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lavoro pubblicato venerdì 28 aprile 2017
ultima lettura domenica 18 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Beshert

di DocHolliday. Letto 682 volte. Dallo scaffale Storia

Quando ero bambino volevo fare il mago. Non l' ho mai detto a nessuno, mi avrebbero preso in giro, la famiglia, gli amici, ero sempre stato circondato...

Quando ero bambino volevo fare il mago.
Non l' ho mai detto a nessuno, mi avrebbero preso in giro, la famiglia, gli amici, ero sempre stato circondato da persone molto pragmatiche, concrete, i sogni e le banalità non avevano mai avuto molto spazio.
Vidi per la prima volta un mago esibirsi dal vivo quando avevo 7 anni, ad una festa estiva, ne rimasi colpito, avevo sempre apprezzato fin da bambino la bravura nella manualità, non solo dei maghi ma di tutti, dagli artigiani in particolare.
Vedevo le persone divertirsi e sorridere, le facce meravigliate e lo stupore. Era questo un mago, un prestigiatore, le persone erano lì non per scoprire i trucchi, ma per farsi stupire con la voglia di farlo.
Tutti guardavano attenti, ed io ero lì sperando di assistere in prima persona alla più grande magia del mondo.
Ad un certo punto il mago portò una scatola gigante sul palco, prima vuota, poi chiusa e poi puff.. Comparve la sua assistente.
Avevo visto fare altre volte quel numero nelle mie cassette, sapevo come andava, non mi meravigliò.
Quello che mi meravigliò però fu chi uscì dalla scatola. Avevo 7 anni parliamoci chiaro, non sapevo neanche cosa fosse un' attrazione, specialmente sessuale, ma era bella lei.
Smisi quasi di seguire tutti i numeri del mago quando lei era sul palco.
Aveva uno di quei vestiti vamposi ai fianchi ed era tutta scosciata, i ragazzi più grandi dietro di me dicevano che gli avrebbero fatto le peggio cose e che si era vestita così perchè le piaceva che la guardassero.
Io però lo conoscevo il suo segreto, era vestita cosi perchè per un' assistente di un mago l' agilità e la libertà nei movimenti è fondamentale per i numeri, tra scatole e doppie porte segrete, deve avere piena libertà nei movimenti. Quei ragazzi non sapevano che dicevano. "Poveri stupidi" pensavo.
Finito lo spettacolo mi alzai più veloce di tutti per cercare di avvicinare il mago, convinto che tutti avessero fatto lo stesso, solo il tempo mi avrebbe spiegato poi che i maghi non hanno ne fama ne lode.
Una volta dietro il palco mentre mi insinuavo tra le persone però mi sbucò davanti lei, l' assistente, abbassò il viso, mi guardò e sorrise, non avevo mai visto denti cosi bianchi, sembrava che una luce fosse scesa per illuminarmi.
Rimasi a bocca aperta, letteralmente dico, un' espressione buffissima.
Si piegò sulle ginocchia mettendosi alla mia stessa altezza e mi guardò, sorridendo mi chiese -"E tu chi sei? che ci fai qui?"
Ero impacciatissimo, riuscivo a vedere i suoi occhi dritto davanti a me, erano di quel verde raro, ci potevo vedere tutti i colori del mare.
Scuotendo il capo per rimettere a posto i pensieri le dissi con estrema sicurezza; -"Io sono un mago!".
Sorrise - "Ah si? allora sei nel posto perfetto per te, qui tutti siamo maghi, quando le tende del palco si chiudono possiamo fare anche le magie più assurde, io per esempio ieri, mi sono mangiata una nuvola."
Forse non sapevo ancora a 7 anni cosa fossero l' amore e l' attrazione, ma credo di aver capito in quel preciso momento della mia vita il vero significato della parola desiderio. Volevo abbracciarla, lo desideravo, non sapevo perchè, ma era questo, questo era, era un desiderio.
Mi diede un bacio sulla guancia che fece un bellissimo rumore e si rialzò, mi sorrise ancora e mi porse la mano. - "vuoi conoscere il mago?"
Chinai il capo per annuire decine di volte.
Mi portò al camerino, credevo che una volta aperta quella porta il mondo dello straordinario mi fosse comparso davanti, i piedi mi dondolavano e gli occhi si spalancavano quasi e riuscire a vedere attraverso i muri.
Bussò e sentì la voce del mago - "Si?"
Lei stringendomi la mano disse - "Sono Maria, c'è qui un tuo futuro collega, posso lasciarlo entrare?"
Maria, ma certo, quale altro nome avrebbe mai potuto avere, come non poteva avere gli occhi verdi e come non poteva scaturirmi quel genere di emozioni. Ma questa, è un' altra storia.
Il mago borbottò qualcosa, non ci capii molto, ma doveva aver detto qualcosa di divertente perchè lei rise e finalmente aprì quella porta.
Mi ci fiondai dentro, l'assistente non entrò chiuse di nuovo e andò via, ma io non ci feci caso, io dovevo vedere, sbiarciare, capire, rubare i segreti dei maghi.
Ne rimasi deluso. Era un camerino piccolo, non piccolissimo ma piccolo. Normale camerino senza magia.
Il mago mi sorrise e mi prese per le braccia, sollevandomi sulla scrivania e facendomi sedere davanti a lui.
Io senza dir nulla presi il mazzo di carte freneticamente dalla tasca del giubbotto e glielo diedi pronto per il grande numero.
Non se lo fece chiedere due volte, prese il mazzo di carte e cominciò a mischiarlo con movimenti naturalissimi, le sue dita sembravano allungarsi in ogni movimento per arrivare al punto esatto della carta.
-"La vera magia è far guardare agli altri in tutti i posti tranne in quello dove tu vuoi che nasca il trucco."
Quando mi disse queste parole successe qualcosa di strano, lo guardai per la prima volta bene in volto, inarcai le sopracciglia per osservare bene, i dettagli, le sfaccettature, notare i particolari e la naturale deduzione che ne consegue erano sempre state la mia maledizione, fin da piccolo. Se osservi bene e osservi troppo, capisci, almeno a me cosi succede, cose che gli altri tengono nascoste e che magari tu stesso non vorresti sapere.
Lui continuava a mischiare e fare numeri, ma il mio interesse era volato totalmente altrove.
Guardavo il suo viso, aveva ancora il trucco di scena, e vidi che quel sorriso, quella espressione così decisa, così gioiosa sul palco, non era altro che un ottimo lavoro delle truccatrici che tanto bene avevano marcato quei tratti.
Nacque in me la paura, il terrore che la magia non fosse quello che pensavo, ma che fosse solo un lavoro come quello che faceva mio padre, dove la sera torni stanco e senza voglia di far niente. Poter scappare da quella sensazione era la cosa che più mi aveva spinto ad avvicinarmi alla magia.
Mi venne un nodo alla gola e senza volerlo gli occhi si fecero lucidi, il mio mondo delle illusioni stava perdendo la sua luce spontanea.
Il mago si fermò guardandomi e mi passò la mano in testa spettinandomi tutti i capelli.- "Hei piccolo che ti prende? sono così male come mago?"
Accennai un leggerissimo sorriso.- "No mi scusi, ma forse non posso più fare il mago."
Mi guardò con uno stupore pieno di tristezza.- "E perchè mai? Non c'è nulla di più bello della magia, puoi fare qualsiasi cosa tu voglia e gli altri saranno prontissimi ad applaudirti e ad ammirarti. Puoi rendere l'impossibile possibile se ci metti la massima passione e inventiva."
Continuavo a guardarlo e la mia maledizione proprio non cessava di notare e pensare, pensare e notare, notare e notare, pensare e pensare.
Trattenni le lacrime che cercavano di uscire.- "Si anche io lo pensavo, ma se è davvero così allora perchè.. perchè lei è così triste?"
I suoi occhi si fecero lucidi quanto i miei in un tempo molto breve.
Mi guardò con affetto, con vero e sincero affetto, credo che neanche mio padre mi abbia mai guardato così.
Mi accarezzò una spalla.- "L' errore più grande che una persona possa fare se vuole essere un mago, è pensare che la magia possa davvero fare magie. Ci sono cose che neanche il più grande mago di tutti i tempi può fare. Noi regaliamo le illusioni, anche se facciamo volare qualcuno c'è sempre un filo nascosto. La magia è quello che tu ti senti nello stomaco mentre la fai."
