ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 13 marzo 2017
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia di un uomo fortunato

di Ayrton. Letto 605 volte. Dallo scaffale Generico

Vito era un uomo fortunato. Conobbi Vito a casa di un amico di amici, così come si suol dire, uno sconosciuto in pratica . Era un sabato sera, uno di quelli in cui vuoi solo ubriacarti prima di mettere piede fuori, in quell'ammasso di luci, musi...


Vito era un uomo fortunato. Conobbi Vito a casa di un amico di amici, così come si suol dire, uno sconosciuto in pratica . Era un sabato sera, uno di quelli in cui vuoi solo ubriacarti prima di mettere piede fuori, in quell'ammasso di luci, musica e gente che non ha niente da dire ma che allo stesso tempo parla tanto; ed eravamo lì, o almeno io ero lì, per questo scopo. Entrai in quel piccolo appartamento, all'ultimo piano di un palazzo vicino al centro, c'erano già diverse persone. Luoghi piccoli e pieni di gente mi mettono ansia, perciò la prima cosa che feci fu cercare da bere. Mi sedetti al tavolo del salotto, c'era del vino e un gruppo di ragazzi che giocavano a carte. Non mi presentai, riempii il bicchiere, dopo un pò uno di loro mi guardo "Giochi?". Apprezzai il fatto che non chiese il mio nome e ancor di più che non mi disse il suo, dopotutto tutti hanno un nome ma non tutti i nomi hanno delle persone dietro e io non avevo di certo intenzione di scorpirlo in un preserata alcolico, "Perchè no". Giocammo qualche mano di poker, vinsi un paio di giri e bevvi diversi bicchieri di vino, finchè anch'io, come tutti d'altronde, mi scontrai con la fortuna di un ragazzo seduto alla mia sinistra. Qualsiasi punteggio tu avessi lui all'ultima carta svelata riusciva a batterlo. Mi stava prosciugando ma io non mollavo, nuovo giro, guardo le mie due carte, coppia d'assi, non mi restava molto, vado in all-in, quasi tutti lasciano tranne un tipo di fronte a me e il famigerato ragazzo fortunato, cazzo! Tra le prime tre carte esce un asso, tris d'assi, mi rilasso, nel frattempo gli altri due si danno battaglia a forza di rilanci. Svelano la quarta carta, J di fiori, ancora rilanci, alla fine restiamo solo io e il tipo alla mia sinistra, quinta carta, asso di fiori, poker "Quattro asssi stronzo fortunato", si mise a ridere e capii subito... "Scala reale amico mi dispiace". Mi alzai, presi una delle bottiglie di vino e andai nell'altra stanza a bere.

Dopo circa un'ora mi ritrovai in giro per le strade del centro, eravamo un gruppo numeroso di vecchi amici e nuovi presunti tali. Si avvicinò il ragazzo che mi aveva svuotato le tasche, mi offri da bere. Si chiamava Vito, uomo abbastanza nella norma, parte felicemente attiva della società vuota che ci circonda. Conosceva tutti Vito, e tutti conoscevano lui, stava simpatico alla gente e sentendoli sembrava che avesse davvero la fama di uomo fortunato. Fu una serata monotona nella consueta frenesia del sabato sera; bar discoteche tanto alcol, solita prassi. Verso le quattro, quando ormai in giro c'erano soltanto persone intente a vomitare e baristi stanchi a pulire i loro resti, Vito decise di tornare a casa lasciandoci con un invito a pranzo per il giorno dopo.

La domenica mattina è il giorno pegggiore per noi bevitori, sicuramente molto peggio del tanto odiato lunedì; ti risvegli sempre con quel senzo di nausea misto a mal di testa e amnesia post sbornia che ti fa quasi credere di esserti risvegliato da un lungo coma e che le poche cose che ricordi della sera prima siano solamente un sogno. Era già mezoggiorno, ero riluttante all'idea di andare a pranzare da Vito, con tutte quelle persone di cui non mi sarei ricordato neanche il nome, ma vedendo che non c'era niente di commestibile in casa mi convinsi. Mi venne a prendere un amico e così arrivammo in una discreta casetta a tre piani che affacciava nella piazza centrale della città. Dall'esterno era abbastanza anonima, seguiva un pò il gusto di tutte le altre abitazioni che gli stavano attorno. Il primo piano era adibito a grande sala da pranzo/salotto, al secondo la cucina e un bagno, all'ultimo la sua camera da letto. Vito ci accolse, e ci disse subito che non avremmo aspettato per mangiare dato che fortunatamente la sua vicina di casa aveva ben pensato di portargli delle teglie di lasagne già pronte, che donna adorabile, mi sentivo sollevato. Eravamo una decina a tavola, molti di loro erano stati con noi la sera prima anche se non ricordavo nientaltro che le loro facce, ma gli stava bene che io facessi finta di conoscerli e stava bene anche a me. Ottimo pranzo, solito chiacchiericcio. Vito propose di uscire per fare un giro, bene pensai, ne avrei approfittato per tornare a casa con qualche banale scusa. Uscimmo di casa, stavamo per avviarci verso la fermata del bus quando Vito fu fermato da un vecchio. Era un uomo sulla sessantina, mezzo matto, abbastanza corpulento con gli occhi stanchi "Vito sei un bastardo, sempre in giro a starmi tra i coglioni". Non gli aveva mai fatto nulla di male a quanto mi raccontarono successivamente. Lui sorrise, ma non era un sorriso derisorio, era più una forma di vera compassione verso la pazzia di quel povero vecchio, tanto sentita da sembrarmi caricaturale, "scusi signor Carmelo io e i miei amici stavamo andando via". Il vecchio si volto senza dire nulla e fece qualche passo nella direzione perpendicolare alla nostra. Sembrava chiusa lì, quando a un tratto si volto con gli occhi sbarrati e a pugno teso si lancio verso la figura di Vito. Proprio in quel momento passava di lì un'ignara ragazza in bici, che non accorgendosi di nulla, si mise nel mezzo ai due e si becco un bel cazzotto sull'occhio destro. Il vecchio cadde addosso a lei e alla bici per lo slancio, ma subito si rialzò e scappò via, forse preso da una breve lucida sensazione di colpa. Vito aiutò la ragazza a rialzarsi, bellissima, dagli occhi chiari; "Ti sei presa un pugno al posto mio, il minimo che posso fare per te è invitarti a casa mia, ti do del ghiaccio e magari qualcosa da bere, che ne dici?", lei si mise a ridere "Si è il minimo". Salutò tutti e andarono a casa sua. Vito era proprio un uomo fortunato.

