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lavoro pubblicato sabato 22 aprile 2017
ultima lettura mercoledì 15 luglio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

SILVER POISON

di IRYS. Letto 1391 volte. Dallo scaffale Eros

Il desiderio è come un fuoco. Se lo alimenti diviene un incendio. Un incendio che brucia e travolge tutto quello che trova sul suo cammino. E' questo che succede ai protagonisti. Un gioco meschino dal quale sarà difficile uscire vincitori.

PREMESSA: E' UN RACCONTO LUNGO, PUO' ESSERE CHE FRA UN CAPITOLO E L'ALTRO CI SIA MOLTO SPAZIO A LIVELLO DI INVII... SONO TOT. 75 CORTI CAPITOLI SE VI PIACE... LEGGETE LEGGETE... :-)

Capitolo 1 - ANDREA

***

Entro nella sua stanza con ancora in mano il bicchiere di vino bianco frizzante, gelido.

Rido come una scema con le scarpe in mano. Mentre sogghigno, mi volto e lui è dietro di me con quel suo solito sorriso divertito e le mani in tasca.

Mi prende il bicchiere e lo appoggia sul comodino mentre io mi siedo sul letto e faccio andare le gambe come una ragazzina.

“Sei ubriaca!!” Mi dice ridendo.

Si avvicina a me, mi si mette davanti e infilandomi le mani sotto le ascelle mi tira in piedi.

“Dai, sono sudata!” Replico in tono cantilenante.

Lui mi bacia il collo e nel frattempo mi sussurra: “Nulla di te mi fa schifo ”.

Lo bacio prendendogli la testa, lo assaporo avida, aggressiva, vogliosa.

Mi prende in braccio e mi butta sul letto. In un attimo è sopra di me, già fra le mie gambe. Lo stringo forte per intrappolarlo nella mia morsa, ma lui è più forte di me, la situazione si capovolge e io mi trovo a cavalcioni sopra di lui.

Intanto che mi mordicchia e mi lecca il collo, slaccia la cerniera del mio vestitino viola ultra aderente e con la mano libera mi accarezza la pelle che il vestito piano piano, cadendo, lascia scoperta. Con un gesto rapido me lo sfila dalle braccia e rimango in intimo sopra di lui.

Indosso delle mutandine di pizzo rigorosamente nere con un nastrino bianco a mo di piccola cintura sul bordo e vedo che rimane di stucco quando nota che il mio “reggiseno “ è uno di quelli che hanno solo il ferretto e lasciano ben scoperto tutto il seno.

“Questa tua audacia nell’intimo mi ha appena fatto venire una perversa idea”

Sapevo di essermi messa in un bel guaio perché le sue “perverse idee” erano qualcosa di estremamente piacevole ma anche di estremamente “doloroso”. D’altra parte l’ho provocato ben bene con quella misè.

Si alza un attimo dicendomi di chiudere gli occhi. Lo sento tornare e, sempre facendomi tenere gli occhi chiusi, mi guida nel risalirgli a cavalcioni. Mi carezza le cosce, le natiche, sale sui fianchi sui seni, mi morsica, l’orecchio, il collo, me lo lecca, mentre mi stringe con forza la vita.

Ad un certo punto qualcosa mi sfiora il collo. Qualcosa di morbido e caldo. Lo sento sempre più stretto intorno a me, sembrerebbe quasi una sciarpa. Mi da un lieve strattone soffocandomi le parole che stavo per pronunciare.

“Adesso seguimi; potrai parlare, muoverti e respirare solo a mio comando…ti fidi di me e lo sai che non ti farei male per nessun motivo al mondo”

L’idea di questo strano gioco mi spaventa, mi incuriosisce e mi eccita. Mi fido di lui e di certo non è il classico tipo a cui piace il sesso troppo “sado”. Accetto.

Mi scosta la mutandina e mi infila un dito trovandomi già pronta per lui.

Io gli slaccio i pantaloni notando che ovviamente anche lui è già pronto per me.

Me lo infilo dentro e scendo piano piano su di lui.

Appoggio le mani sul suo petto non sono mai stata una maga dell’equilibrio, appoggiarmici mi da la sicurezza giusta per potermi muovere senza fare troppi danni.

Inizio a cavalcarlo piano, ogni tanto lui stringe lievemente la lunga sciarpa; in quell’istante mi gira la testa, mi manca il respiro, provo la sensazione di non riuscire a capire dove mi trovo, mi abbandono in un mondo popolato dal nulla, perdo ogni senso tranne quello del piacere, appena lui molla la presa torno a sentire le mie mani sul suo petto, i rumori e i respiri.

Andiamo avanti per un po’ così, lentamente. Senza dire una parola, ascoltando solo noi.

Comincio a sentire il mio piacere che cresce, inizio a volere di più, cosi mi aggrappo alle sue spalle e prendo a cavalcarlo più velocemente.

Lui ovviamente non è preparato a questo cambio repentino, stringe ancora, nei pugni, le estremità della sciarpa. Abbassandomi di colpo tiro uno strattone talmente forte che quasi mi soffoca.

“Ma sei impazzita?” Mi rimprovera.. “E’ pericoloso” mi prende per il mento, mi stringe e mi guarda dritta negli occhi.

“Non farlo più, potevi farti male, con me devi provare solo piacere”.

“Scusa..” Arrossisco più di quanto già non lo ero.

Mi accarezza i capelli e mi gira. Ora è lui sopra di me.

“Adesso è arrivato il momento di fare l’amore, basta sesso!”

In risposta, io mi avvinghio forte a lui con braccia e gambe di modo da poterlo sentire tutto bene dentro di me.

“Ogni tuo muscolo è stretto attorno a me, ti sento così mia”

Non riesco a rispondergli talmente il mio piacere è forte.

Sto esplodendo di piacere, vorrei continuasse all'infinito, lo stringo di più, le mie dita affondano nella sua schiena, i miei sospiri si fanno più accentuati. Ad un tratto si ferma.

Che strana sensazione; d'un tratto perdo il contatto con la sua pelle, non sento più il suo corpo umido, non sento più le sue mani .

Mi sveglio e realizzo: era solo un sogno.

Capitolo 2 - GABRIELE

***

Gabriele divorò quei fogli come un lupo famelico.

Era una lettura davvero eccitante seppur breve, non credeva che Arianna potesse possedere tutta quella fantasia lei, così fredda e materiale.

Era finalmente riuscito a scovare il nascondiglio dove custodiva i suoi diari. La aveva vista un giorno per caso mentre li stava sistemando convinta di non essere osservata. Ne era molto gelosa ovviamente.

Su quei fogli scriveva tutto di sé. Tutte le cose che non voleva far sapere, i suoi pensieri, le sue emozioni, sentimenti che teneva celati dentro il suo cuore come un tesoro prezioso.

Arianna era una ragazza molto enigmatica mentre Gabriele un ragazzo molto curioso. Un connubio che non promette nulla di buono! Nonostante vent’anni di convivenza, in alcuni momenti la sentiva terribilmente distante, quasi come se fosse un’estranea. Questa cosa lo faceva imbestialire.

Ora era lì, seduto sul suo letto, con in mano due dei forse tanti quaderni dove lei scarabocchiava la sua vita.

Per anni aveva cercato di instaurare con lei un intimo rapporto di confidenza senza ottenere ovviamente alcun risultato, tutto il contrario invece di quello che aveva con sua sorella Nora.

Di Nora sapeva tutto e curioso e geloso come era, ne era estremamente soddisfatto. Gli piaceva avere un morboso controllo nei suoi confronti.

Si trovò piacevolmente eccitato da quello scritto e dovette far fronte ad un certo imbarazzo. Quel racconto lo aveva stuzzicato. E non poco.

Si buttò sul letto fissando il soffitto. Con un sospiro espirò tutta la tensione e prese a rivivere le scene appena lette. Chissà Arianna chi stava sognando quella notte.

“Andrea”

Chi è questo Andrea. Un loro amico? No, impossibile, avevano un amico in comune di nome Andrea ma non aveva mai dato segno che le piacesse.

Un suo amico? O magari un collega di lavoro. Oppure “Andrea” era un nome falso. Magari in realtà stava pensando ad una persona di cui non poteva scrivere il nome.

Ad un tratto il suo cuore perse un battito.

Possibile che… No, impossibile! Sarebbe stato fin troppo scontato.

Però qualcosa, forse la possibilità che Arianna stesse pensando proprio a lui mentre scriveva quel racconto, lo animò.

La sua mente iniziò a perdere il controllo e in un attimo lui divenne Andrea.

Come era bello rifugiarsi nella fantasia; potevi essere chi volevi, fare quello che volevi, desiderare chi volevi che nessuno ti poteva giudicare.

Segrete e oramai archiviate fantasie adolescenziali riaffiorarono più prepotenti del solito, non riuscì ad evitarle, le aveva sempre considerate un modo come un altro per sfogare lo stress di tutta quella strana situazione che era la sua vita.

Fino a che questi suoi pensieri bizzarri fossero rimasti a senso unico, sarebbe ancora stato in grado di domarli.

Chiuse gli occhi e si abbandonò insieme ad Arianna, nei suoi sogni più spinti. Ad ogni immagine il suo cuore aumentava i battiti, il suo corpo si accaldava sempre di più.

Eccitato, portò la sua mano destra fra le gambe ma un rumore all’improvviso lo destò da quell’intimo momento con sé stesso.

Era lei ed aveva appena bussato alla porta della sua camera. Non si era accorto di non essere più solo in casa. Imbarazzato ed inebetito tentò di ricomporsi nella maniera migliore.

-Ma che diavolo stai combinando? E’ un’ora che ti chiamo, ti vuole la mamma!- lo aveva rimproverato con il suo solito fastidioso tono mal mostoso.

-Nulla, scendo subito… perché mi fissi?-

-Sei diventato rosso- lo prese in giro avvicinandosi beffarda. – Che cosa stavi facendo?-

-Ti sbagli... N-non sono diventato rosso… e-e comunque non stavo facendo nulla di che- cercò di giustificarsi distogliendo lo sguardo da quegli occhi grigi indagatori.

-Bè muoviti a scendere!-

“Maledetta, che tempismo”

Prima di raggiungere sua madre al piano di sotto, passò in bagno a sciacquarsi il viso; Arianna aveva ragione, era arrossito, e anche tanto.

“Ma che diavolo ti prende? Ti eri ripromesso di non fare più certe cose pensando a tua sorella” si rimproverò schiaffeggiandosi il volto.

Scese velocemente le scale e passando per il corridoio che conduceva in cucina, sentì, dalla sala, Nora ed Arianna parlare a bassa voce e ridere come due oche.

Sicuramente Arianna le stava raccontando della scena pietosa a cui aveva assistito prima.

Era dura essere un fratello in mezzo a due sorelle. Una l’opposto dell’altra per giunta.

Capitolo 3 - ARIANNA

***

-Io esco, ci vediamo più tardi-

-Torna a casa presto che domani hai il lavoro-

-Sì mamma!- Arianna posò un bacio un po’ troppo aggressivo sulla guancia di Milena stampandole una macchia di rossetto rosso appiccicoso.

-Con chi esci?-

-Sono affari miei Gabriele-

-Scusa, era tanto per chiedere-

-Scusa, ti ripeto che sono affari miei-

Fosse stata un’altra situazione, Gabriele avrebbe continuato questo battibecco a cui da anni i loro famigliari assistevano oramai incapaci di replicare.

“Sono tuo fratello, ho il diritto di sapere”

“Fratello acquisito, prego”

Non doveva essere stato facile per Arianna, dato il suo carattere, entrare nella loro piccola famigliola.

Tommaso, il padre di Gabriele e Nora era rimasto vedovo pochi mesi dopo la nascita della piccola.

Dopo un anno da solo e tre di frequentazione con Milena, intrapresero una convivenza, insieme anche alla figlioletta di lei, Arianna.

I tre fratelli si toglievano esattamente due anni l’uno con l’altro.

-Guardi un film con me?-

-No grazie Nora sono stanchissimo! Vado in camera a leggere un po’ per cercare di addormentarmi-

Gabriele salì di corsa le scale e chiuse a chiave la porta dietro di sé.

Aveva tempo qualche ora ancora prima che Arianna tornasse dalla sua serata. Ce l’avrebbe fatta a finire di leggere quei diari?

Si diresse verso la finestra per appurarsi che la sua macchina non fosse più in giardino.

Un po’ agitato prese il primo, quello dalla copertina rossa, ed iniziò a sfogliarlo.

Quel diario, era a quanto pare inerente ad un periodo di tempo riconducibile a sei mesi prima quando, dall’oggi al domani rimase single.

Aveva avuto una storia abbastanza lunga con un ragazzo e quando si sono lasciati ne aveva sofferto molto anche se la colpa della loro separazione era stata unicamente sua.

Mentre stava insieme a lui era riuscita ad andare a letto con un suo collega, con il figlio del suo titolare e teneva persino una costante corrispondenza con un ragazzo che abitava km da lei mandandogli foto piccanti.

Quando Giulio scoprì tutto, oltre che a stamparle un sonoro ceffone, non la volle più rivedere, giustamente.

Gabriele non aveva mai visto sua sorella così mortificata di sé stessa ma conoscendola, non era completamente sicuro che da quell’errore sarebbe riuscita ad imparare qualcosa.

Arianna era così: aveva sempre bisogno di conferme e le cercava in chiunque nella maniera peggiore.

Le piacevano gli uomini, le piaceva provocarli, le piaceva sentirsi bramata dall’uomo più irraggiungibile.

Non era fatta per le relazioni a due. Aveva sempre sete di nuove avventure. Collezionare corteggiatori aumentava la sua autostima, la faceva salire come il mercurio nel termometro ma ogni volta non vi ricavava altro che guai. Non era una ragazza bellissima, era una persona normale ma sapeva essere sensuale e questo agli uomini fa impazzire.

Su quel diario non vi era scritto nulla di interessante. Lo sfogliò svogliatamente e velocemente. Solo pensieri tristi ed insulti contro sé stessa. Insomma una noia mortale.

Passò al secondo. La copertina rosa era molto rovinata; doveva essere vecchio.

Dal ritaglio di giornale appiccicato sulla prima pagina con una colla scadente ritraente una boyband degli anni 90, dedusse che poteva trattarsi di un diario appartenete al periodo delle scuole medie.

“Cerco in lui lo sguardo complice che non riesco a trovare… Io per lui sarò non sarò mai altro che “la seconda” .

Chissà a chi si riferiva. Probabilmente a Giovanni. Alle medie era completamente innamorata di questo ragazzo che aveva però un debole per la sua migliore amica. Insomma, i classici drammi adolescenziali.

Il terzo diario dalla copertina gialla era ancora più vecchio. Risaliva alle elementari. Oltre a dei disegni scombinati e senza senso e dei ritagli di giornale non vi era altro.

Qualche frase del tipo “Arianna ed Elisa amiche del cuore” .

Una noia disarmante anche quello.

Nelle ultime pagine però notò qualcosa di interessante.

Il racconto di una giornata. Se lo ricordava bene anche lui quell’episodio.

Erano al campo estivo. Arianna aveva 8 anni mentre Gabriele 10.

Ad un tratto un ragazzino amico di Gabriele convinse Arianna ad entrare in una specie di tenda che aveva costruito con dei residui di uno striscione.

Mentre stava giocando a pallone con degli altri amici Gabriele li vide entrare da soli in quell’abitacolo e sospettoso li seguì tenendosi a debita distanza.

Dopo averli visti entrare sentì vociferare. Ma quante persone riuscivano a stare in quel triangolo di stoffa?

La cosa non lo convinceva per nulla. Non sentiva più la voce di sua sorella e si allarmò ancora di più.

Decise di porre fine a quella strana situazione irrompendovi all’interno.

La scena che si trovò davanti fu per lui raccapricciante.

Sua sorella era sdraiata per terra con tutta la maglietta alzata, i pantaloncini alle caviglie ed un espressione a dir poco terrorizzata.

Intorno a lei una decina di ragazzi in cerchio che la deridevano.

Lì non ci vide più. Iniziò a picchiare tutti quanti.

Cercarono di fermarlo ma non ci fu ragione. Alla fine scapparono accorgendosi che le animatrici, attirate dalle grida, stavano accorrendo sul luogo per capire cosa stesse succedendo.

Ricordando quella storia nel dettaglio ancora il sangue gli ribolliva nelle vene.

In passato era sempre stata pronta a fare di tutto pur di avere l’approvazione delle persone, questo suo bisogno era visto come debolezza, motivo di sfruttamento da parte di chi non si meritava le sue attenzioni.

Quanti individui le erano girati intorno fiutando la sua bontà di cuore. Quante delusioni aveva preso.

Per questo ora era stronza e algida con tutti.

Sorrise nel leggere che era stata piacevolmente felice del fatto che la aveva soccorsa e difesa.

Quel pomeriggio Arianna pianse fino al ritorno a casa e lui non la lasciò sola nemmeno un minuto.

Che lui si ricordi, quello fu uno dei primi momenti in cui lei gli permise di abbracciarla e di coccolarla.

“Marco mi prende sempre in giro…. Dice che nello spazio che ho fra gli incisivi ci potrebbe passare un TIR..Gabri invece mi ha detto che Marco è completamente scemo e che è una caratteristica che mi rende particolarmente carina”

Arrossì

In effetti quel sottile spazio fra gli incisivi la rendeva davvero affascinante nonostante in molti lo vedono come un difetto. Da ragazzina quando ancora non aveva scoperto il mondo del make-up, con quella frangetta e quelle lentiggini sembrava Pippi Calzelunghe..con i capelli corvini però.

Era un mix strano quella ragazza: capelli sempre lunghissimi, neri come la pece, lentiggini e occhi grigi.

A parte il colore dei capelli che era identico a quello di Milena, Arianna era la copia di suo padre. Di lui aveva visto una fotografia di quando era giovane. Di quando lei ancora non era nata.

Gabriele non sapeva neanche perché Milena si ostinasse a tenerne una foto. Alla fine lui le aveva abbandonate appena aveva saputo della gravidanza.

“Sono tre mesi che non stiamo insieme Milena ed ora mi dici che sei incinta. Cosa mi fa credere che sia io il padre di questo bambino? E poi anche se fosse, non mi va di crescere un bambino con te. Fanne ciò che vuoi.”

Era stata liquidata in questo modo e dopo quelle parole graffianti, Milena non ci pensò due volte a cancellare quell’uomo dalla sua vita.

“Un uomo del genere non si merita i sorrisi di suo figlio/a”

Tommaso invece, il padre naturale di Gabriele e Nora, da subito la aveva amata come se quella peste fosse stata davvero la sua bambina.

Del giorno in cui i tre fratelli si conobbero per la prima volta, Gabriele non ricordava quasi nulla. Il trauma per la perdita della madre e per il cambiamento di vita dopo pochi anni aveva cancellato come un’onda buia, parecchi dei suoi ricordi da infante.

Ricordava solo la giornata estiva e lo stupore di avere una futura casa con una piscina.

Dal diario caddero delle fotografie. La loro prima vacanza insieme.

Erano andati a Bibione. Nora aveva esattamente tre anni. Li aveva compiuti proprio durante quella vacanza.

Erano seduti sulla sabbia a mo di trenino. Lui dietro, Arianna fra le sue gambe e Nora fra le gambe di Arianna.

Lui rideva anche se gli mancava il canino destro. Aveva una bandana rossa in testa e il rastrello nella mano sinistra che teneva in alto, come se fosse una spada eretta in segno di vittoria.

Arianna era appoggiata al suo petto con una fascia rosa in testa per tirare indietro i capelli. Le mani strette sulle gambette magre del fratello quasi dovesse tenersi in equilibrio ed anch’essa, nonostante gli incisivi non ancora del tutto cresciuti, mostrava un sorriso lentigginoso e spensierato che da tempo oramai lui non le vedeva più.

Nora era seria. L’unica cosa che le importava era mangiare il suo gelato.

Arianna la teneva stretta circondandole il ventre con una gamba per tenerla ferma. Ma di Nora in quella foto si vedono solo gli splendidi riccioli d’oro ribelli ed i suoi enormi occhioni azzurri.

Il resto del viso era coperto dal gelato alla panna.

Quanta tenerezza e quanta nostalgia in quella foto. Sospirò.

Crescendo tutti e tre avevano perso quella spensieratezza e quella confidenza che avevano un tempo.

La seconda foto ritraeva solo Arianna e Gabriele. Non si ricordava più di quello strano scatto.

Era della stessa estate ed a giudicare da come erano abbronzati, erano forse appena rientrati dal mare.

Stavano tutti e due mangiando dallo stesso cono gelato.

Le loro labbra ed i loro nasi erano cosparsi di cioccolato. Il cono era oramai finito ed i due, avidi di quella crema gustosa, non volevano sprecarne nemmeno un po’.

Era sempre la stessa storia. Non appena Arianna finiva il suo gelato, aggrediva quello di suo fratello che non sapeva dirle di no. Così si trovavano sempre a dividerselo fino all’ultima leccata o morso.

In quella foto si vede distintamente la lingua di sua sorella immersa nel cono gelato. Guardandola meglio Gabriele notò che però, oltre che toccare il gelato, toccava anche le labbra di lui.

Solo in quel momento pensò con malizia a quei gelati condivisi.

Le loro lingue e le loro labbra in quei momenti si sfioravano, si toccavano, si leccavano fredde e avide di gelato ma nessuno dei due né per primi i loro genitori, ci avevano mai visto nulla di male dato che avevano anche deciso di immortalarli in una buffa foto.

Il terzo ed ultimo scatto li ritraeva durante una gita. Non ricordava il posto ma gli venne in mente il prato. Pieno di fiori, colorato.

Faceva caldo quel giorno.

Era un autoscatto di tutta la famiglia.

Ora erano cresciuti tutti e tre. Nora con quei riccioli al vento, gli occhi sempre più blu ed il corpo di una signorina, lui finalmente un uomo con un lieve accenno di barba sul viso, bionda e chiara come i suoi capelli dritti sparati in alto ed Arianna con una morbida treccia corvina di lato e senza più lentiggini ora che aveva scoperto il fantastico mondo dei fondotinta.

Le due sorelle erano sedute una a fianco all’altra mentre lui era dietro di loro e le abbracciava. La sua mano sinistra cingeva Nora in vita mentre la mano destra pendeva sul petto di Arianna che a sua volta la stringeva.

In quell’intreccio di dita, sembrava quasi che la mano di lui fosse poggiata su di un seno di lei.

Per un momento cercò di ricordare se fu davvero così.

Non se lo ricordava più.

Scacciò quel pensiero e si promise un giorno di riguardare tutti gli album di foto di famiglia.

Capitolo 4 – DESIDERIO INCONFESSABILE

***

“Anno 2010”

Prese d’istinto quel quaderno in quanto il 2010 era stato l’anno in cui si era fidanzato con Marta. Esattamente otto anni prima.

Chissà se Arianna aveva scritto qualcosa a riguardo.

“Quando osservo Marta spesso penso a come potrebbe essere nel sesso. Sempre posata, sempre elegante senza mai un capello fuori posto. Per me non gli fa neanche un pompino a quel poveraccio. Come mi piacerebbe sapere se è vero o no. Quando lo prendo in giro, lui tergiversa sempre senza darmi mai una reale risposta. Probabilmente perché non sa cosa dirmi.

Mi eccita pensare di poterlo sedurre per fargli vedere cosa so fare, per fargli capire quello che una donna deve e sa fare. Lo farei impazzire. HO VOGLIA DI FARLO IMPAZZIRE”

Per un secondo riprovò la sensazione del battito mancato che sentì prima mentre gli era balenata in testa la sensazione che “Andrea” potesse essere lui.

In poche pagine la dolce ed innocente Arianna si era trasformata in una avida serpe.

“Questo desiderio di mettergli le mani addosso sta diventando un’ossessione. In ogni situazione a casa ho voglia di provocarlo ma non so come potrebbe rispondere a tutto ciò. Alla fine è una vita che mi vede anche in mutande, non saprei cosa inventarmi”

“Sto arrivando al punto che nelle fantasie più intime penso solo a lui. Mi spaventa questa mia perversione. Però è bello. Perché è solo mia. Nella mia testa, prima di dormire, io e lui facciamo l’amore…ma che dico, l’amore? Ci facciamo una bella scopata! Come vorrei farlo sul serio!“

“Mi piacerebbe tirarlo pazzo di me solo per far infuriare Marta. Pensa a come potrebbe essere appagante vederla morire di gelosia ogni volta che Gabriele mi guarda”

Disorientato chiuse il quaderno e di fretta li riportò dove li aveva presi. Aveva letto abbastanza.

“Ma che cavolo le è preso ad un certo punto della sua vita, a questa stupida?”

Si passò una mano sulla fronte accorgendosi di essere umido di sudore.

“Sarà ancora così? In otto anni spero le sia passata…. Maledetto me e la mia stupida curiosità”.

“Ho bisogno di bere”

Capitolo 5 – VERITA’ SCOMODA

***

Verso le 23.00 Arianna arrivò a casa.

Spense la macchina sospirando. La radio passava una canzone dei Depeche Mode “Wrong” non vi era canzone più azzeccata per quel momento.

All’uscita del parcheggio dove aveva lasciato l’auto qualche ora prima, vi era un bar. Ferma al semaforo che la avrebbe immessa sulla provinciale, notò, seduto nei tavolini fuori, Paolo, il ragazzo con cui era uscita quella sera. Si erano fermati al parcheggio vicino alla stazione dove lei aveva parcheggiato il suo veicolo.

Dopo un’ora di sesso da oscar la aveva lasciata di fretta e furia perché doveva andare di corsa a casa.

“Certo, a casa” Pensò tristemente.

Prese ad osservarlo rabbiosa stritolando il volante con tutte e due le mani mentre attendeva il verde.

Ad un certo punto, forse sentendo degli occhi grigi su di lui, Paolo si girò. Appena si accorse che era Arianna a guardarlo, si tradì con una lieve espressione imbarazzata.

Lei sentì una certa tristezza dentro di sé.

“Cosa pretendi? Che ti mandi dei fiori o che ti scriva il messaggio della buona notte? Eddai Arianna, ti conosce, vi siete fatti una scopata, la storia si chiude quì, come per il resto, tutte le tue storie di quest’ultimo periodo”

Il verde scattò e partì a tutta velocità. Quel semaforo era durato troppo. La aveva messa per troppo tempo davanti alla realtà dei fatti, davanti a quella che lei era.

Guardò il cellulare per vedere se Paolo le aveva scritto qualcosa. Nulla. Neanche un abbozzo di scusa mal riuscita in merito a quella colossale bugia.

D’altra parte cosa si poteva aspettare?

Era un periodo in cui si sentiva triste. Ragazzi che la volevano e con cui poteva uscire ne aveva, se li prendeva, ma ultimamente nessuno le lasciava niente. Solo una “scopata” o un semplice “pompino” ma nulla di che. Per lei certo era appagante ma poi? Oltre a collezionare conferme che altro si portava a casa? Il nulla.

“Chissà se mai troverò qualcuno che mi darà la buona notte” si chiedeva spesso.

Capitolo 6 – PAROLE DI TROPPO

***

Arrivata in giardino, trovò Gabriele seduto sotto il Gazebo mentre sorseggiava della Sambuca.

-Ciao!-

-Ciao- cantilenò rivolgendole uno sguardo appannato. Agitò la bottiglia –vuoi?-

-Sì, grazie. A cosa dobbiamo questa tua ubriacatura del giovedì sera?-

Gabriele senza rispondere versò la bevanda nel suo bicchiere oramai vuoto e lo porse alla sorella.

Lei volteggiò verso di lui ballando.

Stava ascoltando la musica sul suo cellulare, lo faceva sempre quando aveva bisogno di rilassarsi.

Spotify gli aveva proposto una canzone anni 80 “Bette Davis Eyes” una delle sue preferite.

-Te l’ho fatta scoprire io questa canzone- disse soave ed estasiata volteggiando verso di lui seguendo il ritmo sensuale della voce di Kim Carnes.

Gli si sedette a fianco armeggiando con il cellulare e nell’accavallare le gambe, gran parte della coscia le si scoprì.

Spesso Gabriele si chiedeva come mai persistesse ad andare in giro vestita come una prostituta. Forse si sentiva più sicura e più appetibile con quei mini abiti?

Sapeva solo che i commenti su di lei erano sempre i soliti.

Quando uscivano insieme sentiva su di loro gli occhi di uomini di qualsiasi età. Sguardi di invidia, lascivi. Non ne era affatto felice. Era geloso ed imbarazzato nello stesso tempo. Non gli piaceva andare in giro con lei conciata così. Marta era più fine ed elegante.

Visti dall’esterno sembravano davvero una coppia. Lui alto, magro, biondissimo e occhi scuri quasi neri mentre lei piccolina, alzata solo dai prepotenti tacchi 12 cm che oramai teneva incollati ai piedi, non troppo magra, capelli lunghi neri e occhi grigi.

Una grande caratteristica di Arianna, con la quale batteva di gran lunga Nora e persino Marta, era che poteva davvero eccitare un uomo anche in jeans e maglietta. Le bastava uno sguardo. Con i suoi occhi argentei poteva incenerire chiunque!

-Ecco, senti anche questa canzone che bella- Il cellulare di Arianna intonò “Slave to love” di Bryan Ferry –è stupenda-

-Non la conosco. Però hai ragione, è davvero bella…ma perché ogni volta che sto ascoltando della musica, mi devi sempre mettere le canzoni che piacciono a te?- Le strappò il cellulare di mano –come si spegne sto coso?-

-Basta schiacciare “Stop”…- “Scemo”

Gabriele rimise la canzone di prima. -Lasciami ascoltare questa che mi rilassa-

Arianna innervosita dall’atteggiamento di suo fratello, senza dire nulla bevette tutto d’un sorso il bicchiere di Sambuca versandosene un altro.

-Non esagerare…- la rimproverò.

-Dai Fratello, non ho più due anni…e nemmeno tu- dicendo questo gli porse il bicchiere.

Gabriele bevve un altro sorso e prese a fissarla.

Ma come cavolo poteva non essersi accorto dei pensieri pericolosi che sua sorella aveva in passato nutrito verso di lui. Non aveva mai notato in lei sguardi maliziosi. Averla accanto in quel momento gli provocava un forte imbarazzo. D’un tratto gli era diventata ancora più estranea rispetto al solito.

“Maledetta donna perversa”

Scoprire queste sue fantasie non gli aveva fatto bene, forse sarebbe stato meglio se fosse rimasto nell’ignoranza più totale; continuare a vederla come la bisbetica mal mostosa e non come una donna passionale e fantasiosa che chissà quante volte, nei suoi momenti più intimi, aveva provato piacere sognando di fare l’amore con lui.

Immaginò una sciarpa di seta cingere il suo collo rosa e sottile e le sue labbra aprirsi lievemente in un soffocato sospiro di piacere.

“Gabriele piantala ti prego” si rimproverò.

Si versò un altro bicchiere di Sambuca, lei lo seguì.

-Mi sta bruciando l’esofago- si mise una mano sulla bocca con un espressione di disgusto –però quanto è buona!- si accorse solo in quel momento che suo fratello la stava fissando in modo strano.

-Che c’è? Sembri pensieroso…sei arrabbiato?-

-No, tranquilla- sbiascicò.

-Mi fai un massaggio?-

-Prego?-

-Alle spalle. Come al solito. Mi piace quando me li fai…- gli sfiorò il collo con il pollice e l’indice, lui rabbrividì.

Un massaggio? Non gli sembrava il caso di mettere le mani sul suo corpo in quel momento. Era sempre stato il massaggiatore personale delle sue sorelle ma quella sera dato il suo stato, non gli andava proprio un contatto con lei così, cercò di tergiversare. Non era bravo a cambiare argomento e come al solito combinò un disastro.

-Quanto hai bevuto Arianna?-

Lei abbassò lo sguardo –Ho bevuto adesso con te-

-Smettila di dirmi bugie! Quando sei arrivata il tuo fiato sapeva già di alcol ed avevi le gote più rosse del solito. Hai i capelli scomposti ed il nero del mascara sotto gli occhi. Si può sapere cosa hai combinato?-

-Non sono affari tuoi!-

-Sarai andata a fare la zoccola con qualcuno!!- sbottò sbattendo il bicchiere sul tavolo ed appoggiandosi allo schienale della sedia incrociando le braccia.

Arianna rabbiosa scattò in piedi.

-Come ti permetti di parlarmi così, cafone maleducato!-

-Guarda che lo so bene che fama hai da queste parti…credi mi faccia piacere sentire estranei che parlano della “patata” o della “bocca” di mia sorella? Quando la smetterai di scoparti ogni maschio che ti passa sotto il naso?-

-Come osi affermare che mi scopo qualsiasi uomo mi passi davanti?- urlò lei furibonda.

-Non fare la finta tonta con me. So bene come ti sei sempre comportata con gli uomini...come mai non sei mai riuscita a tenerti un ragazzo in tutti questi anni? A parte Giulio, certo…ma ti devo ricordare come è finita?-

-Non sono affari tuoi Gabriele, non tutti come te trovano l’amore della loro vita nella loro prima ragazza-

Gabriele si alzò dalla sedia ma dovette fare fronte ad un forte capogiro. Aveva decisamente bevuto troppo.

-Io sono solo preoccupato per te!- Sbiascicò- Hai pochi amici e gli uomini che ti girano intorno non hanno buone intenzioni. Tutto è dovuto dal tuo atteggiamento… non capisci che….-

-Stai zitto!- strillò lei – ti comporti come se fossi la mamma, tu non hai alcun potere su di me e sei l’ultimo da cui accetterei un consiglio sulla vita di coppia dato che stai ancora insieme alla ragazza con cui hai perso la verginità e sei talmente succube di lei che se potresti farlo, leccheresti le piastrelle su cui cammina. Sei senza palle! Sei un cretino che sta dietro ad una stronza!-

Alla parola “stronza” Gabriele perse il controllo. Come poteva, quel diavolo di Arianna, permettersi di insultare quell’ angelo di Marta.

Le si avvicinò talmente tanto da farle sentire il fiato sul viso.

-Ritira subito quello che hai detto! Il sentimento che provo per lei è un amore pulito e bello e tu parli così solo perché sei invidiosa del nostro rapporto. Con il carattere di merda che ti ritrovi non riuscirai mai a vivere un amore come il nostro e ne sei consapevole. Ti rode, ti rode un sacco Sorellina!-

Gli occhi grigi di Arianna si riempirono di lacrime. Gabriele aveva centrato il punto.

Cercò di vincere la partita sputandogli addosso qualcosa che teneva dentro di sé oramai da troppo tempo.

-Voi non vi amate, Fratellino. Avete solo scambiato l’abitudine per amore-

-Disse la ragazza dal cuore di pietra-

-Lascia stare. Vado a letto- girò i tacchi furiosa e si incamminò verso la sua stanza. Gabriele, più furioso di lei, la seguì.

-Vedi come sei…quando ti si sbatte in faccia la verità, quando non sai cosa rispondere, chiudi il discorso e te ne vai...sei immatura!-

La porta della stanza di Arianna si chiuse con un tonfo e non ebbero più modo di tornare sull’argomento.

-Vaffanculo!- Gabriele buttò il cellulare sul letto e vi si fece cadere sopra – Quella ragazza è impossibile!-

Quanto desiderava poterla vedere diversa, come era nelle foto che aveva appena sfogliato, anche solo per un giorno.

Si alzò dal letto e scese in cucina a prendersi qualcosa da bere. Passando per il corridoio la trovò in bagno intenta a togliersi le lenti a contatto. Con quella veste azzurra, senza trucco e i capelli raccolti in una morbida treccia, sembrava una semplice ragazza innocente e pulita. Perché non poteva sempre essere così? Le si avvicinò e le carezzò il braccio. Lei di istinto si ritrasse.

-Ei…scusami … ti ho dato della zoccola e non è per nulla carino-

-Non hai detto nulla che non sia vero- gli rispose indossando gli occhiali. Fece per uscire dal bagno ma lui la bloccò. La prese per il mento e la costrinse a guardarlo.

– Perché non cerchi di tirare fuori il meglio di te invece che il peggio. Sei bella fuori ma anche dentro Arianna. Te lo dice una persona che ti conosce da vent’anni. Non oscurare il tuo sole. Fallo uscire! Perché ti devi nascondere sempre dietro ad una maschera?-

Le carezzò delicatamente la guancia.

Arianna gli si appoggiò al petto e si abbracciarono.

Capitolo 7 - LA FESTA

***

Il sabato seguente Milena e Tommaso organizzarono un “aperi-cena” in giardino con i loro amici e relativi figli a cui i tre fratelli erano obbligati a partecipare.

Milena era molto ricca, quando Tommaso e prole si trasferirono da lei iniziarono a vivere davvero come signori.

Quel pomeriggio Arianna era alla prova del vestito da sposa di Elisa, la sua migliore amica quindi le fu concesso di arrivare mezz’ora dopo l’orario di inizio della serata. Nonostante avesse 26 anni doveva ancora stare alle regole del tetto.

“Quando sarai fuori casa deciderai per te, ma adesso no!” Le ripeteva Milena ogni santo giorno.

Tornò a casa verso le 19.30, salì in camera sua e riscese le scale impeccabile più che mai come al solito.

Con quel vestito rosso a manica lunga sembrava appena uscita dalla pubblicità di un profumo.

-Era davvero necessario quello spacco sulla schiena che ti arriva fino all’inizio del culo?-

-Nora smettila, non posso farmi carina per una festa?-

-Si ma così sei esagerata, guarda che hai dimenticato una ciocca di capelli fuori dallo chignon-

Arianna si guardò per un attimo nel riflesso del vetro della finestra –Accidenti! Fa nulla me li sciolgo. Ciao Marta!-

-Ciao Arianna, bel vestito-

-Grazie anche il tuo-

Arianna squadrò Marta dalla testa ai piedi mentre con Gabriele si stava dirigendo al buffet. Riusciva ad essere bella anche con un sacco della pattumiera addosso. Neanche si truccava. Il suo brillante caschetto color nocciola era sempre a posto, la sua frangetta non era mai spettinata.

Quanto desiderava avere anche lei una bella frangia corta e dritta come quando era bambina ma oramai i suoi capelli non glielo permettevano più, erano diventati troppo sottili e ultimamente faceva fatica a tenerli a posto persino con la piastra. Per non parlare poi del fisico. Marta era alta quasi quanto Gabriele e per giunta era anche magra ma non quella magrezza senza forme. Erano tutte maledettamente al loro posto. Ma perché era così perfetta? Persino gli occhi erano belli. Verdi, grandi. Sembravano due smeraldi.

“Che invidia” brontolò a bassa voce.

Marta fissò per un attimo Arianna che, una volta incrociato il suo sguardo, le girò le spalle.

-Tua sorella non perde mai un colpo, grazie-

Prese il bicchiere di vino che Gabriele le stava gentilmente porgendo.

-Lascia perdere, giovedì scorso abbiamo fatto una litigata…-

-Come mai?-

Non sapeva se raccontarle della storia dei diari oppure no. Di sicuro non la avrebbe presa bene ovviamente, e anche se lui l’ avesse pregata di lasciar perdere, non era completamente certo che lo avrebbe ascoltato. La sua curiosità quella volta lo aveva messo in un bel pasticcio.

Arianna era sempre la solita con lui ma ora era lui a vederla in modo diverso. Ogni suo sguardo, ogni suo gesto, ogni loro sfioramento casuale, ogni sorriso per lui era fonte di imbarazzo. Si ritrovava ad arrossire in ogni momento. Non vedeva l’ora che il suo cervello archiviasse tutto in un meccanismo di autodifesa.

-Mi rispondi o no?- lo incitò seccata.

Si era perso nei suoi pensieri come al solito. La guardò. Arrossì leggermente. Distolse lo sguardo.

-Ma nulla, le solite cose, è arrivata a casa conciata da buttare via e gli ho chiesto se avesse fatto la zoccola con qualcuno-

-Non sei stato molto gentile, potevi usare altri termini-

-Lo so ma mi fa arrabbiare. Si lamenta che non ha uno straccio di ragazzo, si fa tutti quelli che le passano sotto il naso solo perché le piace avere il telefono tempestato di messaggi e chiamate dei suoi spasimanti. Con quell’atteggiamento, quale uomo ti vede come una persona con cui costruire un rapporto serio?-

-Come dici tu, tutto è racchiuso nel suo modo di porsi. Tua sorella è consapevole che, senza quei vestiti, senza i tacchi e senza il trucco, non è altro che una semplice ragazza che non ti giri a guardare per strada. E’ come un pavone, non ti frega di guardarlo se non ha la coda aperta-

Capitolo 8 - PIZZO

***

Arianna passò la serata chiacchierando di qua e di là, Gabriele sedeva con Marta ed i suoi amici al tavolino sotto il gazebo mentre Nora giocava con due amiche ad un gioco in scatola.

Quella sera Arianna si sentiva più sensuale del solito; l’abito che le aveva regalato Elisa quel pomeriggio le piaceva da morire.

-Ari, ho un vestito da darti. Lo mettevo quando ero grassa ma adesso non mi va più bene-

-Scusa, mi stai dando della cicciona?-

-No, mi sono spiegata male. Di corporatura tu sei più robusta di me, non per questo sei cicciona. Dato che non ingrasserò mai più, piuttosto che buttarlo via preferisco darlo a te, vedrai come ti starà bene!-

Ed effettivamente aveva ragione. Essendo fasciante in vita era un capo che doveva aderire bene al corpo.

Si sentiva parecchio su di giri per via dell’alcol. Aveva iniziato con l’aperitivo alle 19.30 e adesso che erano le 22.30 era già a due Mojito e quattro bicchieri belli pieni di vino.

Dopo aver fatto avanti e indietro in cucina, si sedette sul divano lasciando la marmaglia di gente fastidiosa nel cortile e fuori dalla sua vista. Quel vociferare iniziava ad irritarla. Si tolse le lenti a contatto, indossò gli occhiali, scaraventò in aria i tacchi e si immerse nelle parole crociate nonostante le vedesse doppie.

Dopo poco, venne interrotta dallo squillo del telefonino di Gabriele: un’orribile suoneria riconoscibile fra altre mille. Alzò lo sguardo e lo vide entrare in cucina. Probabilmente voleva trovare un po’ di silenzio.

Lo sentì passare a fianco a lei mentre salutava il suo interlocutore.

Aveva capito che era un suo amico quindi non si concentrò sulla loro conversazione ritornando su quella dannata parola che proprio non le veniva in mente.

“Quelle grigia danneggia l’uva, ma che caspita è?”

Si sistemò meglio sul divano portandosi la gamba destra al petto e distendendo la sinistra sul piccolo tavolino di vetro davanti a lei. All’improvviso sentì la mano di suo fratello sulla sua coscia. Sussultò.

Chiacchierando distrattamente al telefono, Gabriele le stava sistemando la gonna che, causa il suo cambio di posizione era scesa e le lasciava la gamba completamente scoperta. La fermò noncurante sotto la rivista che vi teneva appoggiata e si diresse verso la finestra proprio di fronte a lei. Lei lo seguì con gli occhi fino a che lui non li incrociò.

Forse per via dell’alcol, un’ idea malsana la pervase. Si guardò intorno, Marta era fuori dal loro raggio. Alzò il giornale fissandolo con uno sguardo di sfida ed il vestito le scivolò scoprendole completamente le gambe e le mutandine bianche trasparenti.

Gabriele ebbe uno spasmo. Si sentì avvampare, voleva voltarsi, distogliere lo sguardo ma nello stesso tempo era catturato da quegli occhi grigi seducenti all’inverosimile.

Con il cuore a mille scese con gli occhi verso il ventre, per poi scendere lungo le gambe. Era davvero, davvero bella.

Spesso la aveva vista in intimo ma quella sera, una vena di malizia si era appena impossessata di lui e forse anche di lei. Fissava a bocca aperta quella femmina erotica che aveva di fronte e per un attimo si scordò che si trattava di sua sorella.

Lei divertita, prese ad accarezzarsi l’interno della coscia destra con le dita divaricando ancora di più la gamba.

Lo stava stuzzicando, e lui di nuovo, si stava eccitando. Ripensò a quel racconto, ripensò alle confessioni che aveva letto sul suo diario. Il panico si impossessò di lui. Doveva scappare. Doveva correre da Marta e rifugiarsi fra le sue rassicuranti braccia.

-Arianna sei ubriaca, vai a dormire- Tornò in fretta dai suoi amici e dalla sua ragazza.

Con la coda dell’occhio la vide sorridere scuotendo la testa.

Arrivato nel gazebo riprese fiato. Gli sembrava di essere stato per ore in apnea.

Capitolo 9 – SCOLLATURA PERICOLOSA

***

Da quando Marta si era fissata con il fitness anche Gabriele l’aveva seguita a ruota. Ovviamente. Il problema era che, nonostante fosse uomo, non riusciva a starle dietro e la cosa gli rodeva da matti. Gli addominali erano gli esercizi che meno gli riuscivano.

Se Marta ne faceva cinquanta, lui arrivava a malapena a venti e questo lo imbarazzava da morire anche perche veniva costantemente preso in giro da lei.

Nel soggiorno fissava svogliato il materassino prestatogli da Tommaso. Una sottile stuoia di spugna azzurra tutta smangiata che usava quando da ragazzino andava in campeggio.

Si sdraiò a pancia in su e iniziò gli esercizi.

“Devo farcela, non posso farmi battere da una ragazza, non posso”

-Che diavolo stai facendo?- lo prese in giro Nora.

Gabriele senza fermarsi rispose – sto cercando di fare ginnastica-

-Ma non vai già in palestra con la tua bella?-

-Si ma non riesce a starle dietro- irruppe Arianna.

Dopo quindici addominali, Gabriele si fermò già sudato e con il fiatone. Si appoggiò sui gomiti –Mi lasciate in pace per piacere?-

-Comunque stai sbagliando- Arianna si avvicinò a lui e gli si inginocchiò di fronte – quando ti tiri su tendi a staccare i piedi da terra. Devi cercare di tenerti saldo – gli afferrò le caviglie – prova ora, dovresti fare meno fatica-

Titubante Gabriele riprese i suoi esercizi.

Ogni volta che saliva il suo sguardo incrociava la scollatura di sua sorella. La curiosità lo spinse a guardare più a fondo: lo scollo era largo e si notava benissimo che non portava il reggiseno. Era la prima volta che vedeva scoperta quella parte del suo corpo.

Si concentrò. Rispetto alla pelle rosa del torace, i suoi seni erano più pallidi non avendo preso mai il sole. Erano proprio bianco latte. La forza di gravità li attirava verso il basso ma non essendo esageratamente grandi, quasi riuscivano a beffarla rimanendo bene o male nella loro usuale posizione.

Si trovò immerso in un intimo pensiero. La sua bocca che percorreva quella setosa carne fino ad eccitarne il capezzolo ora rilassato.

Si sentì avvampare di nuovo e il suo cuore iniziò ad accelerare i battiti.

Si fermò di scatto a due centimetri dal viso di lei. Si guardarono in un attimo di silenzio.

-P-perché ti sei fermato?-

Gabriele rosso in viso non rispose subito.

-Meglio così- incrociò le braccia intorno alle ginocchia mentre le raccoglieva al petto. Distolse lo sguardo e lei si ritrasse.

-Venite a prendere un gelato?- chiese Nora.

-Io sì- rispose Arianna alzandosi – tu Gabry vieni?-

-No-

-Perché?-

-Non mi va di uscire- Non poteva di certo dire che il pensiero di prima lo aveva “evidentemente” eccitato.

Prima di addormentarsi Arianna pensò a ciò che era successo nel pomeriggio.

Non ne era sicura ma sentiva di essere stata lei a provocare quel cambio di umore in suo fratello. Quella volta però non aveva fatto nulla di proposito.

Quel giorno non parlarono della bravata della sera prima. Si chiese persino che cosa la avesse spinta a farlo. Fino a pochi giorni prima piangeva davanti a lui perché era stufa di passare sempre per la zoccola di turno cercando di conquistare i ragazzi con il sesso e ora si era messa a giocare proprio con la persona che ogni giorno le ribadiva di essere una ragazza dai facili costumi.

Era un po’ che questa idea la stuzzicava ma fino a quel momento, quella vocina bussava senza ancora essere riuscita a farsi aprire completamente la porta.

