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lavoro pubblicato martedì 16 maggio 2017
ultima lettura sabato 27 giugno 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Tutto può accadere

di AnnaRossi. Letto 1013 volte. Dallo scaffale Eros

Eccola, pensò Piero, come ogni mattina, si incontravano sul treno, carico di pendolari che dalla piccola stazione di Monticello ( un paese di quattro anime ) si dirigeva in città. Speriamo che non si sieda nuovamente di fronte a me, quel...

Eccola, pensò Piero, come ogni mattina, si incontravano sul treno, carico di pendolari che dalla piccola stazione di Monticello ( un paese di quattro anime ) si dirigeva in città. Speriamo che non si sieda nuovamente di fronte a me, quella sfacciata, senza un minimo di pudore... questo era ciò che pensava Piero, salendo sulla quarta carrozza del treno locale . Ma sapeva bene che non era solo infastidito per la sua maleducazione ma soprattutto per il grande turbamento che la sua presenza gli procurava. Infatti, inconsciamente, lui l'aspettava con ansia tutte le mattine e faceva in modo di sedersi sempre nello stesso posto e puntualmente, lei arrivava e si accomodava dinanzi a lui. Poi iniziava con una serie di atteggiamenti inequivocabili di seduzione. Di solito indossava dei tailleur molto seriosi, con la gonna al ginocchio, ma quando si sedeva faceva in modo di sollevare la gonna e accavallava le gambe, lasciando intravedere alcune volte la biancheria intima molto succinta , altre volte non la portava affatto , mostrando così con disinvoltura la sua nudità. La prima volta che era successo, Piero stava tranquillamente leggendo il suo giornale , quando lei gli chiese se era informato sullo sciopero dei treni, previsto per l'indomani. Era così assorto nella lettura da non accorgersi della donna. Aveva alzato lo sguardo, incontrando due occhi grandi e neri e il più bel sorriso che avesse mai visto. Poi il suo sguardo era scivolato fra le gambe della sconosciuta, ed era rimasto letteralmente sconvolto nel vedere che sotto la gonna, non portava niente . Aveva cercato di distogliere la vista ma ogni volta che alzava il viso era inevitabile ammirare quello che sfrontatamente gli veniva offerto. Il mattino seguente si ripeté la stessa scena, lei si sedette e questa volta si slacciò i primi bottoni della camicetta, lamentandosi per il gran caldo, facendo questo apparve un decolleté dalla pelle vellutata e liscia come la seta che s'accompagnava al suo respiro, sollevandosi dolcemente in modo sensuale e accattivante. Poi si passò un leggero strato di rossetto color prugna acceso, umettando le labbra carnose e ben disegnate, passandoci sopra la lingua. Più o meno questo era quello che si ripeteva sistematicamente, tutte le mattine. Piero sempre maggiormente coinvolto, in quella stranissima situazione, pensò di cambiare carrozza ma ogni volta che saliva sul treno, immancabilmente si sedeva sempre nello stesso posto. Si scambiavano poche frasi, e per di più era sempre lei che attaccava bottone, domandogli qualcosa. Lui rispondeva in modo sbrigativo, per evitare di allungare il discorso, non voleva allacciare nessun tipo di amicizia, soprattutto con una donna. Piero, da ragazzino si era scoperto omosessuale, quando invece di guardare il genere femminile, era attratto, quasi in modo inconsapevole da quelli dello stesso sesso. Era stato combattuto per un lungo periodo, fra dubbi, pregiudizi, paure e anche un netto rifiuto nell'accettarsi così detto "Diverso". Ma poi cosa vuol dire "Diversità?" Pensava, essere unico, irrepetibile ,ma siamo tutti diversi, unici...ognuno è originale di se stesso, niente copie, e nemmeno i cloni sono la stessa cosa perché anche se apparentemente possono sembrare simili allo stampo originale, non lo sono, perché diverso è il momento del concepimento o creazione. Diversi perché, chi ha dato la vita, in quel preciso momento era proprio quella persona e non un altra. Singolare nel vivere, crescere insieme ad alcuni invece che ad altri...insomma l'io...nel modo più assoluto e creativo dell'essere è un diverso da tutti gli altri.
Dopo la consapevolezza di non essere un diverso ma di avere altre preferenze, la sua vita era cambiata in modo radicale. Aveva cambiato paese, amici, lavoro. Adesso aveva raggiunto un certo equilibrio, la sua vita scorreva serena senza grossi scossoni, anche se a volte, sentiva una certa inquietudine apparire improvvisamente, senza una ragione evidente, era come sentirsi diviso a metà, due persone in un corpo solo.
Ora era apparsa questa ragazza, che aveva messo in discussione tutte le sue certezze. Ignorava il suo nome, ignorava che lavoro facesse, sapeva solo che scendeva nella stazione prima della sua. L‘osservava dal finestrino allontanarsi con il suo ticchettio, Piero si domandava come facesse a stare tutto il giorno su quei tacchi altissimi. Poi con la sua andatura ancheggiante e flessuosa, spariva dietro l'angolo, mentre attirava l'attenzione di uomini dallo sguardo voglioso e assetato di emozioni forti. Quella donna aveva sconvolto la mente e i sogni di Piero. La vedeva dappertutto , per le strade, nel parco, al bar...era diventata la sua ombra. E poi una cosa inspiegabile, nel fine settimana , quando non prendeva il treno, il suo pensiero era solo per lei. Poi accadde quello che non si sarebbe mai aspettato, un sabato pomeriggio decise di recarsi in città presso la biblioteca comunale, in quanto per il suo lavoro di storico aveva la necessità di consultare alcuni vecchi libri sul Risorgimento e sugli eventi ideologici, culturali, politici che tra la fine del Settecento e il 1861 portarono alla nascita di uno Stato italiano unitario. Arrivò in città, con l'intenzione di visionare almeno quella sera i primi due volumi e con l'intento, che i rimanenti li avrebbe consultati il sabato successivo. Entrò nell'elegante salone municipale del 900, adibito a biblioteca e si diresse presso gli scaffali dei libri storici. Avendo una certa difficoltà ad individuare fra la moltitudine di libri quello che stava cercando, pensò di chiedere il supporto della persona addetta a consigliare i visitatori.
La donna era sulla scala intenta a prendere un libro dagli scaffali più alti. Piero riconobbe subito la viaggiatrice misteriosa, questa senza preoccuparsi di mostrare le sue forme, si piegava in avanti con disinvoltura per arrivare più in alto. Facendo così, Piero non poté evitare di osservare tutto quello che c'era da vedere. Le bellissime gambe, tornite e toniche, e un meraviglioso fondoschiena rotondo e invitante. A questo punto, s'accorse, inevitabilmente che la sua eccitazione era evidente, quella donna aveva scatenato in lui sensazioni nuove ed immaginabili , istinti che non aveva mai provato per nessuno del genere femminile. Lelia, così si chiamava, scese dalle scale e riconoscendo l'uomo gli chiese: "Ah è lei, posso esserle d'aiuto?"
Lui nascondendo l'imbarazzo rispose:" Si... in effetti dovrei consultare il libro scritto da un autore del ‘900, ma il bello è che mi sfugge il nome...Lei scendendo perse l'equilibrio( o lo fece di proposito) e volò fra le braccia di Piero. Era quasi l'ora di chiusura e non c'era più nessuno, infatti erano rimasti solo loro due. Erano così vicini che lei gli sussurrò a fior di labbra:" Cosa ne pensi se restiamo ancora un po', qua da soli": Non fece nemmeno in tempo a finire la frase. Piero cercò la sua bocca, e poi la sua lingua, mordicchiandola con bramosia. Fu un bacio profondo e coinvolgente, mentre le sue mani , cercavano di sbottonare la camicetta, facendo uscire due seni tondi e sodi. Iniziò a succhiare i capezzoli dolcemente e poi li strinse fra le labbra facendoli indurire. Intanto le sollevò la gonna e prendendola in braccio la sdraiò sul tavolo. Le sue gambe erano divaricate e il suo incavo già brillava di umido. Lei gli accarezzò il suo turgore rigido e pronto per esplodere, facendolo uscire impaziente dai pantaloni. Poi lo prese e lo indirizzò dentro di lei. Piero s'appoggiò dapprima sulla donna, quasi con timore, essendo per