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lavoro pubblicato martedì 14 marzo 2017
ultima lettura lunedì 25 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Evoluzione

di FrancescoGiordano. Letto 182 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Una misteriosa struttura viene ritrovata durante degli scavi, ma il suo interno sembra inaccessibile. Un semplice uomo sembra avere la chiave per sbloccare l'ingresso, cosa troverà all'interno di quella costruzione antica?

La giornata non era iniziata nel migliore dei modi per Jeff, un normale uomo di trent'anni. Si stava recando nell'ufficio del suo capo, una situazione che avrebbe preferito evitare, conoscendola.

Probabilmente non l'avrebbe licenziato, forse solo sgridato per qualcosa che aveva fatto. Ma cosa? L'uomo non ricordava di aver combinato guai ultimamente.

Jeff bussò alla porta dell'ufficio e, dopo aver udito la voce del suo capo dire ‹‹Avanti.››, l'aprì per entrare.

‹‹Ah, sei tu!›› esclamò la donna non appena lo vide, aggiungendo velocemente ‹‹Siediti.››.

L'uomo eseguì l'ordine ed iniziò a pensare al peggio, quella fredda accoglienza non gli dava molte speranze positive.
‹‹Cosa ho fatto questa volta?›› per la prima volta Jeff aprì bocca, andando subito al nocciolo della questione.

‹‹Quante volte ti devo dire di non parlami in questo modo, quando siamo a lavoro?›› ribadì la donna, che era seduta alla scrivania. Il suo volto, nonostante fosse impegnato ad osservare lo schermo olografico di un terminale, non nascondeva il disappunto che provava verso il comportamento del suo interlocutore.

‹‹Che differenza vuoi che faccia...›› replicò seccato l'uomo.
Non appena l'interlocutrice spostò il suo sguardo infuocato verso Jeff, quest'ultimo balzò quasi come se un fulmine l'avesse colpito.

‹‹Ok, ok... Posso sapere gentilmente come mai mi ha convocato, capo?›› l'uomo modificò il suo lessico in modo tale da incontrare le aspettative della donna.

‹‹Bene, adesso possiamo parlare.›› l'interlocutrice tornò ad osservare lo schermo ‹‹Ti ho convocato per darti una buona notizia, contrariamente a ciò che pensavi.›› disse.

‹‹Una buona notizia?›› Jeff inarcò le sopracciglia, sembrava quasi non voler credere a quelle parole.

‹‹Certamente, non sono mica una maestrina cattiva che punisce e basta.›› mise in chiaro la donna, aggiungendo ‹‹Ma ad essere sinceri, se sarà una buona notizia dipende solo da te.››.

‹‹Non capisco, cosa vuoi dire? Non puoi arrivare al punto risparmiando inutili battutine?›› ribadì l'uomo.
L'interlocutrice tornò ad osservare Jeff con il suo sguardo irabondo ma, diversamente da qualche istante fa, l'uomo questa volta non reagì e restò calmo.

‹‹Il dipartimento di archeologia dell'università di Yale ha richiesto il tuo aiuto.›› finalmente la donna spiegò la situazione.

Solo dopo essersi fatto una sonora risata, Jeff disse qualcosa ‹‹Certo, come no! Non sapevo che anche tu potessi fare degli scherzi! Ma si vede che sei una novellina, l'hai sparata troppo grossa!››.

La donna sospirò, prima di rivolgere nuovamente lo sguardo verso il suo interlocutore. Non disse nulla, apparve un nuovo ologramma davanti ai due, questa volta però non era un semplice schermo.

‹‹Salve, signor Ropper!›› era l'immagine di un uomo, l'ologramma mostrava solo il volto e metà del suo busto ‹‹Mi presento, sono il direttore dell'università di Yale, le chiedo scusa per il disturbo, ma la nostra facoltà di archeologia ha bisogno del suo aiuto!›› aggiunse.

Jeff non riusciva a credere in ciò che stava osservando ‹‹Ah, ma allora non è uno scherzo...›› fu l'unica cosa che riuscì a dire.

‹‹No, signore, è tutto vero, non mi permetterei mai di togliere del tempo a qualcuno per uno scherzo!›› ribadì l'uomo ‹‹Adesso scusatemi, ma devo andare, spero che accetterà questo incarico, signor Ropper!›› aggiunse, scomparendo nel nulla.

‹‹Ma cosa c'entro io? Non sono un archeologo, sviluppo software!›› esclamò l'uomo, ancora leggermente sorpreso.

‹‹Anche io pensavo fosse uno scherzo quando me l'hanno detto.›› tornò a parlare la donna ‹‹Ma a quanto pare c'è qualcosa che puoi fare solo tu, si tratta di qualcosa legato al tuo DNA o una situazione del genere... Non ho ben capito, non essendo esperta.››.

‹‹Capisco... Tornando al mio nuovo compito, per caso si tratta di quella famosa struttura che hanno trovato qualche giorno fa?›› chiese Jeff.

‹‹Sì, è proprio quella.›› dopo aver proferito queste parole, apparve un nuovo ologramma ‹‹L'esterno della costruzione è troppo avanzato per pensare che provenga dal passato. Per questo molti teorizzano che si tratti di qualche struttura aliena o qualcosa di simile.››.

L'immagine confermava quanto detto dalla donna, c'erano diversi piccoli quadrati uniti da dei corridoi che sembravano molto stretti. Il tutto sembrava essere fatto di un materiale simile alla plastica, ma più resistente.

‹‹Ok... Beh, allora quando devo partire?›› disse l'uomo.

‹‹Adesso, ma prima che tu vada voglio darti un avvertimento.›› per la prima volta la donna abbandonò la sua espressione dura, che venne sostituita da una di preoccupazione ‹‹Sta attento, non so cosa ti faranno fare, in ogni caso non abbassare la guardia, mi raccomando...››.

‹‹Non ti preoccupare sorellina, tornerò sano e salvo! Questo non è mica un film, dubito che da quella cosa usciranno zombie o alieni assassini!›› ribadì, scherzosamente, Jeff.

I due si salutarono e l'uomo partì per una nuova destinazione, il viaggio non fu molto lungo perché lo scavo si trovava nelle vicinanze. Una volta atterrato, un'altra donna gli diede il benvenuto.

‹‹Salve, signor Ropper, sono felice che lei abbia accettato la nostra richiesta.›› fu la prima cosa che disse ‹‹Lasci che mi presenti, sono Yuna Lamish e sto dirigendo questi scavi. Speriamo che il suo aiuto sia decisivo per svelare tutti i segreti che questa bellezza sta cercando di nasconderci.›› aggiunse, ponendo la mano verso Jeff.

‹‹Beh, sono felice di poter dare una mano, anche se non sono un esperto in questo campo.›› l'uomo, una volta finito di parlare, strinse la mano dell'interlocutrice.

‹‹Non si preoccupi, siamo abbastanza sicuri che non sarà un problema, anche se una volta all'interno avrà bisogno di conoscenze archeologiche, le daremo una mano dall'esterno.›› spiegò velocemente Yuna.

‹‹Quindi devo entrare lì dentro?›› chiese Jeff, che poté osservare per la prima volta dal vivo la struttura, che immaginava più grande.

‹‹Sì e, come può vedere, non è molto grande, quindi pensiamo che questa struttura sia stata progettata per ospitare una sola persona.›› spiegò la donna.

‹‹C'è qualcosa che devo fare prima di entrare?›› domandò l'uomo prima di dare inizio alla sua avventura.

‹‹No, abbiamo già controllato l'ambiente interno con alcune strutture, l'unica cosa di cui siamo sicuri, è che non ci sono forme di vita e che non è pericoloso per l'uomo. Non sappiamo però cosa ci sia all'interno, questo toccherà a lei scoprirlo.›› Yuna fornì al suo interlocutore tutte le informazioni che aveva a disposizione.

‹‹Una curiosità.›› ribadì Jeff, dopo aver ascoltato la spiegazione ‹‹Come mai solo io posso entrare?››.

‹‹L'unico modo per entrare lì dentro è tramite uno scanner che analizza le caratteristiche fisiche di un individuo. Abbiamo utilizzato qualche strumento per capire quali fossero quelle necessarie per passare e, una volta ottenute, abbiamo analizzato il profilo psico-fisico di tutti gli abitanti della terra. Il risultato ci ha portati da lei, quindi non conosciamo il motivo esatto, forse lo troveremo una volta esplorato l'interno.›› dichiarò la donna.

‹‹Capisco... Bene, allora sono pronto.›› l'uomo aveva chiesto tutto ciò che voleva sapere, si sentiva pronto a partire.
I due si avvicinarono all'entrata principale della struttura, l'unica delle due che disponeva del famigerato scanner.

Quest'ultimo era un semplice quadratino che si trovava proprio accanto alla porta. Jeff dovette avvicinarsi per permettere ad una luce di analizzarlo dalla testa ai piedi, letteralmente.

Dopo pochi secondi, si udì un bip e la porta si aprì, i presenti rimasero colpiti da quella visione, ma sapevano bene che non potevano proseguire oltre. Non solo per la grandezza della costruzione, ma anche perché potevano esserci altre porte che solo Jeff poteva aprire.

‹‹Signor Ropper!›› esclamò Yuna, avvicinandosi all'uomo ‹‹Mi sono dimenticata di dirle una cosa. Mi raccomando, tenga sempre attivo il suo NooComp, così potremo comunicare e darle una mano!››.

‹‹Ah, certamente!›› rispose Jeff, pigiando con il dito indice della mano destra uno strumento apparentemente invisibile posizionato sulla parte destra della testa, più precisamente, si trovava poco sopra l'orecchio.

Questo apparecchio era però collegato anche ad altre parti del corpo, come gli occhi, le mani, la fronte, anche in questo caso le varie linee che connettevano il tutto restavano quasi invisibili.

‹‹In bocca al lupo, signor Ropper.›› fu l'ultima cosa che la donna disse, prima che l'uomo entrasse nella misteriosa costruzione.

A dargli il benvenuto c'era un corridoio stretto e lungo, a quanto pare gli archeologi avevano ragione, c'era spazio solo per una persona. Gli ci vollero pochi minuti per imbattersi nella prima porta, anche questa chiusa e con un quadratino accanto. A quanto pare doveva nuovamente farsi analizzare.

La trafila fu identica a quella di pochi istanti fa ed anche il risultato non cambiò, Jeff sentì un bip e la porta si aprì.

‹‹Non pensavo ci fossero altri scanner... Meno male che lei sembra in grado di poter proseguire.›› l'uomo fu in grado di udire la voce della donna.

‹‹Sì, spero solo di riuscire ad aprire anche le altre porte, se ce ne sono altre.›› rispose Jeff, per poi entrare nella stanza.

La prima cosa che vide appena entrato fu un pianoforte, cosa che lo colse alla sprovvista, non si sarebbe mai aspettato di trovare uno strumento musicale in un posto del genere. Era anche presente uno spartito, oltre questo non c'era nient'altro.

Non appena l'uomo avanzò di un passo, la porta dietro di lui si chiuse, lasciandolo a bocca aperta. Nelle vicinanze non era nemmeno presente uno scanner, quindi non poteva tornare indietro. Curioso, controllò anche la porta che gli avrebbe consentito di proseguire, anche questa era senza scanner.

‹‹Yuna, ho un piccolo problema.›› iniziò a dire Jeff ‹‹La porta dietro di me si è chiusa e quella che dovrei aprire per continuare non ha uno scanner...››.

‹‹Dalle immagini che sto ricevendo ho notato che c'è un pianoforte. A questo punto mi sa che quello è il nostro unico modo per uscire da questa situazione.›› replicò la donna.

L'uomo si avvicinò allo strumento musicale, si sedette sullo sgabello e poi tornò a parlare ‹‹Purtroppo non ho nessuna conoscenza per quanto riguarda il pianoforte, ma a questo punto non mi resta che suonare questo spartito...››.

‹‹Sì, in giro non vedo altro... Se anche suonando il pianoforte non succederà nulla, troveremo un modo per tirarti fuori da lì, non si preoccupi.›› ribadì Yuna, prima di terminare la comunicazione.

Jeff pigiò nuovamente il suo NooComp ma, questa volta, davanti a lui apparve uno schermo olografico. Dopo alcune schermate, raggiunse una sorta di motore di ricerca, il tutto senza dover nemmeno parlare. Tale strumento poteva essere comandato semplicemente con il pensiero.

‹‹Pianisti nella zona di New Haven.›› questo era ciò che l'uomo stava pensando, ed il NooComp gli mostrò una lista di tutti coloro che erano in grado di suonare un pianoforte nelle vicinanze.

Oltre ai vari dati anagrafici e alle varie esperienze accumulate nel campo musicale, era anche presente una percentuale. Questa indicava la vicinanza dell'individuo rispetto a dove si trovava Jeff, più i due erano vicini e più questa era alta.

Non avendo bisogno di un pianista di alto livello, Jeff si basò proprio su questo dato per trovare ciò di cui aveva bisogno. Una volta trovato il candidato a lui più congeniale, lo contattò con il suo NooComp.

‹‹Salve, signor Furren, la disturbo?›› chiese Jeff.
‹‹No, ma posso sapere chi è? Non credo di conoscerla...›› replicò l'uomo.

‹‹No, ha ragione, non ci conosciamo, sono Jeff Ropper e la contatto per chiederle un piccolo aiuto.›› dopo una breve pausa aggiunse ‹‹Avrà sentito dei recenti scavi fatti dal dipartimento di archeologia dell'università di Yale.››.

Anche l'interlocutore si prese una piccola pausa, prima di parlare ‹‹Ah sì, ora ricordo! Ne ho sentito parlare! Per caso lei sta lavorando al progetto?››.

‹‹Sì, in un certo senso, proprio per questo l'ho chiamata. Abbiamo trovato un pianoforte dentro la struttura, ma io non ho le conoscenze adatte per suonarlo.›› Jeff non ebbe nemmeno il tempo di continuare che venne subito interrotto dall'uomo.

‹‹Vuole che la aiuti a suonare, mi sembra di intuire.›› disse Furren.

‹‹Ha centrato il punto, era la persona con il tasso di sincronizzazione più elevato, per questo motivo l'ho chiamata. Per caso ha altri impegni?›› chiese l'uomo all'interno dell'edificio.

‹‹No, non si preoccupi, mi stavo solo esercitando, quindi casca proprio a pennello!›› replicò entusiasta Furren.

‹‹Bene, allora possiamo entrare in sincronizzazione.›› ribadì Jeff, pigiando nuovamente il suo NooComp.

Questa era la funzione principale dell'apparecchio, adesso il corpo di Jeff era entrato in sintonia con quello di Furren.

Entrambi vedevano ed udivano le stesse cose, tutti i sensi erano collegati. Con la sincronizzazione si creava una strana sensazione, era come condividere il proprio corpo con qualcun altro.

Condivisione che, in questo caso, era limitata, perché anche i pensieri, i ricordi, le informazioni o le emozioni potevano essere condivisione con gli altri.

Proprio grazie al NooComp l'empatia umana conobbe una grande crescita, in questo modo molti dei problemi sociali legati alle interazioni con culture o persone diverse trovarono una soluzione rapida ed efficace.

I corpi dei due uomini si muovevano contemporaneamente ed allo stesso modo in perfetta sincronia. Il tasso di sincronizzazione serviva proprio a valutare la perfezione dell'unione tra i due. La lontananza avrebbe reso i movimenti di Jeff più lenti e meno precisi rispetto al pianista.

I due iniziarono a suonare e, una volta finito il tutto, si aprì solo la porta che avrebbe permesso a Jeff di continuare. Nonostante tutto quindi, la via per il ritorno era ancora bloccata.

‹‹La ringrazio ancora, signor Furren.›› ribadì l'uomo rinchiuso nella struttura una volta annullata la sincronizzazione, aveva però una piccola domanda da porre al suo interlocutore ‹‹Una curiosità, ha mai sentito una melodia del genere?››.

‹‹Si figuri! Comunque no, non l'ho mai sentita... E lo stile non mi ricorda nessun pianista famoso purtroppo...›› replicò l'uomo.

‹‹Capisco... Beh, allora arrivederci e buona giornata, signor Furren!›› disse Jeff prima di chiudere la comunicazione.

‹‹Yuna, sono Jeff.›› questa volta l'uomo tornò a parlare con la donna ‹‹Suonare il piano è servito ad aprire la porta che mi consentirà di proseguire, ma quella per uscire è ancora chiusa. A questo punto non posso far altro che andare avanti.››.

‹‹Sì, ho visto.›› dichiarò Yuna, aggiungendo ‹‹Comunque non si preoccupi, può dormire sonni tranquilli, è apparsa una porta che prima era assente, probabilmente uscirà da lì una volta esplorata tutta la struttura.››.

‹‹Una porta che prima non c'era? Sta scherzando?›› Jeff era ovviamente incredulo.

‹‹No, non stiamo scherzando, è apparsa non appena ha messo piede nella prima stanza. Per questo abbiamo teorizzato che sia una sorta di uscita, visto che non può tornare indietro.›› spiegò la donna.

‹‹Capisco... Beh, probabilmente presto lo scopriremo, non mi resta che continuare. Ci risentiamo.›› disse l'uomo, prima di terminare la chiacchierata.

Quella fu solo la prima di cinque prove che dovette affrontare, tutte erano collegate all'utilizzo del NooComp e, soprattutto, sulla funzione di sincronizzazione. Se la prima aveva come protagonista un pianoforte, le altre erano invece dedicate alle informazioni su uno specifico argomento.

Quasi sempre i temi trattati avevano a che fare con materie tecniche o scientifiche di alto livello. Senza uno strumento come il NooComp, Jeff sarebbe rimasto rinchiuso per sempre lì dentro, non potendo disporre, da solo, di tutte quelle conoscenze. Probabilmente nemmeno studiando una vita intera sarebbe stato in grado di accumulare così tanto sapere.

Dopo aver superato la quinta stanza, nella sua mente nacque un piccolo dubbio ‹‹Secondo me si tratta di una sorta di prova o test.›› disse l'uomo ‹‹Anche se con tutte quelle domande scientifiche, non capisco cosa c'entrasse il pianoforte...››.

‹‹Ora che ci penso potrebbe non avere torto... Forse il pianoforte era un modo per capire se la cultura che avrebbe trovato questo posto avesse in mente il concetto di arte...›› Yuna azzardò una spiegazione sulla questione dello strumento musicale.

Ma non appena la donna finì di parlare, Jeff si ritrovò nell'ennesima stanza, questa volta però era diversa dalle altre. Non solo per il colore azzurro, ma anche perché era più grande rispetto alle altre.

‹‹Bene, mi sa tanto che qui troveremo le risposte alle nostre domande...›› ribadì l'uomo, trovandosi per la prima volta in un luogo differente dagli altri.

La stanza non offriva nessun oggetto, sembrava un vicolo cieco ma, dopo una più attenta analisi, Jeff individuò uno scanner.

‹‹Forse questo mi riporterà all'esterno...›› disse, senza farsi però troppe speranze.

Una volta attivato, una parte del muro si aprì, facendo fuoriuscire una densa nebbia che occultò la visuale dell'uomo. Ci vollero un paio di secondi, prima di poter capire cosa si celasse dietro quella parete. Quando finalmente Jeff poté osservare l'interno, rimase a bocca aperta.

‹‹Yuna qui c'è qualcosa... O meglio... Qualcuno...›› l'uomo non riusciva a credere ai suoi occhi, dietro alla parete era presente uno strano macchinario con all'interno una persona.

L'individuo sembrava un normale uomo senza capelli, dall'altezza media, non era in grado di vedere il colore degli occhi perché chiusi, o altri dettagli del volto, perché era coperto dal naso fino al mento da una maschera.

‹‹Una persona? Ma... Ma è impossibile...›› nemmeno la donna riusciva a trovare una spiegazione logica alla situazione.

‹‹Cosa devo fare? C'è un pulsante su questo coso, provo a premerlo?›› riferì Jeff alla sua interlocutrice.

‹‹Credo non ci sia altro da fare... Molto probabilmente quel tasto aprirà la capsula e farà uscire quel tipo quindi... Stia allerta, signor Ropper, non sappiamo con chi abbiamo a che fare...›› disse Yuna, restando in attesa.

L'uomo, anche se spaventato per ciò che sarebbe potuto accadere, sapeva molto bene che ormai era arrivato troppo lontano per tirarsi indietro. Ma c'era anche un secondo aspetto da non trascurare, ovvero la mancanza di una via di uscita. In quella situazione, non c'era molto che potesse fare.

Pigiò quindi il tasto e, come previsto dalla donna, la capsula si aprì, l'individuo al suo interno restò però ancora immobile. Jeff restò immobile ad osservarlo e, non appena cercò di sfiorarlo, l'uomo aprì gli occhi.

Jeff fece un piccolo balzo indietro per lo spavento, era così teso che anche un piccolo gesto come quello poteva coglierlo alla sprovvista. Ma adesso doveva anche preoccuparsi di ciò che quel tizio poteva fare, se non fosse stato in grado di comunicare con lui, poteva farlo infuriare e renderlo violento, una possibilità non da scartare a priori.

Nel frattempo, l'uomo dentro il macchinario tolse la mascherina ed uscì lentamente dalla capsula. Non era nudo, aveva dei semplici abiti di colore bianco, come quelli che indossavano i pazienti di un ospedale. Dall'aspetto non sembrava però malato, anzi, aveva una costituzione nella norma.

‹‹Salve...›› fu la prima cosa che Jeff disse, accompagnando tale parola ad un gesto della mano, sperando che ciò aiutasse a farsi comprendere dall'individuo.

Quest'ultimo era intento ad osservare i dintorni e a muoversi lentamente, sembrava quasi che non si fosse ancora ripreso del tutto. Ci vollero alcuni minuti per farlo reagire, una volta notata la presenza di Jeff, l'uomo gli si avvicinò, lo osservo e, infine, posò le mani sulle sue guance.

Jeff restò immobile, nel frattempo l'individuo spostò prima a destra e poi a sinistra la sua testa, quasi come se volesse fargli una visita medica. Dopo aver finito, iniziò a parlare, emettendo però suoni incomprensibili.

‹‹Ecco, me l'aspettavo... Adesso come faccio a farmi capire?›› disse Jeff, cercando un aiuto dalla donna che stava osservando il tutto.

‹‹Veda il lato positivo, almeno non sembra aggressivo.›› ribadì Yuna.

‹‹Per ora...›› aggiunse l'uomo, che non era così sicuro delle parole della sua interlocutrice ‹‹Comunque può darmi una mano? Secondo lei come posso farmi comprendere?›› aggiunse poi.

‹‹L'unica cosa che mi viene in mente adesso è quella di chiamare un linguista o qualcosa del genere ma... Se nemmeno il NooComp riesce a tradurre il linguaggio di quest'uomo, significa che non sta parlando una lingua nota...›› spiegò la donna.

‹‹Quindi dovrei comunicare a gesti, visto che oralmente sarebbe inutile? Sempre se mi capisce...›› disse, sospirando, Jeff.

‹‹Non ha tutti i torti, i gesti hanno significati diversi in base alla cultura, quindi potrebbe rischiare di dargli un messaggio ostile e peggiorare il tutto...›› anche Yuna era consapevole dei rischi legati alla comunicazione non verbale.

‹‹E adesso?›› ribadì l'uomo, grattandosi il capo.

Nel frattempo, l'altro individuo si avvicinò nuovamente verso Jeff, osservando la parte destra della sua testa. Sempre leggermente, spostò i capelli dell'uomo ed intravide il NooComp.

Probabilmente tale strumento era coperto dai capelli ma, spostandoli mentre si grattava il capo, divenne visibile.
L'uomo tornò a parlare nella sua lingua, mostrando però un'espressione sorridente e felice.

‹‹Per qualche strano motivo sembra contento di vedere che ho un NooComp...›› dichiarò Jeff, avendo però alcune perplessità a riguardo.

L'individuo alzò la manica destra della sua maglietta e mostrò uno strano apparecchio, indicandolo.

‹‹Forse sta pensando che quello strumento che possiede sia simile al NooComp?›› disse l'uomo, avvicinandosi per dare uno sguardo.

Nel frattempo l'uomo sbucato dalla capsula iniziò ad operare il suo terminale, pigiando alcuni tasti. Dopo qualche minuto si udì un bip e, pochi secondi dopo, il NooComp di Jeff iniziò a squillare.

‹‹Ehi ma che...›› l'uomo pigiò lo strumento e nel giro di pochi istanti, si rese conto di essere entrato in sincronizzazione con il suo interlocutore, se poteva chiamarlo così.

‹‹Ma certo! Adesso possiamo capirci!›› esclamò Jeff, sorprendendosi per la semplice genialità del piano.

‹‹Ottimo, finalmente possiamo dialogare, appena puoi chiedigli chi è e, soprattutto, da dove viene. O meglio da quale epoca proviene, visto che non mi sembra tanto differente da un essere umano. Quindi possiamo scartare l'ipotesi che sia un alieno.›› la voce di Yuna era ancora udibile anche nella modalità sincronizzazione.

‹‹Va bene, ma vediamo come vanno le cose, anche se siamo collegati adesso potrebbe non capirmi.›› disse Jeff, che voleva andarci con i piedi di piombo, prima di iniziare a fare domande che l'uomo poteva non comprendere.

‹‹Ti capisco.›› replicò l'uomo uscito dalla capsula.

Era la prima volta che Jeff udiva la voce del suo interlocutore, rimase infatti bloccato qualche secondo, prima di rispondergli ‹‹Per fortuna. Adesso possiamo presentarci, io sono Jeff Ropper, tu invece chi sei?››.

‹‹Il mio nome è... Roland Ferret, ma sento che la tua domanda non riguarda solo i miei dati anagrafici... Giusto?›› ribadì l'uomo.

‹‹Sì, hai indovinato. Volevamo sapere cosa ci facessi dentro a quella... Cosa, sapere chi ha costruito questa struttura e per quale motivo...›› spiegò Jeff.

‹‹Bene, posso rispondere a tutte le vostre domande, ma andiamo con ordine. Mi hanno rinchiuso in quella capsula per aspettare che qualcuno mi risvegliasse. A quanto pare questo qualcuno sei tu.›› disse Roland, aggiungendo poi ‹‹Il motivo è molto semplice, ho delle informazioni importanti da darvi.››.

‹‹Quali?›› chiese subito Jeff.

‹‹Riguardano la nostra razza, ho notato che avete creato uno strumento simile a quello che ho io sul braccio ed avete superato tutte le prove. Questo dimostra che siete pronti, ma avete bisogno di qualcosa per andare avanti.›› le parole di Roland celavano un mistero che l'uomo non riusciva a svelare.

‹‹Cosa vuoi dire?›› non poté fare a meno di dire Jeff.

‹‹Vedi, questa struttura, la capsula, tutto è stato creato per uno scopo ben preciso, ma bisogna andare molto indietro con gli anni per capire e ci vorrebbe molto tempo per spiegare il tutto. Per questo condividerò con te i miei ricordi, così capirai tutto.›› spiegò Roland, per poi continuare a parlare ‹‹Prima stavi parlando con qualcuno, collega anche lei così entrambi potrete capire.››.

‹‹Va bene... Yuna, ha sentito il messaggio?›› l'uomo si rimise in contatto con la donna.

‹‹Sì, sono pronta.›› disse l'interlocutrice.

Jeff collegò in modalità sincronizzazione anche la donna, adesso tutto era pronto, l'uomo fece un cenno di assenso con il capo per far capire a Roland che poteva proseguire.

Come un lampo, la memoria dell'individuo venne trasferita a Jeff e Yuna, il tutto nel giro di pochi istanti. Scoprirono così le origini di Roland, che non era un alieno, ma un semplice essere umano vissuto però milioni di anni addietro.

La razza umana aveva raggiunto una conoscenza tecnologica molto avanzata, ma quella era solo una delle meraviglie disponibili a quel tempo.

Roland ed i suoi pari avevano infatti raggiunto un nuovo livello di evoluzione, anche se esteticamente non c'erano stati cambiamenti, era la mente dell'essere umano ad essere stata stravolta.

Grazie all'avvento di uno strumento simile al NooComp, con il tempo il cervello umano era mutato, trasformazione possibile grazie all'empatia che tale tecnologia offriva.

Per la prima volta uno strumento tecnologico divenne il punto di partenza per l'evoluzione organica umana. Non si trattava di una fusione tra uomo e macchina, semplicemente la mente aveva "ritrovato" delle abilità che nel tempo erano state perdute. Ma l'utilizzo di questo NooComp, le aveva fatte riaffiorare più forti di prima.

Grazie al nuovo cervello, potevano sfruttare le stesse ed identiche funzioni del NooComp senza però utilizzare tale strumento. Con la mancanza di una barriera tecnologica, gli effetti erano però superiori, ci si poteva sincronizzare anche con persone molto lontane.

Questa evoluzione non modificò solo il modo di comprendere le cose, ma anche le persone, fu proprio grazie a questa nuova abilità umana che venne creato un nuovo linguaggio universale. Tecnologia, arte, rapporti umani, tutto era migliorato a tal punto da rasentare la perfezione.

Ma tutte le cose belle prima o poi finiscono, questa volta però la colpa non era da attribuire all'uomo, ma al pianeta. Anche gli "umani del passato" avevano capito gli effetti che le loro azioni portavano al pianeta, diventando molto sensibili sugli argomenti ambientali. Ma, nonostante tutto, la terra ad un certo punto iniziò a modificare il suo ambiente.

Anche con le loro nuove capacità, gli umani non furono in grado di trovare una soluzione al problema. Dopo anni di ricerche, rimase solo una via di uscita, regredire.

Analizzando le nuove condizioni ambientali, gli umani avevano notato che solo delle forme di vita allo stadio primordiale potevano sopravvivere.

Dopo aver raggiunto un nuovo stadio dell'evoluzione umana quindi, furono costretti a partire dall'inizio, perdendo tutto ciò che avevano faticosamente raggiunto. Prima di mettere in atto questo piano però, decisero di ibernare almeno un essere umano, non solo per raccontare l'accaduto, ma anche per permettere ai nuovi umani di evolversi.

Ma per riuscire in questa impresa, crearono tale struttura e scelsero Roland come soggetto da ibernare. Se l'edificio era necessario per vedere se i nuovi umani fossero pronti per l'evoluzione, l'uomo nella capsula aveva un altro compito, portare dei batteri necessari per evolversi.

Tramite alcuni studi fatti dagli uomini del passato, la nuova terra non sarebbe stata in grado di produrre questi batteri. Quindi l'unica cosa da fare era trasportarli in qualche modo.

‹‹Questo è tutto.›› disse Roland, non appena finì di parlare, sia Jeff che Yuna vennero scollegati dai ricordi dell'uomo.

‹‹Quindi tu... Stai utilizzando la mente per comunicare e sincronizzarti con noi?›› chiese Jeff.

‹‹No, ho usato il mio... NooComp, come lo chiamate voi. La mente la posso usare solo con coloro che dispongono di un cervello simile al mio, quindi solo con gli umani evoluti.›› spiegò Roland.

‹‹Quindi adesso... Tutti ci evolveremo?›› aggiunse Jeff, che era ancora incredulo dopo aver acquisito tutte quelle informazioni.

Roland sorrise, prima di aprire bocca ‹‹No, anche se adesso i batteri sono stati liberati, spetta a voi capire come sfruttarli per evolvere. Non volevamo spingere l'evoluzione, ma solo darvi gli strumenti per riuscirci. Adesso il resto è nelle vostre mani.›› non appena Roland finì di parlare, in una parete della stanza apparve una porta. In realtà era un ascensore che l'avrebbe portato fuori di lì.

‹‹Prima di andare ho un'ultima domanda da farti.›› ribadì Jeff, per poi aggiungere ‹‹Perché solo io sono stato in grado di entrare qui dentro?››.

‹‹Perché volevamo rendere questo posto accessibile solo ai nostri simili. A quanto pare una piccola parte del tuo DNA ha qualche gene ereditato dai nostri avi. E' così che abbiamo strutturato gli scanner.›› spiegò Roland, per poi aggiungere ‹‹Adesso va, presto diventerò cenere e, finalmente, potrò unirmi con i miei fratelli.››.

‹‹Cenere? Non mi sembri così malmesso...›› dichiarò Jeff, mentre si recava nell'ascensore.

‹‹Hai ragione, ma la capsula funziona in questo modo, diciamo che ha bloccato l'avanzare del tempo solo per qualche tempo, ma presto tutti gli anni passati verranno a chiedere il conto alla mia carne. In pratica, invecchierò nel lasso di pochi minuti.›› nonostante fosse ben consapevole della fine che lo attendeva, Roland non era triste, anzi, sorrideva.

‹‹Capisco... Beh, allora non mi resta che ringraziarvi per il vostro regalo.›› aggiunse Jeff, che ormai aveva raggiunto l'ascensore.

‹‹Non ci dovete ringraziare, spero solo che riuscirete ad evolvervi presto. Addio, Jeff.›› replicò Roland, salutando l'uomo con un gesto della mano.

Non appena Jeff pigiò il pulsante per tornare in superficie, si rese conto che il suo interlocutore stava iniziando ad invecchiare precocemente. Il suo corpo era adesso pieno di rughe ed il volto ricordava quello di un anziano. Jeff pensò che probabilmente quando avrebbe raggiunto la superficie, Roland avrebbe già raggiunto l'altro mondo.

Una volta fuori di lì, a dargli il benvenuto ci pensò Yuna ‹‹Salve, signor Ropper, sono felice di vederla sana e salva!›› disse.

‹‹Eh, a chi lo dice, avevo paura di restare per sempre lì dentro...›› ribadì Jeff, sospirando per essere finalmente all'aria aperta.

‹‹Comunque ci sono delle novità.›› tornò a parlare la donna ‹‹A quanto pare non appena ha attivato l'ascensore, la porta d'entrata si è aperta, insieme a tutte le altre. In pratica, adesso l'edificio è completamente esplorabile da chiunque.››.

‹‹Si vede che è per la storia dei batteri...›› ribadì pensieroso l'uomo.

‹‹Già... Adesso devo spiegare la situazione ai miei superiori, anche se sarà difficile credere ad una cosa del genere.›› dichiarò Yuna.

‹‹Con il NooComp non potranno fare altro che crederla, non possiamo modificare i ricordi e le sensazioni, lo sanno bene.›› disse Jeff, in modo tale da tranquillizzare la sua interlocutrice.

‹‹Ha ragione, ma mi sembra ancora tutto molto... Surreale.›› la donna fece spallucce, non riusciva a trovare un termine migliore.

‹‹Vero, ma non possiamo fare altro che dire le cose come stanno ed aspettare.›› disse l'uomo.

Una volta finito il tutto, la scoperta fece il giro del mondo e gli scienziati di tutto il mondo si impegnarono per studiare questo famigerato batterio che ci era stato donato dai nostri avi. Senza un consiglio da parte di Roland, ci vollero una trentina di anni prima di capire come sfruttare questi batteri.

Fu così che anche i nuovi umani riuscirono ad evolversi e a raggiungere un nuovo stadio della comprensione. Ormai la razza umana aveva raggiunto uno stato di comprensione ed empatia completa. Ma quella non era la fine della ricerca per la razza umana, era solo l'inizio di qualcosa di completamente nuovo.



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