Più però guardava il rapporto fra lui e Marta crescere, più aveva voglia di mandarlo in frantumi, oltretutto aveva il sentore che Gabriele avesse intenzione di fare un passo in avanti. Se non il matrimonio, almeno una convivenza. Sentiva che di lì a breve, lo avrebbe perso.

Non poteva vedere lui e Marta felici.

“Tutte ma non LEI. La detesto. Devo fare in modo che Gabriele vacilli”

Conosceva bene suo fratello, era un bersaglio facile, plasmabile, lo si poteva persuadere in qualsiasi modo, non le sarebbe servito molto per farlo cadere nella sua tela.

Si rimboccò le coperte e si girò di lato.

In quel momento era fuori con Marta. Chissà cosa stavano facendo. Chissà se qualche volta aveva pensato a lei mentre…

Scosse veloce il capo: impossibile. Non era il tipo.

Però si dice sempre che non basta una vita intera per conoscere a fondo una persona.

Capitolo 10 – GELOSIA

***

-Arianna, stasera fanno un bel film al cinema, ti va di andare a vederlo insieme a me il mio ragazzo? E a te Gabriele va? Potresti chiedere a Marta-

-Sei un genio Nora, così io faccio il candelabro!!-

-Scusa…potresti chiedere a qualche tua amica-

-Nessuna delle mie amiche ti risponde “sì” quando organizzi le cose all’ultimo momento!-

-Senti, io posso fare a meno di invitare Marta se vuoi-

Arianna e Nora si girarono di scatto a guardare Gabriele in silenzio. Come era possibile? Se la trascinava ovunque.

-Non fate quella faccia, stasera è a cena dai suoi nonni e non voglio che faccia le cose di fretta per colpa mia-

-Ah, ecco, mi sembrava strano- sbottò Arianna. Vado a cambiarmi.

-Forse hai frainteso, non dobbiamo andare a ballare…-

-Fai dello spirito Nora?-

-No, è che il tuo outfit mi sembra eccessivo per un cinema-

-Io sto bene così-

Si avviarono verso la multisala. Una moltitudine di gente di qualsiasi tipo li circondava. Bambini che correvano in giro, ragazzi che aspettavano ai tavolini del bar l’inizio del film, anziani già pronti in fila per farsi strappare il biglietto anche se la sala non era ancora agibile, Nora che come al solito si dirigeva famelica dall’omino dei popcorn.

-Certo che se Simone si è rifiutato di vedere questo film, vuol dire che fa davvero schifo- sbottò Gabriele.

-Dai, è tanto tempo che non usciamo noi tre insieme-

-Ma se a Pasqua siamo andati al Luna Park!-

-Certo, peccato che dopo un giro in giostra tu ti sia eclissato in un bar perché ti era venuta la nausea-

-La prossima volta non mangerò prima di fare le giostre-

Arianna sorrise e diede una spallata a suo fratello. Era carina quando non sorrideva a comando, non poteva essere sempre così?

La sala quattro fu presto disponibile. Dopo infiniti minuti di pubblicità in cui Nora e Arianna chiacchierarono senza tregua irritando loro fratello all’inverosimile, il film iniziò.

Raccontava di due persone, tutte e due con alle spalle un trauma.

Lui agli arresti domiciliari perché aveva tentato di uccidere l’amante della moglie, lei sotto psicofarmaci causa la morte del marito ma che insieme, conoscendosi, ritrovano la stabilità e la felicità.

-Nora, questo film fa davvero schifo-

-Eddai Arianna che palle che sei!-

-Stavolta ha ragione lei- disse Gabriele sottovoce –Vado a chiamare Marta-

Arianna seguì suo fratello con lo sguardo fino a che non sparì dal suo raggio visivo. Di scatto fece per alzarsi.

-Io vado a sentire cosa si dicono-

Nora la trattenne.

-Ma sei scema? Ma cosa te ne frega? Stai qui-

-E’ sempre più interessante di questo cavolo di film-

-Non fare la cretina e stai qui!-

-Va bene!- sbuffò.

Dopo circa cinque minuti Gabriele tornò indietro.

-Ragazze io me ne vado- Lanciò le chiavi della macchina a Nora –Arriva a prendermi Marta-

-Ma come te ne vai? Ma cavolo non usciamo mai noi tre insieme!-

-Dai Nora mi faccio perdonare, settimana prossima vi porto fuori a mangiare-

Arianna divenne di tutti i colori.

-Dai, porta anche Marta, falla adottare dalla nostra famiglia, porterebbe volentieri il cognome di tuo padre!-

-Di nostro padre…-

-Si, certo, tanto te consideri di più lei, parte della famiglia, che me-

-Ma che scemenze vai dicendo?- Gabriele alzò la voce attirando gli sguardi seccati dei presenti.

-Infatti Arianna, mi sembra tu stia esagerando-

-La metti sempre davanti a noi, sempre, ma chi cazzo è lei?-urlò.

-Dai Arianna non iniziare con la tua solita gelosia…- La supplicò Nora tirandola amorevolmente per un braccio e guardandosi intorno imbarazzata.

-Nora, anche a te da fastidio che metta Marta davanti a tutti noi! Non fare la voltafaccia solo perché vuoi difendere tuo fratello- Arianna stava diventando una furia isterica.

-Nostro fratello…-

-Arianna ascolta, è normale che a volte io la metta prima degli altri, è la mia ragazza e sarà la mia futura famiglia, non mi sembra il caso di fare tutte queste scene solo perché non ho finito di vedere un film con voi- replicò Gabriele con calma e naturalezza.

-E allora cosa aspetti? Vai vai, chi ti dice nulla?-

-Chi ti dice nulla? Ma se hai fatto tutto te…-

-Ragazzi smettetela, inizia il film, Gabriele ci vediamo a casa-

-Grazie a Dio! Ciao Nora-

Arianna si abbandonò nervosa sul sedile incrociando le braccia.

-Ciao Nora…nemmeno mi ha salutata, tanto non conto un cazzo per voi-

Capitolo 11 - DUBBI

***

-Ho una gran sete!-

-Per forza Nora ti sei mangiata tutti quei pop-corn! Non è ancora tornato, comunque-

-Madonna Arianna lascialo vivere! Anche io sono gelosa di lui ma tu ultimamente stai esagerando! Da quando ti sei lasciata con Giulio ti è presa questo assillo nevrotico nei suoi confronti. Ti porta solo a peggiorare il vostro rapporto. Riversi su di lui la tua paura di rimanere sola perché invidi la relazione che ha con Marta!-

-Se fosse per invidia Nora, me la prenderei anche con te-

-Bè … quando dormo da Simone rompi le scatole anche a me-

Arianna si appoggiò al divano per rispondere ad un messaggio.

-Guarda, non so cosa dirti…è un momento così-

Seduto sul muretto del lago con Marta e una birra in mano, Gabriele guardava perso il paesaggio.

Chissà perché proprio in quel momento gli stava tornando in mente la bravata di qualche giorno prima di sua sorella.

-Senti Marta…- si schiarì la voce, lei si girò.

-Se una persona, amica tua da anni, nel tuo caso un ragazzo, di colpo cambiasse atteggiamento con te, nel senso…si facesse più provocante…insomma…a te sembra che ci prova…cioè…scopri che, da non sai quando, provava o prova attrazione per te ma non sai se gli è passata ed ora ogni cosa che fa sembra che ci provi-

-Gabriele…non ho capito niente-

Quando era in imbarazzo, Gabriele non riusciva a comporre un discorso che filasse, toccava sempre a Marta tirargli fuori le parole.

-Qualcuna ci prova con te?-

-Non lo so-

-Come non lo sai? Si capisce, no? Lo capisci, lo vedi!-

-Ma non lo so…-

-Chi è questa?-

-Ehm…una mia cliente-

-Lavoriamo insieme. Voglio il nome-

-No una mia ex cliente-

-Allora, o è una tua cliente o è una tua ex cliente- incalzò spazientita.

Gabriele si trovò nel panico, non sapeva più cosa dirle. Scese dal muretto e iniziò a fare avanti e indietro nervoso.

“Ma perché cavolo mi sono imbarcato in questa conversazione?”

Non gli venne in mente nessuna scusa. Così decise di dirle la verità.

-Ok Marta, scusa non è una mia cliente o ex, è che mi imbarazza dirtelo perché la conosci anche tu-

-Sputa il rospo, chi è questa stronza?-

Alla parola stronza, Gabriele ebbe stranamente un lampo di genio. Si appoggiò sicuro e beffardo al muretto.

-Hai presente Elisa, la migliore amica di mia sorella?-

-Te la sei fatta un paio di volte quando avevi 17 anni, giusto? Ma non era finita lì?-

-Si ma adesso, forse perché si sta per sposare mi lancia certe occhiate…languide-

Marta si fece pensierosa. Guardò verso la montagna illuminata di fronte a sé.

-Ah, ecco perché alla festa dei tuoi non c’era…perché c’ero io…la stronza-

-Esatto, brava!!!- Gabriele amava Marta perché faceva le domande e si rispondeva da sola. Involontariamente lo tirava fuori dai guai.

-Guarda Marta non so più cosa fare, mi spiace per lei, a volte è anche pesante-

-Se vedi che ti continua a rompere le scatole Gabriele ci parlo io perché già so che tu non hai le palle per affrontarla-

-Ma mi consideri così tanto un rammollito?-

Marta si sentì subito in colpa per quello che aveva detto.

Di certo l’avere “le palle” per affrontare determinate situazioni non era una qualità in cui il suo fidanzato eccelleva. Ci pensava sempre leia tirarlo fuori dalle situazioni scomode. Questa cosa, da maniaca del controllo quale era, le piaceva.

-Non è questo, Amore- gli carezzò il viso con fare da gattina per farsi perdonare delle parole poco carine – è che in queste cose, lasciatelo dire, non sei bravo, andiamo a casa?- gli diede un dolce bacio –dietro ad un grande uomo ci sta sempre una grande donna- gli fece l’occhiolino.

Gabriele sorrise…ma che gli fregava di Arianna? Marta era tutto quello che lui voleva.

Capitolo 12 – GELATO CALDO

***

Arrivò a casa, verso le 23.00, la luce della cucina era ancora accesa.

Arianna stava mangiando del gelato alla crema appoggiata ai fornelli ascoltando della musica.

“Relax” di Frankie goes to Holliwood. Per darsi un pò di carica. Le piaceva da matti quella canzone.

-Qualcosa non va?- le si avvicinò.

-Scusa per prima-

Gabriele si meravigliò. Da quando chiedeva scusa? A lui poi….

Prese un cucchiaio e si mise anche lui a mangiare il gelato dal barattolo.

-Posso?-

Arianna gli sorrise.

Mentre affondava il cucchiaino nella crema, Gabriele prese a fissarla in silenzio. Spesso, nei suoi occhi vedeva uno sguardo freddo e assente che quasi lo faceva rabbrividire.

-Cosa ti succede in questo periodo?-

-Nulla, mi sento un po’ sola- si strinse nelle spalle.

Lui d’istinto le mise una mano sulla spalla abbracciandola. Se la appoggiò sul fianco. Era davvero piccolina senza tacchi.

-Non puoi rimanere sempre così piccolina? Scherzò. -Sei davvero tenera ed innocua senza quei trampoli-

Arianna alzò lo sguardo verso di lui.

-Piantala di dire cavolate! Prese una grossa cucchiaiata di gelato e gliela mise con forza in bocca –così stai zitto!- rise.

Lui che non era pronto, ne accolse gran parte ma un’altra buona parte gli si spalmò sulle labbra, sul naso e sul mento.

-Arianna che schifo!- cercò di pulirsi in malo modo con le mani – mi sta colando sulla maglietta! – si sporse in avanti per far cadere le gocce di crema sul pavimento.

Con un gesto innocente, sorridente e senza malizia, gli si avvicinò e gli leccò via il gelato da dove stava colando.

Gabriele impreparato, scatto in autodifesa e con un gesto impulsivo la scansò. Smise immediatamente di sorridere.

-Ma cosa ti è preso? Sei impazzita?- urlò pulendosi la bocca con il braccio.

Arianna tornò seria capendo la cavolata che aveva appena fatto. Si portò le mani alla bocca.

-S-scusa… lo facevamo sempre da bambini…-

-Ma cosa c’entra? Quando si è bambini sono gesti innocenti, ora non lo sono più…da bambini facevamo tutti e tre il bagno nudi nella piscina in giardino, ora non lo facciamo più, ci sarà un motivo, no??!!- rispose alterato ed imbarazzato dalla situazione –riesci sempre a rovinare tutto fra di noi!-

-S-solo perché adesso non ci stiamo più…nella piscina- cercò di sdrammatizzare lei con un sorriso forzato e le dita nervosamente intrecciate in grembo -...scusa…-

-Gabriele buttò rabbioso il cucchiaino nel lavandino e se ne andò senza dire una parola.

-Non c’è bisogno che ti arrabbi in questo modo!- Cercò di dire lei. Ma la voce non le uscì squillante e sicura come al solito. Mortificata, lavò i cucchiaini e li mise al loro posto.

Capitolo 13 – POISON

***

Nella sua stanza Gabriele giaceva con la testa affondata nel cuscino ascoltando la playlist anni 80 che Arianna gli aveva creato tempo fa. Quella ragazza lo stava facendo uscire di testa.

Fino a poco prima, mentre era con Marta era sereno ma appena entrato in casa, invece, era iniziata la tempesta.

Chi era Arianna? Una strega che stava esercitando un occulto potere su di lui?

Se non avesse letto quei diari forse quel gesto non gli sarebbe sembrato così malvagio.

Di una cosa era certo: quando la aveva abbracciata, poco prima del misfatto, uno strano calore si era impossessato di lui, forse dettato dalla sua mente che, involontariamente aveva risvegliato le parole lette sui suoi diari. E l’effetto che gli avevano fatto. Purtroppo testa e corpo reagiscono in maniera diversa ai medesimi gesti o parole.

A differenza delle altre volte, aveva provato un’emozione diversa nel gesto di stringerla a sé.

Se avesse dovuto dare ascolto al suo istinto, lei si sarebbe ritrovata senza mutande seduta a gambe aperte sul tavolo della cucina.

Non gli sembrava una fanatica del sesso dolce, a differenza di Marta.

Odiava fare i paragoni ma a volte lui aveva voglia di prenderla, di dominarla, di essere uomo ma lei proprio non ci stava. Diceva che il sesso in quanto atto materiale non faceva per lei. A Marta piaceva fare l’amore ed anche a lui piaceva ma a volte il suo istinto animale prendeva il sopravvento senza poter essere sfogato e quando succedeva, impazziva.

Secondo lui Arianna invece non avrebbe avuto problemi a farsi prendere brutalmente quanto gli bastava per sfogarsi.

Di nuovo i pensieri “malvagi” come li chiamava lui, stavano tentando, come anime nere, di farsi strada nel suo cervello.

Tentò in tutti i modi di scacciarli ma non vi resistette e vergognosamente vi si fece rapire.

La modalità “Random” del suo I-Pod gli propose “Poison” di Alice Cooper, nulla di più azzeccato per quel momento.

Si immaginò loro due in cucina, illuminati da una fioca luce, lei sdraiata sul tavolo e lui intento a spalmarle il gelato alla crema sulle labbra, sul seno, fra le gambe per poi leccarglielo via con foga, imbrattandola di gelato e saliva. La sua testa fra le sue gambe, la sua lingua fredda dentro la sua carne calda, le mani di lei avvinghiate ai suoi capelli quasi a fargli male, la cui stretta diveniva sempre più forte in preda al piacere che le stava facendo provare.

Senza accorgersi stava sudando al solo pensiero. Si fermò per riprendere fiato. Fece un paio di lunghi respiri per riportare il battito cardiaco alla normalità.

Si spogliò guardandosi allo specchio.

Il rigonfiamento negli slip era evidente. Non se ne sarebbe andato in fretta.

Si mise i pantaloni leggeri del pigiama e, quasi come posseduto ed incapace di ragionare, si diresse verso la porta della stanza di Arianna che dormiva già beata. Le si avvicinò senza fare rumore. Le carezzò i capelli. Era scoperta fino in vita. Come al solito, dormiva in mutande e maglietta.

“You’re Cruel, device, Your blood like ice”

“One look, could kill, my pain your thrill”

Teso e con il cuore in gola le scostò il piumone fino a scoprirle le cosce. La sua eccitazione stava crescendo, quasi gli faceva male.

“I wanna love you but I better not touch ( don’t touch)

Avvicinò pericolosamente una mano alla sua gamba.

“I wanna hold you but my senses tell me to stop”

“I wanna kiss you, but I want it too much (too much)”

Posò lo sguardo sulle sue labbra socchiuse.

“I wanna taste you, but your lips are venomous poison”

La stava per sfiorare quando d’un tratto un lampo di lucidità lo pervase.

“Ma cosa diavolo stai facendo”

Come appena uscito da una seduta di ipnosi, guardò spaesato intorno a sè. Non era nella sua stanza. Era in quella di sua sorella e lei era mezza nuda, addormentata davanti a lui.

Ma cosa stava succedendo?

Si alzò di scatto e corse in bagno.

“You’re poison runnin through my veins”

Capitolo 14 – LA DIFFERENZA FRA LORO DUE

***

Gabriele sedeva al tavolo immerso nei suoi turbamenti.

Quella stessa mattina Arianna gli chiese di nuovo scusa per l’accaduto ed archiviarono, si fa per dire, la faccenda.

Nella sua testa però la voglia del suo corpo non svaniva. Proprio non lo voleva lasciare.

Cosa poteva fare per levarsi questo tarlo dalla testa?

Una “Scopata” sarebbe stata fra di loro.

Una scopata che avrebbe portato solo casini. Cercò di chiamare all’appello la sua razionalità; le chiese di aiutarlo per fargli capire che non valeva la pena, che era forte, che ce la poteva fare a capire che quella scopata gli avrebbe portato solo guai, che come anni fa aveva scacciato determinate fantasie su di lei, le avrebbe potute scacciare anche ora.

Lui amava Marta. Non voleva rovinare il loro rapporto per del sesso. Non era un ragazzino. Voleva un futuro con lei, non con il corpo di sua sorella.

Voleva parlarne con Nora, con lei si confidava su tutto ma non sapeva da dove iniziare.

-Hai qualcosa da dirmi?-

Nora stava fissando Gabriele con i suoi enormi occhi azzurri.

-Perché?-

-Perché mi stai fissando da circa dieci minuti-

-No, no tranquilla-

Lei riprese quindi ad impastare la torta per il compleanno di Tommaso. Era molto brava in cucina, ne sapeva qualcosa il suo ragazzo quando nei weekend si trasferiva a casa sua.

-Perché tu e Simone non siete ancora andati a vivere insieme?-

-Perché prima devo finire l’università. Non vuole caricarmi del peso di una casa e di una convivenza fino a che non avrò quel dannato pezzo di carta in mano e sarò un po’ meno stressata. Per lo meno dallo studio…-

-Che strano…-

-Ognuno è fatto a modo suo e poi è meglio così. Dal venerdì sera al lunedì mattina sono comunque da lui, mi sto abituando piano piano a condividere uno spazzolino, un bagno, un letto- Nora si fermò un istante e lo guardò – E tu invece? Quando deciderai di chiedere a Marta di sposarti? E’ ora oramai-

Gabriele sorrise e si lasciò andare ad una piccola confessione a discapito della sua scaramanzia.

-Nora, sono tre mesi che le ho comprato l’anello-

Sul viso della ragazza comparve un enorme sorriso. Iniziò a saltellare con il cucchiaio di legno in mano spargendo pezzi di impasto ovunque.

-Evviva evviva!!!!!! Muoviti a chiederglielo!!! Mio Dio come sono felice!!-

Abbandonò tutto e corse a baciarlo ovunque impastandogli il viso di farina e uovo.

-Nora, smettila dai, che schifo!- rise.

Nora si pulì le mani e gli si sedette in braccio per togliergli delicatamente dal viso tutti i pezzi di cibo che gli erano rimasti attaccati. Si lasciò andare ad un momento di tenerezza e sfregò piano il naso contro quello di lui.

-Siamo stato molto fortunati nella nostra sfortuna… -

-Hai ragione Sorellina…-

-Sei convinto quindi che sia la donna della tua vita?-

-Ne sono certo-

Nora lo baciò sulla fronte e lo abbracciò. Quelle loro effusioni non gli trasmisero nessuna malizia. Ecco la differenza nel rapporto fra lui e Nora e lui e Arianna.

Capitolo 15 -INCOMPRENSIONI

***

Da quando stava con Marta, alcune ragazze che lo avevano indotto in tentazione vi erano state, non lo può negare, ma era sempre riuscito ad evitarle senza problemi. Non aveva mai fatto nulla con nessuna anche se, ogni tanto qualcuna tornava per prendere parte alle sue più nascoste fantasie.

Con loro era facile. Bastava allontanarle, non vederle più. Arianna invece era lì. Tutti i giorni, 24 ore su 24.

Si affacciò alla finestra della sua stanza.

La vide in giardino. Camminava avanti e indietro mentre chiacchierava al telefono con la sua amica.

Aveva bisogno di parlare con lei, anche se esattamente non sapeva cosa dirle.

Poteva cominciare dai diari, dai pensieri pericolosi, da come lei lo provocava anche involontariamente sperando di non sfociare in una litigata troppo esagerata.

Forse parlarne sarebbe stato l’unico modo per esorcizzare la situazione anche se alla fine il problema era solo suo.

Scese in cortile e le si avvicinò con le mani tremanti ed il cuore in gola. Le fece cenno che aveva bisogno di comunicare con lei.

Si sedette per terra con la testa appoggiata al muro cercando di ricomporsi ed ordinare le idee.

Prese ad aprire e chiudere ritmicamente le mani che sentiva gelide e sudate.

Arianna stava raccontando ad Elisa, le sue ultime conquiste.

Sotto molti aspetti quella ragazza era la superficialità fatta in persona. Per lei i ragazzi erano solo “quello”.

“Quello con il naso grosso”, “Quello con il pizzetto”, “Quello del parcheggio”.

Preso da un impeto di rabbia, gli venne voglia di alzarsi e andarsene ma non lo fece.

“Stai calmo, non ti muovere, devi parlare con lei”.

Quando Arianna finalmente finì di spettegolare con Elisa, il telefono era ormai bollente. Si girò verso suo fratello aspettandosi qualche odioso commento che non arrivò. Sembrava serio.

-Che succede Gabriele? Qualcosa non va?-

-Arianna io non so cosa ti stia passando per la testa-

Lei lo guardò intuendo a dove sarebbe andato a parare. Distolse lo sguardo, sentendosi colpevole.

-Sarò ingenuo ma non sono scemo. Lo so bene che la tua testa perversa ti sta portando a cercare di giocare con me. Prima la tua performance alla festa, poi la storia del gelato. In vent’anni con me non ti sei mai comportata così. Perché ora mi stai facendo questo? Perché? Te lo dico seriamente io ho rispetto per i nostri genitori e soprattutto per Marta. Arianna abbiamo quasi trent’anni, non posso credere che tu sia così immatura. Tu lo fai solo perché sei invidiosa di me e di Marta. Vuoi farmi vacillare ma io sono forte. Smettila di torturarmi e cerca di crescere.-

Arianna colta in fallo tentò di rispondergli nella maniera più sicura possibile.

-Stai farneticando… Se ti ho dato questa impressione, scusa. Ti devo però dire che ti stai sbagliando di grosso…come a solito-

-Vuoi dirmi che la tua bravata della festa era solo dettata dall’alcol e la volta del gelato è stato un gesto senza malizia?-

-Si…-

Gabriele non rispose. Sapeva di aver centrato il bersaglio come sapeva che Arianna non avrebbe mai ammesso le sue colpe. Trionfante tornò nella sua stanza lasciandola in preda alla mortificazione.

“Che stupida sono stata, con lui ho fatto i capricci proprio come una bambina. Probabilmente mai mi guarderà con gli stessi occhi con cui guarda Nora e Marta e comunque non è di certo seducendolo che potrò ottenere stima e considerazione nei suoi confronti. Cosa diavolo mi è passato per la testa? Devo archiviare gli avvenimenti degli ultimi giorni il prima possibile, lasciarlo vivere e scacciare la mia gelosia, tornerà presto tutto come prima”.

Chiuse il diario sospirando. Posò la sua adorata penna nel portapenne e si preparò per andare a dormire.

"

Capitolo 16 – LA PROPOSTA

***

Gabriele era agitato più del solito. Fissava la sua segretaria che scartabellava da 15 minuti più del necessario. Quindici minuti che a lui sembrarono un’ ora. Le passò accanto fingendo di dirigersi nel suo ufficio in fondo al corridoio per poi tornare subito indietro.

-Ne ha ancora per molto?-

La segretaria lo guardò scorbutica.

-Perché? Problemi? Si abbassò gli occhiali sul naso- quella donna era identica ad Arianna sia come carattere che come modo di fare. Era certo che fra trent’anni anche lei sarebbe diventata così.

-No, nulla, mi chiedevo, visto che sono già le 18.45, se non doveva tornare a casa-

-E da chi?-

Gabriele giocherellò con le dita sulla scrivania dell’impiegata.

-Non importa-

Si diresse verso l’ufficio di Marta.

–Senti, non è che ti fermeresti un attimo? –

-Si certo, hai bisogno?-

-Si ma vorrei aspettare quando va via Adele-

-Ne parliamo davanti ad un aperitivo?-

-No Marta, non ti offendere…preferisco qua-

-Gabriele non ti senti bene? Sei pallido- Marta distolse per un momento gli occhi dal PC per osservarlo meglio.

-Tutto ok, non preoccuparti. Allora a dopo, mi raccomando, non andartene!-

Nell’uscire dall’ufficio andò a sbattere con la spalla contro la porta.

-Scusa Marta – sussurrò con sguardo nervoso.

Marta, dopo anni, ancora non lo capiva del tutto nella sua stranezza. Sorrise per quanto era imbranato il suo ragazzo.

Gabriele tornò dalla segretaria che, nel ritrovarselo fra i piedi, sbattè seccata la pratica sul tavolo.

-Devo levare il disturbo?-

-Sì, grazie, mi farebbe un favore Adele!!- corse a prenderle la borsa e la giacca.

-Aspetti, devo spegnere il PC-

-Ci penso io Adele, grazie, a domani-

Adele si diresse con passo pesante e aritmetico alla porta per poi chiudersela dietro di sé con un po’ troppa forza.

Ora era da solo con Marta. Finalmente. Tornò nel suo ufficio schiarendosi la voce.

-Ehm M-Marta, puoi venire un attimo?-

-Sì, Gabriele, fammi finire-

-T-ti aspetto di là-

Le sembrava sempre più agitato ma voleva finire quella dannata nota integrativa. Le mancava una tabella, quella dei cespiti, la più rognosa.

-Marta?- si sentì chiamare dalla sala reception.

-Gabriele, un attimo!- sbuffò.

Sentendo i passi di lui avvicinarsi per sollecitare un’altra volta la sua presenza, si alzò inerme andandogli incontro.

-Stavo finendo la tabella dei cespiti sai quanto è fastidiosa...-

Gabriele senza darle retta la condusse all’ingresso, le prese la mano e lei notò che il palmo era freddo e sudato.

-Che succede mi stai preocc…che cosa stai facendo?-

Lo vide scendere in ginocchio davanti a sè e porgerle una scatolina di velluto blu, insieme ad una rosa gialla. Ovviamente la sua preferita.

-Sposami-

Lei rimase zitta per un attimo. Per la prima volta nella loro relazione, fu lei a perdere la favella. Si sentì mancare e arrossire.

-Oh Dio, non ci credo…ma…io…bè….si!!!!-

-D-davvero??-

-Certo che sì!!!- Si mise a saltellare come una bambina, non riuscì a fermarsi nemmeno mentre lui le infilava l’anello all’anulare.

-E’ stupendo e tu sei pazzo!-

Gabriele si alzò baciandola ed abbracciandola.

-Sono pazzo di noi amore mio!-

Lei gli sorrise rigirandosi l’anello sul dito.

-Forse ti aspettavi una proposta diversa, fiori, cena, musica ma Marta…guardati intorno. Questo ufficio lo abbiamo creato noi. Era il nostro sogno e lo abbiamo realizzato. Come per me, sposarti è un sogno. Il mio sogno, il nostro sogno. E finalmente si sta realizzando!-

Fronte contro fronte, si guardarono negli occhi e si baciarono dolcemente.

Quando la domenica successiva Gabriele e Marta diedero la notizia ufficiale, nessuno sembrò esserne estremamente sorpreso.

Arianna stette in disparte scorbutica peggio del solito per tutto il giorno. “Lo sapevo che sarebbe successo. Me lo sentivo”

Li invidiava, li invidiava a morte.

Quel quadretto felice le faceva venire il voltastomaco. Voleva prendere un martello e spaccarne il vetro.

Capitolo 17 – ARGENTO VIVO

***

Nonostante la rabbia, Arianna cercava di minimizzare il suo risentimento per questo matrimonio anche perché oramai poteva farci ben poco. Di lì a meno di un anno suo fratello sarebbe scappato via da lei per farsi una vita con la sua principessa.

Quel giorno era in ferie ed in preda ad una nervosa frenesia, aveva messo sottosopra la casa incapace di tranquillizzarsi. Per una volta, forse, Milena sarebbe stata contenta di come aveva sistemato tutto a puntino. Dopo tutto quel lavorare il suo stomaco iniziò a farsi sentire.

Si lasciò cadere sul divano esausta riflettendo se sarebbe stato meglio cucinare, quindi mettere in subbuglio la cucina e pulire di nuovo, oppure mangiare direttamente fuori. Da sola. O non mangiare per niente.

Si puntellò il mento con le dita. Pensò a Gabriele.

“Se non sbaglio Marta è fuori studio due giorni per un convegno…quasi quasi lo invito a pranzo”

Prese il cellulare e lo chiamò.

-Ciao, vieni a pranzo con me?-

-Oh buongiorno! Oggi sono con Lorenzo, ma se vuoi unirti ti accettiamo molto volentieri-

-Ma sei ancora amico di quel coglione? –

-Ma se ti è sempre piaciuto!!!!-

-Si ma è un coglione..è un Don Giovanni per quello non me lo sono mai filata-

-In realtà era lui che non si filava te…o meglio le fighettine come te…- aggiunse con una sonora risata.

-Vai al diavolo! Dove ci troviamo e a che ora?-

-Ore 13.00 al Caffè degli Artisti-

-Va bene, a dopo-

Si alzò dal divano guardando sconsolata il tempo fuori dalla finestra. Grigio e nuvoloso come i suoi occhi ed il suo umore. “Come diavolo mi vesto?” Si diresse verso la sua stanza ed aprì l’armadio.

“Potrei vestirmi un po’ più alla mano rispetto al solito, visto che Lorenzo a detta di Gabriele mi trovava una “fighettina”...oltretutto oggi fa anche abbastanza freddo. Rispolvererò i jeans”

Tirò fuori dall’armadio i pantaloni azzurri aderenti per dare un po’ di colore alla giornata.

“Mannaggia mi sa che sono ingrassata” Tirò un respiro ed in qualche modo riuscì a chiudere il bottone.

Camicia bianca, capelli raccolti in una treccia. Poco trucco e niente lenti a contatto.

Quasi non si riconosceva quando si “conciava” in quel modo. Si vedeva come una ragazza insipida. Si ricordò delle parole del suo ex ragazzo.

“Sei carina nel tuo piccolo, hai un tuo lato altamente erotico che tiri fuori involontariamente al momento giusto. E’ questo che fa impazzire di te. Ricordati bene che un bel fisico o un bel viso non ci saranno per sempre ma quello che hai tu, va al dì la di un bel fisico ed un bel viso…io farei l’amore con te anche quando avrai settant’anni perché il tuo essere erotica non svanirà mai. Sei eccitante nei sorrisi, negli sguardi, nel modo di camminare, nel modo in cui tiri indietro i capelli con la mano quando parli e sei in imbarazzo, nel modo in cui arrossisci, nel modo in cui accavalli le gambe, nel modo in cui leggi…in tutto sei un’esplosione di sensualità e i tuoi occhi…tu dici che gli occhi grigi sono anonimi ma dimmi, in quante persone che conosci hai visto degli occhi grigi, splendenti come i tuoi…i tuoi brillano Arianna, brillano, sembrano argento”

“Sarà…” pensò lei sospirando. Aprì l’ombrello ed uscì di casa.

Capitolo 18 – UNA VECCHIA CONOSCENZA

***

Il Caffè degli Artisti era un posticino abbastanza carino in una via della Città Murata. Non era molto grande, era un semplice bar con musica rock e quadri rappresentanti paesaggi in bianco e nero. La particolarità di quel posto era che aveva a disposizione dei diari di viaggio con la copertina antica, come se fossero delle vecchie enciclopedie con le pagine vuote. Chi andava lì poteva tranquillamente scrivere su quei quaderni o disegnare. Ecco perché si chiamava “Il Caffè degli artisti”; era bello leggere tutto quello che le persone avevano da comunicare al mondo.

Posizionato davanti ad un liceo era meta preferita dei ragazzini che si fermavano in centro dopo la scuola e avevano bisogno di uno spuntino veloce.

Persa nei suoi pensieri osservava le ragazzine nei tavoli attorno a lei. Le sembrava di vedere se stessa.

Firmate dalla testa ai piedi, capelli sempre stirati, trucco impeccabile. Osservando la situazione da esterna e con occhio critico, sembrava fossero loro delle ragazzine anonime, e lei, una donna con qualcosa da dire. Sbuffò.

“Sto proprio invecchiando”

Lorenzo la svegliò dai suoi pensieri con un buffetto amichevole sulla testa.

Ora che ci pensava era un anno che non lo vedeva. Si alzò per salutarlo.

Lorenzo la osservò.

-Mmmm mi sembri un po’ ingrassata rispetto ad un’annetto fa!-

- Non mi sembrano affari tuoi!- sbottò lei infastidita.

-Non intendevo offenderti in realtà… stai molto meglio con qualche chilo in più- le fece l’occhiolino.

Rimase di stucco. Strano, un complimento da lui.

-In quanto a caratteraccio invece non trovo alcun miglioramento-

-Sei uscita di casa così come sei uscita dal letto?- la prese in giro Gabriele che nel frattempo si era già seduto guardando la lista delle pietanze.

Non rispose a nessuno dei due.

Optarono tutti e tre per il menù “pranzo del lavoratore” che comprendeva un primo, una bevanda, un dolce e un caffè.

Chiacchierarono del più e del meno per tutta la pausa pranzo.

Arianna si stava divertendo, alla fine un “coglione” e un “buffone” insieme non potevano che farla ridere.

-Sei carina in pigiama sai?!- Scerzò Lorenzo.

-Dai smettila anche te con questa storia del pigiama!-

-Ma è vero, da che ti conosco ti ho quasi sempre vista in tiro. Forse solo quando non stavi bene, ti vestivi normale…-

Arianna sorrise e distolse lo sguardo imbarazzata.

-E vabbè, mi piace farmi carina-

-Ti piace farti troia-

-Brutto fratello idiota!- esclamò schiaffeggiandolo con la lista dei dolci - meglio troia che scopa di legno frigida come la tua futura moglie-

Si guardarono in cagnesco incrociando contemporaneamente le braccia proprio come quando litigavano da bambini e non sapevano più come ribattere l’uno all’altro.

-Sentite io vado, ho un appuntamento con un cliente- Lorenzo guardò l’orologio – o meglio, lo avevo dieci minuti fa-

Si congedò e montò in sella alla sua bici. Arianna distolse lo sguardo cagnesco con cui stava uccidendo suo fratello per seguire Lorenzo con gli occhi.

-Gabry, non ha pagato il conto quel cretino!!!

Capitolo 19 – BELLISSIMO MOSTRO

***

Appoggiata al bancone del bar, si guardava intorno annoiata. Erano mesi che non andava più a ballare, si era davvero impigrita.

Quella sera si era messa in tiro come suo solito. Mini abito nero super scollato con fascia aderente sul sedere, trucco pesante, coda di cavallo e tacchi a spillo.

Ultima della fila, vestita così aveva subito attirato gli sguardi dei ragazzi che gentilmente l’avevano fatta passare avanti chi per guardarle le natiche, chi invece per scucirle un sorriso e forse qualcosa di più in cambio di quell’atto di galanteria.

In quel momento si sentiva più sola che mai. Un senso di nausea la pervase.

Pensò a Marta nell’altra sala. Come al solito era vestita molto elegante forse anche un po’ troppo per una discoteca. Perché non poteva cercare di essere come lei? Perché non riusciva a sentirsi bene nella sua semplicità?

Basta sguardi lascivi sul suo corpo ben in mostra e mezzo nudo, basta leggere negli occhi degli altri solo la voglia di portarsela a letto.

Con il suo Mojito in mano si appoggiò ad una colonna poco più in la.

Ragazzi e ragazze scatenati sulla pista ballavano come forsennati musica techno dance.

-Ehi, che ci fai qui da sola?-

Lorenzo la risvegliò dai suoi pensieri e si appoggiò a fianco a lei.

-Ero stufa di stare di là nella saletta- rispose spostando il peso da una gamba all’altra - volevo vedere un po’ di vita, volevo ballare, volevo bere-

-Io stavo cercando Gabriele ma è sparito-

-Sarà andato da qualche parte ad amoreggiare con la Strega!-

-Prego?- Chiese Lorenzo confuso.

-Scusa, mi correggo, la Stronza-

-La detesti proprio vero?- le disse abbozzando un sorriso –sei gelosa di tuo fratello?-

Arianna si girò di scatto e lo fissò negli occhi. Con quel trucco pesante le sue iridi sembravano ancora più chiare.

-Non è la ragazza giusta per lui – si affrettò a dire.

Lorenzo capì di averla infastidita. Cercò di cambiare discorso.

-Che ti sei presa da bere?-

-Un mojito ma è acqua…fa schifo-

-Posso assaggiare?-

Prese il bicchiere e sorseggiò.

-Hai ragione è terribile!- affermò con una smorfia di disgusto.

Ci fu un momento di silenzio. Arianna si accorse che Lorenzo la stava osservando nello specchio di fronte a loro. I loro sguardi si incrociarono. Lei gli sorrise imbarazzata e abbassò gli occhi.

-Ti ho trovata molto bene la volta scorsa a pranzo…scommetto che se fossi venuta a ballare vestita come eri quel giorno, avresti rimorchiato un sacco!-

-Perché adesso non sono carina scusa?-

-Si ma…- capì da solo di essersi imbarcato in un discorso da cui non avrebbe avuto scampo.

-Sei una figa da paura vestita così ma sei volgare…-

Arianna avvampò dalla rabbia. Incredibilmente infastidita lo squadrò dalla testa ai piedi.

–Non ti permettere di giudicarmi, non devo piacere a te e poi tu sei vestito come un barbone, non so neanche come abbiano potuto farti entrare conciato in questo modo!-

Lorenzo rise di gusto. Era il classico “bello e dannato” quello che se c’era da fare rissa era il primo della fila, quello che da bambino aizzava gli amici a suonare i campanelli, quello che dopo una giornata di giochi era l’unico che tornava a casa con qualche livido. Un ribelle. Capelli ricci, orecchini e anelli sulle dita. La cicatrice in verticale sulla guancia era la ciliegina sulla torta.

-Credi che una “figa da paura” possa concedere un ballo ad un “barbone”? – Si avvicinò un po’ troppo a lei -Lo fai un gesto carino per questo povero ragazzo speranzoso e bisognoso?-

Arianna rise mordendosi le labbra.

-Mh, ci devo pensare!- fingendo di fare la schizzinosa si allontanò da lui il quale prontamente la prese per un polso e la trascinò in pista a scatenarsi sulle note di “White light” di George Michael.

Arianna era abbastanza imbranata nella vita quotidiana; inciampava ovunque a casa, si riempiva di lividi andando a sbattere contro credenze, armadietti, sportelli, ma a ballare era bravissima; sembrava che la Dea della sensualità si impossessasse di lei per la sola durata di una canzone e Lorenzo se ne accorse in fretta.

Quella figura sensuale lo distolse presto dall’osservare le cubiste: il modo in cui si muovevano le sue anche, il modo in cui la sua coda di cavallo ondeggiava nel fumo bianco intorno a loro.

Arianna, sapendo che di lì a breve avrebbe scatenato in lui determinate reazioni, rincarò la dose abbandonandosi sul suo corpo, lasciandosi andare in una sensuale danza.

Viso contro viso, petto contro petto, bacino contro bacino e inguine contro inguine mentre la voce sensuale ed elettronica del cantante li rapiva. Lui, goffo tentava di seguire i suoi movimenti. Gli venne voglia di averla davanti a sé nuda, mentre ballava.

A quel pensiero sentì crescere l’eccitazione, la girò di spalle e iniziò a strofinarsi fra le sue natiche.

Arianna sorrise soddisfatta. Forse era riuscita a prendersi una piccola rivincita.

In quel momento Lorenzo non vedeva e sentiva altro che lei. Non aveva mai considerato l’idea di portarsela a letto quando erano amici ed uscivano in compagnia insieme.

-Non te la faresti?- Aveva chiesto anni prima a Gabriele, quando ancora non stava con Marta. Erano seduti su un muretto mentre lei ed altri amici prendevano il sole sulla riva del lago a pochi metri.

-E’ mia sorella- gli rispose naturalmente mangiando il suo gelato.

-Lascia perdere, a parte che non siete fratelli di sangue ma se non fosse tua sorella, te la faresti?-

Gabriele ci pensò un attimo.

-No, fisicamente non mi dice nulla, è troppo magra, sta sempre a dieta, passa ore ad osservarsi allo specchio e a truccarsi! Per di più è permalosa e molto chiusa. Non è un carattere facile. Litighiamo spesso-

-Tua sorella non ha ancora capito che l’ essere bella non sta in un fisico perfetto e in un trucco impeccabile. Quando capirà questo, quando sarà donna, non ci sarà uomo che riuscirà a resisterle…-

Ci aveva visto davvero lungo quella volta. Aveva davanti a sé un bruco che si era evoluto in farfalla pronta a spiccare il volo.

Non si accorse nemmeno che era iniziata un’altra canzone e che Arianna, beffarda si stava allontanando da lui confondendosi nella nebbia e nel buio lasciandolo immobile come un pesce lesso. Doveva averla.

“She’s a monster..beautiful monster…”

Capitolo 20 – UN BACIO RUBATO

***

Arianna tornò nella saletta. Vide Gabriele seduto da solo sul divanetto, si avvicinò a lui.

-Tutto ok?-

Lui la guardò con uno sguardo triste. Sospirò.

-Mica tanto; ho litigato con Marta-

-E come mai?-

-Le solite cose…sai che non le piacciono i miei amici, si è sentita costretta da me a venire ed ora si sta annoiando a morte-

-Potevi lasciarla a casa, non te la devi per forza scarrozzare ovunque-

Si sedette prepotente a fianco a lui.

-La amo ed è ovvio che la voglia sempre con me-

Lo guardò ed un velo di tenerezza di impossessò di lei. Sorrise.

-La ami ed è il sentimento più bello che esista. Anche lei ti ama e lo sai. Vedrai che domani si renderà conto di aver sbagliato e ti chiederà scusa. Le litigate ci sono sempre e ci saranno anche dopo. E saranno peggio di questa. Non puoi buttarti giù per così poco – Gli carezzò il volto – Gabry, quando hai bisogno di sfogarti, di piangere, di urlare, di una carezza, io ci sono. Ricordati che prima di tutto, al di là di tutto, sono tua sorella e voglio vederti sorridere sempre–

-Grazie, ti voglio bene- le carezzò la mano, lei gli rispose con un sorriso.

-Ora dov’è Marta?-

-In bagno-

-Quando torna, andiamo a casa, ok?-

-Va bene, grazie. Mi spiace, so che saresti voluta rimanere un po’ di più-

-Posso dirti la verità?-

-Dimmi-

-Ho sonno…da morire-

Quando Lorenzo ritornò nella saletta, vide i tre ragazzi alzarsi per andare a casa.

-Già andate?-

Arianna non gli rispose e distratta proseguì verso la cassa.

-Sì, siamo un po’ stanchi- sorrise Marta.

-Ciao allora-

-Ciao-

Arianna si trovava dietro Gabriele pronta a pagare quando qualcuno la prese per il polso e la portò con sé fra la gente. Trascinata, sbatteva contro le persone e non vedeva nulla. In un attimo di luce intravide la figura di Lorenzo. Che diavolo voleva fare?

Lorenzo si fermò di colpo vicino ad una colonna a lato della pista e lei, presa alla sprovvista, andò a sbattergli contro con la schiena.

-Ma che diavolo fai?-

Lui si girò e la afferrò per le spalle. La appoggiò al muro e senza darle un minuto per respirare si avvinghiò alla sua bocca.

Era feroce, aggressivo, lei non riusciva a stargli dietro. Le sue mani lambivano ogni parte del suo corpo: dal sedere ai fianchi al seno ai capelli al viso. Sembrava impazzito. Sapeva di averlo cotto a puntino con quel ballo ma non si immaginava avesse avuto il coraggio di fare ciò che le stava facendo in quel momento.

Si staccarono ansimanti, scompigliati, guardandosi negli occhi. Lui aveva due occhi talmente azzurri che solo in quel momento si rese conto che quasi facevano paura quando ti fissavano intensamente.

-Ti voglio rivedere-

-Il mio numero lo hai, ora devo andare-

Lo schivò e corse via.

Verso le quattro del mattino ancora non riusciva a prendere sonno. Ascoltando il suo mp3 pensava e ripensava a Lorenzo. Doveva uscire con lui? In effetti un po’ la incuriosiva quel ragazzo ribelle.

Iniziò a canticchiare fra sé, dopo poco qualcuno bussò alla porta. Si alzò sui gomiti.

-Chi è?- sussurrò.

-Sono io- Gabriele aprì la porta. –Posso?-

Arianna accese la lucina a fianco a lei.

-Che succede?-

Le si sedette accanto.

-Non riesco a dormire-

-Vuoi parlare?-

-No-

-Guardiamo la tv?-

-Magari-

Accese il televisore tenendo il volume basso. Poco dopo, tutti e due si addormentarono fino a che verso le sei e mezza Gabriele non si alzò per tornare nella sua stanza.

Capitolo 21 – LORENZO

***

La mattina seguente Arianna ricevette un messaggio da Lorenzo.

Come ti ho detto ieri sera, ho voglia di rivederti.”

“Magari un “Ciao” sarebbe stato gradito”

Osservò un attimo titubante il telefono prima di rispondergli. Non sapeva bene se assecondarlo o se chiudere la questione.

“Va bene martedì sera? Possiamo andare a bere qualcosa.”

“Perfetto. A martedì. Passo a prenderti alle otto e mezza?”

Tentennò un attimo. Forse era meglio che Gabriele non venisse subito a sapere che stavano uscendo dato che sarebbe potuta essere un’uscita solo di una sera. Rispose.

“Se non ti offendi verrei direttamente al locale. Sai, Gabriele è un fratello un po’ geloso non vorrei mai che si mettesse a stressarmi con mille paranoie e raccomandazioni. Lo conosci meglio di me.”

Nessuna risposta. Arianna lo prese per un “sì”

Due giorni dopo, eccola davanti al Pub ad aspettarlo.

Vestita sobria come piaceva a lui. Solo una gonna innocente ed una camicetta a manica corta. Appariva come una collegiale. Si strinse nel suo spolverino blu quasi vergognandosi del suo sembrare ancora una ragazzina abbigliata in quel modo.

Lorenzo arrivò in sella alla sua moto Ducati blu e argento, senza casco ovviamente e con la sigaretta in bocca. Le ragazzine lì vicino lo guardarono sognanti. Il ciuffo riccio sulla fronte abbronzata cedette al sobbalzo della frenata e gli cadde quasi a coprirgli l’occhio destro.

Scese agile dal veicolo e si avvicinò a passo svelto verso di lei gettando a terra il mozzicone.

Si presentò con giubbino in pelle, maglietta nera, Jeans chiari strappati, anfibi neri.

“Che fascino selvaggio!” Arianna si morse le labbra estasiata.

Gli sorrise attirandolo a sè con i suoi occhi a calamita.

-Ciao Signorina!-

-Ciao-

-Ti è caduta un’incudine in testa?-

­-Eh?-

Lorenzo rise, si era dimenticato che la sua ironia, arma con cui conquistava le donne, non faceva presa si di lei.

-Hai perso qualche centimetro dall’altra sera. Ti sei abbassata-

-Ah-ah-

-Vogliamo entrare?-

-Si-

Le si avvicinò all’orecchio – Sei più carina così piccolina, senza quei trampoli- le sussurrò.

Sorrise. Anche Gabriele le aveva detto la stessa identica cosa.

Con galanteria la accompagnò all’ingresso sfiorandole la spalla. Lei sentiva addosso a sé tutti gli sguardi invidiosi delle quindicenni che poco prima stavano perdendo la mascella nell’osservare il suo accompagnatore. Queste sì che erano soddisfazioni.

Il Pub era la classica birreria caotica con tavoli in legno e mega schermo per vedere la partita. La cameriera li aveva fatti accomodare in un angolo del locale abbastanza appartato ma non troppo.

Due chiacchiere fra pseudo amici e tre birre medie a testa. Stavano inconsapevolmente giocando a chi teneva più testa all’altro. Arianna era in seria difficoltà. Quella sera aveva mangiato poco. L’alcol si era già fatto strada nel suo corpo e stava attaccando il cervello. Non riusciva a comporre un discorso che filasse.

Alla quarta birra vedeva doppio mentre lui era fresco come una rosa.

-Perché davanti a me, ora, trovo una persona completamente diversa da un anno fa e da sabato scorso?-

Arianna per un attimo non capì.

-In che senso?-

-Bè adesso stiamo chiacchierando, tu stai ridendo, non ti atteggi da prima donna, non fai l’oca come al tuo solito…-

-Qualche altro insulto?-

-Sai che ho ragione-

Arianna distolse lo sguardo guardando alla sua destra verso la finestra. Era già buio.

-Hai una sorella gemella? Magari è stata lei, sabato sera, a strusciare il suo sedere sul mio uccello-

Lei si girò di scatto a guardarlo. Sorrise. Quella sera, complice l’alcol, non aveva voglia di discorsi filosofici.

-Io sono la stessa persona di lei-

Lorenzo scoppiò a ridere –l’alcol ti fa straparlare!!-

-Tu non sai come riesco ad essere provocante con gli uomini ma nello stesso tempo innocente come una verginella-

-Ah sì?-

-Oh sì-

Dicendo questo sorseggiò il suo bicchiere di birra ancora schiumosa e leccò via sensualmente un po’ di schiuma rimastole sul labbro superiore cercando di non togliere gli occhi da quelli di Lorenzo.

-Troppo scontato come gesto. Vediamo fin dove sei disposta a spingerti-

-Oh tu non hai idea di fin dove mi sono spinta ultimamente- Pensò a quella sera, quando aveva leccato il gelato dalla pelle di Gabriele. Una scossa calda si fece sentire fra le sue gambe.

Lorenzo si appoggiò sui gomiti e avvicinò il viso a quello di lei.

–Sfilati le mutandine e passamele da sotto il tavolo- Sussurrò.

In risposta lei rise buttando la testa indietro. I capelli seguirono il suo movimento. Quando si rialzò una lunga ciocca le cadde scomposta sul viso.

Spostò la sedia un po’ più sotto al tavolo e con lentezza si sfilò l’intimo porgendoglielo.

Lorenzo sorrise malizioso.

Continuarono a chiacchierare del più e del meno come se nulla fosse fino a che accanto a loro, si sedettero due uomini distinti, eleganti.

Lorenzo li guardò e Arianna capì subito le sue intenzioni. Si allontanò dal tavolo di modo che tutti e due gli uomini seduti uno di fronte all’altro, potessero vederle le gambe. Le accavallò tirando un po’ su la gonna. Con la coda dell’occhio vide l’uomo seduto più o meno accanto a lei, volgere lo sguardo sulle sue cosce.

“Perfetto”

Si sentiva la regina del locale in quel momento.

Il cocktail di alcol ed eccitazione prese il sopravvento invadendo le sue vene come un potente veleno.

Riprese a parlare noncurante della cosa.

A metà della quarta birra ci vedeva triplo. Le voci in sottofondo erano un rumore assordante.

Non smetteva di giocare con quella dannata bevanda.

Ogni tanto ne faceva cadere qualche goccia lungo il mento per poi farsela scendere sul collo e dentro la camicetta. L’alcol e la voglia di giocare con Lorenzo la rendevano ancora più audace.

A quel punto Lorenzo alzò il tiro.

-Toccati-

-Come scusa?-

-Apri le gambe e toccati. Discretamente o no, sarà scelta tua-

Intrigata, ubbidì a quella spudorata richiesta.

Aprì lievemente le gambe e vi infilò una mano. Lorenzo nel frattempo si era spostato al lato del tavolo per vedere meglio. L’uomo che prima le aveva osservato le cosce, notò qualche strano movimento. Si girò per guardare, loro si accorsero. Lo sfidarono.

-Fammi leccare il dito-

Arianna soffocò una stupida risata e porse il dito a Lorenzo il quale lo leccò fino a consumarlo.

-Ancora-

Ripetè il gesto e ora anche l’altro signore distinto, quello un po’ più lontano stava guardando.

-Andiamo-

-Andiamo dove?-

-A casa mia...ti va?-

-Ma non ho finito la mia birra-

Gliela strappò di mano e con un gesto veloce la trangugiò d’un fiato. Quando non ci fu più nulla nel bicchiere, si pulì la bocca con il dorso della mano.

-Ora è finita, possiamo andare!–

Arianna prese la borsa e prima di allontanarsi barcollando, lanciò un sorriso malizioso ai due uomini.

Uscirono dal locale e salirono sulla moto. Tutti e due senza casco sfrecciarono nella fresca serata lungo le vie meno battute della città per evitare la polizia.

La brezza frizzante fra i capelli le fece scivolare via ogni pensiero e ogni preoccupazione di quegli ultimi giorni e anche un po’ di sbronza.

Capitolo 22 – RIVINCITA

***

La casa di Lorenzo era la classica casa di un single.

Un piccolo appartamentino all’ultimo piano di una decrepita palazzina.

Entravi e subito ti accoglieva un sentore di chiuso misto al profumo del legno appena verniciato.

“Che puzza” pensò Arianna disgustata.

Si capiva benissimo che lo aveva arredato di fretta e con gli scarti di parenti o amici.

Lorenzo era un ragazzo abbastanza creativo ma casa sua non era di certo un’espressione di creatività quanto un’espressione di totale confusione e disordine.

All’ingresso sulla sinistra rivolto verso il muro, un divano blu. Davanti al divano un tavolo in ciliegio su cui era appoggiato, alla buona, il televisore.

Qua e là per la sala qualche mensola dove vi erano posati libri alla rinfusa ed oggetti a caso.

Di fronte a lei una sporca e mediocre cucina comprata probabilmente in uno di quei negozi che vendono arredamento a basso prezzo, a fianco alla cucina il bagno con porta spalancata e tavoletta del water rigorosamente alzata.

Alla destra del bagno, la sua camera da letto. Senza porta. Il letto, ovviamente era sfatto.

Accanto alla camera, una scaletta portava al piano di sopra. Probabilmente un solaio.

Notando che Arianna stava analizzando nel dettaglio quel mediocre abitacolo, Lorenzo cercò in qualche modo di scusarsi, imbarazzato.

-Ehm, scusa, casa mia non è molto presentabile-

-Fa nulla, mostra di essere una casa vissuta-

-Vuoi qualcosa da bere?-

Arianna scoppiò a ridere.

-Per carità…è un miracolo se sono ancora in piedi!!- Tolse la giacca e la appoggiò sul divano mentre lui le sfilava il foulard che aveva al collo.

Succube della sbronza, barcollando la spinse verso la scala che portava al solaio.

-Alza le braccia!-

-Guarda che non lo facciamo senza preservativo ok?-

-Non ti preoccupare. Girati-

Tranquillizzata, obbedì lasciandosi legare i polsi alle sbarre della ringhiera della scala.

-E’ un po’ stretto…-

Senza risponderle, Lorenzo le alzò la camicetta fino ai gomiti slacciandole successivamente il reggiseno e facendo poi cadere la gonna a terra.

Era seminuda di spalle davanti a lui. Il suo corpo ebbe un fremito.

Inebriato dall’ultima mezza birra e da quel corpo sinuoso, diede libero sfogo alle sue voglie.

Come lo eccitava vederla inerme al suo volere. Per la prima volta da quando la aveva conosciuta si sentì potente davanti a lei.

Appoggiò la sua eccitazione alle sue natiche.

-Balla, ondeggia come hai fatto sabato-

Sorridendo, Arianna acconsentì muovendosi lentamente mentre i denti di Lorenzo le sfioravano il collo.

Non faceva male, le fece venire i brividi.

-Mi vuoi vero?-

-Sì, ansimò lei-

-Dimmelo, dimmelo che mi vuoi-

-Ti voglio, Lorenzo-

La sfiorò fra le gambe.

-Stai dicendo la verità. Brava bambina. Le tirò una sculacciata sulla natica che rimbombò in tutto il locale.

Arianna sussultò impreparata. Sentì il dolore quasi salirle in gola.

-Mi hai fatto male! Fai un po’ più piano...-

In risposta ne ebbe un’altra. Molto più forte.

-Non darmi ordini ragazzina!- La rimproverò.

-No basta, mi fai troppo male!!!-

Ma Lorenzo non la ascoltò. Le sferzò un altro colpo che le fece stringere i denti. Iniziò quindi a dimenarsi cercando di sciogliere il nodo che le bloccava i polsi.

Lui la colpì di nuovo.

L’ ultimo colpo fu talmente forte che la voce le si bloccò in gola. Ora il dolore si sfogò in due lacrime.

.-Stai ferma cazzo!- e la colpì di nuovo.

-Lorenzo smettila mi fai male!!- piagnucolò lei.

Preso dalla frenesia del sesso e dell’alcol la afferrò prepotente per i fianchi affondandovi le unghie.

-Aia, ti prego mi fai male, mi fai male! Smettila!- sussurrò con un filo di voce mordendosi le labbra.

Capì solo in quel momento di trovarsi inerme ed impaurita davanti ad un uomo completamente ubriaco.

Lorenzo la penetrò.

Lei spaventata, prese a dimenarsi più di prima.

-Lorenzo esci subito, non ti sei messo il preservativo, non farmi scherzi!- ma più lei si muoveva più lui le stringeva la pelle e le faceva male. Male da morire.

Non sapeva cosa fare. Pensò a Gabriele cercò di chiamarlo nella sua testa sapendo che ovviamente non la avrebbe potuta sentire e salvare.

Iniziò a piangere convulsamente mentre Lorenzo prendeva ferocemente possesso del suo corpo tenendole con una mano la testa all’ indietro per impedirle di gridare.

L’esofago le faceva terribilmente male data la posizione, si sentiva soffocare, credeva di svenire.

Cercò di sciogliere il nodo che le teneva stretti i polsi mentre lui la penetrava violentemente, la morsicava, la sculacciava. I suoi denti, le sembrava le penetrassero nella carne mentre con il suo alito fetido di birra le vomitava addosso i peggiori aggettivi che un uomo potesse impartire ad una donna.

Finalmente, sfinita, riuscì a liberarsi sia del foulard che da lui.

-Stronzo che non sei altro!!!!- gli urlò.

-Troia da quattro soldi, non urlare così che svegli tutti! – La rimproverò cercando di afferrarla mentre lei si dirigeva verso il divano per recuperare i suoi abiti - non ti va più di essere scopata? Eppure in quel bar sembravi in calore!!-

Mortificata ma presa da una forza che non sapeva di avere gli sferrò un pugno a caso che lo colpì diritto in pancia. Lorenzo si accasciò tossendo e lei, cercando di raccogliere più vestiti possibili corse fuori da quell’incubo.

Fortunatamente l’ascensore era ancora al piano, sembrava aspettarla. Vi si buttò dentro.

Si rivestì frettolosamente durante la discesa e scappò più veloce che poteva, fuori da quell’incubo.

Arrivò a casa molto tardi.

Dall’ abitazione di Lorenzo erano circa cinque chilometri e visto che i soldi che aveva nel portafogli li aveva spesi in birre, dovette tornare a casa a piedi.

“Neanche da bere mi ha pagato quell’infame”

Si buttò a peso morto sul letto.

“Troia da quattro soldi”

Si strinse nelle spalle sconsolata e scoppiò a piangere.

Tutto il suo corpo era un dolore. Si sentiva bollente e pulsante dappertutto.

Ma che cosa gli era preso?

Si alzò per guardarsi allo specchio. Persino il tessuto dei vestiti che le scorreva sulla pelle le faceva male.

Era piena di lividi, più di quanto immaginava. Mai avrebbe pensato che le percosse di Lorenzo le avrebbero potuto lasciare tutti quei segni.

Sulle natiche e sulle cosce aveva l’ombra rossa delle sculacciate, sui fianchi il marchio della sua stretta stava già diventando viola e sulle spalle e sulle braccia, i morsi stavano già formando dei cerchi blu. Uno di questi aveva anche sanguinato.

Si portò disperata le mani sul volto.

Riprese a piangere.

Si sentiva ferita, umiliata. Lorenzo aveva ragione ad avercela con lei e gli insulti che le aveva rivolto erano più che legittimi. Voleva morire in quello stesso istante. Sprofondare.

Decise di cancellarlo dalla sua vita senza raccontare nulla a Gabriele.

Capitolo 23 – LIVIDI

***

Passato qualche giorno le ecchimosi non erano ancora del tutto scomparse, si vedevano bene e le facevano ancora male anche se alcune avevano già assunto quel classico colore giallastro. L’unica cosa che un po’ le dava sollievo era l’acqua fresca della doccia. Sotto quel getto si sentiva protetta e coccolata ed il bagnoschiuma al mentolo leniva delicatamente la sua pelle dolente.

Quella mattina era andata a Milano per un convegno ed era riuscita a rincasare relativamente presto. Con la musica a tutto volume si stava rilassando cullata da quella cascata. Si immaginò su qualche isola sperduta lei, sola in costume da bagno, dentro una pozza di acqua calda e cristallina.

Si era svegliata di malumore; pensava e ripensava al casino in cui si era messa. Dopo quella serata Lorenzo non si era più fatto vivo ma aveva comunque paura che raccontasse a qualcuno questa vicenda. Se lo fosse venuto a sapere suo fratello, sarebbero morti entrambi.

Non si accorse che Nora nel frattempo era rincasata. Uscì dal bagno in mutande e reggiseno e se la trovò davanti.

-Nora, sei qua!-

-Se mi vedi...vuol dire che sono qua, no?-

-Spiritosa… sto congelando, corro a cambiarmi!-

-Io fra poco vado da Simone-

-Quindi non sei qua per cena?-

-No-

-Non ti vedo quasi più…sei sempre da lui…-le carezzò i capelli.

-Ari, stasera non ho voglia di sentire le tue paturnie! Sinceramente ne ho piene le scatole di stare a casa. Ho un ragazzo che vive da solo, ci amiamo, sono ben contenta di passare le serate da lui-

Arianna abbandonò le braccia sconfortata.

-Beata te Nora-

-Vabbè non sei mica un cesso, anche te troverai qualcuno...prima o poi-

-Speriamo-

-Il tuo problema, Sorellina è che per te sono tutti idioti o tutti vecchi o tutti brutti...in ognuno trovi un difetto che ti preclude a priori la possibilità di poterlo conoscere bene per costruirci qualcosa di serio…è questo il tuo problema… pretendi troppo!-

-Eccola, ci risiamo con questi discorsi, non è vero che pretendo troppo! Non abbiamo tutti gli stessi gusti e comunque non mi voglio accontentare, devo trovare qualcuno che mi faccia veramente felice-

-E’ che tu sei difficile da accontentare- Seguì un attimo di silenzio da parte di Nora -Arianna…-

-Nora?-

Nora osservò meglio la sorella, poi si girò di spalle per andare nella sua stanza.

-Nulla- vado a vestirmi.

-Ok…. -Rispose Arianna che subito si rintanò nella sua camera.

Appena entrata in stanza Nora frugò nella sua borsa-valigia ed estrasse il telefono. Digitò un messaggio:

“Non appena hai un attimo, chiamami”

Capitolo 24 – LA FURIA DI GABRIELE

***

Dopo cena, dato che non davano nulla di interessante in televisione, Arianna si rintanò nella sua stanza a navigare su youtube alla nostalgica ricerca di qualche canzone che ascoltava quando era una ragazzina spensierata.

“The Belowed, Sweet Harmony” era perfetta.

Che nostalgia! Il lettore cd, le cuffiette, le amiche sul muretto, i sorrisi, le chiacchiere, la paura per le interrogazioni, i compiti copiati di fretta poco prima che suonasse la campanella… perchè non poteva tornare a quei bei tempi? Diventare grande era davvero brutto.

Con i piedi sulla scrivania, si abbandonò sullo schienale della sedia chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare dalla musica e dai ricordi.

D’un tratto, un colpo la fece sobbalzare.

–Sei entrato in camera mia Gabriele?- domandò ironica. Poi lo osservò bene. Era furibondo.

Fino ad una mezz’oretta prima a tavola era tranquillo e rideva ed ora il suo viso era buio e cupo di rabbia.

-Che ti succede?-

-Fammi vedere!-

Arianna guardò il PC poi guardò suo fratello. Si alzò togliendosi gli occhiali.

-Non capisco…-

La prese per un braccio.

-Non fare finta di nulla, fammi vedere i segni!!-

Improvvisamente sbiancò. Come diavolo aveva fatto a scoprirlo?

Cercò di mantenere la calma. Con la massima indifferenza finse di nuovo di non capire.

-Arianna non farmi incazzare. Fammi vedere quei cazzo di segni e dimmi chi te li ha fatti o ti strappo i vestiti con la forza!-

-Ma come ti permetti? Sono affari miei…-

-Quello che riguarda te sono anche affari miei!!-

-Non credo proprio. Vattene!- si girò per tornare sul pc ma lui la strattonò per la maglietta. Il tessuto si strappò lievemente e di conseguenza lui mollò la presa.

Arianna si guardò l’indumento allargato.

-Ma sei stupido? Me l’hai rotta!-

-Te la riduco in brandelli se non mi fai vedere i segni e se non mi dici chi te li ha fatti, chiaro!?-

-Ok ok, non gridare!-

Mortificata e inerme si spogliò mostrando le contusioni sul suo corpo. Gabriele tirò un pugno al muro.

-E’ stato quel bastardo di Lorenzo, vero!?!?? Confermamelo!!!-

-Come fai a dirlo?-

-L’ho saputo. Tutto qua. E poi ti ho vista civettare con lui sabato sera e un mio amico vi ha anche visti in birreria martedì.

“Accidenti” pensò Arianna “non si può proprio stare tranquilli da queste parti”

-Conoscendo te e quel cretino, ho fatto uno più uno. Tu confermami che è stato lui e io lo riempio di botte. Chiunque sia stato lo riempirò di botte!-

-Non ti dirò mai chi è stato!-

-Dimmelo! – le impose immobile, con le mani in tasca e fissandola brutalmente.

-…-

-Arianna sto perdendo la pazienza… sono sicuro che è stato Lorenzo e per questo gliela farò pagare ma voglio una tua conferma perché nel caso mi sbagliassi, si prenderebbe tante di quelle botte inutilmente!-

A questo punto fu Arianna a perdere la pazienza.

-Ma perché voi uomini dovete risolvere tutto con la violenza? Vi sentite così grandi ad alzare le mani? Siete solo dei primitivi, dei buzzurri!-

Gabriele si avvicinò a lei a passo svelto afferrandola ferocemente per le spalle. La scosse facendole cadere i capelli sul viso.

-Allora mi vuoi dire o no se è stato lui??- gridò con gli occhi in fiamme spingendola lontano da sé. Si allontanò di scatto cercando di riprendere la calma. Si passò una mano fra i capelli prendendo un respiro profondo.

Arianna lo aveva visto poche volte così infuriato con lei.

-Sì è stato lui ma non andare…– Lo fermò –…non voglio che ti fai dei male, ti prego calmati!!!-

-Perché cazzo sei andata con lui????? Spiegamelo!!!- le urlò.

Lei, interrogativa, indietreggiò.

-N-non credo di doverti dare spiegazioni… -

Gabriele ripetè il gesto di poco prima per cercare di riacquistare un po’ di calma.

-Lo so, ma Lorenzo è un ragazzo inaffidabile, violento… e poi i suoi gusti sessuali…bhe li hai potuti constatare…non ti meriti uno come lui...nessuna donna si merita un deviato del genere-

-Meno male che è un deviato...intanto ci pranzi anche insieme...non credi di essere un po’ ipocrita?-

-Questi non sono affari tuoi!-

Gli si avvicinò. Lo prese per il braccio.

-Ti prego, ti scongiuro, non fare cavolate. Ti ripeto, non voglio che Lorenzo ti faccia del male-

-Lorenzo ha fatto del male a te...non posso accettarlo- le rispose accarezzandole la fronte.

-Non preoccuparti, gli ho suonato un bel pugno nello stomaco!- cercò di sdrammatizzare simulando goffamente quel gesto. Invano.

Gabriele serrò la mascella –Non è abbastanza-

Arianna sospirò guardandolo con occhi supplichevoli. In risposta, lui la abbracciò.

-Non farò nulla ma ti prego stai lontana da lui-

Sul divano guardava fisso il televisore senza, né vedere le immagini, né ascoltare le parole.

Osservò i suoi genitori abbracciati amorevolmente.

Chissà Tommaso cosa avrebbe detto o fatto se gli avesse raccontato quello che Lorenzo aveva fatto ad Arianna.

Lo avrebbe ucciso con le sue mani, non c’era nemmeno bisogno di chiederselo.

Per un attimo si sentì in dovere di sputare il rospo ma riflettendoci meglio avrebbe creato solo disastri. Tommaso con una denuncia per aggressione, Milena che litigava con Arianna che piangeva.

Non sopportava veder piangere le sue sorelle.

Chissà quanto aveva pianto, Arianna, quella notte.

Capitolo 25 – LA RESA DEI CONTI

***

Lorenzo aprì la porta del suo appartamento sfatto e con la sigaretta in bocca.

Prima che potesse proferire parola, Gabriele gli sferzò un pugno secco sullo zigomo facendolo barcollare. Lui stranito lo guardò massaggiandosi la guancia.

-Ero ubriaco l’altra sera con tua sorella! Ho perso il controllo!-

-Non me ne frega un cazzo!!- Urlò Gabriele avanzando svelto verso Lorenzo che ad ogni suo passo indietreggiava. –Ti rendi conto o no del male fisico e morale che le hai provocato? Ho bisogno di prenderti a botte fino a farti sanguinare per potermi calmare!-

Lorenzo continuava ad indietreggiare spaventato coprendosi il viso in segno di difesa.

–Senti è stata tua sorella a provocarmi, è stata lei a strusciare il suo culo sul mio cazzo la sera del compleanno di Luca. Lo sai anche tu che è una zoccola di prima categoria, fa la preziosa e poi quando vuole lei te la sbatte in faccia. Sai cosa ha fatto al bar quella sera? Mi ha dato le sue mutande e poi si è messa a toccarsi davanti a tutti-

Gabriele tentennò un attimo.

Davanti a tutti in un bar? Assurdo! Anche se da lei sapeva di potersi aspettare qualsiasi cosa.

-Quello che ha fatto lei è un problema suo… io sono incazzato per quello che tu hai fatto a lei!-

Lorenzo andò a sbattere contro il muro e Gabriele prendendolo per il bavero gli sferrò un altro pugno che gli fece sbattere la testa contro il cemento e lo fece accasciare a terra.

Si massaggiò la mano destra. Non aveva mai fatto a pugni in vita sua e il dolore iniziava a farsi sentire.

Lorenzo si alzò da terra e questa volta fu lui ad abbattere Gabriele.

Con forza lo scaraventò sul pavimento e gli salì sopra. Ora era lui ad avere il controllo della situazione. Gli tirò un pugno proprio dove poco prima lui stesso lo aveva colpito.

-Ti rendi conto che stiamo rovinando la nostra amicizia per una troia?- gli urlò.

-Quella troia è mia sorella!! – Urlò furibondo - Ha sbagliato ma io non tollero che le venga fatto del male!!-

Riuscì in qualche modo a toglierselo di dosso e si affrettò ad andare verso la porta.

Si fissarono per un istante ansimando.

-Non toccarla mai più perché giuro che ti ammazzo. Dovessi morire insieme a te-

Uscì dalla casa di Lorenzo con le gambe che ancora gli tremavano.

Aveva bisogno di calmarsi.

Chiamò Marta la quale non rispose.

Ritentò ma di nuovo nessuna risposta.

Si guardò intorno. Qualche isolato più avanti c’era un Pub. Non gli piaceva bere da solo in un bar, lo considerava estremamente triste ma non poteva tornare a casa in quello stato. L’alcool lo avrebbe alleggerito un po’.

Entrò, si sedette al bancone ed ordinò una birra…poi un’altra….poi un’altra ancora… fino a che la sua testa ed il suo portafogli non si sentirono decisamente più leggeri.

Capitolo 26 – L’INIZIO DELLA FINE

***

-Alla fine non mi hai ascoltata…- Si incrociarono in cortile.

Lei aveva appena finito di telefonare. Erano le 22.30 e tirava un vento molto forte.

-Ho provato a non pensarci ma non potevo fargliela passare liscia. Papà avrebbe fatto lo stesso-

-Se papà sapesse l’origine del tutto, le avrebbe suonate a me. Loro ti hanno già visto?-

-Sì, gli ho detto che ho litigato con Lorenzo. Che è poi la verità. La mamma si è un po’ arrabbiata. Le passerà- disse sedendosi sofferente sul freddo marmo del portico. Gli girava parecchio la testa a causa delle birre appena bevute. Guardò Arianna con rabbia. Ancora non riusciva a togliersi dalla testa le mani di Lorenzo su di lei. Nonostante tutto quelle mani luride non si meritavano il suo corpo.

Si sentì di nuovo pervadere da un sentimento primitivo, un mix di rabbia e anche invidia. Qualcosa di strano prese il sopravvento su di lui.

Offuscato dall’alcool, fu di nuovo invaso da due sensazioni contrastanti.

Mentre Arianna gli si avvicinava, il suo corpo gli urlava “Falla Tua. Come ha permesso a Lorenzo di toccarla, perché non lo dovrebbe permettere a te che da un po’ di tempo a questa parte la desideri come non mai” la sua testa invece gli sussurrava “Non farlo, lasciala perdere, è una strega, te ne pentirai, sei ubriaco!”

Non appena lei gli fu davanti, sentì sotto il naso il suo solito invitante profumo di spezie e mandarino, l’odore della crema che usava per ammorbidirsi la pelle.

-Scusami Gabriele, giuro che...-

D’improvviso Arianna si sentì trascinata per terra. Cadde e si ritrovò con la schiena appoggiata al petto di suo fratello. La aveva portata a sé con una forza che non gli aveva mai visto addosso. O forse sì. Poco prima, mentre litigavano nella sua stanza.

-Che diavolo fai, lasciami andare. Subito!- Gli impose sottovoce mentre cercava di liberarsi dalla sua stretta. –E poi puzzi di birra da fare schifo!-

In risposta lui fece tutto il contrario e con entrambe le mani la afferrò per i fianchi e, stringendoli, la avvicinò ancora di più al suo corpo.

Lei iniziò ad agitarsi. Dentro di sé sentiva che stava succedendo qualcosa di strano o meglio, qualcosa che aveva altamente desiderato ma che improvvisamente la impauriva.

Gabriele si trovò sorpreso dalla sensazione che stava provando. Era bello sentirla vicino anche se sapeva che quella volta non si sarebbe limitato al solo abbraccio.

Le annusò il collo, quel profumo gli dava alla testa.

Il filo che li separava dalla catastrofe era molto sottile. Tutti e due si trovarono al fantomatico punto di non ritorno. O tornavano indietro, o andavano avanti. Un salto nel buio.

La mente di Gabriele era offuscata da una miriade di sensazioni, emozioni, istinti, che negli ultimi tempi aveva cercato di non ascoltare. Quella bomba di turbamenti era appena esplosa dentro di lui annientandogli l’unico sentimento che in quel momento doveva ascoltare: La ragione.

Neanche se si fosse messa a gridare, questa volta la avrebbe lasciata andare.

Arianna spaventata voleva divincolarsi da quella stretta ma nello stesso momento era curiosa di sapere dove lui volesse arrivare.

Solo in quell’istante si rese conto di quanto fosse bello desiderare e fantasticare e di quanto invece fosse inquietante vedere trasportate le fantasie nella realtà.

-Quanto ho invidiato Lorenzo che ha potuto mettere le mani su di te! Ti avrà toccata dappertutto, fra le cosce, sulla pancia, sui seni…- sbiascicò percorrendo con le mani le parti del corpo che nominava facendola vibrare di desiderio e terrore – quanto ho voluto farlo anche io-

-Ti prego, non parlarmi di Lorenzo, lasciami andare, non sei in te. Sei nervoso ed ubriaco. Vai a dormire… ti prego Gabriele lasciami andare…-

-Perché? Perché dovrei farlo?- le mise una mano sotto la maglietta facendola rantolare.

-Per Marta, per i nostri genitori-

-Arianna sei stata tu a portarmi a questo punto, mi hai eccitato, provocato…-

-Si ma…-

-Ora ti tiri indietro? Se vuoi smetto- infilò anche l’altra mano sotto la sua veste. Ora con tutte e due le stava massaggiando i seni. Il suo fiato caldo le sfiorava il collo.

-Ti prego, smettila- lo pregò con voce sommessa.

-Sei sicura?- la sua presa divenne più forte e lei emise un lieve gemito.

Lo afferrò per i polsi e con uno strattone, con fatica e dispiacere, se lo tolse di dosso.

Rimasero per un momento in silenzio, eccitati con il cuore a mille ed il fiato corto.

-Perché ora mi rifiuti?-

-Perché non è giusto…-

-Certo, devi essere tu a condurre il gioco vero? Devi decidere sempre e tutto te, non è così? E dimmi Saputella, cosa è giusto?-

-E’ giusto che ora io mi alzi, vada a dormire, e che archiviamo tutta questa storia prima di cadere in un burrone-

-E ti sembra possibile farlo con la naturalezza con cui lo stai dicendo?-

-…no-

-Alzati e vai- le impose.

Ma lei non si mosse. Le labbra di Gabriele sul suo orecchio la indebolivano, la inebriavano.

-Dai forza, vattene!- glielo morsicò debolmente e quel calore che ultimamente percepiva pensando a lui, divenne un incendio.

Contemporaneamente intrecciarono le dita l’una con l’altro e lei si riportò le mani di suo fratello sul seno. Abbandonò la presa e si affidò inerme al volere di lui.

Come successe a Lorenzo, per la prima volta in vita sua, Gabriele si sentì potente davanti a lei.

Con la mano sinistra le prese il mento portandole la testa all’indietro e con la mano destra iniziò a torturarle il capezzolo sinistro facendola sospirare. Scese nei suoi fuseaux.

Le mutandine erano già umide, la accarezzò accuratamente da sopra il tessuto.

Quel tocco la fece tremare. Non provava più nulla a parte la sola e pura eccitazione fisica.

Scostò lo slip e, prepotente, vi infilò un dito. Arianna inarcò la schiena e sospirò rumorosamente aggrappandosi alle ginocchia di lui.

-Lo sapevo…- mormorò soddisfatto.

Dimenticarono i loro genitori in casa a guardare la Tv, dimenticarono Nora in camera sua, dimenticarono che erano fratelli.

-Mi hai eccitato da morire quella sera della festa lo sai? Sono andato a dormire che lo avevo di marmo- affondò ancora di più le dita che divennero due.

Era così morbida e calda. Come se la immaginava.

-Era mia volontà farlo…-

-Sei una stronza!-

I sospiri di Arianna diventarono dei gemiti il suo corpo iniziò a vibrare, i muscoli a contrarsi. Con la mano destra gli afferrò la nuca.

–Dai, continua mi stai facendo impazzire…-

Gabriele iniziò a morderle il collo e aumentò il ritmo delle dita. Le si strofinò ancora di più sulla schiena.

-Lo senti come sono eccitato?-

-Si-

Stavano per lasciarsi andare e perdere completamente il controllo quando d’improvviso videro delle ombre muoversi verso di loro.

-Oddio, ci sono i nostri genitori in cucina!!-

Frettolosamente Arianna si alzò e corse in casa.

E se avevano sentito tutto? Non si era nemmeno resa conto o preoccupata di aver fatto casino. Scappò in cucina.

-Arianna ma con chi stavi litigando la fuori?-

Lei strabuzzò gli occhi.

-Cosa ? No, mamma tutto ok…-

Gabriele sedeva per terra ancora appoggiato al muro. Doveva riprendersi. Gli girava la testa.

Cercò in malo modo di alzarsi e di andare in camera sua.

Quello era decisamente l’inizio della fine.

Capitolo 27 - INDECISIONE

***

Il giorno dopo, ripresosi dalla sbornia, Gabriele si rintanò in ufficio per poi tirare tardi andando a bere un aperitivo con i suoi amici.

Era preso dai sensi di colpa. Guardava Marta e si sentiva un verme.

“Dai alla fine non te la sei scopata” tentò di giustificarsi pietosamente. Morsicò il cappuccio della penna Bic pensieroso.

Arianna poteva davvero essere l’amante perfetta: era sua sorella, per così dire. Non lo avrebbe mai tradito. Non lo avrebbe mai “sputtanato” qualsiasi cosa sarebbe successa fra di loro dato che come lui, anche lei ci avrebbe fatto una pessima figura.

Si sentì ancora di più un verme solo per aver pensato ad una cosa del genere però forse, dopo anni di repressione sessuale, quella sarebbe potuta essere una nuvola passeggera di felicità. Doveva solo cercare, insieme a lei, di gestirla al meglio. Questa fisicità che provava con lei, mai la aveva provata con Marta.

Arrivato a casa trovò Arianna in soggiorno la quale subito gli si avvicinò sensualmente abbracciandolo, facendogli scorrere lentamente le mani dai fianchi fino alla schiena fissandolo negli occhi.

-Archiviamo tutto o continuiamo?- gli chiese civettuosamente.

A Gabriele si seccò la gola e fece fatica a deglutire. Impose al suo corpo di non eccitarsi a quel contatto malefico.

“No, lascia perdere. “ Si impose.

-Forse è meglio archiviare tutto sai?-

-Ne sei sicuro?- Gli chiese strofinandosi a lui come una gattina.

-Sì Arianna, è meglio così-

A malincuore la scostò e si diresse verso la cucina. –Non ci siamo solo noi in mezzo a questa storia. E’ troppo rischiosa-

-Come vuoi…- rispose lei, delusa.

Capitolo 28 – NON SI PUO’ RESISTERE

***

Il sabato successivo, Tommaso Nora e Milena andarono a fare la spesa. Gabriele si concesse qualche oretta in più nel suo rassicurante letto mentre Arianna si alzò mattiniera per andare a camminare con la sua amica.

Rincasò verso le undici mentre lui sedeva svogliato sul divano a leggere una rivista ascoltando della musica da un vecchio cd per il cui possesso, anni ed anni prima, lui e la sorella avevano fatto focose litigate.

Sorrise a quel ricordo.

-Ciao!-

-Ei!-

-Faccio una doccia poi iniziamo a preparare la tavola?-

-Va bene-

Gabriele la seguì con lo sguardo.

Ora che la aveva assaporata, non ce la faceva a reprimere la voglia che aveva di lei.

Si pentì di averle detto di lasciar perdere. Il suo corpo la voleva, la bramava, la desiderava anche se la sua testa gli diceva “No No No”.

Ma perché, per una volta nella vita, non poteva seguire il suo istinto?

Mezz’ora dopo, Arianna scese in cucina tutta profumata e con indosso un vestitino bianco aderente a manica corta.

Raccolse i capelli in una coda e iniziò a darsi da fare in cucina.

Attratto dai rumori, la raggiunse per vedere se aveva bisogno di una mano. Magari, con calma, sarebbe riuscito a parlarle.

Appena entrò in cucina, tutti i suoi buoni propositi per una sana ed intelligente conversazione sfumarono. Di nuovo.

Le bastò vederla di spalle fasciata in quel suo vestitino che faceva notare gli slip più vedo che non vedo.

L’elastico dell’indumento le segnava un po’ i fianchi ed era una delle cose più sexy che lui trovava in una femmina.

Negli ultimi anni il suo corpo era cambiato. A differenza di come era prima, ora aveva un fisico morbido.

Altro che quel corpo asciutto che fino a qualche tempo prima si ostinava a mantenere. Ora sì che sembrava una donna, ora si che era sensuale.

Deglutì a fatica. Di nuovo i suoi ormoni ebbero la meglio sulla sua razionalità.

Non riusciva a capire come ad un tratto quella ragazza, ai suoi occhi fosse diventata la sensualità in persona. Effettivamente lo era sempre stata ma la loro situazione gli aveva sempre imposto di tenere le dovute distanze.

Si era sempre sforzato di vederla come la bambina di una volta, la ragazzina che girava in mutande e reggiseno per casa con disinvoltura.

Le si avvicinò piano senza fare rumore.

Con un coraggio mai avuto prima, le alzò la gonna e le abbassò lo slip fino a farlo cadere a terra.

-Queste le tengo io!-

Lei sorrise e girandosi verso di lui uscì dal mini indumento. Era sicura che Gabriele non avrebbe resistito a lungo.

Lo osservò così come era, in ginocchio mentre come un vero e proprio maniaco, annusava le sue mutandine.

-Peccato che le hai appena messe, l’altra sera mi sono leccato le dita fino a consumarle...è buono il tuo sapore e io ne voglio ancora!-

Arianna iniziò a sentirsi in fiamme fra le gambe. Ripensò a quella sera, alle dita di suo fratello dentro di lei. Una fitta non di dolore le attraversò il ventre.

Gabriele si alzò e le si avvicinò ancora di più. L’uno sentiva il caldo respiro dell’altro.

Con il pollice sinistro, le carezzò le labbra morbide. In quel momento se le immaginò sulle sue parti intime. La voglia iniziò ad aumentare. Sentiva Arianna fremere nell’attesa che lui facesse una mossa.

Ma in realtà non sapeva proprio cosa fare.

Erano lì, immobili, con i respiri tremanti di desiderio e nessuno dei due riusciva a dire o fare nulla, tantomeno nessuno dei due riusciva a capire cosa stava succedendo o cosa sarebbe potuto succedere. Accaldati ed eccitati non riuscivano a fare altro che fissarsi.

Gabriele incominciò a baciarle il collo infilandole prepotente una mano fra i capelli.

A quel tocco, lei si sciolse. Si appoggiò con le mani al bancone di marmo del piano cucina e mentre i denti di suo fratello sfioravano, aggressivi, la sua pelle eccitata, cercò un po’ di sollievo strofinando le cosce fra di loro.

-Ho voglia di scoparti!- le disse ad un tratto, secco.

Lei lo guardò ansimando e quasi perplessa.

-Non ora, fra poco arriveranno i nostri genitori- rispose, con voce non troppo convinta.

Lo lasciò così, a bocca asciutta e si girò verso il piano cucina per iniziare a raccogliere le stoviglie necessarie per apparecchiare la tavola.

Sconsolato ed inebetito, lui non potè fare altro che aiutarla ad apparecchiare senza dire una sola parola.

Di nuovo stava decidendo lei le loro sorti. Quella prepotente.

Però almeno gli aveva risposto “Non ora”.

Capitolo 29 – ISTINTO ANIMALE

***

Quel sabato sera Arianna non uscì con gli amici mentre Gabriele andò a ballare.

Dopo quello che era successo la mattina, non riuscì per tutto il giorno a togliersi di dosso quella fibrillazione che aveva provato nel dirle “Ho voglia di scoparti” e nell’immaginarsi seriamente di farlo. Non lo aveva mai detto a Marta. Lei non amava molto questo genere di linguaggio durante il sesso.

Era tentato ad andare in bagno e sfogare quel piacere da solo ma pensò che fosse troppo squallido e che magari era questo che lei voleva: farlo eccitare per poi lasciarlo lì, da solo a godere con se stesso mentre pensava a lei nuda in ginocchio davanti a lui che glielo succhiava senza tregua e senza remore.

Scosse velocemente la testa arrossendo davanti allo specchio cercando di scacciare quei pensieri volgari, si lavò il viso con acqua fin troppo gelida ed uscì di casa salutando tutti frettolosamente.

Rincasò intorno alle due e mezza di notte. La casa era già buia, silenziosa. Tutti dormivano.

Sbirciò nella camera di Arianna e la osservò riposare beata.

Si avvicinò di soppiatto e le tolse i capelli dal viso –Ari...-

Lei si mosse lentamente mugugnando.

-Che vuoi? Ma che ore sono?- cercò gli occhiali sul comodino.

-E’ ancora presto, sono solo le due e mezza-

Si tirò di scatto sui gomiti. –Cosa è successo?-

-Nulla….-

-Allora perché mi hai svegliata?-

Le carezzò le labbra -Ho voglia di sentirle e tu puoi immaginare dove-

-Adesso?- finse di dire un po’ stizzita.

-Perché no?-

-Ci potrebbero sentire-

La prese per la treccia e la attirò vicino al suo inguine.

-Ne ho voglia…-

Arianna gli sorrise soddisfatta. Con una raffinata lentezza gli slacciò il bottone del Jeans.

Immediatamente Gabriele abbassò l’elastico dello Slip e prepotentemente si impossessò della sua bocca.

Si fermò un istante quasi tremando godendosi il calore di quella umida carne.

-Ne ho avuto voglia tutto il giorno- sospirò.

Lo estrasse lentamente per poterlo vedere, in mezzo a quella luce soffusa, in tutta la sua lunghezza, uscire da quelle seducenti labbra.

Di nuovo lo spinse dentro con altrettanta lentezza.

Non riuscì a resistere molto, venne in fretta cogliendola di sorpresa. Si spinse più a fondo che poteva ed esplose in un soffocato sospiro di piacere.

Arianna lo allontanò veloce.

-Potevi almeno avvisarmi!- lo rimproverò pulendosi la bocca con il dorso della mano.

-Perché mi vorresti dire che è la prima volta che lo fai? Chi vuoi prendere in giro?- le fece il verso mentre, accaldato si ricomponeva.

-Sì, ovvio però non me lo aspettavo, tutto qui…o meglio, non credevo fossi abituato…Marta non mi sembra il tipo-

-Difatti lei non lo fa mai…-

Arianna sorrise mordendosi il labbro inferiore.

-Povera stupida, non sa cosa si perde-

Gabriele si sedette accanto a lei, il materasso cedette lievemente al suo peso.

-Arianna, quello che sta succedendo fra noi lo trovo perverso, infame, sbagliato- Lei abbassò lo sguardo senza parlare – però mi ha fatto sentire vivo…vivo come non mai…-

La fievole luce del corridoio lo illuminava appena ma non troppo poco perché lei non si potesse accorgere che era evidentemente arrossito.

-E a te? Come ti ha fatta sentire?-

Arianna intrecciò le mani e iniziò a giocare con le dita in segno di imbarazzo.

-Ha fatto lo stesso effetto anche a me… non lo so…un giorno penso sia bello, un giorno brutto.…tante volte ho fantasticato su tutto questo ma ora che lo stiamo vivendo, un po’ mi spaventa…credo che, se continuassimo, arriveremmo solo a farci piovere addosso un sacco di guai. Sono confusa quanto te perché Gabriele, mi sembri anche tu parecchio confuso...un giorno mi vuoi poi mi allontani poi mi rivuoi…-

-Tu hai bisogno di sentirti viva…come l’ho io!-

-Ma Marta? Non pensi a lei?-

-Marta la amo…ma…-

-Ma…?-

-Vedi…-

-Non ti fa bruciare di passione…-

-Brucio d’amore per lei, ma la passione, quella non me l’ha mai data. Io quando vedo lei vedo l’amore, quando vedo te vedo il sesso-

-Ma come mai così, tutto d’un tratto? O è una cosa che sentivi già da tempo e che non mi hai mai confessato?-

-Che cosa?-

-Questo desiderio che dici di provare nei miei confronti, lo provavi già da prima oppure è una cosa che è nata da poco?-

Gabriele indugiò un attimo. Si confessò di parte dei suoi peccati rassicurato dal semibuio che lo circondava.

-Bhè Sorella, ammetto che qualche volta, nel corso di questi anni, qualche pensiero l’ho fatto. La nostra è una strana situazione e fra i miei amici nascevano spesso battute su noi due ma sai, sono sempre state fantasie diciamo innocenti. Ogni tanto abbiamo bisogno di evadere un po’ dalla realtà.

Nell’ultimo periodo però, forse a causa di una situazione di stress, abitudine, forse anche a causa di un po’ di inquietudine per il matrimonio che dovrò affrontare, queste fantasie hanno scavalcato la barriera che avevo loro imposto ed eccomi qua. Io amo Marta ma…-

Arianna lo interruppe. -d’amore non si può vivere solo, nella vita, nella coppia, c’è bisogno anche della passione, del desiderio, della gelosia. Se il fuoco della passione è spento, si spegneranno uno ad uno anche gli altri-

-Ma io la amo, questo amore non può sovrastare tutto?-

-E allora perché sei qua… -

-Non lo so… te lo ripeto… ultimamente provo un desiderio primitivo nei tuoi confronti…a cui non riesco a rinunciare…lo devo sfogare…-

Arianna scoppiò a ridere di nuovo. Si mise una mano sulla bocca per non farsi sentire.

Un po’ stranito, Gabriele non sapeva se ridere o no.

-Che ti ridi?-

-Prendiamolo come un gioco, smetteremo quando vorremo senza problemi, ok? Siamo tutti e due consenzienti. Viviamo sotto lo stesso tetto da quanto… vent’anni? E’ impossibile che ci innamoriamo l’uno dell’altra. Sarebbe già successo – gli fece l’occhiolino – se la situazione ci sfuggirà di mano, smetteremo. L’importante in questa cosa è essere sempre chiari e sinceri, ok? Cerchiamo di seguire il nostro istinto!-

-Va bene!- Gabriele si alzò per tornare in camera sua.

-Gabry-

-Dimmi-

-Che ne hai fatto dell’altro fratello? Quello timido, pacato e fedele?-

-Probabilmente sei tu che tiri fuori il mio lato cattivo ed estremamente perverso-

Capitolo 30 – LA CENA DAI NONNI

***

La nuova situazione era eccitante ma nello stesso tempo impegnativa.

Non era facile gestire una passione proibita ed appena sbocciata, sotto lo stesso tetto a contatto ventiquattro ore su ventiquattro.

Era come trovarsi in una piacevole trappola.

Gabriele presto si stupì anche del fatto che i rimorsi nei confronti di Marta non erano poi così esagerati come si aspettava.

Con Arianna avrebbe soddisfatto il bisogno di passione, sesso, desiderio invece con Marta avrebbe continuato a dare e ricevere amore. Solo amore. E poi questa storia con Arianna sarebbe comunque durata pochi mesi, giusto fino al loro matrimonio.

Si sentiva forte, padrone di due mondi: quello “normale” popolato da tasse, agenzia delle entrate, una casa da ristrutturare, una futura moglie e quello “trasgressivo” nel quale poteva sfogarsi, lasciarsi andare. Lo sapeva bene che era da codardi utilizzare una persona per scappare dalle situazioni scomode e dalle paure della realtà ma aveva assaggiato un frutto a cui per il momento non sapeva rinunciare.

L’adrenalina del rimanere freddo e impassibile in casa quando lei lo guardava, lo stuzzicava, lo metteva in fibrillazione lo devastavano piacevolmente. Andava a dormire stanco ed eccitato nello stesso tempo.

-Ragazzi andiamo a cena dai nonni venerdì sera, non prendete impegni!-

-Ma proprio di venerdì???- si lamentò Nora.

-Sì , Nora, proprio di venerdì!- incalzò Milena.

E lì Arianna ebbe la sua illuminazione.

-Mamma ti scoccia se io e Gabriele andiamo con la sua macchina? Finita la cena vorremmo andare a salutare Mauro che ieri ci ha detto che festeggia il suo compleanno in un locale poco distante, sempre se non facciamo troppo tardi!-

-Va bene, non vedo dove sia il problema- rispose Milena cercando con gli occhi il consenso di Tommaso.

