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lavoro pubblicato domenica 19 marzo 2017
ultima lettura venerdì 15 dicembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La chiave dei sogni, cap 9

di Thenight. Letto 110 volte. Dallo scaffale Fantasia

Sara camminava da ore. Non aveva idea di dove fosse. Il suo piano era più o meno questo: al primo centro abitato che raggiungeva avrebbe cercato di procurarsi una mappa del regno e, sopratutto, capire dove Layaly avrebbe potuto essere. Per il mo.....

Sara camminava da ore. Non aveva idea di dove fosse. Il suo piano era più o meno questo: al primo centro abitato che raggiungeva avrebbe cercato di procurarsi una mappa del regno e, sopratutto, capire dove Layaly avrebbe potuto essere. Per il momento era in una solitaria, desolante brughiera dai cespugli sanguigni: ogni tanto gettava occhiate malinconiche al bosco sempre più in lontananza, ma sapeva che non avrebbe risolto nulla lì. Si sentiva spossata: il pensiero di Layaly era fermo e presente nella sua testa, ma non riusciva a fare di meglio che trascinarsi con lentezza verso l'orizzonte. Non riusciva a pensare a nulla che potesse definire incoraggiante. Come un miraggio, notò un albero all'orizzonte. Così decise di usare le ultime energie per raggiungerlo correndo. Fu un'agonia, ma allo stesso tempo fu gratificante. Barcollante e sorridente si accostò all'ombra della pianta e si appoggiò al suo tronco. Non l'avesse mai fatto. Una frazione di secondo e si ritrovò presa al laccio, ossia appesa all'albero a testa in giù. Il cuore le balzò in petto e le sue gambe si prepararono alla fuga, ma era troppo tardi. Tentò di scalciare all'aria ma smise subito, anche perché era evidentemente inutile. In preda al terrore, Sara si lasciò cadere. Tentò di sollevarsi a mezz'aria per sciogliere il nodo ma desistette, complici i feroci crampi agli addominali e la corda che si stringeva sempre di più sulla sua caviglia. Rimase appesa per un po' finché non le venne un'idea: era difficile, sì, ma non impossibile. Dopo qualche tentativo riuscì ad afferrarsi al tronco e, a piccole bracciate, salì lentamente fino all'inizio del nodo e iniziò a saggiarlo. Cadde tre volte e altrettante tornò su. Ormai ce l'aveva fatta, così non le importò più di tanto che scendendo avesse battuto la spalla a terra. Nessun dolore le aveva mai dato più sollievo. Si mise in ginocchio massaggiandosi le cosce e si preparò ad allontanarsi da lì. Con troppa lentezza. Probabilmente l'avrebbero presa comunque, ma Sara provò molta rabbia nell'essere catturata a pochi metri dalla trappola. Così non si spaventò neanche troppo quando fu scaraventata a terra con la faccia vicina agli zoccoli di un cavallo. Non aveva più paura, dentro di sé sentiva solo una furia sorda e ferina che la rendeva fredda e dura come la roccia. Questo, senza apparente motivo, la fece sentire più vicina a Layaly di quanto lo fosse mai stata prima. Respirò a fondo per cercare di calmarsi, poi guardò in faccia il suo catturatore: doveva ammettere che era di una bellezza niente male, ma i suoi occhi avevano uno scintillio di una soddisfazione pericolosa... L'unica cosa che contava era che si ritrovò legata e sbattuta su un carretto traballante diretto verso chissà dove. Non tentò di dibattersi, non tentò di provare a capire il suo destino: era troppo stanca e dolorante... Forse doveva solo lasciarsi andare. I suoi occhi captarono un frullio di ali bianche e la voce della civetta sussurrare: "Niente amici qui..." e si addormentò. Fu svegliata da uno scossone violento e dalle grida... seguite dal fin troppo familiare odore di sangue. Come contornato di luce, un grifone le comparve accanto. Con una sfumatura di dolcezza sconosciuta fino ad allora Layaly sussurrò: "Sara".


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