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lavoro pubblicato domenica 19 marzo 2017
ultima lettura giovedì 23 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Nuovo Ego

di FrancescoGiordano. Letto 351 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un normalissimo uomo passa un venerdì sera come tanti sui social network, luogo dove ha creato una nuova personalità del tutto differente da quella reale. Ma, durante la notte, alcuni incubi non riescono a farlo addormentare serenamente...

Dopo l'ennesima giornata di lavoro ero finalmente tornato a casa. Era venerdì e questo significava solo una cosa, mi sarei divertito fino a tarda notte, come mio solito, su un social network. Non avrei effettuato l'accesso con il mio account reale, ma con un profilo falso. Ken Moel, era questo lo pseudonimo che utilizzavo nel mondo virtuale.

Tutto aveva avuto inizio come un semplice passatempo, con il mio profilo reale non interagivo praticamente mai. Commentavo sporadicamente alcuni contenuti dei miei amici, ma non andavo oltre. Indossare questa maschera mi aveva trasformato in un nuovo uomo.

Non avevo più paura di esprimermi, anche con perfetti sconosciuti, sugli argomenti più disparati. In poco tempo però, iniziai anche a sfociare in un altro campo, quello del trolling. Mentivo senza sosta, anche parlando con altre persone durante le chat private, soprattutto se si trattava di ragazze.

Non so quante donne ho fatto innamorare e soffrire, ma anche con gli uomini non ci andavo leggero. Nonostante ciò, non provavo rimpianti, quel profilo falso era una sorta di scudo per me. Tutto quello che facevo quando ero Ken Moel, non era reale, in un certo senso.

Sensazione che mi lasciava una libertà assoluta, anche questo venerdì non mi feci scrupoli nel commentare o mentire. Mi divertivo molto, a tal punto che spesso non mi accorgevo nemmeno del tempo che passava. Anche quando ero lontano da casa, con il mio smartphone o tablet, non lasciavo mai di vista il mio profilo falso.

Ormai quello reale non lo utilizzavo più, se non in rari casi, come tenermi in contatto con i colleghi o i miei pochi amici. L'assuefazione che avevo di questo mondo fittizio era tale che, quando qualcuno mi chiamava con il mio nome, a volte non mi voltavo. Quando usavo l'account di Ken, pensavo di essere Ken.

Le mie dita pigiavano velocemente sulla tastiera, mentre la stanza era illuminata solo dalla luce del monitor. Questa azione, quasi automatica, venne fermata da uno strano evento. Una nuova finestra era apparsa davanti ai miei occhi, era una chat. L'elemento di sorpresa era però il nome di chi mi aveva contattato.

Era Ken Moel, anche la foto profilo era identica a quella che usavo io. Mi preoccupai subito, pensai che il vero tizio dietro a quella foto che avevo trovato in rete mi avesse beccato. Preoccupazioni che restarono per la durata della chiacchierata.

‹‹Ciao.›› scrisse lui ‹‹Posso sapere chi sei?›› aggiunse.

‹‹Scusami, cambio subito nome e foto, se è quello che ti infastidisce.›› risposi, senza attendere il proseguire del discorso. Mi ero già cacciato in un brutto guaio e non volevo peggiorare la situazione. Ma le cose presero una piega alquanto strana.

‹‹No, non hai capito.›› digitò l'altro Ken ‹‹Voglio sapere chi sei.››.

‹‹Vuoi sapere il mio nome? Come mi chiamo davvero?›› scrissi.

‹‹Non mi interessa il tuo nome, voglio solo sapere chi sei tu.›› rispose.

A quel punto non seppi più cosa rispondere, non riuscivo a capire cosa volesse da me, quindi lo ignorai. Probabilmente stava solo scherzando, come facevo io, ma dopo qualche minuto si fece risentire.

‹‹Se non sai chi sei, allora prenderò il tuo posto.›› aggiunse. Forse voleva hackerare ed impossessarsi del mio profilo?

Quello fu l'ultimo messaggio prima che la chat scomparisse nel nulla, come se non avessi mai parlato con questo Ken. Pensai che quella chiacchierata fosse stata solo frutto della mia immaginazione. Forse la stanchezza stava prendendo il sopravvento, decisi quindi di andare a letto per riposarmi.

Spensi il computer, andai in cucina per bere un po' d'acqua, e, quando tornai, trovai il monitor acceso. Probabilmente non l'avevo spento come pensavo, questa volta restai fino a che lo schermo non divenne nero davanti ai miei occhi. Successe la stessa cosa quando andai in bagno e tornai in camera, anche questa volta il monitor era acceso. Per evitare problemi, decisi di staccare la spina dell'alimentazione, in questo modo avrei dormito sonni tranquilli.

Finalmente mi coricai, chiusi gli occhi e, senza troppi sforzi, caddi tra le braccia di Morfeo. Era stata una settimana estenuante, avevo proprio bisogno di riposare un po', anche se erano le tre di notte, ero libero di svegliarmi quando volevo.

Mi addormentai fino a quando uno strano rumore non mi risvegliò, la fonte sembrava provenire dalla stanza accanto. Quando entrai, vidi qualcosa di grottesco, il computer che avevo utilizzato poco fa si stava trasformando. La scrivania ed i vari componenti sembravano unirsi come a creare un unico essere.

Il monitor faceva da testa, il mouse da braccio sinistro, la tastiera da braccio destro, il case era collocato al centro come ad imitare un busto umano. I cavi attaccati alla macchina si unirono per formare una lunga coda, mentre dai lati della scrivania apparvero tre zampe meccaniche a destra e a sinistra.

La creatura, che mi ricordava un ragno o uno scorpione, salutò il mondo con uno strano verso metallico, alzando quella che doveva essere la testa verso l'alto. Dopo aver osservato quello spettacolo, divenni prigioniero della paura, ero immobile, con gli occhi spalancati e non avevo idea di cosa fare.

La macchina aveva invece le idee molto chiare, perché non appena mi vide, produsse nuovamente quel grottesco verso. Forse fu solo grazie a questo suono che riuscì a riprendere possesso del mio corpo, cosa che mi permise di salvare la pelle. La creatura cercò di afferrarmi con il mouse, ma fui in grado di evitare il colpo per un soffio.

Scappai di casa e chiusi la porta, ma ciò non bastò a tenere quella cosa bloccata, perché la sfondò con un colpo di coda. Le scale mi aiutarono ad ottenere un certo vantaggio, la macchina sembrava non essersi ancora abituata alla sua nuova forma. Situazione che durò poco, una volta uscito dal condominio, il tintinnio metallico divenne sempre più insistente nella mia testa.

Sembrava un orologio il cui ticchettio segnava l'arrivo inesorabile della morte, ero così spaventato che non mi voltai nemmeno per osservare quanto vicino fosse quell'obbrobrio. Ormai ero sicuro che presto mi avrebbe preso e fatto a brandelli, oppure soffocato con la sua coda piena di cavi.

Però le cose andarono diversamente da come me le ero immaginate, quasi come a voler unire il danno alla beffa, dal nulla sbucarono altre creature. Il loro verso ricordava quello dei morti viventi, così come la loro andatura, lenta e quasi zoppicante. Ad un primo acchito, avendo come unico obiettivo quello di scappare il più velocemente possibile, non diedi molto attenzione a queste nuove presenze.

Solo quando la stanchezza si fece sentire, costringendomi a rallentare, iniziai a notare i primi dettagli. La loro lentezza era l'unica cosa che avevano in comune con gli zombie, perché il loro aspetto era molto diverso. La pelle di questi esseri era piena di cicatrici formate da parole, di ferite sostituite con foto e post del social network che ero solito utilizzare.

La scena mi fece rallentare fino a fermarmi, perché i loro corpi nascondevano altro, soprattutto i loro volti. Le parole, le foto, i video, erano tutte cose che avevo scritto io sotto il nome di Ken Moel. Quando guardai i volti delle creature, mi prese un colpo al cuore, erano le vittime che avevo colpito con il mio account fasullo.

C'erano tutti, non mancava nessuno, dal tizio che avevo preso in giro solo una volta fino alle persone con cui avevo stretto una relazione più intima. La maggior parte delle donne sul cuore aveva una mia foto con sopra la scritta "falso amore". Le cicatrici degli uomini, e anche di alcune donne, erano composte da insulti che avevo scritto online.

Le loro bocche erano cucite, ma, quando si trovarono nelle mie vicinanze, riuscirono a parlare. Il loro modo di comunicare era però molto particolare, accanto alle labbra apparivano delle chat con dei messaggi. Molte di queste finestre riportavano le conversazioni che avevo avuto con loro in passato. Ormai accerchiato, alcune delle mani di questi esseri mi afferrarono.

Sentì un dolore acuto in tutte le zone colpite dalla stretta, ma lo scopo di quelle creature non sembrava essere, almeno per il momento, quello di vendicarsi o uccidermi. Mi portarono, lentamente, in un altro luogo, non avevo idea dove, quella per me era diventata una marcia che avrebbe segnato la mia fine.

Ma presto mi resi conto che mi sbagliavo, lo scopo degli esseri era un altro, quello di portarmi dal loro capo. Dentro ad una casa abbandonata, era presente una creatura simile a quelle che mi avevano catturato, ma con alcune differenze. La prima era la sua grandezza, era più alto e massiccio degli altri, motivo che mi spinse a pensare che si trattasse del loro leader o qualcosa del genere.

Quando il colosso si voltò, tutto divenne chiaro, capì come mai era così diverso dagli altri. Si trattava di una persona che conoscevo molto bene, era Jack Gruddich, una delle tante vittime del mio account falso. La storia dietro la nostra relazione era però diversa, non tanto per come era nata, ma per come fosse finita.

