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lavoro pubblicato sabato 15 aprile 2017
ultima lettura venerdì 23 giugno 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'impatto

di paolacarrara. Letto 171 volte. Dallo scaffale Viaggi

15/12 Sbarabambam. Capovolta in un altro mondo. Milleottocentocinquantamila cose che dovrei raccontare dopo solo 5 giorni che sono dall'altra parte del mondo, tanto che il mio cervello è fermo come un palo di cemento. Così tante informazi...

15/12

Sbarabambam.

Capovolta in un altro mondo. Milleottocentocinquantamila cose che dovrei raccontare dopo solo 5 giorni che sono dall'altra parte del mondo, tanto che il mio cervello è fermo come un palo di cemento. Così tante informazioni e novità che non si può fare a meno di bestemmiare perchè non sono riuscita nel mio piccolo a registrare tutto.

Partiamo da un aereo in cui ci sono tre file di sedili e in cui mi danno cena e colazione, cibo e bevande, in cui fortunatamente non ho nessuno di fianco e posso sdraiarmi come un pascià. Conosco una brasiliana che si è sposata con un siciliano che torna a casa, una donna dell'Uruguay con cui chiacchero un po', e una tizia strana che non si sa perchè parli italiano. In volo verso l'altra parte del mondo vedo i confini dell'europa, dal portogallo, sorvolo l'oceano per 10 ore ammirando le stelle che sbucano dal finestrino e pregando per non cadere e morire (sognando addirittura i modi in cui avrei potuto morire), e vedo anche i confini del Brasile. La fine e lì'inizio dell'oceano, o viceversa se vista dall'altro lato. Le prime luci della costa e il confine sotto di me.

All'atterraggio inizia a partirmi l'adrenalina, nonostante le condizioni pietose dettate dal sonno . Passiamo sopra San paolo, e noto case, case, case, edifici enormi e giungla e case ed edifici e giungla e grattacieli e grattacieli ed edifici, palme, favelas, campi di bho, e poi avvicinandosi, case con tetti di lamiera, palme, banane, più vicino ci sono auto, camion, palme, camion con palme, persone, bambini, cani, palme... e bom.

Welcome to brazil.

Vado in bagno a sistemarmi. Vestitino blu. Sono grassa e brutta e lui come sarà? Come mi vedrà? Da distante lo vedo. Lui mi vede, mi chiama. Dio mio.Ho immaginato mille volte questa scena ed ora non sembra per niente come la pensavo, non ha niente di romantico o di soap opera, è brutale, è un impatto diretto su uno scoglio, una caduta senza paracadute, uno schianto da millemila metri di altezza e...Oh cazzo non riesco a guardarlo in faccia. È dimagrito, è piccolino, i suoi occhi verdi riempiono la sua faccia stanca. Merdamerda io sono orribile in confronto, ma chi glielo ha fatto fare di stare con un cesso come me? Tutte ste brasiliane ultra fighe e io....” mi metto in un angolo e non riesco a guardarlo. Mi parla e la sua voce è reale, il suo volto è reale, lui è reale, mi tocca la spalla e chiudo gli occhi forte e non voglio guardare ne ascoltare, non ci credo e non posso crederci. Dentro il mio corpo reazioni chimiche e sensazioni si sono mescolate e non potevo rispondere a nessun comando del mio cervello tanto meno del mio corpo, ero come congelata dalla realtà: lui, il suo volto che per 6 mesi ho visto solo attraverso uno schermo, il suo contatto la sua voce... tutto questo non può essere reale.