Osservò lo sguardo interrogativo di Gabriele e gli fece l’occhiolino. Cercò di fargli capire che le doveva reggere il gioco.

La serata dai genitori di Milena trascorse bene, la nonna che ingozzava tutti di cibo fino a scoppiare e il nonno che brontolava perché avevano iniziato troppo tardi a mangiare e voleva andare a letto.

-Ma dimmi un po’ Milena - scherzò la nonna – Arianna mangia tutto quello che dai da mangiare a Gabriele e a Nora? Loro sono sempre più magri mentre lei è sempre più in carne-

-Nonna, ho smesso solo di stare a dieta, questa è la mia costituzione e non mi sembra di essere grassa- rispose Arianna seccata.

-Ai miei tempi- intervenne il nonno –più eri grossa più stavi bene, voleva dire che mangiavi, che eri ricco, che avevi i soldi per comprare il cibo o che avevi le terre per coltivare e le bestie che ti davano latte e carne. Cosa vuol dire vedere quelle ragazze tutt’ossa in televisione? Che senso anno? Non sono belle per nulla-

-Ha ragione il nonno, nonna. Arianna è molto più carina ora che ha due gambe ed un sedere piuttosto che come era fino a qualche anno fa-

Arianna guardò Gabriele stupita da quella risposta. Lo sfidò. –Ma se Marta è un grissino? Siamo due antipodi, o ti piace uno o ti piace l’altro-

Gabriele arrossì rigirando la forchetta nel piatto oramai vuoto da cui non riusciva a staccare lo sguardo -Io amo Marta….certo è un po’ troppo magra…-

Nora ruppe il silenzio -A proposito di grasso… mangiamo il dolce?-

Capitolo 31 – LA MACCHINA

***

Arianna fece entrare Nora nella macchina dei genitori.

-Quindi voi due andate da Mauro?-

Lei non rispose subito, voleva assicurarsi che sua sorella non sentisse. Le chiuse la portiera.

-No, sono andati a Milano alla fine, troppo lontano. Vi seguiamo e torniamo a casa-

Gabriele aveva già acceso il motore. Lei entrò in auto.

-Quindi?-

-Quindi seguili e non farti mai superare. Devi stargli attaccato-

La casa della nonna distava mezz’oretta dalla loro abitazione.

I due vedevano i loro genitori nella macchina di fronte che chiacchieravano e Nora con la testa appoggiata al finestrino.

Arianna allungò la mano fra le gambe di Gabriele. Lui la guardò.

-Cosa vuoi fare? Lo sai che se guardano dallo specchietto retrovisore e si accorgono di qualcosa è la fine?-

-Certo, ma non è questo il bello? Devi essere te a cercare di rimanere impassibile mentre guidi… - Nel dirlo si passò la lingua sulle labbra per fargli capire le sue intenzioni.

Gabriele sospirò. –No Ari, ti prego…non puoi farmi questo…tutto ma non questo e non adesso-

Lei ovviamente non lo ascoltò. Gli staccò la cintura di sicurezza ed in un attimo lo spogliò degli ingombranti indumenti-

-E’ una gioia fare le cose con te, ti vedo già pronto…-

-E come faccio a non esserlo ripensando a sabato scorso…-

Senza neanche controllare se i loro genitori stessero guardando nello specchietto retrovisore, si buttò a capofitto su di lui.

Subito lo prese tutto in bocca per bagnarlo per bene. Lo avvolse con le labbra e lentamente risalì.

Gabriele non riuscì a reprimere un sospiro di piacere.

Iniziava già ad essere difficile concentrarsi sulla strada ed era solo l’inizio. Non aveva mai ricevuto del sesso orale mentre era alla guida.

Prese fra le labbra la punta, la avvolse e ci giocò girandoci intorno la lingua alternando labbra, lingua, labbra.

Ogni tanto alzava lo sguardo per osservare le espressioni di suo fratello; faceva fatica a stare posato.

Senza aiutarsi con le mani iniziò a salire e scendere prima lentamente e poi più veloce sempre giocando con la lingua.

-Accidenti, mi fai fare un incidente così!-

Mancava poco a casa, doveva farlo venire in fretta. Aumentò il ritmo.

D’improvviso una sterzata, il sobbalzo della macchina che si spegne e la mano di Gabriele che prepotente le afferra i capelli.

Iniziò ad oscillare i fianchi seguendo al contrario il movimento di lei e poi, con un gemito di piacere, si lasciò di nuovo andare nella sua bocca.

Arianna sentì il liquido caldo a getti nella gola e la mano tremante di Gabriele che non mollava la presa sulla sua testa. Quasi le faceva male talmente stringeva.

Quando esausto la lasciò cadere, si alzò pulendosi al meglio le labbra con il dorso della mano.

-Ti avevo detto di stargli dietro…- lo rimproverò ansimante.

-Lo so, scusa non ce l’ho fatta, rischiavo di schiantarmi- rispose lui con il fiatone. La sua fronte era coperta da goccioline di sudore illuminate dalla luce argentea della luna.

Come era strano…era la seconda volta che lo vedeva dopo aver raggiunto il piacere. Il suo sguardo solitamente insipido diveniva diverso. Tenero. Appagato. Attraente.

Si appoggiò al sedile con i capelli scompigliati e rise di gusto. Da quando aveva iniziato questa bizzarra storia, rideva spesso.

Le labbra rosse erano lucide di saliva e di altro, una scia di tutto ciò le era anche rimasta lungo la guancia.

-Dai andiamo che fra cinque minuti ci chiameranno per chiederci dove siamo finiti-

Capitolo 32 - CONFIDENZE

***

L’indomani pomeriggio Arianna aveva appuntamento con la sua amica Elisa.

A breve si sarebbe sposata e dovevano sistemare le ultime cose.

-Ti vedo tranquilla-

-Sì sono molto rilassata, ho tutto sotto controllo, pronto e perfetto. Spero solo passi in fretta per il semplice fatto che odio essere al centro dell’attenzione-

-Elisa, ti devo parlare di una cosa-

-Cosa c’è, sei incinta?-

-Ma se non ho l’uomo come faccio ad essere incinta!-

-Il sesso di certo non ti manca- riprese a sorseggiare rumorosamente il suo frappè al cioccolato.

-Inanzitutto: grazie. Seconda cosa, in realtà ti volevo parlare di un fatto che mi è accaduto che mi sta facendo vivere qualcosa di magico-

-Si bè ma allora mi dici cosa c’è??- Elisa detestava i giri di parole, voleva sapere sempre tutto e subito.

-Ho intrapreso una relazione di sesso con Gabriele o meglio non abbiamo fatto ancora sesso, non so cosa esattamente abbiamo fatto, non siamo ancora arrivati lì, ma qualcosa abbiamo fatto, capisci?- Mentre parlava tutta d’un fiato il suo viso divenne paonazzo.

Elisa si staccò dalla cannuccia. La mascella sembrò quasi volesse dissociarsi dal resto del viso ed i suoi occhi verdi sembrava cercassero di fuggire dalle orbite shoccati anche loro dalla notizia.

Dopo un attimo di attonito silenzio, esplose con la sua fastidiosissima voce che riusciva a toccare il livello degli ultrasuoni, quando si arrabbiava.

-Ma sei rincoglionita? Ma come fai? Ma è tuo fratello! Ma fate sesso dove? Quando? Quando non ci sono i vostri genitori? Nel tuo letto o nel suo mentre tutti dormono? Dio Arianna ma fra tutti proprio lui?-

-Fratellastro, e poi non so, è successo e basta, una sera avevo voglia di provocarlo e lui alla fine c’è stato-

-Ma se lo scoprono i genitori?-

-Ma figurati, cosa credi, stiamo attenti-

-E Nora? Quella è talmente furba...-

-Elisa… è tutto estremamente sotto controllo-

-Oddio ma si deve sposare con Marta! Pensa se lo viene a sapere- sussurò mettendosi le mani fra i capelli.

-Quello è l’ultimo dei miei problemi!-

-Sarà...ma a me questa cosa non convince per nulla...- si appoggiò a braccia conserte allo schienale della sedia. Scosse la testa – proprio per nulla. Finirete solo in un sacco di guai-

-Non è vero. Siamo grandi e le cose le facciamo con la testa-

A quella affermazione, Elisa alzò le spalle e sbuffò ironica.

-Si vede, come state facendo le cose con la testa-

-Ma dai Elisa che problema c’è? Ci stiamo solo vivendo un’emozione di cui in questo momento tutti e due abbiamo bisogno. Prima o poi la cosa finirà anche perché poi una volta sposato con Marta, lui non avrà più tempo per me. Diciamo che mi sto godendo mio fratello al cento per cento per questi ultimi mesi-

-Te lo stai godendo proprio del tutto direi-

-Arianna sorrise civettuosamente mordendosi le labbra-

-Io non trovo sia molto giusto quello che stai facendo ma non posso di certo impedirtelo-

-Elisa tu non hai mai vissuto una forte passione, lo sappiamo tutte e due. Tu non hai mai fatto sesso con un uomo, hai sempre fatto l’amore e ti è sempre bastato questo. A me no invece-

-Forse tu non hai mai trovato quello giusto Arianna-

-Per me quello giusto è invece quello che, a seconda della situazione, ti sa dare entrambe le cose-

Capitolo 33 – SORELLA MIA

***

Arianna osservava malinconica il gigante orologio che in ufficio scandiva, secondo per secondo, il tempo che la separava dalla sua libertà giornaliera.

Erano solo le 17.00. Non passava più.

Anche se il suo lavoro non le piaceva, era l’impiegata modello, quella che arrivava 10 minuti prima e se ne andava dopo gli altri. Le pratiche le consegnava perfette e in tempo. Tutti i clienti ne erano entusiasti e il suo capo ogni tanto le allungava una mancia per il buon lavoro svolto.

Quel giorno però si prese una bella strigliata per aver sbagliato a spedire una mail.

Si era talmente rattristata per l’accaduto che con la mano appoggiata al mento fissava lo schermo non vedendo l’ora di andarsene per farsi lavare via quella pessima giornata, da una bella doccia calda e rilassante. Già si immaginava quel morbido nuovo bagnoschiuma all’olio di Argan che aveva acquistato il giorno prima sulla pelle, il profumo di fiori della sua fantastica maschera per capelli, la musica rilassante.

Le sue fantasie vennero interrotte dal trillo del telefonino che le segnalava l’avvenuta ricezione di un messaggio. Era Gabriele.

Ho appena accompagnato Nora a cena da una amica. Se non ti perdi a ciondolare per negozi dopo il lavoro, vieni a casa, abbiamo un’ora e mezza da sfruttare prima dell’arrivo dei nostri genitori.

Sorrise trasognata.

“mmm crogiolarmi fra i piaceri del sesso è una bella consolazione dopo una giornataccia”

Magari sotto la doccia…

Digitò il messaggio.

Va bene, faccio il prima possibile.

Il suo cuore iniziò a battere all’impazzata. Guardò nervosamente l’orologio. Di nuovo. Le 17.03.

“Mi sento come una ragazza alla sua prima volta, come se mi dovessi spogliare nuda davanti a lui non avendolo mai fatto prima con nessun altro”

In effetti un po’ era così. Innanzitutto lui nuda non la aveva mai vista a parte quando erano piccoli. Essendo cresciuti insieme non poteva negare che lui non avesse ben in mente il suo corpo ma in quel momento i suoi mini indumenti intimi con cui girava sempre con naturalezza per casa, le sembrarono dei burqa a confronto della nudità.

Fare sesso con lui sarebbe stato come fare sesso con il proprio migliore amico.

Si sentiva come in uno di quei film per ragazzini dove bambino e bambina crescono insieme dall’asilo e a 15 anni credono di amarsi e decidono di perder la verginità insieme.

Durante il sesso Gabriele poteva avere libero accesso al suo corpo come lei lo avrebbe avuto a quello di lui.

Dovevano toccarsi, studiarsi, percepire l’uno il corpo dell’altra, assaporarsi, guardarsi, leggere le reciproche espressioni, capirsi, sapersi eccitare a vicenda.

Il sesso, quello fatto bene, implicava una completa unione non solo fisica ma anche spirituale.

Riflettendoci bene era qualcosa di veramente strano e complicato se pensava di doverlo fare con il proprio fratellastro con cui conviveva oramai da vent’anni.

Chissà cosa stava passando per la testa di Gabriele. Non lo riusciva a capire. Gli piaceva però questo nuovo fratello che stava pian piano uscendo allo scoperto.

Forse, questo suo alter ego poteva far capire all’altro Gabriele che al mondo non esiste solo il primo amore. Non esiste solo Marta.

Provò a pensare a lui durante il sesso. Nemmeno nelle sue più recondite fantasie se lo immaginava rude e dominatore. Secondo lei anche in quei momenti, come nella vita era debole e si faceva dominare anche se riflettendoci bene, nei loro precedenti incontri in qualche modo si era mostrato più deciso.

Lanciò un’occhiata all’orologio. Le 17:23.

Assorta nei suoi pensieri, venne svegliata da un altro messaggio.

“Mi renderai il lavoro più facile se arriverai a casa già senza slip”

Sorrise.

Prima di uscire quindi, come da ordine, si chiuse in bagno, si sistemò, e mise le mutandine in borsa.

Era già eccitata.

Arrivata a casa, Gabriele la stava aspettando sulla porta in tenuta comoda: pantaloni blu della tuta e maglietta bianca.

Lo guardò maliziosa ed entrando gli mise in mano gli slip.

Lui le sorrise mentre si passava fra le dita quel morbido indumento.

-Sali in camera mia- le impose.

Lei ubbidì e camminando verso la stanza; pian piano si spogliò delle scarpe con il tacco, del vestito e del reggiseno facendoli cadere a terra.

Salì le scale che portavano alle camere completamente nuda. Si sentiva sensuale ai suoi occhi, desiderabile.

Gabriele la seguì incantato raccogliendo frettolosamente gli indumenti dal pavimento senza riuscire a distogliere lo sguardo dalle sue natiche ondeggianti mentre salivano i gradini.

Quando varcò la soglia della stanza, lei era già sdraiata sul letto, nuda e con gli occhi bendati. Sembrava così sicura di sé ma lui sapeva che era tesa come una corda di violino.

-Chi ti ha detto di bendarti?-

-Ho trovato questa fascia sul letto e pensavo fosse per me- cercò di giustificarsi.

Gabriele si sedette al suo fianco e gliela levò sistemandole i capelli.

-Lo scopo di questo nastro è un altro, dammi i polsi-

Arianna unì i polsi e li mise davanti a lui il quale glieli legò molto stretti.

Per un attimo le tornò in mente la vicenda con Lorenzo. Scacciò subito quell’orribile pensiero.

Una mascherina le coprì gli occhi. Non vedeva più nulla ora.

Sentì Gabriele dirigersi verso la sua scrivania. Poco dopo la musica degli Enigma inondò la stanza insieme ad un sensuale profumo di incenso e di arancia.

“Mea culpa” una canzone molto sensuale.

Lo sentì tornare verso di lei. Le si sedette accanto.

-Rilassati e senti la musica, le mie parole, i profumi- le sussurrò.

Fece come le fu ordinato. Con il senso dell’udito cercò di abbandonarsi alla melodia sensuale di quella canzone mentre il suo corpo veniva inebriato dal profumo dell’incenso appena acceso.

“Gli occhi tuoi sono colombe dietro il tuo velo..”

Arianna non capì. Si girò nella direzione da cui proveniva la voce, interrogativa.

Gabriele le carezzò i capelli.

“Le tue chiome sono un gregge di capre, che scendono dalle pendici del Gàlaad”

“Ma che diavolo sta farneticando?” Le scappò un sorriso.

Le sfiorò le labbra con le sue.

“Come un nastro di porpora le tue labbra, e la tua bocca è soffusa di grazia”

Passò la mano sulla sua guancia calda.

“Come spicchio di melagrana, la tua gota…”

Arianna ascoltava inerme. Era completamente stranita ed estasiata da quelle parole.

La voce di suo fratello, mentre le pronunciava era dolce, sensuale, vera.

La aiutò a stendersi mettendole le braccia dietro la testa, le piegò le gambe e gliele divaricò.

Tornò verso il suo collo, lo sfiorò con la bocca.

“Come la torre di Davide il tuo collo, costruita a guisa di fortezza”

Si mise a cavalcioni su di lei.

“I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano fra i gigli”

Arianna vibrava di piacere ad ogni sua carezza inebriata da quelle parole simili ad un canto.

Inarcò la schiena sotto le mani di suo fratello che le carezzavano delicate il petto.

“Tutta bella tu sei, Sorella mia, in te nessuna macchia”

Arianna si sentiva sempre più fradicia e accaldata, le sue guance erano in fiamme, aveva la gola secca.

Era molto bravo, calmo, sapeva farla fremere, sapeva farsi attendere.

Le carezzò i fianchi.

“Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, opera di mani d’artista

Tracciò con la lingua una linea che dal petto arrivava fino all’ombelico.

“Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino drogato”

Arianna si era spesso immaginata loro due in quella situazione ma vivere quelle fantasie era una cosa ben diversa, aveva un impatto molto forte sulle sue emozioni.

Con il dito indice Gabriele le sfiorò l’interno coscia.

-Ti piace?-

-Da morire-

In risposta quindi, riprese a torturarla dolcemente.

La sentiva vibrare di desiderio. La stava toccando ovunque tranne che dove più desiderava.

Era allettante vederla inerme davanti a lui.

La situazione stava diventando completamente identica a come se la immaginava nelle sue fantasie.

Le aprì le gambe potendo ammirare, finalmente il suo tesoro prezioso. Stette per qualche secondo in silenzio estasiato. Era meglio di come se la aspettava.

-C-che c’è? Perché stai zitto?-

Gabriele non rispose.

Le sfiorò di nuovo la pancia soffiandole lievemente sulla pelle facendole venire i brividi.

“L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.”

Scese finalmente fra le sue gambe. Lentamente la assaporò.

“Le tue labbra stillano miele, miele e latte “

Arianna sobbalzò a quel tocco. Finalmente la dolce tortura era finita. Aspettava solo quello.

Alzò il bacino per sentirlo di più.

Gabriele la tenne ferma per un attimo giusto per andare a torturarle il punto dove avrebbe provato più piacere.

“I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti”

Arianna gemette. Non ce la faceva più. Gabriele le stava rapendo il corpo e anche la testa.

Lei era un lago e lui adorava il suo sapore.

Era così fresca e succulenta. Come mangiare un pompelmo fresco durante una calda serata estiva.

“Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano”

-Mi stai facendo impazzire- mormorò lei agitandosi.

Lui le si aggrappò ai fianchi e continuò, imperterrito ad assaporarla quasi senza respirare, quasi non volendo far respirare nemmeno lei.

Si trovava in preda ad una frenesia incontrollabile, come un vampiro quando sente l’odore del sangue.

Era stupendo sentirla gemere ed era meraviglioso andare a ritmo con lei.

Arianna non fece nemmeno in tempo a rendersene conto che l’orgasmo arrivò forte come non mai. Un piacere, che la prese al corpo sotto forma di mille scosse elettriche, che la spinse ad urlargli “Basta non ce la faccio più”.

Ci mise un po’ a riprendersi: era sudata, aveva il fiatone, era rossa in viso e scompigliata.

Gabriele le scattò una foto a tradimento e la aiutò ad alzarsi.

-Cancella subito la foto!- lo rimproverò.

-Sei bella. In questi momenti poi, tutta rossa ed arruffata, lo sei ancora di più. Vuoi un po’ di acqua?-

-No, grazie, vado solo un attimo al bagno. Ma da dove arriva quella poesia?-

-Sono frasi tratte dal “Cantico dei Cantici” , un passo della Bibbia-

La guardò mentre si dirigeva al bagno.

Si appoggiò allo stipite della porta.

-Non ti arrabbi se ti dico una cosa?-

-Dipende...- mormorò lei mentre si rinfrescava il volto.

-Ho preso in mano quella parte della Bibbia per riadattarla un po’-

Arianna rise per prenderlo in giro.

-Vuoi improvvisarti Profeta? Ti possono solo prendere per pazzo!-

Gabriele però era serio e lei se ne accorse, perdendo subito il sorriso.

-Volevo riadattarlo per leggerlo a Marta durante il pranzo di matrimonio-

Arianna nel frattempo posò l’asciugamano mostrandosi interessata.

-Ma non ho potuto perché più lo leggevo più mi venivi in mente tu…-

Questa volta stranamente Gabriele non arrossì, anzi, i suoi occhi scuri la ammutolirono.

-Non so cosa rispondere…-

Il silenzio fu rotto dall’arrivo di Milena.

Posò la borsa sulla mensola del salotto dirigendosi in principio delle scale.

Con le mani sui fianchi rimproverò i suoi figli.

-Perché sono le 19.45 e non vedo ancora la tavola apparecchiata?-

Gabriele scese dalle scale un po’ disorientato.

-Scusaci ma siamo arrivati tutti e due adesso!-

Capitolo 34 – IL NUOVO FRATELLO

***

Questo nuovo Gabriele...Arianna non riusciva a non pensarci.

Mentre sul letto si rigirava una ciocca di capelli fra le dita, tanti dubbi percorrevano la sua mente. Era come se fosse affetto da un disturbo bipolare.

Quando gli ormoni gli andavano in circolo cambiava completamente personalità.

Per lei era impossibile immaginarlo comportarsi in quel modo con Marta. Probabilmente, come aveva cercato di dirle lui stesso, questa pacatezza che lui possedeva nella vita normale aveva bisogno di essere buttata fuori in qualche modo e aveva trovato in lei l’unica valvola di sfogo.

Quello che però ancora non capiva era se potesse essere un bene o un male; un giorno le sembrava bello, un giorno le sembrava brutto.

Tante domande nella sua testa ma di cui non voleva le risposte.

Desiderava viversi quei momenti alla giornata; e poi, era troppo appagante farsi Gabriele dietro alle spalle di Marta. Non voleva che lui ci ripensasse facendogli venire i sensi di colpa confessandogli le sue perplessità.

Quella sera, mentre sparecchiavano insieme la tavola, Gabriele le confessò che non vedeva l’ora di entrare nel suo letto e che una notte di quelle, lo avrebbe fatto.

-E lì saranno “ Cavolacci tuoi” - aveva anche aggiunto.

-Stasera?-gli chiese.

-Chi lo sa….-le rispose.

La aveva abbracciata da dietro in un momento in cui erano rimasti da soli in cucina.

Mentre lo stereo passava la canzone “Yes sir, I can boogie” un pezzo di qualche decennio fa, iniziarono a ballare sensualmente.

-“I’m a sensation, you try me once, you’ll beg for more”- gli canticchiò -Dai, vieni da me stanotte…-

-Vedremo…-

Capitolo 35 – ESPLOSIONE

***

Quella notte fece fatica a prendere sonno. Andò a letto alle undici e fino all’una, tesa, tentò di percepire qualsiasi rumore provenisse dalla casa.

Il legno dei mobili sembrava scricchiolare più del solito e gli uccelli notturni sembravano urlarle nelle orecchie.

Sperava nell’arrivo di Gabriele confidando nel fatto che anche lui potesse avere una grandissima voglia come la aveva lei.

Passò un’altra mezz’ora. Nulla. Solo il suo desiderio che cresceva.

Si girò a pancia in su contemplando il soffitto nel buio.

Erano ore che fantasticava su come si sarebbe svolto il loro primo rapporto, aveva un fuoco fra le gambe.

Vi fece scivolare furtivamente la mano e constatò che quel fuoco aveva generato un lago.

Non voleva sprecare tutta quella eccitazione da sola ma d’altra parte non avrebbe resistito tutta la notte senza alleviare quel piacevole fastidio.

Si sedette sul materasso.

Si spogliò nuda e indossò la sua vestaglia bianca corta di un tessuto simile alla seta. Di soppiatto aprì la porta della sua stanza cercando di farla scricchiolare il meno possibile.

Con il cuore in gola percorse il corridoio in punta di piedi. Per fortuna tutti dormivano con le porte chiuse.

Si avvicinò alla stanza di suo fratello. Una fioca luce rifletteva sul pavimento. Era sveglio.

Con cautela appoggiò la mano alla maniglia e lentamente aprì.

Lui era sul letto, in pigiama e più desto che mai mentre leggeva un libro illuminato dalla piccola abat-jour. Appena la vide, sorrise. Lei imbarazzata, si chiuse piano la porta dietro di sè.

-Lo sapevo, sei di un’ impazienza mostruosa!-

Si avvicinò a lui un po’ nervosa, guardandolo negli occhi.

Gabriele appoggiò il libro sul comodino. Le prese i fianchi per avvicinarla a sé e con i denti le snodò il laccio della vestaglia.

Ferocemente le si avvinghiò ai seni mentre dalle spalle l’indumento cadeva morbido lungo quel corpo sensibile. Le carezzò le natiche tonde fino ad arrivare con le dita a constatare quanto fosse eccitata.

Lei sussultò.

-Impaziente e vogliosa. Vieni!-

Si scostò a lato del letto e la fece sdraiare accanto a lui.

Le salì subito sopra ed iniziò a strofinarsi facendole sentire tutta la sua voglia. Non si sentiva per nulla a disagio in quel momento. Non capiva il perché ma era così.

-Speravo arrivassi stasera- ansimò sul suo collo.

Arianna in imbarazzo gli abbassò l’elastico del pigiama scoprendo il suo sesso. Lo toccò.

Stava per dirgli qualcosa quando con un colpo secco lui la penetrò forte, come quasi volesse oltrepassare il suo corpo.

Si aggrappò alla sua nuca stringendole i capelli e le diede un’altra forte spinta. Scivolava in lei talmente bene per quanto era bagnata.

-Aspetta fermati, mettiti il preservativo!-

Lui si fermò.

-Perché?-

-Non fare storie, non che non mi fidi di te e non che non mi piaccia farlo senza…anzi…però è troppo rischioso...-

Lui non la ascoltò e riprese a muoversi. Lei strinse le gambe ed iniziò a divincolarsi fino a che non fu costretto ad uscire. Lo fissò con sguardo torvo. -Non si scherza su queste cose. Per piacere!-

-Ok…- rispose deluso.

In affanno Gabriele si scostò e tirò fuori dal suo cassettino la bustina del preservativo.

Lei la aprì e lo estrasse dalla busta. Con fare sapiente lo appoggiò sulla punta controllando che non entrasse aria e con la bocca lo srotolò lungo il suo membro. Fino alla fine.

Lo guardò sorridendo con aria soddisfatta controllando di averlo messo nel modo giusto.

Ora che erano sicuri, niente e nessuno li avrebbe potuti fermare.

La riprese quindi per i capelli, la sdraiò, con una gamba le divaricò le cosce e la penetrò nuovamente con forza.

-Ai…-

-Ti ho fatto male?- ansimò.

-Non potresti fare un po’ più piano?-

Si spinse in lei ancora e ancora, ansimando, senza dire una parola, stringendole forte i capelli.

Arianna non riusciva a muoversi, era completamente schiacciata da lui, dalla sua forza, si sentiva completamente piena di lui. I loro respiri erano strozzati, i loro corpi erano sudati, avvinghiati.

-In questi giorni ho immaginato mille volte di scoparti!- le disse sottovoce.

-Non dirlo a me!-

Si alzò sui gomiti per spingersi in lei ancora di più.

-Mi piace vederti godere sotto di me!- le prese il mento girandole il viso di lato.

-Mio Dio Arianna…che cosa mi stai facendo- ansimò.

Pochi istanti dopo erano lì, uno sopra l’altro con il fiato corto. Stavano aspettando che i loro respiri e i loro battiti tornassero regolari. Arianna gli diede una piccola pacca sulla spalla.

-Spostati, mi sta venendo un crampo alla gamba-

Gabriele si staccò da lei e le massaggiò la gamba dolente.

-Grazie- Arianna si mise in ginocchio sul letto mentre lui andò in bagno. Indossò la vestaglia e toccò le lenzuola umide sorridendo. Si sentiva appagata ma sfinita.

Uscì dalla stanza per raggiungerlo.

-Tutto a posto? Non si è rotto, vero?-

-No no tranquilla tutto a posto- rispose lui mentre si lavava il viso.

Si asciugò e guardò la sorella con i capelli tutti arruffati e il poco mascara che le era rimasto sulle ciglia, sparso sotto gli occhi.

Lei si appoggiò al lavandino. Gli sorrise.

-Buonanotte Gabriele-

-Buonanotte Arianna-

Tornarono ognuno nella propria stanza e finalmente si addormentarono soddisfatti e rilassati.

Capitolo 36 – UNA DOLCE DOCCIA

***

Quando capitava l’occasione, i due non perdevano tempo per consumare anche del sesso improvvisato e veloce; quando rimanevano a casa da soli o la notte se non erano troppo stanchi della giornata lavorativa. La paura di farsi sentire e scoprire era diventato un ingrediente in più a quel miscuglio di desiderio, fervore e passione.

Un pomeriggio come tanti, si ritrovarono a casa da soli.

Tutti e due erano abbastanza presi nei loro affari, quindi il sesso non rientrava nelle loro priorità quel giorno. O almeno così sembrava.

Gabriele stava guardando un documentario in TV mentre Arianna era chiusa in camera sua probabilmente a scrivere i suoi diari.

“Magari ha scritto qualcosa su noi due” pensò lui.

Gli balenò in testa l’idea di “rubarglieli” di nuovo, curioso di leggere qualche commento sia positivo che negativo sulle sue performance ma accantonò subito l’idea.

D’un tratto sentì un forte tonfo e si girò di scatto.

-Accidenti Arianna ti sei fatta male?-

Sua sorella era appena rotolata dalle scale. Si alzò rossa in viso ma come se nulla fosse successo.

-No! Volevo solo avvisarti che vado a fare la doccia…-

Se ne tornò di sopra massaggiandosi le natiche.

Lui se ne stette lì con le mani appoggiate sul viso. “Quanto vorrei massaggiartelo io quel bel sedere”.

E gli venne un’idea.

Lei era solita non chiudersi mai a chiave in bagno. Aveva paura di sentirsi male e di non essere salvata in tempo.

Si avvicinò di soppiatto alla porta.

Sentiva la musica accesa ma ancora non sentiva l’acqua scorrere. Aspettò.

Oramai conosceva a memoria i suoi “rituali”.

Entrava in bagno ed accendeva la stufetta, poi accendeva la musica, quasi sempre melodie rilassanti tipo il rumore della pioggia o del mare poi perdeva tempo a guardarsi allo specchio.

Quando l’ambiente raggiungeva la giusta temperatura, si spogliava ed entrava in doccia.

Infatti dopo poco, il rumore del box doccia che si apriva, gli diede il via per attuare il suo piano.

Entrò furtivamente in bagno.

Di spalle a lui, sua sorella non si era minimamente accorta di quella intrusione.

Si sentiva un’ospite indesiderato, un voyeur.

Non vedeva l’ora di entrare in doccia con lei e prenderla da dietro.

Aprì di colpo e lei si girò di scatto. Sgranò gli occhi presa dal panico.

-Ma che cosa ci fai qui? – gridò tentando di coprirsi con le mani –vai via, esci subito o ti prendo a calci!-

Indietreggiò il più possibile fino a sbattere con la schiena contro il muro. Per non scoprirsi, neanche si levava dal viso la massa di capelli che vi si stava appiccicando sopra. Più che una visione erotica ora sembrava una scena tratta dal film “The Ring”.

Ancora vestito, Gabriele si buttò sotto il getto.

L’acqua gli scendeva sui capelli biondi e glieli appiccicava alla fronte come a formargli una corta frangetta. La maglietta bianca iniziò a diventare trasparente attaccandosi al suo petto. Era molto sexy e ora Arianna forse non era più sicura di volerlo cacciare via.

Le prese i polsi e le allargò le braccia. Istintivamente lei tentò di coprirsi di nuovo ma lui era troppo forte.

-Mi da fastidio che mi guardi nuda-

-Non fare storie Sorella Mia, sei sensuale da morire… voglio prenderti da dietro, stringendoti per quei bei fianchi fino a lasciarti i segni delle mie mani-

La girò di scatto, la strinse forte e la penetrò.

-Aia! Cazzo Gabriele ma non puoi fare più piano?-

Lui si fermò un attimo dentro di lei, fece scorrere la mano lungo tutto il lato sinistro del suo corpo fino a raggiungere il seno. Salì lungo il collo e le massaggiò le labbra.

Lei, immobile e appoggiata con le mani al muro, iniziò a godersi quella fantastica carezza che le stava dando i brividi sentendosi completamente riempita da lui.

-Lo stiamo facendo senza…non mi va-

-Dai per una volta fidati di me! Vedrai che non succede nulla!- mentre le parlava le si muoveva dentro. Avanti e indietro. Molto lentamente.

-...Non lo so, ho paura...-

-Ma non senti come è bello? Pelle contro pelle, corpo contro corpo. Ora più nulla ci separa, siamo una cosa unica. Ti sento, in tutta la tua anatomia come tu percepisci me-

In effetti era davvero bello.

Arianna si lasciò quindi coccolare da quelle belle sensazioni. L’acqua calda che scorreva sui loro corpi, le mani di suo fratello fra i suoi capelli, il respiro di lui sul suo collo, il muro freddo contro il suo petto accaldato che le dava sollievo, lui che cercava di spingersi sempre più forte dentro di lei. Neanche le facevano male i fianchi nonostante lui glieli stesse stringendo dannatamente forte.

Di colpo lo sentì togliersi e appoggiarsi alla sua schiena ansimando ancora di più.

-Sei già venuto?-

-Sì, scusami. E’ che era tutto così bello-

-Ma …-

-Non preoccuparti non ti sono venuto dentro-

La girò per guardarla negli occhi.

Le carezzò il viso. D’istinto tentò di baciarla, ma lei si ritrasse di scatto.

-Non baciarmi, per favore- gli diede la schiena.

Gabriele si stupì.

-Perché non dovrei? Non è la prima volta che lo faccio in questi giorni-

-Si ma lo abbiamo fatto sempre “durante” mai “dopo”-

-E che differenza fa scusa?-

Arianna riprese ad insaponarsi ma lui le rubò il barattolo di bagnoschiuma dalle mani e continuò quello che lei aveva iniziato.

-Questo non dobbiamo fare Gabriele, le coccole “dopo” –

-Ma non ti sto coccolando-

-Non capisci. Il nostro rapporto deve rimanere solo sesso. Niente baci niente coccole niente docce insieme. Niente.-

-Ma tu sei mia sorella, mi piace coccolarti!-

-Anche a me sono sempre piaciute le tue coccole ma ora credo sia il caso di tenere ben lontane le tenerezze, intesi? La situazione in cui siamo è già fin troppo complicata.-

-Va bene…se insisti…-

-Però se vuoi finire di lavarmi…-

Lui infastidito ma divertito iniziò a prenderla a pizzicotti. Lei ridendo cercò di schivarlo andando a sbattere ovunque all’interno di quello scomodo abitacolo.

-Dici una cosa e poi ne fai un’altra, mi fai la morale e poi razzoli male-

-Che questa rimanga solo un’eccezione allora- e gli fece l’ occhiolino.

Capitolo 37 – LA SPOSA ELISA

***

Arrivò finalmente il giorno del matrimonio di Elisa.

Arianna la osservava. Era bellissima e impeccabile nel suo abito bianco; aveva un corpetto molto stretto in vita da cui scendeva l’ ampia gonna lunga di raso. Poco strascico ed il velo era attaccato ad una molletta di brillantini che raccoglieva i capelli poco più sopra la nuca. Un outfit davvero fine ed elegante.

Il sole splendeva in quella giornata di fine maggio. In tutto il giorno Arianna non ebbe quasi neanche occasione di fare due chiacchiere come si deve con la sua amica ma in fin dei conti era anche giusto così.

Si annoiava a morte al tavolo con i suoi genitori, aveva la luna storta ma non sapeva il perché. Non sopportava quasi neanche il chiacchiericcio insistente e noioso di Gabriele.

Quel giorno era stranamente logorroico. Grazie a Dio Elisa non aveva invitato Marta. Per questa cosa, Gabriele si era molto offeso ma Elisa gli aveva risposto a tono.

-In otto anni, Marta l’ho vista forse tre o quattro volte e solo in occasioni quali qualche compleanno o festa di laurea non ricordo. Il matrimonio è mio e decido io chi invitare. Voglio avere intorno le persone che nella mia vita hanno significato qualcosa. Io e te Gabriele abbiamo condiviso la stessa compagnia per anni, ancor prima che arrivasse Marta e che si sgretolasse il gruppo. Sei il fratello della mia migliore amica. Ho passato notti, estati, vacanze con te Arianna e Nora e Simone. Non con Marta. Se ti disturba il fatto che lei non ci sia, sei padrone di non venire-

-Il Bon Ton impone di invitare anche il compagno o la compagna-

-Sai Gabriele dove puoi mettertelo il Bon Ton?-

“Eh brava Elisa” ridacchiò fra sé e sé come una piccola streghetta.

Riprese a guardarsi intorno.

Si sentiva la più sola in tutto il ristorante. Sola come nella sua vita. I suoi amici si potevano davvero contare sulla punta delle dita. Senza la sua famiglia e senza Elisa sarebbe una ragazza persa.

Gabriele chiacchierava con tutti, persino Nora era riuscita a fare amicizia con dei ragazzi durante il pranzo.

Si trovava scompagnata al tavolo, nel suo vestito lungo color argento a rigirare il collo del bicchiere da vino fra il pollice e l’indice pensando a quanto era stata stupida a snobbare così tante persone nella sua breve esistenza.

Sbuffando si alzò, prese la borsetta e si diresse in giardino.

Sapendo come sarebbe potuta evolversi la giornata si era portata dietro le sue amiche sigarette. Ne accese una.

Sbuffò una boccata di fumo. Mischiato al retrogusto del cibo, non era proprio il massimo. Un senso di nausea la pervase. Si mise in memoria di smettere di fumare. Prima o poi.

-Ma non avevi smesso?-

Colta in fallo, si girò di scatto arrossendo.

-Che ci fai qua, ti credevo intento a parlare con i tuoi nuovi amici- noncurante scrollò la cenere facendola cadere sull’erba smeraldina.

-Ti ho vista uscire, volevo farti un po’ di compagnia-

-Gabriele non è nè la giornata nè il momento giusto- spense la sigaretta sul muretto.

-Ma cosa hai capito? Intendevo due chiacchiere...-

-Ma a chi vuoi darla a bere….- sorrise lei maliziosa.

-A te...- Le si avvicinò e le carezzò le natiche da sopra il vestito...era di un tessuto talmente sottile che era come se le stesse carezzando la pelle.

-Coglione!- lo allontanò ridendo come una scema ma lui la attirò a sé di nuovo. Le solleticò il collo con la punta del naso e le fece sentire il suo desiderio. Lei lo scostò di nuovo infastidita.

-Gabriele, ti ripeto che oggi non è aria. Lasciami stare!-

Lui indietreggiò seccato.

-Ti ho per caso fatto qualcosa?-

-No, non sono dell’umore e basta, non si può essere di malumore?-

-Siamo ad un matrimonio non ad un funerale…non capisco il tuo malcontento!-

Lei abbassò lo sguardo.

-Vedo Elisa che è così felice e mi chiedo perché non posso esserlo anche io. Vedo te e Nora che riuscite a chiacchierare con tutti, a divertirvi, mentre io è tutto il giorno che sono da sola, quasi nessuno mi rivolge la parola e non sono nemmeno sicura di voler parlare con qualcuno di quelle persone là dentro. Pretendo troppo sia da me stessa che dagli altri. Non mi sono mai accontentata di nulla e guarda ora come mi trovo… da sola...-

-Non è mai troppo tardi per cambiare Arianna. Riconoscendo l’errore sei già a buon punto no? Te l’ho già detto, finiamo spesso su questo discorso. Potrà essere per te un lavoro lungo cercare di essere “normale” ma secondo me ti farebbe bene … riusciresti ad apprezzare le cose semplici, riusciresti ad apprezzarti totalmente per come sei, riusciresti a concentrarti di più sulle cose divertenti della vita…per esempio…- con quest’ultima le prese la mano e se la appoggiò sul suo inguine. Lei andò su tutte le furie.

-Sei un’ idiota schifoso! Ti sto parlando di cose serie e tu mi metti la mano sul tuo pacco? Ma vaffanculo!!-

Spaventato da quel suo gridare le mise una mano sulla bocca.

-Ma sei scema, cosa urli in questo modo!-

Lei si divincolò dalla sua stretta.

-Vai al diavolo, non rivolgermi la parola per tutto il giorno!- si girò accendendosi una seconda sigaretta. Sbuffò fuori il fumo nervosamente.

-Allora ma cosa è questo casino??-

Nora sbucò da una pianta poco distante avvolta nel il suo vestitino rosa pallido.

-Arianna ma fumi ancora?- si avvicinò a loro.

-Non dirlo alla mamma-

-Tranquilla, ogni tanto anche io mi faccio un tiro!-

-Ecco mò, un’altra- sbottò Gabriele.

-Stai zitto scemo, perché tu non lo hai mai fatto?-

-Si che l’ ho fatto ma fortunatamente ho perso l’abitudine!- “più o meno”

Arianna sorrise a Nora e le porse la sigaretta. Vi fu un momento di silenzio generale.

-Bhè io vi lascio ai vostri discorsi da donne, vado a vedere se è arrivato il secondo-

Con passo scattante e le mani in tasca, si allontanò da loro.

-Ma stavate litigando?- chiese Nora porgendo a sua volta la sigaretta ad Arianna.

-Lascia perdere. Non riesci mai a fare un discorso serio con lui… non ti ascolta e fa sempre battute inappropriate e puerili...è una cosa che mi manda in bestia-

-Lascialo stare, è stupido poverino-

-Davvero… -

Arianna spense la sigaretta e chiacchierò un poco ancora con sua sorella prima di entrare nel ristorante all’assalto del secondo.

Ovviamente i due non si rivolsero la parola per tutto il resto della giornata.

Capitolo 38 – SOLO UNA CENA

***

Si tennero il muso per un pò.

Quando Arianna era arrabbiata con qualcuno della sua famiglia era severamente vietato starle vicino. Si chiudeva ancora di più in se stessa e si rintanava in camera sua subito dopo aver sparecchiato la tavola dopo cena.

-Ti odio quando fai così!!-

-Nora, non sono affari tuoi. Gabriele mi fa andare su tutte le furie quando fa l’idiota come al matrimonio-

-Ma cosa ti ha detto di così stupido?- si sedette sul piano della cucina per ascoltarla.

“E ora che lei dico? Di certo non posso raccontarle che ha preso la mia mano e l’ha messa sul suo pacco!”

-Ma niente, mi ha fatto una battuta personale e me la sono presa!-

-Dai fate pace! Siete fastidiosi quando vi comportate così: te che gli fai il verso ad ogni parola che dice, lui che ci rimane male e non parla tutta sera poi quando non ne può più viene a rompere a me! Abbi pietà! Non vale la pena tenersi il muso per così poco!-

-Cosa ne sai che “è così poco”?-

-Ti conosco, sei permalosa all’inverosimile! Ti avrà fatto una delle sue battute ignoranti e tu te la sarai presa fin troppo!-

Arianna non rispose per il semplice fatto che sapeva che era vero. Era estremamente permalosa. Anche se la supposizione di Nora su una eventuale battuta di Gabriele era molto lontana da quello che effettivamente era accaduto realmente, riconobbe però che forse aveva esagerato.

-Forse hai ragione Nora. Tutto questo è assurdo. Vado a chiedergli scusa. Finisci tu di riempire la lavastoviglie?-

-Nora scese di scatto dal piano-

-Eh no! Oggi è il tuo turno!-

-Ma io devo chiedere scusa a Gabriele!- le disse strafottente – me lo hai detto tu!- In un baleno si dematerializzò dalla stanza.

-Maledetta sorellastra!- sbuffò Nora. Guardò la montagna di piatti da sistemare -Che palle!-

-Scusa-

Gabriele alzò il viso dal suo libro. –Prego?-

-Scusami, ti ho trattato male al matrimonio…e in questi giorni-

-Ascolta, posso registrarti? No perché te che chiedi scusa...-

-Non fare battute sceme e scontate…accetta le mie scuse-

-Va bene! Anche io ti chiedo scusa…effettivamente non era il momento adatto a quel gesto – chiuse il libro – però eri troppo eccitante dentro quell’abito…-

-Ovvio che lo ero-

-Lo indosserai di nuovo per me? Sabato sera andiamo a cena lontano da qui…a Pavia magari. Dove nessuno ci potrà vedere. Cerchiamo un bel ristorante nei dintorni ed anche una discoteca-

-Discoteca?-

-Sì, voglio ballare con te…con indosso quel vestito-

-E dobbiamo andare fino a Pavia per farlo?-

-E dove se no? A Milano potremmo incontrare qualcuno che ci conosce-

Arianna sbuffò. Per un attimo si era dimenticata che la loro era una relazione clandestina.

-Ma Marta dove è sabato?-

-Non lo so… mi ha solo detto che era impegnata-

Si stranì per il fatto che lui fosse rimasto così sul vago, ma d’altra parte a lei cosa importava?

-Va bene, scegli te i posti, io non ho voglia di mettermi a cercare-

Capitolo 39 – UNA STRANA PROPOSTA

***

Così come da programmi, quel sabato cenarono in un ristorantino niente male. Vennero accolti con un flutè di prosecco e degli stuzzichini.

“Aperitivo di benvenuto”

Bevvero una bella bottiglia di vino rosso accompagnata da una tagliata al pepe verde e brandy.

Come dolce una panna cotta, caffè ed ammazzacaffè.

Pagò tutto Gabriele.

-Dai scemo…facciamo a metà, non devi fare il galante con me, non ne hai motivo-

-Questa sera voglio che tutti pensino che tu sia la mia ragazza. Sei bellissima in questo abito, i camerieri non ti levavano gli occhi di dosso. Oltretutto stasera hai un sorriso meraviglioso-

Le baciò la guancia e lei arrossì.

Pagò il conto e si diressero in discoteca.

-Credo di non aver mai passato del tempo così bello con te Gabry…-

-Ah grazie!- le sorrise facendo finta di essere infastidito da quella rivelazione.

-Vero. Tra Marta, Giulio e anche Simone, io te e Nora un po’ ci siamo persi in questi anni. Povera Nora, ignara di tutto. Non credi che stiamo facendo un torto anche a lei?-

Gabriele continuò a guidare guardando fisso davanti a sé.

Ci aveva pensato spesso. Ma se dovevano pensare a tutte le persone che stavano prendendo in giro….

-Arianna non parliamo di queste cose…stasera pensiamo solo a divertirci-

Interruppero il discorso e per tutta la strada che li separava dalla discoteca, stettero in silenzio immersi nei loro reciproci pensieri.

Il locale era molto carino. Era stato costruito all’interno di una chiesa sconsacrata.

Si vedeva però che era un posto molto Inn.

Giravano bottiglie di Champagne ovunque per non parlare di “altro”, gente vestita solo con abiti firmati.

-Proprio il locale più fighetto della Lombardia dovevi scegliere?- lo rimproverò.

-Dai, non rompere le scatole...tanto non paghi te- Gabriele le porse due cocktail.

-Che cosa è?-

-Non lo so, ho fatto fare al barista. Gli ho detto di caricare…-

-Tu sei matto, ti ritireranno la patente. Siamo già abbastanza brilli-

Finito il loro cocktail, si buttarono in pista inebriati anzi, inebetiti dall’alcol.

Le poche remore che erano loro rimaste, andarono perse in un attimo.

Non facevano altro che strofinarsi l’uno con l’altro, toccarsi. Lo avrebbero fatto in pista se fosse stato loro concesso.

-Adesso io mi allontanerò da te- le sussurrò Gabriele tutto d’un tratto –voglio vederti ballare da sola…voglio vedere gli sguardi dei maschi su di te, voglio vederti sedurre un uomo…-

Arianna rimase un po’ delusa da quella richiesta. Ma non doveva essere una serata solo per loro?

“Che vuoi metterti in testa…è solo un gioco fra di voi…”

Senza aspettare una risposta, Gabriele si staccò e scomparse dal raggio visivo di sua sorella. Con gli occhi, lei lo cercò senza risultato.