lui delle sensazioni nuove ma poi scivolò dentro e iniziò a muoversi su e giù. Prima lentamente e in seguito sempre più veloce, mentre lei lo stringeva fra le gambe. Fu un amplesso memorabile, gemettero insieme e restarono ancora per qualche secondo avvinghiati, quasi per prolungare il godimento. Alla fine lei si rivestì, come se non fosse successo niente lasciando Piero nella confusione più totale. Gli disse che era tardi e avrebbe già dovuto chiudere la biblioteca da un pezzo, lo invitò ad uscire senza aggiungere altro. Piero ritornò a casa con la mente che gli scoppiava e una marea di interrogativi . Cosa gli era successo? Lui era convinto di essere un omosessuale, come era possibile che gli piacesse una donna e a tal punto da averci fatto sesso? Cos'era cambiato in lui, da quando l'aveva incontrata? Ordinò una pizza da asporto, quella sera avrebbe giocato la sua squadra preferita e lui non vedeva l'ora di mettersi seduto e godersi lo spettacolo, senza pensare a niente. Aprì una lattina di birra e se la scolò tutta di un fiato, sentiva il bisogno di stordirsi per non pensare, a questa ne seguì un'altra e un'altra ancora, tant'è che poi si addormentò sul divano con la tv accesa. L'indomani si alzò con una forte emicrania e decise che si sarebbe preso alcuni giorni di ferie, non voleva rischiare di incontrare Lelia, almeno fino a quando non avesse chiarito con se stesso e su ciò che veramente desiderava. In mattinata si dedicò alla sua ricerca per l'università ma il viso di lei lo tormentava e il desiderio di vederla e non solo...ma di toccarla, di possederla si faceva sempre più impellente. Aveva bisogno di accarezzare la sua pelle morbida e di baciare quelle labbra sensuali e calde. Dopo un paio di giorni in cui riuscì a resistere nel non vederla, il terzo giorno non ce la fece più e ritornò al lavoro, con la speranza di incontrarla. Ma aveva aspettato invano , di Lelia non c'era traccia. Così fu anche per il giorno successivo e per l'altro ancora. Dopo una settimana quando ormai aveva perso la speranza di rincontrarla, Lelia apparve, ma sembrava diversa, non aveva più quell'aria strafottente. Era pallida e triste, sembrava che le fosse accaduto qualcosa, si sedette al solito posto e diede un'occhiata distratta a Piero. Poi si estraniò completamente, sentendo la musica con le cuffiette. Di tanto in tanto i loro sguardi si incrociavano ma solo per un secondo e poi li distoglievano immediatamente. Piero avrebbe voluto parlarle ma lei aveva innalzato un muro di indifferenza, tale, da farlo desistere dalla voglia di provarci. Lelia scese alla solita fermata ma questa volta, Piero era deciso a voler chiarire con lei a costo di prendersi un ceffone e la seguì fuori dalla stazione. Lei si sedette alla fermata dei tram, lui si accomodò accanto. Questa volta visibilmente irritata, si girò verso di lui dicendo:" Adesso che fai mi segui, cosa vuoi? Se pensi che una scopata possa avere importanza per me ti sbagli. Abbiamo fatto solo sesso, ora ognuno per la sua strada, chiaro?" Fece per alzarsi ma Piero la trattenne per un braccio, in quel preciso momento si accorse che tremava, quindi non era vero che non gli importava niente...Piero la fissò negli occhi e tutto quello che vide non era indifferenza o rancore ma tutt'altro. Gli chiese:" Puoi darmi solo un minuto del tuo tempo, possiamo prenderci un caffè?" "Va bene" rispose, " ma solo il tempo di bere questo benedetto caffè, ho fretta non voglio arrivare in ritardo al lavoro". Piero la rassicurò dicendo che l'avrebbe trattenuta solo un attimo. Gli camminava accanto, e ne poteva sentire il profumo che lo stordiva e il desiderio di stringerla a sé , lo eccitava talmente tanto da provocandogli un rigonfiamento imbarazzante. Presero posto nel bar centrale della stazione, che a quell'ora era particolarmente affollato per i passeggeri che transitavano. Lelia gli si sedette di fronte e si passò un po' di cipria sul naso non