L'imbarazzo è durato circa 130 minuti. Il tempo del pullman e poi gli ho sfiorato la mano. Me l'ha stretta forte. Davanti alla metro ci siamo baciati. Era da tempo che aspettavamo questo momento. Il suo bacio è fantastico, è reale, mi lascio avvolgere dal suo abbraccio e dal suo odore, lo stesso identico odore che riconoscerei anche tra 20anni e che adoro. Arrivo nella sua casetta , e aprendo la porta vedo il divano (che anche ora ho davanti) dove parlavamo spesso su Skype, e la sua camera, il suo letto, la sua finestrella e il suo piano. Tutto questo è qui attorno a me anche adesso. Abbiamo fatto l'amore. Se mi chiedono come è stato, bhe, non lo so. Forse non è stato stupendo, forse il tutto era ancora sporco di imbarazzo, paura, stranezza, timore, confusione, però sicuramente è stato unico. La prima volta unica in cui ho sentito che ho desiderato come non mai avere il suo volto tra le mani e guardarlo e sapere che è qui con me che deve essere, che non c'è altra soluzione per curare quello che ho dentro, che insomma, siamo totalmente fottuti perchè lo vogliamo, vogliamo stare assieme e vogliamo amarci e non ce ne frega niente se con una probabilità del 200% questo sarà impossibile. Ora è possibile, che si fotta la probabilità.

Quando mi sveglio Venerdì lui è già a lavoro, così decido di partire all'esplorazione di San Paolo. Inizio con una corsetta tranquilla, penso, un po di moto dopo 12 ore di aereo ptrebbero ridurre il rischio di TVP e morte istantanea. Quale via piu gaudiente e sana se non una via a sei corsie con in mezzo la pista di bici e corsa? Ad ogni incrocio mi devo fermare perchè senno mi ammazzano mentre i miei polmoni si dilatano per accogliere la fresca e salutare aria di San Paolo. Più avanti scoprirò che questa grande via si chiama Sumarè, ed è solo una piccola vena capillare in confronto alle grandi arterie di questa città. Corro tra smog, alberi giganteschi e 32 gradi, non perdo l'occasione per provare una lezione gratis in una palestra per ricchi paulistani, raccogliere avogadi per la strada, e quando torno a casa per poco non subisco due tipi di shock assieme: allibitudine per le cose che ho visto e shock termico. Il mio sistema è ancora sconvolta dal cambio di temperatura repente.Passeggiando un po meno svestita il pomeriggio, incontro una ragazza colombiana che vive a new york ed è qui a trovare suo padre che è tipo un artista bhoemiene che si puà tradurre con cazzone che va con tutte qua e là. Con questa donzella -fortunatamente la comunicazione tra noi due è in lingua spagnola-, passerò anche il Lunedì pomeriggio in china town, in un museo stranissimo di opere orrende e in lunghi disorsi sul senso della vita e sul senso della vita a San Paolo (bisogna fin da ora distinguere le due cose).

Sabato ci svegliamo con un tempo incerto, e la nostra epopea inizia alle ore 11. tra traffico, compere, tavole da surf e varie cazzate arriviamo alla spiaggia di Guaranajà alle 3 del pomeriggio. Ovviamente c'è un tempo di merda ma pare che la gente se ne fotta. Andando, ci è pure entrata acqua nella macchina, ma pare che anche noi ce ne fottiamo. Abbiamo deciso alla fine di andare a Praia Branca, per passare la notte in un camping e poi chissà andare a San predo (altra praia per riccastri). Ma ci fermiamo per strada, e dire strada è un eufemismo. Immezzo alla selva, con uccelli rari, fango, piante e rumori stile jurassick park e fine del mondo e diluvio universale e acqua che entra da tutte le parti, facciamo l'amore. Un amore fortissimo, pieno di sudore, acqua, graffi, con tanto di vetri appannati e strisciate incluse. Un amore davvero folle fantastico incredibile, immerso nel verde, il verde che da tempo cercavo, finalmente era tutto lì: fuori e dentro di me.

