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lavoro pubblicato sabato 15 aprile 2017
ultima lettura domenica 29 novembre 2020

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San Paolo

di paolacarrara. Letto 423 volte. Dallo scaffale Viaggi

30/12 l'orologio di questo pc segna le 3.45, ma qui San Paolo sfiora appena l'una di notte. Fuori dalla finestra, tra un cielo grigio e rossastro, le finestrelle dei grandi palazzi e dei grattaciali iniziano a spegnersi o a farsi più diffuse. I ...

30/12

l'orologio di questo pc segna le 3.45, ma qui San Paolo sfiora appena l'una di notte. Fuori dalla finestra, tra un cielo grigio e rossastro, le finestrelle dei grandi palazzi e dei grattaciali iniziano a spegnersi o a farsi più diffuse. I negozi chiudono gli scuri e le macchine si diradano, vanno verso corsie più grandi, per le grandi avenide: 23 de Majo, Paulista, Sumarè, Imigrantes. Chi torna a casa da una serata, chi esce adesso, chi mai è tornato in casa e gira ancora. Ai piedi delle grandi fermate delle metro ci sono solo piccoli uomini ora. La notte cancella il via vai di bus, diradando il flusso come se un laccio emostatico bloccasse una grande arteria.

Ma la città continua a pulsare.

Il battito si dilata tra le vie fino all'orizzonte, dove macchie scure tra il chiaro dei lampioni dichiarano la presenza di un albero o di un polmone tra il cemento, tra palazzi scuri un po vecchi e disabitati solo all'apparenza, e lo sguardo cerca di liberarsi da queste macchie di luce ma invano... incontra case, edifici, favelas, macchine, aerei nel cielo e torri, luminarie di natale e tuoni all'orizzonte più distante. Qui non esiste il buio.

Ovunque, c'è luce.

Una volta pensavo di odiare le grandi città, e forse dopo San Paolo continuerò a pensarlo. Madrid per me è stata una tortura che tuttora non decifro: è stata una città d'ostacolo e di paure, dove ho giocato una parte del mio carattere che non sapevo neanche esistesse e contro cui ho lottato. Mi stupisco di come sto vivendo San Paolo. Pensavo di dover soffrire almeno un po per tutto questo caos, ma la paura e il disagio sono durati solo qualche giorno. I primi giorni, senza di lui, tutto mi è sembrato impossibile e un po mi sono sentita sola. Ma mi è bastato adattarmi e capire che la città diventa bella nel momento in cui cambi il modo di vederla. Se fossi passata per San Paolo un anno fa probabilmente avrei criticato il caos, i bus che ti travolgono quasi, le metro in cui fiumi di gente si seppelliscono como in unica grande tana cuniculare refrigerata (effetto gelo garantito causa condizionamento a mille) , le piazze in cui devi stringere la borsa per non essere derubata e chiuderti le orecchie per non sentire tutti i mendicanti e venditori e tappare il naso per non sentire la puzza e i forti odori del caos.... perchè il caos ha mille sensazioni dentro di sé. E San Paolo è caos, decisamente, è caos. È una Madrid più disordinata ma una istanbul più ordinata. Non è nenache minimamente paragonabile a Padova o a nessuna città Italiana. Non ha nulla di europeo.

Allora ho iniziato a decifrare il caos.

A partire dal cemento. Le strade sono enormi, da 6 a 3 corsie, e si diramano in ogni dove senza un apparente logica. Non c'è solo una strada, mai: ce ne sono sempre almento tre, che sarebbero una normale, una sopraelevata, e una sotto, dove il vivo mondo della metro pullula di una popolazione fieramente rigorosa e vitale. I muri che circondano le strade non sono mai solo muri. Sono muri con murales. Non ho mai visto una città con tanti murales, alcuni sono enormi e ricoprono facciate intere di edifici, altri sono piccoli ma stupendi, tutti sono coloratissimi e pieni di dettagli e ognuno ha la sua tematica... politica, natura, corpo umano, sessismo, violenza, satira, educazione, musica, denuncia, osservazione. Laddove non ci sono murales ci sono scritte. Alcune parlano di banalità, altre sono semplici ma d'effetto. Le scritte più strane sono linguaggi indecifrabili che sono stati scritti fino a ultimi piani di palazzi improbabili, non si sa come. Lui mi ha spiegato che ognuno di questi linguaggi è proprio di una “banda” che fa a gara con le altre per scriverle nei posti piu impensabili, e che piu di uno è morto per compiere queste missioni insensate. Se non ci sono muri o vie, tra case palazzi e lojas (negozi), ci sono alberi. Alberi che non avevo mai visto. Alcuni avocadi selvatici, fiori innumerevoli coloratissimi, palme, giganti con liane che mangiano la città e si articolano con il cemento. Anche se soffocati dalla merda sembrano a loro agio nel corrotto sistema delle leghe umane, tanto da fondersi con le grate dei cancelli, o da abbracciare i lampioni per la strada, o da aggrovigliarsi tra i fili che innumerevoli passano sopra le vie. E tra i frutti e le foglie e i cavi dell'elettricità, vivono migliaia di uccelli. Ogni mattina ci sono sempre due cose che sento quando mi sveglio: la prima è il rumore della strada (e del camion che vende la frutta che fa un casino insopportabile) e il cantare degli uccelli. Un cantare diverso da quello europeo, perchè sicuramente per loro è piu facile, ad esempio, cantare a Padova che cantare a San Paolo. E per questo forse è più bello.

Ma se non si è contenti di osservare una città per tutto questo, allora si può passare alla gente della città.

All'inizio mi sentivo a disagio a girare con lo zaino perchè pensavo volessero tutti derubarmi (quante idee mi avevno messo in testa). Poi mi guardo attorno e... in bus ad esempio c'è la figa tutta magra stratirata con di fianco una cicciona coi brufoli in ciabatte, e nessuna delle due sembra particolarmente infastidita dall'altra. Guardano il cellulare, guardano fuori, e quando una si deve alzare cordialmente si fanno spazio e obrigada e valeu e sciao. C'è il vecchio barbone seduto di fianco all'ingegnere in cravatta, ma tutti pagano lo stesso biglietto e tutti scendono dal bus senza che nessuno dica nulla su di loro. Per strada la gente è millenaria. E vuol dire che ci sono mille tipi di gente e nessuno caga l'altro. Ci sono rossetti rossi sulle labbra sia di obese che di anoressiche, tizi seminudi e tizi con la giacca con 30 gradi, gay, lesbiche, ciabatte, tacchi, rasta, pelati, negri, mulatti, gialli, bianchi, strane mescolanze, storpi (davvero, ce ne sono tanti ma forse me ne accorgo piu per una deformazione professionale), bambini, pattini, skate, bici, cicli motociclitricicimaggioliniferraribusmetroecceccecc potrei andare avanti all'infinito, all'infinito, davvero....

e quindi mi sono adeguata in fretta a tutto questo. Ora esco di casa come mi pare. Se voglio mi vesto bene senno esco in ciabatte e senza un filo di dignità. Come cazzo mi pare.

Ora sono quasi le due e avrei ancora mille cose da raccontare ma gli occhi si chidono. lui è crollato sul divano e dorme senza alcun problema. Lo osservo come si osservano le persone che ami, quindi descriverlo è pittosto comlpicato. Prima siamo andati a giocare a biliardo in Avenida Augusta, qui il biliardp va di moda ma io sono altamente impedita rispetto a lui e ai suoi amici. Di là suo cugino gioca a un gioco orribile al pc e sento solo arg sbam pum pum e tratratratra.



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