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lavoro pubblicato sabato 22 aprile 2017
ultima lettura venerdì 20 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Io sono come Vil Coyote

di Katavienkov. Letto 618 volte. Dallo scaffale Umoristici

Il mio orologio Swatch Scuba ha la lancetta sulle 7 ed i minuti anche. Le 19:35. E' tardi. E' tardissimo. E' un po' quel che direbbe Alice nel Paese delle Meraviglie. O il Bianconiglio, non ricordo molto bene. E' un cartone che non mi è mai piac...

Il mio orologio Swatch Scuba ha la lancetta sulle 7 ed i minuti anche. Le 19:35. E' tardi. E' tardissimo. E' un po' quel che direbbe Alice nel Paese delle Meraviglie. O il Bianconiglio, non ricordo molto bene. E' un cartone che non mi è mai piaciuto, e del quale comunque preferivo lo Stregatto, un personaggio bizzarro, un po' come me.


Di fretta faccio una doccia, sento lo scrosciare dell'acqua sulla pelle, il suono delle gocce che si infrangono sulla pedana che mi infastidiscono; non è dolce come la pioggia che cade sul davanzale, quest'ultima mi aiuta perfino a prendere sonno. Uso un bagno schiuma dall'odore forte per il corpo, da vero macho, e lo shampoo all'olio d'oliva per i capelli. Rapido, devi essere più rapido, penso tra me e me. Dai forza. Prendo l'asciugamano e mi do una rimescolata alla zucca, poi prendo i due lembi e inizio a strofinare la schiena come se dovessi tagliare un tronco con una sega. Fatto, ora sono asciutto. Una bella spruzzata di deodorante al talco sotto le ascelle, e seminudo posso andare a scegliermi i vestiti. Pensando che sarà una serata importante.


Controllo quel che ho nell'armadio, dopo aver aperto la fragorosa anta scorrevole a specchio. Dunque, mi ci vuole una belle camicia elegante. Ne ho una comprata da poco, la trama sembra quella del divano della nonna, ci sono tanti simboli che assomigliano al segno delle picche delle carte da poker, piccolissimi e molto fitti, di colore nero, che si stagliano sulla camicia di colore azzurro. I bottoni invece sono rossi. E' un'accozzaglia di colori, lo so, ma è una camicia da artista quale sono io. Mi piace. Metto prima la canottiera, poi indosso la camicia abbottonandomi bene i polsini. Come al solito la camicia l'ho abbottonata "zoppa". Rimedio subito.


Apro la cassettiera, primo cassetto, quello delle maglie da uscita, non da lavoro. Quelle le tengo nel secondo. Tiro il cassetto, lo apro tutto, e inizio a sollevare le maglie per trovare quella più adatta. Metterò quella nera di lana leggera, con i collo a V, in modo che si noti meglio la camicia. E anche questa è fatta. Cerco i pantaloni, trovo quelli neri slim fit, prendo una bella cintura con la borchia alla cowboy con disegnata una colt, cerco gli anfibi Dr.Martens con i laccetti gialli (vanno tanto di moda), ora sono a posto.


Ritorno in bagno, prendo la schiuma da barba, scuoto la bomboletta, metto un po' di schiuma sulla mano, ha un buonissimo odore di pulito, strofino la schiuma e inizio a spalmarla sul viso. Prendo la lametta Gilette bilama e inizio a radermi, partendo dalle basette fino al collo. Ecco! Porta puzzola! Mi sono tagliato, come al solito. Un piccola goccia rossa fa capolino vicino al gargarozzo, sul collo. Spero non mi macchi la camicia, cavolo. Prendo un fazzoletto e inizio a tamponare. Dopo qualche minuto è tutto ok, allarme rientrato.


Dall'armadietto a sinistra prendo un flacone di profumo, due-tre spruzzate sulle mani dovrebbero bastare, con i polsi mi strofino le guance e il collo. Inizia a bruciare, lo fa sempre dopo che mi sono fatto la barba. Comunque l'odore è buonissimo, è molto dolce, sa di fiore, di primavera, di violetta del pensiero, potrei dire che è un profumo quasi femminile.


Ci siamo. Vestiti ok. Barba ok. Profumo ok. Tutto in regola con la tabella di marcia. Prendo dall'attaccapanni dietro la porta del corridoio il mio giubbotto di pelle, di quelli da duro, con le spalle decorate da righe e tutto il resto del giubbotto liscio liscio come la seta. Lo indosso e controllo nelle tasche. Le chiavi dell'auto ci sono. I fazzoletti anche, non si sa mai. Il cellulare? L'ho lasciato in cucina a caricarsi. E' un bel Nokia 9230 azzurro al quale ho cambiato cover e messo la suoneria di Lupin III. Bene, ora ho tutto. Controllo il portafogli, ci sono 25 eurini. Più che sufficienti per andare al cinema in due. Apro la porta, esco, la richiudo alle mie spalle, due giri di chiave e scendo i 10 scalini che mi separano dalla porta di ingresso nella scala condominiale. Esco, passo accanto al giardino del palazzo, scendo altri gradini molto più profondi e sono nel cortile.


