativa maturata in vent' anni di onorato servizio. Era il classico uomo medio che conduceva una vita estremamente regolare alternando lavoro e casa, dove coltivava la sua passione per i vecchi film in bianco e nero che lui amava divorare sul divano, magari in compagnia di un sacchetto di patatine o un barattolo di buon gelato alla vaniglia. Le sue maratone cinematografiche partivano la sera per andare avanti tutta la notte e passavano in rassegna tutti i generi prodotti negli anni ruggenti del cinema; si andava dal noir come: " I gangster " del '46 con Burt Lancaster e Ava Gardner, alla commedia con "L' appartamento " del '60 con Jack Lemmon fino ad arrivare ai film comici degli anni '40 di Chaplin, Laurel e Hardy. Ultimamente non passava un gran periodo, si sentiva sempre stanco e molte volte al lavoro gli doleva la schiena tanto che si era riproposto di far visita al suo medico, ma da quella promessa erano già passate alcune settimane, ancora una volta la sua pigrizia cronica l' aveva avuta vinta e di questo se ne rammaricava. "Cosa ti porto caro?" gli chiese Lucy, " il solito? ", " il solito " le fece eco John e la donna annotò su un piccolo taccuino unto la sua ordinazione mentre tornava verso il bancone. Il tramonto proiettava fasci di luce rossastra sul bancone e sul poster della Bud dietro di esso, era ormai primavera inoltrata ma la sera si alzava costantemente una brezza fredda poco piacevole; il campanello della porta tintinnò e John vide entrare un uomo sulla quarantina vestito con un bomber smanicato color caki e il cappellino dei Lions, sicuramente un'autotrasportatore che faceva una sosta per rifocillarsi; si sedette davanti al bancone e ordinò a Lucy, nella sala oltre a lui c'erano un vecchio che leggeva svogliatamente un quotidiano davanti ad una tazza di caffè, una ragazza carina che dopo aver mangiato in fretta e furia un' humburger continuava a controllare l'ora, e un tizio che dal bancone sbraitava al cellulare da quando John era entrato, rivolgendo coloriti insulti a qualche donna dall'altra parte dell'apparecchio; Lucy si parò davanti a John con in mano il cestino di plastica rosso contenente il suo humburger con patatine e la sua Bud gelata e col suo solito sorriso di circostanza glielo appoggiò sul tavolo. Il panino era quanto di più triste si potesse mangiare, il pane estremamente gommoso, la carne così unta che il tovagliolo che lo avvolgeva era zuppo, le salse a fare da collante tra le varie sezioni così generose che col primo morso si rischiava sempre di macchiarsi, il tutto contornato da patate fritte che erano l'ombra di se stesse tanto erano floscie e pallide. John aveva perso il conto di quante volte aveva cenato lì questo mese, anche perchè l'alternativa in genere era mangiare a casa qualche piatto pronto da mettere nel microonde, per poi dover lavare quelle poche posate utilizzate e visto che ultimamente si sentiva sempre fiacco e spossato, decise per l'ennesima sera di fermarsi lì da Lucy. Prese il panino e lo addentò con avidità visto che la fame non gli mancava mai e il campanello della porta tintinnò nuovamente, una folata di aria gelida entrò nel locale e tutti gli avventori si fermarono; l'uomo al cellulare staccò la comunicazione con aria dimessa, il vecchio chiuse il giornale e lo ripose sul tavolo, la ragazza che intanto si era alzata per andarsene si sedette di nuovo e il camionista smise di mangiare, il tutto al rallentatore come quando in un'azione sportiva alla tv la regia mostra fotogramma per fotogramma il momento più bello del match. Dalla porta entrò un uomo sulla cinquantina vestito con un completo giacca e cravatta nero, si sfilò dalla testa il cappello modello Borsalino dello stesso colore del vestito e avanzò con passo deciso verso John senza che le persone nel locale gli rivolgessero un'occhiata. Mentre procedeva sembrava sempre di piu' un attore di qualche vecchio film, la pettinatura impeccabile all'indietro impomatata, il cappello con la fascia bianca dello stesso colore della camicia e il fazzoletto che spuntava dal taschino della giacca nera come il carbone gli davano veramente l'aspetto di uomo d'altri tempi, sicuramente una qualche comparsa di qualche spot pubblicitario girato nella zona. " Ciao John posso accomodarmi ? ", l' uomo era proprio di fronte a lui e lo fissava con due occhi neri come la pece che risaltavano sulla carnagione pallida, aveva uno sguardo autoritario ma il tono della voce era amichevole; " prego si accomodi " gli rispose John con ancora il panino tra le mani, non sapeva perchè gli permettesse di sedersi con lui essendo di natura molto riservata, ma la curiosità per il fatto che conoscesse il suo nome e la stravaganza generale di quel tipo lo fecero rispondere affermativamente. L'uomo appoggiò il cappello sul tavolo e si sedette con uno sbuffo," Sai ho fatto molta strada per venirti a trovare " e mentre parlava tirò fuori dalla tasca della giacca un pacchetto di Camel senza filtro, ne accese una con un cerino e inspirò profondamente chiudendo gli occhi, " si lo so questa roba uccide " disse sorridendo, mostrando denti perfetti e bianchi come le perle " ma ognuno ha i suoi vizi, vero?". John era imbarazzato non sapeva che dire e continuava a guardarsi intorno per vedere le reazioni degli altri clienti ma nessuno sembrava prestare attenzione al suo tavolo, persino Lucy che l'aveva visto mangiare tristemente da solo per innumerevoli sere asciugava pigramente delle stoviglie guardando fuori dal locale; " lei chi è? " riuscì a bisbigliare alla fine." Suvvia non fare il formale in fondo mi conosci, tutti mi conoscono è che c'è la convinzione che non verrò mai a trovarvi, ma è il mio lavoro e io mi ritengo un tipo molto professionale quindi presto o tardi faccio la mia visita a tutti, in genere non ne siete entusiasti ma capita anche che qualcuno mi accolga a braccia aperte " e tossicchiò, " scusa ma queste sono un pò troppo forti per me, preferisco le Marlboro con filtro ". John era una statua di cera con in mano il suo panino da cui colava ketchup sul cestino delle patatine, non riusciva a capire chi fosse lo strano tipo e la situazione era diventata davvero surreale, forse si trattava di un esattore delle tasse o forse di un investigatore privato assunto da qualcuno per chissà quale motivo; l'uomo in nero colse l'espressione smarrita e con aria rassegnata spense la sigaretta nel posacenere. " Senti, non voglio girarci tanto in torno perchè dopo di te ho parecchie persone da incontrar e" e si fermò un attimo, " John... io sono la morte e tu sei morto, punto, fine della storia; si lo so forse con il mantello nero e la falce mi avresti riconosciuto subito ma è passata di moda da almeno cinquecento anni e poi siete voi a decidere come io debba presentarmi, a questo proposito ti faccio i miei complimenti per la scelta di quest' abito davvero di gran classe " e si aggiustò la giacca con fare tronfio, " da quando correvate per la savana vestiti solo di pelli ad oggi, mi avete dato gli aspetti più vari: cane, gatto, leone, vecchio barbuto con ali da angelo, uomo con la pelle verde in groppa a un bufalo, bellissima donna vestita di bianco, eccetera, eccetera, eccetera, ne avrei per ore ". John a quelle parole posò il panino e abbassò lo sguardo, non sapeva perchè ma sentiva che tutto quello che aveva udito era vero, era come se gli avesse detto che Babbo Natale non esisteva quando lui già sapeva la verità. Si sentiva stranamente in pace, non aveva paura era come se fosse stato su un treno per tutta la vita e fosse arrivato alla sua fermata; " ora dobiamo andare " disse l'uomo nero in tono accomodante ma perentorio e si alzò raccogliendo il Borsalino dal tavolo, John si alzò e lo seguì verso l'uscita sempre tenendo gli occhi bassi ma vicino alla porta si fermò bruscamente e gli chiese " ma... come ? " , " come sei morto intendi? " gli fece eco la Morte, " voltati ". John si voltò e gli si presentò l'immagine congelata nel tempo della sua dipartita, lui sdraiato a terra in fondo alla stanza ai piedi del suo tavolo con un'espressione di dolore disegnata in volto e gli occhi riversi all'indietro tanto che solo il bianco di essi era visibile e le mani serrate sul petto all'altezza del cuore; Lucy dietro al bancone con le mani sul viso immobilizzata in urlo silente che ricordava il quadro di Munch e gli altri avventori congelati in pose plastiche in direzione del " lui " morto. " Sai è una delle cause più frequenti al mondo, non è un brutto modo per andarsene " disse la Morte, John guardò se stesso riverso a terra ma lo fece con distacco, non provava tristezza o turbamento, poi si voltò, la Morte gli aprì la porta del locale ma questa volta il campanello non tintinnò e lo prese sotto braccio chiedendogli sorridendo: " Pronto?", " Pronto " rispose lui e i due sparirono nel freddo buio oltre l'uscio.



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