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lavoro pubblicato sabato 15 aprile 2017
ultima lettura venerdì 20 novembre 2020

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la partenza

di paolacarrara. Letto 392 volte. Dallo scaffale Viaggi

09/12 aria dentro, aria fuori. Credo che questa sia l'ultimo momento nel bagno di casa mia. Le parole crociate ormai sono finite. Ho controllato e ricontrollato ottocentomila volte la valigia, i biglietti, i documenti, deve essere tutto perfetto. Mi gu...

09/12

aria dentro, aria fuori. Credo che questa sia l'ultimo momento nel bagno di casa mia. Le parole crociate ormai sono finite. Ho controllato e ricontrollato ottocentomila volte la valigia, i biglietti, i documenti, deve essere tutto perfetto. Mi guardo allo specchio e mi faccio pietà. Capelli arruffati, faccia tonda, occhi rossastri dal poco sonno e dal raffreddore vagante, ciccia overthere, naso a flauto, pearcing, sopracciglia piu o meno fatte, qualche baffo, tette grosse. Respiro: dentro, fuori. Ora manca un ora per partire e devo far passare questo tempo. Terribilmente lento e logorante. Ho una folle paura di sbagliare qualcosa, qualsiasi cosa. È così facile sbagliare un volo? È così facile morire in un aereo intercontinentale? Continuo solo a pensare: respira, domani sarai in america, domani sarai accanto a lui, domani respirerai qualcosa di fantastico.

Stesso giorno: Areoporto di Munich. Ho appena scolato un caffè e una cioccolata calda gratis da un distributore per noi clienti, e mentre una voce meccanica mi avvisa di tutti i voli in partenza da monaco, mi rilasso ad un tavolino. Ho appena fumato una sigaretta dentro a un cubo in cui i fumatori sono stipati come animali: madonna se sono contenta di uscire da questa dipendenza, così non dovrò più umiliarmi in questo modo.Non riesco molto a concentrarmi perchè questa voce meccanica mi ricorda i Rammstein e non posso fare a meno di apprezzare la violenza di questa lingua. Attorno a me un dipendente legge annoiato un giornale, due ragazzi – che ho appena scoperto essere Italiani- slittano gli scrren dei loro super moviles... uno è rasato l'altro sembra uno skinhead. Madonna che ambiente strano. Probabilmente però si adatta molto bene al mio stato d'animo. Credo che dentro di me ci sia un De Chirico paradossale, come quel quadro che ho anche in camera, in cui la statua di una donna è distesa e ha la testa inspegabilmente piegata lateralmente, facendo presupporre ad una dislocazione fatale di atlante su epistrofeo, e in lontananza quel treno va pur sembrando fermo con il fumo che va verticale e non all'indietro. Ed è sera ma la luce del quadro è allo zenit.

Ecco: sono inspiegabilmente calma adesso, non sembra ci sia nulla che mi urti. Se prima vivevo in un disastro di sensazioni e di ansia, ora mi pare che l'ambiente lassù, nella mia testa, sia piuttosto tranquillo, anche se è anche piuttosto sospetta la situazione quindi non mi intendo rilassare troppo. Potrebbe esplodermi il cervello in zero due. Se ho imparato una cosa in questi 23 anni è che non ci si può fidare di nessuno. Di niente e di nessuno, meno che meno di se stessi.

Dall'altro lato, Adesso qui nell'attesa mi rendo conto che i miei amici e la mia famiglia mi sono stati tanto vicini in questo momento. Hanno sopportato i miei scleri, adesso mi scrivono, si preoccupano (anche troppo la mamma, che ha confezionato un pacco bomba pieno di medicinali che non mi serviranno mai, tipo, quando mai mi sono venute le bolle sugli occhi? E le fitte all'addome?) e mi augurano buon viaggio. In molti mi dicono che mi ci vedono a fare questa cosa, che se non la facevo io chi la poteva fare? Potrei iniziare a crederci anche io quasi quasi. Non tutti hanno la possibilità di farlo, può essere, ma credo che tutti potenzialmente possano farlo. E non parlo di soldi o tempo e blablabla, parlo proprio di controcoglioni. Perchè si dai ce ne vogliono,e anche se ora pare che il mare sia calmo, può essere che il De Chirico si riveli per ciò che davvero vuole raccontare... ed esploderebbe facendo molte, molte vittime. Tra cui di certo la stronza che continua a fare annunci con questa voce da Gotich Celsius. Mio dio, ho bisogno di respirare. Vado a vedere se c'è un posto tattico dove fumare una cicca fuori, e non in un cubo di vetro pieno di terroni fascisti.




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