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lavoro pubblicato lunedì 8 maggio 2017
ultima lettura martedì 18 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il marchio del dannato

di Gehrman. Letto 265 volte. Dallo scaffale Horror

"Il nostro desiderio d'oscurità ci sazia e placa i nostri terrori.Ricerca l'antica oscurità, ma temi la fragilità dell'uomo, i loro desideri sono deboli tienilo a menti. Non rifiutare l'oscurità e lascia che il banchetto inizi" Malleus Maleficarum

Il marchio del Dannato
Alla sede del New Maryland Daily Times, verso le 5 del mattino, ci è stato consegnato un pacco contenente queste poche pagine sparse scritte a mano da un autore senza nome che a giudicare dalla calligrafia doveva essere palesemente in stato di agitazione. Dando per scontata la serietà del nostro giornale, inizialmente non ci è stato dato alcun "via libera" circa la pubblicazione di questo articolo. Tuttavia alla luce delle recenti indagini che il dipartimento dello sceriffo della contea dell'Essex ha condotto nella cittadina Yahar'gul, ci sentiamo in dovere di trascrivere per intero la storia che uno sconosciuto firmatosi "Il Marchiato" ci ha fornito.
"Non capita di rado nella contea dell'Essex imbattersi in macabre storie d'indicibile assurdità, perlopiù raccontate da vecchi paesani che, troppo dediti all'alcol, finiscono con l'essere additati come pazzi o malati di mente. Si arriva così a non dar credito alcuno a questi poveri diavoli, daltronde troppo spesso in queste lande dimenticate dagli dei girano leggende la cui veridicità non può in alcun modo essere dimostrata. Tuttavia basterà trascorrere meno di una giornata nei sudici quartieri del porto della città di Yharnam per capire come senza essere messe in discussione queste folli storie riscuotono un successo impensabile ai più. "Gli stranieri, "quelli di fuori", come vengono chiamati con un forte tono di disprezzo dai beceri ignoranti che bazzicano quelle zone malfamate, non conoscono Yharnam, rimarrebbero affascinati o traumatizzati a vita dai fatti di cronaca che da più d'un secolo accompagnao la storia della nostra amata cittadina". Queste sono le parole che spesso si possono sentire dagli abitanti di quell'angolo d'inferno se per qualche folle ragione uno straniero dovesse irrompere nella loro squallida quotidianità, o peggio dovesse affittare una stanza nelle loro ignobili bettole che si ostinano a chiamare locande. V'è pur da dire che un contrabbandiere quale sono non ha alcuna pretesa nella sua vita se non un letto caldo e del buon whiskey. In fretta e furia avevo dovuto preparare i bagagli e fuggire da Waltham a bordo di un'auto che mesi prima il signor Griggs si era procurato, dio solo sa in che modo. E palese come il contrabbando di alcolici sia represso con estrema violenza da parte del governo, la morale di quei banchieri, giocatori di borsa e porci industriali è semplice: a noi i soldi, a voi la galera. Eppure, mai come allora le retate della polizia si erano fatte così incessanti e, troppo spesso, finivano in sanguinose sparatorie in cui la gente come noi nulla poteva contro le decine di agenti addestrati che assalivano l'intero quartiere del South Side. Così, resomi conto che da settimane l'unico contrabbandiere in attività della zona ero io, mi organizzai col mio complice William Griggs per lasciare la città e dedicarci a piccoli e occasionali furti d'appartamento prima di raggiungere Rockport. Da lì s ci saremmo dovuti imbarcare in un traghetto qualsiasi che ogni giorno parte in vista del porto di Yarmouth in Nuova Scozia, in cui le nostre leggi da dittatura totalitaria ancora non sono arrivate. Tuttavia, l'avventura del signor Griggs è terminata prematuramente proprio nell'ultimo di questi furti nella maledetta cittadina di Yahar'gul. Quando vidi la testa mozzata del mio complice stretta nella morsa della mano della vecchia che sarebbe dovuta essere la vittima del nostro lavoro, fuggii correndo come un pazzo per le vie di quella cittadina infame dimenticandomi addirittura di avere un auto. Presi il primo treno che trovai alla stazione senza neanche sapere dove andasse. Fortuna vuole che la sua meta fosse Gloucester, un paesino a poche miglia da Rockport. Eppure, a causa di un guasto al motore, ci fermammo a Yharnam. Naturalmente la compagnia si scusò per l'inconvenente con tutti i passeggeri assicurandoci che ci avrebbe rimborsato del pernottamento in città e che entro le sei del mattino successivo il treno avrebbe ripreso la sua corsa. Poco mi importava di stare a protestare insieme agli altri passeggeri, l'unica cosa che mi premeva era il non attirare l'attenzione e partire il prima possibile. Un ex galeotto in possesso di non pochi contanti che si aizza contro onesti lavoratori delle ferrovie statali non riscuote molto credito in un aula di tribunale. Mi rifugiai nella prima sudicia locanda che mi capitò a tiro, in cui pensavo che uno con la mia faccia da galera non avrebbe troppo attirato l'attenzione. Inutile dire che la mia abilità nel trovarmi in situazioni pericolose in quel periodo, e non avere neache la decenza (o autoconservazione) di defilarmene, mi permise di cacciarmi ancora una volta in spiacevoli discussioni da bar. Mi appoggiai al bancone chiedendo se c'era "una pinta da sotto". In quel periodo era norma chiedere con queste parole la disponibilità di alcol in una taverna qualsiasi e naturalmente mi fu servita la peggiore birra che potessi mai pensare di bere, probabilmente diluita nell'olio motore. Ma d'altronde, senza Boston che riforniva l'intera regione, ben poca qualità si poteva pretendere. Pagata la birra, una rissa degna del peggior saloon del vecchio west scoppiò a circa due metri da me tra due vecchi sudici, i tipici ubriaconi che nessuno sano di mente vorrebbe mai incontrare. Denti marci, vestiti disgustosamente sozzi e barba incolta, insomma la gente dei quartieri portuali. Poco mi importava di quella rissa. A denti stretti sorseggiavo quell'acquaragia chiedendo all'oste se ci fosse una stanza disponibile per la notte. Pattuito il prezzo il grassoccio locandiere mi diede la chiave chiedendomi di aspettarlo per mostrarmi la mia stanza. Il suo lavoro d'altronde era anche quello di assicurarsi che i clienti non sfasciassero nulla nel locale. Così, mentre cercava di calmare i due attaccabrighe, potei almeno tentare di capire il motivo del litigio. Pareva che la più giovane delle controparti non desse per vere le parole dell'altro riguardo una leggenda di una fantomatica Palude abitata da adoratori del demonio, nella quale a giudicare dal tono del più vecchio questi si era addentrato perdendovi inoltre un amico d'infanzia. Non starò di certo a spiegare i motivi per cui non nutrivo alcun interesse in storie di ricerche di ipotetici tesori; avevo appunto da poco perso un mio caro proprio a causa dell'avidità di ricchezze. Di lì a poco sono stato condotto nell'unica camera libera dal proprietario della locanda il quale, piuttosto in là con gli anni placidamente si arrancava lungo il corrimano di quella scalinata scricchiolante. Dopo vari accorgimenti a cui non volevo dare alcun peso riguardo rumori sospetti e cigolii inquietanti provenienti (la mia solita fortuna) proprio da quella stanza, l'oste mi lasciò finalmente solo indicandomi l'ultima camera in fondo al corridoio per poi fuggire agitato al piano di sotto. La camera, ricavata da una mansarda, era tipica dell'architettura di quella contea squallida come poche e ammobiliata rozzamente e in maniera piuttosto casuale con due comodini in legno e un armadio polveroso recuperati probabilmente tra rifuiti abbandonati. Nonstante il malsano squallore che vi aleggiava, subito mi colpirono i tomi classici e libri decrepiti che abbondavano sui comodini. L'oste mi aveva avvertito che il vecchio proprietario aveva dei gusti particolari e che nonostante avesse preso in fitto la stanza per un'intera settimana, dopo la prima sera dovette andarsene in fretta e furia senza dare spiegazioni chiare. A quanto pare aveva anche abbandonato le sue bizzarre letture come se un terrore indicibile l'avesse messo in fuga. Agrippa di Nettensheim, Willem di Byrgenwerth , Borrellus erano soltanto alcuni degli scrittori coi quali si intratteneva quell'uomo misterioso. Tomi di stregoneria e una vecchia copia in latino del Malleus Maleficarum, di certo non erano quello che i aspettavo di trovare in una locanda sudicia nel porto di Yarnahm. Eppure bisogna pur adattarsi nella vita. Non mi dilettavo nel leggere storie d'esoterismo tuttavia, avendo una vaga idea di come il Malleus di Kramer trattasse di processi alle streghe, ero interessato a darci un'occhiata. Con quello che avevo visto il giorno prima capitare al signor Griggs, non potevo ormai essere più così scettico com'ero sempre stato. Chissà che non avessi scoperto qualcosa di più concreto riguardo queste creature; a patto che i miei occhi non mi avessere tradito quando vidi quella megera della Osborne con in mano la testa senza vita del mio complice. Così decisi di sdraiarmiri sul divano affianco al letto,quest'ultimo troppo sporco e con chiazze di dubbia natura sulle lenzuola per pensare d'essere utilizzato; tirai fuori dalla tasca della giacca la vecchia pipa di legno del mio vecchio e mi feci qualche grossa fumata del poco oppio che mi rimaneva da quando ero partito da Waltham. A quanto pare questo vescovo Kramer, dopo aver studiato i comportamenti delle streghe Europee, si era avventurato nell'insediamento che diventò la cittadina oggi ricordata come Old Yarnahm per dedicarsi alle nuovi correnti esoteriche che stavano appestando a suo dire il nuovo mondo. Sosteneva che la particolarità dei nuovi culti blasfemi delle streghe delle colonie stesse nell'importanza che queste diedero alla magia ocularis. Se le mie conoscenze di latino non mi ingannano dovrebbe significare magia degli occhi. In sostanza si distaccavano molto dai rituali del sangue ai quali si dedicavano quelle del vecchio mondo dando un ruolo preponderante a quello che il vescovo definiva potere dell'intuizione, la reale comprensione del mondo. Un potere che ritenevano di poter raggiungere o tramite il contatto con entità non troppo dissimili dai tipici demoni della tradizione occidentale, oppure tramite l'uso di occhi strappati alle proprie vittime sacrificali, che incastonati in particolari fantocci lignei potevano rimanere "in vita". Passava poi ad elencare dettagliatamente le caratteristiche fisiche che contraddistinguono una strega da noi comuni mortali. "Si annidano tra noi trascinandosi stanche solitamente con bastoni ed arrancandosi come mendicanti, quasi sempre sembrano essere assonnate ma mai possono trovare riposo nel sonno giacchè gli incubi di innumerevoli morti ne straziano le menti. Le si vedono incappucciate per non mostrare i segni di pustole e bizzarre marcescenze sul corpo e, se potenti, sono solite coprirsi il volto per celare agli ignari le bocche deformi e le fauci che abbondano le loro putride bocche. Folle sia l'impavido che osa sfidarle ritenendole semplici vecchie malate, un destino peggior della morte attende tale scelleratezza;verrà marchiato dal vuoto di mani senza corpo e gli sarà data la caccia cosicchè i suoi occhi possano rimanere per sempre vigili nei secoli mossi da queste megere fungendo come lenti del demonio sul nostro mondo. E chiunque vedrà i loro disgustosi visi nell'interezza del trionfo di terrore che le accompagna non troverà pace nella sua vita, poichè molti infatti sono i mezzi a disposizione delle streghe dell'Essex con cui tale sventurato sarà raggiunto dal triste fato di colui che troppo ha visto". Per un attimo sobbalzai dal divano in preda ad un indicibile sgomento. La descrizione che il Malleus Maleficarum dava delle streghe della nostra contea rispecchiava orribilmente i tratti della signora Osborne di Yahar'gul. Che avessi davvero visto una strega? Le zanne affilate come rasoi, i fantocci di legno con cui parlava nel suo soggiorno, il viso deforme e la forza sicuramente disumana con cui aveva mozzato di netto la testa del povero Griggs. Si trascinava come una povera malata per le vie della cittadina col viso sempre coperto. Dio mio cos'era successo a Griggs?La sua testa era priva di occhi. Cosa ne avevo fatto? Ero forse in pericolo anch'io? Saranno state le fumate d'oppio ad impanicarmi e farmi volare di