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lavoro pubblicato sabato 22 aprile 2017
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VALENTINE (Capitolo 1: La nascita)

di Alexinfaa. Letto 262 volte. Dallo scaffale Fantasia

La morte...l'ho sempre immaginata uno scheletro con manto nero e falce...o almeno così la descrivono in molti....come un entità solitaria che al massimo si concedeva una partita a scacchi con la sua preda....ma che avesse alleati non ne h...................

La morte...l'ho sempre immaginata uno scheletro con manto nero e falce...o almeno così la descrivono in molti....come un entità solitaria che al massimo si concedeva una partita a scacchi con la sua preda....ma che avesse alleati non ne ha mai parlato nessuno. Quel giorno non mi sembra di averla incontrata, è anche vero che quando vieni bruciato vivo e senti il fuoco che pian piano smembra le tue carni cominciando dai piedi e dalle gambe fino a che non ti si arrampica sulla faccia, il cervello ti parte quasi subito, entrando in uno stato epilettico, ma a malapena so giocare a dama figuriamoci a scacchi. Forse quel giorno qualcuno giocò e vinse al posto mio o forse si, ho solo rimosso nei miei ricordi di averla conosciuta, intendo quella con la falce, tutto il resto lo ricordo, eccome se lo ricordo.

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L'alba, le prime luci del sole iniziarono ad illuminare il paesaggio circostante, destando la vita di chi riposava ma, per lui, fu un risveglio assai diverso, era nudo con un freddo cane che gli penetrava come spilli nelle ossa, con la mente totalmente disconnessa dalla realtà, come se fosse stato drogato, come se fosse la prima volta in vita sua che apriva gli occhi. Totalmente smarrito si guardò attorno; si trovava su di una collina in un silenzio assordante, nell'aria si sentiva ancora quella puzza di cane morto bruciato, sotto di lui un manto nero di cenere da cui affiorava un leggero calore. Con le braccia conserte e totalmente frastornato scese da quel posto dimenticato da Dio.

Mentre scese, da lontano scorse un uomo tra gli alberi che lo guardava, immobile come se sapesse, come se avesse visto. Quel ragazzo decise quindi di raggiungerlo e, nascondendosi le parti basse gli si avvicinò; era un pastore almeno per quel che sembrava, anziano con una barba bianca che quasi gli nascondeva la bocca; con un aria timida Ale gli chiese "Per cortesia mi aiuti. Ha dei vestiti?", il pastore gli sorrise e con uno sguardo pietoso gli rispose "Ti hanno derubato? Ormai rubano di tutto qui. E' già un miracolo che non ti abbiano ucciso!" e dopo un profondo respiro aggiunse "seguimi, ho il capanno qui vicino!".

Così quel ragazzo seguì quel pastore, percorrendo la piena campagna attraverso un percorso così tortuoso che gli fece subito capire che quel pastore conosceva bene quei luoghi. Arrivarono al capanno, anche se più di un capanno sembrava una stalla e il pastore prese un qualcosa simile a un pantalone e una corta tunica; gliela diede dicendogli "Non ho di meglio!", lanciandogliele per terra d'innanzi ai suoi piedi.

Ale per un attimo rimase titubante, poi si chinò per raccoglierle ringraziandolo "Ti ringrazio. Meglio di niente!".
"Come ti chiami?" chiese il pastore con una voce quasi timorosa.
"Mi chiamo Ale ma non chiedermi altro, non mi ricordo nient'altro che il mio nome." abbassando la testa e mettendosi la mano sul capo.

"Saranno le botte che avrai avuto quando ti hanno rubato i vestiti. Riacquisterai la memoria prima o poi!" gli rispose quel pastore, aggiungendo subito dopo "adesso sparisci e non farti più vedere da queste parti!"

Quel ragazzo, con un dolore di testa che non gli permise neanche il più semplice ragionamento razionale, si vestì alla svelta e dopo averlo ringraziato nuovamente uscì da quel capanno.

Appena fuori, non molto lontano, intravide una città e gli parve molto strano che non l'avesse vista fin da prima e cominciò a percorrere l'unica strada presente vicino al capanno; poco di li, raggiunse quella città.

Aggirandosi in quella città si sentì un completo estraneo, non che i suoi vestiti fossero tanto diversi da quelli delle altre persone che gli passavano indifferenti accanto a lui difatti, più che altro, era lui che vedeva gli altri con una certa estraneità.

Poveri e mendicanti era ciò che lo circondava e incredibilmente percepiva dentro di se lo strano stato di paura e disperazione di chiunque gli passasse vicino; le case erano malandate, come se abbandonate ma in verità erano abitate.

Forse era quello che lo faceva sentire a disagio, come se fosse un totale estraneo di quella strana città; a un certo punto un qualcosa lo invogliò a guardarsi alle spalle, come un richiamo nella sua mente; si girò e si accorse che da lontano delle persone simili a delle guardie lo guardavano con sguardo ostile mentre discutevano fra loro. Cominciò a camminare a passo svelto nel cercar di allontanarsi da loro ma appena entrò in una piccola stradella si ritrovò di fronte due uomini con una strana armatura. Uno dei due senza neanche battere ciglio, lo afferrò a un braccio e con la spada cercò di colpirlo in pieno petto.

