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lavoro pubblicato sabato 15 aprile 2017
ultima lettura sabato 21 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Che bambola !

di Circasso. Letto 380 volte. Dallo scaffale Umoristici

I primi caldi o almeno le prime sensazioni di esso mi spinsero, quel giorno di un Aprile ubriaco di sole, a visitare i luoghi dove trascorro gioiosamente le ferie, le rilassanti ferie estive. Il mio strabbocchevole stabilimento balneare, la terrazza su...

I primi caldi o almeno le prime sensazioni di esso mi spinsero, quel giorno di un Aprile ubriaco di sole, a visitare i luoghi dove trascorro gioiosamente le ferie, le rilassanti ferie estive. Il mio strabbocchevole stabilimento balneare, la terrazza sul mare dove sorbire dei magnifici e gustosi cocktails, magari in maniera più riservata e lontano dalle “esagitazioni” dei bambini. No, non è vero ! Ricominciamo. Ero li perché il posto mi ricordava lei, lei che ha anche un nome. La mia Giovanna che avevo conosciuto l’anno precedente e che mi aveva portato via il cuore. Ancora però non glielo avevo detto ed avevo fatto un torto alla sua intelligenza perché, da diverse situazioni, mi vien da credere che lo abbia capito. L’avevo notata dal primo giorno, dal primo bagno, mentre correva verso il mare indossando, a suo dire, un costume che non copriva quasi nulla. Quel correre ancheggiando in modo felpato, quasi a non toccar la sabbia, mi aveva lasciato, boccheggiante, quasi come l’effetto di un colpo di sole. Capii subito, da ex matador de ninas, che non potevo lasciarmela sfuggire. E così fu. La conobbi e come prima mossa strategica, la invitai a bere qualcosa con me sulla “silente” ed accogliente terrazzina. Ovviamente occupammo, per mia subdola e incontrastabile decisione, il posto più discreto. E qui cascò il primo asino, cioè io ! Sono irrecuperabile, lo so. E lo dico a mia futura memoria ed ai giovani che intraprendono l’arte del corteggiamento ai fini….lasciamo perdere. Insomma, non mi capita una donna intelligente non solo più di me (non ci vorrebbe molto, a dire il vero) ma al di sopra della media ? Per tagliar corto, mi mise in imbarazzo costringendomi a dar fondo alla mia maturità e alla mia cultura. Non solo. Non era affatto spigolosa, anzi aveva un modo di proporsi assolutamente semplice. Semplicemente affascinante. Mi rapì la mente, sbatacchiò il mio cuore, sedusse il mio corpo. Come avrei potuto resisterle ? La dove non commisi un probabile errore dettato dalla fretta fu quando non le chiesi di sposarmi ma di essermi amica. Chissà perché, lo divenne con molto slancio che ancora mi fa interrogare e non mi fa dormire, perché avesse accettato. Forse tanto intelligente non era… Eppure, ogni giorno, dopo il bagno, salivamo sulla terrazzina e trascorrevamo ore intere a parlare, anche dei nostri segreti più reconditi. E io ,che sono maligno di mio dovetti rinunziare a pensare che le faceva comodo venirci per bere qualcosa a scrocco. Poi se ne andò, passata l’estate, invitandomi ad andare a trovarla nella sua città, al nord, cosa difficile perché da me non partiva nessun cammello per quella destinazione. Così non andai, facendo la fortuna di un gestore telefonico che vendette tante carte quel gelido inverno. Ed eccomi qui a sognarla, quando il tempo della sua venuta è ormai prossimo. Dovrò dirle che mi piace, che vorrei stare sempre con lei, che…D’un tratto la sedia accanto a me ha un sussulto a seguito di un trascinio imperioso, poi un corpo maestoso la riempie e infine la quiete. Mi giro incuriosito, non era un essere umano, cioè era un mammifero di genere simile ad una donna. Capelli biondi platinati a sfiorare il bianco. Occhi di un azzurro che mi costrinsero a guardare il mare per vedere se ne avessero rubato il colore. Labbra rosse come le ciliegie, che da li a poco ci avrebbero fatto vedere e il corpo, il corpo che mi fece ricordare le parole di una canzone di Fred Buscaglione “era un cumulo di curve come al mondo non ce n’è, che spettacolo le gambe…” Certo di Buscaglione non c’era niente in lei, tutto il resto combaciava. Dovevo avere la faccia e non solo la faccia sbalordita da questo evento perché lei subito mi chiese se mi dispiaceva che sedesse al mio tavolino. Ed ecco uscir l’uomo da me, un uomo strano, mai stato pressoché normale. L’uomo