In qualche modo arriviamo al camping, dove con la pioggia, stanchi di camminare e distrutti, iniziamo a chiedere per un alloggio. In uno una psicopatica hippie totalmente strafatta ci spara un prezzo troppo alto, mentre continua ad assicurarci che la pioggia è nostra amica (eu gosto la chuvaaaa), convincendoci poco visto la giornata che stavamo passando. In un altro una specie di Madonna tatuata in pensione ci affitta un angolino in una casa disabitata immezzo alla foresta (no aspetta non si chiama foresta, si chiama giungla). Accettiamo, in preda alla stanchezza e alla fame, poco convinti della nostra scelta. In relatà poi si è rivelata perfetta: lo chiamiamo -el nuestro castillo-. Siamo in un angolino, in una parete con più buchi che cemento (sarebbe meglio dire in un buco con delle pareti), e veniamo assaliti dalle rane e dalle zanzare. Dopo aver fatto una doccia in una loggia del castello con scarafaggi grandi come la mia mano, usciamo cacciando cibo. Finiamo in spiaggia in un locale (non saprei come chiamarlo) che all'apparenza sembra un semplice baretto da spiaggia, ma dopo 5 minuti di osservazione e neanche troppo attenta, ci siamo accorti di una cosa... i movimenti, la gente, la tranquillità... erano tutti strafatti! Tutti. Dal bambino al vecchio al cane randagio che fregava il cibo dai piatti. Bhè, poco male, in poco tempo saremmo facilmente e totalmente entrati nella allegra comunità allora.

Mi prende per mano e passeggiamo per la spiaggia. La sabbia è diversa, è piu compatta ed è fina, bianca, scricchiola sotto ai piedi quasi come quando prendi la ghiaia tra le mani e la sfreghi. Attorno a noi ci sono isolotti nell'oceano che si riconoscono per luci distanti, una tiepida luna che stentiamo a vedere e qua e la qualche fuocherello. Camminiamo fino ad un isolotto che ora comunica con la spiaggia perchè c'è la bassa marea. Tiriamo fuori balalaika e quant'altro, e iniziamo a chiaccherare. Mentre mi guardo attorno non posso smettere di pensare a quanto sia incredibile che io sia li con lui e lui li, di fianco a me.-un giorno lo perderai di nuovo, e questa volta sarà per sempre- mi rimbomba nella testa.Ci chiediamo perchè siamo così attratti l'uno dall'altro, perchè essendo comunque tutti e due ragazzi abbastanza aperti e che hanno avuto molte esperienze, una cosa del genere ci ha spiazziati, e non sappiamo neanche come gestirla. Gli spiego che secondo me c'è qualcosa di chimico che ci attrae e che quindi non possiamo capirlo perchè è un qualcosa che non ha sigificato pensante. Tutto è chimica.Inizia a dirmi che forse potrebbe trovare un lavoro in Europa che comunque sia lui uscirà dal brasile. Che le cose potrebbero cambiare, che chissà potremmo rivederci e stare assieme davvero, come una coppia normale, perchè ci amiamo ed è difficile trovare qualcuno che si ami così, e mi guarda e mi bacia mi stringe mi bacia ma io, nonostante la chimica e le stronzate sull'amore ecc ecc... io, Non gli crederò mai.

Quindi... distruggiamo il dolore bevendo. Io me vuelvo loca ma lui anche, e maledetta me che ho tirato fuori il discorso delle stelle. Maledette stelle! L'idea di per sé è stupenda, peccato che lui me l'abbia spiegata da strafatto perdendoci 5 ore solo per un concetto semplicissimo. Qui le stelle sono diverse, questo è il succo, perchè la terra vede solo una parte del sistema stellare dipendentemente da dove si trova (lui l'ha descitta come una -grande maionesa que se queda siempre ahi-). Mi spiega che loro ovviamente non hanno la stella polare ma bensì hanno la croce del sud, che è una costellazione molto bassa che indica il sud e che è complessissima da trovare. che insomma non serve a un cazzo ma li fa sentire meno diversi. Mi spiega la storia di Orione, perchè per loro è al centro dell'universo e attorno a lui quindi tutti gli altri segni zoodiacali sono stati messi da qualche Dio perchè così lui potesse continuare a cacciare anche dopo morto (allora mi sono chiesta se la Vergine l'ha messa lì queso dio perchè potesse continuare a scopare anche dopo morto, però non l'ho detto un po perchè ero troppo sfatta un po perchè lui era troppo preso e non volevo interromperlo).

