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lavoro pubblicato venerdì 21 aprile 2017
ultima lettura lunedì 26 giugno 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Diciotto Lune

di asaturngirl. Letto 239 volte. Dallo scaffale Viaggi

"Lo vedi quel tasto con il simbolo dell'infinito? Se lo schiacci, parte la musica. L'ho sentita in Thailandia per la prima volta, c'erano dei monaci o qualcosa del genere, la chiamavano la melodia dell'eternità e ci cantavano sopra le loro .....

"Lo vedi quel tasto con il simbolo dell'infinito? Se lo schiacci, parte la musica. L'ho sentita in Thailandia per la prima volta, c'erano dei monaci o qualcosa del genere, la chiamavano la melodia dell'eternità e ci cantavano sopra le loro preghiere. Ascolta, chiudi gli occhi. Io resto qui accanto a te. Lascia andare il tuo corpo. Così. Respira. Così... Dove sei?"

"Al mare. C'è papà"

"E cosa stai facendo?"

"Ho il salvagente bianco e azzurro con la Sirenetta. Mi piace galleggiare là dove c'è il riverbero del sole sull'acqua"

"E come ti senti mentre lo fai?"

"Leggera. Rido. Non mi è ancora successo niente... sono ancora in tempo... ancora in tempo"

"E se invece di sfruttare questa meditazione per recuperare un bel ricordo del passato, ti chiedessi di inventare un bel ricordo del futuro? Dove sarebbe la Cass che non ha potuto evitare tutto quanto ti è già accaduto? Respira. Abbandona il corpo. Lascia venire le immagini. Io resto qui accanto a te."

"Sono in India. Finalmente in India."

"Vorresti andare in India?"

"Sì. Un viaggio spirituale. Imparare a pregare, riempirsi gli occhi di cose nuove, non pensare a niente per giorni, soltanto all'anima. Andare dai monaci, a inginocchiarsi e piangere, aspettando che ti leggano la vita negli occhi e ti dicano qualcosa che ricorderai per sempre."

"Quindi vai dai monaci, e cosa fai? Piangi e basta? Racconti qualcosa di te?"

"No, no. Dai monaci ci sono già andata. Ho già pianto, loro mi hanno già parlato. Ora non sono dai monaci. Sono in India. Ma non sono dai monaci."

"Dove sei?"

"Nel Gange. C'è un sole gigante che gli tramonta dentro. La luce è tutta arancione. Il cielo è arancione. Non c'è nessuno. C'è solo il Gange. Piatto immobile. E io."

"Continua"

"Entro dentro. Cammino, mi immergo tutta, mi va l'acqua in faccia ma non faccio nulla per respirare. Ho deciso di non fare nulla a parte andare incontro alle acque del Gange. Mi manca l'aria. Non ho più il controllo del mio corpo, sto annegando, mi agito come una trota nel secchiello. Buffo, peraltro, che le persone quando muoiono in mare si agitino come pesci che muoiono a terra."

"Pensi a questo, mentre anneghi?"

"Sì. Per un attimo si ferma tutto. Poi semplicemente riprendo a respirare. Ed esco. E quando esco... è bellissimo"

"Non preoccuparti di piangere. Respira. Parla piano. Fai tutte le pause che vuoi. Non devi per forza dirmi tutto in una volta."

"Io sono bellissima. Come non sono mai stata."

"Aiutami a immaginarti più bella di quanto tu non sia già"

"Sono magra. Di un magro bellissimo, tornito. Ho un corpo liscio e levigato, chiaro ed eretto come certe statue. I capelli, lunghissimi. Il mio viso fa così tanta luce che ha preso il posto del sole gigante che tramonta."

"Come ti senti, mentre esci dall'acqua?"

"Nuova. Nuova. Felice, pura. Nuova. Sorrido di un sorriso che devo immaginare perché non ho mai sorriso così nella realtà. Davanti a me, sulla riva, ci sono tutti."

"Tutti chi?"

"Tutti. Tutti quelli... della mia vita"

"Sai perché sono lì?"

"Per ricominciare tutto assieme. Mi sorridono come io sorrido a loro, con la stessa purezza perfetta. Sono luce accecante. Pronti per rifare tutto da capo, senza tutto quel dolore..."

"E chi vedi esattamente?"

"Tutta la mia famiglia. Mio fratello... Tutti i miei amici. Le amiche perdute per sempre... sono tornate. Gli uomini che ho amato, sono tornati. E' tutto pulito. Siamo tutti puliti. Vergini di tutto, tranne d'amore. Vergini di ogni dolore, ma ben memori della gioia di amarsi senza riserve."

"Stai osservando qualcuno in particolare, vero?"

"Sì. Adesso sì."

"Non forzarti... fai tutte le pause che vuoi, piangi. Piangi tutto."

"Ha la sua solita camicia bianca. Perfettamente bianca. Perfettamente stirata. Gli occhiali da sole sulla testa. Tiene le braccia conserte e anche lui, come gli altri, ha un volto fatto di luce, mi guarda e ride..."

"E devi immaginare anche il suo sorriso? Oppure ha già sorriso così, nei tuoi ricordi?"

"Oh, io... ora scopro che in realtà mi ha sorriso così poche volte... i suoi sorrisi più belli me li ricordo quando parlava con gli altri. Sarà per questo che ora lo immagino sorridere di profilo? Forse che non so com'è quando fa un bel sorriso col viso rivolto verso il mio? Oh, dio... sì... esco dal Gange e lui mi sorride di profilo... come l'ho sempre visto sorridere... non trovo la sua faccia. Perché io non so... non so la sua faccia come... basta, non voglio più continuare."

"Aspetta, invece: fai almeno uno sforzo. Dimmi se nei tuoi ricordi c'è un sorriso per te che si avvicina tanto a quello del tuo sogno"

"... sì. Ne vedo uno. Uno solo. Oh, dio. Quanto è piccolo. Misero. Davvero è tutto qui? L'unico sorriso? Lo avevo quasi cancellato. Che male che fa adesso..."

"Dimmi qual è"

"Quando... aspetta. Quando gli ho detto che bouquet voleva dire ‘mazzo'. Anzi, ‘mazzetto'."

"So che hai fatto un grosso sforzo per rispondermi."

"Mi ha fatto male scoprire anche che... insomma. Che non mi ha rivolto un sorriso quasi mai. Che i suoi sorrisi migliori glieli ho visti di profilo, come una spettatrice. Mi fa male tutto, adesso. Tutto tutto...

Non amavo quella favola da bambina... comunque, lui era proprio come la Bestia."

"Oh, la Bestia!, e tu eri la Bella..."

"No."

"Come no?"

"Tz. Io ero la rosa."

"La rosa?"

"Io ero la rosa. Senza parola e sotto vetro, giù un petalo dopo l'altro... Non potevo essere la Bella. Non avevo quasi niente, di umano. La Bella alla fine ce la fa. La rosa perde anche l'ultimo petalo, prima del lieto fine."

"Beh, però, dopo che la rosa ha perso tutto, c'è il lieto fine."

"Tz. No."

"Come no?"

"Perché questa non è una favola. E io non ho mai visto un tramonto sul Gange. Saturno ha diciotto lune, e basta. Dalla mia casa si vedono quelle."



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