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lavoro pubblicato domenica 23 aprile 2017
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VALENTINE (Capitolo 3: Al palazzo del Re)

di Alexinfaa. Letto 284 volte. Dallo scaffale Fantasia

Come mi divertì quel giorno, cazzo come mi divertii, hahahhahahah, mi guardavano tutti manco fossi un extraterrestre venuto dallo spazio, quante risate se ci ripenso! Volevo solo sapere chi cazzo fossi e mi ero letteralmente rotto le palle di es.......

Come mi divertì quel giorno, cazzo come mi divertii, hahahhahahah, mi guardavano tutti manco fossi un extraterrestre venuto dallo spazio e quante risate se ci ripenso! Volevo solo sapere chi cazzo fossi e mi ero letteralmente rotto le palle di essere la preda, anche se in me qualcosa mi spingeva nell'essere il predatore!!

Quella volta la feci io la sorpresa!! E che sorpresa!!

Ero l'atteso imprevisto, il buio che si mostrò con un grande flash, la star sul palcoscenico, e che palcoscenico!!!! Infondo l'egocentrismo è sempre stato uno dei miei grandi peccati.

Potevo lasciarmi scappare l'occasione?

CIAK!!! Si gira!!!....

Entrambi riapparvero dal nulla, materializzandosi in un nuovo luogo; immediatamente la principessa mollò una forte gomitata al braccio di Ale, cadendo poi per terra gridando"Lasciami brutto porco!".

"Ma come sei manesca!! che non ti stò mica violentando!" gli rispose Ale toccandosi il braccio.

Entrambi si ritrovarono in una gigantesca stanza, la stanza principale di palazzo, con un alto soffitto e grandi finestre che illuminavano la stanza, tre grandissimi lampadari in oro con gocce di cristallo, posti in fila a diversi metri l'uno da l'altro. Sparsi lungo le pareti arazzi e quadri raffiguranti strani disegni e persone e un lungo tavolo antico con sedie posto a un lato della stanza.

Si scorgeva in lontananza una gigantesca porta, come se fosse una porta d'ingresso. Quasi di fronte ad Ale enormi tende scure ai lati del muro e cinque poltrone in legno di cui, le due centrali in evidenza; si capiva subito che quelle poltrone fossero dedicate alle persone più importanti del palazzo.

Ale incuriosito cominciò a girarsi intorno "Bel monolocale! Ambiente unico?" e guardando quelle lunghe tende nere esclamò "Che schifo di tende!! Chi ve le ha regalate? Qualcuno che lavora alle pompe funebri?".

Pochi secondi dopo una donna, correndo, si avvicinò alla principessa abbracciandola chiamando "Saintvale!!" con il volto il lacrime, "Mamma!!" gli rispose la principessa.

"Lei quindi è la regina, la madre!!" disse Ale indicandola con la mano e poi proseguì "dia meno caffè a sua figlia, è un po' troppo nervosa!!".

"E lei come osa rivolgersi con me con quel tono!" stupita gli rispose la regina, la quale, straziata per il pensiero che la figlia potesse essere morta, disse alla principessa Saintvale "Pensavamo tutti che quel mostro schifoso ti avesse uccisa!"

Ale gli rispose subito a tono "Non si preoccupi cara regina, l'ho salvata io da quel mostro schifoso!". A quel punto la regina, come se offesa rispose a quel ragazzo con tono superbo "Ha fatto solo il suo dovere come abitante di Valentine! Sarà ricompensato a dovere, non si preoccupi!".

"Mamma, è lui il mostro!" affermò Saintvale alla madre con una voce quasi imbarazzata.

La regina con una una faccia sbalorditaa aquel punto guardò Ale, il quale, ridendo disse "che storia.... non ho ancora capito se questo è un incubo o è tutto uno scherzo!".

D'improvviso Ale sentì qualcosa che attirò la sua attenzione, come una voce di richamo; si girò e vide una strana e grossa statua in marmo ad un lato di un muro, raffigurante una donna "e quella chi è?" esultò ma, neanche il tempo di finire la frase che un uomo si scagliò contro e con il dito puntato contro lui gli gridò "Tu, mostro schifoso, come osi venire qui nel mio palazzo?".

Ale sorrise e guardandolo gli disse "Aspetta, non dirmelo, tu sei il padre, il RE!" e dopo il suo sguardo sbigottito aggiunse, guardando la principessa "ora ho capito da chi hai preso!".
Il Re era vestito con abiti Medioevali, non che Ale potesse capirlo in quanto aveva perso la memoria, ma di certo per lui sembravano comunque abiti più che assurdi.

Il Re guardò Saintvale e gli urlò contro "Principessa Saintvale! come hai potuto portarlo qui!!" ma Ale, che si era appoggiato a un piccolo tavolino, s'intromise subito senza neanche lasciar parlare la principessa "Ma perché gridi? Non è mica sorda e comunque non te la prendere con lei, sono io che l'ho portata qui, non lei a me!" lasciando tutti senza parole.

Nell'incredulità di quelle persone che non riuscivano a razionalizzare ciò che stava accadendo, Ale si girò e prese una foto che era sul tavolino e guardandola proseguì rivolgendosi alla principessa "Hai anche un fratello!". D'improvviso, un uomo di bassa statura, con un armatura alquanto bizzarra gli puntò una spada contro le spalle.

"Preparati a morire mostro!" esclamo quello strano guerriero; Ale volse lo sguardo su di lui e dopo averlo guardato bene in faccia si rivolse a lui con un sorriso "Aaaah! Sei tu il fratello! Ma in foto sembri più alto! Usavi i tacchi?".

Si trattava di Stefan, il figlio più grande del Re, ma di grande vi era solo l'età.

"Con questa spada io ora ti ucciderò!" insistette quel piccolo uomo che continuava con insistenza nel puntare quella sua lunga spada contro Ale. Con un rapidissimo gesto, Ale gli strappò la spada dalle mani e la rivolse contro di lui dicendogli "con questa?".

Stefan rimase immobile, impietrito dalla paura vedendosi la sua arma puntata contro; Ale poi, con gran forza lanciò la spada per terra, conficcandola nel pavimento e con un falso sconforto gli disse "Ok, mi arrendo, prendi la spada ed uccidimi!" aggiungendo "ti giuro che io non mi muovo assolutamente da qui!".

Incredulo, Stefan, e convinto che ormai la vittoria fosse sua, cercò di estrarre la sua spada dal pavimento ma trovò grandissima difficoltà, "dai che ci riesci!" disse Ale, incitandolo, ma lui non ci riusciva "Aaaahhh che delusione, ti ho dato la possibilità di uccidermi e l'hai pure persa!" sorridendo mentre camminando si avvicinò vero il Re.

"Ma chi diavolo sei?" disse il Re, ma questa volta senza gridare.

"Magari me lo sai dire tu chi sono e magari mi sai dire anche da dove vengo dato che non lo ricordo e qui tutti vogliono uccidermi, a cominciare da te che dovresti essere il Re di questa città!!!".

"Sei un mostro schifoso, questo sei!" gli rispose il Re ricominciando a urlare.
"Questo l'hai già detto prima, non è che così mi aiuti!......Ok ora basta, ho capito.....me ne vado, è solo una perdita di tempo parlare con voi!".

Mentre quel ragazzo si allontanava, d'improvviso, fece comparsa un animale, uno strana tigre bianca striata. Si chiamava Shelly ed era la tigre reale della famiglia, un animale poco amichevole, anzi molto ostile dato che, al di fuori dei componenti della famiglia Re, molti uomini erano stati morsi da lei, almeno i più fortunati considerando che altri erano stati addiruttura sbranati.

"Shelly vieni qui è pericoloso!" esclamò la regina cercando di fermala.

"E tu da dove salti fuori!!" gli disse Ale guardandola, mentre gli veniva incontro.

Shelly, sotto lo stupore di tutti, si buttò per terra ai piedi ai suoi piedi, come se volesse giocare "che vuoi le coccole?" gli disse, e poi sorridendo, mentre la coccolava, Ale si rivolse al Re "Sorprendente, almeno c'e' un ANIMALE nella vostra famiglia che non cerca di uccidermi!".
"Sparisci immediatamente dal mio palazzo!!" gli rispose il Re, e con aria dispiaciuta Ale si rivolse a quell'enorme tigre "Sentito Shelly? Non son il benvenuto, mi spiace ma devo andare".

Shelly si pose rapidamente in piedi cominciando a ringhiare contro il Re, un gesto mai fatto sino a quel momento; Shelly era sempre stata fedelissima a tutti i componenti della sua famiglia. Il Re rimase impietrito, facendogli prendere un grande spavento; qualche secondo prima che Scelly attaccasse il Re, Ale la fermò "Ehy ferma! non si fa, NO! Non lo mordere!" calmandola e proseguendo con ironia "è pericoloso morderlo, lo sai che potresti morire avvelenata se lo mordi? Vai a giocare con la tua padrona".

Shelly lasciò perdere il Re e girandosi si diresse in silenzio verso la principessa.

A quel punto Ale si allontanò da tutti, percorrendo quell'enorme e lunga stanza; voltandosi verso la principessa, la salutò "Ciao Vale, ci vediamo!" poi si rivolse alla madre, inchinandosi "Regina, i miei ossequi!" e infine al Re "e tu cambia quelle tende che fanno schifo!".

Mentre tornava indietro si accorse che Stefan era ancor intento nel cercar di estrarre la spada conficcata a terra; ridendo gli si avvicinò e con sole due dita, estraette la spada dal pavimento per poi buttargliela per terra, d'innanzi a lui.

Si riallontanò nuovamente e con un semplice gesto, aprì un varco in cui entrandoci, scomparve.



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