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lavoro pubblicato lunedì 20 marzo 2017
ultima lettura venerdì 23 giugno 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Per sempre inverno (prima parte)

di dariop. Letto 149 volte. Dallo scaffale Fantasia

Due ragazze,corrono una accanto all'altra tenendosi per mano.Il luogo verso il quale sono dirette plasmerà i loro destini...

Lei mi teneva per mano,dolcemente ma con fermezza.Non mi faceva male,era piacevole.Mentre correvamo la brezza del mattino accarezzava i nostri volti.
La osservai:bellissima oltre ogni perfezione.Lei mi guardò a sua volta.
<Sono felice che tu sia qui>.Stentai a credere alle sue parole.Aveva bisogno di me,ecco la verità.Tutto il resto erano fantasie nella mia testa.Nella mano sinistra custodiva la chiave che avevamo appena rubato dalla casa del capovillaggio,la casa di mio padre.Avevo tradito la fiducia della mia famiglia per questa ragazza e la stavo portando dove non avrei mai dovuto portare nessuno.C'era un cancello ai confini del mio piccolo villaggio,vecchio come il mondo per quel che ne sapevo,un cancello proibito e lei lo voleva attraversare.
La strada per arrivarvi non era molta.Un piccolo sentiero si inerpicava sulla montagna che da sempre avvolgeva con la sua ombra maestosa le semplici casupole del villaggio.Il cuore mi batteva all'impazzata,quasi volesse schizzarmi fuori dal petto,continuavo a ripetermi che era a causa della fatica,del tabù che stavamo per infrangere,ma non facevo altro che mentire a me stessa.La ragazza accanto a me era la causa di questo mio disagio.
<Eccolo!>,esclamò improvvisamente.<Sei stata sincera,per un momento ho pensato che mi stessi portando da tutt'altra parte>.
Il cancello,piccolo e assolutamente anonimo con quel suo colore rosso ruggine,era di fronte a noi,unica sentinella in quel minuscolo altopiano.
Aveva ragione,ero stata sincera.La vita mi aveva posto dinanzi ad un bivio:le persone che da sempre erano la mia famiglia,oppure una ragazza venuta dal nulla.Avevo scelto.
Si avvicinò al cancello e sembrò esitare:forse alla fine avrebbe rinunciato,avrei riportato la chiave al suo posto e nessuno avrebbe saputo mai nulla.Illusa,non ero altro che un'illusa.
<Non ti sembra strano?>.Mi fissò con occhi azzurri talmente grandi che per un istante mi parve di perdermi nei segreti che certamente custodivano.
<Hai ragione>,le risposi.<In fondo è solo un cancello inutile in mezzo al niente!>.
Mi sorrise,mostrando denti talmente perfetti da sembrare finti.Nessuno al villaggio aveva denti simili,nemmeno io che non avevo ancora raggiunto le sedici primavere.
<Nessun rumore a parte le nostre voci,neppure un alito di vento>,disse andando ad ispezionare il cancello più da vicino.
Ancora una volta aveva ragione:in quel luogo tutto sembrava spento.Non morto,in quanto si poteva percepire una lieve energia statica che ti faceva rizzare i peli sulle braccia,ma spento.Non potrei trovare termine più adeguato.
Mi lasciò la mano che fino a quel momento aveva stretto nella sua e non potei nascondere un pizzico di delusione.
Guardai la ragazza che mi stava accanto;non molto alta e forse troppo magra,con dei lunghissimi capelli che ricordavano il grano maturo,tanto lunghi da sfiorarle le natiche.Era bellissima.Ad anni di distanza posso affermare che ad attrarmi maggiormente nella femmina che si faceva chiamare Elena (anche se non seppi mai se fosse veramente il suo nome),non fu tanto il corpo sinuoso o i capelli che ricordavano onde dorate,bensì il colore della pelle:bianco quasi come il latte.Eravamo tanto diverse,due esempi opposti dell'universo femminile.
<Bene>,disse Elena parlando tra sè e sè.<Vediamo di aprire questo cancello>.
Stava trafficando con la chiave nel tentativo di infilarla nella serratura,ma senza riuscirci.
<Non mi avrai dato una chiave fasulla?>.Il suo sguardo indagatore mi trafisse.
<No no>,mi affrettai a rispondere.<Questa è l'unica>.
Lei alzò le spalle e annuì.Tuttavia i suoi sforzi continuavano ad essere vani:la chiave non voleva saperne di entrare nella serratura.
<Maledizione,stanno arrivando>.
Aveva ragione.Da valle giungevano delle voci concitate.Immaginai mio padre alla guida di un piccolo gruppo di uomini,sicuramente li aveva dotati di un qualche tipo di arma,vecchie spade o bastoni o molto più semplicemente forche.Mi domandai se avesse già capito che ero stata io a rubare la chiave.
<Vedi di entrare,figlia di puttana!>.
Quella fu la prima volta che sentii Elena imprecare e fu anche l'ultima.
Gocce di sudore imperlavano la sua fronte.Dio quant'era bella,il ricordo del suo volto non vuole abbandonarmi nemmeno oggi.
Allungai una mano e lei mi guardò dubbiosa.
<La chiave>,sussurrai nel tono più convincente possibile.
La mano con cui la stringeva tremava vistosamente.Allungò il braccio quel tanto necessario perchè io la prendessi.
I nostri sguardi s'incrociarono e le sorrisi.La chiave era nelle mie mani.
I suoi occhi sembravano dirmi che dovevo muovermi.Mio padre era sempre più vicino.
Infilai la chiave nella serratura e il cancello si aprì istantaneamente,senza che facessi altro.Da oltre la soglia proveniva un'aria gelida.Dunque le leggende dicevano il vero:c'era veramente qualcosa al di là.
<Probabilmente solo gli appartenenti alla famiglia del custode sono in grado di aprire questo cancello>.
Mentre diceva queste parole,Elena si era già lanciata nel freddo varco appena aperto.Non saprei dire se fu razionale o meno,ma l'afferrai per un polso bloccandola.
<Che ti salta in mente?Lasciami andare>.
Non l'avrei fatto.Ora che l'avevo trovata non potevo lasciarla andare.Non potevo e non volevo.
I suoi splendidi occhi mi fissarono con disprezzo.Il dolore che provai fu quasi fisico,ma non mollai la presa.
<Che cosa vuoi?>,mi chiese sconsolata.
Mio padre era vicinissimo,lo percepivo con tutti i miei sensi.
<Venire con te>,le risposi semplicemente.
Per quanto mi è dato ricordare tutto avvenne in un istante:La splendida ragazza chiamata Elena mi trascinò con sè quasi con violenza.Feci appena in tempo a riprendere la chiave dalla serratura,poi il mondo che avevo sempre conosciuto si colorò di bianco.




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