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lavoro pubblicato mercoledì 26 aprile 2017
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Cronache delle terre di Aidrabmol - Capitolo 1

di Chyprill. Letto 422 volte. Dallo scaffale Fantasia

aCapitolo Unob     Le acque limpide e calme del fiume Op scorrevano solenni come sempre era stato nelle terre di  Aidrabmol, poco distante da lì si ergeva il colossale palazzo dei regnanti nella popolosa contea di Onalim, alle ...

aCapitolo Unob

Le acque limpide e calme del fiume Op scorrevano solenni come sempre era stato nelle terre di Aidrabmol, poco distante da lì si ergeva il colossale palazzo dei regnanti nella popolosa contea di Onalim, alle spalle di tutto volgendo lo sguardo verso nord si potevano ammirare le scintillanti vette di Ipla che sancivano il confine con le terre barbare degli Orologiai, la terribile tribù cannibale.

Tra l'arco montano e i dolci pendii di Aznairb in una conca scavata dal tempo si apriva la vasta regione dei laghi, idilliaca e al tempo stesso molto pericolosa.

Quasi tutta la popolazione di Aidrabmol viveva accerchiando la capitale, solo uno sparuto gruppo di temerari osava risiedere alle pendici dei monti sulle sponde del lago Oiral.

Se la popolazione a sud viveva principalmente di agricoltura e allevamento a nord vivevano solo uomini duri, forgiati dalla vita e pronti a ogni avversità. I popolani smunti e impauriti della valle li chiamavano "i cacciatori" ed avevano paura di loro quasi quanto dei famelici Orologiai.

In un villaggetto nascosto tra i boschi di faggi, viveva una ragazza con suo padre. L'uomo era noto come lo"sterminatore" per il gran numero di barbari che aveva trucidato ma anche per la funesta fama che si era procurato durante le ultime guerre con i regni vicini, era un uomo burbero e silenzioso e si raccontava in giro che mangiasse gli orsi vivi strappandogli la carne di dosso durante le colluttazioni. Naturalmente molte di queste storie erano solo leggende e d'altro canto nessuno poteva sapere come fosse in realtà a parte sua figlia.

La figlia dello Sterminatore non poteva essere che un tipo originale, battagliera come suo padre ma anche sognante come si addice a una fanciulla. Il suo nome era Edera.

Suo padre aveva aspettato alcuni anni prima di sceglierle un nome perché trovava giusto dare a sua figlia un nome che la rispecchiasse. Quindi Edera era cresciuta tra i boschi ed era diventata tenace e selvatica come la pianta da cui prendeva il nome. Come un fungo nel giro di poco si era trasformata da giovinetta a donna e nuovi istinti e desideri si erano fatti largo nei suoi pensieri. Buona parte degli abitanti del villaggio erano uomini, uomini sudaticci e rudi il che sarebbe anche andato bene se non fosse che la maggioranza era ben più vecchia di suo padre. Pochi erano i giovani come lei, anche perché i cacciatori difficilmente riuscivano a trovare moglie, vivevano di avventure fugaci e i pochi che avevano figli ne avevano solo in tarda età. Alla povera Edera in preda ai bollori adolescenziali non restava altro che il figlio del maniscalco.

Il ragazzo in questione si chiamava Enea, portava lunghi capelli riccioluti e crespi e odorava di grasso e rimessa dei cavalli. I suoi modi neanche a dirlo erano rozzi e un tantinello volgari. Edera però non se ne curava anzi trovava tutto ciò molto intrigante, quando nei giorni caldi d'estate Enea aiutava il padre a battere il ferro fuori dalla bottega a petto nudo, col sudore che gocciolava copioso sul petto villoso, i pantaloni di cuoio aderenti che evidenziavano le sue forme di uomo la mandavano in visibilio.

“Enea!”

“Edera, già di ritorno?”

Quella mattina Edera aveva finito presto i suoi allenamenti di tiro nei boschi e aveva deciso di tornare a casa facendo il giro più lungo passando dalla casa del maniscalco.

“Non aiuti tuo padre quest’oggi?”

“Più tardi, dovevo finire di tagliare la legna e metterla a riparo prima che arrivi la pioggia”.

“Ah sì, quelle nuvole all’orizzonte non promettono bene! Vuoi che ti dia una mano?”

“Tsk! Non mi serve l’aiuto di una femmina!”

Detto ciò Enea riprese il passo e arrivato al ceppo dove stava lavorando prese in mano una grossa accetta dal manico rugoso e posizionato il legno iniziò ad assestare colpi. Si fermò un attimo per tergersi il sudore dalla fronte poi lanciò un’occhiata rovente alla ragazza che lo stava osservando.

“Cosa stai lì impalata a guardare!!”

“Non hai voluto che ti aiutassi!! Perciò guardo!”

Il giovane uomo allora ancora più accalorato per via dell’irritazione provocata da lei lanciò l’accetta rumorosamente a terra e con passo fermo e pesante si diresse nuovamente da Edera.

“Se vuoi proprio renderti utile te la do io una cosa da fare!”.

Si mise allora proprio in faccia a lei, con entrambe le mani afferrò i due lembi della camicia e se la strappò via facendo saltare tutti i bottoni.

“Ti vedo quando mi spii mentre batto il ferro!”.

“Non mi pare di averti mai spiato, non nego di averlo fatto!”.

Gli occhi di Edera scintillavano bramosi fissando lo sguardo di lui per evitare di fissare altro.

Enea allora la agguantò se la mise in spalla e la portò sul retro della casa dove c’era la rimessa degli attrezzi, qui era posizionato un banco da lavoro mal concio che è dove la ragazza venne posata.

“Che cosa vuoi farmi?”

“Ti strapperò via quelle fasciature ridicole e quei pantaloni da cavallerizza!”.

“Pensi che te lo lascerò fare?”

“Ti legherò al banco se necessario!”

“Legami dai allora!”

Edera lo provocò dandogli un colpo sull’addome, lui di rimando la spinse col palmo della mano e la sdraiò, lanciò un’occhiata fugace alla rimessa e trovò ciò che cercava, dei legacci di cuoio.

“Allora? Cosa aspetti? Vuoi che scappi via?”

“Vuoi stare zitta! O vuoi che ti chiuda anche la bocca?”

Le prese i polsi e uno per volta li legò alle gambe del tavolo sottostante mediante i legacci che si era procurato.

“Scappa ora se ci riesci!”

“Ho ancora le gambe libere!”

E gli strusciò un piede addosso, lui lo fermò con la mano e con l’altra impugnando il coltello da caccia che teneva alla cintura le tagliò i lacci che tenevano chiusi i calzoni poi toccando con la lama fredda il ventre di lei arrivò fino al petto e insinuatosi sotto le fasce che le cingevano il seno strappò anche quelle.

Edera ora poteva sentire l’aria fresca del bosco che le lambiva i capezzoli rosei e li faceva inturgidire.

Enea intanto le afferrava la cintura tirando giù con forza tutto comprese le mutande, una volta sfilato lanciò il mucchietto di indumenti alle sue spalle.

“Ah, adesso sono nuda e tu che fai resti vestito?”.

“ah ormai è tardi per pentirti, puoi anche piangere ma adesso sarai mia che tu lo voglio o no”.

“chi ha detto che non voglio…”

Slacciò i ganci del cuoio che gli cingeva il pube e scoprì finalmente la sua verga vigorosa. Afferrò Edera dalle ginocchia le spalancò le gambe e piegatosi su di lei la penetrò in un sol colpo.

“Ahh!!”

Urlò lei un po’ dal piacere e un po’ dal dolore, lui non accennava a fermarsi, spingeva il suo membro su e giù con impeto facendo rumore quando i due corpi si toccavano. I lunghi capelli riccioluti sobbalzavano a ogni movimento. Il sudore zampillava copioso, Enea mollò la presa sulle gambe e lei ne approfittò per avvinghiargliele attorno.

“Ahhrgh!!”

Un grido selvaggio salì dalla gola di lui.

“Aahh”

Estasiata e soddisfatta Edera si lascio andare a un sospiro di felicità.

Conclusa la copula il ragazzo si staccò da lei le slegò le cinghie che la legavano e bofonchiando si allontanò sistemandosi alla bel e meglio.

Ormai si era fatta quasi ora di pranzo, lei saltò giù dal banco raccattò i suoi indumenti si rivestì e sciolse i capelli in modo che le cadessero sul seno per nasconderlo un minimo. Lanciò un’occhiata alla schiena curva che aveva ripreso a spaccare legna e si avviò verso casa.

“Ciao, alla prossima Enea!”

Disse saltellando verso le fronde della boscaglia che avrebbe attraversato per raggiungere casa.



Commenti

pubblicato il giovedì 27 aprile 2017
JaredMarcas, ha scritto: Come storia mi anche interessato, ma la forma con cui è raccontata non mi è piaciuta molto. Però sono curioso e continuerò a leggere i capitoli successivi.
pubblicato il venerdì 28 aprile 2017
Chyprill, ha scritto: grazie della recensione, sulla forma ti posso dare ragione perché questa storia l'ho scritta jn po' alla leggera senza dare volutamente troppo peso a come scrivevo. È stata uno svago insomma. Però mi fa piacere che ti sia interessata.
pubblicato il venerdì 28 aprile 2017
Chyprill, ha scritto:

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