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lavoro pubblicato venerdì 24 marzo 2017
ultima lettura martedì 17 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Animali Umani

di FrancescoGiordano. Letto 286 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Una nuova tecnologia permette agli umani di diventare simili a qualsiasi tipo di animale, ma per un "Animale Umano", qualcosa sta per cambiare...

«Gwen, Rex, venite che la pappa è pronta!» una donna, alta, dai capelli lunghi e neri che non poteva avere più di trenta anni, era intenta ad appoggiare sul terreno due ciotole piene di cibo per cani. Accanto a queste ne erano presenti altre due, contenenti però dell'acqua.

Non passarono molti secondi che i due animali arrivarono correndo, il primo era un pastore tedesco, mentre il secondo era molto diverso dal classico animale da compagnia. Si trattava infatti di un uomo, che camminava a quattro zampe proprio come se fosse un cane. Ma le similitudini non si fermavano lì, perché mentre Rex, il cane "vero" abbaiava, anche lui replicava, a suo modo, lo stesso suono.

Quella visione però non scandalizzò la donna, anzi, si avvicinò ad entrambi e, dopo aver dato una carezza sulla testa ad entrambi, disse «Servitevi pure!».

Nella stessa stanza, che era la sala da pranzo, era presente anche il marito, seduto al tavolo ed intento a leggere il giornale. Diede uno sguardo alla scenetta, ma anche lui rimase impassibile, come se tutto fosse normale.

Dopo che i due animali terminarono il loro pasto, la donna tornò ad aprire bocca «Bene tesori miei, io ed il papà usciamo. Mi raccomando, fate i bravi e non combinate pasticci!».

Entrambi abbaiarono e, dopo essere stati accarezzati nuovamente sia dalla donna che dall'uomo, i due uscirono dalla casa.

Gwen, l'umano a quattro zampe e Rex, il cane, erano liberi di giocare tra loro e di correre per la casa, stando attenti però a non rompere nulla. Non era la prima volta che restavano da soli, per questo sapevano come cavarsela.

I due si rincorsero per tutta la casa, era il loro gioco preferito. Dopotutto l'abitazione era molto ampia, offriva molte stanze ed era a due piani. Anche se non potevano andare in giardino, avevano una grande libertà di azione.

Ma proprio mentre si rincorrevano, Gwen, a causa della velocità e per aver appoggiato male il braccio destro su un gradino della scala, cadde, rotolando fino al piano inferiore. L'uomo restò immobile per diversi secondi, Rex si avvicinò e leccò il suo braccio, però la situazione non cambiò.

Il tempo passava, ma Gwen si riprese solo dopo un'ora, nel frattempo Rex era rimasto immobile ad osservarlo. Ma non appena l'uomo aprì gli occhi, notò subito che c'era qualcosa di strano, non ricordava più nulla.

Non appena vide il cane, si spaventò, indietreggiando ed alzandosi su due gambe. Quella era una cosa che non faceva da anni, vista la vita che adesso conduceva. Rex gli saltò addosso in modo giocoso, e l'uomo lo accarezzò timidamente. Solo in quel momento, abbassando lo sguardo per guardare il cane, si rese conto di essere completamente nudo.

L'unica cosa che indossava era un collare, che era però molto diverso da quello che aveva Rex. Al tatto era molto più duro, sembrava di metallo o qualche materiale del genere. Gwen iniziò ad esplorare la casa dove si trovava, ma la mente continuava ad essere vuota.

Vagava senza una meta, non sapeva né cosa fare né dove andare, se fosse scappato adesso probabilmente qualcuno l'avrebbe fermato. Proprio mentre pensava a come uscire da quella situazione che un mal di testa lancinante lo colpì come un fulmine a ciel sereno. Poco alla volta dei ricordi riaffiorarono nella sua mente.

Questi riguardavano il collare che indossava, si trattava di un congegno particolare ideato e costruito da una compagnia, la Human Solutions. Viste le crescenti lamentele che gli umani avevano sulla loro razza, non solo riguardanti l'odio, ma anche l'eccessivo carico di doveri sociali da dover compiere ogni giorno, molti erano soliti dire che preferivano essere come gli animali, liberi da pensieri e preoccupazioni.

E così la Human Solutions ideò un modo per rendere questo sogno una realtà, un collare che rendeva un umano simile, psicologicamente, ad un animale. C'erano diversi collari, uno per ogni carattere dei vari animali esistenti sulla terra. Inizialmente la creazione non ebbe molto successo, ma con il passare del tempo e con l'amplificarsi dell'odio che gli umani provavano per la loro razza, arrivarono le prime soddisfazioni.

Tutti gli umani che si erano "convertiti" con questo collare venivano successivamente messi in vendita come dei normali animali da compagnia. Stranamente, le persone si abituarono molto presto a questa nuova tipologia di animale, tanto che la Human Solution fu in grado di espandersi in tutto il mondo.

Gwen però non aveva ancora ricordi su di sè, non sapeva chi fosse e come mai avesse deciso di indossare quel maledetto collare. Non conosceva nemmeno il suo vecchio nome, non riusciva a trovare altro nella sua mente. Era così immerso nei pensieri che non si rese conto del ritorno dei suoi padroni.

Una volta aperta la porta, la donna, che fu la prima ad entrare, vide Gwen eretto sulle gambe, restando a bocca aperta. Fece avvicinare rapidamente suo marito, in questo modo anche lui fu in grado di assistere allo spettacolo. Entrambi non sapevano cosa stesse succedendo, avevano timore di Gwen.

