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lavoro pubblicato martedì 28 marzo 2017
ultima lettura lunedì 27 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Piccoli segreti

di Poetto. Letto 441 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Domenica mattina, come quasi tutte le domeniche decidiamo di fare un giro in campagna, tra i boschi. Io, Chiara e Filippo, che a dispetto del nome è un vivace bastardino di taglia media, chiamato così da mio nipote, perché? Non sap.............

Domenica mattina, come quasi tutte le domeniche decidiamo di fare un giro in campagna, tra i boschi.

Io, Chiara e Filippo, che a dispetto del nome è un vivace bastardino di taglia media, chiamato così da mio nipote, perché? Non saprei.

La giornata è serena, sono le dieci, lasciamo la macchina nella piazzola di sosta e ci incamminiamo nella stradina bianca non lontana.

Mentre camminiamo sentiamo una specie di fischio, alziamo la testa e vediamo questa specie di disco che quasi ci viene addosso.

Come cade fa un rumore sordo, solleva un po' di terra che immancabilmente ci troviamo addosso.

Anche Filippo è attonito, resta dietro di Chiara, anche lui sorpreso nel vedere questa cosa nel terreno.

L'oggetto è grande più o meno due metri di diametro e un metro di spessore.

Passata la paura ci chiediamo cosa possa essere l'oggetto e giungiamo alla conclusione che si tratti di un drone, anche se di fattura insolita.

Lasciamo l'oggetto lì, probabilmente i proprietari verranno a riprenderselo.

Solo che questa storia ha un po' rovinato l'atmosfera di calma e rilassatezza.

Decidiamo il da farsi e concordiamo di ritornare verso la macchina.

Per un pelo l'oggetto non ci veniva addosso; viste le sue dimensioni ci avrebbe potuto fare del male.

Siamo indecisi se denunciare il proprietario del drone.

Decido di fare qualche foto all'oggetto ma il telefono è spento e non vole sentirne di riaccendersi, lo stesso con il telefono di Chiara.

Stiamo per dirigerci verso l'auto quando Filippo inizia ad abbaiare verso una direzione dove non c'è nessuno.

Cerchiamo di calmarlo ma nulla.

Improvvisamente appaiono due tipi, così dal nulla.

Restiamo basiti.

I due, alti forse uno e novanta, ci guardano, hanno in mano un aggeggio, un qualcosa.

Si avvicinano all'oggetto che, senza che loro lo tocchino, si solleva dal suolo.

Uno dei due armeggia attorno all'oggetto e noi lì come salami a guardarli in silenzio.

Poi, cosa che non aveva mai fatto, Filippo va addosso a uno dei due che cade facendo cadere l'oggetto che aveva in mano, l'altro, quello che armeggiava, si gira, ci guarda, non dice nulla.

Io mi avvicino, istintivamente, per cercare di sollevare da terra lo sconosciuto che Filippo ha fatto cadere ma questi, assieme all'altro tipo e all'oggetto circolare vicino a loro, in una nebbiolina prima violetta e poi azzurrina, spariscono.

Come in un sogno ad occhi aperti i due tipi e l'oggetto caduto svaniscono nel nulla.

La passeggiata tranquilla diventa un ricordo.

Restiamo senza parole per dei secondi che sembrano ore.

Chiara mi guarda e con voce bassa mi dice:

  • -Ma... chi erano?

  • -Non lo so! Sono spariti nel nulla. Come hanno fatto?

  • -Non saprei! So solamente che ora voglio tornare a casa.

  • -Anch'io!

    Mentre mi giro, con la coda dell'occhio, noto che l'oggetto che era in mano a uno dei due si trova a terra. Probabilmente non si sono accorti di averlo perso.

    Incuriosito dalla cosa, mi inchino a raccoglierlo.

  • -Che fai? - mi domanda Chiara.

  • -Uno dei tipi ha perso questo. Sai che ti dico? Secondo me erano dei militari che hanno usato qualche cosa di mimetismo avanzato. E questo gli è caduto dalle mani, magari l'hanno usato per gli “effetti speciali”.

  • -Sembravano svedesi o norvegesi, insomma di quelli parti lì.

  • -Magari erano americani e stavano collaudando un qualche strumento e noi gli abbiamo disturbati.

  • -Penso che sia la soluzione più probabile. Però, scusa, perché sparire?

  • -Perché? Secondo me perché l'aggeggio gli è sfuggito di mano e per poco ci ammazzava entrambi. Hanno fatto sparire tutto in modo da evitare denunce, insomma per non avere rogne... capisci!

  • -Mi pare sensato! A cosa servirà quell'aggeggio? - mi fa Chiara indicando l'oggetto che ora ho in mano.

  • -Non so'! Ci sono dei simboli.

  • -Non toccare nulla. Senti voglio andarmene.

  • -Ok!

Carichiamo in auto Filippo e torniamo a casa.

Verso l'ora di pranzo mi affaccio al balcone con in mano l'oggetto trovato.

Cerco di capire a cosa può servire, non vorrei combinare danni, non vorrei che fosse pericoloso e penso che forse dovrei portarlo in qualche caserma, insomma renderlo.

Nel mentre faccio tutte queste riflessioni, indirizzo l'oggetto verso l'auto rossa, la mia, parcheggiata proprio davanti a me, siamo al primo piano, e questa si solleva di forse mezzo metro, indirizzo l'oggetto verso il basso e l'auto si riabbassa.

Resto a bocca aperta.

Chiamo Chiara, gli faccio vedere cosa ho scoperto.

Lei prende in mano l'oggetto ma nel passare di mano tocchiamo un qualcosa e dall'oggetto esce fuori un raggio verde che va a colpire l'asfalto del parcheggio causando un bel buco.

Ci guardiamo senza dire nulla.

Rientriamo in casa, quasi certi che nessuno stesse guardando i nostri movimenti.

  • -Questa cosa è un'arma! - fa Chiara.

  • -Temo proprio di si.

  • -Non ho mai sentito parlare di armi del genere. Secondo me verranno a cercarla. Penso che dobbiamo disfarcene.

  • -La cosa strana di questo oggetto è che non ci sono marchi identificativi.

  • -Magari è un prototipo.

  • -Ma dai! Vuoi che una forza militare sperimenti un prototipo in un posto che si può perdere e possa essere trovato dal primo che passa?

  • -Allora tu cosa proponi che sia?

  • -Secondo me non è terrestre.

  • -Ma per favore!

  • -Aspetta! Hai visto i tipi che sono apparsi, hai visto l'oggetto caduto? E i telefonini? Qualcosa non quadra.

  • -Dai! Erano delle persone...

  • -Erano con una tuta nera, avevano una specie di cappello e non hanno spiccicato parola.

  • -Se per questo neanche noi abbiamo detto nulla.

  • -È vero! E questo come lo spieghi? Neanche una frase in una lingua qualsiasi.

  • -Magari l'hanno fatto apposta. Chi è addestrato a usarlo sa che il determinato simbolo equivale a una determinata cosa. Se cade nelle mani sbagliate...

  • -Insomma! Non mi convince.

  • -Dobbiamo liberarcene. Se è un'arma, come sembra che sia, verranno a cercarla e io non voglio seccature. Voglio continuare la mia esistenza in modo sereno.

  • -Voglio riflettere il da farsi.

  • -Riflettere cosa?

  • -Voglio riflettere!





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