ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 21 aprile 2017
ultima lettura venerdì 12 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VALENTINE (Capitolo 0: La morte)

di Alexinfaa. Letto 460 volte. Dallo scaffale Fantasia

Dedicata a colei che non ho mai conosciuto, a colei che un giorno, forse, incontrerò nell'aldilà.................................

Come è strana la vita... riserva tante sorprese... Già scoprire a 27 anni che coloro che fin da piccolo ho considerato miei genitori in verità non lo erano è stata una sorpresa. E che sorpresa!! Non bastava essere abbandonato in fasce appena nato sulla riva del mare, manco fossi un asciugamano, dimenticato lì per sbaglio dopo una giornata in spiaggia. Se fossi stato un asciugamano, magari dopo un po' qualcuno mi sarebbe venuto a riprendere, ma forse un asciugamano vale più di me.

Se mi avessero buttato nel mare penso che sarebbe stato meglio, per la mia vita, che ora ho perso.

Esiliato ora in un mondo che non è il mio, in un'epoca che non conosco, solo, senza poter morire, senza poter vivere e costretto soltanto a dover attendere che l'unica ragione che mi possa far vivere muoia.

Nonostante ora sia tornato quello che ero, continuo a percepire quella strana vocina che, all'udirla, m'incantava, mi stordiva, mi eccitava, la stessa vocina che ha iniziato a tormentarmi da quando mi son svegliato... o da quando sono nato? O da quando sono morto? Chi se ne frega, tanto ormai non fa differenza.

L'ironia l'ho sempre avuta, questo lo ricordo bene.

Questa è la mia storia, io sono Ale ed oggi morirò!

.
----------------------------------------------------------------------------------------------------
.
Era un giorno come tanti, son tutti uguali i giorni nei piccoli paesini. Quel giovane ragazzo di nome Ale si svegliò come al solito alle prime luci del sole; aveva sempre sofferto d'ansia e questo era stato uno dei tanti problemi che aveva dato fin da piccolo, non facendo mai dormire in santa pace i suoi genitori adottivi.

Si affacciò alla finestra e diede un rapido sguardo a quel fantastico panorama che gli si mostrava difronte; il mare era una tavola, nemmeno una nuvola in cielo. Pensò fra se: "Ci son persone che pagherebbero pur di star a due passi da una spiaggia come questa", difatti non era una spiaggia qualunque ma sembrava di stare alle Maldive. Si vestì rapidamente e uscì fuori di casa; era il momento più bello della giornata, spiaggia deserta e nessun rumore, se non quello delle onde che s'infrangevano sulla sabbia. Quella sensazione che il tempo si fermasse, lo affascinava isolandolo totalmente dal mondo circostante.

Purtroppo però il tempo non lo poteva fermare nessuno, perciò rientrò in casa e dopo una rapida colazione si diresse al centro del paese per andar a lavorare.

Solita giornata come tante nella sua vita, che trascorse nella speranza di poterle un giorno dare un significato.

Divenne sera e percorse, come al solito distrutto dalla fatica, la strada del ritorno; se non fosse stato per la necessità di guadagnare un po' di soldi, di certo non avrebbe mai accettato di aiutare quotidianamente il padre o quello che lui chiamava padre. Solita strada, solito orario, nemmeno un cane in mezzo alla strada; la spiaggia poteva essere uno spettacolo, ma il paese a quell'ora era un mortorio, neppure fossero state le 2:00 di notte.

La strada di campagna era l'ultima parte di cammino che gli avrebbe permesso di raggiungere la sua casa, ma era lunga quella strada e senza neanche una luce accesa; mentre la percorreva cominciò a sentire dei rumori, ma era troppo stanco per pensare a quegli eventuali cani o gatti che almeno, in quella zona e a quell'orario, poteva incontrare sulla strada. D'improvviso tre scure figure si presentarono dinnanzi a lui, ma era troppo buio per capire chi fossero; uno di loro aveva in mano qualcosa simile ad un bastone. Neanche il tempo di capire chi potessero essere, che il tizio col bastone lo colpì in testa facendolo cader per terra senza sensi.

Dopo un tempo lungo un secondo o un eternità riprese i sensi, si rialzò dolorante, la faccia gli faceva un male cane, si sentiva ancora il sapore del sangue in bocca. Si ritrovò in una stanza, la puzza di cane morto

era da far schifo, almeno pensò così, che si trattasse di cane; guardandosi intorno capì subito che si trovava in una casa in legno, come quelle delle fattorie nelle campagne, con una sola finestra in alto ma troppo in alto per poter guardare fuori. L'unica porta che accedeva all'esterno non aveva maniglia. Classica storia di rapimento, pensò subito, anche se i suoi genitori in verità a malapena avevano i soldi per tirare avanti. Quasi col sorriso pensò: "Ma che deficienti, magari si informavano prima di rapire le persone, con i soldi del riscatto al massimo possono fare una cena in pizzeria!". Non passò molto tempo, magari anche perché Ale non sapeva star fermo con le mani, e senza volerlo fece cadere per terra uno strana bottiglia di vetro, fracassandola in mille pezzi e facendo un rumore che non poteva passare inosservato; qualcuno fuori stava solo aspettando che si svegliasse.

Si spalancò d'improvviso la porta ed entrarono tre strani personaggi, vestiti in modo alquanto bizzarro, camicie abbondanti e larghi pantaloni lunghi fino alle ginocchia, cinturoni di cuoio intorno la vita e delle scarpe in pelle chiara. Si avvicinò uno dei tre, aveva uno strano tatuaggio al collo a forma di uccello: -Benvenuto su Valentine!! - esclamò il tizio, tirandogli con violenza un pugno allo stomaco - Oggi sei nostro ospite! - . Ale cadde a terra senza respiro, gli aveva spaccato una costola; un secondo gli tirò una calcio in faccia e ridendo disse: "Perché non parli?". Ale non fece neanche in tempo a riprendere un minimo di respiro per chiedere cosa volessero da lui, che cominciarono tutti e tre a prenderlo a calci e pugni. Non finivano mai, o almeno fino a che non perse i sensi. Al suo risveglio si ritrovò legato ad un palo a forma di "Y" con le mani legate alle due estremità superiori, il sangue dalla bocca gli colava sui vestiti. Aveva preso così tante botte da non poter parlare, senza considerare che qualche dente era andato perso a causa di qualche calcio in bocca.

L'uomo col tatuaggio, proprio d'innanzi ad Ale, con un sorriso strafottente disse: "Ben svegliato!". Gli altri due alle sue spalle cominciarono a ridere e uno disse: "Lancie, hai visto cosa porta al collo?". Lancie abbassò lo sguardo e vide quello strano ciondolo che Ale portava legato al collo, fece una faccia quasi sbalordita. Lo prese tra le mani e dopo averlo guardato con attenzione glielo strappò dal collo per poi indossarselo come se fosse il suo, quello strano ciondolo a forma di "V".

"Hai da accendere?" gli disse Lancie con voce seria, poi proseguì sorridendo "Non ti preoccupare, risolvo da solo!" e uscì da una tasca un fiammifero, lo accese in faccia ad Ale, procurandogli un raschio sanguinante; Lancie si accese un qualcosa simile ad una sigaretta e cominciò a fumare.

"Cosa diavolo volete da me!?" esclamò Ale con quel briciolo di forza che gli era rimasto in corpo. Uno degli altri due rispose: "Abbiamo freddo, ci puoi riscaldare?" ricominciando a ridere in maniera sguaiata; Lance, con una mano, sfilò dalla sua bocca la sua sigaretta e la buttò ai piedi della sua vittima.

Il fieno prese fuoco sotto di lui, innalzando alte fiamme intorno che, come in un abbraccio mortale, lo avvolsero senza nessuna via di scampo. Il suo urlo straziante echeggiò nell'aria come un fulmine a ciel sereno nel silenzio tetro della morte che l'attendeva.



Commenti

pubblicato il martedì 25 aprile 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Resto a tua completa disposizione; ad esempio ( e qui la "d" eufonica ci sta anche se sarebbe meglio scrivere "per esempio")...la "d" eufonica. Normalmente si usa solo quando due stesse vocali si incontrano. "Ed ecco, ad andare, ecc..." Diversamente per me non è un vero e proprio errore ma un'imprecisione che fa crollare la tensione di una frase. Sono rompicoglioni, lo so, ma venendo anch'io "dalla strada", essendomi fatto le ossa scrivendo e riscrivendo racconti, ha sempre apprezzato i commenti costruttivi. "Esiliato ora in un mondo che non è il mio, in un epoca che non so quale sia, solo, senza poter morire, senza poter vivere, costretto ad aspettare solamente che l'unica ragione che mi potesse far vivere, muoia." "Potrebbe o può ci stanno entrambi, anche se allora è meglio "aspettando". Ma la frase in sé è sbagliata...comprendi?
pubblicato il martedì 25 aprile 2017
Alexinfaa, ha scritto: Grazie nuovamente Alfredo, mi va benissimo se sei 'rompicoglioni', almeno imparo bene come scrivere correttamente. Ho tolto la 'd' di 'ed' dove tu dici ma non capisco perchè quella frase in se è sbagliata. Tu come la scriveresti quella frase? Penso comunque che il significato della frase la si capisce solo alla fine del racconto ma se si può scrivere in maniera diversa per me è lo stesso.
pubblicato il mercoledì 26 aprile 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: La logica, pecca. Sei vivo? Allora perchè l'unica ragione che ti potrebbe far vivere temi che muoia? Qui stabilisci una non-continuità, un paradosso.
pubblicato il giovedì 27 aprile 2017
Alexinfaa, ha scritto: L'ho modificato con "possa", magari è più corretto così. Comunque io non ho mai scritto ne che lui è vivo e ne che lui è morto.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: