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lavoro pubblicato lunedì 17 aprile 2017
ultima lettura domenica 14 aprile 2019

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La leggenda del Fiore nero : Prologo

di mirco419. Letto 248 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nella città di Val Camonica durante la caccia alle streghe, un'altra donna venne condannata al rogo. Dopo la sua morte un fiore nero giaceva nella cenere da cui nacque uno spirito vendicativo. Cosa accadrà?..

Era una giornata d’inverno come un’altra, il fumo saliva lentamente dalle canne fumarie formando una cortina nebbiosa lungo le strade strette e anguste di Val Camonica. Si sentivano urla riecheggiare per tutta la piazza centrale e, se si dava un’occhiata, si poteva notare una folla di persone intorno ad un pilastro in fiamme ,con una donna legataci sopra, puntare delle torce infuocate al cielo al ritmo di un coro. –Al rogo, al rogo!- urlavano. Un’altra anima pia vittima di quella caccia insulsa in nome di un Dio di cui non si era nemmeno certi della reale esistenza. Ma forse, forse quella volta la popolazione del villaggio non si era sbagliata giacché la donna prima di morire aveva lanciato un sortilegio rivolto a tutta l’umanità –Un giorno perirete tutti per mano della stessa sorte che oggi spetta a me! Voi creature crudeli verso la vostra stessa specie, codardi e ignoranti credete davvero che così facendo salverete questo mondo dal demonio!?- Una volta che esalò i suoi ultimi respiri, una lacrima scarlatta percorse le sue gote e finalmente morì. Una delle tante donne ora diventata semplice fuliggine che si confondeva tra la cenere della brace ormai consumata, un’altra tragedia era stata compiuta sotto gli occhi di centinaia di persone convinte di essere nel giusto, di stare dalla parte di Dio. Ma dalle ceneri di quella donna nacque qualcosa: un fiore dai petali neri, meraviglioso come la più bella delle rose giaceva tra i resti bruciati. Giaceva in quel luogo, immobile e insensibile agli eventi mentre si nutriva dell’odio, dell’arroganza e della paura delle persone crescendo sempre di più fino a diventare gigantesco, impossibile non notarlo maestoso esattamente com’era e nello stesso luogo in cui era avvenuto l’ennesimo sacrificio. I popolani timorati da quel bocciolo abominevole decisero che la sera stessa gli avrebbero dato fuoco e che il vescovo locale avrebbe benedetto la zona in modo che nessun’altra aberrazione del demonio potesse prendere vita. Fu quello l’errore che segnò la civiltà Occidentale per secoli e secoli a venire. Dai fumi e dalle ceneri si stava formando qualcosa: come una fenice che risorgeva delle sue ceneri un oscuro spirito vendicativo dall’aspetto umanoide si stava elevando sopra il capo di quelle povere anime attonite e inamovibili di fronte a quello spettacolo meraviglioso e orripilante allo stesso tempo. Un vortice di lapilli e ceneri avvolse lo spirito dandogli il potere di distruggere ogni cosa fosse nel suo cammino non risparmiando nemmeno i bambini o animali come se per quella creazione di Satana non fossero altro che insetti sul suo cammino. Il Vescovo in un disperato tentativo di salvezza lanciò verso lo spirito l’acqua santa contenuta nel suo calice il quale però si incendio brillando di una fiamma senza luce che si propagò attraverso i suoi palmi fino ad avvolgerlo in un mantello nero bruciandogli l’anima. “Un miracolo del Demonio?” pensarono mentre quella cosa vagava seminando cadaveri nelle vie di Val Camonica. La città e gli abitanti erano statati completamente rasi al suolo lasciando solo delle macerie testimoni della tragedia avvenuta. L’angelo oscuro non trovando più anime impure da condannare cominciò a vagare di città in città da regione a regione fino a lasciare la penisola portando il giudizio divino anche in altri Paesi dell’Occidente, come la Francia e la Germania fino ad arrivare in Spagna. Passarono gli anni e con essi cessò la caccia alle streghe e le torture barbariche. Lo spirito poté così finalmente trovare pace e spogliarsi dell’odio che per secoli lo aveva accompagnato nella sua crociata contro l’umanità meritandosi finalmente egli stesso la morte. Ma il tempo gli fu tiranno e non ebbe nemmeno un attimo per immaginare come sarebbe stato morire che un’altra tragedia incombé sull’umanità ancora straziata dagli avvenimenti passati. Una maledizione si stava diffondendo tra la popolazione portando disperazione e paura. Era conosciuta come la Piaga Blu che fece un vero e proprio stermino tra gli infanti demolendo sogni e speranze e facendo cadere la popolazione in un periodo buio dominato dalla paura e dalla lotta per la sopravvivenza. Una goccia attraversò il corpo dello spirito poi un’altra e un’altra ancora, gocce che solo lui poteva sentire, vedere e percepire. Quelle gocce non erano altro che la speranza delle persone che stava lentamente abbandonando il loro corpi, tingendo il loro futuro di un grigio privo di emozioni e significato che come un macigno trascinava la loro anima nell’oblio trasformandoli in gusci vuoti. Ormai la gente ridotta a semplici ammassi di carne senza una ragione di vita, si trascinava arrancando per le strade in attesa della morte e le donne che davano alla luce il loro pargoli poco dopo li perdevano tra atroci sofferenze, impotenti davanti ad un nemico invisibile. Le gocce erano sempre più numerose fino a divenire una pioggia incessante che colpiva ripetutamente il corpo dello spirito svegliandolo poco a poco dal suo letargo. Ogni goccia faceva provare allo spirito le stesse sofferenze e agonie della persona a cui era legata colmando l’entità di tristezza e compassione nei confronti del genere umano facendogli provare per la prima volta dei veri sentimenti. Anni dopo l’avvento della piaga il cuore dello spirito un tempo ricolmo d’odio era sopraffatto da un’immensa tristezza verso le persone costrette a subire quella tortura opprimente senza poter reagire in alcun modo. Un giorno, una piccola e candida goccia ,diversa dalle altre, toccò il cuore dello spirito e in quel momento una risata innocente come quella di un bambino ruppe il silenzio che da tempo ormai dominava incontrastato nel suo animo. Il cielo divenne nebbioso e le nuvole che si stavano lentamente riunendo formarono un cerchio come se attendessero l’ascesa di qualcosa o qualcuno. Una colonna di luce comparve nel centro del cerchio, così alta che pareva collegare la Terra al Paradiso lasciando attonite le anime pie che ebbero la grazia di assistere a quello spettacolo ancestrale senza sapere che per molti di loro sarebbe stata la fine. Ad un tratto le nubi sprigionarono una sostanza nera che avvolse la colonna di luce donandogli un’aura oscura e che trasformò la pace e la meraviglia provate dalle persone in paura e terrore alla sola vista di quello che pareva un incubo ad occhi aperti. Dal cielo oltre la vista umana come un angelo caduto, l’ entità oscura discese sulla terra ricolmo di una nuova forza e avvolto da una fiamma nera che danzava nel cielo. In quel momento il popolo ricordò la leggenda che venne tramandata da generazioni per quasi mezzo secolo, una leggenda che narrava di uno spirito che distrusse interi Paesi portando quasi all’estinzione della popolazione Occidentale. Lo spirito rimase immobile intento a scrutare negli sguardi altrui cercando di capire cosa stessero provando alla vista di un essere abominevole come colui che custodiva la disperazione e il rancore che albergava nei cuori delle persone e che al tempo stesso infondeva terrore negli animi delle stesse. Tra gli sguardi terrorizzati ne notò uno in particolare appartenente a una fanciulla dagli occhi purpurei e lunghi capelli biondo cenere di nome Eleonor. Indossava una lunga veste bianca orlata che copriva armoniosamente il suo corpo innocente mentre un velo di lino bianco accarezzava le sue labbra sottili. Lo spirito rimase affascinato da tale bellezza ma appena i loro sguardi si incrociarono, una fiamma nera la avvolse brillando di una fiamma senza luce e facendola accasciare a terra inerme mentre l’anima lentamente l’abbandonava. Dopo di lei la fiamma avvolse chi le stava vicino per poi avvolgere tutte le persone presenti in quel luogo condannandole alla stessa sorte della povera Eleonor. Lo spirito rimase lì immobile al centro della colonna di luce osservando con profonda tristezza l’orrido spettacolo che egli stesso aveva creato. Voleva piangere ma non ci riusciva, solo gli esseri umani potevano e lui ne era l’opposto, uno spirito che uccide senza pietà: non poteva diventare un uomo e infondo era giusto così. Mentre l’essere immateriale era perso tra i suoi pensieri una luce bianca e intensa squarciò il cielo accecandolo come se lo stesse punendo per tutto ciò che aveva fatto e obbligandolo a pentirsene desiderando il perdono della volontà divina. Dalla terra affiorarono dei lunghi tentacoli di pietra che intrappolarono lo spirito in una morsa stringendolo sempre più forte affinché non potesse liberarsi. Delle creature aberranti provenienti dagli abissi più profondi e dotati di zanne affilate, lunghi artigli e pelle che pareva cemento lo accerchiarono e protesero le mani al cielo in segno di benvenuto recitando delle preghiere in una lingua sconosciuta. Dopo che la cerimonia venne conclusa, cinque Dei scesero dal Paradiso con infinita grazia ed eleganza, come delle farfalle in un giorno estivo baciate dai raggi del sole e cullate dal tepore di un sole più splendente che mai. Non aveva mai visto una simile meraviglia e non riusciva a comprendere ciò che stava accadendo così lo spirito si perse di nuovo tra i suoi pensieri rimanendo inerme come una bambola di pezza davanti agli eventi. Due creature infernali stavano volando sopra il suo capo aspettando pazientemente la morte della loro preda mentre uno dei cinque Dei estraeva una pergamena dorata con un lungo nastro rosso che la teneva chiusa formando un rotolo ben compatto. Quando aprì la pergamena, un lampo di luce attraversò lo spirito facendolo sprofondare in un’agonia priva di significato e inconcepibile per un essere umano. Lentamente i due corvi del Demonio cominciarono a cucire sullo spirito un abito completamente nero composto da un materiale duro e ruvido. A ogni filo di trama che veniva tessuto lo spirito sentiva come se una parte di sè venisse strappata via e rinchiusa in un angolo remoto della sua anima sentendosi sempre più vuoto e impotente. In quel momento finalmente comprese il significato della disperazione e della pace, una pace che solo chi accetta la sua morte può provare. Ormai non gli importava più niente di quello che sarebbe successo da lì a poco, era consapevole dei suoi peccati ed era pronto ad accettare la punizione che si meritava senza rimpianti. Il Dio che estrasse la pergamena pronunciò dei versi che parevano parole e frasi ma in una linguaggio alieno, differente da quello usato dai demoni ma che lo spirito non riusciva a comprendere. Era tutto così strano e confuso ma nonostante tutto riusciva a percepire un grande senso di inquietudine ogni volta che il suo sguardo si posava sulle espressioni degli Dei, volti ricolmi di odio che guardavano con disprezzo un essere non umano come lui. Una volta che i demoni alati ebbero finito, una tunica di nero cuoio ricopriva il corpo dello spirito mentre tre grossi chiodi di roccia lavica gli erano stati conficcati nel petto per trattenere lo spirito nella veste. Ormai sapeva che la sua fine era vicina ed era pronto ad essere esorcizzato, cancellato finalmente dalla faccia della terra e dai cuori delle persone. Tuttavia appena lo spirito accettò l’idea di morire una volta per tutte, i tentacoli che fino ad allora lo tenevano stretto cominciarono a rientrare nel terreno portandosi con sè l’entità, che in un battito di ciglia scomparve nelle viscere della terra. Poi il silenzio.





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