Con un gesto incondizionato, Ale alzò la gamba e gli tirò un calcio così forte da farlo volare di svariati metri.

Ale rimase sbalordito, immobile e con gli occhi spalancati, in quanto incredulo per ciò che aveva fatto, si rivolse poi all'altra guarda e con un sorriso gli disse "Scusate, non l'ho fatto volontariamente!".

La seconda guardia gli sferrò con forza un pugno ma senza neanche volerlo Ale afferrò il pugno di quella guardia e gli spaccò la mano. Ancor più confuso di prima, cominciò a correre e a correre, a più non posso, per allontanarsi il più possibile da loro, da quella realtà surreale, ma, più si allontanava e più le guardie aumentavano. Rimase ad un certo punto bloccato in un vicolo cieco, senza possibilità di scappare; cominciarono ad attaccarlo in quattro-cinque alla volta ma con una velocità ed una tecnica che mai si sarebbe sognato di avere o acquisire, stese tutti a terra.

Corse via e ad un certo punto si ritrovò in una larga piazza affollata con gente che correva di qua e di la, gente che in pochi secondi, lo lasciò da solo al centro della piazza.

"TU! Preparati a morire mostro maledetto!" esclamò qualcuno da poco lontano; Ale si ritrovò di fronte un guerriero con una grossa armatura, assai diversa da quelle che gli altri avevano, era di uno strano colore argento lucido con strigliature nere; Ale si guardò attorno per capire a chi si rivolgesse anche se, in verità, di fronte vi era solo lui; poi si rivolse a quello strano personaggio che aveva d'innanzi "Ma dici a me?".

Con voce supererba quel guerriero gli rispose "Preparati a morire!" alzando poi la mano al cielo; "ma perché volete uccidermi?" chiese il ragazzo, ma senza ottener risposta. Lo strano guerriero volse lo sguardo alla sua destra, dove erano pronte le sue truppe armate, "PRONTI A SPARARE!" gridò con fervore. Ale si guardò alle sue spalle, ossia d'innanzi a ciò che vi era di fronte alle truppe armate e si accorse che vi era donne, vecchi e bambini; volse subito lo sguardo al guerriero ed esclamò "Ma sei matto? Se fai fuoco li uccidi tutti!!" indicando tutti coloro che erano alle sue spalle.

Senza neanche pensarci un attimoquel guerriero gridò "FUOCO!!!" completamente indifferente delle sue parole. Partì un susseguirsi di colpi di arma da fuoco, un trambusto ed una successione di spari ed esplosioni che creò un gigantesco polverone in tutta la piazza.

Al dissolversi di quell'enorme polverone quel ragazzo era scomparso, un qualcosa di trasparente e fluttuante, galleggiava d'innanzi a quella povera gente che, trovandosi proprio di fronte quelle truppe, sarebbe sicuramente stata massacrata.

Dopo qualche secondo questo manto trasparente si dissolse facendo cader per terra tutti i proiettili in esso conficcati.

"E' scappato quel bastardo!!" esclamo con rabbia il guerriero che concentrato a guardarsi d'innanzi a lui, non si accorse che in verità Ale era proprio dietro di lui.

"Certo che come capo delle truppe sei un cesso!" gli sussurrò Ale; il guerriero non fece neanche a tempo nel girarsi che Ale lo blocco alle spalle con le braccia. A quel punto quel ragazzo gli disse sorridendo "andiamo a far due chiacchiere in un posto tranquillo!".

Sotto gli occhi increduli di tutti coloro che vi erano attorno, entrambi scomparvero nel nulla.



Commenti

pubblicato il lunedì 24 aprile 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: "La morte...l'ho sempre immaginata uno scheletro con manto nero e falce...o almeno così la descrivono in molti....come un entità solitaria che al massimo si concedeva una partita a scacchi con la sua preda....ma che avesse alleati non ne ha mai parlato nessuno. In questo pezzo io avrei scritto: "La morte. Io l'ho sempre immaginata come uno scheletro con manto nero e falce; un entità solitaria che al massimo si concede una partita a scacchi con la sua preda; che avesse degli alleati però non ne ha aveva mai parlato nessuno." In questo caso i puntini di sospensione, anche se vorrebbero sottolineare una forma di dubbio riescono sgradevoli. Parere personale, eh!
pubblicato il lunedì 24 aprile 2017
Alexinfaa, ha scritto: Grazie ancora per il consiglio Alfredo, la questione è che io con quei puntini non volevo dare un senso di dubbio, ma sfruttarli per dare una pausa nelle frasi. Come si può dare una pausa tra le frasi, come effettivamente succede quando una persona parla e si sofferma un attimo, tra una frase e l'altra?
pubblicato il domenica 20 agosto 2017
TL, ha scritto:

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