“Vaffanculo, stupido idiota!!!” sbottò.

Si spostò da un altro lato della pista ed iniziò a danzare da sola seguendo le note delle varie canzoni.

Non ci mise molto ad attirare i cosiddetti “mosconi”.

Ballò con uno, poi con un altro poi con un altro ancora… non se ne lasciava scappare uno. Gabriele la voleva vedere sedurre un uomo? Bene , lo avrebbe accontentato.

Mani di uomini lungo il suo corpo sinuoso. L’ alcol la rendeva molto più audace.

Ne scelse uno. Uno a caso.

Iniziò a ballare nello stesso modo in cui aveva ballato con Gabriele. Oltre il braccio della folla lo cercava con gli occhi ma non lo vedeva. Era però sicura che la stava osservando.

Decise di alzare il tiro. L’uomo con cui si stava strofinando era già molto eccitato e, spudoratamente glielo stava facendo sentire.

Gli sussurrò qualcosa all’orecchio e si allontanarono dalla pista. Lo condusse in un angolo molto appartato e lo fece sedere su un divanetto.

Gli carezzò la coscia per poi salire sul suo inguine.

-Dove hai la macchina?- gli sussurrò leccandogli l’orecchio.

-Nel parcheggio, bella signorina. Vuole fare un giro?-

-Si, voglio andare nello spazio!-

-La accontenterò, rispose lui mordendole il labbro- la prese per mano e la portò all’ingresso/uscita-

-Devi prendere qualcosa nel guardaroba?-

-Non è necessario-

-Come ti chiami?-

-Arianna e tu?-

-Matteo-

-Spero di poter gridare il tuo nome fra poco-

-Ma da dove sei uscita?-

Arianna gli sorrise ma dopo un secondo quel sorriso divenne una smorfia di terrore.

Gabriele la strattonò per un polso.

-Ma che razza di troia sei?- era su tutte le furie.

-Sei tu che mi hai chiesto di sedurre un uomo e così ho fatto, sei contento?-

-Senti, io pensavo che lei fosse single, non mi aveva detto che era fidanzata…- intervenne Matteo spaventato.

-Difatti sono single!- abbaiò lei guardando Gabriele.

-Sarai anche single ma nel frattempo vieni a letto con me, quindi non devi scopare con altri! Ti ho detto di sedurlo, non di andare a scopartelo in un parcheggio!!!- le urlò furibondo.

-Ma che fesserie vai dicendo?- Gridò lei spazientita mentre prese a fare avanti e indietro – allora, ti stai per sposare, vieni a letto con me che sono la tua sorellastra, mi chiedi di sedurre un uomo e ti incazzi se lo faccio? Ma ti rendi conto che non ha senso?-

-Ragazzi, la vostra discussione è molto interessante tanto che io stesso ne farei un film ma non è meglio che finiate il discorso da un’altra parte?- intervenne il buttafuori.

Si guardarono intorno. Quel quadretto “tragicomico” aveva ammutolito tutti: dalla ragazza al guardaroba, dai ragazzi alla cassa, dai buttafuori, dallo stesso Matteo.

Gabriele spazientito ritirò i loro cappotti e si diressero verso casa.

Durante il viaggio non si parlarono. Di nuovo.

Sul portico di casa Arianna faticava a trovare le chiavi nella borsetta.

-Non dirmi che le hai perse o sarà la conclusione di una serata di merda!-

-Stai zitto coglione, hai contribuito molto bene a renderla tale-

-Anche te però non ti sei risparmiata-

-Senti, non ho più voglia di discutere!-

-Te lo saresti scopato?-

-Non è affar tuo-

-Dimmelo-

Arianna trovò finalmente le chiavi ma Gabriele le impedì di aprire –Rispondimi-

-Si, era un bell’uomo- lo sfidò lei.

Gabriele sentì il sangue ribollirgli nelle vene. Serrò la mascella ed i pugni per impedirsi di farle del male.

Finalmente Arianna riuscì ad aprire la porta ma lui con uno scatto felino la richiuse.

La girò spalle al muro e la bloccò con il suo corpo.

-Tu ora ti farai scopare da me!-

-Non puoi decidere tu per me Gabriele- sospirò lei già eccitata.

Le mani di lui le avevano già alzato il vestito e scostato le mutandine.

Arianna gli slacciò i jeans.

-Però vedo che l’idea non ti dispiace per niente…-

-Stai zitto e spingiti dentro di me!-

Con una spinta feroce affondò dentro quel bel corpo che solo lui voleva e doveva avere.

-Ti prego, non andare a letto con altri…- Le sue parole suonavano quasi come una supplica.

-Non puoi essere così egoista!-

-Almeno fino al mio matrimonio-

-Ti ripeto che non puoi essere così egoista!-

Gabriele riprese a muoversi in lei facendola sciogliere dal piacere.

-Sapere che solo io posso essere un’unica cosa con te mi fa stare bene. So che è sbagliato, so che è infame ed egoista ma fammi questo regalo ti prego…ne ho bisogno. Ho bisogno del tuo corpo. Ho bisogno di sentirlo solo mio… ho bisogno di te…ho bisogno di…-

Arianna lo ammutolì.

Era decisamente ubriaco e l’alcol amplifica tutto: i sentimenti, le emozioni, disinibisce. L’indomani si sarebbe pentito delle sua parole.

-Non avevi detto che mi dovevi scopare?-

-Ma…-

-Gabriele niente sentimentalismi per piacere!-

Completamente deluso, uscì da lei e si ricompose ma Arianna lo fermò.

-Cosa ti prende?-

-Nulla…-

-Io voglio continuare…non puoi lasciarmi a metà-

-Scusami ma mi sa che ho bevuto troppo. Ho bisogno di dormire-

Entrò in casa lasciandola lì, appoggiata al muro completamente sudata, inebetita ed eccitata.

Capitolo 40 – IL COMPLEANNO DI MILENA

***

La sera successiva, andarono tutti insieme a mangiare una pizza per il compleanno di Milena.

Il ristorante che avevano scelto era molto bello. Aveva un giardino pieno di aiuole colorate con la fontana in sasso abitata da simpatici pesciolini e delle panchine sempre di marmo sulle quali in estate ci si poteva sedere per rilassarsi dopo pranzo e godersi il tepore del pomeriggio. Dentro era molto elegante. Non molto grande, pareti color champagne, piastrelle a rombi di un colore un poco più scuro del muro, luci soffuse, fiori bianchi e lilla sulle varie mensole a muro e quadri dal tocco impressionista rappresentanti paesaggi nei toni del bianco, lilla e azzurro.

Ogni tanto era piacevole passare questo genere di serate in famiglia. Erano forse gli ultimi anni che avrebbero vissuto insieme. Gabriele tra meno di un anno si sarebbe sposato, Arianna stava aspettando che la sua situazione al lavoro migliorasse per poter cercarsi una casa e Nora erano più i weekend che stava dal suo uomo che i giorni in cui stava a casa con loro.

A pensare a tutto questo, ad Arianna venne un il magone. Guardò suo fratello.

Chissà come sarebbe stato vederlo andare via. Guardò Milena e Tommaso.

Chissà come si sarebbero sentiti loro una volta soli. Giusto qualche mese prima aveva chiesto a Tommaso come aveva affrontato il distacco con i genitori.

-A dirla tutta- le rispose –la nonna mi spronava ad uscire di casa. Io ero molto attaccato alla mia famiglia ma quando conobbi Alice, il desiderio di costruirmi una vita con lei, di passare ogni giorno insieme, di arrivare a casa e vedere il suo dolce sorriso, mi portò ad essere io a non vedere l’ora di lasciare casa mia. Certo, fu strano all’inizio e credo lo sia stato anche per i nonni ma penso che un genitore che ama il proprio figlio sia contento di vederlo iniziare una nuova vita-

Gabriele, seduto di fronte a lei, la riportò alla realtà con un innocente calcetto sulla gamba da sotto il tavolo.

-Tutto ok?-

-Stavo pensando...-

Per distrarsi da quei pensieri malinconici decise di infastidirlo. Gli lanciò uno sguardo malizioso. In risposta ne ebbe uno interrogativo.

Si tolse una decolté tacco 12 e con il piede nudo gli toccò la caviglia.

Lui la guardò con sguardo rimproverante come per dirle “Evita”.

Dalla caviglia percorse delicatamente il polpaccio, il ginocchio, l’interno coscia.

Ogni tanto lui la guardava con un mezzo sorriso. Lei faceva finta di ascoltarlo mentre parlava con i suoi in merito ad alcune questioni lavorative. Si sistemò meglio sotto il tavolo portandosi un po’ avanti e riuscì ad arrivare al suo obiettivo.

Come al solito, lo sentì già eccitato. Lo carezzò da sopra i jeans con il suo piedino delicato. Lui non dava segni di cedimento, parlava come se nulla fosse.

Continuò a massaggiarlo. Voleva sentirne il calore, voleva liberarglielo dai pantaloni.

Anche se non lo dava a vedere, per Gabriele quello era un massaggio insopportabile. Bevve un sorso d’acqua per riprendersi e nel mentre divaricò di più le gambe.

Arianna lo massaggiò fino a quando non arrivò la portata del cibo. Alla fine avevano optato tutti e cinque per un antipasto ed una tagliata. Altro che pizza!

Capitolo 41 – UN GRAVE ERRORE

***

-Mi hai fatto impazzire prima!- Gabriele quasi non chiuse la porta di casa, che già aveva messo sua sorella con il viso al muro mentre le sue mani cominciavano a farsi strada lungo il corpo di lei-

-Dove è Nora?-

Lui chiuse la porta talmente forte da farla sbattere.

-Fuori a telefonare- iniziò a passarle i denti e le labbra sul collo, facendole venire i brividi.

Lei estasiata lasciò cadere la borsetta per terra.

-Sprizzi sesso dappertutto!- ansimò poi alzandole il vestito rosa per poi arrotolarglielo in vita. Con velocità le abbassò le mutandine liberandosi velocemente dal fastidio dei pantaloni.

-Sei stata molto birichina prima a tavola; farmi eccitare in quel modo davanti a tutti. Ti meriti di essere punita per bene!- le strinse forte la natica sinistra mentre freneticamente continuava ad ondeggiare su di lei.

-Quanto vorrei prenderti così, in questo momento...-

-Fallo…-

-Ma…-

-Fallo, ti prego!-

Gabriele senza esitare si infilò dentro le sue calde membra.

Vi scivolò in un attimo da quanto era bagnata e lì nessuno dei due si preoccupò del fatto che non aveva indossato il preservativo. Era la seconda volta che accadeva.

La abbracciò stringendola delicatamente per la vita. Con ancora il fiato corto le appoggiò le labbra sulla guancia calda e vi si soffermò qualche secondo.

Lei rimase immobile con le mani attaccate al muro.

Gabriele iniziò ad accarezzarle i capelli. La baciò di nuovo. Delicatamente. Respirò il suo profumo di arancia e di spezie.

Il cuore di Arianna iniziò a battere forte. Era una sensazione che conosceva bene e non era eccitazione stavolta. Era qualcosa di diverso. Desiderava le sue labbra ma non le desiderava avide e divoratrici come al solito bensì sentiva di volerle dolci sul suo corpo e sulle sue labbra stesse.

Si girò verso di lui. Le loro bocche si incontrarono quasi timide. Si baciarono lentamente, sensualmente e dolcemente.

Lo attirò ancora di più a se prendendolo per la nuca ed ora anche le loro lingue si incontrarono lente sensuali e dolci.

Gabriele riprese a spingersi in lei questa volta molto flemmaticamente, senza foga, senza fretta di farla godere .

Più che l’amplesso stesso ora sentiva che forse, per la prima volta da quando aveva intrapreso questa relazione, si stava godendo tutto di sua sorella, non solo il corpo. Sembrava un amplesso spirituale, più che fisico. Arianna a sua volta si lasciò trasportare un po’ troppo nel tepore sensazionale in cui la stava trascinando suo fratello, che non si accorse subito che qualcosa non era andato per il verso giusto.

-….Ma…sei venuto?-

-Ecco..-

Si divincolò velocemente dalla stretta di lui guardandolo stralunata.

-Ma sei diventato scemo????? Ma che cazzo ti passa per il cervello razza di idiota?!?!? Cristo… ma sai cosa comporta questo???-

Gabriele si rivestì nervosamente senza riuscire a guardare sua sorella negli occhi. Stava realizzando la cavolata che aveva fatto.

-Scusa…-

-Ma scusa un cazzo!!- Urlò lei furibonda. Si appoggiò al muro pallida e con le mani fra i capelli. Si guardò intorno cercando la sua borsetta. Una volta trovata, ne scaraventò il contenuto per terra fino a trovare il cellulare.

Gabriele seguì i suoi movimenti senza capire.

Arianna guardò il calendario sul suo telefonino con mani tremanti.

- Ci dovrebbe andare bene, non sono nel periodo a rischio ma questo non ci assolve dal rischio stesso. – Si girò di scatto furibonda verso di lui- Sei un idiota! Lo sai che neanche posso prendere la pillola del giorno dopo, ti ricordi qualche anno fa come ero stata male? Essì che eravamo insieme quella sera, mi hai persino portata te al pronto soccorso!!! Ogni volta che mi dico che non sei più il ragazzino stupido che eri un tempo, subito mi smentisci facendo certe stronzate che mi danno prova del contrario. Hai rovinato un momento che poteva essere bellissimo!!!-

-E dai basta ho sbagliato! – Scattò Gabriele allargando le braccia- Ti ho chiesto scusa, non accanirti in questo modo contro di me!!-

-Si certo, se poi rimango incinta vallo a dire agli altri con la stessa naturalità che hai adesso : “ho sbagliato” …cretino! A proposito, cosa ne vuoi fare di Marta? –

-E questo ora cosa c’entra?-

-Perché se la ami sei qui con me? Dammi una risposta seria e sensata stavolta!-

Gabriele non capì come mai sua sorella fosse passata, in maniero così repentina, da un discorso all’altro.

-Arianna ma questo cosa c’entra ora?-

-Da te mai mi sarei aspettata tutto questo. Sei così diverso dal solito quando sei con me. Ti trasformi in un’ altra persona. In una persona che mi piace…-

-Allora a questo punto sei tu il problema non io-

-In che senso?-

-Mi hai appena detto che ti piaccio quando sto con te. Quindi tu stai iniziando a provare qualcosa per me, Sorella?-

Arianna si sedette sul bordo del divano, riflessiva. Era vero, quel nuovo Gabriele le piaceva.

-Mi chiedo soltanto quale sia il mio vero Fratello. Quello sicuro di sé, che sa gestire le situazioni, quello dolce ma nello stesso tempo amaro che sei con me, o quello timido, senza carattere e sottomesso che sei in famiglia e con Marta. Perché con me sei l’opposto di quello che sei nella tua vita “normale”. E’ questo che non capisco. Non so se questo sia un bene o un male. – Alzò la testa guardandolo con sguardo perso. –Aiutami a capire-

Gabriele la guardò altrettanto spaesato. Non sapeva cosa risponderle. Non aveva mai fatto caso al cambiamento che aveva subito in quegli ultimi mesi.

-Non lo so...- Si avvicinò a lei. –Con te riesco a tirare fuori tutta la grinta e la sicurezza che vorrei tirare fuori nella vita ma che, non so per quale motivo, non riesco a far uscire. Riesco ad essere me stesso senza la paura di essere giudicato. Riesco a “dominarti”, a dirti quello che penso, ad esprimermi senza il timore di essere deriso, aggredito, cosa che fino a qualche tempo fa Arianna, non riuscivo a fare con te. Non so neanche io se questo sia in bene od un male. Sono confuso quanto te…Del perché mi sia messo in questa situazione non lo so nemmeno io. Mi ci sono trovato e per una volta ho voluto assecondare le mie fantasie, ho voluto dare più ascolto al mio lato irrazionale. Quando ho deciso di iniziare questa storia con te, ho trovato vantaggio, egoisticamente, nel fatto che la nostra situazione ci impone di non innamorarci l’uno dell’altra. Mi sono imposto di riuscire ad accantonare ogni mio sentimento che sarebbe scaturito nei tuoi confronti. Io rispetto molto Marta, io con lei faccio l’amore che è totalmente diverso da quello che faccio con te. Tu tiri fuori da me questo lato perverso che ho sempre tenuto nascosto. Ma di sesso, Arianna, non si può vivere soltanto. Quella tra di noi sarà una cosa passeggera, quella tra me e lei sarà per sempre-

Si sentì spiazzata da quelle parole. Lei era il sesso. Il sesso e basta ma il ragionamento di Gabriele non filava per niente. Tutto quel discorso era un’unica contraddizione sia nelle parole stesse che nei fatti di pochi minuti e di pochi giorni prima. Si sentì in colpa. Lo stava solo confondendo.

-Il tuo ragionamento non fila per nulla. Parli di sesso, eppure prima a me è sembrato qualcosa di più. Durante i nostri rapporti non ci siamo mai baciati in quel modo. Mi dici che con me stai bene, che ti senti sicuro e nel frattempo giuri rispetto ed amore eterno a Marta ma la verità è che non puoi parlare di amore eterno e rispetto nei suoi confronti se continui a scopare con me...oltretutto con me vuoi solo sesso e poi ti incazzi se vado a letto con altri…-

Gabriele si girò irritato verso di lei prendendole il viso fra le mani, obbligandola a guardarlo negli occhi.

-Vuoi chiudere questa storia?-

-No-

-Neanche io- tu non preoccuparti di me e Marta. Non è affar tuo.

Capitolo 42 – MAGGIORE SICUREZZA

***

Tutto bene signorina? La trovo un po’ disorientata-

Il medico, un signore anziano che ad Arianna ricordava molto Babbo Natale, la fissava interrogativo.

Lei lo guardò smarrita, scrutò quegli occhi azzurri in cerca di conforto, spiegazioni.

-Sì dottore è che è tutto così strano. Non ho capito nulla-

Il dottore appoggiò i gomiti sul tavolo incrociando le mani davanti alla bocca.

-Cosa esattamente non Le è chiaro?-

-Bè, tutto... Non è che può ripetere?-

Armandosi di pazienza, l’uomo si rassegnò a ripeterle tutta la tiritera di poco prima.

-E’ facile. Questa è la pillola anticoncezionale. E’ una delle ultime ed è molto leggera, non dovrebbe darLe problemi come un paio di anni fa ma se sente ancora i sintomi che mi ha descritto, la prego di chiamarmi nell’immediato. Se presa nel modo corretto La aiuterà a proteggersi dalle gravidanze indesiderate ma non La proteggerà dalle malattie sessualmente trasmissibili. E’ una pillola monofasica il che vuol dire che ogni confetto del blister contiene la stessa dose di ormoni quindi se per sbaglio dovesse prendere una pastiglietta che non corrisponde al giorno in cui la sta prendendo, non succederà nulla. Deve stare attenta ai medicinali che assume in quanto alcuni possono interferire soprattutto gli antibiotici. I farmaci che interagiscono sono tutti riportati nel foglietto illustrativo ma Lei mi informi comunque nel caso appunto debba prendere qualche medicina non prescritta da me. Casi di vomito o diarrea rendono inefficaci la pillola se avvengono entro le quattro ore dopo l’assunzione. Le misure di emergenza da adottare sia in caso di questi ultimi sia nel caso di dimenticanza, variano a seconda del tipo di pillola che assume. Quando ritirerà il farmaco in farmacia La prego di avere la cortezza di leggere il foglietto illustrativo. Alcune pillole necessitano di un’ulteriore copertura durante il primo mese di assunzione. Per qualsiasi dubbio non esiti a chiamarmi.-

-Va bene dottore, grazie mille!-

-Tutto chiaro?-

-Cristallino…-

-Un’ultima cosa. Visto che in passato ha avuto problemi, se sente che non sta bene mi chiami e la interrompiamo. Mi raccomando, è importante-

-Va bene dottore-

-Le consiglierei anche una visita ginecologica prima di iniziare con l’assunzione del farmaco…-

-Va bene, ci penserò. Grazie.-

Una stretta di mano e uscì dallo studio medico con le idee confuse ma felice di poter fare questa fantastica sorpresa a suo fratello. Due sere prima quando Gabriele era entrato dentro di lei senza preservativo, si era sentita diversa. Era stato bello il contatto con lui.

Capitolo 43 – UN TERRIBILE TARLO

***

Arianna stava guardando ancora perplessa la scatoletta rosa pallido del farmaco.

La aprì e ne tirò fuori l’opuscolo delle istruzioni. Lo distese. Non finiva più. Le sembrava la cartina di una città. Troppo lungo e troppo scritto piccolo. Troppo difficile.

Composizione….

Effetti collaterali….

“Speriamo di non stare ancora troppo male”

Modalità d’uso…

Cosa fare in caso di….

“Oddio quante cose, non riuscirò mai ad impararle.”

Qualcuno bussò alla porta.

Si affrettò ad accartocciare il tutto e ad infilarlo alla rinfusa nel cassettino vicino al letto.

Nora aprì la porta.

-Ehi-

-Ehi!-

-Cosa stavi combinando?-

-Nulla perché?-

-Mi sembri agitata-

-Nulla che ti possa interessare. Piuttosto, è pronto da mangiare?-

-Sei sempre simpatica come una mazzata sui denti- si sedette accanto a lei.

-Ma ti sono cresciute le tette?-

-Nora si avvicinò al decolté di sua sorella con fare beffardo mentre Arianna cercava di coprirsi-

-Che domande sceme mi fai Nora!-

-A me sembrano più grandi del solito-

Arianna si guardò il seno un po’ preoccupata. Aspettava il ciclo una settimana prima. Diede la colpa a quello.

-Sarà che mi deve arrivare il ciclo…è un po’ ballerino negli ultimi tempi-

-Ah ecco perché ieri notte eri in cucina a mangiare. Ti si sentiva fino in camera mia. Stavi mangiando il gelato? Si sentiva “tin tin” il classico rumore del cucchiaino che cerca di recuperare gli ultimi rimasugli di gelato nella scodella-

-Se eri sveglia potevi benissimo scendere a farmi compagnia!!!-

-E rovinare il tuo intimo momento con te stessa? Poi in questi giorni sei più irascibile del solito! Avresti mangiato anche me!!!-

-Sono così irritabile?-

-Si, non ti si può dire nulla che scatti come una molla. Persino due giorni fa che avevi mal di stomaco hai mandato al diavolo la mamma che ti voleva gentilmente preparare una camomilla-

Arianna si fece pensierosa. Qualcosa la stava un po’ agitando.

-Giuro Nora, non mi sono accorta…-

-E invece Gabriele cosa ha in questo periodo? E’ più strano del solito e con me non vuole parlare se non di perle, perline, confetti e fiori-

-Prego?!?!?-

-Cose da matrimonio-

-Ti racconta dei preparativi per il matrimonio?-

-Certo, perché a te no?-

-Mah a parte a volte a tavola, quando ci siamo tutti, per il resto no-

Si rattristò lievemente. Solo ora ci faceva caso: da qualche tempo a quella parte i due avevano solo parlato di ciò che facevano insieme, di ciò che rientrava nella “bolla” che era quella strana relazione che avevano intrapreso ma non avevano mai parlato del mondo che li circondava. Del lavoro, piuttosto che del matrimonio, o della preoccupazione stessa che in quegli ultimi giorni la stava assalendo nell’attendere con ansia il ciclo.

Era come se suo fratello l’avesse prelevata dalla realtà e la avesse portata nella fantasia. Arianna ad un tratto si sentì così: come il personaggio di un videogioco pronto ad essere risvegliato all’occorrenza. Nulla di più.

Cosa cambiava allora rispetto al rapporto avuto con Paolo o con Lorenzo o con gli altri che aveva frequentato ultimamente?

Forse una cosa cambiava; lei a Gabriele voleva bene e non voleva essere usata da lui come una bambolina. Lui aveva una vita oltre a quella che aveva con lei. Stava portando avanti dei progetti, non si stava concentrando solo su di lei mentre lei, ora realizzava, che si stava concentrando solo su di lui.

Capitolo 44 – AVVERTENZE

***

Il ciclo le arrivò la settimana successiva, e come da istruzioni, prese la prima pillola.

Per qualche giorno stette davvero male. Nausea, mal di testa. Il suo corpo stava cercando di abituarsi a quella scarica di ormoni. Non vedeva però l’ora di poter finalmente dare questa bella notizia a suo fratello ignaro di tutto.

Quel pomeriggio uscì con Elisa. Era tornata dal viaggio di nozze da oramai una settimana e non si erano ancora riuscite a vedere.

Appoggiate al tavolino del bar sorseggiavano le loro bibite.

Arianna beveva solo per bagnarsi la bocca secca dal troppo parlare. Elisa la ascoltava appoggiata allo schienale della sedia a braccia conserte.

Ma non doveva essere lei a raccontarle entusiasta le meraviglie dell’Islanda?

Guardò sconsolata la sua amica. Per un attimo le sembrò di rivederla bambina: aveva le guance rosse e parlava freneticamente con gli occhi sgranati e con un sorriso che a momenti le usciva dalla faccia. Le ricordava lo Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie.

-Ma io dico, fosse Gabriele un gran figo, forse, ma dico forse, appoggerei anche io questa strana scelta. Ma è un ragazzo normale. Possibile che tu sia così perversa da portartelo a letto solo perché ti eccita il fatto che è il tuo fratellastro?- Elisa era una ragazza abbastanza all’antica e certe cose non le concepiva ancora.

-Ely innanzitutto mio fratello è un bel ragazzo. Poi è vero, mi eccita molto il fatto che sia il mio fratellastro; ho un animo perverso lo sai, e poi devo dirlo, è molto bravo nel sesso. Anche io sono brava, lo ammetto, ma lui mi supera alla grande! L’ho sempre visto lievemente intimidito da me per via del mio carattere ma da quando abbiamo intrapreso questa, chiamiamola relazione, vedo che questa timidezza nei miei confronti sta sparendo. Lo sento più vicino. Quando facciamo sesso è lui a dominare me sia fisicamente che mentalmente. I nostri ruoli si invertono-

-E’ così strano. Che sentimenti provi per lui? Come gestirai il distacco quando si sposerà?-

-Ci penso ogni tanto ma ancora non so darmi una risposta-

Elisa si spostò di lato il ciuffo rosso -Io da amica ti consiglierei di fermarti ora che sei ancora in tempo-

-Non posso Ely. Sono nel pieno del subbuglio dei miei ormoni, averlo in giro per casa è una tortura. Non sempre riusciamo ad incontrarci quando vogliamo. Un po’ di volte ci siamo svegliati nel bel mezzo della notte, unico momento tranquillo della giornata ma è faticoso sostenere a lungo questo ritmo-

-Non so cosa dirti. Il mio pensiero lo sai, poi ti ripeto, come ti dissi tempo fa, se la cosa ti fa stare bene, vivitela ma non piangere poi delle conseguenze-

-Tranquilla, tanto so di avere una spalla su cui piangere!- nel dire questo Arianna prese a sbattere velocemente le palpebre facendo gli occhioni da cerbiatta alla sua amica.

-Eh figurati- rispose lei ridendo – sono anni che sopporto le tue lagne, una in più una in meno.

Finirono la loro bibita e andarono a farsi una lampada.

Capitolo 45 - PICCOLE ATTENZIONI CHE SCALDANO IL CUORE

***

-Ma che cavolo hai combinato???-

La voce stridula di Milena rimbombò nella sala.

-Mi sono solo fatta una lampada...- sussurrò Arianna a testa bassa in imbarazzo.

-Ti sei bruciata, cotta in un forno, altro che lampada!-

-Non ho pensato a mettere la crema e sono solo un po’ arrossata non vedo perché ti devi arrabbiare e urlare in questo modo. Ho quasi trent’anni e so riconoscere i miei errori senza sentire la tua predica!-

-Hai trent’anni e la testa di una bambina di dodici!-

-Quante storie che fai, sei esagerata!-

-Non sono esagerata è solo che tu sei ancora molto irresponsabile, non sai prenderti cura di te stessa e vorresti andare a vivere da sola!-

-Quando andrò a vivere da sola ti dimostrerò di quanto so prendermi cura di me stessa e delle cose che mi circondano e ti dirò, lo farò anche molto meglio di te. Soprattutto non sarò assillante, severa e non romperò i coglioni ai miei figli come fai te con noi!!-

Milena senza pensarci due volte suonò un sonoro ceffone sulla guancia già arrossata della figlia che iniziò a bruciare ancora di più. Le lacrime iniziarono a farle capolino dagli occhi.

-Portami rispetto innanzitutto. Quando sarai mamma capirai molte cose e capirai anche che tutto quello che sto facendo e che ho fatto per te è solo perché ti amo alla follia-

-Mi ami alla follia ma non mi lasci vivere!- Gridò con le lacrime agli occhi e un nodo alla gola che le faceva davvero male - Quando ho fatto la patente non potevo uscire di casa in macchina se non con Nora o Gabriele. Se adesso esco in macchina la sera, dalle undici in poi mi stressi con chiamate e messaggi fino a che non torno a casa. Vuoi sempre sapere dove vado e con chi sono. Privacy zero. Ti ricordi quando volevo fare un viaggio con le mie amiche per festeggiare la maturità ed ero maggiorenne e non me lo hai permesso? E quando hai scelto tu per me l’indirizzo della scuola superiore? Ti ricordi? E…-

Milena la zittì.

-Non intendo più parlare con un mulo che non vuole ragionare e che per di più sputa accuse senza senso. Ti ripeto che quando sarai mamma forse sarai peggio di me e ricordati che capirai poi che quello che ho fatto io, non è stato per nulla sbagliato!-

-Le mie amiche sono sempre state più libere di me!-

-Non mi importa di come i genitori delle tue amiche le abbiano educate. Tu sei mia figlia e fino a che vivrai in questa casa, ti ripeto, starai alle mie regole. Se non ti va bene, quella è la porta. Fatti aiutare da tuo fratello a cercare un appartamento e trasferisciti lì. Non mi importerà più di quello che farai, non sarà più responsabilità mia. Sarai tu padrona di te stessa ma se avrai bisogno di soldi sappi che non ti darò anzi non ti daremo nemmeno un centesimo!!-

-Perfetto. Non mettermi il piatto in tavola. Devo cercarmi una casa, e per la cronaca non ho bisogno dell’aiuto di nessuno-

Girò i tacchi e si chiuse in camera sua.

Tommaso aveva assistito alla litigata ma non aveva osato intromettersi. Alla fine era sempre stata Milena ad avere il controllo su Arianna. Da sola riusciva a svolgere sia il compito di madre che di padre.

Si avvicinò a lei mentre girava il sugo per la pasta. La abbracciò da dietro e le baciò il collo.

-Quella ragazza mi da l’esasperazione quando ci si mette. E’ così ottusa e permalosa-

-Era già un po’ che era troppo tranquilla, sarebbe esplosa prima o poi e questo tuo rimprovero è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso-

-Vorrei solo che imparasse ad essere più responsabile-

-Lo imparerà prima o poi anche a costo di dover sbattere la testa mille volte contro un muro-

-Ma come farà quando andrà a vivere da sola?-

-E come hai fatto tu? Con l’esperienza imparerà. E poi non è comunque sola. Ha noi e i suoi fratelli-

-Io alla sua età ero molto più sveglia. Guarda Gabriele. Sa quello che vuole e si sa arrangiare. Persino Nora che è più piccola ha già chiari i suoi obiettivi. Arianna è soltanto tutta apparenza, la conosco bene, se la metti davanti ai fatti va nel panico!-

-Ti ripeto, vedrai che imparerà da sola. Dai suoi sbagli. Non prendertela- la baciò -Metto in tavola i piatti?-

-Sì ma solo tre, Nora non c’è-

Arianna chiuse a chiave la porta della sua stanza e accese la musica di modo da non sentire le chiacchiere felici della sua famiglia a tavola ne tantomeno qualcuno che la chiamasse per andare a mangiare.

Si mise al pc per cercare qualche monolocale in affitto. Quando era così nervosa l’unica cosa che voleva era davvero andarsene via.

Non era una brutta idea, Gabriele avrebbe potuto andare a trovarla tutti i giorni e avrebbero potuto godersi magari gli ultimi mesi della loro relazione in pace, senza doversi nascondere da nessuno. Avrebbero potuto cenare insieme, ubriacarsi di vino insieme, girare nudi per casa, fare l’amore ovunque ed ad ogni ora. Si fermò a riflettere. Dove poteva andare? Al lavoro la situazione era precaria e per di più lo stipendio misero non le avrebbe permesso di mangiare e pagare affitto e bollette contemporaneamente. Si buttò sul letto. Sfogò la sua rabbia nel pianto.

Si sentiva persa. Desiderava intensamente una sua vita, una sua indipendenza ma non aveva i mezzi per poter realizzare il suo sogno. Voleva accanto a sé una figura maschile, un uomo che la amasse con cui iniziare a costruirsi un futuro, con cui avrebbe potuto creare una famiglia invece aveva trascinato suo fratello in questa assurda relazione su cui stava concentrandosi lasciando perdere di uscire e di conoscere gente nuova.

Analizzando quei pochi maschi che conosceva, non ve ne era nessuno che riteneva degno del suo tempo.

Nelle ore successive nessuno bussò alla sua porta. Milena non avrebbe messo da parte il suo orgoglio dato che aveva ragione.

Verso le 23.00 le arrivò un messaggio. Era Gabriele.

“Tutto bene? Solo per sapere che non sei morta J

“Non sono morta, voglio solo stare sola. Grazie per il pensiero”

Si addormentò con la musica nelle orecchie. Era bello sognare con un sottofondo musicale.

La mattina dopo si svegliò per andare al lavoro.

Salutò Milena distrattamente la quale le rispose altrettanto distrattamente.

Seduta al tavolo con la tazza di latte in mano, osservò sua madre. Detestava tenerle il muso nella stessa misura in cui detestava sapere che lei la considerava ancora una bambina.

Ogni mattina Milena salutava Tommaso con un bacio sulla bocca. Da quando vivevano insieme non avevano mai saltato un giorno.

Li invidiava. Da morire. Fissò Gabriele che già alle sette del mattino era al telefono. Per una attimo pensò a come poteva essere stare insieme a lui. Chissà se anche lui era uno di quelli che dava il bacio del buongiorno alla sua donna.

Guardò la sua tazza di latte e cacao. Ripensò a quella volta, dopo il compleanno di Milena, a quel bacio fra di loro. Le era piaciuto e aveva voglia di rifarlo. Ogni volta che ci ripensava le si chiudeva lo stomaco e le batteva il cuore. Forse Elisa aveva ragione. Forse doveva davvero fermarsi prima che la situazione sfuggisse di mano ad uno dei due ma Gabriele era l’unica persona che al momento a modo suo le stava mostrando un minimo di interesse; dal rassicurarla carezzandole la testa a scriverle un messaggio per sapere come stava.

Capitolo 46 – UN UNICO CORPO

***

Gabriele entrò al lavoro.

Non vedeva l’ora che finisse quel dannato periodo delle dichiarazioni dei redditi. Agosto si avvicinava sempre di più ma paradossalmente, era sempre più lontano.

Questi mesi di frenesia incontrollabile lo tenevano abbastanza lontano dalle paranoie per la situazione con Arianna e per il tradimento nei confronti di Marta. Più la guardava più però capiva che era lei la donna della sua vita, che stava facendo la scelta giusta nel volerla sposare.

Il diversivo “Arianna” sarebbe durato ancora per poco.

Marta era la certezza, la stabilità l’abitudine, l’amore. Arianna era la confusione, il casino, il buio, il sesso. Meglio aggrapparsi alle cose concrete piuttosto che buttarsi nel vuoto.

Mentre anche lei frenetica cercava qualche fascicolo nell’armadio, lui la osservava e per un attimo se la immaginò incinta. Immaginò il suo corpo esile portare dentro di se il frutto del loro amore. Se la immaginò ancora più bella di come era già.

Immaginarla madre, sognare loro due genitori, quasi commosse il suo animo sensibile.

-Marta, appena sposati lo facciamo un bambino?-

Marta estrasse il viso dall’interno dell’armadio e con un sorriso splendente, gli rispose

–Certo che sì-

Arrivarono finalmente le 19.00 di sera ed una volta a casa, andò in bagno a lavarsi le mani per poi buttarsi a capofitto su un enorme piatto di pasta al sugo.

Ad aspettarlo fuori però, lei, braccia dietro la schiena e sorrisetto furbo. Come una bambina che sa di averne combinata una grossa.

Le sorrise. -Che c’è?-

Lei gli si avvicinò sensuale. Sussurrò al suo orecchio. -Sai, ho iniziato a prendere la pillola. Possiamo avere rapporti completi ora!-

Si allontanò da lui fissandolo. Sembrava pietrificato. La guardava immobile con gli occhi sgranati e la bocca semi aperta per dire qualcosa senza però riuscire ad emettere suono.

-C-cosa hai da fare stasera?-

-Nulla, perché? Solita sveltina d….-

Non fece in tempo a dirgli “dopo in camera tua” che subito si ritrovò con la faccia rivolta al pavimento e i piedi all’aria.

-Che accidenti fai Gabriele mettimi subito giù!!!- urlò lei ridendo.

Ma lui era come posseduto. Scese velocemente le scale che portavano dalle stanze al soggiorno.

Lì trovò anzi scansò i suoi famigliari che stavano apparecchiando il tavolo.

-Ioeariannausciamocisiamodimenticatidiunimpegnoimportanteciaooo!!!-

-Ma non cenate qua? - Chiese Tommaso serafico con un piatto in una mano e una forchetta nell’altra.

Gabriele si fermò un attimo.

-Ci eravamo dimenticati di un aperitivo per un compleanno!-

-E perché hai tua sorella in spalletta?-

-Mi aveva promesso di accompagnarmi ed ora stava tentando di tirarmi il bidone!-

Tommaso le punzecchiò un fianco con la forchetta.

-Una promessa è una promessa piccola mia!-

Arianna riprese a ridere di gusto.

-Ehi ma vi siete coalizzati contro di me? Ahah mi fai il solletico!!-

Iniziò a muovere i piedi avanti e indietro nel tentativo di allontanare scherzosamente Tommaso e la sua dannata forchetta.

-Noi andiamo allora!-

-Ciao, divertitevi!-

Due secondi dopo Arianna era sul sedile del passeggero dell’auto di suo fratello con anche la cintura allacciata.

-Te sei matto!! Chissà cosa penseranno i nostri genitori!!-

-Sinceramente non me ne frega nulla di quello che pensano i nostri genitori. E’ da un bel po’ che sogno di scoparti come dico io senza quell’orrendo e fastidioso coso...-

-Che Signore…-

Gabriele accese il motore e fece per partire.

-Aspetta, non ho la borsa-

-E quindi?-

-Se non ho la borsa non ho nemmeno il portafoglio e neppure il documento di identità!-

-E quindi?-

-Ma come fai ad essere così scemo? Al motel si entra con la carta di identità no? E io non ho nessun documento in mano!-

-Aspettami qui, dove è la borsa?-

-In camera mia-

Corse come un razzo verso casa lasciando la macchina accesa tornò poco dopo.

-Ora andiamo!-

E con una partenza di fuoco si avviò al motel più vicino.

Capitolo 47 – UBRIACHI DI VITA

***

La stanza del Motel era carina. Sobria.

Ogni camera aveva il proprio garage con tendina per occultare la macchina. Si entrava strisciando una tessera che serviva poi anche per accendere tutte le luci della stanza.

Varcata la pesante porta molto simile all’anta di una cassaforte, passato un piccolo corridoio illuminato da due strisce di led sul pavimento ai lati del passaggio, si arrivava dritti dentro la camera.

Non vi era nulla di particolare se non lo stretto necessario.

All’ingresso, sulla sinistra vi era una piccola scrivania con al centro un cestino con all’interno “viveri” quali caramelle e patatine. A fianco alla scrivania, una credenza con all’interno una costosa bottiglia di vino e due brillanti bicchieri presumibilmente di cristallo. Sopra la credenza, il televisore.

Il letto di fronte a loro, era tondo con lenzuola bianche e candide ed un copriletto leggero rosso.

Attorno al letto e sul soffitto vi si trovavano degli specchi il cui contorno era illuminato anch’esso da strisce di lucine a led intermittenti di diversi colori.

Al lato sinistro del letto, una finestra coperta da una pesante tenda bordeaux che arrivava fino a terra, al lato destro invece, oltre al muro vi era un bagno super moderno con doccia dotata di idromassaggio. Sopra il lavandino un enorme specchio lindo e brillante.

All’interno di quell’abitacolo brillava una luce quasi eterea leggermente fastidiosa. Arianna decise di spegnerla.

Con i suoi occhioni grigi, guardò suo fratello in piedi, all’ingresso con le mani in tasca.

-Se hai finito il tour della stanza, possiamo anche iniziare-

Quasi timorosa si avvicinò a lui.

Non fece in tempo a proferire parola che si ritrovò appesa al muro.

Gabriele la prese da sotto le ginocchia e la sollevò da terra. Lei strinse le gambe attorno ai suoi fianchi. Come poteva lui, così minuto, sorreggerla? Eppure ci riusciva. Probabilmente era il Gabriele “famelico” che la stava sollevando in quel momento.

Le abbassò slip e collant. Due dita si infilarono prepotenti dentro di lei ed iniziarono a muoversi a ritmo incessante.

-Stasera ti faccio tornare a casa che fatichi a camminare!-

Lei non riuscì a rispondere talmente era persa nel suo piacere.

La buttò sul letto e si spogliò velocemente nudo.

Arianna tentò velocemente di svestirsi ma riuscì a togliersi solo la camicia, gli stivali, le mutande e i collant. Null’altro perché Gabriele si ributtò immediatamente su di lei.

Tentò di levarle la canotta ma accidentalmente le strappò una spallina. A nessuno dei due importò molto.

La teneva ferma con il suo corpo mentre affondava in lei quasi a volerci entrare completamente.

Si sentiva bloccata, l’unica cosa che riusciva a fare era guardare i loro corpi avvinghiati riflessi nello specchio appeso al soffitto. Da lì poteva vedere bene i fianchi di lui ondeggiare veloci avanti e indietro.

Gabriele la prese per i capelli e le tirò indietro la testa.

-Dai vieni Arianna, voglio sentirti venire-

-Non posso godere a comando...- ansimò lei.

La girò e la penetrò da dietro.

Non le dava il tempo di respirare, sembrava posseduto.

Continuava a prenderla guardandosi nei vari specchi che circondavano la stanza.

Con la fronte sul cuscino e il sedere ben in alto Arianna si godeva quelle spinte soffocando i gemiti sul materasso.

Cambiarono posizione di nuovo e lei gli salì sopra.

Vi si adagiò piano per farsi scorrere bene tutto il suo sesso dentro per assaporarlo fino in fondo. Si fermò per un momento. Si guardarono negli occhi. Ora che era più concentrata capiva. Era davvero bello farlo pelle a pelle senza alcuna preoccupazione. Lo sentiva proprio bene, nulla divideva ora le loro membra. Era come se si stessero fondendo uno nel corpo dell’altra. Un incastro perfetto. Chiuse gli occhi, appoggiò le mani sul petto di lui ed iniziò a muoversi piano. Su e giù. Gabriele intanto le cingeva i delicatamente i fianchi.

Aumentò il ritmo fino a che non si buttò a capofitto su di lui il quale iniziò a seguire all’inverso i suoi movimenti.

Nessuno dei due riuscì a capire quanto fossero andati avanti in quel modo.

Corpi avvinghiati, sudati, ansimanti che si muovevano a ritmo frenetico e null’altro per un lasso di tempo che sembrò un’eternità.

Gabriele aveva tanto sognato quel momento. Non gli sembrava vero che stesse succedendo sul serio. Stare dentro il suo corpo caldo, godere dentro di lei, insieme a lei senza preoccupazioni.

-Non ci posso credere, che sensazione bellissima-

-Ma scusa non è la prima volta che lo fai!-

-Sì ma questa volta è diverso- le fece l’occhiolino. Lei sorrise. –Hai fame?-

-Moltissima! Andiamo a casa o ci prendiamo qualcosa da qualche parte?-

Gabriele uscì velocemente da lei e corse verso il cestino degli stuzzichini.

Divertito li lanciò tutti sul letto: caramelle, patatine, snack.

-Stai scherzando?- rise lei -Ci costerà una fortuna!-

-Non mi importa un accidente, gli extra li pago io, te l’ho detto che ti avrei fatta tornare a casa incapace di camminare!-

Arianna andò verso il mini bar.

-Se proprio vogliamo fare le cose bene, beviamoci qualcuna di queste piccole bottigliette di alcool-

-Se proprio vogliamo fare i seri… direi di stappare la bottiglia di vino nel mobiletto a vetro. Ci sono anche i bicchieri!-

-Va bene, stappa te, io vado un attimo al bagno-

Chiuse la porta dietro di sé. Era la prima volta che aveva un rapporto completo consapevole e senza pensieri. Le altre poche volte che era capitato, anche l’ ultima con Gabriele, era sempre capitato accidentalmente.

Che sensazione strana, chiuse gli occhi ed assaporò il momento: sentiva tutto il liquido caldo di suo fratello scorrerle fra le cosce. Le sembrava di avere un fiume fra le gambe. Si pulì del grosso con un po’ di carta igienica e si fece il bidèt, si lavò le mani e tornò in stanza. Lui era già pronto con i bicchieri.

Salì sul letto. Non si preoccupò di essere completamente nuda davanti a lui a luci accese.

Bevvero tutta la bottiglia di vino mangiando un pacchetto di patatine e uno di noccioline. Dopo una mezz’ora, l’alcool prese il sopravvento; iniziarono a rotolarsi sul letto ridendo come dei matti solo a guardarsi.

L’ultimo goccio di vino lui lo bevve direttamente da lei. Le fece spalancare le gambe e lo versò dentro il suo ombelico. Aspettò che il movimento del suo respiro facesse scorrere il liquido fino al suo sesso e poi lo leccò. Senza sprecarne una goccia. Di certo era il miglior bicchiere che avesse mai potuto utilizzare.

-Ora aspettami qui…-

Come se nulla fosse, uscì completamente nudo dalla stanza per dirigersi verso la macchina.

Vi tornò con un paio di manette.

-E quelle da dove le hai prese?-

-Le ho sempre in macchina!-

-Mai utilizzate presumo!-

-Aspettavano te!-

Davanti a lei con una mano sul fianco, nell’altra le faceva girare pensieroso ma con un sorriso estremamente perverso.

Era buffo.

-Girati!-

Arianna si mise in ginocchio sul letto dandogli le spalle.

-Mani dietro la schiena!-

Obbedì ridendo, completamente ubriaca.

Le agganciò le manette ai polsi.

Lei si osservò allo specchio: disordinata, rossa in viso, in ginocchio, busto eretto e mani dietro la schiena. Completamente sfatta e alla mercè di lui.

Gabriele la bendò con un foulard e lei subito venne pervasa dalla fragranza di Marta. Lo sentì indietreggiare, poi sentì il suono della videocamera del telefonino attivarsi.

-Meravigliosa!- sussurrò. Le scattò una foto. –Sei bellissima-

Le si avvicinò e di nuovo, Entrò in lei rantolando.

-Wow..-sussurrarono all’uninsono.

-Non ne hai mai abbastanza?- disse lui con voce tremante. Le diede una spinta lenta.

-Di te, mai- gli rispose.

Gabriele si aggrappò ai suoi seni iniziando ad aumentare le spinte. Godeva talmente tanto che senza accorgersi stava affondando i denti nella spalla di Arianna la quale pareva non accorgersene; il viso basso e i lunghi capelli in faccia non gli premettevano di accedere alle sue espressioni tramite lo specchio di fronte a loro.

La sentì gemere.

-Stai venendo?-

-Sì-

Le diede un paio di colpi per aumentare l’intensità del suo piacere. Lei contrasse ogni singolo muscolo del corpo succube di una frenesia potente che risuonò nella stanza. Poco dopo la seguì anche lui riversandosi di nuovo dentro di lei.

Esausti e sudati si abbandonarono sul materasso così come erano, lui sopra di lei aspettando un briciolo di ritorno di energie.

Il cuore di Gabriele batteva a mille sulla schiena di Arianna mentre a lei girava la testa. Forse anche per l’alcool.

Sdraiati su quel letto, si godettero un momento di silenzio.

-Dormi?- le chiese spostandole i capelli dalla guancia.

-No- rispose lei con un filo di voce.

-Ti va di farci una doccia?-

-Mh..prima tu-

-Intendo insieme-

Entrarono in doccia. Di nuovo iniziarono a coccolarsi spalmandosi di bagnoschiuma delicato su tutto il corpo; lui le lavò accuratamente i capelli, la sciacquò controllando che l’acqua non fosse né troppo calda né troppo fredda. Anche lei fece lo stesso con lui. Era uno strano momento di tenerezza che non sarebbe dovuto riaccadere ma che presto, comunque, sfociò in un altro selvaggio amplesso.

-Mi piace prendermi cura di te ...ma forse lo sto facendo nel modo sbagliato!-

Arianna appoggiò la testa avvolta nell’asciugamano, al petto di lui.

-Non parliamo di questa cosa che stiamo vivendo perché è più grande di noi-

Gabriele la abbracciò. Un abbraccio di pochi secondi ma che scaldò il cuore ad entrambi.

Capitolo 48 – PAURA DI PERDERE

***

-Ecco dove era il mio foulard! Erano giorni che lo cercavo, non avevo pensato potesse essere nella tua macchina!- Marta prese in mano il velo di tessuto posato sul sedile posteriore dell’auto di Gabriele il quale la guardò distratto – Ah, è tuo?-

-Sì, non ti ricordi? Me lo hai regalato te…e queste cosa sono? O meglio, cosa ci fanno qui?-

Marta fece scorrere le manette davanti agli occhi di Gabriele che improvvisamente avvampò. Cercò di prendere il controllo di sé stesso.

-Me le aveva regalate Luca al compleanno. Sai che i ragazzi si fanno solo regali stupidi. Non volevo tenerle in casa così le ho abbandonate in macchina. L’altro giorno mentre pulivo le ho ripescate ed ora sono lì in cerca di una collocazione- Sapeva benissimo che questa scusa non filava per nulla ma Marta sembrò esserci cascata oppure, aveva fatto finta di esserci cascata.

Lanciò le manette di nuovo sul sedile.

-Falle sparire da davanti ai miei occhi, sono terribilmente di cattivo gusto-

-Come vuoi-

Prese il foulard e lo indossò ma venne solleticata da qualcosa. Un capello. Noncurante lo sfilò. Guardò Gabriele con uno sguardo torvo.

-Di chi accidenti è questo capello?-

Gabriele cadde di nuovo nel burrone del terrore. Fermo al semaforo, con la mano tremante lo prese e lo allungò. Era nero e lungo. Era chiaro che non era di Marta.

Si guardarono per un momento in silenzio.

-E’…è di Arianna…mi sa…- farfugliò lui temendo lo scoppio di una bomba.

-Dovresti dire a tua sorella di evitare di indossare i capi di abbigliamento altrui. E’ una cosa che mi secca da morire. Se non è suo, non vedo perché lo debba usare- se lo tolse –meglio lavarlo, conoscendola, non si sa mai per cosa possa averlo usato-

Con un gesto dispregiativo, lo rilanciò sul sedile posteriore.

Gabriele sorvolò sull’allusione di Marta e abbandonò, sospirando la testa sul poggiatesta del sedile. “Sono salvo”.

Capitolo 49 - RIPENSAMENTI

***

-Ti va di andare a prendere un gelato?-

-Va bene-

Arianna e Gabriele passeggiavano sul lungo lago. La sera era bellissimo, quelle colline piene di luci che si buttavano a strapiombo nell’acqua, le stelle che vi si riflettevano. Era una serata calda e quel gelato si lasciava mangiare molto volentieri.

-Dobbiamo chiudere Arianna- le parole di Gabriele suonarono come un tuono a ciel sereno, Arianna ci mise un attimo a realizzare.

-Mh…Cosa è successo con Marta?-

-Nulla, è solo che mi sono reso conto che sto davvero mettendo a repentaglio il mio rapporto con lei. Non si merita questo-

-Adesso te ne accorgi?-

-Bhè sì….prima o poi sarebbe dovuto succedere no?-

-Certo, ora che mi hai avuta completamente, ora che ti sei tolto ogni tuo sfizio, a cosa ti servo più?-

-Non dire così Ari…-

-E cosa dovrei pensare scusa? Mi hai pure fatto passare la voglia di mangiare-

Arianna nervosa lanciò il suo gelato nel lago il cui tonfo risuonò secco nel silenzio di quella sera.

Gabriele non sapeva bene cosa dire.

-Non avere questi scatti… mi fai innervosire quando fai così-

Lei si infervorò ancora di più.

-Ma come credi che mi possa sentire? – Urlò con le lacrime agli occhi – la sera dopo avermi scopata come volevi tu, mi lasci –

-Mi lasci?- Gabriele si avvicinò a lei – noi non siamo mai stati insieme!!! Era chiaro il nostro accordo-

-Parli come se non provassi nulla per me… come se fossi un oggetto…-

Arianna si girò di scatto dandogli le spalle e incrociando le braccia. Stava scoppiando in un pianto a singhiozzo e non voleva farsi vedere da lui in quello stato.

Gabriele con rabbia la prese per le spalle e la obbligò a guardarlo.

-Arianna ma cosa stai dicendo? Io non provo nulla per te!-

Si trovò di fronte ai suoi soliti occhioni enormi che gli facevano una grande tenerezza. Per un attimo tentennò. Le parole “Io non provo nulla per te” persero senso per una frazione di secondo.

Gli tornò in mente la bambina spaventata che era solito consolare quando da piccola, dalla nonna, durante una estate di tanti anni fa, soffriva di incubi notturni.

Dormivano nella stanza insieme, lui e lei. Durante la notte si agitava spesso, gridando come una matta a causa di qualche brutto sogno che in quel periodo la tormentava.

Appena la sentiva gridare accendeva la luce nell’immediato e correva a svegliarla. La tirava seduta sul letto, si metteva di fronte a lei che lo guardava dal basso con quegli occhioni che stava rivedendo anche quella sera, e la coccolava fino a che non si calmava. Arianna appoggiava la testa sul petto di lui e si faceva cullare dal battito del suo cuore e dal suo caldo abbraccio.

-Arianna guardami- le prese il viso fra le mani –provi qualcosa per me?-

-No…- sospirò poco convinta.

Lui la abbracciò, come in quelle sere.

-E’ davvero meglio chiuderla qua Ari…forse siamo andati avanti anche troppo-

-Hai ragione-

Si guardarono negli occhi, sospirarono tristemente all’unisono.

-Sento che mi farà male…non ce la faccio…-

-Arianna lo dobbiamo fare…-

Lei lo abbracciò piangendo.

-Le cose fra di noi non saranno più le stesse…-

Lui la staccò da sè.

-Ma cosa stai dicendo? Io sono tuo fratello e ci sarò sempre per te. Siamo grandi, siamo capaci di tenere a freno i nostri istinti, no? Io ritorno il tuo Gabriele che vuole sapere tutto di te e tu ritorni la solita Arianna mal mostosa che mi sbatte la porta della stanza in faccia e non mi racconta nulla-

-Lo dici con naturalezza...ti sembra così facile...come può sembrarti così facile….-

-Deve essere facile Arianna… io devo sposare Marta-

-Non sei obbligato a sposarla-

Gabriele mise le mani in tasca e si voltò verso il lago. Assumeva sempre questa posa quando voleva affrontare un discorso serio. Per un attimo si torturò le labbra. Prese un respiro profondo.

-Arianna cosa mi stai dicendo? Non sono obbligato a sposare Marta?- si girò di scatto verso di lei. –mi stai facendo capire che non dovrei sposare Marta e continuare a scopare con te?-

Di fronte a queste parole Arianna perse le speranze. Non sapeva neanche lei cosa volesse da lui.

-Fai finta che non ti abbia detto nulla. Andiamo a casa-

.

Tutti e due avrebbero voluto dire di più. Ma cosa potevano dire? Il loro era già cominciato come un rapporto che avrebbe lasciato il tempo che trovava.

Tornarono a casa. In macchina regnò un desolato silenzio. Come al solito.

Capitolo 50 – COME UN FAZZOLETTO USATO

***

Nella sua stanza Arianna non accettava la sconfitta.

Dalla mattina successiva tutto sarebbe tornato come qualche mese prima. La fibrillazione che sentiva ogni giorno nell’immaginarsi cosa sarebbe potuto capitare con Gabriele, il senso di eccitazione che provava nell’averlo vicino nel suo quotidiano, nelle occhiate che si lanciavano furtive a casa, a tavola, si sarebbero ora trasformati in sentimenti ed occhiate di imbarazzo e tristezza.

Provò un odio feroce per Marta.

Di fronte al “nuovo”, Gabriele aveva comunque scelto il “vecchio”. Non capiva neanche lei come mai stava facendo quei pensieri.

Alla fine tutto era nato come la soddisfazione di una perversione, di una fantasia.

Gabriele non doveva scegliere fra lei e Marta. Marta era sempre stata una certezza, non un dubbio. Non avrebbero potuto portare avanti questo rapporto per sempre, sarebbe dovuta finire. Forse non si aspettava così presto, forse non si aspettava che sarebbe stato lui a chiudere. La aveva usata per poi da un momento all’altro buttarla via. Il giorno prima erano in una stanza di motel a coccolarsi e a rotolarsi ubriachi nel letto ed ora la aveva lasciata.

Come poteva così ad un tratto sentire il desiderio di staccarsi da lei quando invece lei sentiva di non potersi staccare da lui?

Di sicuro Marta aveva iniziato a sospettare qualcosa, di conseguenza Gabriele si era immediatamente impaurito.

Si alzò dal letto ed andò nella sua stanza.

Era ancora sveglio a guardare la tv anche se in realtà non stava ascoltando nulla di quello che dicevano.

Non era vero che per lei non provava nulla. Era nato in lui un sentimento che non riusciva a spiegarsi. Era un sentimento molto forte ma non era amore. Non capiva cosa fosse ma solo l’idea di staccarsi da lei in realtà, a differenza di quanto le aveva detto, lo faceva soffrire molto. L’idea di non poterla più toccare, respirare, assaporare, lo distruggeva ma almeno si sentiva meno in colpa nei confronti di Marta. La sua futura moglie.

Sentiva di avere perso un pezzo di vita. Si sentiva un drogato a cui avevano appena tolto la sua “pillola” preferita. Sarebbe potuto andare avanti, certo, ma la cosa che lo rendeva vivo e felice ora non c’era più o meglio sapeva che c’era ma non ne poteva più usufruire.

Nel bel mezzo dei suoi pensieri, non si accorse della presenza di Arianna in camera sua. La vide tentennare un attimo sulla porta prima di entrare e chiuderla dietro di sé.

-Senti Arianna…-

Lei con sguardo impassibile gli si avvicinò a togliendosi la vestaglia.

Era completamente nuda sotto. Come la prima volta.

-Davvero vuoi rinunciare a tutto questo?-

-Arianna no, basta!- Gabriele si alzò per prenderle l’indumento e coprirla ma lei senza dire una parola lo fece sedere sul letto. Gli salì sopra a cavalcioni, lui cercò di allontanarla.

-Arianna ti prego, vattene. Vestiti…-

Ma lei non lo ascoltava; iniziò a baciarlo sul collo. Lui cercò di nuovo di staccarla ma più lo faceva più lei ci metteva forza nel rimanergli aggrappata.

Riuscì a trovare la sua bocca ed a questo punto Gabriele cedette. Si lasciò andare a quel loro ultimo e forse unico vero bacio.

Non era facile mantenere il controllo con lei nuda seduta a gambe aperte su di lui mentre lo baciava con passione. L’eccitazione si fece strada in lui. La capovolse sul letto e le salì sopra. La penetrò immediatamente.

Arianna lo abbracciò ancora più forte come per non farlo più scappare.

-Ti prego non lasciarmi…-piagnucolò lei.

Lui non rispose. Due spinte e venne aggrappandosi ai suoi lunghi capelli. Un rapporto fugace, il loro ultimo.

-Arianna, basta. E’ finita- ansimò.

Le scesero due lacrime che presto si trasformarono in pianto.

-Questo è l’unico modo che ho trovato per poterti sentire vicino…ti prego non lasciarmi Gabriele…-

Gabriele si divincolò frettolosamente dalla stretta e prima di andare a sistemarsi, carezzò per l’ultima volta quel bel corpo che non avrebbe più rivisto nudo.

-Non riesci a dirmi nulla? Vattene-

-Ma…Ari…-

-Vai via, ti prego. Lasciami un attimo sola- disse con un fil di voce in preda ai singhiozzi.

Lui la ascoltò, scese in cucina chiudendosi debolmente la porta dietro di sé.

Capitolo 51 - INFERNO

***

I giorni successivi per Arianna furono un vero inferno. Nemmeno lei credeva sarebbe potuta arrivare a soffrire così tanto.

Averlo in casa vicino a sé, nel quotidiano, le dava una malinconia incredibile. Tutti i giorni si malediceva. Avrebbe pagato oro per tornare indietro a quella sera in cui lo aveva provocato nel suo vestitino rosso.

Iniziò una potente guerra contro sé stessa ed anche contro di lui.

“Non capisco” scrisse sul suo diario. “Non mostra alcuna emozione. Come mi ha presa, mi ha lasciata dall’oggi al domani. Mi ha provata in tutti i modi e poi mi ha abbandonata. Ma che razza di persona è? Non avrei mai immaginato che potesse essere così cattivo. Mi ha fatto fare ciò che voleva lui ed una volta a posto, via, come uno straccio sporco. Non sarò una persona meravigliosa ma non credo di meritarmi anche questo. Mi manca, mi manca da morire. Mi manca il suo respiro, il suo desiderio nei miei confronti, i suoi sguardi, le sue mani, la sua bocca, le sue parole, il suo corpo. Perché io sto soffrendo così tanto mentre lui no? Per forza, lui non è solo, lui ha Marta. Ha una persona in cui rifugiarsi, una persona che non lo abbandonerà mai. Nemmeno io però lo avrei mai abbandonato…”

Poggiò la penna e pianse. Da qualche giorno a quella parte, quella era la sua routine: alzarsi, fare colazione, andare al lavoro, pranzare, piangere, tornare a casa, piangere sotto la doccia, cenare, piangere in camera sua. Era sicura che quel dolore se ne sarebbe andato prima o poi. Solo sperava più prima che poi…

Anche Gabriele soffriva. Non poteva però continuare quella relazione, era troppo rischiosa e non voleva mettere a repentaglio il matrimonio con Marta. Non aveva motivo.

In casa regnava un’atmosfera molto tesa, tutti se ne erano accorti ma nessuno diceva nulla.

-Sai per caso cosa ha tua sorella?- gli chiese una sera Marta dopo una cena a casa loro.

Gabriele si sentì subito a disagio.

-P-perché?- le chiese.

-Non so, mi sembra strana. Non ha proferito parola a tavola…o almeno, era più silenziosa del solito e continuava a fissarmi-

-Non lo so, sai che con me non parla mai…ti sembra tanto giù?-

-Ha due occhiaie che le arrivano a terra. Sai meglio di me che Arianna non mi è mai andata a genio ma in questo stato non l’ho mai vista. Anche tu sei più moscio del solito. Avete litigato?-

-No- rispose lui tristemente.

Dopo aver accompagnato Marta, Gabriele bussò alla porta della stanza di Arianna.

-Posso?-

-Entra-

Gabriele si sedette sul letto –mi sento un coglione. Ti ho ferita. Ti sto facendo soffrire. Non deve essere facile per te. Quando ho voluto iniziare, ho sbagliato a non voler pensare anche alle conseguenze. Anche a te. Ma pensavo che da parte tua fosse solo un giochino perverso, conoscendoti....-

Lei lo guardò con uno sguardo appannato.

-Gabriele abbiamo voluto iniziare in due questa storia, per gioco. Ho colpa anche io. Dovevo immaginare che sarebbe potuta finire. Solo, non pensavo di poter soffrire così tanto-

Gabriele la abbracciò. Lei rispose a quell’abbraccio.

-Io sarò sempre tuo fratello, Sorella Mia. Ti prego, non tenermi fuori dalla tua vita-

Arianna non rispose. Pianse soltanto.

-Mi uccide vederti piangere-

-Lo so, ma non posso farci nulla…-

Le prese il viso fra le mani.

-Se non fossimo stati una famiglia, sarebbe stato tutto più facile…-

-In che senso?- gli domandò lei tirando su con il naso.

-Lascia perdere…-

Si alzò dal letto e se ne andò.

-Gabry…- lo chiamò lei.

Lui si girò.

-Abbiamo sbagliato tutto….-

-Si, Sorella Mia. Siamo stati degli stupidi-

Capitolo 52 – RASSEGNAZIONE

***

Quasi due settimane dopo, in un caldo sabato pomeriggio il primo, dopo tanti giorni di pioggia, Elisa e Arianna si stavano godendo un pranzo sulla terrazza di un piccolo localino affacciato al lago crogiolandosi al sole.

Una aveva già sbranato il suo panino, presa da un attacco di fame incontrollata mentre l’altra, non ne aveva mangiato neanche metà.

-Ely c’è qualcosa che non va? Non hai neanche finito il panino-

Elisa guardò la sua amica preoccupata.

-Ma no Ari, è che mi sento stanca...non credevo che fare la moglie fosse così impegnativo. Lavori tutto il giorno poi devi tornare a casa, cucinare per due, pulire per due, lavare per due, stirare per due e quando finalmente tocchi il letto arriva un orso che ti salta addosso e pretende numeri da circo. Tutti i santi giorni, tutte le sante sere. Io non ne posso veramente più!-

Arianna rise. Finalmente dopo tanti giorni.

-Dai non dirmi così se no un uomo non me lo cerco più!!-

-Trovatene uno, facci sesso fino a consumarlo, ma non sposarlo!!-

-Lo avevo trovato…ma è andato tutto a rotoli…-

-Scusa, ho fatto una battuta triste-

-Purtroppo è la realtà-

-Ti manca vero?-

-Terribilmente. A casa cerchiamo di essere “normali”, non possiamo comportarci diversamente però mi manca terribilmente il contatto con lui. Non lo sento più mio. Non pensavo di poterci stare così male-

-Immagino...ma prima o poi sarebbe dovuta finire e lo sapevate anche voi. Lui invece come ti sembra?-

-Lui è sempre il solito. Non mostra emozioni. Ogni tanto mi consola ma nulla di più-

-Sei sbattuta da buttar via. Hai il viso tirato e due occhiaie da far spavento. Mi preoccupi, mai ti ho vista così!-

Arianna si fece un attimo seria.

-Senti ma, tu la pillola la prendi ancora?-

-Certo, ho già un “bambino” in casa!-

Arianna abbassò un attimo lo sguardo accarezzando il bicchiere.

-Ma..-

-Ma?-

-Non ti è mai capitato ti saltasse il ciclo? Soprattutto i primi mesi?-

Elisa appoggiò per un attimo il panino che aveva ripreso.

-Perché me lo chiedi?-

Arianna sospirò sempre tenendo gli occhi bassi.

-Perché oramai sono due giorni che ho ripreso la pillola dopo la pausa e ancora non si è visto nulla...non so se preoccuparmi o meno-

Elisa spostò il piatto alla sua destra. Qualcosa le diceva che da lì a breve avrebbe perso l’appetito.

-Eì Ari, guardami un attimo-

Arianna alzò lo sguardo ed incrociò gli occhi della sua amica.

-Hai dimenticato qualche pillola?-

-No-

-Sei stata male, mal di pancia, mal di stomaco?-

No-

-Medicine?-

-Nulla Elisa nulla, ho seguito tutti i consigli del dottore, l’ho sempre presa alla stessa ora!-

Elisa si appoggiò allo schienale della sedia con le braccia conserte. Ci fu un attimo di silenzio. Poi ebbe un’illuminazione.

-Cosa dicevano le istruzioni del foglietto illustrativo? Non è che dovevi proteggere i rapporti per un tot di tempo prima di averli completi?-

Ad Arianna si bloccò per un attimo il respiro.

-N-non so, non ho letto sinceramente- cercò freneticamente nella sua borsa, prese la scatolina della sua pillola e con mani tremanti aprì quell’aquilone che era il foglietto illustrativo. Elisa glielo rubò di mano.

-Fammi vedere- fece scorrere velocemente lo sguardo e subito individuò la sezione che le occorreva. Un solo sguardo e si capirono al volo.

-Merda, Cristo, Merda!!- Arianna con i gomiti sul tavolo e la testa fra le mani, non faceva altro che ripetere queste tre parole. Elisa le afferrò un polso.

-Ei, aspetta prima di disperarti. Non è detto che tu sia incinta. Ora con calma, ci alziamo ed andiamo a prendere un test, ok?-

-No-

-Come no? Ci leviamo il pensiero, andiamo!-

-No!-

-Arianna non fare i capricci, alza il sedere. Devi toglierti subito il dubbio!-

-Ma quale dubbio Elisa? E’ chiaro… dovevo proteggere i rapporti e non l’ho fatto, ora sono incinta! Oddio ma perché sono così sfortunata, non ci posso credere!!!-

Arianna aveva le lacrime agli occhi e quella classica vocina stridula di quando è tesa.

-Guarda che non è così facile rimanere incinta, non pensare. E’ più facile che tu abbia qualche problema!-

-Sono troppo sfigata perché non sia successo a me!-

Elisa la tirò in piedi facendole urtare il tavolino che fece il classico rumore del metallo che stride sull’asfalto. Qualcuno si girò a guardare.

-Dai, andiamo! Non fare storie per piacere!-

Capitolo 53 – UNA AMARA SCOPERTA

***

A casa di Elisa, Arianna seduta sul divano ascoltava le istruzioni del test di gravidanza miovendo freneticamente le gambe su e giù come era solita fare quando era agitata.

-Ok, fai pipì su questo tampone, mi raccomando cerca di farne il più possibile e di mirarlo bene poi appoggialo su una superficie piana e attendiamo tre minuti-

-Ma il test non si fa di mattina?- Domandò con occhi vitrei fissi su quel bastoncino.

-La farmacista mi ha detto che questo test è molto sensibile e lo si può fare in qualsiasi ora delle giornata- incrociò lo sguardo preoccupato della sua amica. Le appoggiò le mani sulle spalle – Ei, qualsiasi cosa succeda...io sono qui-

Arianna annuì. Si trascinò verso il bagno. Cercò di aprire l’involucro ma le mani le tremavano talmente tanto che le cadde a terra un paio di volte.

“Non ci posso credere, sono in un incubo.” Sospirò guardandosi allo specchio. Sembrava l’ombra di sé stessa. “Credevo che tutto questo scombussolamento fosse stato dettato dallo stress per la storia di Gabriele”.

Osservò il suo viso pallido tirato. Effettivamente nelle ultime settimane aveva spesso la nausea, aveva perso l’appetito, non dormiva la notte ma credeva fosse solo una questione di sofferenza emotiva…non una questione di…gravidanza.

Scosse la testa.

“Non è ancora detto che tu sia incinta. Fai questo test e levati il pensiero!”

Elisa fuori dalla porta del bagno aveva già fumato due sigarette.

-Ci sei? – le domandò-

-U-un attimo-

Prese coraggio. Seguì le istruzioni e impostò la sveglia sul cellulare. Per i tre minuti seguenti, stette seduta sul water ad occhi chiusi con le mani giunte.

“Ti prego, ti prego, ti prego non diventare rosa”.

Aveva il cuore a mille. Come un tamburo risuonava prepotente nella sua cassa toracica, le faceva male, sembrava volesse scappare. Prese a torturarsi il labbro inferiore sfregandosi le mani fredde e sudate sulle cosce. Non riusciva a stare ferma.

Finalmente passarono i tre minuti. Chiamò Elisa che subito entrò in bagno.

-Guarda tu per me- piagnucolò con una mano sulla fronte coprendosi gli occhi.

Elisa buttò nel lavandino la terza sigaretta e prese in mano il bastoncino. Si guardarono di scatto. Tutte e due impallidirono.

-Non è possibile….- Arianna si alzò incredula e prese in mano il test per guardare quelle due lineette rosa.

Lo scaraventò per terra. Si risedette sul water scoppiando a piangere.

-Non è possibile, non ci credo!!!- cercò di dire fra un singhiozzo e l’altro.

-Cazzo…- sussurrò Elisa appoggiandosi a braccia conserte al lavandino.

Seguirono interminabili minuti di silenzio dove si sentivano solo i singhiozzi strozzati di Arianna.

-Vado a prenderti dell’acqua- si avvicinò a lei carezzandole la testa che teneva fra le mani. La costrinse a guardarla negli occhi -Calmati o ti sentirai male!-

-Come cazzo faccio a calmarmi Elisa!!!-urlò lei furibonda.

Elisa senza dire nulla si alzò e andò in cucina a prendere dell’acqua. Si trovò completamente spiazzata da quello che stava accadendo. Non sapeva cosa fare e cosa dire tantomeno come consolare la sua amica.

Arianna sbucò in cucina e si appoggiò debolmente allo stipite della porta. -Non posso avere questo bambino Elisa-

Elisa chiuse la porta del frigorifero. –E quindi? Che intenzioni avresti?-

-Non credo ci sia bisogno di dirtelo-

-Non puoi...-

Arianna la zittì. Iniziò a gridare arrabbiata.

-Cosa? Non posso cosa?- le si avvicinò – Io posso invece! Oh, si che posso! – si mise una mano sul ventre con forza– è qui, è qui dentro di me! Non lo voglio questo figlio, non deve esistere, non deve esistere, è tutto sbagliato, mi rovinerà la vita!!!!-

Si appoggiò con le mani allo schienale del divano. Chiuse gli occhi e cercò di ragionare.

-Tu me lo avevi detto di chiudere fino a che fossi stata in tempo. E adesso cosa faccio?-

-Innanzitutto devi dirglielo-

-Non esiste!-

-Come non esiste? E’ lui suo padre giusto?-

-Sì-

-Allora glielo devi dire-

-Ma io non lo voglio questo bambino!-

-E’ tuo e suo, indipendentemente dalle tue scelte, dal tuo pensiero, anche lui ha diritto di saperlo e ha diritto a prendere una posizione in merito a questa faccenda-

Arianna si girò inerme verso la sua amica -Ma Elisa ragiona, ma come faccio ad affrontare con lui questo argomento? E se poi non è d’accordo con la mia decisione? Se vuole tenerlo? Manderebbe a monte il matrimonio con Marta! E cosa direbbero i nostri genitori? Ti rendi conto della delusione che daremo loro? Non riesco neanche a pensarci…- si mise le mani davanti al volto e riprese a piangere.

-Vi siete voluti mettere voi in questo disastro, nessuno vi ha obbligati. Avete voluto trasgredire? Bene questa è la punizione. Ora dovete prendervi le vostre responsabilità. Che lo vogliate o no, ora tu sei incinta. Certo subirete delle conseguenze e anche gravi ma oramai ci siete dentro-

-Eh no, per ora ci sono dentro solo io-

Elisa la guardò interrogativa.

-Gabriele non saprà nulla. In settimana andrò a prendere l’appuntamento per interrompere questa gravidanza!-

Elisa andò su tutte le furie.

-Non posso accettarlo! Non posso pensare che tu sia così crudele da togliergli la vita!-

-Vita? – Urlò lei prendendo a fare avanti e indietro per la sala. - E’ un grumo di sangue, non ha nessuna fattezza di un bambino, non è formato, non soffre, non capisce, non ha un cervello, un cuore. Non andrò ad uccidere un bambino ma andrò ad interrompere un processo di formazione di una vita; è ben diverso Elisa… -

-Sì ma ora che arriverai al giorno dell’intervento avrà un cuore…che batterà...sarà come dici tu un grumo di sangue e di cellule…ma sarà vivo….-

-Non mi importa! – Urlò lei furibonda. -Il mio cuore non batterà mai per lui. E’ meglio che non batta nemmeno il suo-

Si diresse verso l’attaccapanni per prendere la borsa. Elisa la seguì con lo sguardo.

-Ma come fai ad essere così cruda?- la prese per un braccio e la costrinse a girarsi.

-E’ tuo figlio Arianna…anzi è figlio tuo e di Gabriele. E’ vostro figlio… Non puoi lasciarlo all’oscuro di tutto -

Arianna presa da un attacco di nervosismo diede una forte spinta alla sua amica che con un tonfo andò a sbattere contro il tavolo della cucina.

-Stai zitta Elisa, stai zitta!! Sarò io che dovrò vedere il mio corpo cambiare, sarò io ad avere le nausee, sarò io a sentirlo muoversi dentro di me, a dovermi accarezzare il ventre, sarò io che dovrò partorirlo, soffrire, sarò io che dovrò alzarmi di notte ad allattarlo, a placare i suoi pianti. Non tu, non Gabriele. Solo io. E come credi possa fare tutto questo con un bambino che non voglio, con un bambino che distruggerà la mia famiglia? Sono egoista è vero! Penso sempre e solo a me. Ed è per questo che non sono in grado di prendermi la responsabilità di farlo nascere!-

Uscì di casa sbattendo la porta. Corse verso la macchina come una furia. Si chiuse nell’abitacolo e come un razzo partì. Si fermò poco dopo in una piazzola di sosta. Spense il veicolo e lì, da sola, scoppiò di nuovo in un forte pianto. Con la testa sul volante, pianse più di prima.

Capitolo 54 - CONFUSIONE

***

Arrivò a casa e fingendo un malore che poi non era del tutto falso, si chiuse in camera imponendo a tutti di non disturbarla. Oramai non aveva più lacrime per piangere.

Prese dal suo cassetto una bottiglia di vodka e ne bevve metà. Non le importò nulla del fatto che era incinta anzi, sperava che bevendo, quel “coso” che portava in grembo, la avrebbe “lasciata” presto.

Si addormentò piena di vodka alle 22.00 e si risvegliò completamente ubriaca alle 02.00 del mattino. Trangugiò la seconda metà della bottiglia ed iniziò a parlare da sola.

“Maledetto essere…” farfugliò. “Come ti sei permesso di invadere il mio corpo? Se non fosse che non sono masochista a quest’ora mi sarei presa a pugni la pancia fino a vederti sul pavimento in una pozza di sangue!!!”

Si mise la testa fra le mani. Le girava da impazzire.

“Non ti amerò mai, perché non mi rendi le cose facili e te ne vai?”

Si mise una mano sul ventre. Cercò di schiacciarselo il più possibile fino a sentire un dolore allucinante.

“Vattene, Parassita … perché hai scelto me?”

Uscì e andò nella camera di suo fratello. Era vuota. Si era dimenticata che quel weekend era via con Marta. Sbuffò ondeggiando da ferma.

“Hai fatto proprio centro, Fratello Mio” sbiascicò.

Si buttò sul suo letto. Ripensò a qualche mese prima, alla prima volta in cui lo avevano fatto. Proprio lì. Accarezzò le lenzuola tornando a quel momento. Esalò un respiro profondo completamente eccitata da quel ricordo. Poi pianse. Poi rise. Poi pianse.

Dopo un’ora, ancora nella stanza di Gabriele, con le mani sotto il cuscino fissava il soffitto. Era ancora confusa ma un po’ più lucida di prima. Forse Elisa aveva ragione. Doveva dirglielo. Non era sicura di poter affrontare tutto questo senza di lui. Sentì un nodo allo stomaco. Non osava pensare alla reazione che lui avrebbe potuto avere.

Conoscendolo, avrebbe reagito peggio di lei. Solo al pensiero di farlo soffrire in quel modo rabbrividì.

Ma come poteva essere stata così stupida? Si girò su un fianco. Ripercorse nella mente la sua vita, specialmente gli ultimi bellissimi mesi con suo fratello. Forse sarebbe stato più semplice se Gabriele fosse stato suo fratello di sangue. Avrebbe avuto un buon motivo per non portare avanti la gravidanza senza sentirsi troppo in colpa. In quel caso non avrebbe avuto scelta. Nel suo caso invece la scelta la aveva ed era sicura che Gabriele si sarebbe preso le sue responsabilità dall’inizio alla fine.

Era questa la cosa che la spaventava di più.

La mattina dopo, si svegliò prestissimo e con un forte mal di testa. Prese delle pastiglie analgesiche ed andò a camminare.

Appoggiata alla ringhiera della diga in mezzo al lago e ascoltando il suo MP3 cercò di ragionare.

Quasi a farlo apposta, la sua radiolina le propose una canzone dei “Keane” intitolata "A bad dream”. Sospirò.

Gabriele lo doveva sapere. Lei però doveva essere forte, doveva imporsi sulla sua volontà di interrompere la gravidanza anche se lui ne sarebbe stato contrario. Si mise una mano sulla fronte scuotendo la testa. “Che casino”.

Il test di gravidanza la aveva informata che era incinta di poco più di due settimane. Si concesse sette giorni “sabbatici” prima di affrontare l’argomento con Gabriele. Non le sembrava di ottimo umore ultimamente, per non parlare poi di quanto era preso dal lavoro.

Trascorsero i sette giorni.

Arianna né parlò con suo fratello né andò ad informarsi al consultorio.

Bene o male ora era entrata nella quarta settimana. Il suo corpo iniziava a farle notare la presenza dell’intruso: le nausee iniziavano ad alternarsi alla fame incontrollata ad intervalli regolari. La testa le girava spesso e non riusciva nemmeno a fare le scale che portavano in camera sua senza che le sembrasse di aver appena scalato una montagna.

Fortunatamente né a casa né al lavoro si accorsero del suo stato.

Capitolo 55 – UN COCKTAIL DOLCEAMARO

***

Nonostante tutto, Gabriele aveva notato nelle ultime settimane, lo stato d’animo più irrequieto del solito di sua sorella. Molte volte aveva cercato di parlarle sentendosi causa del suo malumore ma lei aveva in un attimo eretto un muro fra di loro. Appena lo vedeva lo schivava e si limitava a parlargli a monosillabi.

I suoi vani tentativi lo avevano portato a desistere del tutto. Soffriva terribilmente per questo distacco repentino da parte di lei anche se era convinto di meritarselo dopo come la aveva trattata.

Questa situazione la stava vivendo male ed anche Marta si stava accorgendo che qualcosa in lui non stava andando per il verso giusto.

Quando gli chiese spiegazioni, lui diede la colpa al troppo lavoro e allo stress per i preparativi del matrimonio.

In realtà quelli erano i problemi minori. Gli mancava il sorriso divertito di sua sorella che era tornata la ragazza cupa di un tempo. Gli mancava il suo modo di prenderlo in giro, il modo tutto suo che aveva di coccolarlo. Il calore del suo corpo. Ogni tanto cercava con l’immaginazione il sapore del loro ultimo bacio che di giorno in giorno andava scemando. Non pensava sarebbe potuta mancargli in questo modo.

Spesso in bagno raccoglieva qualche sua maglietta e la stringeva forte a sé solo per sentirne il profumo, cannella e spezie, quel profumo che, mesi fa, lo aveva mandato in tilt dopo quattro birre.

Averla vicino ma sentirla lontana per lui era una delle sensazioni più brutte che aveva mai provato.

Non aveva neanche quasi più voglia di cenare a casa, molto spesso stava fuori.

Le scuse erano sempre le stesse: una volta doveva lavorare fino a tardi, qualche altra volta aveva una cena con dei clienti. Non sapeva più cosa fare, cosa pensare. Non poteva parlare con nessuno di questa sua situazione e soprattutto doveva cercare di non far vacillare il suo rapporto con Marta.

Era in netta crisi.

-Ei testa di cazzo a chi stai pensando così intensamente?-

Gabriele si svegliò dai suoi pensieri.

-Coglione...- gli sorrise.

Luca si avvicinò al suo amico e gli diede un cinque con stretta di mano.

-Andiamo a spararci un bell’aperitivo, hanno appena aperto un bar vicino al Duomo che pullula di pollastre. Stasera stai sicuro che qualcuna la rimorchiamo-

-Tu devi rimorchiare, io sono già a posto-

-Dai, non sei ancora sposato, anche se vedi un’altra patata per una volta non muori! Hai tempo una vita per mangiare la stessa minestra tutte le sere! Considera questa serata come un pre-addio al celibato!-

Entrarono nel bar. In effetti Luca aveva ragione. C’erano bellezze da buttare via la testa. In un posto del genere facevi in fretta a dimenticare sia Marta che Arianna.

Ad aspettarli vi era il solito gruppo di amici.

-Dai ragazzi dobbiamo trovare la “scopata” a questo povero diavolo!!- gridò Luca a gran voce rivolgendosi al gruppo.

-E chi è lui per avere la priorità?- scherzò Stefano – qui siamo almeno in sei a dover trovare la “scopata” stasera!-

Gabriele si stava guardando intorno con le mani in tasca. C’era l’imbarazzo della scelta. Qualche bicchierino per abbassare i freni inibitori ed il gioco era subito fatto.

Dal nulla gli arrivò in mano un Negroni.

-Questo cocktail ti stampa…provare per credere!-

Luca era davvero euforico. Sembrava un bambino in un parco giochi.

Si guardava in giro come un ossesso, nessun sedere gli sfuggiva, nel frattempo Gabriele cercò di stuzzicare qualcosa, quel Negroni era dannatamente carico. Doveva fare fondo. Assolutamente.

Si liberò della giacca e della cravatta. Quel sabato lo aveva passato in ufficio per terminare una rognosa dichiarazione dei redditi di un’altrettanto rognosa società di capitali. Aveva dovuto accogliere quell’odioso cliente che all’ultimo gli aveva portato dei documenti che aveva trovato in giro per la ditta. Odiava la gente confusionaria soprattutto in queste cose così importanti. Ora sì che era libero. Finalmente.

A metà serata, la situazione era la seguente:

Luca, seduto al tavolo, sorseggiava il quarto cocktail evidentemente ubriaco.

Stefano era solo al terzo e sentiva di dover smettere immediatamente.

Gabriele sedeva al tavolo con i gomiti appoggiati al piano e la testa pesante fra le mani.

Il resto del gruppo di amici, era sparso per il locale nel tentativo di rimorchiare.

-Queste fighe di legno- sbiascicò Luca ad un tratto.

-Ti è andata male eh?- lo prese in giro Stefano.

-Io me ne voglio andare da questo locale di merda!-

-Aspetta che mi passi l’effetto del terzo Negroni, poi ce ne possiamo andare- sbiascicò Gabriele.

-Io vado a prendere una boccata d’aria-

Luca uscì dal locale inciampando in qualche tavolino. All’ultimo cadde per terra ma si rialzò con le mani in alto in segno di vittoria gridando “io sto bene”. Dopo quella performance poteva stare certo di essersi bruciato qualsiasi chance fra le ragazze. Per lo meno fra quelle che lo avevano visto.

Gabriele stava malissimo. Tutto intorno a lui girava, era sudato ed aveva la nausea ma aveva la testa libera. Arianna era sempre lì, ma questa volta era lontana. Non gli attanagliava più il cervello, i suoi occhi grigi e freddi ora erano insignificanti.

Si abbandonò allo schienale della sedia e buttò la testa all’indietro. Forse anche lui aveva bisogno di un po’ di aria.

-Gabriele, tutto ok?- gli chiese l’ amico rimasto con loro al tavolino.

-Si tutto ok, forse dovevo mangiare un po’ di più…-

Nel frattempo Luca rientrò. Nero come la pece.

-Io me ne vado!- si mise a ridere- sai Gabriele chi mi ricordano tutte queste fighette?-

Gabriele aprì gli occhi girando la testa verso di lui. Prima che potesse chiedergli “chi” Luca gli diede la risposta. –Tua sorella Arianna. Sono tutte stronzette come lei che ti guardano dall’alto in basso come per dirti “io sono oro mentre tu sei merda”-

A quelle parole Gabriele si sentì bollire il sangue. Si alzò di scatto e come un giaguaro si avvicinò al suo amico. I loro visi erano a pochi millimetri l’uno dall’altro.

-Come scusa?- gli occhi di Gabriele erano fissi in quelli di Luca. Uno poteva sentire il respiro dell’altro.

Luca un po’ per la rabbia un po’ per l’alcol continuò.

-Dai Gabry, ora non fare il fratellone che difende la sorellina. Hai sempre detto anche te che Arianna è una fighettina stronza con la puzza sotto il naso. Se devo essere più preciso, spesso l’hai definita “puttanella” . O no? Non ti si addice la parte del fratello protettivo dato che fino a poco tempo fa hai spalato merda su di lei in ogni situazione e circostanza-

Gabriele sentì un nodo alla gola. Era vero. Ma ora era tutto diverso.

L’amico insipido che era seduto al tavolo con loro si alzò preparandosi a fermarlo nel caso gli si fosse avvinghiato contro. Quel quadretto stava destando l’attenzione di qualcuno al bancone.

-Luca, dacci un taglio, lascia stare mia sorella se no ti prendo a pugni!- Gabriele si allontanò dal suo amico certo che una sua parola in più lo avrebbe fatto scattare come un leone affamato sulla gazzella.

-Cosa c’è, non dirmi che te la stai scopando – rise – hai realizzato la fantasia di metterglielo in bocca e adesso non puoi fare a meno di lei? Adesso è diventata la ragazza perfetta? Adesso tutto ha un senso- Gabriele si girò verso di lui interrogativo. -Mi ricordo quella sera, alla festa anni 90 in discoteca...un mesetto fa…- si girò verso il suo amico- ti ricordi Stefano?-

Il ragazzo lo guardò senza capire.

-Si notavano lontano un miglio le vostre occhiate languide… e poi quando avete ballato insieme? Vi siete buttati in pista completamente ubriachi. Quando hanno messo “L’amour Toujours” avete fatto quasi sesso “on the floor” per non parlare di come la guardavi mentre ballava “La Danza delle streghe” di Gabry Ponte…sembrava davvero ti stesse facendo qualche incantesimo, eri completamente ipnotizzato. Ma parliamo di lei…quella troietta … si vedeva nei suoi occhi la voglia di succhiarti il….-

- Luca smettila per piacere- lo implorò Stefano. Ma Luca continuò.

-Chissà quando Marta lo verrà a sapere!!-

Due secondi, e Luca cadde a terra colpito dal pugno di Gabriele. Completamente stordito dalla botta e dall’ alcol non riuscì a rialzarsi subito.

Ora qualche persona si era alzata per tenere fermo Gabriele che sembrava invece impassibile. Con un solo gesto della mano allontanò la folla che senza dire nulla, lo fece passare.

Uscì spaesato dal locale. Aveva iniziato a gocciolare. Quando arrivò in una via abbastanza lontana dal caos si appoggiò al muro ed inspirò un po’ di quell’aria fresca. L’acqua gli stava lavando via il sudore dalla fronte ma non riusciva a raffreddare il sangue che rabbioso bolliva ancora dentro di lui. Rimase lì, appoggiato a quel muro, sotto la pioggierella per un po’.

Prese il telefono e chiamò Marta.

-Che succede?-

-Perché non sei qui con me?-

-Perché non mi piacciono i tuoi amici-

-Posso venire da te?-

-Hai bevuto?-

-Un po’…-

-Gabriele sono le due e mezza. Vai a casa, fatti una doccia calda e mettiti a letto, ci vediamo domani-

Marta chiuse la telefonata e Gabriele rimase fisso sul telefono. Lo mise in tasca.

-Stronza…- sbiascicò.

L’effetto dell’alcol non gli passava così decise di tornare a casa a piedi sia per non mettere in pericolo sé stesso e gli altri, sia per calmarsi. In fondo, erano “solo” cinque chilometri.

Quando varcò la porta di casa erano le tre e mezza del mattino. Si buttò sul divano bagnato di pioggia e sudore e piombò in un sonno pesante. La testa ancora gli girava ma per lo meno la nausea gli era passata.

Capitolo 56 – NOSTALGIA DI NOI

***

Passarono circa una ventina di minuti quando si destò di colpo disturbato da dei rumori al piano di sopra.

Si svegliò convinto fosse già mattino ma era ancora buio. Stordito guardò l’orologio: erano quasi le quattro. Ne approfittò per alzarsi dal divano ed andare a letto.

A stento si trascinò al piano di sopra e lì, incrociò Arianna la quale era appena uscita dal bagno con i suoi solito capelli raccolti e la sua solita maglia lunga come camicia da notte.

-Gabriele ma sei tornato adesso? E come mai sei così bagnato?-

Completamente stordito, le si posizionò davanti. Cercò, barcollando, di prenderla per le spalle. La appoggiò al muro.

-Sei completamente ubriaco...si sente la puzza di alcol fino a qui- Arianna era disgustata da quell’odore. Era appena stata preda di un attacco di nausea e non voleva ripetere subito quell’esperienza.

Lui le prese il viso e con i pollici le carezzò le labbra. La baciò senza esitare, si avvinghiò alla sua bocca e lei accolse quel bacio accorgendosi di sentirne davvero il bisogno.

Il sapore di alcol la disgustava ma il contatto con lui le scombussolò ancora di più gli ormoni in subbuglio. Gli era davvero mancato in quelle lunghe settimane. Si avvinghiò al suo collo e si lasciarono andare in quel bacio da togliere il fiato.

Il bisogno di toccarlo, di accarezzarlo, di stringerlo forte a sé non la aveva mai abbandonata e tornò a farsi sentire più forte che mai.

Come un’ossessa iniziò a baciarlo e toccarlo ovunque. Dalla bocca, alle guance, al collo. Gli slacciò la camicia umida per avere accesso al suo petto freddo e caldo nello stesso tempo. Lo prese per i fianchi per attirarlo ancora di più a sé.

Il cuore non le si fermava più.

Anche Gabriele stava facendo lo stesso. Le sue mani ovunque lungo il corpo di lei, nella bocca, nei capelli sul seno lungo la schiena sulle natiche. Si accarezzavano e si bramavano con una in immaginabile desiderio.

Si fermarono per un attimo, tutti e due con il fiatone, occhi negli occhi.

Arianna gli slacciò la cintura dei pantaloni e lui, in un attimo fu dentro di lei.

-Come vedi Sorella Mia io non ho perso la voglia di te- le sussurrò con il fiato corto –e nemmeno tu a quanto pare- iniziò a muoversi dentro di lei, ogni spinta diveniva un passo verso il piacere imminente – cosa ti è successo?-

-Cosa è successo a te se mai…sei stato tu a lasciarmi, ricordi?-

-Si ma fino a poco tempo fa nonostante questo, tra di noi andava tutto abbastanza bene…ultimamente mi hai allontanato. Hai trovato un altro?-

Arianna era totalmente sopraffatta dal piacere fisico e mentale di quel momento. Era talmente bello che non voleva rovinarlo dicendogli la verità. Non ne aveva il coraggio. Non riusciva a capire se Gabriele fosse abbastanza lucido da reggere una notizia simile… o forse era meglio dirglielo dato che era ubriaco? Lo baciò.

–No. Mi sei mancato- sussurrò sulle sue labbra con la voce strozzata dal magone – mi sei mancato da impazzire-

-Anche tu mi sei mancata, dannazione- la abbracciò.

Ripresero a muoversi uno nell’altro mentre le loro bocche continuavano a cercarsi e baciarsi fino a che non vennero tutti e due sopraffatti dal piacere.

Capitolo 57 – POTEVA ESSERE UNA DOMENICA NORMALE

***

Poche ore dopo erano tutti svegli. Stranamente quella mattina Arianna non dovette combattere contro la nausea mentre Gabriele dovette fare i conti con il mal di testa post sbornia.

-Ma guarda chi è tornata fra noi! Miss Sorriso!- Nora, che quel sabato aveva dormito a casa, notò subito l’espressione sognante che Arianna aveva stampata in volto.

-Nora, buongiorno, stanotte ho dormito davvero bene!-

-Sì, vedo. Sei raggiante e fresca come una rosa!!-

La parola “raggiante” le ricordò della sua gravidanza e per un attimo perse l’entusiasmo.

-Ei, guarda che ti ho fatto un complimento!-

-Si Nora scusa, è che sono ancora un po’ rimbambita!-

Nora si sedette a fianco ad Arianna che stava bevendo un tè caldo con davanti due invitanti brioches alla crema.

-E la seconda di chi è?-

-Di Gabriele, ieri ha un po’ esagerato con l’alcol e non è in grado di mangiare-

-Ah ecco perché ieri notte sentivo un gran casino in bagno. Avrà vomitato l’anima quello sfigato!-

-Arianna si bloccò e diventò paonazza. Coprì il rossore con la grossa tazza da tè davanti al volto. Bevve un sorso.