Lo guardai curioso.- "E perchè allora questo non la fa essere felice? la magia non le piace più? nello stomaco non sente più la magia?"
Sorrise e nel portare lo zigomo vicino all' occhio una lacrima non potette che cadere.- "Accidenti piccolo.. Proprio non vuoi avere ancora pensieri spensierati."
Guardò verso la porta, quasi per controllare che nessuno sentisse.- "Ho visto che hai conosciuto Maria".
Io annuì accennando un sorriso.
-"E' mia figlia, visto che bella?"
Sorrisi.-"Si è bellissima, le assistenti devono essere bellissime, devono distrarre il pubblico."
-"Esatto, bravissimo. La madre di Maria era ancora più bella pensa, aveva tutto quello che di bello ha lei e bello tutto quello che a lei manca, anche se poche cose."
Lo guardai negli occhi, l' ombra della tristezza si fece un pò più cupa.- "Perchè.. Era? dov'è adesso?"
Notai nel suo volto un' espressione nuova che non avevo registrato ancora nella mia mente fino a quel momento.
Mi guardò con un sorriso che era pari ad un pianto, non ho mai più visto un' espressione del genere in tutta la mia vita.
-"E' andata via qualche anno fa. Maria era piccola ma già abbastanza grande per capire e decise di restare con me. Aveva la vera magia lei sai? Quella magia che può far fermare il tempo, era come se tutte le cose, gli alberi, i fiori, l' acqua, il vento e le piante rallentassero quando passava lei, solo per guardarla, era magia pura. Ma io non riuscivo a capirlo, mentre tutto rallentava io correvo senza guardarla. E' difficile fare il mago, essere a passo con i tempi, inventare numeri nuovi e metterli in atto, avevo sempre amato questo lavoro e ci ho sempre messo la massima dedizione."
-"Anche io mi alleno tutti i giorni."
-"E fai bene, è importantissimo, ci vuole costanza e determinazione, sempre, tutti i giorni per tutto il giorno, fino a quando ogni movimento diviene del tutto neturale."
Scosse per un attimo il capo e una forma di rassegnazione marcò il suo volto nonostante tutto il trucco.
-"Devi stare attento però, perchè nella vita puoi incontrare magie incomprese e non capirlo, quel tipo di magie che passano una sola volta, dove non ci sono illusioni, i giochi di mano, e non serve allenamento. Quelle sono magie naturali e se vuoi essere il più grande mago che sia mai esistito devi imparare a riconoscere quella magia e a prenderla subito quando la vedi. Devi averne cura se quella magia decide di far parte del tuo spettacolo della vita. Perchè quelle magie scappano, sono troppo luminose e non permettono alle ombre di esistere in loro presenza."
Mi persi completamente nelle sue parole.- "Che fine ha fatto la sua magia? dov'è andata?"
-"E' andata.. Andata, con uno che non fa neanche il mago, pensa. Che spreco, che terribile e inutile spreco. La più grande magia di tutti i tempi in mani così inesperte e rozze."
-"Sua figlia ce l'ha la magia però, io l' ho vista, l'ho guardate negli occhi prima."
Finalmente un sorriso di gioia gli riempì il viso.- "Si, Maria è piena di magia e fino ad ora ancora nessuno ha scoperto questo segreto, per questo è ancora qui, ma un giorno dovrà far brillare il mondo, spero di non essere ancora troppo vecchio per vederla."
"E tu.." - Mi disse carezzandomi il capo e spettinandomi ancora con fare affettivo - "Tu sei ancora troppo piccolo per una magia così grande."
Sorrisi, finalmente rivedevo la felicità sul suo volto. Sorrisi perchè forse fare il mago era veramente quello che avevo sperato, forse potevo ancora sperare che tutto non fosse così rezionale nel mondo.
Di lacrime non ne avevo più negli occhi, ma avevo di nuovo un gran senso di benessere nel cuore, com'è giusto che sia a quell' età.
Spesso, vorrei poter tornare indietro per prendermi cura di me stesso e spiegarmi molte cose, ero sempre stato curioso e attento. Mi facevo troppe, davvero troppe domande già fin da bambino e questo mi portava ad estreniarmi dagli amici di scuola e non e dai semplici rapporti di circostanza. Trovavo futili i loro interessi e non capivo perchè non avesserero quasi mai domande e non s' interrogassero sui mille aspetti della vita. Fondamentalmente però l' invidiavo anche, sembrava che loro avessero capito tutto, qualcosa che io proprio non comprendevo e che gli permettesse di vivere la vita con una meravigliosa superficialità.
Guardai il mago con entusiasmo, completamente rinvigorito.- "Sarò il più grande mago di tutti i tempi. Troverò la magia vera e capirò i suoi segreti, farò in modo che quella magia possano vederla tutti attraverso me, le farò capire che una magia cosi deve per forza stare con un mago perchè altrimenti non sarà mai completa neanche lei."
Il mago mi sorrise, sembrava che grazie a quelle mie parole un pezzo del suo cupo peso si fosse staccato e sbriciolato via. Leggevo gratitudine nei suoi occhi. Forse quei discorsi, quelle domande e quelle risposte, erano servite più a lui che a me quella sera. Questo l' ho capito anni dopo.
Mi porse di nuovo il mazzo di carte.- "Non togliere mai i Jolly dal mazzo, tutti i maghi lo fanno, perchè certi trucchi se lo spettatore lo pesca non possono essere più eseguiti. Ma non farlo, trova giochi nuovi, inventali e falli tuoi. I Jolly sono le uniche figure che sorridono in un intero mazzo di 54 carte."
Non potetti fare a meno di abbracciarlo, lo strinsi forte, mi aveva riempito di speranze nuove.
Feci un balzo dalla scrivania e piano mi avvicinai alla porta guardandolo, senza dire niente, ci guardavamo e basta, tra maghi, dopo quei discorsi, non c' era bisogno di parole, ci bastava guardare il viso l'uno dell' altro per capire quanto fosse stata importante quella chiacchierata.
Fuori dalla porta cominciai a correre velocissimo, non vedevo l' ora di raccontare tutto a mia nonna, lei era l' unica che conosceva il mio segreto, l' unica che sapevo non mi avrebbe mai preso in giro ma incoraggiato, standomi ad ascoltare e non stare lì, solo ad aspettare il suo turno per parlare, come facevano i grandi.
Correndo però arrivato di nuovo dietro il sipario cominciai a rallentare, le luci erano soffuse e tutte le persone rilassate, vedevo quanto bene si volevano tutti, anche quelli che sul palco non ci salivano mai e sudavano spostando le luci. Era veramente tutto come lo avevo immaginato, quel mondo era pieno di passione e di colori, tutti davano una mano a tutti e tutti lo facevano con gioia e voglia. Era lì che un giorno sarei andato a vivere.
Scesi piano le scale, uno volta uscito dal capannone l' aria umida fece da seconda porta verso la vita reale, verso l' universo vero. Faceva freddo. Strinsi forte il mio mazzo di carte rimettendolo in tasca e mi portai meglio il colletto del giubbotto sotto la nuca.
Le sedie e sgabbellini vari per gli spettatori non c'erano più, c'era solo erba, le luci che prima illuminavano tutto si erano spente lasciando spazio alla notte, e io camminavo a passo lento e a capo chino per cercare di memorizzare tutto di quella sera nella mia mente, sapevo che un giorno quelle parole mi sarebbero servite per non mollare e per ridarmi coraggio, non sarebbe stato semplice.
Mentre camminavo piano un soffio di vento gelido riuscì ad insinuarsi sotto il cappotto e la mia schiena fu pervasa da brividi sentendo un chiaro "ciao".
Mi girai di scatto, era buio, e credevo ai maghi tanto quanto alle streghe.
Ma quel sorriso.. Quel sorriso tornò subito a rassicurarmi, era di nuovo lei, Maria.
Era seduta su un baule, di quelli vecchi, aveva un pantalone della tuta e una maglia, semplicissima. Mi avvicinai piano, non si vedeva quasi niente, ma ad ogni passo riuscivo a vederla sempre meglio. Il suo sorriso non cessò per un attimo, ad ogni centimetro, fin quando non mi avvicinai abbastanza per poterla vedere bene.
Le sorrisi e non potetti fare a meno di sollevare le spalle con una leggera punta d' imbarazzo, io non mi imbarazzavo mai.- "Ciao"
-"Andavi via senza salutarmi?"
-"No, ma ho guardato nel capanno e non ti ho vista, credevo fossi andata via."
-"Mhmh.. Diciamo che ti credo, ma solo perchè sei carino e simpatico." - Sorrise ancora ed io capii.
Capii perfettamente cos' era la magia rara di cui parlava il mago, ce l'avevo lì davanti a me, non aveva più vestiti da scena e trucco da principessa, era lì in tutta la sua stupefacente semplicità, era normalissima, era come tutte le altre donne del mondo, normale, semplice, ed era la più bella del mondo tra tutte le donne semplici del mondo.
-"Grazie per avermi fatto conoscere il tuo papà."
-"Ah ti ha detto che è mio padre.. Dovete aver parlato non solo di magia allora, lui non dice mai a nessuno che non conosce bene che è mio padre, devi aver fatto colpo, ho fatto bene a portarti da lui."
Portò le braccia intorno le ginocchia quasi ad abbracciarsi da sola mentre parlavamo, e abbassandosi i suoi occhi furono di nuovo di fronte ai miei. Quanto impegno ci sarà voluto per rendere ogni tratto così perfettamente lineare sul suo viso, un muoversi di muscoli facciali che sembrava un' orchestra sinfonica, tutto era perfetto e completo.
-"Veramente abbiamo parlato solo di magia, di tutte le magia, anche della pù grande magia del mondo."
Mi guardò con dolcezza, nei suoi occhi c'era il mare al tramondo in quel momento.- "Allora anche della magia più grande del mondo ti ha parlato. Avevo ragione, devi essergli stato molto simpatico, quella storia la conosco solo io."
Annuì, sentivo per la prima volta un nodo in gola.- "Io.. Io credo che anche tu sia quella magia rara, quando sul palco le luci ti hanno illuminata per la prima volta io ho visto la tua magia. Eri bellissima. Quando sei comparsa dalla scatola vuota eri tu la vera magia, non il numero."
Mi sorrise ancora, avrei detto di tutto pur di farla sorridere.- "Oh ma sei un adulatore allora.. Farai tanta strada con le ragazze se gli parlerai cosi. Ma non farlo con tutte, parla così solo con chi ne varrà davvero la pena, queste parole vanno dette con il cuore e con la giusta sostanza e peso, se le sprechi per ragazze qualsiasi diventeranno leggere leggere."
Prendevo ogni sua parola come legge, il meccanismo nella mia testa si rimise in moto per registrare tutto, parole e viso, bocca e occhi, guance e zigomi, sarei rimasto per sempre lì a parlare con lei.
-"Come mai sei qui tutta sola? fa freddo, dentro si sta bene e tutti ridono e scherzano."
Guardò il cielo.- "Dopo lo spettacolo mi piace starmene sola per un pò, specie se fa un pò fresco e il cielo non è coperto dalle nuvole, sul palco fa molto caldo, le luci che illuminano scaldano anche. Allora dopo me ne vengo qui da sola, guardo le stelle e penso se ho fatto tutto nel modo giusto, se ho sbagliato qualcosa e se posso migliorare qualcosa, tu sei un mago, lo sai quanto conti la perfezione in ogni nostro piccolo gesto. E poi sono una sognatrice, mi piace pensare che prima o poi mentre guardo il cielo stellato verrà qualcuno abbastanza bravo da riuscire a farmi una magia incomprensibile e mi porti via con lui."
Feci un leggerissimo passo verso di lei, un leggerissimo passo che era pesantissimo.- "Io un giorno sarò il più grande mago del mondo! Se tu.. Se tu mi aspetterai io tornerò dopo il tuo spettacolo e farò la più grande magia che tu abbia mai visto, non riuscirai neanche più a guardarle le stelle per quanto sia bella quella magia!"
Lei mi guardò ancora sorridendo, è l' immagine che meglio ho registrato nella mia mente, ancora oggi quando strizzo gli occhi posso rivederla, bella e perfetta, lì davanti a me, con i suoi occhi nei miei.
-"Ok piccolo. Se un giorno riuscirai a fare questa magia ti prometto che sarò qui, su questo vecchio baule pronta a farmi rapire da te. Bada però, ogni promessa è debito, se non diventerai il più grande mago del mondo e tornerai qui, io passerò tutta la vita da sola in attesa del tuo ritorno."
Sporsi il petto in fuori con fierezza, come avevo visto fare ai cavalieri nei film.-"Non ti lascerò mai da sola, dopo stasera so come si tratta la tua vera magia."
Mi tirò a se e mi abbracciò, mi strinse fortissimo. Era incredibile quanto fosse calda nonostante il freddo che ci circondava. Chiusi gli occhi lasciandomi perdere completamente nelle sue braccia.
Che sensazione era? cos' era? cosa poteva essere così bello, cosa lo rendeva cosi speciale? Avevo ricevuto altri abbracci nella mia vita, ma mai nessuno era stato cosi caldo, mai nessun abbraccio mi aveva fatto venir voglia di chiudere gli occhi. Cos'era? era questo l' amore? era questa la sensazione che provava la nonna quando mi parlava del nonno e le venivano gli occhi lucidi?
Si. Doveva essere quello l' amore, doveva per forza, era troppo più di tutto per spiegarlo. Era l' amore. E Maria quella sera mi stava insegnando a riconoscerlo.
Muovevo le dita con un fare fremente, avevo voglia di abbracciarla anche io, di stringerla, di stringere quella cosa così calda a me.
Ma non lo feci, avevo paura di come avrebbe reagito, di solito quando provavo ad abbracciare le persone a me care venivo sempre spostato o guardato strano. Fu una cosa che mi portai dietro per tanto tempo nella mia vita. I bambini vanno abbracciati sempre, anche senza motivo, ne hanno semplicemente bisogno. Questo rinnego mi portò in futuro ad avere problemi a farmi toccare dalle persone, lo vivevo male.
Solo una persona poi riuscì a toccarmi con naturalezza senza il mio minimo distacco e con la mia più sincera voglia di essere stretto a lei. Ma non va detto neanche questo, per ora ho ancora 7 anni.
Sentii le sue labbra avvicinarsi a me per darmi un bacio, rilassai la guancia quanto più possibile, ora sapevo lei cos' era, non sarebbe stato come il bacio di prima.
Quando finalmente poggiò la sua bocca, sentì la prima cosa che ti fa capire che una magia è vera. Il tempo.
Sembrò che quel bacio stesse durando da tanto, che le sue labbra fossero lì da molto tempo, molto di più di quel che era.
Il mago aveva ragione, il tempo con loro rallenta davvero.
Piano mi spostai da quel lungo, lunghissimo bacio di 10 secondi.
La guardai negli occhi, non volevo più andare via, nella mia vita non avevo mai provato sensazioni così belle, un senso di benessere nuovo e dolcissimo.
Ero vicinossimo al suo viso.-"Mi aspetterai davvero?"
Sorrise e annuì leggermente, le punte dei nostri nasi si sfiorarono.-"Si, ti aspetterò. Tu però adesso và, và a prendere tutto quello che hai davanti e non fermarti mai, non lasciare che nessuno s' intrometta tra te e il tuo sogno, combatti, allenati, diventa il più grande di tutti e torna a prendere quello che hai promesso."
Gli diedi un bacio sulla guancia che racchiudeva il mio ti amo più sincero.
-"Grazie Maria.. Ci vediamo presto."
-"Ciao piccolo mago."
Andai via senza voltarmi, avevo paura che fosse tutta un' illusione e che lei li non ci fosse mai stata, così non mi girai mai, perchè in questo modo la realtà doveva esistere per forza, senza prove, c'era e basta. Mi sembrava di volare, sentivo una leggerezza che partiva da dentro, un senso di felicità costante che aveva schiacciato per bene tutte le altre emozioni.
Avevo trovato la mia strada, sapevo quello che volevo e quello che avrei dovuto fare per ottenerlo.
Ero pronto.



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