Come sempre, una volta notata la mia indole maligna, anche Jack tagliò i ponti con Ken Moel. Due mesi dopo dall'ultima volta che l'avevo sentito però, lessi una notizia che mi colpì profondamente. Jack era morto, precisamente si era suicidato a causa di problemi legati alla sfera privata.

Le indagini avevano portato alla luce che era spesso il bersaglio preferito dei bulli e per trovare conforto, si rifugiava spesso online, dove aveva comunque pochi amici. Dopo aver litigato con uno di questi amici, si insinuò nella sua testa il pensiero di farla finita, ormai aveva finito le forze per andare avanti.

Sapevo che questo amico potevo non essere io, ma poteva anche essere il contrario. Quella fu l'unica volta che mi vergognai per quello che avevo fatto, ma non bastò per fermarmi, semplicemente mi promisi di non andare oltre certi limiti. Cercavo sempre di non pensare a Jack, il suo pensiero mi faceva sentire sporco dentro.

Adesso non potevo più fuggire, era davanti a me, e, come i suoi simili, si avvicinava lentamente. Cercai inutilmente di allontanarmi, ma dietro di me c'erano le altre creature a fare da muro. Iniziai ad agitarmi muovendomi a destra e a sinistra, ma la stretta degli esseri era troppo forte per riuscire a liberarmi.

Jack era adesso proprio davanti a me, il suo corpo era quello più ricoperto da cicatrici e ferite. Sul cuore c'era una mia foto, mentre il resto della pelle era ricoperto di parole come "amico" e di post che avevamo commentato insieme. Dalla sua bocca, anch'essa cucita, non apparvero chat, anche i suoi occhi sembravano inespressivi. Forse, come gli altri, non era desideroso di vendetta.

Lentamente posò la sua mano sul mio volto, nonostante non mi avesse stretto, non appena le sue dita toccarono le mie guance, sentì un dolore infernale scorrere per tutto il corpo. Dopo aver assistito a due eventi a me inconcepibili, bastò un semplice tocco a farmi urlare.

Urlo che mi riportò nella realtà. Era stato tutto un sogno, quelle creature non esistevano, ero finalmente al sicuro nel mio letto.

O almeno, era quello che pensavo. Non appena riaprì gli occhi, sopra di me era presente la macchina che mi aveva inseguito dall'inizio. I cavi della coda erano tutti penetrati nella mia carne, nonostante ciò non sentivo dolore, ma solo una sensazione di solletico per tutto il corpo.

Provai a muovermi ma non ci riuscì, ero come paralizzato, non ero nemmeno in grado di parlare. Il solletico si trasformò presto in dolore, quando riuscì finalmente a vedere cosa stava succedendo, notai che dei piccoli esserini erano presenti sotto la mia pelle. Sembravano delle formichine di metallo che correvano per tutto il corpo in cerca di cibo.

Il loro scopo era a me ignoto e ben presto queste macchine in miniatura sbucarono dal mio corpo per ricoprirmi interamente.
Provai una strana sensazione, tutto d'un colpo il dolore si era fermato e sentivo solo dei pizzichi sparsi ovunque. Ero però ancora immobile e non ero in grado di fermare ciò che stava accadendo.

Nel giro di pochi minuti gli insetti meccanici scomparvero e tornarono all'interno della macchina tramite i suoi cavi. Ero ancora stordito, ma grazie al monitor che faceva da testa alla creatura, ero in grado di osservare il mio aspetto. Solo in quel modo fui in grado di capire cosa era successo.

Il mio aspetto fisico era cambiato, ero diventato in tutto e per tutto Ken Moel. I suoi capelli, i suoi occhi, il suo fisico, era tutto identico alla foto che avevo scelto per il profilo. Anche se non potevo tremare, non essendo più padrone del mio corpo, la paura tornò a farmi visita, questa volta con più forza.

‹‹Adesso prenderò il tuo posto.›› quella fu la prima ed ultima frase che la macchina ribadì, con un tono gelido e meccanico, prima di utilizzare nuovamente i suoi cavi su di me.

Poco alla volta, sentivo la mia coscienza svanire nel nulla. Solo in quel momento fui in grado di capire cosa stesse succedendo, avevo avuto un'epifania. Ormai il mio io non esisteva più, ero così immerso nella persona di Ken che avevo perso la mia identità individuale. Forse questo aveva dato vita alla creatura che si stava impossessando del mio corpo.

Stava sovrascrivendo il mio ego con quello di Ken come se fossi un semplice ammasso di dati e non potevo fare nulla per fermarlo. Ormai la mia coscienza era svanita, non ero più in grado nemmeno di pensare.

Quando la macchina terminò il suo lavoro, l'uomo si alzò dal letto, ma sia il suo aspetto fisico, il suo pensiero e tutte le altre caratteristiche erano cambiate. Ormai non era più Ken Moel solo nel mondo virtuale, perché quest'ultimo aveva ottenuto una sua individualità impossessandosi e plasmando il corpo del suo creatore.



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