-P-perché? Cosa hai sentito?-

-Mah non ricordo bene, un po’ dormivo ancora...ho sentito la porta del bagno, lo sciacquone, il passo “felpato” di nostro fratello e poi delle voci...- la guardò un attimo – forse la tua-

Per fortuna il rossore sul volto di Arianna stava iniziando a svanire. Si schiarì la gola.

-Mi ero alzata anche io in quel momento, come te, avevo sentito qualche rumore e volevo vedere se era tutto a posto!-

-Non vorrei dirti una cavolata ma mi è anche parso di sentire qualcuno piangere-

Arianna distolse lo sguardo dalla sorella.

-Non saprei- e riprese a bere il tè.

Nora la fissò un attimo. Era convintissima fosse stata lei a piangere. Ma non poteva obbligarla a parlare. Cercò di cambiare argomento.

-Allora dopo mi fai la tinta e mi tagli il ciuffo?-

-Certo, finisco colazione e arrivo, anzi se vuoi puoi andare già a preparare tutto l’occorrente-

Nora si alzò e corse in bagno felice.

Se non avesse avuto il problema dell’”intruso” per Arianna quella sarebbe potuta essere davvero una delle classiche e felici domeniche che raccontano nei film.

Capitolo 58 – IL GRILLO PARLANTE

***

-Allora quando pensi di dirglielo?-

Elisa, quel terribile grillo parlante. Il giovedì era il giorno in cui le due amiche andavano a fare l’aperitivo insieme. Erano fuori dal cancello di casa di Arianna la quale sospirò spazientita.

-E’ inutile che sbuffi, oramai un mese è passato da quando hai scoperto di essere incinta; quando glielo vuoi dire, quando avrai la pancia enorme?-

-Questo problema non si porrà mai!-

Elisa si avvicinò all’amica che le stava dando le spalle nel nervoso tentativo di aprire il cancelletto. Non vedeva l’ora di cacciarla via.

-Andiamo, smettila di fare la dura! Se fossi stata davvero convinta di interrompere questa gravidanza ti saresti già data da fare. La realtà è che tu ancora non sai cosa fare perché in cuor tuo speri che Gabriele accolga bene la notizia e ti si butti fra le braccia!!-

Arianna rise ancora più spazientita.

-Ti prego Elisa, renditi almeno conto dell’assurdità che hai appena detto! Questa è la vita, non un film. Per come è fatto Gabriele potrebbe svenire dopo una notizia simile e io di certo non voglio che si inginocchi davanti a me con un anello per rimediare ad un errore!- si fermò un attimo – e non voglio per nessun motivo che si inginocchi davanti a me con un anello…-

-Perché?-

-Perché sono sua sorella, perché secondo te?- iniziò a tremare dal nervoso e non poteva nemmeno alzare la voce per paura che qualcuno la sentisse.

-Ma non siete fratelli di sangue. Siete due esseri usciti da genitori diversi che vivono sotto lo stesso tetto. Avete una possibilità! E’ chiaro che vi piacete e anche molto…oltretutto vi volete bene se non qualcosa di più…perché sei così convinta che non possa funzionare fra di voi?-

-Questo discorso non ha senso Elisa! I nostri genitori sono diversi ma viviamo come una famiglia, siamo una famiglia! Da vent’anni. Ci siamo dati amore reciproco per tutto questo tempo. Nora è cresciuta come la figlia di mia madre anche se non l’ha partorita. Tommaso mi ha sempre amata come se fossi la sua vera figlia, non ha mai fatto differenza fra me, Gabriele e Nora – ora la sua voce tremava e gli occhi le si stavano riempiendo di lacrime- mi ha educata ed accudita come neanche il mio vero padre avrebbe potuto fare. I miei figli li vorrei crescere in egual modo. Non così. Figlio di due fratellastri. Non voluto, oltretutto! Ma ti rendi conto. Non esiste…- Sentì un brivido.

-E’ una situazione complicata, è vero, ma come ti ripeto ve la siete cercata e...-

Arianna finalmente aprì il cancelletto.

-Non intendo ascoltarti un minuto di più. La vita è mia e anche quella di mio figlio è mia. Decido io per tutti e due. La mia decisione l’ho presa. Devo solo trovare il coraggio di affrontare il tutto-

Elisa la fermò per un braccio. A bassa voce e piena di rabbia le sussurrò.

-Rinnega pure tuo figlio come ha fatto tuo padre con te!-

“Colpita”

Ad Arianna si fermò il cuore e per un attimo si sentì svenire. Elisa aveva mollato la presa e se ne era andata. Sbattè la porta dell’auto e se ne andò.

Quella frase l’aveva pugnalata al cuore ma non era nulla in confronto a ciò che si trovò di fronte.

Capitolo 59 – CARTE IN TAVOLA

***

Gabriele era di fronte a lei bianco come un cencio, con la bocca spalancata.

-G-Gabriele d-da quanto tempo sei qui?-

-E-Ero uscito a buttare la pattum..-

Arianna non fece in tempo ad ascoltare tutta la risposta. In un attimo tutto divenne buio e si accasciò a terra.

Non toccò il suolo, Gabriele fece in tempo a prenderla.

-Ei Arianna che ti succede? Arianna? Arianna rispondimi!!!- Tremando prese a picchiettarle una mano sul viso. Era parecchi fredda. Iniziò ad agitarsi. Stava per chiamare qualcuno quando lei si riprese.

-Mi è capitato di nuovo. Scusami. Tutto a posto…- cercò debolmente di alzarsi.

Senza dire una parola Gabriele la prese in braccio e la fece sedere sulla sedia del gazebo poco più in la . Le mise i piedi sul tavolo. Tornò da lei con un bicchiere di acqua.

-Stai meglio?- le chiese con voce tremante.

Dopo aver bevuto, Arianna appoggiò il gomito al bracciolo della sedia cercando di sorreggere la testa con la mano.

Non sapeva come iniziare il discorso.

Gabriele si sedette accanto a lei con i gomiti appoggiati alle ginocchia e le mani giunte guardando fisso a terra.

Ci fu qualche minuto di silenzio, lui lo interruppe.

-Cristo, sei incinta-

-Sì, ma tranquillo, fra poco non sarà più un problema-

-Ma come è possibile?-

-Ho sbagliato a prendere la pillola- scoppiò in lacrime – è tutta colpa mia, come al solito!-

Lui stette zitto.

-Ma...è…insomma…-

Ci fu un altro momento di silenzio.

-Sì, è tuo…cioè mio…nostro…-

Gabriele si alzò di scatto facendo cadere la sedia dietro di sè, Arianna sussultò. Prese a fare freneticamente avanti e indietro con le mani fra i capelli mentre lei continuava a singhiozzare. Era su tutte le furie.

-Cazzo, ma perché proprio a noi doveva succedere? Perché? Perché non me lo hai detto subito? Sei incinta da più di un mese! Ora capisco il perché del tuo atteggiamento nei miei confronti!!!-

-E’ tutta colpa mia Gabry! Farò in modo che questo non diventi un problema per il tuo matrimonio stai tranquillo, ti giuro che non ho fatto apposta!-

Le mani di Gabriele ora si erano spostate sui fianchi. Quel suo frenetico avanti e indietro stava iniziando a fargli girare la testa. Si fermò. Sospirò. La guardò. Si passò una mano sulla fronte sudata.

-Arianna ma cosa vai farneticando? Non mi era nemmeno passata per la testa l’idea che tu avessi potuto fare apposta a rimanere incinta!-

-Scusami, scusami è colpa mia, sei finito in questo casino per colpa mia!- Arianna si stropicciava la gonna del vestitino viola continuando a singhiozzare.

Gabriele iniziò a spazientirsi e si inginocchiò davanti a lei. Le prese le mani. Arianna si accorse di quanto fossero fredde e sudate. Tremavano come la sua voce.

-Colpa tua e colpa mia. Tu hai sbagliato a prendere la pillola ok, ma queste cose si fanno in due. Abbiamo fatto sesso insieme o sbaglio? Io e te. E’ colpa di tutti e due. Potevo fermarmi anche io. Prima di far succedere tutto questo…-

Gli costarono care quelle parole. Se avesse seguito il suo istinto la avrebbe uccisa di insulti. La avrebbe accusata di averlo provocato, di essere stata così sbadata da averlo portato in quella situazione ma alla fine lui c’era stato in tutto e per tutto. Una percentuale di colpe le aveva anche lui. Non restava che affrontare il problema. Di certo non la avrebbe lasciata sola. Le carezzò la fronte.

-Sei bollente –

-Sono terrorizzata!-

Quegli occhi grigi pieni di paura lo spaventavano più dei tutto il resto. Chissà cosa stava provando dentro di sé. Non riusciva nemmeno ad immaginarlo.

-Senti Gabriele, io…-

Lui la interruppe.

-Dopo questa bomba, non mi sento per niente lucido. Devo stare da solo, devo pensare ad una soluzione. Vieni, ti porto a letto prima che mi svieni di nuovo!-

-Ma dobbiamo parlare Gabriele, non mi puoi liquidare così!- oppose un po’ di resistenza prima di alzarsi. Lui le infilò una mano sotto le ginocchia e la prese in braccio. Lei gli si aggrappò al collo. Sentiva il suo corpo tremare e questa volta era sicura che non era per il suo peso.

Arrivati in camera la adagiò sul letto e se ne andò.

-Scusami ma non sono in grado di ragionare in questo momento- le disse sulla porta dandole le spalle. Si girò a guardarla –Domani ne riparleremo-

Arianna si buttò con un tonfo sul materasso. Ora anche lui lo sapeva.

Gabriele entrò in camera sua completamente stordito. Come se avesse bevuto una bottiglia intera di Vodka.

Si buttò sul letto ancora vestito. Pianse. Non fece altro che piangere per tutta la notte.

“La vita mi sta mettendo davanti ad una scelta”

Capitolo 60 – EMISFERI DIFFERENTI

***

Il giorno seguente Arianna si diresse nell’ufficio di Gabriele per discutere.

Salutò Adele pronta ad andare a casa che stava cercando le chiavi nella borsa e andò nell’ufficio di suo fratello. Marta quel giorno era fuori per un convegno.

-Ei-

-Ciao-

Si sedette sulla sedia girevole accanto a lui.

-Tutto bene?- le chiese.

-Sì, grazie-

-Ti porto a mangiare qualcosa?-

-Magari dopo-

Gabriele sospirò alzandosi.

-Io vado di là a prendere un caffè. Lo vuoi un tè?-

-Vorrei anche io un caffè!-

-Non lo puoi bere Ari…-

Lei abbassò la testa. Si alzarono ed andarono nella saletta.

Mentre Gabriele era intento a far funzionare la macchinetta nuova, Arianna si schiarì la voce e iniziò a parlare.

-In questo mese ho avuto modo di riflettere su quello che mi…cioè ci sta accadendo e facendo una lista dei pro e dei contro, sono giunta alla conclusione che questo bambino non è da tenere. Io non lo voglio, sarei una pessima madre e non lo dico perché mi ritengo stupida ma perché non riuscirei mai ad allevare un figlio che non desidero. Non parliamo poi di tutti i problemi che dovremmo affrontare con Nora, Marta ed i nostri genitori. Insomma è una situazione che non può esistere. Io e te non ci amiamo nemmeno, come facciamo a crescere questo bambino e a fargli capire il senso dell’amore? Puoi constatare anche tu che questa creatura crea problemi già prima di venire al modo ed io non mi sento di affrontare tutto questo per un figlio che non voglio. Tu poi ti devi sposare con Marta, avete già scritto un futuro felice ed io non voglio essere colei che vi rovinerà la vita-

Gabriele ascoltò senza fiatare le parole di sua sorella. Le porse il tè.

-Non sono d’accordo-

Rimase per un attimo sorpresa. Come “non sono d’accordo”.

-Arianna se questo bambino è arrivato un motivo ci dovrà pur essere-

Lei lo interruppe alterata. “No, un altro “Elisa” non lo posso sopportare!”

-Ma dai Gabriele falla finita, ora mi vorresti dire che è un segno del destino? Sono tutte cavolate, sono stata io ad aver sbagliato con la pillola, se proprio vuoi attribuire qualcosa al destino, che almeno non sia un merito!-

-Fammi parlare per piacere, io ho ascoltato le tue ragioni senza fiatare, ora tu ascolta le mie!-

Arianna bevve un sorso di tè pronta a seguirlo.

-Io sono convinto che ogni vita sia un dono di qualcuno o qualcosa e quell’esserino che tu porti in grembo è parte di me. E di te. Io non sono d’accordo con la tua decisione di interrompere la gravidanza. Certo sarà molto difficile affrontare tutto questo con la nostra famiglia ma se loro ci vorranno bene, spero capiranno. Di certo saranno delusi, molto delusi per quello che abbiamo combinato ma da una parte saranno orgogliosi del fatto che abbiamo affrontato al meglio questo problema-

Si guardarono tutti e due negli occhi con le rispettive bevande in mano.

-Come farai con Marta?-

-Le dirò la verità e la lascerò-

-Ma sei impazzito? Butti via un futuro con lei per un…-

-Per un figlio? Sì-

-Come riesci a parlare così con naturalezza? Cosa diavolo ti sta succedendo? Il Gabriele che conosco io ora sarebbe seduto per terra in stato catatonico incapace di ragionare e di proferire parola. Tieni il figlio lascio Marta… non vedo o sento panico in te e nella tua voce. Non è da te, non sei te...-

-Cosa cazzo dovrei fare Arianna? O dire? – sbottò spazientito. –Ho pianto tutta la notte, ho riflettuto tutta la notte e l’unica soluzione che ho trovato è questa. Molto meglio della tua!-

-Come molto meglio della mia? Gabriele se interrompessi questa gravidanza nessuno ne soffrirebbe! Nessuno saprebbe nulla e le nostre vite andrebbero avanti come prima senza problemi!-

-Ora mi sembra che sia tu, a parlare con troppa naturalezza! Ma sai cosa vuol dire affrontare una aborto volontario? Ti uccide psicologicamente…-

-No perché io il figlio non lo voglio-

-Cristo Arianna non farmi bestemmiare!! – urlò furibondo avanzando verso di lei. Ma come fai ad essere così insensibile! Hai una creatura dentro di te! Non ci posso credere Santo Dio!- Si allontanò da lei sbuffando con le mani nei capelli. Completamente allibito dall’insensibilità di sua sorella si appoggiò con le mani alla scrivania dandole le spalle. –Ti prego Arianna dimmi che queste cose che hai appena detto sono solo parole dette al vento e che non le pensi sul serio…-

Arianna titubante si avvicinò a lui. Gli mise una mano sulla spalla. – Aiutami a capire… tu cosa proveresti se decidessi di abortire?-

-Mi uccideresti…-

-Ma come fai a dire così? Non è un bambino ancora, non lo hai ancora stretto fra le braccia, non hai ancora sentito il suo profumo, non hai ancora sentito le sue manine stringerti forte il dito, non lo hai ancora guardato negli occhi.-

Gabriele si allontanò di scatto da lei.

-Ma che cazzo mi stai facendo? Questa è violenza psicologica! Dacci un taglio!-

-Ti sto solo facendo capire che non puoi amare qualcosa che non hai ancora visto, avuto o stretto fra le braccia-

-Ma Cristo Arianna è nostro figlio! Se tutti ragionassero come te a quest’ora saremmo tutti estinti!! Ma cazzo ma hai preso da tuo padre?????-

Arianna sgranò gli occhi ammutolita. E’ vero. Stava reagendo esattamente come aveva reagito lui quando ha saputo della sua esistenza nel grembo di Milena.

-Sei stronzo però…la situazione è diversa…- sussurrò con voce rotta dal pianto.

-Non riusciamo a trovare un accordo. Ma lo dobbiamo trovare…-

-E’ chiaro che siamo su due poli diversi. Per me è tutto negativo, per te è tutto positivo- si diresse verso la finestra per guardare fuori. Era già buio.

-Non è vero che per me è tutto positivo, sto solo cercando di vedere la cosa sotto un altro punto di vista. Arianna non possiamo togliergli la vita per colpa di un nostro errore. Potevo capirlo se ti avessi violentata o cosa diavolo ma io e te siamo sempre stati consenzienti su tutto quello che abbiamo fatto. Ci conosciamo alla perfezione, ci vogliamo bene. Cosa c’è di meglio?-

Arianna perse la pazienza. -Appunto, hai detto bene, ci vogliamo bene. Ti ripeto, non ci amiamo, ci vogliamo bene. Un bambino cresce sereno con due genitori che si amano non con due genitori che stanno insieme solo per necessità.

Guardaci, ne siamo l’esempio. Guarda la nostra storia. Tuo padre e mia madre. Siamo una bellissima famiglia anche perché loro si amavano e si amano tutt’ora-

-Si, difatti guarda in che situazione ci siamo infilati…-

-Cosa c’entra? Questo lo abbiamo voluto noi, loro non ci hanno mai insegnato a fare sesso fra fratellastri!-

Gabriele guardò un punto lontano davanti a sé tamburellando sul pavimento con il piede destro.

-Ma perché non possiamo provarci?-

-Provare a fare cosa?-

-A stare insieme- mormorò con voce insicura.

Ci fu un momento di silenzio. Arianna si dovette sedere perché iniziò a girarle la testa.

-Ti rendi conto dell’assurdità che hai appena detto?- lo rimproverò con la testa fra le mani.

Gabriele andò verso di lei. Le si inginocchiò davanti. Di nuovo. Le prese i polsi, lei lo guardò negli occhi.

-Sorella Mia…te lo ripeto. Tu mi conosci come nessuna mai, sono venti anni che condividiamo sorrisi, pianti litigate paure. Anche se spesso siamo stati lontani, ci ha sempre uniti quella consapevolezza dell’esserci l’uno per l’altra così come con Nora. Certo, ultimamente per svariati motivi il nostro rapporto si è rafforzato. Io e te siamo uniti da un legame speciale. Ti prego, valuta la mia proposta….-

Arianna scoppiò in una risata nervosa.

-Cristo!- urlò balzando in piedi – sei come Elisa, non vi rendete conto della situazione! Gabriele tutto quello che hai detto è assurdo, tu vuoi solo rimediare all’errore e il fatto che questo sbaglio tu lo abbia fatto con me, ti rende in qualche modo sollevato. Io non ti ho mai rinnegato per ogni sfumatura del tuo essere. Ti ho sempre accettato per come sei. Non funzionerebbe mai fra di noi. Non ci amiamo. Se non proviamo amore non possiamo trasmettere amore-

Gabriele si alzò e si mise le mani in tasca. Gli tremavano, doveva cercare di gestire la rabbia.

-Mi stai dicendo che da quando abbiamo iniziato la nostra per così dire “storia” ad oggi, i tuoi sentimenti per me non si sono trasformati? Rafforzati? Era iniziato con una scopata e anche ora, dopo mesi, è tutto solo una scopata? L’altra sera quando abbiamo fatto l’amore perché sì, Arianna, sabato scorso io e te abbiamo fatto l’amore, mi sembrava fosse cambiato qualcosa da parte tua. Mi abbracciavi, mi accarezzavi, mi volevi, mi baciavi con un affetto diverso dal solito. Mi hai anche detto che ti ero mancato-

-No, no aspetta, aspetta- Arianna iniziò, come faceva spesso suo fratello, a fare avanti e indietro con le mani nei capelli. – Parli di sentimenti? Fra noi non ci dovrebbero essere sentimenti Gabriele!!!-

Gabriele furibondo scostò la poltrona da ufficio con le rotelle che li divideva che andò a sbattere contro il muro. Prese sua sorella e la fece sedere sulla scrivania divaricandole le gambe. La attirò forte a sé facendole perdere l’equilibrio tant’è che gli si dovette aggrappare alla camicia per non cadere. Con forza la prese per i capelli e la costrinse a guardarlo.

La baciò aggressivo. Arianna tentò di allontanarlo ma non ci riuscì. Rispose sofferente a quel bacio fino a che non fu lui a staccarsi.

-Gabriele lasciami…ho avuto un momento di crisi. Non nego che mi eri mancato. Ma ammetto che è stato solo un episodio- cercò di dire in tono soffuso e poco convincente.

Gabriele tirò un pugno sulla scrivania che la fece sobbalzare.

-Ti prego, calmati…non ti riconosco più!!! Lasciami i capelli, mi stai facendo male!!!- gridò lei spaventata.

Lui mollò la presa cercando di acquisire un minimo di controllo. Non gli capitava da anni di sbottare così con lei, mai come in questi ultimi mesi.

-Quindi affermi che per te sono sempre stato una valvola di sfogo? E dal momento che era un po’ che non scopavi, ti ero mancato?-

-Non sto dicendo questo-

-Allora spiegami, perché non riesco a capirti!- la sua voce era alta e piena di rabbia.

-Ma che cosa vuoi da me Gabriele?- Arianna iniziò ad urlare fuori di sé – prima mi rinneghi, poi mi vuoi ma solo per scopare, poi mi dici che ami Marta e mi butti via come un calzino usato e ora sei pronto a vivere un futuro insieme a me andando su tutte le furie per il fatto che io non mi sono innamorata di te, io non capisco più niente… non ti capisco più!!!-

–Sei tu che mi hai trascinato in questa situazione e non lamentarti se sono così confuso. Perché non mi hai lasciato nel mio brodo? Ero così felice con Marta!!!-

-Nessuno ti ha obbligato a fare tutto quello che hai fatto con me e se comunque lo hai fatto vuol dire che con lei, felice, non lo eri proprio!-

Ferito nell’orgoglio, Gabriele si diresse a passo svelto verso la porta d’uscita e Arianna lo seguì.

-Scusa, sono io il coglione come al solito. Ho sbagliato a lasciarmi prendere dalle emozioni. Ironia della sorte questo gioco che hai iniziato e che hai portato avanti egregiamente senza mai farti sopraffare dai sentimenti, ti è sfuggito di mano e ora guarda come siamo ridotti – sorrise irritato – ora esci da questa stanza, non intendo più discutere con te-

Arianna si bloccò, non voleva andarsene ma Gabriele la prese per il vestito e con una violenta spinta la buttò fuori.

-Guarda che l’unico a cui è sfuggito di mano questo gioco sei tu- gli fece il verso con voce tremante.

-Da ora tu non sei più problema mio. Arrangiati, fai quello che vuoi! Tanto sei sempre stata così: testarda! Ma soprattutto non in grado di accettare i consigli delle altre persone!-

Con un gesto fulmineo, le chiuse la porta in faccia. Il buio del corridoio prese il sopravvento ed un inquietante silenzio riempì il pianerottolo.

Arianna sentì, il magone lacerarle l’esofago e le lacrime esplodere come una fontana.

Si buttò alla porta bussando e gridando.

-Ti prego apri! Non puoi lasciarmi sola in questo momento, non puoi!! Fino a ieri eri pronto a darmi sostegno e ora mi sbatti la porta in faccia!!-

Non sentì alcuna risposta dall’altra parte. Qualche curioso stava già uscendo dalla sua abitazione per vedere cosa stava succedendo.

Con garbo, fece loro segno che era tutto a posto ma quando le porte si richiusero, si accasciò a terra in un convulso e silenzioso pianto.

Tornò a casa distrutta, meno male era in macchina.

Si scaraventò sul letto ancora vestita e riprese a piangere fino a che si addormentò.

Capitolo 61 – INSIEME POSSIAMO FARCELA

***

Gabriele non fece in tempo a girare la chiave nella serratura che le lacrime gli uscirono prepotenti.

Non gli era mai capitato di piangere così tanto nel giro di pochi giorni.

Arianna lo aveva ferito in tutti i modi possibili. Era furibondo, ferito.

Chissà lei però cosa stava provando e vivendo dentro di sé da più di un mese senza avere la possibilità di parlarne con qualcuno. Doveva essere completamente sconvolta, distrutta, disperata ed impaurita e lui la aveva abbandonata al suo destino sbattendole la porta in faccia.

Era arrabbiato con lei ma nello stesso tempo si sentì in colpa per il suo gesto.

Si fece un’ altro caffè ed aspettò un po’ prima di tornare a casa.

Più tardi, molto più calmo e pentito, varcò la soglia di casa.

Entrò nella stanza di sua sorella e la svegliò.

-Ei, scusami- Le carezzò la guancia e lei si destò completamente –Devi essere terrorizzata e scombussolata da morire e se mi ci metto anche io, rischi un esaurimento. Sei confusa quanto lo sono io, e con i miei scatti d’ira ti sto facendo più male che bene. Quando prima mi hai rifiutato senza neanche riflettere sulle mie parole, mi sono sentito morire –

Arianna si sedette sul letto.

-Sono estremamente spaventata da quello che ci sta succedendo e il fatto di intraprendere una relazione con te, in queste circostanze, mi terrorizza ancora di più. Non sono convinta di quello che provo per te come non credo che tu sia convinto di quello che provi per me…-

-Qui si tratta di trovare una soluzione… la vita non ti da mai le cose come le vuoi e non va mai come vorresti tu…- Riprese a carezzarle il volto. – La vita è qualcosa di più grande di noi, il nostro destino non lo conosciamo ma dobbiamo imparare a capirne i segnali- Le si avvicinò ancora di più -Io posso davvero darti tutto quello di cui hai bisogno. Non ti farei sentire infelice neanche per un secondo. Mi farei io stesso carico del peso che comporterà rivelare tutto alla nostra famiglia. Non ti ci farò pensare un attimo. Ti renderò la donna più felice del mondo!-

-E’ impossibile vista la situazione-

-Ci riuscirò-

-Vorrei solo che non fossimo fratelli. Sarebbe tutto più semplice. Forse ci penserei. Forse ci proverei sul serio-

-Io ti voglio bene- Gabriele la baciò. Un bacio dolce, lungo. -Sarei un padre perfetto per lui. Un compagno perfetto per te. Pensa al nostro bambino. Magari avrà i tuoi occhi Arianna... I tuoi bellissimi occhi-

-Magari avrà i tuoi capelli, le tue labbra- sorrise lei carezzandolo.

Si adagiarono sul letto, lui sopra di lei, in un altro lungo bacio.

Gabriele rise.

-Cosa ti fa così ridere?-

-Scusami, non è certo il momento di provare certe “pulsioni” ma non sono riuscito a farne a meno mi sento un pervertito schifoso…-

-E perché mai?- ci piacciamo, è normale che succeda. E’ successo anche a me e non me ne sto vergognando.

-Ma te sei giustificata dai tuoi ormoni in subbuglio- le rispose baciandole il collo. Riprese a strofinarsi su di lei facendola rantolare di piacere. Poi fece serio.

-Tienilo questo bambino Arianna, ti prego. Ce la faremo ad essere felici fidati di me. Guardaci come stiamo bene, come ci completiamo, come ci desideriamo, come ci capiamo…- la supplicò accarezzandola dappertutto.

-Non vale parlarne in questi momenti…- sospirò lei fra un bacio e l’altro.

-E’ in questi momenti invece che tu ti apri di più a me…- continuò senza interrompere le carezze - che riesco a leggere dentro di te… che mi mostri la tua anima, il tuo vero essere. I tuoi occhi, i tuoi gesti parlano per te. Riesco a capire di essere importante… – si insinuò fra le sue gambe - Non ti abbandoni a me solo con il corpo…-

-Stai esagerando…ma mi stai facendo sciogliere dal piacere- ansimò.

-Vedrai che te ne renderai conto. Devi solo ascoltare il tuo cuore-

-Basta, Gabriele!- lo intimò.

Lui si fermò. Le prese il viso con la mano che fino a pochi istanti prima era affondata dentro di lei. Capì da sola l’effetto che ancora lui le faceva.

La fissò negli occhi.

-Tu non riesci a staccarti da me. Ci provi ma non ci riesci. Come io del resto. Questo bambino è la prova che io e te siamo uniti, che dobbiamo stare insieme!-

-Gabriele, non è il momento di parlarne di nuovo…-

-Dobbiamo, invece- si abbassò il pigiama ed in un attimo entrò dentro di lei la quale gli si aggrappò alla schiena affondandoci le unghie.

-Ti ricordi quella canzone che ascoltavamo sempre io te e Nora insieme quando eravamo tristi? Quando qualcosa andava storto? Quando dovevamo farci forza a vicenda? La “Nostra” canzone.

-Non parlarmi di Nora ti prego. Non riesco ad immaginare il male che le faremo…-

-Shhh…non pensarci ora- sussurrò spingendosi piano in lei. Iniziò a cantare.

“We’ll do it all
everything on our own
we don’t need anything or anyone

Ad Arianna si riempirono gli occhi di lacrime. Lui la baciò e poi riprese a cantare.

If I lay here, if I just lay here
would you lie with me
and just forget the world?

-Gabriele – mugolò completamente persa mentre lui si faceva strada fra le sue membra accoglienti-Io ti voglio bene, Dio solo sa quanto te ne voglio- lo baciò. Lui la abbracciò stringendola forte.

Il piacere mentale si fuse con quello fisico e si persero tutti e due l’uno nei baci dell’altro.

-Mi vuoi bene e quindi?- riprese a cantare.

I don’t know where

confused about how as well

just know that these things

will never change for us at all

Lei non era certa di amarlo ma lo voleva. Lo voleva solo per sé, di quello era convinta ed in quel momento lo sentiva forte. Si sentivano forti. Dovevano essere forti.

-Ok, proviamoci. Lo terrò, ma non dire nulla per ora, ok? Andiamo avanti come prima fino a che non ti dirò che sono pronta a parlarne-

Dici sul serio?-

- Si- rispose lei mordendosi le labbra.

-Grazie…è il regalo più bello che tu potessi farmi-

All that I am, all that I ever was

is here in your perfect eyes

they’re all I can see

“Spera solo di non arrivare a pentirtene” impose a sé stessa.

Era felice, era vero ma dentro di sé Gabriele stava anche morendo. Avrebbe avuto un figlio da sua sorella. Avrebbe dovuto lasciare Marta, avrebbe dovuto confessare tutto ai suoi. Avrebbe dovuto affrontare un sacco di problemi. Come avrebbe potuto fare? Stava facendo la scelta giusta? In realtà non aveva scelta. Non poteva “buttare via” suo figlio… ed Arianna. Soprattutto perché in quegli ultimi tempi si era reso conto di provare davvero qualcosa per lei. Non era come quello che aveva provato per Marta fino a poco tempo fa. Era simile a quello…ma vi era anche altro. Desiderio, passione, fuoco. Non sapeva se era amore.

Ma Marta? La avrebbe uccisa, non si meritava questo. Ripensò a loro, alla loro storia, a quanto erano felici prima che si mettesse in quella situazione.

E pianse. Di nuovo. Dal suo piccolo idillio in cui viveva fino a pochi mesi prima, non credeva si sarebbe potuto trovare catapultato in quella orribile realtà. Orribile non del tutto. Aveva Arianna…e loro figlio ma era comunque terribilmente spaventosa.

Capitolo 62 - VERME

***

-Dobbiamo parlare-

-Dimmi-

Marta capì subito che qualcosa non andava. Erano giorni che lo vedeva strano, perso. Quella sera poi aveva gli occhi tristi, gonfi e lucidi. D’un tratto una sensazione di panico la pervase. Si sedette accanto a lui.

Erano soli in ufficio.

Gabriele si chiese solo in quell’istante dopo quanto, dopo quel giorno, la poltrona di Marta sarebbe diventata un posto da occupare. Gli venne da piangere preso dai sensi di colpa. Il magone gli strinse l’esofago e per un momento non riuscì ad emettere parola.

-Non possiamo più stare insieme Marta-

I grandi occhi verdi della ragazza diventarono ancora più ampi, pieni di sorpresa.

-C-cosa stai dicendo? Stai scherzando vero?-

-No-

-Ma ci dobbiamo sposare Gabriele!- gli sbattè davanti la mano tremante con l’anello di fidanzamento –ci dobbiamo sposare, me lo hai chiesto tu!- la sua voce era un filo tremulo.

-Lo so…- Gabriele non riusciva a guardarla in faccia. Sentiva le lacrime pungergli gli occhi.

-C’è un’altra?-

Non rispose.

Marta con uno strattone lo convinse a guardarla.

-C’è un’altra vero?- gli occhi le si riempirono di lacrime che presto scesero come cascate lungo il suo bellissimo viso candido ed il trucco mischiato ad esse iniziò a formare righe nere sulle guance perfette.

Gabriele scoppiò a piangere, la abbracciò fino a farle affondare il viso nella sua spalla quasi volesse soffocarla. Lei sfogò in singulti incontrollati.

-Scusami, scusami- rantolò lui.

Marta lo abbracciò ancora più forte.

-Sono disposta a perdonarti ma ti prego non lasciarmi, ti prego! Lasciala perdere!-

-Non posso…-

Si staccò da lui.

-Non puoi? E butti via tutti questi anni e tutti i nostri progetti per una infatuazione? Gabriele ma stai scherzando?

-Non è proprio così-

-Allora spiegami- d’improvviso sentì il bisogno di sedersi e lo fece. Smise di piangere e prese un respiro profondo.

-E’ incinta…-

-Coooooosa???- urlò Marta con tutta la voce che aveva – si accasciò sulle sue stesse ginocchia con la testa fra le mani quasi a volersi strappare i capelli - Gabriele ma che cazzo mi stai dicendo? –

-Marta, io… –

-Maledetto bastardo come hai potuto…ma quando diavolo l’hai conosciuta e quando cazzo scopavate se la maggior parte delle giornate le passavi con me!- sbiascicò in preda ai singhiozzi senza alzare la testa.

Gabriele vicino a lei piangeva ininterrottamente. Si sentiva uno schifo, senza rendersi conto aveva distrutto la vita alla ragazza che aveva amato di più al mondo, alla ragazza che lo amava più di ogni altra cosa. Doveva essere lei la sua futura moglie, la madre dei suoi figli. Ora era solo una donna dal volto nero e dal cuore a pezzi. Non se lo meritava. Era uno stronzo. Si asciugò le lacrime e riprese a parlare.

-Ascolta…-

Cercò di prenderle la mano ma lei si ritrasse nervosa.

-Non ti avvicinare verme, e soprattutto piantala di piangere sensi di colpa!!-

Marta indietreggiò con la sedia, Gabriele si fermò. Alzò la voce quasi per rimproverare e punire sé stesso, quasi per far sapere a tutto il palazzo che razza di verme infame fosse.

-Vuoi sapere quando lo facevamo? A casa mia. La sera, prima o dopo che uscivamo insieme io e te o quando i nostri genitori non erano in casa!!- le parole gli uscivano rotte dai singhiozzi. Si fermò ansimante per riprendere fiato.

Marta a quel punto gridò ancora più forte. Stavolta si alzò dalla sedia come una furia e lo colpì forte sul viso.

-Stronzo, stronzo pervertito del cazzo! Come hai potuto farmi questo! Con quella troia di tua sorella! Come avete potuto! Cosa ho fatto per meritarmi questo?- Marta lo colpiva ripetutamente con calci, pugni, graffi fino a che lui non riuscì a fermarla prendendola per i polsi.

Per un momento si guardarono tutti e due con il fiato corto. Lei per un attimo si calmò.

Gli prese il viso e lo baciò teneramente. Nel modo in cui sapeva fare lei. Nel modo in cui lo faceva impazzire.

Gabriele si lasciò andare stringendola forte. Marta lo portò più vicino a sé e fino a sedersi sulla scrivania. Gli cinse la vita con le gambe ed iniziò a spogliarlo. Lui inerme si lasciò fare. Non avrebbe più rivisto né sentito quel corpo tenero e caldo.

Le baciò il collo fino a scendere sul seno. Le slacciò la camicetta e lei si appoggiò con entrambe le mani sulla scrivania portando la testa all’indietro sospirando. Gabriele la spogliò dell’indumento e la adagiò sul piano freddo. La svestì di tutti gli abiti fino a lasciarla completamente nuda.

Era una visione quasi angelica. Così candida, fine e perfetta. La prese per le spalle la avvicinò a sé e la baciò. Da quanto tempo non faceva l’amore con lei completamente perso in lei. Le carezzò delicatamente la schiena assaporandola quasi accarezzando ogni sua singola vertebra. La respirò completamente.

-Marta…. –

Lei gli tolse la camicia e adagiò il suo esile petto a quello del suo fidanzato fino a sentirne il cuore pulsare.

Lo baciò di nuovo e gli slacciò i pantaloni. In un attimo si unirono.

-Marta, perché riesci a volermi ancora dopo tutto questo?-sospirò lui.

-Perché ti amo…-

Si spinse molto lentamente dentro di lei rabbrividendo. Marta lo prese per i capelli e gli diede un altro bacio.

In quel momento paragonò le due ragazze a due case. Arianna era la casa nuova mentre Marta la casa di una vita. La casa piena di ricordi. La casa in cui anche dopo anni, se ci ritorni sarà sempre lì ad aspettarti per ridarti sempre le stesse emozioni meravigliose. In quel momento come un infame si dimenticò anche di Arianna e di loro figlio.

Assaporò soltanto, dopo tempo, la sua Marta. La Sua cara Marta che non avrebbe più riassaporato.

Una volta colmati i loro piaceri, non si staccarono subito. Stettero per un po’ uniti in silenzio.

-Perché non la fai abortire?-

Gabriele si tolse da lei. Non rispose. Guardò basso per nascondere i suoi occhi scuri da quegli occhi verdi che oramai sapevano leggere alla perfezione dentro di lui.

Si rivestì dei pantaloni.

Marta allora capì tutto.

-Ti sei innamorato di lei-

Lo sguardo ed il silenzio del suo oramai ex ragazzo le diedero la risposta.

Scese completamente nuda dalla scrivania e andò davanti a lui.

-E’ incredibile. Sei riuscito a scopare con me due secondi fa ed ora mi dici che sei innamorato di lei.-

Gli tirò uno schiaffo talmente forte da fargli girare la faccia.

Gabriele si mise sconfortato una mano sulla guancia colpita vergognandosi sempre di più di sé stesso.

-Sei una merda, mi fai schifo!-

Si sfilò l’anello di fidanzamento e si diresse verso il bagno. Lo avvolse in un po’ di carta igienica e lo buttò nel gabinetto poi, tornò in ufficio per rivestirsi.

Gabriele seguì tutti i rumori senza mai girarsi.

–Addio, Verme. Non ti voglio più vedere. Tieni lontana la tua famiglia da me. Mi spiace solo per il dispiacere che arrecherete ai vostri genitori e a Nora-

-Marta- Gabriele la prese per le spalle e la girò verso di sé –ti chiedo troppo se ti supplico di non raccontare niente a nessuno…per ora?-

Marta si infuriò.

-Come puoi pretenderlo? Prima mi uccidi e poi mi chiedi di tenerti la parte? Ma che infame…-

Gabriele abbassò la testa sconfortato.

-Racconterò che ci siamo lasciati ma non il motivo. Solo perché io ancora ti amo e nonostante tutto quello che mi hai fatto, l’idea di farti un torto mi fa peggio di tutto questo-

-Cristo Marta!- esclamò Gabriele coprendosi il volto per non farsi vedere piangere.

- Ci penserà qualcuno o qualcosa a far girare la ruota. Tutti i mali tornano indietro. – Gli diede di nuovo le spalle – vorrei tanto essere lì quando lo racconterete ai vostri genitori. Una vita di sacrifici, una vita in cui vi hanno dato tutto oltre l’amore e guarda come li ripagate…-

-Ti ho tanto amata… ci siamo tanto amati… mi perdonerai mai?-

Marta non gli rispose. Si chiuse la porta dietro le spalle e quella fu l’ultima volta che i due si rivolsero la parola se non per questioni prettamente burocratiche dove comunque, molto spesso lei si faceva rappresentare da una terza persona.

Capitolo 63 – SAREMO MAI FELICI?

***

-Ti va domenica di scappare insieme? Io e te…-

Arianna guardò suo fratello leggermente stranita.

-Scappare? Dove? Ma che diavolo stai dicendo?-

Gabriele si sedette sul divano accanto a lei –Ti porto alle terme domenica. Hai bisogno di rilassarti. E dobbiamo anche parlare di molte cose-

Lei sorrise – Va bene!-

-Ei…- le prese la testa facendo in modo che si girasse a guardarlo –non buttarti giù-

-Ti sembra facile-

-Ce la faremo, vedrai-

Lei fece spallucce ma non rispose. Lui le si mise dietro e cominciò a massaggiarle la testa sperando di rilassarla.

-Ho paura sai?-

-Anche io ne ho e tanta…- le baciò la tempia –però stai pur certa di una cosa: ci penserò io a proteggerti, anzi, a proteggervi. Ora la vostra felicità è l’unica cosa che mi interessa- Le mise una mano sul ventre e lei intrecciò le dita alle sue.

-Grazie di essermi vicino …. scusa se te lo chiedo ma… hai parlato con Marta?-

-No- mentì.

-Ti chiedo solo una cortesia Fratello Mio-

-Dimmi tutto…-

-Aspetta ancora un attimo a dirglielo, ok?-

-Perché?-

-Fammi questo favore senza chiedermi spiegazioni, ti prego-

-Va bene, come vuoi.- Mentì, di nuovo.

Per fortuna Arianna da quella posizione non lo poteva vedere ma Gabriele stava quasi per mettersi a piangere.

Ricacciò indietro il magone mordendosi entrambe le labbra e riprese a massaggiare la testa di sua sorella.

Capitolo 64 – INGANNO

***

Arianna si trovava sdraiata sul lettino della ginecologa del consultorio.

Era una ragazza giovane, sembrava sui 30 anni. Praticamente quasi la sua età. Un po’ la rincuorava questa cosa. La sentiva più vicina.

La sua professionalità ed il suo outfit le davano comunque qualche anno in più.

Non era molto alta ma indossava dei sandali neri con un tacco vertiginoso. Le unghie dei piedi erano laccate di rosso come quelle delle mani, in tinta con il rossetto.

I suoi capelli rossi e ricci erano legati all’indietro da una matita ed i suoi occhi azzurri sembravano due fari in una notte buia.

In silenzio le passava l’ecografo sulla pancia infreddolita dal gel e pigiava tutti i tasti del pc prendendo misure o solo Dio sa cosa. Non vedeva l’ora di rivestirsi.

-E’ incinta di quasi otto settimane- affermò con una vocina da bambina.

-Posso fare l’interruzione con la pillola?-

La dottoressa stampò un foglio.

-No- rispose sospirando – purtroppo per Lei l’interruzione con la pillola la si può fare entro la settima settimana. Lei è fuori termine, deve per forza fare l’intervento chirurgico-

Si sentì morire. Andare sotto i ferri per la prima volta, da sola, in quella circostanza la terrorizzava.

-Questa è la prescrizione per gli esami del sangue-

Le diede un altro foglio.

-Questo invece è il numero dello psicologo. Questa settimana dovrebbe avere dei buchi-

-E’ necessario il colloquio con lo psicologo?- chiese lei un po’ contrariata.

-Glielo consiglio- rispose la dottoressa guardando delle carte che aveva fra le mani.

Alzò poi la testa guardando Arianna finalmente negli occhi per qualche secondo.

I loro sguardi si incrociarono per un attimo. Si accorse solo in quel momento di quanto era impaurita quella povera ragazza dagli occhi grigi.

-Non è facile per noi donne affrontare queste situazioni, lo so bene. A volte bisogna affidarsi a qualcuno di più grande di noi anche solo per stargli davanti e piangere o gridare o rompere qualcosa o semplicemente stare in silenzio-

Le prese la mano fredda e sudaticcia.

-Arianna… proprio per questo Le consiglio lo psicologo. Non può affrontare questa cosa da sola-

-Ho paura che cerchi di farmi cambiare idea- mugolò impaurita.

-Se è arrivata fin qui… è difficile che qualcuno potrà farLe cambiare idea-

Arianna non rispose.

-Io ho finito. Arrivederci- Si strinsero la mano e abbandonò lo studio medico.

Capitolo 65 – LA DECISIONE GIUSTA

***

Il giorno seguente, di mattina presto si recò a fare gli esami del sangue e poi di corsa al lavoro. Per tutto l’arco della giornata non pensò a null’altro che alle attività che la impegnavano in quel momento.

“Non farti venire dubbi su quello che stai facendo, è la cosa giusta per te e anche Gabriele lo capirà. Lui deve sposare Marta, è lei che ama”

Già, Gabriele...chissà cosa succederà quando lo verrà a sapere.

Fino a pochi giorni prima gli aveva detto che lo avrebbe tenuto. Quel sorriso che gli aveva visto in volto era uno dei sorrisi più belli che le avesse mai rivolto. Come poteva tradirlo così? Non lo meritava. Eppure lo doveva fare.

Quando era con lui, quando erano nella loro bolla, tutto sembrava perfetto.

Ma la realtà era diversa, c’erano i loro genitori, la loro sorellina, Marta e i loro amici. Tanti elementi che li staccavano. Aveva paura. Di troppe cose.

Scacciò via i pensieri ripetendosi il suo mantra.

“Non farti venire dubbi su quello che stai facendo, è la cosa giusta per te e anche Gabriele lo capirà”

“Non farti venire dubbi su quello che stai facendo, è la cosa giusta per te e anche Gabriele lo capirà”

“Non farti venire dubbi su quello che stai facendo, è la cosa giusta per te e anche Gabriele lo capirà”

“Non farti venire dubbi su quello che stai facendo, è la cosa giusta per te e anche Gabriele lo capirà”

Due giorni dopo lo psicologo era pronto a riceverla. Per fortuna riuscì a fissare un appuntamento dopo il lavoro.

Il colloquio fu stranamente piacevole.

Il dottore era un uomo dagli occhi molto dolci. Si mostrò comprensivo e non tentò di farle cambiare idea. Le propose solo alcune alternative su cui, solo se lei avesse voluto, avrebbe potuto riflettere.

-Se è per i soldi, Le dico subito che disponiamo di sussidi per ragazze madri-

Arianna sorrise a quelle parole e, senza sapere il perchè, decise di raccontargli tutta la sua storia. Forse quegli occhi buoni la rassicuravano talmente tanto che non aveva paura di essere giudicata.

Si liberò di questo peso che aveva condiviso solo con la sua migliore amica la quale non la aveva mai appoggiata né la stava appoggiando ora che ne aveva più bisogno.

Lo psicologo ascoltò tutto attentamente senza fiatare.

-Lei ha tutte le ragioni morali per portare avanti la decisione che ha preso. L’unica cosa che potrei rimproverarle è il fatto che sta tenendo il padre del bambino all’oscuro di tutto. Lei ha quasi trent’anni e si presume una maturità tale per prendersi la piena responsabilità di quello che sta facendo. Dovrebbe avere anche la maturità di affrontare suo fratello-

Si alzò dalla sedia e prese a camminare per la stanza. Era alto e molto magro.

-Il nostro consultorio offre un servizio particolare per i casi come i suoi- mi ha detto che di questa storia o meglio, della sua decisione di interrompere la gravidanza, ne è al corrente solo la sua amica che, a quanto pare, non è disposta ad appoggiarla. Lei sa che dopo un’interruzione di gravidanza che è, a tutti gli effetti un intervento, non può lasciare l’ospedale da sola ma ha bisogno di qualcuno che la accompagni a casa?-

Arianna abbassò la testa. Già, non ci aveva pensato. La rialzò e guardò il dottore. Lui si girò a sua volta verso di lei.

-Abbiamo un gruppo di volontari che accompagnano anziani e ragazzi impossibilitati a fare esami e visite. Se vuole posso metterle a disposizione qualcuno. Ovviamente con il massimo rispetto della privacy-

“Perfetto” pensò lei. “Andrò ad abortire accompagnata con la manina da un ragazzo brufoloso appena uscito da scuola con il chewingum e gli auricolari alle orecchie”

-Se vuole- riprese il dottore – può incontrare prima questa persona. Giusto per conoscervi-

-No, grazie. Accetto volentieri la persona ma non mi interessa conoscerla-

Il dottore si risedette alla scrivania per stampare il certificato della visita e il consenso della ragazza all’interruzione della gravidanza. Le porse i fogli.

-Ora può andare, e se dopo avrà bisogno di aiuto e sostegno, ci contatti –

Arianna gli sorrise freddamente.

-Grazie, arrivederci-

Una volta chiusa la porta dietro di sé, tirò un sospiro di sollievo. E anche il secondo step lo aveva superato.

“Non tornare indietro”

Capitolo 66 – MENZOGNE

***

I giorni precedenti all’intervento li passò come un fantasma.

Cercava di occupare la mente e di non cedere succube ai sempre più evidenti sintomi di gravidanza che la facevano sudare freddo, che la facevano sentire uno straccio, che le facevano venire la nausea a tutte le ore. Non credeva si potesse stare così male. Pensava fossero solo dicerie di donne esagerate. Invece si trovava sempre più spesso a doversi fermare o a doversi sedere per non cadere a terra.

Nessuno si era accorto del suo stato. O forse chi sospettava, non aveva il coraggio di chiedere. L’abbozzo di pancia lo riusciva a mascherare bene con indumenti larghi. A quello stadio poteva benissimo essere confuso con un po’ di gonfiore addominale.

A casa era dura. Gabriele approfittava dei momenti liberi per carezzarle la pancia.

Lei doveva fingere entusiasmo ed indifferenza davanti a lui, davanti ai suoi occhi spaventati ma felici, consapevole del male che gli avrebbe fatto di lì a poco.

Una sera la aveva torturata con il libro dei nomi. Arianna non ne poteva più. Si sentiva male solo a guardare foto di bambini, a leggere il significato di ogni singolo nome.

“Alessandro o Gloria”

Spesso Gabriele pensava a Marta. Nelle ultime due settimane aveva cercato di chiamarla per sapere come stava ma era irraggiungibile. Aveva anche provato ad andare sotto casa sua.

La aveva vista uscire di casa con il cane. Chissà quando lo aveva preso.

Non la aveva raggiunta però. Temeva una catastrofe. Per fortuna i loro rispettivi genitori non si erano mai incontrati in tutti quegli anni. Prima di poter riaffrontare Marta, avrebbe dovuto far trascorrere un po’ di tempo.

Quella sera tornò a casa piangendo. Ripensò a quando aveva chiesto a Marta di fare un figlio dopo il matrimonio. A quegli occhi verdi dolci e felici che ora aveva visto da lontano, cupi e tristi.

“Mi faccio schifo”.

Capitolo 67 – L’ULTIMO ABBRACCIO

***

Arianna prese il primo giorno di ferie per il pre ricovero dove le fecero tutti gli esami necessari.

Quella mattina non potè mangiare quindi ne approfittò per stare a letto una mezz’oretta in più.

Tutti erano già usciti. Era sola in casa e sarebbe stata sola anche dopo. Perché Elisa la aveva abbandonata?

“Eli, venerdì ho il pre ricovero. Ho bisogno di qualcuno, ti prego accompagnami da sola non riesco ad affrontare tutto”

Nessuna risposta.

La sua amica la aveva abbandonata.

Di fretta e furia le infermiere la girarono e rigirarono come un sacco di patate. Elettrocardiogramma, visita ginecologica, visita anestesiologica.

Le ore le scorsero davanti agli occhi alla velocità della luce. Il tempo si fermò solo quando il medico le fissò la data dell’intervento. Esattamente quattro giorni dopo. Facendo i calcoli, quel giorno sarebbe più o meno dovuta essere intorno alla decima settimana.

Uscì dall’ospedale stordita. Si sedette al bar a bere un cappuccino e a mangiare una brioche. Lo stomaco le brontolava dalla fame e la testa le girava un po’ per la gravidanza, un po’ per il turbine di emozioni che la stavano pervadendo.

Scrisse un altro messaggio ad Elisa.

“Ciao, tutto bene. Ho l’intervento fra quattro giorni dalle 8.00 di mattina. Gabriele non sa nulla.”

Detestava le persone che facevano colazione al bar da sole. Le sembravano sfigate. Piuttosto lei non avrebbe mangiato. La colazione al bar per lei era sempre stata un’occasione per bivaccare con amici o parenti. Non aveva senso farla da sola. Quel giorno si sentì esattamente come una di quelle persone. Sola e sfigata seduta tristemente al tavolino, a mangiare cappuccio e brioches e provò pena per sé stessa.

Nascose tutte le carte in borsa e girò per la città fino all’ora in cui di solito tornava a casa dal lavoro. Passò in rassegna ogni negozio del centro ma non si ricordò nulla di quello che vide. La sua mente era annebbiata da mille paure.

Tornò a casa più tardi del solito ed incrociò Gabriele che era anch’esso rincasato a quell’ora. Erano un paio di sere che Gabriele tornava a casa in orari inusuali. Stanco morto mangiava e andava subito a coricarsi senza prima però, ovviamente, aver salutato prima lei e poi il loro bambino. Quelle dita che dolcemente la accarezzavano per lei erano lame taglienti.

Anche se era estremamente impaurito, Gabriele stava affrontando egregiamente la situazione mentre lei lo stava tradendo.

“Sono un’ infame, merito di bruciare all’inferno per tutto quello che sto facendo”

Entrò in cucina dove lui stava mangiando da solo la sua minestra riscaldata con uno sguardo pensieroso.

Sentì un nodo allo stomaco, non sapeva bene il perché ma quell’immagine le fece una gran tenerezza. Si avvicinò a lui, gli si sedette a fianco e gli carezzò una mano.

Lui le sorrise teneramente –Come stai?-

Ad Arianna venne da piangere. Non riuscì a trattenere due lacrime.

-Eì- Gabriele le carezzò una guancia –Ci sono io con te-

Lei annuì. Gli strinse forte la mano. Non ebbe il coraggio di dirgli che era andata al consultorio quel pomeriggio.

Si alzò e si rifugiò nel buio del corridoio per piangere lacrime amare. Pensò a Marta, per la prima volta. Dopo averla maledetta per anni, ora si sentiva in colpa nei suoi confronti.

“Lei non lo verrà mai a sapere. Finito tutto, si sposeranno come era previsto“

Nel giro di pochi giorni era e sarebbe riuscita ad “uccidere” tre persone e un po’ anche sé stessa.

Dopo che ebbe cenato, Gabriele raggiunse il resto della famiglia in sala e poco dopo si aggiunse anche lei.

Chi leggeva, chi guardava la televisione.

Conversarono per una mezz’oretta. Nora, che stava guardando un film in TV si irritò per il vociferare che la disturbava e andò in camera sua.

Anche Milena andò in cucina a preparare la solita tisana e Tommaso salì in camera per andare a dormire.

Si ritrovarono loro due soli sul divano.

Arianna si rannicchiò al fianco di suo fratello e lui, con il braccio sinistro la circondò in un tenero abbraccio.

Il suo petto era caldo, il respiro leggero. Si godette quel bellissimo momento fra di loro. Molto probabilmente l’ultimo.

-Vado al bagno-

In realtà uscì a fumare.

Non fece in tempo a fare un tiro che subito Gabriele gliela strappò di mano.

-Sono giorni che ti tengo d’occhio qua a casa e non sono mai riuscito a sgamarti, ma ora sì! Lo sai bene che nella tua situazione è vietato fumare!-

-Dai per piacere, solo un tiro-

-Lo intossichi così! Urlò indicandole la pancia. Quante sigarette ti fumi al giorno? Pensavo che il buon senso da quasi trent’enne ti avesse imposto di smettere-

-Non urlare cretino!! Non sono ancora così tanto vicina ai trenta e soprattutto sono cazzi miei!-

-Veramente sono cazzi nostri stupida! Ti prego Arianna non farti e non fargli del male. Non fumare più!-

Arianna consegnò inerme il pacchetto di sigarette a suo fratello.

“Questo del fumo sarà il male minore” pensò.

Capitolo 68 – NON TORNARE INDIETRO

***

Il giorno dell’intervento si trovò al consultorio per conoscere il suo accompagnatore/accompagnatrice.

Era un ragazzo, forse un po’ più grande di lei. Alto, cicciottello con i capelli ricci neri e gli occhiali. Aveva un viso simpatico. Si presentò a lei con un bel sorriso ma era talmente agitata che dimenticò immediatamente il suo nome.

Salì sulla Panda mezza rotta. I sedili erano scomodi e bassi. Puzzavano di muffa.

Si chiese se era obbligata a fare conversazione.

Il ragazzo accese il motore e con un rombo assordante partì.

Inserì l’autoradio e iniziò a cantare delle canzoni in spagnolo.

Arianna lo osservò sorridendo. Non era come lo aveva immaginato. Per fortuna. Ma su una cosa ci aveva azzeccato. Il chewingum.

Appoggiò la testa al sedile e guardò davanti a sé. Faceva un caldo troppo umido per essere mattina presto e il cielo prometteva un forte temporale.

Arrivarono all’ospedale in un batter d’occhio.

Subito venne accolta da quell’odore orribile di disinfettante. Le prese un capogiro con tanto di attacco di nausea. Si aggrappò al ragazzo che la sorresse e la fece sedere un attimo sulle sedie della sala d’attesa. Andò a prenderle un bicchiere d’acqua fresca.

-Grazie- Arianna non era ancora riuscita a guardarlo negli occhi dopo la presentazione. Perché poi? Era uno sconosciuto che non avrebbe mai più rivisto.

Dopo qualche minuto si recò all’accettazione per compilare tutte le carte necessarie. L’infermiera fece accomodare il suo accompagnatore in una saletta mentre lei entrò in un’altra.

Consegnò il malloppo di scartoffie ad un infermiera attempata dai capelli corti ed il rossetto fucsia.

Come da istruzioni si fece trovare digiuna, senza anelli, orecchini, bracciali e collane.

Si sentiva tremare per l’agitazione. Nonostante il caldo iniziò a sentire freddo. Era buio per essere mattino, i tuoni rimbombavano in lontananza.

La fecero accomodare nella stanza n° 10.

Appoggiò sul comodino la borsa contenente il necessario per il pre e post intervento. Mise la borsetta nell’armadietto spense il telefono.

Arrivò subito un’ altra infermiera con in mano una camicia da ospedale, la fece spogliare e la aiutò ad indossarla. Era larga ruvida e fredda. Solo in quel momento si accorse della sua compagna di stanza; una bella donna, straniera forse rumena. Le sorrise. Chissà se anche lei era lì per lo stesso motivo. Si vergognò terribilmente di sé stessa e le diede le spalle.

Si sedette sul lettino. I suoi piedi non toccavano terra., si sentiva una bambina sola ed impaurita.

Si portò le mani in grembo. Rimase sola con quell’esserino.

Quando aveva visto l’ecografia la prima volta, era solo un puntino ed era talmente terrorizzata che il rumore del battito del cuore di suo figlio non lo aveva quasi sentito.

Quella mattina stessa, pochi minuti prima, girò la testa dal lato opposto del macchinario.

Non lo voleva vedere. Sapeva benissimo che forma aveva a quello stadio e non lo voleva assolutamente vedere.

Non sarebbe comunque tornata indietro nella sua decisione ma l’idea di vedere quella creaturina a cui stava togliendo la vita non le piaceva.

Cercò di scacciare dalle orecchie il suono del cuore di quell’embrione che fra poco non avrebbe più battuto. Un povero essere che non aveva il diritto di nascere. Ma per chi non lo aveva? Solo per lei.

“Perché hai scelto me?” gli chiese fingendo una ipotetica conversazione. “Meritavi un’altra mamma, una persona, non un verme come me che sta per distruggerti”

Chissà se era destinato a diventare maschio o femmina. Il magone iniziò ad impossessarsi di lei, strinse gli occhi e le lacrime scesero a rigarle il viso.

“Scusa” seppe dirgli a bassa voce prima di aggrapparsi al lettino e riprendere fiato. Fece qualche respiro profondo e si asciugò il volto.

La stessa infermiera dal rossetto accecante entrò in stanza. Le spiegò di fretta e a grandi linee come si sarebbe svolto l’intervento e le porse due pastiglie.

-Servono per ammorbidire il collo dell’utero-

Arianna fece per ingoiarle ma l’infermiera la fermò.

-Non mi ha ascoltata? Sono da inserire, non da ingoiare. Devo anche spiegarle dove vanno messe?-

-Quello è chiaro!- Sbuffò- Razza di megera maleducata!- Brontolò a bassa voce.

Si trascinò giù dal letto e si diresse in bagno per eseguire l’operazione. Guardò per un attimo quelle pastiglie. Inserendole avrebbe dato inizio a quell’omicidio.

“Non pensarci, fallo! Non è difficile. Non scappare. Sei arrivata fino a qui. Non sarai una brava mamma. Tu questo bambino non lo vuoi. Non vuoi perdere il rispetto dei tuoi genitori. Fallo.”

Chiuse gli occhi e infilò le pastiglie. Corse immediatamente fuori dal bagno e si sedette sul letto a gambe strette quasi con la paura che il suo corpo rifiutasse la sua decisione.

“Alla fine è per la tua famiglia che lo stai facendo. Per non arrecare loro dispiaceri, per non creare incomprensioni, per non vedere gli occhi delusi dei tuoi genitori, per non perdere il loro rispetto. Per fare in modo che Gabriele si sposi con la donna che davvero ama, per continuare a vivere normalmente, come sempre” Richiuse gli occhi e si sdraiò sul lettino, spense il cervello fino a che non arrivò ancora un’altra infermiera a dirle che sarebbe stata la terza.

-Quindi quanto dovrò aspettare?-

-Se tutto va bene, un’ora o un’ora e mezza- rispose distrattamente la giovane mentre annotava qualcosa sulla cartella. Girò velocemente i tacchi e saltellò via.

Scese dal lettino per controllare la situazione. Altre ragazze come lei erano sedute in corridoio. Facevano conversazione fra di loro come se fossero al bar. Guardò la sua compagna di stanza. Stava leggendo un libro.

Tornò sul letto. Non ci aveva pensato, doveva leggere un libro per occupare il tempo? Certo, magari la avrebbe aiutata a non pensare. Pensò a Gabriele: chissà cosa stava facendo in quel momento. Ed Elisa?. Non si erano più sentite. Chissà se le aveva scritto un messaggio. Oramai aveva spento il telefono.

Si ricordò di avere in borsa l’ I Pod. Lo accese ed ascoltò un po’ di musica. Per una ventina di minuti si addormentò.

Venne svegliata da dei forti dolori al ventre.

Saltò seduta sul letto. Le pastiglie stavano facendo effetto. Il suo cuore prese a martellare. L’agitazione si fece padrona di lei. Si guardò intorno, la sua compagna di stanza era sparita. Nel panico uscì dalla stanza.

Incrociò subito una dottoressa che la rassicurò dicendole che i dolori erano normalissimi e di chiamarla se si sarebbero fatti insopportabili.

Passò il tempo che la separava dal suo turno guardando fuori e ascoltando il rumore della pioggia per non pensare a Gabriele, che ignaro magari stava già chiedendosi se fosse maschio o femmina, ad Elisa, che in quel momento la stava maledicendo, e a quel ragazzo, che la sarebbe poi dovuta venire a prendere per riportarla a casa.

Aveva fame e nello stesso momento aveva la nausea. Sudava freddo e le gambe le tremavano. Il cuore non smetteva di picchiarle sullo sterno. Guardò l’orologio. Se tutto stava andando bene, mancava circa un’ora al suo turno.

Per tutto il tempo stette sdraiata sul letto freddo e ruvido a fissare attonita il soffitto. Si dimenticò anche dei dolori.

Finalmente sentì il rumore metallico di una barella dirigersi verso di lei.

Come un automa, aiutata dall’infermiera, vi si sdraiò sopra e si diressero in sala.

Capitolo 69 – SOLA

***

La sala operatoria era proprio la classica sala dei film. Senza la musica però.

Sdraiata, con la vestaglia e la cuffietta ascoltava il via vai di infermieri e dottori attorno a lei e ne osservava il riflesso nella grande lampada metallica posizionata sul soffitto. Tremava.

-E’ abbastanza grandino, Signorina. E’ sicura di volere l’anestesia locale. Io consiglierei la totale–

-Sì- rispose secca. Era una sorta di punizione nei confronti di sé stessa. Si sarebbe sentita meglio sentendo più dolore.

L’intervento iniziò. Arianna chiuse gli occhi cercando di pensare ad altro ma i dolori che sentiva non le permettevano di concentrarsi. Erano insopportabili, avrebbe voluto accanto a sé qualcuno o qualcosa in cui affondare le unghie.

Cercò di prendere dei respiri profondi per calmarsi.

-Cerchi di muoversi il meno possibile…-la rimproverò il chirurgo.

“E’ abbastanza grandino” le aveva detto poco prima.

Si ricordò dell’ecografia fatta poche ore prima. Come sbalzata indietro nel tempo, ora era lì e al contrario di quello che aveva fatto nella realtà, fissava il monitor. Lo vedeva, quel piccolo esserino indifeso, galoppante nel suo ventre, sicuro e protetto.

Aveva l’abbozzo degli gli occhi, le manine fronte al volto. Forse i piedino ancora non si erano formati del tutto. Si era svegliato/a insieme a lei quella mattina. Ma si poteva già svegliare? Impossibile, forse era ancora troppo piccolo. Il cuore già batteva come un tamburo.

Forse in quel momento non più.

Voleva piangere, le lacrime le rigavano il viso ma doveva stare ferma. Affondò le unghie nel palmo delle mani e si torturò le labbra fino a sentire il sapore del sangue.

Non c’era nessuno con lei a tranquillizzarla, a tenerle la mano. Solo un’infermiera che ogni tanto le asciugava la fronte e il volto senza dirle una parola.

Passò un’interminabile mezz’ora.

Quando finalmente fu portata un camera sua e venne lasciata sola, si addormentò. Tramortita ed esausta.

Non sognò nulla ma si svegliò piangendo.

Qualche ora dopo firmò le carte per l’uscita.

Fu difficile rivestirsi. I dolori post intervento erano molto forti ma si ordinò di comportarsi come se nulla fosse accaduto. Voleva uscire da quell’ospedale al più presto possibile.

Ad aspettarla, il volontario dal chewingum in bocca.

La vide arrivare pallida, vuota nel corpo e nell’anima.

-Ti porto a mangiare qualcosa-

Arianna annuì. Non aveva molta fame ma non riusciva a stare in piedi. Il ragazzo la prese sottobraccio e la accompagnò alla caffetteria al piano di sotto.

Il temporale fuori non era cessato, era sempre più buio e i tuoni sempre più forti. Il ragazzo leggeva una rivista mentre Arianna mangiava con gusto la sua pastasciutta panna e prosciutto.

Meno male che non aveva molta fame.

Finito di mangiare, il ragazzo pagò il pranzo.

-Non dovevi pagare tu!-

-Mi ha fatto piacere farlo. Ti riporto fino a casa?-

-No, ho la macchina al consultorio, portami lì, grazie-

Risalirono su quel veicolo puzzolente.

Quando scese dalla vettura, il ragazzo la fermò. Le consegnò un bigliettino.

Lo aprì; era il suo numero di telefono scritto dietro allo scontrino del pranzo.

-Quando sarai a posto là sotto chiamami, potremmo uscire insieme- Le fece l’occhiolino masticando vigorosamente la cicca. Chissà se era ancora la stessa della mattina.

Arianna non rispose. Scese dalla macchina e, nel primo cestino buttò il biglietto sperando di essere vista.

Oramai era pomeriggio. Per tirare l’ora in cui solitamente tornava a casa dal lavoro mancava ancora un’ora e mezza. Decise di nuovo di girare per i negozi della città.

Le luci bianche e forti dei negozi le ricordavano quella lampada nella sala operatoria puntata su di lei.

Doveva assolutamente scacciare quel pensiero.

Si ricordò solo in quel momento che il suo telefono era rimasto spento.

Lo accese velocemente sperando tanto di trovare una chiamata della sua amica Elisa.

Nulla.

Quel giorno nessuno l’aveva contattata. Quasi come se, inconsciamente, tutti sapessero cosa fosse andata a fare.

Nella sua stanza, pensava e ripensava a come affrontare l’argomento con suo fratello.

Si sentiva terribilmente in colpa per suo figlio, ne piangeva ogni giorno e quel giorno stesso pianse ancora di più ma era sempre più convinta di aver fatto la cosa giusta.

“Ci piangerai su per un po’, è normale, non sei andata a comprare delle caramelle ma vedrai che tutto passerà. Hai solo bisogno di tempo”

Da due mesi a quella parte aveva dovuto affrontare solo situazioni scomode e terribili da sola in cui oltretutto ci si era messa lei stessa.

Capitolo 70 – UNA BELLA SORPRESA

***

Sorella hai impegni domani sera per cena?

-No, perché?-

-Ti va di andare a mangiare qualcosa insieme, se stai bene?-

-Si-

-Sei di malumore oggi?-

-No-

-Ei, guardami- Gabriele la costrinse a guardarlo –Che c’è?-

-Nulla, nulla, scusami- cercò di sorridergli con naturalezza abbassando lo sguardo.

“Magari posso dirgli di avere avuto un aborto spontaneo…no, non reggerebbe per nulla…alla fine sto bene…e poi non posso mentirgli in questo modo”.

-Vengo volentieri a mangiare con te!!- esclamò a gran voce cercando di essere il più convinta possibile.

-Perfetto!!!- Le sorrise.

Arianna tornò sul piano cottura che stava lavando. Sospirò.

“Poverino”

Elisa ancora non si era sentita. Cercò di cacciare indietro la rabbia. Probabilmente aveva idealizzato un po’ troppo la sua amica in tutti quegli anni.

La sera dopo, verso le sei uscirono di casa.

-Dove andiamo a mangiare? Sono molto affamata sai?- in realtà non era vero. Lo stomaco le si stava contorcendo dall’agitazione.

-E’ una sorpresa, vieni qui- Gabriele le mise una benda intorno agli occhi e partirono. Quando arrivarono, dopo circa una ventina di minuti, la aiutò a scendere e la giudò lungo delle scale. Arianna non riusciva a capire dove si trovassero.

Non sentiva odori di cibo né rumori di posate né voci.

Silenzio ed odore di…cemento?

-Gabriele dove siamo?-

Lui le tolse la benda e quando gli occhi misero a fuoco le prese un colpo.

Capitolo 71 – IN MILLE PEZZI

***

-M-ma siamo a casa tua? Cioè, nella tua futura casa!-

Fece qualche passo e si guardò intorno -Non pensavo fosse già pronta!-

-Sì bè, bisogna finire di arredarla ma oramai il grosso è fatto!-

-E’ meraviglioso, chissà come sei contento! Cioè…non so….- fece solo in quel momento caso al tavolo da pranzo imbandito di stuzzichini e bevande.

-Hai organizzato una festa per inaugurare?-

Gabriele si avvicinò a lei con le mani in tasca- Volevo festeggiare con te. Secondo te per chi sono andato avanti a sistemare questa casa?-

Lo guardò terrorizzata. Sentì il cuore come staccarsi per caderle a capofitto nel ventre. Suo fratello sembrava così entusiasta e a lei si era seccata la gola. La casa. Non ci aveva pensato. Ovvio che lui invece sì.

-La cucina la avevo già ordinata tempo fa, è arrivata proprio in questi giorni, scusa se non ti ho chiesto parere prima ma chi andava a pensare a quello che sarebbe successo!- le prese la mano e la trascinò in tutte le stanze. Sembrava un bambino il giorno di Natale –Anche le piastrelle purtroppo le avevano già sistemate. Però per tutto il resto hai il campo libero. Sentiti libera di scegliere quello che vuoi e come lo vuoi - Le prese tutte e due le mani –Allora, come ti sembra?-

-E...Ecco…io…io-

-Sono stato bravo?-

-T-Tu...-

-Io te e nostro figlio, verremmo a vivere qua-

-N-noi noi...-

Non riusciva a parlare. Gabriele si staccò e corse in cucina. Lo seguì molle come un’ameba.

-M-ma Marta?-

Gabriele stappò la bottiglia di spumante. Si fece d’un tratto serio.

-Le ho raccontato tutto…-

-Cosa? - Gli si avvicinò. –Gabriele ti avevo detto di non farlo!-

-Dovevo Arianna. Per favore non roviniamo questa bella serata. Non chiedermi nulla. Aiutami solo a dimenticare il più in fretta possibile tutto il male che le ho fatto. Ti chiedo solo questo! –

Dopo un paio di secondi di silenzio, riprese a parlare.

-Non ti preoccupare, è spumante analcolico, è quello che danno ai bambini alle feste. Non sono così scemo da farti bere alcol- ora parlava talmente veloce, preso da un’irrefrenabile frenesia che lei non riusciva quasi a stargli dietro. Cambiava umore da un momento a quell’altro.

Da come si comportava le sembrava fosse il suo progetto di una vita, quello di andare a vivere con lei. Se faceva finta, fingeva bene.

Si mise davanti a lui dall’altra parte del tavolo. Tirò un forte respiro. –Gabriele- strinse i pugni. “Avanti dillo, diglielo”

-Ho abortito-

Lui si fermò di colpo. Il suo viso perse colore e si sentì mancare.

-C-come, q-quando è successo? Perché non mi hai chiamato?- si diresse verso di lei. Le prese il volto fra le mani– Tu come stai? Sei andata al pronto soccorso? Perché non me ne hai parlato?-

Arianna riprese fiato.

-Non è successo spontaneamente- Si schiarì la voce che stava iniziando a tremare –l’ho fatto di proposito-

Gabriele si staccò da lei barcollando.

-Come hai potuto?-

-Era la cosa giusta da fare, lo capirai anche te prima o poi- distolse lo sguardo. Non aveva il coraggio di guardarlo. –l’ho fatto anche per poterti permettere di sposarti con Marta e realizzare il tuo sogno di una vita. Per questo ti avevo chiesto di non dirle nulla-

Lui si mise le mani nei capelli.

Il bambino non c’era più, suo figlio, loro figlio non esisteva più e l’assassina era la ragazza che aveva di fronte. La ragazza che si era accorto di amare.

-Quindi…- cercò di stare il più calmo possibile, difficile dato che si sentiva tremare dalla rabbia – tutto quello che mi hai detto erano tutte balle. Tu avevi già deciso di non tenerlo ma non volevi che io insistessi per farti cambiare idea, giusto? Per questo mi hai detto di non parlare con Marta...-

-No- Arianna avanzò lentamente verso di lui – quella sera, qualcosa dentro di me mi ha fatto credere fermamente che ce l’avremmo fatta, mi ha fatto veramente vedere una luce in fondo al tunnel, ma la mattina dopo, ho guardato in faccia la mamma e mi sono sentita morire. Nn potevo farcela ad accettare il suo disprezzo. Ho avuto paura-

-Chi ti dice che ti avrebbe disprezzata? –

-Perché non è quello che mi ha insegnato-

-Perché quello che sei andata a fare, ti pare giusto?- sbraitò.

-Era l’unica soluzione al problema-

Alla parola “problema” andò su tutte le furie.

- Problema? Una vita è un problema? Nostro figlio era un problema?- gridò talmente forte e all’improvviso che lei sussultò e in quel momento alzò gli occhi verso di lui.

Era furioso, gli occhi pieni di rabbia erano ancora più scuri del solito.

–Arianna cazzo, come hai potuto farmi questo?- si sedette al tavolo con la testa fra le mani. Lei gli si mise accanto ma a distanza di sicurezza.

Gabriele alzò il volto pieno di lacrime.

-Hai ucciso nostro figlio-

-Io non la metterei proprio così-

-E come la vuoi mettere?- sbattè urlando la mano sul tavolo. Un tonfo che rimbombò nella casa semi vuota.

Arianna tremava. Un po’ per la paura, un po’ per tutto. Respirò e tentò di parlare con calma.

-Senti, come ti ho già detto, questo bambino creava problemi ancor prima di nascere e io non me la sono sentita-

-Mi hai preso in giro! Mi hai illuso su tutti i fronti. Ero felice quella sera quando mi hai detto che lo avresti tenuto. Hai avuto il coraggio di pugnalarmi alle spalle? Dopo tutto quello che ero pronto a fare per te…che ho fatto per te…-

-Se non ti avessi detto così, avresti fatto di tutto per farmi cambiare idea-

-Sei una codarda del cazzo! Una fottuta codarda! Non ti importa niente di nessuno, solo di te stessa!!! Tu lo hai fatto solo perché volevi scappare dai giudizi degli altri. Ecco perché lo hai fatto. Se io e te non fossimo stati fratelli lo avresti tenuto! Vero?-

-Non lo so-

-Lo sai invece- la fulminò con gli occhi. Voleva fare il duro ma le lacrime non smettevano di scendere.

Arianna distolse subito lo sguardo. Non poteva mentire a suo fratello. La conosceva troppo bene.

-Gabriele, ormai è andata così. Dobbiamo cercare di passarci sopra. Vedrai che capirai- gli disse avvicinandosi e prendendogli la mano.

Lui di scatto si ritrasse e si alzò.

-Non toccarmi, mi fai schifo-

-Come? Non dirmi così! Mi fai male…-

Ah ora sarei io a ferirti? – urlò – questo mio atteggiamento è solo conseguenza del tuo comportamento!-

-Gabriele, parliamone da persone civili- tentò di calmarlo, impaurita - Cerca di sbollire e di far tornare tutto come prima. Non posso pensare di perderti per questo. Sei mio fratello. Ti voglio bene-

Lui non ci vide più. Le prese le spalle e la sbattè un po’ troppo forte contro il muro. Lei si spaventò ancora di più. Si era preparata mille volte quel discorso, si era studiata alla perfezione eventuali risposte ad eventuali domande, ad eventuali perché ma non aveva tenuto conto di quanto potesse essere difficile affrontare l’ira, la delusione e le lacrime di suo fratello.

-Mi vuoi bene? Ma ti rendi conto del male che mi hai fatto? Questo non è voler bene!- le urlava in faccia. Lei non riusciva a divincolarsi dalla sua presa – questo è essere una merda Arianna! Io mi sono messo a tua completa disposizione! Ho preso il coraggio per affrontare l’eventuale disprezzo di amici e parenti per te. Ho distrutto la vita di Marta. Non credere che sia stato facile arrivare a questa conclusione! Ho immaginato per giorni ogni singola parola ed ogni singolo sguardo di disdegno che avrebbero potuto rivolgerci mamma, papà, Nora e tutti gli altri. I loro volti amareggiati. Mamma che chiedeva a papà in lacrime dove avessero sbagliato. Ho pianto notti intere all’idea. A volte volevo solo sparire. Non ne potevo nemmeno parlare con nessuno…ma poi pensavo a te…e mi rendevo conto che mi bastavano i tuoi occhi, i tuoi abbracci, il tuo amore. Quella sera in camera tua ho viso in te la voglia di provarci, la fiducia che avevi voglia di riporre in me. Mi sono sentito un Dio. Onnipotente. Mi sono sentito pronto a tutto. Pronto a prendermi cura di te e di nostro figlio. A me sareste bastati voi due per essere felice. Nient’altro. Mi sarei annullato volentieri per voi. Per vedere i tuoi occhi e i suoi occhi felici. Per vedervi orgogliosi di me. Ma evidentemente sei solo una brava attrice- I singhiozzi stavano ricominciando a prendere possesso di lui. Si appoggiò con la fronte al muro accanto al viso di lei.

-Io potevo darvi tutto l’amore di questo mondo. Ti amo talmente tanto Arianna, per te avrei affrontato tutto a testa alta senza indugi-

Capitolo 72 – LACRIME DI GIUDA

***

“Ti amo.”

Con il cuore che martellava nel petto, Arianna finalmente parlò.

-Io non ti amo abbastanza da essere pronta ad affrontare tutto quello a cui saremo potuti andare incontro se avessi tenuto il bambino-

Gabriele si allontanò da lei.

Se fosse stato di cristallo di certo si sarebbe rotto in mille pezzi. Quelle parole erano state per lui una forte pugnalata al cuore. La peggiore, dopo la perdita di suo figlio.

Digrignò i denti, furente. Si diresse verso il tavolo.

-Sei una stronza, una fottuta stronza!- iniziò a lanciare tutto quello che aveva a portata di mano.

Il vassoio delle pizzette fu il primo a prendere il volo. Pizzette volavano ovunque, lanciate con una rabbia disumana.

-Sei una merda, una fottuta merda!-

Ora fu il vassoio dei salatini a volare via.

Arianna si mise a piangere –Gabriele ti prego fermati!-

Ma lui non volle sentire ragioni. Tutto quello che aveva preparato sul tavolo, per loro, per festeggiare quella nuova ma sofferta avventura insieme, volò per aria per cadere rotto in mille pezzi, come il suo cuore.

Arianna piangeva spaventata con le mani che le coprivano le guance. Si guardava freneticamente intorno seguendo con lo sguardo tutti quegli oggetti volare.

-Sei una puttana Arianna! Una fottuta puttana!-

-Adesso basta!!! Smettila, ragioniamo! Non hai il diritto di appellarmi in questo modo!-

Gabriele tornò verso di lei, ora il suo sguardo era sadico.

-Oh certo che lo ho, ti devo ricordare di Lorenzo? Della birreria? Del tizio in discoteca? Dei tuoi amanti quando stavi con Giulio? Di noi?-

Si allontanò e prese posto davanti alla finestra oltre il tavolo da pranzo. Ora le dava le spalle.

-Una donna con una certa dignità si sarebbe fatta qualche scrupolo-

-Non dirmi così, non lo puoi pensare sul serio! Riguardo noi due, era il nostro gioco. Io ero sicura perché ero con te!-

-Già, un gioco- sorrise lui tristemente –Vattene-

-No, io non me ne vado fino a che tu non ti calmi e mi prometti che una volta a casa, tutto tornerà come prima. Che non mi guarderai con occhi gelidi, che mi rivolgerai la parola e i tuoi sorrisi come hai sempre fatto finora – si fermò per riprendere fiato fra un singhiozzo e l’altro –cerca di capire che ho fatto la cosa giusta-

Lui non rispose.

Gli si voleva avvicinare ma nervoso come era, aveva paura di essere sbattuta di nuovo con violenza contro il muro o peggio fuori dalla finestra da cui stava guardando.

-Non sento il rumore dei tuoi fottuti tacchi da troia che escono da casa mia-

Lei non disse nulla. Si limitò a stare immobile singhiozzante.

-Non volevo finisse così. Speravo capissi- tirò su con il naso come i bambini.

-Quello che ho capito è meglio che non te lo dica anzi, che non te lo ripeta. Sto perdendo la pazienza Arianna, vattene-

Ma lei non se ne andò. Rimase di nuovo lì, immobile a singhiozzare.

-Cristo, ti ho detto di andare fuori dai coglioni!- Con un gesto veloce prese dal tavolo la bottiglia di spumante e la scaraventò contro il muro proprio a pochi centimetri dal viso di lei. Arianna urlò spaventata coprendosi il volto con le

mani. La bevanda lasciò una chiazza rosata sul muro. Gran parte del liquido le bagnò i capelli, il viso. Pezzi di vetro volarono dappertutto ma per fortuna non la colpirono forte.

Gabriele si ricompose e si girò di nuovo, con le mani in tasca, verso la finestra.

A quel punto, Arianna non ebbe neanche voce per replicare. Con il respiro affannato prese la borsetta che aveva lasciato per terra e corse fuori dalla stanza.

-Sarebbe stata una bambina. Sai, sono quelle cose che uno si sente. Gloria. La nostra piccola Gloria.- furono le ultime parole di lui.

Lei lo guardò. Non sapeva cosa dire. Se ne andò.

Fuori da casa di suo fratello iniziò a correre all’impazzata piangendo fino a non avere più fiato.

Non aveva fatto altro che mentirgli. Si sentiva uno schifo.

Era davvero spaventata dal comportamento che avrebbe potuto adottare a casa. Aveva paura dei suoi sguardi gelidi. Non avrebbe più avuto un sorriso, un abbraccio, una carezza da parte sua. Si fermò e stanca si accucciò per terra. Si ricordò di qualche sera prima quando si era accoccolata sul divano a fianco a lui. Il suo abbraccio, il suo calore. Il suo respiro. Si sentiva sicura e in pace. Sensazione che non avrebbe mai più provato. Si sentì pervadere da un’immensa tristezza ma oramai non aveva più lacrime per piangere.

Si alzò triste e sconsolata, cercò di capire dove fosse e chiamò un taxy per farsi portare a casa.

Gabriele fissava il caos nella sua cucina. Cibo ovunque. La macchia dello spumante analcolico regnava sovrana sul muro candido appena pitturato.

Aveva il cuore a pezzi. In pochi giorni sua sorella era riuscita ad ucciderlo. Come era possibile che si fosse meritato una sofferenza del genere? Cosa aveva fatto di male? Aveva scelto la persona sbagliata. Aprì una scatola che aveva fatto volare in fondo alla stanza. Dentro vi era una tutina da neonato bianca con degli orsacchiotti disegnati. La aveva comprata quel giorno. Durante la pausa pranzo era passato per caso davanti ad un negozio per bambini.

-Secondo me sarà una femmina ma per ora, ne prenderei una unisex- aveva detto alla commessa un po’ troppo euforico.

-Congratulazioni, Le leggo negli occhi che è davvero felice. Di solito i papà sono più spaventati che entusiasti all’inizio- gli disse al momento di congedarsi.

Ora fissava ed accarezzava quella tutina morbida, vuota che non sarebbe mai stata riempita. Le lacrime presero il sopravvento e non le fermò. Era solo, poteva sfogarsi, buttarsi in un pianto liberatorio.

Odiava troppo Arianna per quello che aveva fatto. Per essersi sentito dire che lei non lo amava. Piangeva per suo figlio, per quel bambino che tanto aveva immaginato in quei giorni, che tanto avrebbe desiderato tenere in braccio, accarezzare, cullare, annusare, crescere. Il suo e quello di Arianna. Il loro. Lei aveva rifiutato tutto. Sia lui che il loro bambino. Come poteva piangere per lei. Eppure stava piangendo anche per lei. Perché la aveva persa per sempre. Perché aveva perso il legame profondo che li univa. Ora era solo. Era solo sul serio.

Capitolo 73 – UN’AMICA RITROVATA

***

Arrivò a casa con il taxi. Era distrutta. Il tassista vedendola in quello stato si era persino fermato ad un distributore a comprarle una bottiglietta di acqua e le aveva dato tutto il suo pacchetto di fazzoletti.

Scese dall’auto pagando il conto e ringraziandolo. Quando si girò per entrare dal cancello trovò una piacevole sorpresa.

-Elisa!-

Elisa, la sua amica che non sentiva da giorni era lì. Adesso ne aveva più bisogno che in qualsiasi altro momento vissuto nei giorni precedenti. Si avvicinò a lei lentamente.

-Ho visto la tua ennesima chiamata di oggi. Ho letto anche il messaggio che mi hai scritto. Eri incerta se dirglielo o no stasera. I tuoi mi hanno detto che eri fuori con tuo fratello ma da come sei ridotta e dal fatto che sei tornata in taxy, presumo che tu glielo abbia detto-

Arianna annuì e come una bambina scoppiò di nuovo a piangere abbracciandola.

-Arianna perdonami se non ti sono stata vicino. Continuavo a pensarti, giorno e notte. Ti pensavo sola e spaventata in quella sala operatoria. Mi sono lasciata trascinare troppo dai miei principi quando invece dovevo starti vicino e darti tutto il mio conforto in quel momento terribile-

Arianna la strinse più forte.

-Non importa, rimani qui con me adesso. Abbracciami, adesso ho bisogno di te- le rispose fra un singhiozzo e l’altro – l’ho perso per sempre. L’ho preso in giro dicendogli che lo avrei tenuto. Aveva sistemato casa sua, aveva organizzato una festa solo per noi due. Ha buttato tutto per aria! Pizzette ovunque. Sembrava una furia. L’ho fatto piangere. Mi sento uno schifo-

Pianse per un ora fra le braccia della sua amica che la ascoltò senza giudicarla, senza rimproverarla.

-Vuoi dormire da me stasera?-

-No, grazie o i miei capiranno che è successo qualcosa-

Elisa le carezzò il volto bollente e pieno di lacrime. La guardò fissa negli occhi.

-Questa volta non ti mollo. Se hai bisogno chiamami e io corro da te-

-Grazie-

Dopo l’ultimo abbraccio Arianna entrò in casa con la testa che le scoppiava.

-Arianna ma dove è tuo fratello? Come mai non sei tornata con lui?- Milena la sorprese. Era con Tommaso a guardare la televisione in sala sul divano. Esitò un attimo, non sapeva cosa rispondere.

-Mi sono fatta accompagnare da una nostra amica che doveva rincasare. Sono stata presa da un attacco di emicrania e non vedo l’ora di buttarmi nel letto-

Per fortuna era buio e Milena non accese la luce. Si sarebbe di certo accorta che sua figlia aveva passato la sera a piangere.

-Se vuoi ti porto qualche analgesico-

-No mamma grazie. Vado a dormire-

Arianna sperò vivamente che Gabriele, preso da un attacco di rabbia, non andasse a raccontare tutto a lei e a Tommaso.

Salita in camera si mise il pigiama e si infilò nel letto sperando di addormentarsi presto. Accese la radio a basso volume. Lo faceva sempre quando era nervosa e voleva addormentarsi rilassata. La musica, qualsiasi essa fosse, la portava in uno stato di tranche.

Passarono “Are you with me” di Easton Corbin. Le venne il magone e spense.

Si addormentò e si svegliò nel cuore della notte per un paio di volte. Piangendo.

Gabriele rientrò a casa molto tardi. Gli ci volle un bel po’ per sistemare il casino che aveva combinato. La macchia sul muro non era andata via ovviamente. Doveva ridipingere.

Prese il cellulare che non guardava da ore e vi trovò un messaggio di Arianna.

“Ho detto ai nostri genitori che non stavo bene e che una nostra amica mi ha gentilmente accompagnata a casa . Ti prego non raccontare niente. Mi dispiace Fratello Mio. Muoio dentro a vederti così. Ti voglio bene!”

“Vai al diavolo” pensò fra sé e lanciò il cellulare sul comodino “Ti voglio bene un cazzo” “Maledetta stronza”.

Si buttò sul letto ancora vestito. Si tolse le scarpe e le fece cadere sul pavimento. Incrociò le mani dietro la testa e non dormì tutta la notte.

Capitolo 74 – DISPERATAMENTE VUOTO

***

La mattina successiva, quando Arianna si alzò, Gabriele non era in casa. Tommaso le disse che era uscito molto presto. Non lo videro fino all’ora di cena.

Nell’ambiente domestico, tutti e due cercavano nei limiti di dare l’apparenza che fosse tutto normale fra di loro. Come era difficile farlo.

Dopo quell’avvenimento, ogni giorno la tensione diveniva sempre più insostenibile.

I loro famigliari rimasero sconvolti dalla notizia della separazione con Marta ma rispettarono la volontà di Gabriele di non fare domande e di non cercare di contattarla almeno per il momento.

Era davvero distrutto. Non aveva più voglia di tornare a casa, di mangiare, di parlare. Viveva come un automa. Perse completamente il sorriso. L’unica persona che lasciò avvicinare a sé fu Nora. Lei lo aiutò con dispiacere nel disdire le vacanze che aveva progettato con la sua futura moglie, lo aiutò nel contattare il fotografo piuttosto che il ristoratore, il prete, il fiorista per annullare tutto ciò che riguardava il matrimonio.

-Soffro come un cane nel vederti così-

-Nora mi passerà-

Come al suo solito Nora gli si sedette in braccio abbracciandolo. –So che non vuoi parlarne e rispetto la tua scelta ma il motivo è così grave da non riuscire proprio a rimediare?-

-E’ gravissimo Nora. Per questo non riesco a parlartene-

-Io ti voglio vedere felice. Sei una persona meravigliosa, non meriti dispiaceri-

Gabriele osservò la sua sorellina a cui aveva per mesi mentito tenendola all’oscuro della sua relazione con Arianna. Ad un tratto gli venne voglia di confessare tutto ma si ricredette subito. Sarebbe stato troppo. Le carezzò la testa.

-Grazie piccola mia-

-Perché non ci vai lo stesso in vacanza? Da solo?- Gli chiese un giorno Tommaso.

-No, papà, meglio di no. Sarebbe come guardare in faccia al mio fallimento-

Gabriele aveva già trovato un modo per occupare la testa, per non pensare a tutto il casino che gli era piombato addosso in quegli ultimi mesi tant’è che presto, ne rese partecipe anche la famiglia.

Una sera di qualche settimana dopo infatti, di preciso un venerdì, una notizia sconvolse in positivo tutti quanti.

Tornò a casa entusiasta, felice e sorridente come non lo era da un po’.

Raccolse tutti in salotto con l’ordine di non uscire da lì fino a che lui non lo avrebbe ordinato.

Nel portare la sua famiglia in “sala d’attesa”, senza accorgersi, sfiorò la spalla di Arianna. Era il primo contatto che avevano dopo la litigata. La spinse nel locale con un po’ più di forza rispetto agli standard e ritrasse subito la mano come se toccarla gli avesse fatto schifo. Lei se ne accorse e si sentì morire dentro.

Quando ebbero l’ordine di tornare in cucina, la tavola era imbandita con stuzzichini, spumante e anche con una bella torta fresca di pasticceria.

Ad Arianna venne il flash di quella maledetta sera e si sentì mancare. Di sicuro lo aveva fatto apposta.

-Wow Gabriele ma cosa dobbiamo festeggiare?- esclamò Milena entusiasta fregandosi le mani.

Gabriele, come un bambino in fibrillazione riempì velocemente i bicchieri.

-Famiglia. Finalmente la mia casa nuova è pronta. Da lunedì mi trasferisco in definitiva-

Ad Arianna prese un infarto. Da lunedì…quindi due giorni dopo.

Milena era stupita.

-Ma hai arredato tutto da solo? Chissà che disastro!-

-No amore- intervenne Tommaso – l’ho aiutato io a scegliere e sistemare i mobili. Gabriele voleva fosse una sorpresa soprattutto per te –

-Diciamo che volevo farti capire che hai cresciuto bene il mio lato femminile- Scherzò.

Milena ribattè ridendo. –Allora è una catastrofe!-

Tommaso iniziò a pizzicare la sua donna sul fianco la quale rise di gusto guardando il bicchiere che ondeggiava ad ogni suo movimento preoccupata di rovesciarne il contenuto.

-Coraggio brindiamo!!!- urlò Nora – finalmente fuori dai piedi!!!-

Brindarono tutti insieme e bevvero un sorso di spumante. Tutti tranne Arianna. Gabriele ne approfittò.

-Ari, ma tu non bevi? Non sei felice per me?-

Arianna incrociò il suo sguardo divertito. Per modo di dire divertito. Era sadico.

-S-si bevo. Stavo assimilando la notizia. Sono molto contenta per te!- ancora non bevve. Gabriele ne approfittò una seconda volta.

-Dai, fallo un sorso. Adesso l’alcol lo puoi bere!-

Le si bloccò il cuore. Si sentì svenire. Non riusciva a capire se era impallidita o se era avvampata.

-Perché tesoro? – chiese Milena – non stavi bene? Cosa avevi?-

.N-nien- ma Gabriele la interruppe.

-Un fastidioso parassita intestinale- disse quella frase con menefreghismo mentre si mangiava la sua pizzetta e si beveva il suo sorso di spumante. Con un sorriso beffardo.

-Ma questo maledetto virus è sempre in giro!-

-… È stata una cosa da nulla mamma. Ora è tutto a posto-

-Si si, una cosa da nulla!- rise Gabriele.

I loro genitori li guardarono strani. Arianna era sempre più in imbarazzo e Gabriele era divertito dall’imbarazzo di lei.

-Possiamo parlare di altro? Stiamo mangiando ….!- interruppe Nora.

“Grazie a Dio Nora” Arianna le rivolse uno sguardo come per ringraziarla, lei lo accolse.

-Adesso che hai una casa devi solo trovarti una donna con cui sposarti ed avere dei bei bambini- lo esortò Tommaso – oramai hai trent’anni!- Tutti si zittirono e lo guardarono di scatto con sguardo truce. Si rese subito conto di aver fatto una gaffe terribile. Incrociò lo sguardo torvo di Milena.

-Scusa figliolo. Non ho riflettuto-

-Tranquillo papà- sorrise lui tristemente. Guardò Arianna che subito sbiancò di nuovo.

Trangugiò il suo bicchiere tutto d’un sorso aspettando la prossima pugnalata.

-Papà io desidero tanto trovare qualcuno, innamorarmi di lei, sposarla e farci dei figli insieme – scandì molto bene queste ultime parole - Ma non è facile. Vedi come è andata con Marta- Si fece triste mentre rigirava il bicchiere fra le dita. – Sai, c