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lavoro pubblicato mercoledì 19 aprile 2017
ultima lettura sabato 10 giugno 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

espira

di SgtPepper. Letto 198 volte. Dallo scaffale Pensieri

Uno...due...tre... butta fuori, espira tutto uno... due...tre... assaporalo, senti lo stantio e il malato, il puzzo rancido di fumo del tuo alito, esce, fai in modo che nessun filtro lo plachi. Buttalo fuori, espira, spazzalo via insieme a qualche bran...

Uno...due...tre... butta fuori, espira tutto

uno... due...tre... assaporalo, senti lo stantio e il malato, il puzzo rancido di fumo del tuo alito, esce, fai in modo che nessun filtro lo plachi. Buttalo fuori, espira, spazzalo via insieme a qualche brandello di polmone.

Quattro...cinque...sei... non funziona, lo senti, lo assapori, ma in qualche modo qualcosa rimane dentro, si blocca, si ancora al tuo interno. Riprova

uno...due...tre... butta fuori, espira tutto.

Uno...due...tre... sputa fuori l'aria con più veemenza, crea un tornado dal tuo espirare, lascialo andare, spingi col diaframma, premi sulla cassa toracica per far uscire tutto. Ci sei, sta andando, c'è quasi... lacera e si blocca, si ferma li, all'altezza della pompa cardiaca che ormai non sai più se pompa sangue o acido. Si blocca e lacera, tutto di ferma li, si aggrappa, non ti vuole mollare.

Quattro...cinque...sei... non funziona, è più forte di te. È sempre più forte di te. Riprova!

Uno...due...tre... spremi, comprimiti, accovacciati e premi le ginocchia al petto più che puoi, estirpalo, devi riuscirci, devi essere capace di eliminare quella parte di te che non ti fa essere cio che vuoi. Come se fosse facile! Eliminare quasi tre decadi di paure, insicurezze, macerie, seghe mentali, lasciate li a macerare!

Ogni tanto ci sei passato affianco e hai tirato dritto ignorando il fetore che emanavano. Ma non hai mai avuto realmente le palle di ripulire quella palude! A volte ci si autoconvince di aver eliminato i mostri, in realtà li si evita semplicemente! È molto più facile evitarli che affrontarli. Solo che poi cosa succede? Si risvegliano! Indubbiamente si risvegliano, e ogni volta sono più devastanti, subdoli e dolorosi! E ogni volta è più difficile contrastarli! La melma, la palude che hai evitato ti si riversa addosso e ti soffoca. A volte ti chiedi anche perché non cedi, perché non finirla qui? Sarebbe sicuramente la via più facile e più sicura! Tanto non credi in niente, non credi in qualcosa dopo la morte, non credi che qualcosa o qualcuno ti possa salvare. Vivi di sprazzi, arranchi, fatichi, ma non riesci a reagire così al malessere che ti porti dentro. E non riesci neanche a spiegarlo ad altri che puntualmente esordiscono con “ma pensa a chi sta peggio!”. Perché cazzo dovrei pensare a chi sta peggio? Si ha questa tendenza a voler confrontare il dolore di una persona col dolore di altre persone, perché? Il dolore non lo definisce il fattore scatenante, ma è una sensazione, un sentimento, e in quanto tale ognuno prova il dolore a diverse intensità. Quindi ogni volta che la palude ribollente esplode e ti sommerge l'unica cosa che riesci a fare è aspettare che si asciughi da se. Continui la tua vita puntando al meglio che non otterrai mai, perché puoi fare i progressi che vuoi arrivando fin sulle stelle che comunque non sarai mai soddisfatto, non riesci a fermarti e goderti il successo che puoi aver ottenuto in qualcosa, no! Riesci solo a puntare al gradino dopo. Quindi la merda ormai ti ha sommerso! Mettiamo il caso, come questa specifica volta, che hai incontrato una persona davvero speciale, una persona importante per te, una persona che è riuscita a farti rimettere in discussione tutti i tuoi discorsi interni sull'amore che non esiste, sulle coppie per solitudine ecc. ci hai creduto e ci credi ancora. Ma la melma ribollente l'ha fatta andare via, la tua paura nell'affrontare la merda che ti brucia dentro l'ha allontanata ai livelli che ti odia più di quanto avrebbe potuto odiarti se le avessi scopato la sorella. Ti ferisce costantemente, ti cerchi il perché, cerchi un dialogo ma ormai hai mandato a puttane l'ennesima persona che ha fatto l'errore di credere in te. É allora che la merda prende il sopravvento, ti ricopre, ti impregna, ti entra fin dentro le ossa, provi a reagire, ma ormai sei stanco, e sono troppi fronti tutti insieme da affrontare con serenità. Allora che fai? Aspetti, respiri quella merda, soffri, ma aspetti, aspetti solo che cambi il vento, che tutto passi e la merda si asciughi sopra il tuo corpo come argilla, per poi sbarazzartene con uno dei tuoi incredibili numeri! Un balzo, un triplo salto mortale che manda in frantumi il malessere ormai secco su di te. Aspetti, ecco, pazienti. Ma questa non è la soluzione, lo sai bene, è di nuovo evitare il problema. Non hai le palle di provare a tirar fuori tutto quello che hai dentro. Hai paura del rifiuto, hai paura dell'incomprensione, hai paura di leggere la delusione negli occhi di chi per te è tutto. Allora premi, spingi, soffochi il tutto affinché ritorno nella fogna melmosa e putrida dentro di te fino a richiuderne il tappo più stretto; di modo che alla prossima crisi esploda ancora più prepotentemente.

Ma la realtà è anche un'altra. Non sai realmente a cosa sia dovuto questo malessere. O forse non lo vuoi ammettere. Credo che sia ipersensibilità! Spesso mi son fatto scudo con cinismo e menefreghismo per evitare di espormi. Perché ho imparato che non riesco a passare indifferente al dolore. È più forte di me, vedo una persona che soffre e devo tirare dritto se non voglio rischiare di venirne risucchiato. Ecco, la paura, la paura di essere te stesso. La paura di amare, perché si, è più semplice negare l'esistenza di qualcosa che innegabilmente ti ha sempre devastato. Ami, ma non trasmetti quello che provi. Ami e ti ritrovi a custodire quel sentimento per te per provare a mantenerlo puro. Una specie di droga, di rifugio, di consolazione in un mondo che ti sembra sempre più distante. Ma l'amore non si può tenere per se. Ma è quello che inconsciamente hai fatto! Ti sei fatto trascinare in basso dalle tue paure, le hai alimentate con ragionamenti logici e plausibili ma sterili, fini a se stessi, che avevano l'unico intento di non farti uscire dalla tua zona di comfort, non farti esporre. È ridicolo, al tuo interno concedevi tutto, concedevi la tua stessa essenza (se ne ho realmente una) mentre al tuo esterno ti mantenevi freddo e distaccato! Che senso ha tutto questo? Autolesionismo della peggior specie. Provarsi in questo modo nello spirito non è normale. Essere sempre in continua discussione con se stessi, una lotta eterna tra quello che si vuole fare e quello che sarebbe corretto fare. Come se poi il giusto e sbagliato non fossero relativi. Ovviamente esistono dei limiti invalicabili, ma io li ho sempre spostati troppo a piacimento. Spesso mi sono costretto a non fare cose perché non le ritenevo corrette. In realtà avevo solo paura di farle. O al limite mi autolimitavo così tanto da arrivare allo sfinimento e fare comunque le cose con in più l'aggravante dei sensi di colpa per averle fatte. Come si può condurre un esistenza di questo tipo? Ve lo dico io come si può, la speranza nel cambiamento! Poi però con gli anni ti rendi conto che non puoi solo sperare, devi anche lavorare per il cambiamento. E allora ci provi, ma come sempre, non affronti i problemi, almeno, non i tuoi, affronti tutti quei problemi provenienti dall'esterno, e li risolvi alla grande. Ma i tuoi non riesci, li eviti. E così eccoci di nuovo qui. Martoriato da me stesso. La paura di prendere, la paura di tentare ha avuto di nuovo la meglio. E ora sei di nuovo qui ad aspettare che la merda ti si secchi addosso per poterla mandare in frantumi e ricominciare. Basterà il sole di quest'estate a seccarla? Spero di si, ma mi rendo conto che stavolta non posso limitarmi a chiudere il tappo.

Uno...due...tre... espira, sputalo fuori, spingi

uno...due...tre... fa male è vero, ma fa più male se lo tieni a stagnare dentro te. Sputalo. Tiralo fuori, non importa quanto male fa aggrappandosi per non uscire, sputa il tuo seme del fallimento il più lontano possibile da te, non ti appartiene, è solo una cosa mentale. Sforzati almeno stavolta di eliminarlo. Non importa se uscendo si aggrappa e strappa via qualsiasi cosa pur di rimanere dentro te. Quelle ferite si rimarginano in fretta, ma se mantieni quella melma a stagnare dentro di te come hai fatto finora rischi di arrivare a un punto in cui il danno sarà irreparabile. Spingi forza, spingi e lacera, spingi e gemi, lacrima, impreca! Ma spingilo fuori, spingi fuori tutto, e affrontalo.

Quattro...cinque..sei... ancora per poco, ristagna ancora un po' ed esploderà da solo!

Sette...otto...nove...dieci.... sarebbe tutto molto più facile se avessi ancora te! Ma tu non ci sei, e non ci sarai più, questi sono i fatti. E io non posso basarmi sulla speranza di te, o sulla tua presenza. Anche perché inutile. Quindi aspetto, forse un giorno troverò il coraggio di parlarti, senza accuse, senza dover ribadire il dolore, senza volerti farti male per vendetta. Forse un giorno ci riuscirò. Sappi che comunque hai tutto il mio appoggio in qualsiasi cosa tu faccia, perché qualsiasi cosa possano dire gli altri, o possa dire tu, io so benissimo cosa ho provato, so benissimo chi sei, e so benissimo cosa è successo. Ma per ora mi spiace ma devo solo espirare fuori il tutto... quindi...

uno... due... tre... espira, buttalo fuori!

Uno... due... tre... sforzati dai, piegati, abbraccia il cambiamento, nudo e impavido, non hai niente da perdere, non hai più niente da perdere. Sii quello che vuoi essere! Ma fallo, butta fuori tutte le tue paure, le insicurezze, il senso di inferiorità, di inadeguatezza, fallo ora!

Quattro...cinque... sei... non ancora. Brucia e lacera troppo....



Commenti

pubblicato il giovedì 20 aprile 2017
Gia, ha scritto: sappi che t'ho voluto bene per quello che hai scritto, bello assai.
pubblicato il giovedì 20 aprile 2017
SgtPepper, ha scritto: grazie!

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