ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 11 maggio 2017
ultima lettura venerdì 21 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Risveglio della Fata

di Martin3. Letto 242 volte. Dallo scaffale Fantasia

Normal 0 14 false false false IT JA X-NONE ...

Introduzione

Il Diario

20/08/2010

Caro diario ti scrivo per dirti che oggi come al solito la giornata non è stata delle migliori in assoluto, tanto per cambiare, si parte con la solita routine mattutina: svegliarsi, lavarsi bene i denti, vestirsi e far colazione.

Sai che bello!

La cosa insolita di stamattina è stata che quando mi sono alzata scendendo le scale, ritrovai mio fratello Thomas disteso a terra con la faccia tutta insanguinata, da sorella maggiore come non potevo non aiutarlo, era pur sempre mio fratello anche se mi faceva arrabbiare spesso con i suoi comportamenti infantili; così’ mi precipitai verso di lui per chiedergli cosa gli fosse accaduto.

Mi rispose che c’era stata una rissa tra ragazzi, per difendere una ragazza eproprio da stupido qual è, si mise in mezzo.

Comunque dopo averlo medicato e avergli fatto un bel discorsetto ho deciso di fare un giro nel bosco di fronte casa mia ed è proprio da lì che parte la mia storia.

Una storia alquanto strana; ma bella.

Capitolo 1

La scoperta

M

i chiamo Emma e ho 20 anni vivo a Los Angeles con i miei genitori, mio papà Lucas, mia mamma Emily e mio fratello Thomas di 16 anni; i miei fanno parte del “favoloso” mondo di Hollywood, infatti hanno un ruolo molto importante, mio papà fa il regista, e mia mamma la scenografa.

Da quando avevo 10 anni i miei genitori decisero di prendere una baby sitter 24 ore su 24, per me e mio fratello che all’epoca aveva 8 anni.

Così col passare degli anni sia io e mio fratello acquistammo una certa autonomia e i nostri genitori decisero che era meglio licenziare la baby sitter e di rimpiazzarla con un cane un golden retrivier di nome Nut.

Ma la novità più bella fu che non appena mio fratello diventò maggiorenne i miei decisero di comprarci una casa tutta nostra a San Francisco immersa nel verde delle colline e con una vista spettacolare sull’Oceano Pacifico.

Così poco dopo una settimana ci ritrovammo io e mio fratello da soli nella nostra casa, senza adulti e problemi, ci godemmo la vita per circa un mese tra feste, amici; ragazzi poi improvvisamente avvenne un fatto strano nei dintorni di casa nostra.

Sulle colline gli uomini della forestale avevano trovato una grotta all’interno di un bosco, in cui erano presenti delle vere e proprie tracce di animali alquanto strane che nessuno conosceva prima d’ora.

Così io essendo d’animo avventuroso decisi di indagare, senza pensarci nemmeno un istante decisi di volerne sapere di più.

Intanto le giornate procedevano normali, per quanto riguardava la mia ricerca, è alquanto strano, ma ho fatto delle scoperte sensazionali trovai nei dintorni della grotta alcune tracce che gli altri non trovarono; esse portavano direttamente a una cascata all’interno della foresta.

Decisi di perlustrare la zona in cerca di qualcosa d’interessante; fronde e alberi secolari a sinistra e a destra a perdita d’occhio fin giù la costa, fin quando davanti a me inaspettatamente si palesò un lago con una stupenda cascata ed un piccolo ponticello in legno chiaro, sembrava un dipinto uscito dalla tela di un pittore impressionista.

Gli occhi facevano fatica a sostare su così tanta bellezza della natura, ogni angolo racchiudeva così tanto impegno da parte di madre natura per creare un luogo così incantato, ammirando gli spruzzi d’acqua che cadevano dalla cascata, mi diressi verso la fine del pontile, decisi di togliermi le scarpe sedermi e provare a sentire se davvero come immaginavo quello specchio d’acqua cristallino fosse stato freddo; niente affatto era al punto giusto nonostante il calore dei raggi del sole.

Mi persi nei miei pensieri, fantasticavo, pensavo a Noah alle nottate fuori casa sua, sotto il pergolato bianco e colmo di glicine viola tendente al bianco candido, a quella brezza estiva che sapeva quasi di vaniglia; all’epoca ci divertivamo tanto facevamo baldoria alle feste, sempre e solo noi due insieme, avevamo amici, sempre e solo due amici.

****

— Troppi pensieri creano tanti problemi diceva mia mamma! — mi feci scappare a voce alta, forse era meglio perlustrare da un’altra parte, senza ancora aver messo fuori il tallone dall’acqua, sentii una sensazione strana, mi guardai attorno a prima vista nulla di anomalo, però poi quando mi sporsi in avanti notai sul fondo del lago delle pietre con incise sul dorso e i lati dei strani segni e simboli antichi, li si che mi spaventai.

Uscii dall’acqua per riflettere un attimo e dissi: — Questa storia non mi piace è troppo strano aver avuto un’intuizione che altri non hanno avuto fin ora. Voglio capirci di più — il mio sguardo improvvisamente si posò sulla cascata, sentii delle voci, intimai: — Ehi là dietro, chi c’è, guarda che non mi fai paura! — feci il giro del lago, più incuriosita che sopraffatta dai rumori provenienti da dietro il muro d’acqua, decisi di attraversarlo usando la giacca evitando di infradiciarmi tutta.

Sbucai dall’altra parte, non vidi nessuno, il fatto strano non era proprio questo ma come per magia o non so cosa realmente, mi ritrovai con i vestiti completamente asciutti, non potei far a meno di pensare che:

A. Qualcuno si fosse preso gioco di me

B. Tutto ciò era solo frutto della mia immaginazione e che stavo nel mio caldo e soffice letto

Mi ricomposi ed esclamai: — Ma che? Non è possibile una cosa del genere —

Col senno di poi voltandomi, vidi solo l’acqua che a mano a mano rallentava la sua discesa, quasi come se il tempo si fermasse, indietreggiando goffamente senza volerlo urtai qualcosa.

Senza voltarmi sentii un freddo pungente di un tocco aspro sulla pelle quasi da darmi una scarica elettrica su per la schiena; girai la testa di tre quarti, e i miei occhi s’illuminarono.

Davanti a me si stagliava una grandissima porta tutta ricoperta di pietre preziose dalle svariate sfaccettature e dimensioni: lapislazzuli, zaffiri, diamanti, ametiste, rubini, giade, topazi, acquemarine, smeraldi, malachiti, quarzi, occhi di tigre, diaspri, sugliti, perle e altrettante rare gemme; che risplendevano alla luce proveniente da dietro le mie spalle.

Una scarica positiva nel mio corpo aveva preso il sopravvento ora non avevo motivo di aver paura, pensai: A tutto c’è un motivo quindi dai, fatti avanti ed esplora

Presi coraggio, impugnai la maniglia, era di una bellezza strabiliante fatta tutta in vetro di tutti i colori dell’arcobaleno con incastonati vari pezzi di ametista uno diverso dall’altro, quasi per un istante ho pensato che al solo sfiorarla avrei potuto romperla.

Varcata la soglia, dall’altro lato della stanza spuntato da chissà dove, scorsi una strana figura, bassa bitorzoluta con naso all’insù e abiti strani quasi da cerimonia, se ne stava seduto su uno sgabello dormendo meravigliosamente; russando a più non posso.

Spaventata da quella visione non poiché fosse una creatura strana che russava, ma all’idea nitida che fossi capitata non a caso in un mondo cui da piccola ci credevo fermamente, rinsavii al punto d’indietreggiare con tutta la mia grazia ed eleganza al punto d’urtare una colonna di vetro con sopra un vaso traboccante di gemme preziose al cui colpo, un disastro, un frastuono e boom in mille e mille pezzi a terra.

Ero un fascio di nervi, evitai di muovermi per non fare altri danni, guardavo solamente a terra il disastro appena compiuto; non curante di ciò che avessi attorno a me; un urlo assordante mi trafisse i timpani: INTRUSOOOOOO!! — il nano prima dormiente urlando e puntandomi il dito contro, con uno scatto impercettibile prese al di sopra una colonna di vetro, un corno d’avorio per dare l’allarme generale.

Scappare, era la mia unica scelta, in preda al panico forzai l’ultima porta da cui ero uscita, niente; le mie forze non erano abbastanza da portarla aprire.

****

Io non sapendo cosa dire, abbassai lo sguardo in segno di tristezza per quel che era accaduto in tutti quegli anni a quella povera gente; ma allo stesso tempo non riuscivo a concepire cosa centravo io in tutta quella storia.

Così dissi: — Regina Wendal, sono onorata perché nemmeno conoscendomi, mi date tutta questa fiducia ma a malincuore non saprei proprio come aiutarvi —

La Regina disse: — Piccola mia, tu appartieni a questo mondo, più di quanto non immagini, se guardi attentamente non appena alzi il piede destro, vedrai che sulla pianta, c’è secondo te un semplice neo dalla forma simile a una foglia, ma non tutto quel che si vede è realtà, infatti, se guardi nello stesso punto del mio piede destro, vedrai lo stesso simbolo —

Io incredula non riuscivo assolutamente a capire e collegare i fatti accaduti, in un primo momento quindi mi limitai a fissare quel simbolo sotto il mio piede, poi mi schiarirmi la gola e dissi: — Ma se sia io, che lei abbiamo lo stesso simbolo, questo vuol dire veramente che in un modo o nell’altro faccio parte di questo mondo e sono legata a lei Regina! — mi sorrise e porgendomi la mano mi fece cenno di seguirla.

Mi portò verso una palla di vetro finissima sospesa per aria al suo interno libravano petali, fiori e gemme coloratissime, ad un gesto della mano si manifestarono figure di persone ed animali fantastici, avvicinandosi mi sussurrò che ciò che mi stava mostrando era il passato, le atrocità subite e il presente di Arwuea; quello che da li a poco col mio aiuto sarebbe successo.

Finito il triste racconto di Arwuea, mi voltai verso la Regina e gli dissi: — Regina Wendal, se sono qui con voi circondata da tutte queste creature, voglio che la mia vita qui abbia un senso, abbia un destino scritto da me non da altri; se il popolo di Arwuea ha bisogno di aiuto ed io sono arrivata non per caso, lei mi deve aiutare, poiché inspiegabilmente siamo legate da un vincolo magico, deve spiegarmi in cosa consiste il mio ruolo in questa storia e mi dare ancora molte risposte; riguardo tante cose che sono successe in questi anni, in cui io sono stata assente —

La Regina all’improvviso mi abbracciò e sentii tutto il suo calore pervadermi, mi guardò nel più profondo degli occhi e mi disse: — Emma, sarei veramente onorata di istruirti e informarti su tutto ciò che vuoi, se questo è il tuo desiderio, io lo esaudirò per il bene di Arwuea —

Presi coraggio, impugnai la maniglia, era di una bellezza strabiliante fatta tutta in vetro di tutti i colori dell’arcobaleno con incastonati vari pezzi di ametista uno diverso dall’altro, quasi per un istante ho pensato che al solo sfiorarla avrei potuto romperla.

Entrai col cuore che quasi mi scoppiava in petto, mi ritrovai di fronte ad un'altra porta ancora

più bella ed elaborata di quella precedente ed esclamai: — La trama s’infittisce, molto bene allora dovrò fare del mio meglio

****

Varcata la soglia, dall’altro lato della stanza spuntato da chissà dove, scorsi una strana figura, bassa bitorzoluta con naso all’insù e abiti strani quasi da cerimonia, se ne stava seduto su uno sgabello dormendo meravigliosamente; russando a più non posso.

Spaventata da quella visione non poiché fosse una creatura strana che russava, ma all’idea nitida che fossi capitata non a caso in un mondo cui da piccola ci credevo fermamente, rinsavii al punto d’indietreggiare con tutta la mia grazia ed eleganza al punto d’urtare una colonna di vetro con sopra un vaso traboccante di gemme preziose al cui colpo, un disastro, un frastuono e boom in mille e mille pezzi a terra.

Ero un fascio di nervi, evitai di muovermi per non fare altri danni, guardavo solamente a terra il disastro appena compiuto; non curante di ciò che avessi attorno a me; un urlo assordante mi trafisse i timpani:

INTRUSOOOOOO!! — il nano prima dormiente urlando e puntandomi il dito contro, con uno scatto impercettibile prese al di sopra una colonna di vetro, un corno d’avorio per dare l’allarme generale.

Scappare, era la mia unica scelta, in preda al panico forzai l’ultima porta da cui ero uscita, niente; le mie forze non erano abbastanza da portarla aprire.

Ero bloccata dentro quel posto, non potevo più uscire, pensai a quello che quell’essere avrebbe potuto farmi, torturarmi o portarmi al cospetto di qualcuno che mi avrebbe giudicato come intruso e magari messo alla gogna o peggio, mi ripresi e pensai: — Ora bisogna trovare un nascondiglio, eccolo! — il mio sguardo si posò su un fitto groviglio di cespugli sparsi, dai colori alquanto strani di un blu cobalto frastagliato di un viola scuro, tentai così la fuga dalla morte certa, cercando di non far rumore.

Tirai un sospiro enorme sempre col cuore che pompava all’impazzata.

Da lontano vidi un gruppo di figure che a malapena distinguevo, sapevo con certezza che non avevano origini umane, quelle erano creature fantastiche di altro mondo; spiriti della natura, comuni animali a parte qualche unicorno e giovane drago.

Sapevo che mi stavano cercando, all’idea non mi spaventai, sapevo che ero finita lì per un motivo preciso voluto dal destino.

Perlustrando la zona con lo sguardo non vidi nessuno, uscii dal mio nascondiglio per riprendere i passi verso la porta principale; dinanzi a questa tentai invano di aprirla, provai e riprovai a vuoto; ogni tipo di tentativo falliva.

Ci sarà un cavolo di modo, qualsiasi per aprire questa maledetta porta anche perché non vorrei starmene qui in questo bosco con quelle strane creature intorno — nulla di diverso accadde dopo le mie parole, la porta non si muoveva di un centimetro e la fame e il freddo stavano prendendo possesso del mio corpo; perché stava calando la notte.

Rizzai l’udito e inaspettatamente sentii dei passi, non passi di persone ma un suono familiare che mi faceva pensare al passato, era chiaramente il rumore di zoccoli sul terreno che minuto dopo minuto crescevano e si avvicinavano, girandomi li vidi davanti a me, uno di questi uno splendido unicorno bianco con passo deciso mi si avvicinò.

Era maestoso, con una muscolatura possente con una folta criniera nera tutta intrecciata di piccole rose rosse, e uno strano disegno posto sopra la coscia destra.

Bisbigliai guardandolo: — Ma io quello l’ho già visto — mi tirai un pizzicotto per farmi svegliare da quel sogno fin troppo realistico, niente di niente, feci un respiro profondo e rivolsi lo sguardo all’unicorno, che come se nulla fosse successo iniziò a parlare; mi disse che non dovevo aver paura di tutto quel che mi era successo che dovevo affidarmi a lui e che se volevo delle risposte dovevo saltargli in groppa e cavalcare fino al rifugio della regina Wendal che mi avrebbe aiutato.

Dopo aver ascoltato con fare incredulo dissi: — Ma è tutto vero, tu, si tu e poi che parli, quei cosi strani bassi con le orecchie e nasi strani, i draghi e il resto??!! — l’unicorno disse: — Sì, ma non preoccuparti loro ignorano chi sei, non sanno nulla sulla tua storia, mentre c’è chi può aiutarti a scoprirne di più, se tu vorrai dovrai solo seguirmi —

Senza esitare, gli salii in groppa e iniziammo a cavalcare lungo tutto l’intero bosco di Nanxs e attraverso il varco chiamato Rawner, fino ad arrivare finalmente a destinazione.

Scesi dolcemente e l’unicorno mi condusse verso una strada tra la vegetazione, mi portò di fronte ad un grande albero con anche lì un’altrettanta meravigliosa porta, ma a differenza dell’altra era intagliata nel legno e impreziosita dalla natura circostante, come funghi e fiori di ogni colore e specie.

Mi voltai verso la mia guida, che disse: — Emma, ora tocca a te, è il momento di scoprire perché sei qui, il mio compito per ora è finito, ci rivedremo sicuramente molto presto — la accarezzai sul muso e m’incamminai oltre la porta, vidi il corpo centrale dell’albero e le scale tutte incastonate nel tronco centrale, salii e salii fino ad arrivare a metà strada e proprio mentre stavo per girare l’angolo, fui investita da un vento leggero, caldo e dal profumo dolce di pesca.

Con mia sorpresa, vidi venire verso di me una fata dalla polvere magica argentea che non curante del fatto che magari potessi fargli del male, mi si posò sulla spalla destra e arrivò fino al mio orecchio per sussurrarmi qualcosa.

Purtroppo a malincuore non capivo la loro lingua, seppur fossi capace di capire l’unicorno, infatti, questa cosa sul momento mi fece molto riflettere.

A un certo punto la fata decise di farmi lei da guida, stavolta mi prese per un dito e mi fece capire che senza dubbio sapeva la giusta direzione, arrivati in cima all’albero mi ritrovai circondata da fate, folletti ed elfi che non smettevano un attimo di donarmi doni come gemme preziose, ghirlande di fiori; frutti e cibo che dove abitavo io non avevo mai visto.

Incuriosita, assaggiai un frutto rosso con entrambe le estremità dei fili blu, era dolcissimo ma allo stesso tempo aspro, era una delizia.

Tutto quel trambusto mi faceva piacere, ma non riuscivo ancora a capire come mai l’unicorno bianco mi aveva condotto in quel posto con tutte quelle creature, all’improvviso, tutta la gente che mi circondava si spostò lungo i lati creando un sentiero che portava verso un'altra scalinata, al momento non capii tutto ciò ma in seguito intuii che a quella gente fu ordinato qualcosa di preciso.

Mi diressi verso la maestosa scalinata d’oro, feci il primo passo in avanti e appena poggiato il piede sullo scalino, questo scomparve mi fermai e girai verso il gruppetto di creature, per un attimo vidi la fata di prima che m’incitava a sbrigarmi a salire, presi il consiglio alla lettera e avanzai coraggiosa perché sapevo che in cuor mio, una volta arrivata in cima, mi attendeva sua maestà la regina Wendal, sovrana di tutta la popolazione di Arwuea.

Era lì davanti a me, bellissima, eterea e leggiadra m’inchinai per rispetto, non appena alzai lo sguardo con fare gentile, mi sorrise e con un gesto affettuoso mi accarezzò la guancia.

Incominciò a parlare: — Salve mia cara, oggi sei la benvenuta tra di noi, sei arrivata in ampio ritardo, ma questo non importa; quel che è più importante adesso è che tu sei sana e salva grazie all’aiuto di Yudal, il nostro valoroso unicorno sacro, che ti ha condotto da noi per salvarci da questa guerra sanguinosissima che da decenni si sta abbattendo sul popolo di Arwuea! —

A sentire quelle parole da poco pronunciate dalla regina dissi guardandomi attorno: — Con il vostro permesso, mi ritrovo qui sola in un luogo a me sconosciuto, non mi aspettavo di brandire spada e scudo per combattere? Sono solo una ragazza di venti anni con nessuna abilità da Voi richiesta, non vorrei crearle problemi con la mia presenza, mi sa tanto che avete sbagliato persona, Sua Maestà —

La Regina Wendal mettendomi una mano sulla spalla replicò con tono autorevole ma allo stesso tempo premuroso e quieto: — Emma, sebbene il tuo destino sia legato a tutta la gente che vive qui, in questo mondo al di fuori del tuo, non immagini nemmeno le sofferenze che abbiamo passato in questi anni in attesa che qualcuno venga a salvarci —

Io non sapendo cosa dire, abbassai lo sguardo in segno di tristezza per quel che era accaduto in tutti quegli anni a quella povera gente; ma allo stesso tempo non riuscivo a concepire cosa centravo io in tutta quella storia.

Così dissi: — Regina Wendal, sono onorata perché nemmeno conoscendomi, mi date tutta questa fiducia ma a malincuore non saprei proprio come aiutarvi —

La Regina disse: — Piccola mia, tu appartieni a questo mondo, più di quanto non immagini, se guardi attentamente non appena alzi il piede destro, vedrai che sulla pianta, c’è secondo te un semplice neo dalla forma simile a una foglia, ma non tutto quel che si vede è realtà, infatti, se guardi nello stesso punto del mio piede destro, vedrai lo stesso simbolo —

Io incredula non riuscivo assolutamente a capire e collegare i fatti accaduti, in un primo momento quindi mi limitai a fissare quel simbolo sotto il mio piede, poi mi schiarirmi la gola e dissi: — Ma se sia io, che lei abbiamo lo stesso simbolo, questo vuol dire veramente che in un modo o nell’altro faccio parte di questo mondo e sono legata a lei Regina! — mi sorrise e porgendomi la mano mi fece cenno di seguirla.

Mi portò verso una palla di vetro finissima sospesa per aria al suo interno libravano petali, fiori e gemme coloratissime, ad un gesto della mano si manifestarono figure di persone ed animali fantastici, avvicinandosi mi sussurrò che ciò che mi stava mostrando era il passato, le atrocità subite e il presente di Arwuea; quello che da li a poco col mio aiuto sarebbe successo.

Finito il triste racconto di Arwuea, mi voltai verso la Regina e gli dissi: — Regina Wendal, se sono qui con voi circondata da tutte queste creature, voglio che la mia vita qui abbia un senso, abbia un destino scritto da me non da altri; se il popolo di Arwuea ha bisogno di aiuto ed io sono arrivata non per caso, lei mi deve aiutare, poiché inspiegabilmente siamo legate da un vincolo magico, deve spiegarmi in cosa consiste il mio ruolo in questa storia e mi dare ancora molte risposte; riguardo tante cose che sono successe in questi anni, in cui io sono stata assente —

La Regina all’improvviso mi abbracciò e sentii tutto il suo calore pervadermi, mi guardò nel più profondo degli occhi e mi disse: — Emma, sarei veramente onorata di istruirti e informarti su tutto ciò che vuoi, se questo è il tuo desiderio, io lo esaudirò per il bene di Arwuea —

Un’esplosione di petali e fiori ci travolse, come segno che d’ora in avanti il popolo di Arwuea, aveva finalmente ritrovato la pace.

Capitolo 2

Speranza

Intanto sulla Terra, le ricerche da parte della forestale continuavano senza sosta e Thomas gestiva la quotidianità senza tener conto, anche se per un paio di giorni sua sorella maggiore non rincasava; diciamo anche solo per cambiarsi d’abito o farsi una doccia.

Al di là di questo, notando che i giorni da 2 si fecero 4 si allarmò parecchio, arrivando addirittura a chiamare i loro genitori giusto per chiarire se Emma avesse qualcosa da ridire sul vivere insieme a suo fratello, ma la risposta dei suoi fu diretta schietta e senza sentimento: — No Thomas, noi non vediamo Emma da più di un mese, ormai dovresti saperlo! —

Non molto contento di ciò che i suoi nutrivano per entrambi, si recò all’ufficio della forestale all’interno del bosco dietro casa e incominciò a chiedere informazioni.

Il Capo della forestale, il maggiore Joe Menphs decise di aiutarlo nelle ricerche intorno alla proprietà, partendo dagli ultimi luoghi fino ai più casuali movimenti fatti dal giorno della scomparsa.

Passarono due giorni e non si riuscì a risolvere niente, il terzo giorno Thomas decise di ribellarsi e tentò in solitaria le ricerche inoltrandosi sempre più nella foresta, imprudente andò sulla scena del ritrovamento di quelle strane impronte d’animali e vide nascosto sotto un sasso, un brandello del maglione preferito di sua sorella, in preda al panico sentendo che la situazione si faceva via via sempre più intricata decise di dirigersi verso una collinetta vicino alle cascate.

Distrutto, riconobbe che ormai per sua sorella non c’era più alcuna speranza; passo dopo passo scendendo la collina si sentì perdere le forze, sedendosi a terra con testa fra le gambe iniziando a piangere, ebbe l’impressione definitiva di smarrimento.

Mentre le speranze volavano via come il fumo dei camini accesi nel freddo inverno, alzando lo sguardo sulla cascata vide nell’acqua alcuni strani segni come se fossero stati disegnati proprio a filo d’acqua; in un primo momento non ci fece caso, poi per avere la prova che non fosse diventato matto, asciugandosi le lacrime che gli rigavano il viso; si accorse che quello che stava vedendo era del tutto vero.

Quegli strani simboli non avevano significato per lui, più ci pensava più non riusciva a mettere insieme i pezzi, così chinandosi su se stesso con la testa fra le mani e avanzando di un passo inciampò in avanti, in modo tale che sporgendosi verso l’acqua, i suoi occhi potessero vedere quella strana simbologia.

Girò lo sguardo alla sua destra, capì cosa doveva fare, andare nella direzione mostratagli dai simboli.

Voltandosi trovò a circa 2 metri un albero dai rami intrecciati in più e più spirali, qua e là foglie di un verde misto arancio e rosso, molto insolito per la stagione; aveva un tronco marron nocciola alquanto massiccio, ruvido al tatto e con svariati buchi qua e là causato da qualche strano piccolo insetto.

****

Sentiva che quella era la direzione giusta, girò attorno aveva un diametro di notevoli dimensioni ci saranno voluti anni e secoli per farlo crescere, neanche a metà giro s’interruppe; poggiò la mano e provò una sensazione di umido e rugoso, graffiò la corteccia quasi a scoprire qualcosa.

Un messaggio, non uno qualunque, un avvertimento:

— Se vuoi rivedere tua sorella sana e salva, dovrai mostrare questo messaggio a un umano con cui lei stessa ha un legame forte indissolubile; questa persona a sua volta con certezza capirà il suo compito —

— Un avvertimento per gli “intrusi” non distruggete questo posto perché questo è il luogo, la dimora in Terra degli spiriti di Arwuea!—

Thomas non aveva la ben che minima idea sul da farsi ma ripensando alle parole appena lette; gli venne un lampo di genio ed esclamò: — Ma che stupido! Ovvio che si riferiva a lei — Christy Ward, la migliore amica di Emma, si conoscevano da quando erano bambine poi d’improvviso tutto cambiò, la famiglia di Christy decise di trasferirsi a Londra per assecondare il lavoro di entrambi i genitori.

Persero i contatti per i due mesi successivi che lei si stabilì definitivamente in Inghilterra; fu un duro colpo per Emma ma anche per lui.

Così Thomas decise di tornare a casa mettendosi alla ricerca di Christy, tramite amici di amici e alla fine la trovò; si trovava a New York per sette giorni, per uno stage di fotografia.

La chiamò e fortunatamente riuscì a trovarla subito al telefono; dopo pochi minuti di conversazione venne al nocciolo della questione; dicendo e implorando Christy di raggiungerlo ad aiutarlo per ritrovare sua sorella.

In un primo momento Christy fu scostante,ma dopo che Thomas gli spiegò il motivo nei minimi particolari, lei senza indugiare accettò.

