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lavoro pubblicato domenica 12 marzo 2017
ultima lettura domenica 7 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Inquisizione dei Giusti

di FrancescoGiordano. Letto 362 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un politico, a capo dell'unico partito d'opposizione del suo paese, viene incastrato da un'immagine fittizia per un reato che non ha commesso. Dovrà fuggire se vuole sperare di avere salva la vita e continuare a combattere...

‹‹Credi che riusciremo a scappare?›› tale domanda proveniva dalla bocca di un uomo di mezza età dagli occhi azzurri e senza più capelli.

‹‹Non ne ho idea signore, l'unica cosa che possiamo fare al momento è tentare. Restare non cambierebbe nulla.›› la risposta gli venne invece offerta da un individuo più giovane, che non sembrava avere più di trenta anni.

Quest'ultimo era alla guida della vettura che stava trasportando i due verso una destinazione ancora ignota.

‹‹Ma ci saranno pattuglie ovunque...›› l'uomo di mezza età nutriva poche speranze su quel tentativo di fuga.

‹‹Non è un problema, so già dove andare per diminuire il rischio di incontrare le forze dell'ordine.›› replicò velocemente il giovane.

‹‹Alan... Dimmi la verità...›› dopo qualche minuto di silenzio, l'uomo di mezza età tornò a parlare ‹‹Cosa succederà a mia moglie adesso? La... La uccideranno, non è così?››.

L'uomo alla guida dell'auto non rispose immediatamente, spostò leggermente il capo per far capire di essere concentrato sulla strada. Sapeva però che questo trucchetto non sarebbe durato a lungo, inoltre quel silenzio avrebbe solo peggiorato le cose.

‹‹Se devo essere sincero signore, è molto probabile...›› alla fine trovò il coraggio di parlare, senza però dare una conferma sulle sorti della moglie.

L'uomo di mezza età non aggiunse altro, abbassò semplicemente lo sguardo, per lui quella frase aveva il sentore di una conferma. Soprattutto perché conosceva bene le persone che volevano la sua pelle.

‹‹Signor Lungher, forse riusciremo a raggiungere la città accanto tra un'oretta o poco più.›› Alan, anche per cambiare discorso, informò il passeggiero della situazione attuale di viaggio.

‹‹Capisco ma... La situazione non cambierà di certo cambiando città...›› l'uomo di mezza età era scettico sul piano del conducente.

‹‹Ha ragione, ma non abbiamo molte altre possibilità. Se la fortuna ci assiste è probabile che il comunicato non abbia ancora raggiunto tutto il paese.›› disse l'uomo alla guida.

‹‹Credi che sia davvero così ingenuo? Lo sappiamo entrambi che quella foto ritoccata avrà già fatto il giro di internet...›› Lungher non lasciò spazi ad inutili ottimismi.

‹‹Anche questa volta ha colto nel segno ma... Io ho un compito da portare a termine, devo salvarla a qualsiasi costo.›› ribadì Alan, senza staccare gli occhi dalla strada.

‹‹E' un gesto molto nobile da parte tua figliolo, ma sarebbe meglio che tu ti arrenda. Stanno cercando me, se hanno davvero già ucciso mia moglie, non voglio più causare la morte ad altre persone.›› dichiarò, con tono molto abbattuto, l'uomo.

Dopo aver sentito quelle parole, il guidatore fermò la vettura, voltò lo sguardo verso il suo interlocutore e disse ‹‹A quanto pare non ti rendi conto di quanto tu sia importante per questo paese. Senza di te non possiamo cambiare nulla, se ti arrendi adesso nessuno potrà prendere il tuo posto, nessuno! Te la senti di abbandonare tutto, e deludere coloro che sognano un futuro migliore?››.

L'uomo di mezza età rimase colpito da quelle parole, tanto che indietreggiò il capo e sgranò gli occhi.

‹‹Le chiedo scusa per lo sfogo, signore.›› aggiunse poi Alan ‹‹Se vuole può scendere, così metteremo fine a questa inutile fuga.››.

‹‹No, hai ragione.›› dopo una breve pausa, Lungher tornò a parlare ‹‹Sono stato un egoista, non posso arrendermi, devo farlo per tutti coloro che credono in me. Andiamo.›› aggiunse, dando una pacca sulla spalla del guidatore, per poi tornare a sorridere.

I due si rimisero in viaggio, Alan aveva in mente una meta ben precisa da raggiungere, un hotel di un suo amico. Lì sarebbero almeno rimasti al sicuro per la notte, ma al momento il pericolo era un altro. Per raggiungere la città accanto dovevano percorrere obbligatoriamente una superstrada.

L'uomo sapeva fin troppo bene che alle uscite delle città vicine avrebbe incontrato sicuramente delle pattuglie pronte a fermarli. Non poteva fare altro che rischiare, non prima di prendere alcune precauzioni, forse inutili.

‹‹Sotto il suo sedile c'è una busta, al suo interno troverà una parrucca ed una barba finta. Indossi tutto, dobbiamo fare in modo che nessuno possa riconoscerla.›› disse Alan al passeggero.

Era una soluzione forse ridicola, ma con il buio avrebbero potuto uscire sani e salvi da un quasi inevitabile incontro con le forze dell'ordine. C'era anche un altro punto che giocava a loro favore, la foto che incriminava Lungher non era di ottima qualità, quindi potevano cavarsela.

Nel giro di un'oretta arrivarono all'uscita che li avrebbe condotti verso la loro meta e, come predetto, due poliziotti, con in mano un'arma da fuoco, erano pronti a fermarli. Non appena li videro, uno dei due alzò la mano e gli fece segno di accostare lì vicino.

‹‹Salve agente, cosa posso fare per lei?›› disse il guidatore.

‹‹Buonasera agente.›› parlò anche l'uomo di mezza età, un modo per non attirare troppi sospetti e non mostrare segni di paura e nervosismo.

Oltre alla pistola di ordinanza, l'agente aveva tra le mani anche una fotografia che raffigurava Lungher con in mano un giornale. Dopo aver dato uno sguardo all'immagine, l'uomo osservò i due. Eseguì questa operazione un paio di volte, prima di aprire bocca.

‹‹Bene, potete andare.›› disse, facendosi da parte.

‹‹Grazie, arrivederci.›› disse Alan, mentre l'uomo di mezza età si limitò a fare un cenno con il capo.

Come predetto dal guidatore, il travestimento era stato utile, anche grazie alla bassa qualità della foto.

‹‹Ce l'abbiamo fatta, per fortuna...›› tornò a parlare Lungher, tirando un sospiro di sollievo.

‹‹Per ora. Non voglio demoralizzarti, ma è meglio mantenere alta la guardia, non si sa mai.›› dichiarò Alan.

I due erano ormai lontani dagli agenti e si stavano avvicinando sempre più alla meta, ma mancava ancora una mezz'ora prima di raggiungere la destinazione.

‹‹Ancora non riesco a credere di essere diventato un terrorista solo per una foto che mi ritrae mentre leggo un giornale.›› l'uomo di mezza età ruppe il silenzio con questa frase.

‹‹Eh, non lo dica a me, ma lo sa bene che il Gruppo del Popolo ha ormai la maggioranza assoluta e può fare tutte le leggi strampalate che vuole.›› replicò il guidatore, aggiungendo ‹‹Per loro i vecchi media sono solo fonte di notizie false, quindi li hanno aboliti, internet è la via che porta alla verità.›› concluse, ridacchiando per sottolineare come credesse poco in quella affermazione.

‹‹Sì... E se mi prenderanno suppongo che non esisterà più un'opposizione...›› ribadì Lungher, preoccupandosi nell'immaginare uno scenario del genere.

‹‹Per questo ho insistito tanto per non farla arrendere. Senza di lei chissà cos'altro potrebbero combinare quei tipi...›› rispose il guidatore.

‹‹Hai ragione, hanno già ucciso tutti i giornalisti... Adesso chiunque può aprire una pagina su internet e scrivere qualsiasi cavolata...›› disse l'uomo di mezza età, scuotendo il capo.

I due continuarono il viaggio ma, dopo aver percorso qualche metro, trovarono un nuovo ostacolo. La strada era bloccata da una vettura di colore nero, non si trattava né della polizia e nemmeno di altre forze armate. Non appena il guidatore riconobbe l'automobile, sbiancò.

‹‹Ehi, che ti prende?›› chiese Lungher.

L'uomo non rispose immediatamente, aspettò che un individuo uscisse dalla macchina, prima di parlare. Il vestiario non lasciava dubbi ‹‹Sono i Giusti! Con questi tizi i giochetti non funzionano, ti riconosceranno...›› disse Alan.

‹‹E cosa suggerisci di fare?›› l'uomo di mezza età iniziò a preoccuparsi, vista la reazione dell'interlocutore. La situazione non era rosea dall'inizio, con i Giusti non c'era via di scampo.

‹‹Esci dalla macchina e corri il più velocemente possibile. Nasconditi dove puoi, io li distraggo. Se sono fortunato riesco a farli fuori e a riprenderti.›› il guidatore spiegò il piano, nel frattempo preparò la sua pistola in modo tale che fosse pronta a sparare.

Lungher scattò non appena vide l'arma da fuoco, non immaginava che Alan ne avesse una, cosa che lo colpì non poco.

‹‹Muoviti! Vai!›› ribadì l'uomo, volgendo lo sguardo verso colui che doveva proteggere ‹‹Non restare fermo, esci!››.

Grazie a quelle parole l'uomo di mezza età si sbloccò ed eseguì l'ordine, uscì dalla vettura ed iniziò a correre.
Alan invece premette sull'acceleratore e cercò di colpire l'individuo che si stava avvicinando. Quest'ultimo iniziò a sparare sulle gomme del mezzo, bucandone una e facendolo sbandare.

Questo gli salvò la vita, ma Alan riuscì comunque a colpire l'automobile dei Giusti, che si ribaltò. Dopo lo scontro, l'uomo si sentiva girare la testa, ma sapeva bene di non poter aspettare altro tempo. Uscì dalla sua vettura e vide che l'individuo che voleva investire era partito all'inseguimento di Lungher.

Alan, anche se malconcio, cercò di inseguirlo correndo il più velocemente possibile, iniziò anche a sparare qualche colpo, andarono però tutti a vuoto. Ebbe così inizio uno scontro a fuoco tra i due ma, vista la distanza, nessuno riuscì a ferire l'altro.

Ad un certo punto però, un nuovo sparo si udì nella zona, era uno dei Giusti rimasti in auto che era riuscito ad uscire, una donna. Il colpo perforò il petto di Alan, che cadde a terra e, dopo qualche secondo, smise di muoversi.

‹‹Messaggio da inoltrare a tutti i corpi armati dello Stato, abbiamo trovato Lungher...›› tramite una ricetrasmittente, la donna inviò le coordinate e tutte le informazioni necessarie per trovare il fuggitivo.

Nel frattempo l'uomo di mezza età, ignaro di tutto se non dei colpi di pistola, continuava a correre senza sosta. Nonostante l'impegno, l'inseguitore era sempre dietro di lui, poco alla volta la distanza tra i due diminuiva sempre più.

Lungher aveva ormai perso le speranze, conosceva solo di fama i Giusti, una squadra speciale formata dal governo per cercare i traditori come lui. Stando alle voci che aveva sentito, non avevano mai fallito una missione prima.

Il fiato stava ormai abbandonando l'uomo di mezza età che si fermò per la stanchezza. Fu a questo punto che l'inseguitore aumentò il passo per catturarlo, una volta raggiunto, non perse tempo e lo ammanettò. Ma non fu l'unica cosa che fece, perché usò il teaser contro Lungher, facendogli perdere i sensi.

Quando l'uomo riaprì gli occhi, si ritrovò legato ad una sedia, ci vollero altri minuti per fargli riprendere del tutto i sensi. La sua vista era annebbiata ed il suo udito non riusciva a capire quello che i tre individui davanti a lui stavano dicendo. Solo quando riprese la lucidità iniziò a dimenarsi, ma fu tutto inutile.

‹‹Signor Carl Lungher, lei è accusato di aver utilizzato un vecchio media, in questo caso un giornale, come comprovato da una foto ormai di dominio pubblico.›› iniziò a parlare uno dei tre uomini ‹‹Questa prova è stata analizzata dalla nostra Giuria Popolare, il cui verdetto ha stabilito che tale foto fosse vera.››.

Dopo qualche secondo di pausa, iniziò a parlare un secondo individuo, che si trovava alla sinistra di Lungher ‹‹Come ben sa, i vecchi media sono banditi perché portatori di falsità ed ignoranza. Per questo motivo lei è colpevole, sarà la rete a decidere la sua punizione.››.

A quel punto, l'ultimo degli uomini presenti, che si trovava alla destra dei Lungher, si avvicinò ad un computer. Dopo aver dato uno sguardo veloce, stampò la pagina e tornò al suo posto, prima di parlare ‹‹Il popolo ha deciso, il terrorista dovrà morire tramite iniezione letale.›› quando terminò la frase, fece osservare il foglio che teneva in mano a tutti, anche all'uomo legato alla sedia.

Dopo aver formalizzato il tutto, nella stanza entrò un nuovo individuo, il cui volto era però mascherato. Maschera di colore bianco, con le guance rosse, dove era anche presente il colore nero, che serviva per disegnare i baffi ed il pizzetto. Quest'ultima era dedicata ad un personaggio che era diventato un simbolo di libertà e lotta contro le ingiustizie ed il potere.

Gli altri uomini lasciarono la stanza, mentre il nuovo arrivato, o nuova arrivata, non era chiaro, si avvicinò al computer. Aggiustò la webcam e la attivò, in questo modo coloro che avevano votato in rete, potevano vedere come il loro desiderio fosse stato esaudito.

Una volta finito con la macchina, l'individuo si avvicinò a Lungher e, senza perdere tempo, estrasse una siringa dalla tasca e punse l'uomo, iniettando il liquido che si trovava all'interno. L'uomo legato cercò di resistere, muovendosi per evitare di essere colpito, ma il tizio mascherato lo colpì con un pugno, riuscendo così a farlo stare fermo.

Portato a termine il suo compito, l'individuo lasciò la stanza. Lungher, ancora intontito per il colpo ricevuto, iniziò a piangere. La morte stava per bussare alla sua porta, ma almeno non avrebbe sofferto troppo.

O così pensava, perché quell'iniezione non era solo letale, ma anche dolorosa. Inizialmente l'uomo sentiva solo un formicolio, ma il dolore aumentava poco alla volta, nel giro di una decina di minuti, Lungher iniziò ad urlare ed a sbraitare come un ossesso.

Non aveva mai provato un dolore del genere, era così esasperante che aveva ormai perso la ragione, tanto era forte. Inizialmente cercò di trattenersi per non dare soddisfazione a coloro che stavano seguendo l'evento online, ma ci volle poco per fargli perdere ogni senso di dignità.

Dopo una sofferenza infernale durata quasi un'ora, l'uomo si fermò improvvisamente, abbassando il capo. La morte era finalmente sopraggiunta, a quel punto i tre uomini entrarono nuovamente per portare via il cadavere e mettere la parola fine alla diretta via internet.



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