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lavoro pubblicato mercoledì 22 marzo 2017
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Solo Un Piccolo Errore

di jade14. Letto 325 volte. Dallo scaffale Storia

Non era un giorno tanto diverso dal solito, forse un po' cupo per le nuvole grigie che coprivano interamente il cielo azzurro. Il clima a scuola era come quelle nuvole. I bidelli si aggiravano con una faccia perplessa e preoccupata con delle carte in m...

Non era un giorno tanto diverso dal solito, forse un po' cupo per le nuvole grigie che coprivano interamente il cielo azzurro. Il clima a scuola era come quelle nuvole. I bidelli si aggiravano con una faccia perplessa e preoccupata con delle carte in mano. Abigail li guardava sfrecciare per i corridoi quasi scontrandosi con lei. Gli altri studenti non sembravano farci caso ed erano divisi in gruppi con le loro cartelle pesanti sulle spalle.

Al suono della campanella tutti entrarono in classe come di consuetudine e si sedettero ai propri posti. Dopo la prima ora arrivò una comunicazione che la professoressa lesse quasi sgranando gli occhi e diventando un po' pallida. Abigail la guardava e il suo cuore cominciava a battere più forte mentre il suo respiro si faceva più affannoso.

Il foglio comunicava che nel paese era iniziata da poco una guerra e che si erano formate due fazioni: coloro che volevano un cambiamento nella società e che erano disposti a tutto pur di riuscirci e coloro che cercavano di contrastare gli attentati che il primo gruppo aveva già iniziato ad attuare.

Era la cosa più brutta che potesse capitare, proprio ora che suo padre era stato male e doveva occuparsi di lui e di suo nonno perchè la madre lavorava per prendere soldi sufficienti a mantenere la famiglia.

Abigail abitava in una via periferica in cui erano situate varie piccole abitazioni. Nel quartiere tutti si conoscevano e cercavano di darsi una mano per far quadrare le cose. Spesso i ragazzi o gli anziani si ritrovavano in una sala comune simile ad un bar a bere qualcosa e a chiacchierare del più del meno.

Quando ella era tornata a casa aveva percepito già da subito la tensione tra gli adulti, mentre i bambini erano troppo piccoli per capire cosa realmente stava accadendo. E forse era meglio così. Anche lei avrebbe preferito essere una di loro ed essere così magnificamente ingenua, invece doveva occuparsi dei suoi parenti e allo stesso tempo tenere a bada la sua ansia.

Come al solito la sala comune era quasi piena di persone che leggevano le ultime notizie sorseggiando un caffè caldo e profumato. Il nonno era seduto su una poltrona grande mentre il papà si aggirava un po' sperduto tra un tavolino e l'altro. Aveva avuto una specie di ictus e da quella volta si era un po' perso, anche se i medici avevano detto che era stato fortunato a non aver avuto gravi danni cerebrali. La vita era diventata più difficile per tutti e impossibile da dimenticare.

La notizia ormai si era diffusa dappertutto e quasi tutti ne erano a conoscenza. Per l'occasione tutti avevano riunito le sedie in una forma di cerchio ed Abigail aveva la funzione di mantenere la calma il più possibile, anche se era difficile non solo perchè la situazione si faceva sempre più grave, ma perchè era la prima ad avere paura. Le sembrava paradossale che fosse stato affidato proprio ad una come lei un tale compito, ma doveva assolutamente fare il possibile per portarlo a termine. Si inventava alcuni giochi e brevi canzoni per passare il tempo.

Un medico, intanto, aveva fatto visita al quartiere per assicurarsi che tutti stessero bene, soprattutto Liuk, il padre di Abigail. Si vedeva che era agitato. Le mani erano sudate ed era tutto pallido in viso. Lei cercava di lasciarlo con le cure del medico senza preoccuparsene, ma era impossibile. Li raggiunse al bagno e vide suo padre vomitare nel water.

Era stato orribile, ma la mattina seguente dovette per forza andare a scuola facendo finta di non aver passato la notte in bianco ripensando alla scena.

La "fazione ribelle" era già riuscita a far esplodere la statua che rappresentava la piccola cittadina e che sorgeva in una fontana. I suoi pezzi facevano da tappeto al marciapiede grigio ormai distrutto e le persone formavano un cerchio davanti ad essa come se fosse un corpo da salvare. Un altro importante edificio, il comune a forma di sfinge, era stato raso al suolo e gli altri vicini erano tutti controllati dalle forze armate con delle macchine e luci lampeggianti blu che si riflettevano benissimo sulle facciate delle case circostanti.

Aveva tanta paura ma cercava di mantenere un passo deciso. Davanti la scuola riconobbe un gruppo di amici e si riunì a loro. Tutti parlavano della guerra. Alcuni ne erano entusiasti e non si riguardavano dal dire che erano assolutamente d'accordo con la "fazione ribelle". Anche ad Abigail fu chiesto di esprimere un giudizio., ma tutto ciò che riuscì a fare fu squadrare male il suo amico e pensare come potesse solo sostenere che una guerra potesse essere una soluzione, qualcosa che genera così tanto caos e così tante vittime.

Mentre altri edifici venivano distrutti, venne consegnata un'altra comunicazione che prevedeva l'evacuazione del'intera scuola entro pochi minuti. Causa: l'arrivo della "fazione ribelli". Alcuni ragazzi erano gasati, mentre altri non facevano altro che piangere o altri ancora non la smettevano più di parlare. Abigail? Abigail aveva il fiatone pur rimanendo ferma e non vedeva l'ora di trovare la sua famiglia e stare con loro. Non desiderava altro in quel momento. E' strano come proprio queste situazioni ti fanno capire cosa realmente sia la pace e l'amore per la propria famiglia. Il mondo non va mai come dovrebbe andare, ma non pensiamo mai alle possibili conseguenze delle azioni che vorremmo portare a termine solo per far cambiare il corso delle cose a nostro piacimento. E non capiamo che non è possibile.

Tra il trambusto della città e la pioggia, Abigail correva con il suo cappuccio e la felpa larga passando sopra a qualche pozzanghera. Arrivata nel suo quartiere un'anziana signora le aveva riferito che tutti si erano dovuti riunire nella piazza principale dove sorgeva un piccolo e basso palazzo. Le disse che aveva capito l'inizio di questa guerra ancora prima degli attentati che la polizia dichiarò davvero pericolosi. Le disse che la gente è stupida e che pensa solo a se stessa e a salvare solo la propria vita. Lei aveva scelto di rischiare e di raccogliere le ultime fotografie del marito morto molti anni fa e di dare un ultimo saluto alla casa che forse non avrebbe più rivisto. Non era solo un oggetto fatto di mattoni come lo era per tutti, ma il luogo dove tutto era iniziato...e finito. Abigail le chiese se voleva un aiuto o se voleva che l'aspettasse, ma la signora rifiutò dicendo che non era sicuro e che comunque quella era una sua cosa.

La ragazza ricominciò a correre anche se il cuore e il fiato ostacolavano ogni suo tentativo di accelerare per fare ancora prima. Arrivata al patronato descritto dalla signora anziana, Abigail cominciò a cerare i suoi genitori e sua sorella. Probabilmente lei era con dei suoi amici dato che ultimamente non si era fatta sentire così spesso. Riuscì a riconoscere alcuni suoi compagni di scuola e dopo averli salutati si avvicinò a sua madre che stava discutendocon una signora.

Il sindaco, nel frattempo, stava parlando con un comandante dell'esercito e in mano aveva una cartella bianca con alcuni fogli. Dopo alcuni minuti il padre della ragazza comunicò ala sua famiglia, ma ad alta voce così che tutti potessero sentire, che la "fazione ribelle" stava arrivando e che avrebbe dato loro un po' di vantaggio per trovare una sistemazione e un nascondiglio, dopo di che li avrebbero rasi al suolo senza nessun timore. Oppure dovevano schierarsi con loro. "Mai" pensò subito Abigail. Quelle tre sillabe risuonavano nella sua mente come un'eco di coraggio, ma solo apparente.

Arrivò un autobus che conteneva alcuni dei capi fazione opposta per ritirare coloro che si sarebbero schierati. Un quarto del gruppo presente si unì a loro, forse per paura o forse perchè realmente rappresentavano il loro ideale. Se ne andarono con un sorrisetto sulla faccia e facendo qualche provocazione come "perdenti vi batteremo".

Quando il bus se ne andò, il sindaco ordinò a tutti di nascondersi dentro al patronato spegnendo le luci e stando sempre pronti ad eventuali cambiamenti di programma. Ognuno doveva pensare a stare con la sua famiglia, ma soprattutto a salvarsi.

Abigail prese la valigia e seguì silenziosa la madre. Le luci si spensero e tutti erano seduti sotto un tavolo cercando di fare meno movimenti possibili. In una stessa stanza vi erano anziani, adulti, bambini, tutti con lo stesso scopo: vivere.

Abigail cominciò, senza pensare, ad alzare la testa per vedere cosa stava succedendo al di fuori di quelle fredde mura. Proprio in quel momento passò un macchina nera e la madre la tirò verso il basso. "Ci hanno visto" sussurrò con un tono di rabbia. La macchina si fermò nel cortile e cominciarono ad entrare persone con delle torce in mano. "Abigail ascoltami" disse la madre "ora devi fare come se fossi una di loro, hai capito?"

Tutti si alzarono e fecero come aveva detto lei, ma Abigail continuava a pensare che era tutta colpa sua se tutti erano in pericolo e se potevano morire. Solo un piccolo errore aveva forse causato la fine di molte vite. Camminava con gli occhi fissi davanti a lei, ma rallentava sempre di più il passo fino a fermarsi.

Una guardia della "fazione ribelle" si accorse di lei e le puntò il fucile addosso neanche a mezzo metro di distanza.

Abigail era immobile con lo sguardo fisso e i piedi attaccati al suolo. Non riusciva a muoversi.



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