Individuo l'auto. Non mi ricordo mai dove l'ho parcheggiata. La mia fida Volkswagen Polo 1.4 verde petrolio. Si riconosce da tanti aspetti. Ho attaccato al lunotto un adesivo con scritto "KENWOOD" al contrario. Ho messo una macchinina Burago sopra la cappelliera come terza luce di stop, si illumina ogni volta che freno. Ho messo al centro nel paraurti posteriore una di quelle strisce che sfregano per terra per scaricare la corrente, ma così la mia auto sembra una delle macchine degli autoscontri che vengono a Pentecoste. Ho usato un pennarello bianco per rifinire le scritte presenti sulle gomme, così sembra una macchina da corsa di quelle che si vedono in america (ma dopo qualche settimana le scritte bianche non si vedono più e tutto torna com'era). Dentro invece ho installato un CB, di quelli che servono per parlare con i camionisti. E' meglio non dire quello che ho detto attraverso quell'apparecchio in passato. Ora non lo uso quasi più.


Accendo l'auto. E l'immancabile autoradio. Ho ancora le cassette, mi porto dietro un contenitore con le mie preferite. Green Day. Guns n.Roses. NOFX. Offspring. Bryan Adams. Ma anche la compilation di Sanremo, Luca Carboni, Paolo Vallesi. Spazio molto nella musica. Forza, l'appuntamento è alle 21:00 nel parcheggio di via Cavour, a Faenza.


Ingrano la prima. Poi tutte le marce che occorrono. Via Zara, via Trieste, viale Cairoli, mi immetto sulla via Emilia e proseguo verso Faenza. Nel frattempo mi chiedo come si presenterà lei. Se sarà così carica come l'ho conosciuta in discoteca. Già, in discoteca. Ci siamo presentati, abbiamo parlato del più e del meno, e poi ci siamo scambiati i numeri di telefono. E così le ho chiesto se le andava di venire con me al cinema. E lei ha accettato. Mi sento piuttosto emozionato, nervoso. Non so se ridere o piangere. Mi fa sempre questo effetto, il fatto di non conoscere la persona con cui esco a fondo, mi fa stare nel limbo dei dannati fino a quanto non si scioglie il ghiaccio.


Mentre sono concentrato su questo aspetto mi accorgo di essere già praticamente arrivato, sono nel parcheggio di via Cavour. Faccio un paio di giri del parcheggio prima di riuscire a trovare posto. Inserisco l'automobile nel parcheggio, rimuovo il frontalino dall'autoradio, chiudo la macchina. Il cuore fa TOTOM TOTOM TOTOM. Lo sento uscire dal petto. La faccia sta diventando calda, ma fuori è freddo. La mano destra inizia a tremare. Maledetta timidezza. OK. Inizio a mettere un passo dietro l'altro, l'appuntamento è al cinema sarti, praticamente in centro.


Arrivo davanti al cinema dopo 5 minuti di passeggiata veloce, perché non vedevo l'ora di arrivare. Lei è davanti al cinema, si è vestita bene, a me non piacciono troppi fronzoli, per me una donna è bellissima anche in maglia e jeans, senza essere per forza in minigonna o abito da sera. E' normale, come me la sarei aspettata. Un'umana come me. Ci salutiamo, per ora senza sbilanciarci, in fondo è il primo appuntamento. Lei non è agitata, mentre io un po' lo sono. Lei porta gli occhiali, alta direi 1.70, capelli corti e neri, un sorriso confortante, mi parla di quello che ha fatto oggi, mi dice che è stata a fare la spesa, che ha incontrato un incidente per strada e quindi è rimasta bloccata per un po' in coda, facciamo un po' di conversazione. Poi si fa ora di entrare per la seconda visione.


Entriamo. Propongo di andare al piano di sopra, dove si può stare un po' appartati. E' più bello, il Sarti è un vecchio teatro e quindi al piano superiore è rimasta la galleria con il colonnato. E' molto pittoresco, a me piace molto di più il piano di sopra, anche quando vado al cinema Italia. Ci sediamo. Ci togliamo il giubbotto. Come al solito inizia il rito della pubblicità. Facciamo qualche commento e risata di scherno sugli spot che vediamo. Alcuni sono al limite del grottesco. SSSSS. Inizia il film.


Probabilmente il film ha un ritmo un po' lento fin da subito. Non capisco come mai ma ho la sensazione che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Lei è molto concentrata su ciò che sta vedendo, sulla storia d'amore, romantica, fiabesca, che stanno vivendo i protagonisti, che non fanno altro che parlare, baciarsi, parlare, parlare, parlare, sempre più lentamente, lentamente, len......

<Lancillotto Lancillotto su sveglia !> sento una voce che mi sta chiamando. Lentamente apro le palpebre e vedo lei, che sta sopra di me. Mi sta dicendo che il film è finito. Il film è finito. COME IL FILM E' FINITO? Quindi il timore si fa vivo nel mio corpo e nella mia mente, di essermi addormentato, e di aver reso un primo appuntamento di fatto l'ultimo appuntamento.

Sono come VIL COYOTE. Ogni volta che cerco di conoscere una donna, immancabilmente succede qualcosa e non riesco mai a raggiungere la meta, non riesco mai ad afferrare il mio "bip bip". Non riesco mai ad innamorarmi. Non riesco mai a conoscere la persona giusta. Mai.

Ma il destino riserva sempre sorprese. E bisogna crederlo, prima o poi qualsiasi VIL COYOTE riesce ad avverare i propri sogni.



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