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lavoro pubblicato domenica 30 aprile 2017
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VALENTINE (Capitolo 13: Il cuore di Valentine)

di Alexinfaa. Letto 256 volte. Dallo scaffale Fantasia

Smise di piovere e il temporale pian piano si allontanò da Valentine. Quell'essere era scomparso in quel varco oscuro portandosi con se Lancie e lasciando tutti in quella immensa stanza semibuia divenuta ormai quasi vuota. Eran tutti ancora per...

Smise di piovere e il temporale pian piano si allontanò da Valentine.

Quell'essere era scomparso in quel varco oscuro portandosi con se Lancie e lasciando tutti in quella immensa stanza semibuia divenuta ormai quasi vuota. Eran tutti ancora per terra, sconvolti per quello che era successo, turbati per quel qualcuno che era stato chiamato per ucciderli ma che alla fine li aveva salvati.

L'unico suono che si udiva in quell'enorme stanza era il pianto straziante delle donne, mentre tutti gli altri erano in uno stato di shock con lo sguardo fisso nel vuoto.

Shelly con uno sguardo pietoso, guardava la principessa Saintvale che chinata piangeva per terra con le braccia e con la testa poggiata sulle gambe. L'unico che ebbe la forza di parlare fu il principe Ratot che guardando Saintvale per terra a pochi metri da lui, cercava di capire come mai la sua amata principessa piangesse tanto per quell'essere, così, rivolgendosi alla principessa Saintvale gli disse "Sei sta tu! Tu lo hai fatto uccidere!".

A quelle parole Saintvale alzò subito la testa e lo guardò negli occhi, con una faccia distrutta dal dolore, distrutta per quelle lacrime che gli avevano scavato gli occhi. Lei non fiatò, si alzò velocemente e corse via da quella stanza piangendo a squarciagola senza mai voltarsi, come se il correre gli permettesse di poter lasciare alle sue spalle la consapevolezza di ciò che aveva fatto.

Quell'enorme stanza sembrava non finisse mai e più correva più si sentiva responsabile di tutto quello che era successo; alla fine raggiunse la fine della stanza e aprì quell'enorme portone che conduceva al di fuori di quel palazzo.

Appena uscita dal palazzo si ritrovò d'innanzi un qualcosa d'inattendibile che la lascio così sconcertata da smettere immediatamente di piangere. Tutti gli abitanti di Valentine, donne e uomini inginocchiati piangevano e gridando imploravano il perdono difronte a lei, a qualche decina di metri da quel maestoso palazzo reale.

Rimase totalmente turbata per quella scena straziante a cui non riusciva a dar un significato o una spiegazione; quale potesse essere il motivo percui il suo popolo dovesse chiederle il perdono anzi, lei si sentiva ed era la diretta responsabile per quello che era accaduto a quel ragazzo divenuto ormai un qualcuno senza nome.

Ma più guardò il suo popolo e più iniziò a capire che quel suo popolo non piangeva e non pregava per lei, ma per qualcos'altro; gli basto allontanarsi un po' di più da quella gigantesca porta ed avvicinarsi a quel suo popolo per capire che non guardavano lei, guardavano qualcos'altro, quel qualcos'altro che era alle sue spalle.

Li raggiunse per poi voltarsi e guardare in alto, al di sopra di quel suo palazzo, il palazzo che tutti gli abitanti di Valentine lo consideravano il loro principale riferimento, il cuore, il cuore di Valentine.

Era lì che tutti guardavano mentre pregavano e piangevano, al di sopra di quel maestoso palazzo reale, dove delle luci illuminavano il cielo come se fosse giorno.

La principessa Saintvale alzò lo sguardo e alla vista di quelle luci, cadde a terra in un pianto struggente ed interminabile.

Quella notte la principessa, per la prima volta nella sua vita, pregò, ma non pregò per Ale, non pregò per chiedere qualcosa per la sua famiglia o per il suo popolo, prego per lei, pregò solo e soltanto di morire.

Quelle luci sparse su quell'enorme terrazzo del palazzo erano dei fuochi, dei roghi che come tanti aghi infuocati, quella notte bruciavano nel cuore di Valentine.

Quelle fiamme, come in tanti abbracci della morte, avvolgevano i corpi senza vita di tutti coloro che credevano di salvarsi, scappando via da quell'enorme stanza del suo palazzo.



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