Tornando, incrociamo una ingreja dove, in una specie di patronato, stanno suonado della samba. Un tizio con una chitarra, un altro con uno strumento che pare un ukulele ma non ricordo il nome, uno con un tamburello e uno pseudo cantante che potrebbe sembrare il protagonista di Grease consumato dal sole e dalla droga, e un tizio con la maglietta di cheguevara super inquietante che sbevazza e si atteggia da boss della mala. Il ritmo è facilissimo: 2 e 2 e te lo giostri come vuoi. Potrebbe sembrare uno scottish a 2 tempi o un walzer a 5. lo abbraccio e balliamo, penso a perchè a Madrid non sono mai riuscita a ballare con lui, visto che balliamo davvero bene assieme, e lo paragono al Cinese con cui ballavo, o a Fede e i nostri sex-appeals ballando la mazurka... lui è meglio.

Siccome la mia vita qui è appena cominciata c'è ancora molto da dire sicuramente, ma la cosa certa è che i segni in me sono evidenti. Sono ustionata, ho mal di gola, e il mio ecosistema è confuso, un po dall'estate che non riesco a decifrare, un po dalle varie stranezze di questo posto. A partire dal cibo (migliaia di frutti mai visti, cibi che non immaginavo nenache esistessero, bevande strane) un po dalla gente... non c'è una razza a san paolo, tutti sono immigrati, ma quello che mi colpisce di più è che i brasiliani hanno questi occhi verdi così naturali da spiazzare, mentre le brasiliane, pur non essendo queste fighe atomiche che ci si aspetterebbe, vestono alla moda e se ne fottono se la ciccia straborda o se gli si vedono le tette, la cellulite o le smagliature. Sono selvaggi in una selva di macchine, edifici, caos, come mi ha detto Deborah, questa è la giungla dell'uomo e sarebbe stupido non apprezzarla come si apprezza la naturalezza di una selva o di un paesaggio... questo è il progresso dell'uomo. Questo devo apprezzare.

Ora, come ogni giorno, sono sola: lui va a lavoro alle 7 del mattino e lo vedo solo alle 7 di sera. Sono un reglao queste 4 ore al giorno. E mentre lui non c'è devo costruire il mio tempo. A volte penso che tutto questo è stupido e che potrei investire meglio il mio tempo, altre penso che questo è ciò che ho scelto e sarebbe stupido non approfittarne, anche perchè il mio tempo qui ha una scadenza che devo rispettare. È vero che sono sola, ma è anche vero che sono a San Paolo, in Brasile, e devo ringraziare nonsochi per avermi permesso di poter fare questo e di stare da lui senza pagare l'affitto e aprovechando di quello che c'è qui. Ieri sono andata al MASP a vedere opere d'arte di tutto il mondo, e tra poco uscirò di casa e andrò al mercato centrale, per provare frutti e sapori mai visti, anche se una parte di me vorrebbe morire su questo divano agonizzante senza fare nulla di particolarmente rilevante....la storia di madrid si ripete, ma questa volta è piu consapevole e piu matura, so che posso contare su una me piu disposta a provare e piu accontentabile, che ha lavorato molto per essere qui e che ha meritato tutto questo. Ed è esattamente questo che mi spinge a uscire e ad esplorare: il fatto che merito questo viaggio, merito lui, merito di essere amata, guardata come lui mi guarda e accarezzata,merito di sentermi dire sottovoce -te quiero, te amo-, di essere baciata sulla guancia ogni mattina e ogni notte, di osservarlo dormire e coccolarlo ancora fino all'ultimo. Merito di queste piccole cose ogni istante, ogni secondo e ogni momento...

e non voglio più lamentarmi, ma solo goderne.



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