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lavoro pubblicato venerdì 28 aprile 2017
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VALENTINE (Capitolo 11: Il Mostro schifoso)

di Alexinfaa. Letto 436 volte. Dallo scaffale Fantasia

Se permetti, o mio grande narratore, ora continuo io la storia sopratutto perché non potresti mai sapere o essere in grado di descrivere le mie vere sensazioni di quella notte; forse non ci riuscirò neanche io a descriverle in pieno ma di...................

Se permetti, o mio grande narratore, ora continuo io la storia sopratutto perché non potresti mai sapere o essere in grado di descrivere le mie vere sensazioni di quella notte; forse non ci riuscirò neanche io a descriverle in pieno ma di certo farò meglio di te.

Si!!.....mi era davanti a una decina di metri....LANCIE.... e la situazione mi eccitava perché lui non era la mia preda, lui sarebbe stato la mia cavia.

Avevo liberato il mostro che avevo tenuto in gabbia per fin troppo tempo, dentro la mia testa ed io godevo mentre mi trapanava le membra, chiedendo solo di uccidere.

Ma poi perché uccidere, è così semplice farlo, NO....sarebbe stato troppo bello per la mia cavia.

Iniziò il mio cammino, insieme a Shelly, verso di lui, verso di loro e io non staccavo gli occhi dai suoi occhi; percepivo in lui quella sua arroganza e quell'inconsapevolezza di chi io fossi e questo mi faceva eccitare al pensiero della sorpresa per avevo portato per lui, che mi trascinano dietro con la mano.

Il rumore dei tacchi delle mie scarpe echeggiava nella grande stanza e veniva accompagnato da quei forti tuoni che facevan vibrare i vetri delle enormi finestre, mentre i lampi illuminavano di giorno quella buia stanza, mostrando per un istante il mio inquietante viso.

Avanzavo verso di lui, si, ma forse non ero io che in verità avanzavo, era la morte vestita in nero che si avvicinava al condannato.

Non mi sentivo uno stordito anzi, più che lucido sentivo tutto ciò che mi circondava, lo sguardo di tutti puntati addosso su di me; percepivo intorno a me la paura, la stessa che avevo sentito provenire dagli abitanti di Valentine, ma triplicata per mille volte. Avanzai in quella enorme stanza finche non mi trovai quel principe, il Ratto, sdraiato a terra e immobile d'innanzi ai miei piedi.

Abbassai lo sguardo su di lui e pensai ‘cazzo potesse avere di così attraente per quella principessa', gli avrei potuto far saltar le cervella solo con il mio sguardo ma bastò solo mostrargli la mia faccia per farlo strisciar all'indietro impaurito, quasi traumatizzato.

Lei mi guardava, anche se io non volsi mai il mio sguardo su di lei; percepivo il suo sguardo su di me, uno sguardo che per un attimo lo sentii diverso, come se io fossi il suo salvatore ma, quel mostro in me mi trapanava e mi trapanava le membra.

Da quella stanza nessuno ne sarebbe uscito vivo, tranne io, ma io ero già morto.

Poco più avanti vidi uno sgabello, lo raggiunsi e mi sedetti. Shelly si fermo accanto a me; ero il palcoscenico con d'innanzi la mia platea, i condannati, mentre i grandi reali erano al mio lato, buttati a terra, come se fossero la plebe.

E il pubblico non fiatava, anche perché quell'enorme uccellaccio mi si poso sul braccio, quanto era brutto.

Li guardai e gli parlai, mostrando la mia gentilezza "Vi do la possibilità di vivere!" gli dissi "Voglio solo lui!" indicando Lancie; anche se, infondo non li avrei mai lasciati vivere ma, perché poi non dargli una possibilità.

Scoppiarono tutti a ridere, dandomi del pazzo e quanto ridevano. In quel momento sentii la stessa risata di quel giorno, quella di Lancie. Il mostro in me mi triturava le membra sempre di più, sempre più in profondità; volsi lo sguardo altrove, per trovar distrazione.

Poi d'un tratto, sorridendo, la mia cavia disse "MA CHI CAZZO TI CREDI D'ESSERE? FATE VENIRE QUI VELOM!".

"Velom!" gli risposi e pensai ‘che paura quel brutto mostro di Velom', che assomigliava tanto ad Ares; un mostro che non mi poteva parlare o per meglio dire lo faceva solo attraverso i pensieri e quando lo fece, quasi pensai che ci stesse provando con me.

Non mi potetti trattenere e con un sorriso maniacale proseguì "Penso che abbia perso la testa per me!", gettandogli avanti il mio regalo per lui, che si fermò giusto d'innanzi ai suoi piedi.

Quanto erano incuriositi per quel mio dono, tutti i suoi amici si avvicinarono intorno per guardarlo. Quasi quasi all'inizio pensai che non sarebbero riusciti a capire cosa fosse, vi era poca luce in quella stanza ma, di quel qualcosa con lunghi peli e un viso da mostro ricoperto di sangue, c'era ben poco da capire.

La mia festa ebbe inizio con le diverse grida "Cazzo è Velos", "E' la sua testa!", "L'ha ucciso!", "Scappate!!!".
Nessuno mi attaccò, peccato ma come direbbe Ares ‘hanno solo prolungato le loro sofferenze'; scapparono tutti, come se potessero salvarsi uscendo da quella stanza, come se potessero scappare via da me.

Di certo non lasciai scappare la mia cavia; non se ne accorse neanche che ero già ad un passo da lui quando il suo pensiero lo spinse a scappare via da me.

Mi tirò un forte calcio e io, CAZZO!! gli spaccai la gamba con sole due dita di una mano.

Pensai a come fosse difficile non far del male a qualcuno quando si possiedono grandi poteri, anche se in verità, sino a quel momento ci ero riuscito benissimo. Lancie, sdraiato a terra con la gamba che sanguinava a zampilli, lo sentivo gridare contro i suoi uomini che lo avevano abbandonato lì, con quel mostro schifoso.

Lo guardavo dritto agli occhi, sentivo nel suo animo crescere pian piano la paura e la cosa mi eccitava sempre di più; ma non avrei dovuto spaccargli la gamba, tutto quel sangue perso l'avrebbe potuto fa svenire. Volevo che rimanesse sveglio, lucido mentre il suo carnefice lavorava su di lui.

A quel punto mi feci un regalo! Gli donai un po' della mia forza trasferendogliela col mio sguardo, ma non molta, quanto bastava per mantenerlo lucido.

Sfruttai quindi la situazione, tanto ormai non poteva più scappare; liberai per un attimo la mente e sentii il pianto, il pianto disperato di quella regina, che abbracciava quel suo Re morente, un pianto di disperazione e paura.

Quella regina era a pochi metri da me; volsi gli occhi su di lei senza girarmi e lei mi vide in volto, cominciando a piangere ancor più forte, come quando una bambina vede l'uomo nero. Mi diressi da lei e mi abbassai di fronte loro.

Come se lo abbracciava il suo Re, in quella pozza di sangue, quel Re che mi guardava con quegli occhi pietosi.

Chissà dov'era finita tutta quella sua superbia; balbettando cercò di dirmi qualcosa.

Non so cosa mi spinse a farlo ma lo feci, con un "sccchhhhhhhhh" zittendolo con il dito sulle labbra e l'altra mano sul suo petto, pieno di sangue, mentre la regina mi guardava in viso, immobile, come se fosse pietrificata.

Qualcuno da lontano che vide il mio gesto, rivisse nei suoi ricordi quella scena; quell'occasione in cui era lei a dover essere salvata.

Mi alzai, c'era da finire il mio lavoro, anzi da iniziarlo e mi diressi dalla mia cavia.

Lancie intanto era riuscito a prendere una specie di fucile, come se gli potesse essere d'aiuto.

Come un tuono si sentì esplodere un colpo e mi sparò dritto al petto; sentii il proiettile trapassarmi le carni e le ossa prima di uscire alle mie spalle.

Un enorme schizzo di sangue dalle mie spalle, come pioggia, investì tutto ciò che era dietro di me, compreso chi era seduto a terra lontano da me.

Un grande respiro e quel grande buco sanguinante sul mio petto si richiuse, tra lo stupore di chi non aveva ancora capito chi fossi. Spontaneamente risi e mi uscì una risata che sembrava venire dall'inferno.

Non gli lasciai neanche il tempo di parlare che lo presi e gli feci fare un volo verso il centro della stanza, ma a quel punto Ares, che fin a quel momento era rimasto solo a guardare, prese la sua bambola vudù per iniziare a trafiggere i suoi appuntiti spilli.



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