fantasia, ma ero davvero terrorizzato in preda ad un senso di angoscia pressante e ,tachicardico, mi affannavo a continuare nella lettura di quell'aborrito tomo. Ero assalito dall'ansia d'un pericolo invisibile, mi sentivo come un condannato sente la presenza della scure che prende la mira sul suo collo e vive quei due secondi come fossero anni interminabili dopo i quali inevitabile arriva il fendente del boia incappucciato. Ad un tratto mentre, nel tentativo di placare l'ansia, cercavo di dar fuoco agli ultimi tizzoni d'oppio ormai già consumati avvertii un'ondata gelida che da dietro la nuca mi attraversò fulminea le ossa;sul collo avevo un respiro affannoso che proveniva dal vuoto delle pareti di quella sudicia mansarda. Un voce strozzata e fievole si facevo largo a stento nel silenzio della notte ed io, paralizzato dalla disperazione, sentivo la presenza di una qualche incomprensibile paura incorporea che mi avvolgeva le spalle nella sua morsa irreale. Grida sorde in linguaggi incomprensibili rimbombavano nelle mie orecchie pronunciate da una voce soffocata il cui alito marcio mi raggelava il sangue. Quando rinvenni da quello stato di catalessi rendendomi conto dell'insana pazzia che stavo vivendo era ormai tardi. Un pesante braccio invisibile mi sfiorò la schiena e sobbalzai dal divano in preda all'isteria più totale non facendo null'altro che aizzarlo ancor più contro il mio corpo indifeso. Il male senza corpo affondò i suoi artigli nella carne della mia schiena scavando in profondità come volesse trapassare la scatola toracica. Stavolta le appena sospirate parole di prima si trasformarono in urla tumultuose che m'assillavano tuonandomi nella testa e bruciandomi la pelle come se il demonio in persona mi stesse marchiando col suo tridente infernale. Caddi a terra inconsciente dal dolore. Riaperti gli occhi, ero certo che doveva essersi trattato di un sogno, null'altro che immagini e suggestioni ispiratemi dalla droga e nondimeno dalla lettura di quel deplorevole volume che ancora reggevo tra le mani nel frattempo che tentavo di fare mente locale comprendendo che era ormai sorta l'alba. Controllai l'orologio da taschino che avevo nella giacca. Avevo circa un quarto d'ora per raggiungere la stazione prima che l'espresso per Gloucester m'abbandonasse in quella dannata cittadina. Ripresomi dalla confusione mentale di quella notte, persi molto tempo a prepararmi, sebbene dovessi soltanto darmi una lavata al volto e fuggire da quel sudiciume di locanda. Decisi di portare con me quel polveroso Malleus Maleficarum che tanto m'aveva terrorizzato quelle ore; non so neanche davvero perchè lo presi, tanto nessuno se ne sarebbe accorto. Mi affrettai a raggiungere la stazione arrivando, la mia solita fortuna, proprio qualche secondo prima che il treno partisse senza di me. Non appena mi sono appogiato ai sedili del treno, ho sentito un violento bruciare sulla schiena. Non c'era nessun altro nel vagone, così mi sbottonai la camicia e con la coda dell'occhi lo vidi. Mi trovo adesso a scrivere in quello che ritengo essere il mio letto di morte; in molti non crederanno alle mie parole d'altronde neanche io stesso riesco a dar completa fiducia a ciò che i miei occhi vedono ultimamente. E forse oramai giunta la fine della mia avventura. Nessun rimorso, ho vissuto appieno i miei pochi anni in questa terra. Temo soltanto che non sarà semplicemente la dolce morte a cogliermi uno di questi giorni, ho il reale timore che qualcosa di ben peggio dell'eterno riposo si annidi nell'ignoranza delle poche conoscenze che abbiamo del nostro mondo. Chissà un destino più macabro potrebbe toccarmi in futuro giacchè da quella sera a Yarnahm inciso col fuoco infernale sulla mia schiena porto quello che il cacciatore di streghe Kramer chiamava il marchio del dannato. Da allora nelle buie notti avverto i latrati diabolici di creature blasfeme che mi cercano. Volgliono i miei occhi forse.Ma io continuerò a fuggirgli. Ho terminato la lettura di quel tomo polveroso. Dovranno lottare quegli abominei quando verranno a prendermi.


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