che faceva l’indifferente per celare l’estremo interesse. Mi reimmersi nella contemplazione del mare pensando potesse avvicinarmi alla mia Giovanna, la mia donna…no…si…lo sarebbe stata di sicuro, e per me non esistette più.Mi comporto sempre così con quelle donne che pensano che nessuno può resistere al loro fascino, alla loro bellezza. Sono un po’ il caposaldo di tutti quegli uomini che non si sbracano dopo un sorrisetto femminile. Io non cedo e concedo nulla. A meno che…. Di fronte a certi argomenti….non sia costretto a cedere e le donne ne hanno uno che mi costringe inevitabilmente alla resa. Infine, dopo un forzato buongiorno, andai via. L’indomani, appena mi sedetti mi sentii bene, come un senso di libertà mi colse. Potevo sguazzare a mio piacimento con le gambe sotto il tavolino e mi scoprii a farlo davvero. Ero solo con la mia solitudine e…mi piaceva. Ma è proprio quando senti di stare bene che capitano le disgrazie. Arrivò lei. Questa volta accompagnata da una quercia d’uomo da fare impressione, non a me specie quando impugno una motosega ! Per fortuna non sedette con noi, andò al bar direttamente forse a vendere le sue ghiande colà. Stessa storia del giorno precedente. Mi salutò ed io risposi, poi ripresi le mie contemplazioni su cui un giorno scriverò un libro ormai. Passò qualche attimo ed ecco la sorpresa. Si gira verso di me e mi chiede se sono sempre così silenzioso. Ovviamente le rispondo che, al contrario, sono un chiacchierone. Intanto con la coda dell’occhio controllo la quercia, al primo stormir di foglie sarei ripiombato nel mutismo più assoluto. Paura ? No, ma avevo la motosega in manutenzione e questo mi tratteneva ! Non volevo nemmeno fare la fine di quell’esagitato che si scagliò sull’avversario, con una mano lo prese dal petto, con l’altra dal collo e con quell’altra l’avversario gli diede un sacco di botte. E poi sono contro la violenza, io ! Lei, infingarda, mi tese la mano e pronunziò il suo nome : Elisa. Commisi il mio primo errore con lei dicendo : Ah Elisabetta. Subito mi corresse digrignando i denti : Solo Elisa, niente Betta. Sono italiana da genitori svedesi. Ecco spiegato l’arcano, la statura, i capelli, gli occhi e visto che stavo rivedendo i pensieri che avevo fatto su di lei, la rividi in tutta l’interezza della sua persona. Quel mattino aveva indossato un mini due pezzi per prendere il sole. Una bambola, credetemi. Una bomba sexy a cui avevano sostituito la nitroglicerina col napalm. Ne sentivo già il calore dopo solo una stretta di mano. Da accezione comune si sa che agli ormoni non si comanda. Io non ne sono esente, ahimè. Mi accorsi che mi stavo accendendo troppo, per una mattinata di Aprile ma la mia buona stella mi venne in soccorso. La quercia, il fidanzato o il bestione che fosse venne, mi bisbigliò qualcosa in svedese, che io feci finta di non capire, la prese da un braccio e la trascinò qualche metro più in la e cominciò ad aggredirla verbalmente. La faccenda diventò seria, tanto seria che, mannaggia a me, richiedeva un mio intervento. Solo che io ho un difetto che confesso poco. Da uomo ci tengo molto ai miei lineamenti, non saranno belli, ma sono i miei, anche se il bel fusto mi avrebbe cambiato solo i connotati. Comunque, coraggiosamente mi avvicinai, pronunziai un sorry unico retaggio linguistico in mio possesso e la riportai al tavolino. L’Armadio a due ante mi guardò perplesso poi smoccolando se ne andò. Tutto bene ciò che finisce bene, pensai. Il cavolo. Dopo l’azione suicida che avevo compiuto, la svedese mi prese per eroe. Anch’io mi ritenevo tale, ma per altri motivi ! Mi guardava con occhi languidi e sognanti che non fecero colpo sui miei ormoni impazziti per il pericolo corso. Dovetti accettare per forza, però, un tete a tete con cena e serata danzante. Grazie al cielo mi era andata bene e quello era l’ultimo dei mali. Si, mali. So che tanti uomini avrebbero pagato al posto mio, ma io ho già detto della mia stranezza. A me piace invitare, non essere invitato da una donna per quanto bella sia. Mi piace lottare per arrivarci e non mi piace essere scelto. Sono unico e irripetibile tant’è che la svedese non dovette ripetermelo due volte ! Così andai alla cenetta che lei aveva organizzato decisamente bene. Un tavolo anonimo, una rosa e un portacandele, roba da incontri prematrimoniali che poco si addicono alla mia persona, però, schivo per natura a tali eventi e poi cosa ne avrebbe detto la mia Giovannona ? Alla fine cenammo ed appena spensi il mio sigaro, lei iniziò a fissarmi di uno sguardo interrogativo. Controllai il mio look, tutto a posto, anche la patta dei pantaloni lo era…ma allora cosa voleva ?.Quindi sbottò e me lo disse chiaro e tondo, voleva ballare. Nel ballo, ahimè, io ho la stessa eleganza di un elefante nei panni di una scimmia, ma dovetti far buon gioco….Ballammo, l’atmosfera era distesa, della quercia nemmeno l’ombra anche se io ero in costante sorveglianza. Lei era magnifica, fasciata in un abito blu notte con tanti luccicanti disposti sapientemente sopra il vestito. Più la musica si faceva tenera, più si stringeva a me fino a ritrovarmi a ballare viso contro viso. Non mi preoccupai per questo, piuttosto mi preoccupai del fatto che il suo corpo aderì al mio pericolosamente. Purtroppo ho il difetto di sentirmi maschio e ogni sollecitazione a dimostrarlo mi metteva in imbarazzo. Quella non era sollecitazione ma vera e propria provocazione ! Il culmine arrivò quando mi morse il lobo dell’orecchio, che, per quanto depilato e profumato non poteva essere considerato un agente di provocazione erotica. Allora la riportai a tavola denunciando la presenza di qualche “zanzara” che infastidiva. L’ora si era fatta tarda, lo champagne stava facendo il suo effetto e reclamava le sue esigenze fisiologiche per cui sarebbe stato meglio andare via. La sua risposta fu laconica : da te o da me ? Le spiegai, guardandola negli occhi, che per noi, per il nostro benessere psicologico era meglio che fossimo andati ognuno nelle nostre abitazioni. Anzi, sarebbe stato meglio interrompere quell’amicizia che stava facendo passi da gigante troppo in fretta. Certo mi sentii un verme, mascolinamente, a rinunziare ad una bambola del genere, ma dovevo, avevo già la mia bambola, o meglio l’avrei avuta da li a poco, speravo. Non persi perciò l’abitudine a tornare sul mio terrazzino e scrutare l’orizzonte che aveva il volto di Giovanna. La svedese non venne più ed io… no, non ne ero contento, mi mancava la sua bellezza, mi faceva piacere farmi vedere con lei. Cosa fatta capo ha, si dice ed è vero. Così, assorto nei miei pensieri Non mi accorgevo di quello che mi accadeva intorno, al viavai dei camerieri, alle risatine provenienti dagli altri clienti e nemmeno della sedia accanto a me che si riempiva della presenza…la voce. La voce mi riportò alla realtà. Quel “se ti do fastidio, dimmelo !” Era musicale, che dico, sinfonico, era il cibo della mia esistenza. Sgranai gli occhi, tesi le orecchie, presi coscienza, insomma e mi girai di scatto ! Noooo… era la mia Giovanna. Si alzò e venne a sedersi sulle mie gambe, abbracciandomi e sbaciucchiandomi le guance. Non capivo più niente lei era bellissima ed i miei ormoni non subirono conseguenze, obbedirono tranquillamente ai miei desideri come bravi soldatini. In effetti lei non era…tanta, come Elisa ma era…Era tornata per qualche giorno a pianificare la prossima venuta per l’estate che quest’anno si sarebbe prolungata per tre mesi pieni e forse più. Nei suoi occhi c’era entusiasmo e gioia nel vedermi, figurarsi nei miei. La prima domanda, la solita, vecchia domanda che fanno tutte le donne in questi casi è se l’avessi tradita. L’avevo tradita ? Certo che no ! Quindi le chiesi di ascoltarmi, dovevo dirle che l’amavo e la volevo per me, ma mi fece tacere e mi domandò ancora se nessuna bella signorina si era interessata a un bell’ombroso come me. Certo che si ! e feci la descrizione della superbambola che avevo conosciuto. Si mise a ridere pensando che cotanta roba sicuramente non mi avrebbe nemmeno degnato. Sic transeat…no, nessuna citazione per carità, fui contento così per come la prese. Scendemmo in riva al mare e li ci scambiammo il primo vero bacio, ma fummo distratti da un cicaleccio dei bagnanti presenti. Infatti sulla passerella che portava a mare stava scendendo, ancheggiando pericolosamente, la svedese, seguita dal fusto del momento e dai giovanottini che le tagliavano la strada per ammirarla. Giovanna osservò la scena e poi mi chiese cosa ci trovassimo noi uomini in quel…transatlantico ! Prontamente risposi “nulla” però….Che bambola ! ! !



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