Non vidi più Vito per diverse settimane, io ero partito per continuare a perder tempo con i miei studi da giornalista, tornai solo dopo il tragico evento. Un terremoto di magnitudo sei aveva raso al suolo la città, ci furono decine di vittime, schiacciate come carne da macello dalle loro stesse case, così belle, così sicure. In periferia, dove gli edifici erano stati costruiti soltanto da pochi anni, riuscì a salvarsi qualche palazzina mentre in centro tutte le case vennero giù, eccetto una, casa di Vito che come ben sappiamo era un uomo fortunato. A quanto pare la sua abitazione, seppur vecchia, era stata ristrutturata e resa antisismica qualche anno prima che lui la comprasse, cosa per noi insolita al di fuori del Giappone. Sembrava un oasi in mezzo a un deserto di macerie e polvere. I primi giorni furono un delirio di disperazione e disordini, mentre in centro uscivano gli sciacalli dalle loro tane, più in là la protezione civile cominciò a montare le varie tendopoli per la popolazione. Tristi ammassi di brande e bagni chimici, di sicuro non aiutavano l'umore della gente che cominciò a invidiare, addirittura odiare Vito, immaginandolo là bello comodo sul suo divano a guardare un film magari, per evitare la montagna di cronaca nera che sicuramente stava trasmettendo la tv. Si sentiva, c'era un aria amara, una rabbia verso tutto, il governo, la natura, l'universo, Vito.

Vito era un uomo fortunato, ma anche gentile e generoso, di una gentilezza quasi infantile, come se fosse convinto che un piccolo gesto potesse tirar su tutte quelle case distrutte. Per quanto io lo trovassi stupido alla gente questo piaceva. Ogni giorno si alzava alle sei del mattino, preparava un termos di caffè e andava alla tendopoli a distribuirne un pò a tutti, dopodichè andava ad aiutare qualche signore, o magari un anziano, a cercare ciò che gli rimaneva tra le macerie, qualche ricordo magari o semplicemente oro e denaro, finiti gli scavi li invitava a pranzare a casa sua. Il pomeriggio invece chiamava amici e ragazzi più giovani, e per tutti era una sorta di salvatore dato che era l'unico ad avere dell'erba da fumare. La sera andava alle tende, montando su una sorta di bisca clandestina, faceva bene alla gente distrarsi con giochi di carte e del buon vino. Era stato un privilegiato diceva, ma voleva stare vicino a tutti loro che non avevano più un tetto o che avevano perso un caro; forse aveva semplicemente bisognoso di non sentirsi solo. Ma la gente apprezzava tutto ciò, Vito ricomincio a piacere alle persone, piaceva così tanto che a un certo punto gli perdonarono anche il fatto di essere un uomo così fortunato.

I giorni passavano, e la situazione alla tendopoli, seppur precaria e almeno in teoria provvisoria, diventava tristemente familiare. La gente si abituò in fretta e il clima comunitario li aiutava a stare bene fra loro e con se stessi, ma non per tutti era così. Una sera Vito, tornando da una delle sue serate improvvisate alle tende, incontrò per la strada un uomo. Era tardi, in centro a quell'ora non girava ormai nessuno dato che l'unico ad abitarci era Vito che all'inizio pensò a qualche sciacallo. Si avvicinò minaccioso a quella figura ma quando fu abbastanza vicino vide che era soltanto il vecchio che prima abitava di fianco a lui. Si tranquillizzo, "Salve signor Carmelo, cosa fa in giro a quest'ora?", "sono venuto a prendere una cosa". Vito non capiva "Carmelo è tardi per cercare tra le macerie, domani mattina ti vengo a prendere e ti aiuto io, con la mia fortuna troveremo sicuramente quello che cerchi" risero entrambi, per motivi diversi, "ne sono sicuro ma io quello che voglio ce l'ho qua davanti", afferrò un calcinaccio e colpì alla testa Vito che cadde a terra e comincio a perdere sangue. Il vecchio matto gli saltò addosso, continuava a colpirlo, e mentre Vito con un occhio moriva con l'altro vedeva il suo carnefice leccarsi le mani ormai imbevute di sangue,"ora mi prendo la tua fortuna stronzo".

In tanti, come me, vennero a sapere ben presto di quello che era avvenuto quella notte, ma per la giustizia non ci furono abbastanza prove. Qualche mese dopo il signor Carmelo fu prosciolto. Vito era proprio un uomo fortunato.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: