ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 17 marzo 2017
ultima lettura martedì 7 luglio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Grande Fiamma

di FrancescoGiordano. Letto 379 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Dopo un evento conosciuto con il nome di "Grande Fiamma", non esistono più libri ed è addirittura vietato scrivere, sia su carta, che su ogni altro mezzo. La nuova società creata da tale accaduto ha però uno scopo ben preciso...

In uno stadio affollato e rumoroso, un uomo cercava uno spazio dove sedersi, impresa quasi impossibile, essendosi presentato a pochi minuti dall'inizio dell'evento che avrebbe avuto luogo. Osservare altri individui presi a fare la stessa cosa, non aumentarono di certo le sue speranze.

Quando il maestro delle cerimonie si palesò al centro del campo, l'uomo capì di doversi arrangiare e osservare il tutto stando in piedi. Si avvicinò ad un parapetto e ci appoggiò le braccia, chinandosi leggermente per vedere meglio. Nel frattempo, il trambusto che la folla aveva creato scomparve.

‹‹Signore e signori, l'attesa è finita, oggi nell'Arena vedremo scontrarsi due Oratori. Al lato destro troviamo Rick Wellfin.›› parlò l'uomo, alzando il braccio destro.

A pochi metri di distanza era presente un altro individuo, seduto comodamente, non proferì però parola, si limitò a salutare tutti con un gesto della mano. Nello stesso istante, la folla applaudì.

‹‹Al lato sinistro è invece presente Ginevra Giver.›› tornò a parlare il maestro delle cerimonie, questa volta alzando il braccio sinistro.

In questo caso ad essere seduta era una donna, che salutò i presenti con un cenno del capo. Gesto che diede vita ad una seconda ondata di applausi.

Entrambi i contendenti erano abbastanza lontani dagli occhi e dalle orecchie dei presenti, ma grazie agli schermi e alle casse presenti in diverse postazioni, tutti potevano guardare e sentire senza problemi di nessun tipo.

‹‹L'argomento di oggi sarà...›› l'uomo al centro del campo riaprì bocca, per poi fermarsi per qualche istante. Anche se non aveva nulla tra le mani, appoggiò un dito sul suo orecchio destro. A quanto pare doveva attendere una comunicazione proveniente da qualche altra parte.

‹‹L'immigrazione clandestina. Bene, i candidati possono dare inizio alla battaglia, la prima ad iniziare sarà la signorina Giver. Vi ricordo che avete a disposizione quindici minuti a testa per parlare, non di più!›› il maestro delle cerimonie svelò il punto focale della discussione e si fece da parte.

‹‹La ringrazio.›› fu la prima che disse la donna, prima di continuare ‹‹I miei sostenitori sanno come la penso su certi argomenti, e anche su questo non faccio eccezione. Per me si dovrebbero chiudere le frontiere, ormai è chiaro che tra coloro che hanno bisogno di aiuto si nascondono anche dei terroristi. Ma non è tutto, quelli "innocenti" potrebbero darsi alla delinquenza, per non parlare delle malattie! Quindi non possiamo di certo permettere che abbia inizio una sorta di invasione nei nostri confronti! E per chi non crede che questi immigrati siano portatori di malattie, non ascoltate me, ma il dottore Deruth, che ha già ribadito più e più volte la pericolosità che questi individui costituiscono per la nostra salute!›› le parole, ben scandite e dette ad una velocità media, erano accompagnate da gesti vivaci con le mani. Ciò accadeva soprattutto quando parlava dei lati negativi degli sbarchi.

La donna terminò il suo discorso nel tempo prestabilito, quindi il maestro di cerimonie non fu costretto ad intervenire, dovette però calmare il pubblico, che inondò di applausi, urla e anche fischi, la donna.

‹‹Signor Wellfin, tocca a lei.›› disse, non appena tornò la calma.

‹‹Probabilmente non mi dilungherò troppo come ha fatto la mia avversaria.›› partì l'uomo, per poi aggiungere ‹‹Perché bastano le sue parole a capire il livello della persona che vi trovate d'avanti. La storiella degli immigrati che portano le malattie gira da quando la carta e le penne erano ancora in giro, non ha fatto altro che riprendere una vecchia leggenda metropolitana. Se proprio dobbiamo puntare il dito, dobbiamo farlo sulla gestione del problema, che spesso viene utilizzato, come ha fatto lei, signorina Giver, solo per ottenere consensi nelle Arene. Peccato che per trovare una soluzione non basti dire cose senza senso e supportare teorie di un dottore che è stato anche radiato dall'albo, come molti sapranno.›› dopo una breve pausa, aggiunse ‹‹Voglio infine tornare sull'argomento dei terroristi. Bloccare l'accesso a tutti solo perché qualcuno potrebbe essere un terrorista non è la soluzione. Certo, è una precauzione anche efficace, non lo metto in dubbio, ma dov'è l'umanità?›› non appena terminò il suo discorso, anche l'uomo venne inondato di applausi e grida.

Diversamente dalla sua avversaria, i fischi erano in minoranza, ma ciò non bastò per demoralizzare la Giver.

‹‹Umanità? Allora se è così bravo e gentile perché non li ospita lei? Parla come un buonista, ma nell'atto pratico cosa fa?›› ribadì veementemente la donna, puntando il dito indice verso il suo avversario.

‹‹Ho già ospitato, anche a casa mia, diversi profughi, alcuni hanno anche trovato un lavoro ed hanno famiglia. Le basta o devo continuare?›› a quanto pare le accuse dell'interlocutrice non l'avevano minimamente scalfito.

‹‹Ci credo che le piaccia avere gente di colore nei dintorni... Dopotutto è omosessuale, quindi non c'è solo un interesse politico ed umanitario, giusto?›› la donna lanciò un nuovo colpo, molto più pesante rispetto a quello precedente.

Wellfin inizialmente rimase senza parole, ma poi diede vita ad una fragorosa risata, udibile anche senza casse ‹‹Questa è proprio bella! Comunque non ho mai fatto mistero delle mie preferenze sessuali, quindi non vedo il problema, la sua è solo un'insinuazione senza fondamento, come tutto ciò che ha detto fino ad ora.›› rispose l'uomo, senza batter ciglio.

Dopo il battibecco, rientrò in campo il maestro delle cerimonie, utilizzando un campanellino per placare gli animi del pubblico. Una volta tornato il silenzio, finalmente poté aprire bocca ‹‹Signorina Giver, per aver attaccato personalmente il suo avversario e non essere riuscita a replicare al suo discorso efficacemente, mi trovo costretto a consegnare la vittoria al signor Wellfin.››.

La notizia fece levare un'orda di urla e grida, l'uomo disponeva di un certo carisma che l'aveva sempre aiutato ad avere non pochi sostenitori, sia delle persone cosiddette normali che di quelle più importanti. Senza aggiungere altro, il maestro delle cerimonie, Giver e Wellfin andarono via.

L'uomo che aveva assistito a quello spettacolo non mosse un muscolo per l'intero dibattito, non era lì per sostenere una delle due parti, anche se lavorava per uno dei due. Quando la maggior parte delle persone sgomberarono l'area, riuscì a muoversi liberamente per raggiungere la sua meta.

Dovette prima uscire dallo stadio per raggiungere un'entrata secondaria, dove lo aspettava un lungo corridoio. A dargli il benvenuto c'era però una guardia armata, una donna, per la precisione, che non appena sentì arrivare qualcuno, volse lo sguardo verso il nuovo arrivato.

Non appena riconobbe l'uomo, lo salutò con un cenno del capo ‹‹Ciao Erik, Rick ti sta aspettando.››.

L'uomo non replicò a parole, fece solo un gesto con la testa, poi continuò a camminare. Anche se le porte ai lati del corridoio erano tutte uguali, c'erano dei numeri che aiutavano gli addetti a trovare la stanza che cercavano. Erik, come molti, era però abituato a battere quella strada, quindi sapeva esattamente dove fermarsi.

Quando raggiunse la porta numero 182, si fermò, bussò, poi disse ‹‹Sono Erik.›› ed aspettò una risposta.

Il permesso di entrare arrivò praticamente all'istante, una voce infatti replicò ‹‹Ah Erik! Ti stavo aspettando, entra pure!››.

L'uomo eseguì l'ordine ed aprì la porta, al suo interno, oltre Wellfin, erano presenti altri individui, ma la prima cosa che notò erano le truccatrici. Vedere un uomo utilizzare un qualcosa di femminile gli fece inarcare le sopracciglia.

Non appena Rick fece sgomberare la stanza ed averla chiusa a chiave, Erik non poté far almeno di chiedergli ‹‹Da quanto tempo ti trucchi?›› senza nascondere un grosso sorriso beffardo.

‹‹Ah, non rompere, cosa credi, che per vincere questi scontri bisogna solo saper parlare? Purtroppo anche l'aspetto è importante, non ci posso far niente.›› replicò il suo interlocutore, sedendosi.

‹‹Parlando di cose serie, come mai mi hai chiamato? Sembrava una cosa urgente.›› l'uomo abbandonò il sorriso ed il suo volto tornò serio.

‹‹Perché è urgente... Conosci Ivana Berdran?›› chiese Rick.
Erik, prima di riuscire a dire qualcosa, scoppiò a ridere ‹‹Mi stai prendendo in giro? Certo che la conosco! E' stata lei a distruggere tutti i libri e qualsivoglia tipo di oggetto sul quale e con il quale scrivere... Perché me lo chiedi?››.

‹‹Sì, colei che ha dato vita alla "Grande Fiamma", come la chiamavano all'epoca... Te lo chiedo perché finalmente l'abbiamo trovata.››.

Non appena udì quella frase, il sorriso abbandonò il volto dell'uomo, che sgranò gli occhi e fece anche un passo indietro ‹‹Non ci credo...›› fu l'unica cosa che riuscì a ribadire.

‹‹E invece è così.›› tornò a parlare Erik ‹‹Dopo anni di duro lavoro, siamo riusciti nel nostro intento. Adesso c'è un'ultima cosa che ci resta da fare, per questo ti ho chiamato.››.

‹‹Vuoi che vada a farla fuori, non è così?›› Rick non attese nemmeno una risposta dal suo amico, ormai conosceva il piano da tempo, sapeva che una volta scovato il suo nascondiglio, sarebbe toccato a qualcuno ucciderla.

‹‹Sapevo che l'avresti pensato, ed hai ragione, come ben sai mi fido solo di te e non voglio che nessun altro sappia di questa nostra missione.›› chiarì Erik.

‹‹Come mai tanta segretezza?›› Rick voleva capire come mai l'uomo si comportasse in quel modo, non era da lui.

‹‹Perché tempo che ci siano una o più talpe e non voglio rischiare di mandare tutto all'aria dopo essermi fatto in due per trovare la Berdran. Si tratta solo di essere prevenuti.›› spiegò Erik.

‹‹Non hai tutti i torti... Allora, dove si trova il nostro bersaglio?›› dopo aver ascoltato il tutto, l'uomo era pronto a continuare a parlare del tema principale.

‹‹E' nascosta in un edificio abbandonato nella città di Beckerville, purtroppo posso darti solo delle indicazioni vocali, per evitare problemi non ho nemmeno scritto nulla.›› rispose Erik.

‹‹Ottimo... Spero solo di non dimenticarmi nulla, sennò sarò costretto a tornare...›› l'uomo non era contento della notizia.

‹‹Sono sicuro che ce la farai, mi fido ciecamente di te!›› esclamò Erik, prima di fornire al suo amico tutte le informazioni necessarie, per poi aggiungere ‹‹Così almeno potrò smetterla con questa pagliacciata dell'arena... C'è un'altra cosa che ti devo dire››.

‹‹Quale sarebbe?›› chiese Rick.

‹‹Il nostro bersaglio ha delle guardie del corpo, ma per fortuna c'è un cambio di personale che ci lascia un'ora nella quale la Berdran è praticamente sola. Quindi non hai molto tempo a disposizione per portare a termine la missione.›› spiegò l'uomo, aggiungendo anche i dettagli necessari per raggiungere la meta.

Finita la chiacchierata, prima di recarsi alla città accanto, l'uomo si preparò a dovere tornando a casa. La cosa più importante era portare con sé un'arma, aveva una pistola che non aveva mai usato, la prese, non prima di averla caricata.

Una volta fatto tutto, tornò in auto per dare inizio al suo viaggio. Beckerville non era molto lontana da dove si trovava adesso, avrebbe raggiunto la città nel giro di una ventina di minuti.

Nemmeno il traffico era un problema, perché era ben collegata con le zone vicine. L'unico vero problema era l'assenza di cartelloni, anche questi vennero eliminati durante la Grande Fiamma. L'unico modo per raggiungere qualsiasi posto adesso era la memoria.

Ma Rick visitava spesso quel posto, anche in passato, quindi il problema non si poneva e raggiunse la città nel tempo previsto. Notò però che qualcosa non andava, verso l'uscita dell'autostrada era presente una sorta di casello con dei poliziotti. Cosa molto strana, perché, quando raggiunse Beckerville qualche giorno addietro, non c'era niente lì.

L'uomo non poté far altro che continuare e, non appena la polizia lo vide, gli fece cenno di avvicinarsi e poi fermarsi.

‹‹Salve agente, cos'è successo qui? Qualche giorno fa non c'era nulla...›› disse l'uomo, cercando di capire qualcosa in più.

‹‹Salve a lei. Ha ragione, ma dopo l'ultimo scontro nell'Arena tra la maggioranza e l'opposizione, è stata varata una nuova legge per intensificare i controlli. Quindi le devo chiedere di farmi perquisire il veicolo.›› spiegò l'uomo, che teneva per il guinzaglio un cane.

‹‹Certamente, faccia pure!›› dichiarò Rick, senza preoccuparsi troppo. Aveva nascosto la pistola nell'auto, ma era stato abbastanza furbo da spruzzare un profumo speciale adatto proprio a confondere l'olfatto dei cani. Gli era costato un occhio della testa e lo usava spesso, ma a quanto pare ne era valsa la pena.

Quando l'animale ebbe finito il tour dell'automobile, il poliziotto si scusò con l'uomo e lo lascò andare. Tutto era filato liscio e adesso non restava che raggiungere la meta, l'edificio abbandonato dove si nascondeva il suo obiettivo. Ricordava ancora bene le indicazioni del suo amico, ma c'era un problema, nella zona dove si nascondeva la donna, tutti i palazzi erano praticamente identici.

Dopo aver fatto un paio di giri con la sua automobile ed osservato bene i dintorni, riuscì ad identificare quella che doveva essere la sua meta. Ne ebbe la conferma non appena si avvicinò alla porta, ormai quasi distrutta, del palazzo. Come gli era stato detto da Erik, su questa doveva essere raffigurata una x composta da crepe.

Prima di entrare diede un'occhiata all'orologio, una volta confermato che il cambio delle guardie del corpo era ormai iniziato, tornò nell'automobile per prendere la sua pistola, la caricò per essere pronto a sparare, ed entrò nell'edificio.

L'uomo fece tutto nel modo più cauto possibile, non voleva fare rumore e farsi scoprire, anche senza guardie a proteggerla, era meglio prendere la Berdran di sorpresa. L'interno del palazzo era, come già suggeriva l'esterno, praticamente malandato e distrutto, ed ospitava anche animali come topi e ragni.

Ma Rick sapeva dove guardare per raggiungere il nascondiglio della donna, doveva raggiungere il retro delle scale che portavano al piano superiore. Lì, sotto ai suoi piedi, avrebbe visto una botola, che era però nascosta dalla fitta polvere. Sapendo già cosa lo attendeva, il trucchetto non funzionò e scoprì un nuovo passaggio sotterraneo.

Non appena scese le scale, si rese conto che il corridoio era già illuminato, era però palese che non era quella la casa del suo bersaglio, il luogo ricordava più uno scantinato, dove ai lati erano presenti delle porte. Anche in questo caso, l'uomo sapeva già cosa fare, senza le istruzioni non avrebbe mai trovato nulla, perché la porta del nascondiglio era nascosta.

Rick arrivò alla fine del corridoio, davanti a lui adesso era presente un muro, ma in realtà era quella l'entrata. Dopo aver dato una leggera spinta, quel vicolo cieco lasciò il posto ad un varco, che attraversò. Era quella la vera casa della Berdran, anche se a dargli il benvenuto ci fu l'ennesimo corridoio, la luce era emessa da un lampadario costoso, e ai suoi piedi era presente un tappeto rosso.

L'uomo fece un sospiro e poi proseguì, non prima di aver impugnato la pistola, era ben consapevole che lì avrebbe trovato il suo bersaglio. Continuò a muoversi lentamente, ma non impiegò molto per trovare la donna. Infatti, dopo aver percorso il corridoio, vide la Berdran nella prima stanza a sinistra.

Era seduta, sorseggiando qualcosa, del vino probabilmente, vista la forma del bicchiere. Mentre beveva, il suo sguardo era fisso sul vuoto, mentre tamburellava con le dita sul bracciolo della sedia.

Quella era una situazione ideale per Rick, poteva coglierla di sorpresa senza correre dei rischi. Rilassata com'era, non avrebbe avuto il tempo di reagire in alcun modo, inoltre era ben in vista e l'uomo poteva seguire ogni suo movimento.

‹‹Alzati e non muoverti!›› esclamò l'uomo, puntando l'arma verso Berdran.

La donna sobbalzò per lo spavento, girò il capo per osservare il suo assalitore e, notando la donna, seguì gli ordini senza fiatare.

‹‹Adesso voltati, metti le mani in alto ed avvicinati!›› aggiunse Rick, in modo tale da evitare che Berdran potesse utilizzare la sedia in qualche modo.

Anche in questo caso la donna non si ribellò e seguì le indicazioni, adesso era praticamente indifesa, se non per il bicchiere di vino, che era però vuoto.

‹‹Sai perché sono qui?›› disse l'uomo, ormai pronto per sparare.

Dopo una breve pausa, causata dallo spavento, la donna riuscì a rompere il silenzio ‹‹Dalla pistola posso intuire che tu voglia farmi fuori... Ma chi sei, di preciso? Per quale gruppetto di ribelli sei qui?››.

‹‹Per i Bibliotecari, te la faremo pagare per aver distrutto tutti i libri con la tua stupida idea!›› esclamò l'uomo, il tono di voce non nascondeva l'astio che provava per l'individuo che si trovava davanti.

Nonostante la situazione non fosse favorevole, Ivana si fece una risata, cosa che innervosì ulteriormente Rick.

‹‹Che diavolo hai da ridere?›› chiese, appoggiando la pistola sulla fronte della donna.

‹‹Rido perché voi non avete capito niente di ciò che ho fatto e dell'opportunità che vi sto dando.›› dichiarò Ivana, alzando lo sguardo verso l'uomo che la teneva sotto tiro ‹‹Tu ed il tuo gruppetto pensate che i libri siano essenziali per essere intelligenti, giusto? Per questo ce l'avete con me, perché ho ridotto l'umanità ad una vita di ignoranza?››.

‹‹Certo e non ti perdoneremo mai per quello che hai fatto!›› l'uomo caricò il colpo ed era ormai pronto a sparare, ma la donna tornò a parlare.

‹‹Aspetta!›› esclamò ‹‹Prima di uccidermi voglio dirti perché ho fatto ciò per cui mi odi... Dopo potrai decidere se spararmi lo stesso oppure no...›› aggiunse, con voce tremolante.

Rick non aveva tempo da perdere, ma osservare una persona in quello stato, non lo metteva a proprio agio. Nonostante fosse stato scelto per uccidere, non era un assassino professionista, era solo un uomo appassionato di lettura, come tutti i membri dei Bibliotecari.

‹‹Va bene, prendilo come ultimo desiderio prima di morire.›› disse l'uomo, rimandando la sua missione ‹‹Ma bada bene, se mi rendo conto che mi stai solo prendendo in giro per guadagnare tempo, non mi tirerò indietro.›› aggiunse poi, continuando a minacciare con la pistola Ivana.

‹‹Certo... Ma non ti preoccupare, non ci metterò molto...›› disse la donna, con un tono di voce non molto alto. Una volta schiarita la voce, tornò a parlare ‹‹Molti hanno male interpretato quello che ho fatto, ci sono anche altri gruppetti che ce l'hanno con me per aver dato vita alla Grande Fiamma. Ma nessuno di voi è stato in grado di capire il motivo che si cela dietro il mio gesto.››.

‹‹E sarebbe?›› domandò Rick.

‹‹Vi sto dando l'opportunità per creare un nuovo mondo. Senza libri, senza registri, senza niente di tutto ciò non esistono dei rigidi paletti e fredde definizioni da seguire. Siamo liberi, liberi di scegliere!›› esclamò Ivana, che con tale discorso sembrava essersi ripresa dallo spavento.

‹‹Liberi? Ma sei impazzita?›› l'uomo non riusciva a comprendere tale ragionamento.

‹‹No, sei tu che ancora non capisci. Secondo te perché ho creato le arene? Perché tra un anno a questa parte si terrà una competizione dove solo uno dei partecipanti avrà il diritto di creare una nuova società? Te lo sei chiesto?›› aggiunse la donna.

Rick rimase senza parole, non poteva trovare una risposta adatta.

‹‹Come immaginavo, non sai cosa dire. Prima della Grande Fiamma tutti parlavano di come volevano cambiare le cose, di essere migliori, ma che fosse troppo difficile modificare la realtà delle cose. Io vi sto solo dando questa opportunità, vi sto regalando la vera libertà, quella di poter creare con le vostre mani l'utopia che avete sempre sognato!›› Ivana osservò negli occhi il suo interlocutore.

L'uomo rimase colpito dalle parole che aveva appena udito, soprattutto perché non aveva visto la situazione in quel modo. Per lui i libri erano tutto il suo mondo, motivo che l'aveva spinto ad odiare la donna che si trovava davanti con tutto sé stesso.

‹‹Ma perché hai distrutto anche i libri? Cosa c'entravano i romanzi in tutto questo?›› chiese Rick.

‹‹Non potevo fare differenze.›› iniziò a parlare la donna ‹‹Per portare a termine la mia visione, dovevo distruggere tutto. Mi interessava solo quello, come ben sai quando ero io al comando, non ho mai ucciso nessuno, non ce n'era bisogno.›› aggiunse.

L'uomo dovette concordare, durante quel periodo al massimo le persone venivano malmenate, ma non c'erano mai stati omicidi.
‹‹Quindi mi stai dicendo che adesso chiunque è libero di plasmare la società come desidera?›› domandò Rick.

‹‹Chiunque, per questo mi sono fatta da parte, il mio compito è terminato, adesso tocca agli altri agire. Se desideri un mondo dove i libri siano più importanti di ogni altra cosa, allora vai, partecipa agli scontri nelle arene, fatti conoscere, aumenta i tuoi seguaci! E quando le Olimpiadi avranno inizio, sarai tu a scegliere il futuro!›› mentre Ivana parlava, i suoi occhi brillavano. Non era una pazza, credeva in ciò che diceva, in caso contrario, non avrebbe mai portato a termine il suo progetto.

L'uomo, dopo aver udito quel discorso, posò la pistola e andò via senza dire nulla. La donna rimase colpita, inarcò le sopracciglia e non si mosse. Aveva paura che si trattasse solo di una trappola. Ma, una volta passati una decina di minuti ed aver controllato il corridoio e le altre stanze, capì che il suo assassino se n'era andato. Tirò un sospiro di sollievo e, quando tornò nella sua stanza, notò che le sue guardie del corpo erano arrivate.

‹‹E' successo qualcosa mentre eravamo via, signora? Non l'abbiamo trovata qui...›› disse una delle guardie.

Ivana sorrise, prima di rispondere ‹‹No, non vi preoccupate... Ho solo incontrato una persona speciale, forse sarà lui a creare una nuova società... Sono proprio curiosa di scoprire come plasmerà il mondo...››.

Una volta finito di parlare, la donna si sedette nuovamente e riprese a bere il vino che stava gustando prima che l'uomo entrasse nella stanza.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: