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lavoro pubblicato lunedì 8 maggio 2017
ultima lettura venerdì 14 giugno 2019

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Cronache delle terre di Aidrabmol - Capitolo 8

di Chyprill. Letto 172 volte. Dallo scaffale Fantasia

aCapitolo Ottob     Le terre dell’ovest che puntano a nord verso il confine montuoso erano zone dalla caratteristica conformazione, a tratti piane a tratti collinari, i dolci pendii declinavano in ampie vallate per poi risalire nuova...

aCapitolo Ottob

Le terre dell’ovest che puntano a nord verso il confine montuoso erano zone dalla caratteristica conformazione, a tratti piane a tratti collinari, i dolci pendii declinavano in ampie vallate per poi risalire nuovamente ma senza sforzo offrendosi come terreno per boschetti di castagni e faggi.

Lo sterminatore con il suo buon passo era quasi giunto al limite ovest dove si trovava il lago confinale di Onabrev, il sole stava calando di conseguenza decise di riposare alcune ore a riparo di un grosso albero. Finita la breve sosta sarebbe ripartito quando il crepuscolo avesse ormai ingoiato tutta la zona.

Non si stava muovendo a casaccio, sapeva dove stava andando ed aveva intenzionalmente mandato la figlia a sud; seduto con le ginocchia piegate e ben nascosto tra un grande groviglio di radici prima di assopirsi si decise ed estrasse dalla tasca ciò che vi aveva nascosto il giorno della partenza, il giorno in cui aveva incontrato le guardie reali.

Si trattava di un foglio di carta da lettera ormai un po’ sdrucito dal tempo ma su cui ancora si intravedevano i segni della ceralacca blu distintiva del vessillo del regno.

Non pareva una missiva ufficiale, era vergata a mano in una grafia traballante, lui la lesse e la rilesse una seconda volta poi lentamente la ripiegò e la ripose nella tasca da cui l’aveva estratta. Chiuse gli occhi è cadde subito in un sonno profondo e pesante quando si sarebbe risvegliato l’avrebbe atteso l’ultimo tratto che conduceva alla meta da lui designata.

La gente del luogo era gente piuttosto schiva, viveva in piccoli conglomerati di case tutte ammassate le une sulle altre e mal tolleravano i forestieri forse ancora memori delle sanguinose battaglie svoltesi in quei luoghi durante i periodo delle grandi guerre quando il regno era in continuo mutamento ed i confini ogni giorno venivano modificati.

A differenza dei popoli del nord dove erano abituati a difendersi e non ha nascondersi gli abitanti dell’ovest erano impauriti e poco belligeranti per natura al punto tale che mai si sarebbero sognati di avventurarsi nel fitto di un bosco e anche solo perdere di vista il proprio villaggio in lontananza li avrebbe messi in agitazione.

Allo sterminatore però importava poco dei locali, ciò che l’aveva spinto a ovest alla ricerca era il vallo del Onicit che si trovava all’estremo angolo del regno nel punto in cui il fiume si gettava nel lago, il punto più vulnerabile del confine.

Il vallo viveva di vita propria, una città fortificata crocevia di popoli dove la legge era evanescente ed ognuno portava rispetto soltanto al proprio tornaconto.

Erano decenni ormai che non metteva piede da quelle parti ma lui, lo sterminatore, era noto più del sovrano stesso.

Sapeva che i segni del tempo che solcavano il suo viso e il pugnale e l’arco da cacciatore non sarebbero serviti a mascherare la sua identità ma non poteva fare altrimenti che recarsi in quei luoghi perché sapeva che quello era il posto in cui avrebbe trovato le uniche persone in grado di violare le difese del castello e far sparire una principessa.



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