Ma, quasi come se nulla fosse mai accaduto, l'uomo tornò a gattoni e si gettò tra le braccia dei due coniugi per cercare affetto. I due esseri umani si guardarono in volto perplessi, prima di coccolare il loro animale.

Senza aspettare oltre, l'uomo e la donna uscirono e si recarono ad una delle tanti succursali della Human Solutions. Era la prima volta che Gwen si comportava in quel modo ed erano preoccupati che potesse tornare normale. Questo pensiero li terrorizzava, era il loro animale da compagnia e non potevano permettersi di perderlo.

«Gwen, il nostro animale umano, era eretto sulle sue gambe, sembrava un... Normale umano!» la donna fu la prima a parlare ed il modo in cui si esprimeva non nascondeva la sua preoccupazione.

«Signora, come le ho già detto è probabile che si tratti semplicemente di un caso. Mi ha confermato che il collare che indossa Gwen è di tipo canide, vero? A volte capita che i cani camminino su due zampe, ed è molto probabile che il vostro animale umano stesse semplicemente imitando questo gesto.» rispose il responsabile della Human Solutions.

«Ed è già successo ad altri una cosa del genere?» questa volta fu l'uomo a porre la domanda.

«A dire il vero no, o almeno nessuno è mai venuto a riferirmi che il suo animale umano camminava in modo eretto. Come le ho detto è una cosa normale, quindi non si saranno allarmati come avete fatto voi, ecco tutto.» il responsabile cercava di rassicurarli in ogni modo possibile.

«E non c'è un modo per avere più sicurezze su ciò che dice?» la donna riprese la parola.

«Sì, potete osservare qui.» il responsabile girò lo schermo del computer che era presente sulla sua scrivania verso i due coniugi «Questa è la scheda di Gwen, possiamo vedere tutto, i suoi dati anagrafici passati e quelli di adesso, ma la cosa più impostante è questa.» dopo aver puntato il dito su un rettangolo che si trovava in altro a sinistra, aggiunse «Questa zona indica il funzionamento del Collare Animale. Come potete vedere è verde, significa che è completamente funzionante.»

Nonostante le parole, nel frattempo Gwen era riuscito a tornare nuovamente umano, in qualche modo il collare funzionava a metà, per questo motivo non veniva rilevato nessun errore. Diversamente dal primo risveglio, conservava ancora i ricordi dell'ultima volta, ma la situazione restava inalterata.

Le cose cambiarono pochi minuti dopo, quando un'altra emicranea lo colpì, riportandogli alla mente altri ricordi.

Questa volta riguardavano il suo passato, il suo vero nome era Mike, abitava in una città chiamata New York non lontana dai suoi genitori, che si chiamavano Anna e Pete. Mentre ricordava queste cose, nella sua mente fu in grado di osservare quasi chiaramente il suo appartamento. C'era un poster che attirò la sua attenzione, raffigurava il suo cantante preferito.

L'informazione più importante stava per arrivare, con un secondo mal di testa, più leggero, si ricordò di una donna di nome Linda. Era la sua ragazza, che era anche la causa che l'aveva spinto ad indossare quel collare. I due avevano litigato e si erano lasciati, preda della disperazione, Mike decise di abbandonare la sua natura di uomo per abbandonare anche il dolore che provava.

Solo adesso si rendeva conto di quanto fosse stato sciocco, ripercorrere tutti i momenti passati insieme a Linda gli fece capire che quella non era la soluzione giusta. Doveva tornare da lei e scusarsi, non doveva fuggire, perché ci teneva davvero a lei.

C'era solo un piccolo problema, era ancora prigioniero in quella casa. Ma non era un grosso problema, almeno non adesso. Mike decise di prendere gli abiti del suo padrone, anche se erano più larghi, almeno adesso non era nudo. Provò in tutti i modi di togliersi quel collare, ma tutto fu inutile, decise quindi di uscire per una delle finestre del piano terra della casa.

A quel punto iniziò a correre velocemente, non sapeva ancora il nome della città dove si trovava, probabilmente gli sarebbe tornato alla mente, ma per ora non poteva far altro che andarsene via da lì.

Ma la fortuna sembrava non volerlo accompagnare in questa sua avventura, perché pochi minuti dopo, arrivarono i due coniugi, che erano in macchina. Gli passarano proprio davanti e riuscirono a guardarlo in volto. Nonostante gli abiti e l'aver camuffato il collare, non c'erano dubbi, era Gwen. Il marito subito fece un'inversione di marcia per rincorrerlo, ma Mike non voleva fermarsi.

«Fermati! Dove credi di andare?» ad urlare queste parole fu la donna, ma era tutto inutile, perché il suo animale umano non voleva fermarsi.

A quel punto il marito investì Mike, colpendono in pieno. I coniugi uscirono dalla macchina e si avvicinarono al corpo esanime del loro ormai vecchi animale umano.

«Se non puoi essere nostro non sarai di nessun'altro.» disse il marito, prima di caricare il cadavere di Mike nel bagagliaio della macchina. Quella era un luogo temporaneo, perché subito dopo i due coniugi raggiunsero una zona isolata e seppelirono il corpo dell'uomo.

Mike aveva capito troppo tardi il suo errore.



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