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lavoro pubblicato martedì 25 aprile 2017
ultima lettura mercoledì 30 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

7) Il termometro ambizioso (La fiaba intorno a noi)

di GiudittaGiulia. Letto 384 volte. Dallo scaffale Fiabe

IL TERMOMETRO AMBIZIOSO   Da alcuni mesi, il timer che regolava il campanile della Chiesa Grande in Piazza del Sole si era guastato: lo scampanìo aveva quindi preso a partire nelle ore più improbabili ed il Parroco, in attesa che l.....

IL TERMOMETRO AMBIZIOSO

Da alcuni mesi, il timer che regolava il campanile della Chiesa Grande in Piazza del Sole si era guastato: lo scampanìo aveva quindi preso a partire nelle ore più improbabili ed il Parroco, in attesa che la ditta responsabile della manutenzione inviasse un tecnico, non aveva potuto fare altro che escluderlo dal circuito, rassegnandosi ad azionare l’interruttore a mano tutte le volte che era necessario. Non che fosse una gran fatica, questo è chiaro, ma doversene ricordare era una seccatura. Oltretutto in questo modo il campanile rimaneva muto tutte le volte che per qualsiasi motivo lui non c’era. Da parecchi mesi quindi gli abitanti della cittadina non avevano più, come erano abituati, un campanile che battesse regolarmente i vespri ed i mattutini, né che scandisse gioiosamente il trascorrere del giorno.

In quello stesso periodo, nel cassetto situato proprio sotto la cassa della Farmacia che si affaccia sulla stessa piazza, accanto al Bar dell’Orologio, 50 termometri, tutti perfettamente funzionanti, uguali e lucenti, ciascuno nel proprio astuccio, ordinatamente allineati, sonnecchiavano in attesa di essere venduti.

Nel buio del cassetto il silenzio sarebbe dovuto essere assoluto, ma così non era.

Uno di quei termometri, esteriormente proprio uguale a tutti gli altri, costruito ed imballato dalla stessa fabbrica che aveva realizzato tutta la partita, era in realtà diverso: la sua anima, il suo mercurio, cioè, era diversa, talmente diversa che il termometro stesso rotolava continuamente in avanti, verso l’apertura del cassetto, attirandosi per questo le critiche irritate dei compagni.

“Possibile che non riesci ad aspettare pazientemente come tutti noi?“ Lo rimproveravano ogni volta che con i suoi movimenti scomponeva l’allineamento generale.

sino la Farmacista, stanca di trovarlo fuori posto ogni volta che apriva il cassetto - cosa che capitava piuttosto spesso dal momento che era stata assunta di recente e non aveva ancora imparato bene la disposizione della merce - cominciò a rimproverarlo, anche se mai avrebbe creduto che quello l’ascoltasse sul serio!

“Ma cosa vuole questo qui? – Esclamò tra lo stupito e lo spazientito alla fine della prima settimana di lavoro – Possibile che tutte le volte che guardo qui dentro me lo ritrovo sotto gli occhi? Sembra vivo! Più lo rimetto a posto e più lui rotola in avanti! Vediamo un po’ cosa sei capace di fare adesso! Mi hai seccato, sai?“ E così dicendo lo sistemò dietro a tutti gli altri, proprio in fondo al cassetto, sotto tutte le altre confezioni, da dove non avrebbe mai potuto rotolare in avanti. Non con le sue sole forze, per lo meno!

“Un elemento discordante disturba il mio senso estetico. – Spiegò al collega che la osservava stupito mentre risistemava tutti i termometri – Questo cassetto perfettamente ordinato non lo è più se uno solo degli oggetti contenuti è visibilmente fuori posto! Ma d’ora in poi potrò cessare di rimetterlo a posto 50 volte al giorno!“

“Sei soddisfatto? – Lo apostrofarono gli altri termometri appena il cassetto venne richiuso – Adesso la smetterai di agitarti tanto! Sei finito talmente in fondo che sarai l’ultimo ad essere venduto, vedrai! Ti sta proprio bene, sai?”

Il termometro in questione non rispose. Non era un gran chiacchierone, anzi, per la verità era piuttosto taciturno. Taciturno ed ostinato. Non era colpa sua se dentro la sua cannula c’era un mercurio che non riusciva a stare fermo, così tenace ed ambizioso che non vedeva l’ora di essere messo alla prova! Non poteva contentarsi di starsene tranquillo su 35,5°: aveva deciso che sarebbe arrivato in alto, fino a 41°, anzi, fino a 42°, anche se sapeva che questo sarebbe stato molto, molto pericoloso per la sua stessa incolumità.

Come sempre dunque non replicò alle invettive dei compagni. Ma neanche rinunciò.

Quando la mattina successiva la farmacista aprì il cassetto - questa volta non per errore ma proprio alla ricerca di un termometro da vendere ad una giovane signora - rimase di sasso nel constatare che dell’ordine perfetto in cui l’aveva lasciato la sera precedente non era rimasto nulla. Non c’era un solo termometro che fosse allineato all’altro ed in cima a tutto quel caos ce n’era uno, la dottoressa era certa che fosse ‘quello’, posizionato in modo tale che non prenderlo sarebbe stato difficile. E comunque lei lo prese. Pur non ammettendolo apertamente (quelle erano proprio il tipo di stranezze che disturbavano profondamente il suo animo ordinato) pensò che se veramente il responsabile di quel pandemonio era lui - ma certamente c’era una spiegazione logica! – venderlo sarebbe stato il sistema più sicuro per liberarsi del problema.

Dunque lo prese, lo aprì, ne controllò l’integrità e, vergognandosi un po’ del sollievo che provava, lo impacchettò e lo passò alla cliente. “Avete visto che ce l’ho fatta? – Gridò soddisfatto il nostro amico ai suoi ex compagni che venivano ancora una volta riordinati – E adesso statevene pure in santa pace ad aspettare il vostro cliente che chissà quanto ci metterà ad arrivare. Io me ne vado! 42°, aspettami!” E scomparve nella borsetta della sua nuova proprietaria.

Fu così che uscì per sempre dalla Farmacia di Piazza del Sole e fece il suo ingresso in casa Allegretti. La famiglia Allegretti era composta, oltre che dalla signora che era andata in farmacia, da suo marito, Ingegnere presso la Ditta Smaltimento Rifiuti Speciali, dai loro tre bambini, dalla nonna e dal gatto, tutti sempre di ottimo umore, proprio come stabiliva il loro nome. L’unico a non essere per niente allegro era proprio il protagonista della nostra storia che, una volta scartato, era andato a finire di nuovo in un cassetto buio. La sola novità consisteva nel non essere più in compagnia di termometri. La farmacia di casa Allegretti conteneva infatti una scatola di cerotti, un esiguo numero di fasce e bende, un po’ d’ovatta, un disinfettante ed una confezione di pasticche contro la febbre. Non c’era altro: niente gocce, niente sciroppi e tanto meno antibiotici. Ma questo era abbastanza ovvio perché gente di così buona disposizione di spirito difficilmente si ammala! Tutt’al più i bimbi avrebbero potuto ferirsi giocando e per questa eventualità c‘era tutto l’occorrente.

Per la prima volta in vita sua il termometro si scoraggiò: aveva fatto letteralmente i salti mortali per farsi comprare e come gran risultato era finito in una famiglia che con ogni probabilità non avrebbe mai avuto bisogno di lui.

“Ti sbagli! – Lo consolò il medicinale contro la febbre con il quale alla fine si era confidato e che, ormai vicino alla scadenza, comprendeva molto bene le sue preoccupazioni – Pur non ammalandosi sul serio quasi mai, tu sei l’unico a venire usato con una discreta frequenza. Devi ringraziare la nonna per questo. E’ un’adorabile vecchina anche lei perfettamente in salute ma decisamente ipocondriaca, ossessionata dal timore di contrarre i morbi più inverosimili! Non fa che controllare la temperatura dei nipotini perché non le sembra possibile che stiano sempre tutti così bene. Vedrai che presto ti tireranno fuori!“

Il Termometro non si consolò troppo: è vero che l’avrebbero usato spesso, ma se nessuno era mai veramente malato, la sua ambizione di arrivare a toccare i 42° rischiava di rimanere per sempre repressa! Ma poiché ambizioso lo era sul serio, subito cominciò a pensare ad un sistema per riuscire ugualmente nel suo intento.

La fortuna lo favorì: i bambini della famiglia Allegretti erano vivaci e curiosi come tutti i bambini del mondo, ma in sovrappiù avevano genitori molto pazienti ed erano tutti estremamente disordinati.

Grazie a questa combinazione, la prima volta che la nonnetta lo tirò fuori dal cassetto per misurare la febbre ad Icaro, il gatto, (non aveva trovato nessun altro disposto a darsi malato) dopo aver segnato un rigoroso 38,2°, temperatura per l’animale più che normale, venne abbandonato sul tavolino del televisore e lì dimenticato.

“Che fortuna! – Si compiacque il termometro – Ora non mi resta che attirare l’attenzione di Paolo, il ragazzino con gli occhi lucenti come punte di spillo che ha la passione per gli esperimenti. Sono sicuro che se riesco a farmi notare da lui, ottenere che mi faccia arrivare a 42° non sarà che un gioco!”

E così, nei giorni che seguirono, tutte le volte che Paolo guardava i cartoni lui agitava freneticamente il mercurio, sempre bloccato sui 38,2° del gatto, riuscendo a far vibrare leggermente tutta la scatola.

Dai e dai, alla fine il bimbo se ne accorse ed essendo per l’appunto un bimbo era più che disposto ad accettare qualsiasi stranezza, anche un termometro che si muove da solo. Incuriosito, lo prese in mano per esaminarlo da vicino. “Forse è la televisione accesa – pensò - a provocare una vibrazione nel tavolino?”; per sincerarsene lo rimise dov’era e, dopo aver spento la TV, tornò sulla poltrona per osservarlo. No, decisamente si muoveva, in modo impercettibile, certo, ma si muoveva ancora. Lo riprese in mano e lo estrasse dall’astuccio. Sembrava proprio un termometro come tutti gli altri, tale e quale…anche se…si, il mercurio all’interno aveva una lucentezza che non aveva mai notata negli altri. E lui se ne intendeva di termometri! Ne aveva fatti saltare almeno una decina nel tentativo di farli salire a 42° senza che si rompessero! Per fare questo si era sempre servito dei fiammiferi e naturalmente non ci era mai riuscito: benché avesse sempre saputo che non sarebbe stato possibile, era stato ugualmente molto divertente provarci. Alla fine aveva dovuto smettere perché la mamma e la nonna, ciascuna per diversi motivi, l’avevano pregato di piantarla con quell’esperimento insulso.

Questo termometro, però…Questo era diverso!

Forse…Se invece dei fiammiferi si fosse servito del termosifone…

Aveva un solo modo per saperlo: provare.

Il mercurio era emozionatissimo: quel ragazzino, ne era certo, stava per farlo salire fino ai 42°!

Iniziò a sentire il calore che lo dilatava e lo spingeva, lentamente ma costantemente, lungo la cannula: 38,7°, 39°, 40°…

Paolo tolse il termometro dal calorifero.

“ Accidenti! – esclamò – Questo mercurio è sensibilissimo! E’ arrivato a 40° molto più in fretta di tutti gli altri! E senza fiamma, poi! Devo stare molto attento se non voglio che mi scoppi in mano! “

Per un attimo, immaginando la reazione della mamma, stufa di comperare continuamente termometri, o peggio, a quella della nonna, fu tentato di rinunciare e stava per riporlo nel cassetto delle medicine…Ma non resistette e, cautamente, ne appoggiò nuovamente la punta al calore.

Subito il mercurio ricominciò a distendersi: 41°, 41,9°! Ancora un decimo di grado e…Ma Paolo lo aveva ripreso in mano.

“Uhau! – Esclamò stupefatto – Ancora un attimo e sarebbe saltato! Non mi era mai riuscito di farlo salire così tanto senza romperlo! Chissà, forse se lo appoggio solo per un altro miliardesimo di miliardesimo di secondo…Forse…” E lo riavvicinò al termosifone.

Ma i miliardesimi di miliardesimi di secondo sono un tempo veramente troppo breve da misurare!

Il mercurio ebbe una fugace visione dei 42° e poi…SCRASH! Il vetro si ruppe e lui precipitò sul pavimento disperdendosi in decine di perfette sferette luccicanti, proprio nel momento esatto in cui l’Ingegner Allegretti rientrava dal lavoro.

“Peccato!“ Esclamò Paolo non troppo deluso (in fondo era l’esperimento con i termometri che gli “Peccato!” esclamò Paolo non troppo deluso (in fondo era l’esperimento con i termometri che gli era riuscito meglio di tutti) guardando affascinato le biglie di mercurio rincorrersi per tutta la cucina.

“Paolino! Ma sei incorreggibile! – Lo rimproverò il padre arruffandogli i folti capelli - Ci fai spendere più in termometri che in succhi di frutta! E poi guarda qui, tutto quel mercurio per terra! Quante volte devo spiegarti che è pericoloso? E’ velenoso! Forza, leviamolo di mezzo prima che Icaro decida di ingoiarlo. “

Aiutandosi con un cartoncino, sotto lo sguardo dilatato del gatto, l’Ingegner Allegretti ed il figlio riunirono tutte le palline in un’unica bolla traslucida, che risultò piuttosto grande, e la fecero scivolare in un piccolo contenitore di plastica, uno di quelli utilizzati per contenere le sorprese delle piccole uova di cioccolata.

“E ora? Senza cannula e senza scala graduata non sono più un termometro. – Si domandava quello decisamente preoccupato - Sono mercurio, solo mercurio nudo e crudo! Cosa ne sarà di me?” Ma non era pentito: arrivare lassù, essere riuscito a toccare i 42°, anche se solo per un infinitesimo di attimo, era stato fantastico!

“Bene, domani porterò con me anche questo. – Stava dicendo l’Ingegner Allegretti – Se vai avanti di questo passo, Paolo, finirò col chiedere un aumento di stipendio: con tutto questo mercurio che gli porto per merito tuo! Chissà questo qui dove andrà a finire..”

“Perché - chiese il figlio incuriosito - non viene semplicemente eliminato? Buttato…Distrutto?“

“Vuoi scherzare? – Rispose il padre – I rifiuti speciali che noi trattiamo sono quasi sempre riciclabili! Il mercurio, sai, non è solo molto tossico! E’ un metallo molto raro e soprattutto molto utile! Questo qui, per esempio, potrebbe andare a far parte di una lampada a luce ultravioletta, di un cuscinetto lubrificante o addirittura di una radiosveglia…Pensa che potrebbe essere utilizzato per estrarre l’oro o magari finire nello studio di un dentista…Chissà, magari invece andrà a formare l’anima di un barometro, o più semplicemente tornerà in quella di un termometro: in questo caso – concluse ridendo – se venisse ricomprato dalla mamma diventerebbe il primo caso di mercurio destinato al riciclaggio continuo…A meno che tu non decida finalmente di lasciare in pace i termometri. In ogni caso - Concluse il Signor Allegretti strizzando l’occhio al figlio che lo ascoltava affascinato – bisogna ricordarsi di dire alla mamma di comprarne un altro prima che la nonna decida di averne bisogno. Ci facciamo un tè?“

Anche il mercurio era piacevolmente stupito: mai avrebbe sperato di avere tutte quelle opportunità! Aveva avuto ragione, dopo tutto. La sua ambizione di arrivare a 42° non era stata una vana fissazione!

Ma i giorni passarono senza che il mercurio uscisse dal buio del contenitore. Alla fine, l’Ingegner Allegretti aveva dimenticato di portarselo in fabbrica.

Con l’avvicinarsi della Pasqua il Parroco della Chiesa Grande, che voleva celebrarla con le campane in piena efficienza e che si era stancato di attendere l’intervento della ditta di manutenzione, decise di chiedere aiuto ai parrocchiani. Per questo motivo scrisse questa lettera che il sabato mattina distribuì in tutte le cassette postali:

Caro amico,

ti sarai certamente accorto che da ormai troppo tempo il nostro campanile è silenzioso. Sono certo che questo fatto ti rende triste e che come me vorresti porvi rimedio. Il colpevole di questo stato di cose è il timer guasto: se tu avessi la necessaria competenza, saresti così gentile da trovare un minuto per venire a dare un’occhiata? Tra due settimane sarà Pasqua e sarei veramente felice se per quell’occasione il campanile ritrovasse la sua voce. Sono certo che tutti i compaesani, insieme a me, te ne sarebbero molto riconoscenti.

Ringraziandoti nella preghiera

Don Angelo

Questa lettera giunse naturalmente anche in casa Allegretti. Appena l’Ingegnere l’ebbe letta, si ricordò del mercurio che giaceva nel contenitore delle sorprese pasquali.

“Paolino! – Chiamò immediatamente – Usciamo, sbrigati!”

“Dove mi porti, papà?”

“In un posto che sono sicuro ti piacerà: il campanile della Chiesa di Piazza del Sole.”

“Forte! Ma proprio fino lassù, in cima in cima?!”

“Non lo so precisamente, ma non credo, dipende da dove si trova il timer che dobbiamo riparare. Siamo in missione d’emergenza per il Parroco: andiamo a far ripartire le campane! In tasca ho il mercurio dell’ultimo termometro che hai scassato, te lo ricordi? Sono sicuro che è proprio quello di cui avremo bisogno. Immagino che ti divertirai a ficcare il naso dentro al meccanismo che comanda le campane. O sbaglio?”

“No, certo che no, Papà! Ma cosa c’entra il mercurio?”

“Già, cosa c’entro io?” Si chiedeva quello tutto emozionato, nuovamente pieno di speranza dopo tutto quel tempo di buio, silenzio e rassegnazione…

“C’entra, c’entra. Tra le varie applicazioni del mercurio che ti ho elencato – Spiegava l’Ingegner Allegretti al figlio percorrendo velocemente Piazza del Sole – credo di aver dimenticato i timer. Ebbene, quello che abbiamo recuperato andrà a finire proprio lì, nel timer del campanile della Chiesa Grande. Sono quasi sicuro che la causa del guasto sia proprio lui, il mercurio.”

“Cosa sarà un timer?” Si chiedeva quello sempre più emozionato.

Attraversato il sagrato, padre e figlio entrarono nella Chiesa e si diressero verso la scala che conduceva alla sommità del campanile: il timer si trovava naturalmente proprio ai piedi di quella scala.

“Guarda, – disse l’Ingegnere all’interessatissimo figliolo dopo aver aperto il coperchio dell’apparecchio – vedi questo cilindretto? Questo è praticamente l’interruttore. Dipende tutto da lui. Vedi, in questa posizione, attraverso il mercurio che si trova al suo interno, il cilindretto mette in contatto i fili che entrano ed escono dalle sue estremità; in quest’altra posizione, invece, il contatto viene interrotto. A seconda di come viene regolato l’orologio, va in una posizione o nell’altra, facendo partire o fermando lo scampanìo. E’ chiaro? Ora smontiamo il cilindretto e lo apriamo: sono quasi sicuro che non c’è abbastanza mercurio al suo interno. Ci metteremo il nostro e tutto tornerà a posto. Ci scommetti?”

Gli occhi di Paolino luccicavano per la curiosità mentre la biglia traslucida veniva fatta scivolare lentamente, in preda alla più grande agitazione, nel cilindretto interruttore. L’Ingegner Allegretti posizionò i contatti e poi permise al figliolo di chiudere il timer.

“Bene – disse quando Paolo ebbe stretto l’ultima vite – ora facciamo una sorpresa a Don Angelo, che ne dici? Mancano 5 minuti alla Messa di mezzogiorno. Se tutto va bene…Guarda, sposto le lancette, così…ecco fatto. Ora vediamo se avevo ragione.”

Nel buio della sua nuova casa, il mercurio attendeva non sapeva cosa.

Tic tac, tic tac, tic tac, tic…TAC! Il cilindretto cambiò improvvisamente posizione e…qualcosa di assolutamente nuovo, elettrizzante, lo attraversò interamente. Nello stesso momento udì uno scampanìò festoso e potente diffondersi nel cielo. DIN! DON! DAN! DIN! DON! DAN!

Era stato lui? Lui aveva fatto quello? Era questo il suo nuovo compito? Ma certo! Il Signor Allegretti l’aveva appena spiegato al figlio: lui apriva e chiudeva il contatto che accendeva e spegneva le campane! La sua anima irrequieta ed ambiziosa d’ora in poi avrebbe percorso i cieli sulle onde di quel suono argentino e solenne che proprio lei aveva il potere di risvegliare e fare tacere. Altro che 42°: i rigorosi termometri che criticavano il suo desiderio di emozioni non avrebbero mai provato un’esperienza elettrizzante come quella che d’ora in poi sarebbe toccata a lui. Ne aveva fatta di strada, dal cassetto della farmacia di Piazza del Sole! Fiero della sua tenacia, orgoglioso del suo nuovo ruolo, la sfera di mercurio si adagiò di buon grado sul fondo del cilindretto interruttore quando questo: ‘TAC!’, cambiò nuovamente posizione: le campane tacquero.



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