curandosi affatto di Piero poi, gli chiese: "Allora cos'hai di tanto importante da dirmi". Lui non sapeva da dove iniziare, erano troppe le cose che avrebbe voluto dirle, che avrebbe dovuto spiegarle e non sapeva nemmeno se avesse capito ma doveva fare almeno un tentativo. Cosicché iniziò a parlare a ruota libera, raccontando di lui, della sua vita e della sua conclamata omosessualità e poi l'incontro con lei che aveva sconvolto tutta la sua esistenza...e concluse dicendo che adesso aveva bisogno di capire se quello che provava per lei non era solo attrazione ma qualcosa di più. Lei l'ascoltava silenziosa, quasi come se non gli interessasse quello che Piero stava dicendo. Infatti, dopo averlo ascoltato gli disse: "Hai finito, di raccontarmi la tua storia? Non mi interessa la tua stupida esistenza e nemmeno tu". S'alzò e si allontanò, lasciando Piero come un deficiente. Lui si fermò ancora un attimo, poi più frastornato di prima, si diresse nuovamente in stazione, quando notò che Lelia non se n'era andata ma parlava animatamente con qualcuno, si dibatteva in modo concitato ed era molto adirata, Piero si scostò per vedere meglio e riconobbe l'altra persona. Era Giulio, il suo ex compagno, avevano avuto una storia ma la gelosia morbosa di lui era stata la causa della loro rottura. Piero cominciò a farsi una serie di domande, a cui non sapeva darsi delle risposte, poi senza essere visto si avvicinò per ascoltare qualche parola e visto che non parlavano sottovoce, non era difficile carpire qualcosa del loro discorso. Lei gli stava quasi urlando :" Allora ho fatto quello che avevamo pattuito ora mi devi dare quello che mi spetta, altrimenti gli racconterò tutto..."Giulio cercava di calmarla:" Va bene, sta calma, stasera vedrò come fare..." Poi si salutarono e lei si avviò lungo il viale alberato di tigli odorosi, Piero la seguì fino al lavoro e una volta entrato gli si parò davanti con l'aria, non certo di una persona dalle buone intenzioni. Lei sbottò:" Ancora? Ma non l'hai capito?" Piero rispose :" Non ti preoccupare non ho nessuna intenzione di importunarti, voglio solo sapere cosa ci facevi con Giulio". Presa di contropiede, non riuscì più a raccontargli delle balle e gli confessò tutto, della scommessa fatta con Giulio e dei soldi che le aveva promesso se fosse riuscita a sedurlo. Piero era esterrefatto, non poteva mai immaginare che ci fosse Giulio dietro questo. Gli facevano schifo, entrambi avevano giocato sulla sua vita, si erano presi gioco di lui. Disgustato, la fissò e poi gli sputò in faccia tutto il suo disprezzo. Nei giorni successivi cercò di togliersela dalla mente e soprattutto dal cuore, ma la verità era che si era innamorato di quella donna, e si convinse che nella vita tutto può accadere e non si deve dare mai niente per scontato. Poi una sera rientrando a casa vide qualcuno seduto sulle scale ad aspettarlo, era Lelia. Lui gli chiese:" Cosa ci fai qua, vuoi finire ciò che hai iniziato, cioè distruggermi?" Questa volta era lei a chiedergli un minuto, voleva confessargli una cosa inaspettata, che si era innamorata di lui. Piero la fece entrare, si sfiorarono appena e questo bastò ad incendiare i loro sensi, l'attrazione che provavano l'uno per l'altro era incontenibile. Non aspettarono neanche a spogliarsi del tutto, le loro mani si cercarono, le labbra si unirono in un bacio caldo e passionale. Eccitati e vogliosi di assaporarsi, si amarono, lì per terra, i corpi frementi, vibravano sotto le carezze sempre più audaci e intime. Lei lo accolse nell'umido bollente, imprigionandolo fra le labbra tumefatte e ingrossate dal piacere. Piero sentiva avvolgere il suo rigido ardore sempre di più fino a scoppiare dalla goduria. Alla fine si svuotò riempiendola del liquido caldo e vischioso. E i loro gemiti divennero grida di estasi. Piero ora sapeva...e non aveva più dubbi... lui amava una donna, quella donna.



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