Arrivata a San Francisco, Christy fu informata dalla A alla Z di tutto quel che era successo da quando Emma scomparve misteriosamente; aveva compreso la gravità della cosa e sapeva benissimo ciò che doveva fare per aiutarlo, ma per vari motivi non poteva al momento parlarne con nessuno.

A tal proposito, raccontò a Thomas una balla enorme per non farlo insospettire e alla fine gli diede la sua parola che in tre giorni al massimo Christy sarebbe riuscita a trovare sua sorella.

Così iniziò le ricerche, poiché sapeva già cosa fare e non aveva dubbi quale strada percorre in quel bosco grandissimo, si diresse senza sosta verso la cascata, passò sotto e si trovò di fronte alla prima porta l’oltrepassò e s’inoltrò tra i cespugli fino a trovare in una radura Yudal, la guida del regno.

Dopo una breve chiacchierata, decise di aiutare Christy a ritrovare la strada per il rifugio della Regina Wendal, poiché dopo tanti anni non si ricordava più la strada, arrivati i due, si scambiarono uno sguardo d’intesa e con passo deciso avanzò verso la porta del rifugio, salì le scale e improvvisamente tutta la gente indaffarata si fermò per vedere il nuovo ospite.

Tutti quanti gli corsero incontro per festeggiare il ritorno della seconda Sebah (1), nella storia di Arwuea.

Non appena si girò vide lei, la sua migliore amica Emma, gli corse incontro e l’abbracciò con tutte le forze che aveva ancora in corpo, per circa mezz’ora restarono a raccontarsi del più e del meno di tutti quegli anni passati lontane una dall’altra ed anche di come mai Emma ignara di tutto non ne sapeva nulla solo fino a 4 o 5 giorni fa di tutta la storia di Arweua e del compito che a di lì a poco dovevano portare a termine.

Christy dopo avergli parlato di cosa dovevano fare esattamente portò Emma dalla Regina Wendal per esporgli il piano d’attacco; Ella iniziò a parlare con tono solenne: — Ragazze, è per me una vera gioia vedervi di nuovo assieme qui ad Arweua, insieme costituite per noi tutti fonte di speranza, insieme ora sappiamo che il male che sta dilaniando la nostra terra da tanto tempo sparirà per sempre!

Emma e Christy si strinsero l’una all’altra e rivolsero lo sguardo oltre le spalle della Regina, videro una porta illuminarsi di un rosso porpora intenso.

La Regina porse entrambe le mani verso le ragazze per condurle al di là della Porta Rossa, le fece sedere su delle grandi nuvole dorate ed iniziò a spiegar loro il piano d’attacco.

****

Decisero in poche parole, d’infiltrarsi tra i nemici recuperare un oggetto assai caro e indispensabile per la sopravvivenza del popolo: la Sfera d’Ambra, un’ampolla contenente una fata della natura molto particolare, colei che donava speranza e splendore a tutti gli abitanti, ma non solo, l’essenza che questa aveva, poteva a colei o chi la portasse al collo donare un potere straordinario, illimitato e molto forte ovviamente a seconda dell’utilizzo che se ne voleva fare.

Ma c’era un problema, la linfa vitale a poco a poco si stava spegnendo da quando fu catturata dal perfido servo di Ungaldh, Swell Brom.

La sete di avidità e soprattutto di vendetta da parte del malvagio Ungaldh aveva appunto, portato alla guerra voleva far pagare personalmente alla Regina, l’umiliazione e l’esilio subito in passato, in parte riuscì nel suo intento rubando l’ampolla, rinchiudendola nelle segrete del castello, in un forziere di cristallo sorvegliato da un uomo chiamato El Ros Rogo, si credeva avesse ucciso più di mille uomini nella sua vita, era un killer spietato studiava le mosse nei minimi particolari e si vociferava in giro che non sbagliava mai un colpo.

Il loro compito delle due ragazze questo punto era chiaro, anche se non erano molto convinte di affrontare un uomo del genere, così insieme decisero seriamente di prepararsi per alcuni giorni prima di intraprendere il viaggio, verso le terre di Garvan...

(1) Sebah - SALVATRICE



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: