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lavoro pubblicato giovedì 9 marzo 2017
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ai piedi del Male

di Ubermensch. Letto 216 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il grano maturo ondeggiava come una vela dorata al vento fresco di tarda primavera; il sole, che aveva assunto tinte arancioni e rosse estremamente accese, stava morendo a occidente proiettando le lunghe e fresche ombre degli olmi sulla strada sterrata.....

Il grano maturo ondeggiava come una vela dorata al vento fresco di tarda primavera; il sole, che aveva assunto tinte arancioni e rosse estremamente accese, stava morendo a occidente proiettando le lunghe e fresche ombre degli olmi sulla strada sterrata. Sotto uno di questi gloriosi alberi stava sdraiato il giovane Clément, il cappello di paglia fatto a mano gli ricadeva sul volto, magro e cosparso di lentiggini, qualche ciuffo biondo gli usciva da quel suo cappello sbarazzino che rispecchiava a pieno il suo carattere. Il freddo cominciava a solcare quel mare di colline dorate e il sole era ormai già per metà scomparso dietro un gigantesco muro in lontananza. "Spezzanuvole" ecco come erano soliti chiamare quella gigantesca costruzione gli abitanti di Yregal, Clément aveva molte volte tentato di raggiungerla ma sempre in vano, in breve aveva capito che era effettivamente troppo lontana, inoltre i suoi genitori l'avevano punito severamente ogni volta che aveva provato a intraprendere un viaggio,nonostante fosse puerile, senza possibilità di riuscita e non particolarmente pericoloso. Una di queste punizioni era avvenuta proprio il giorno prima. Clément si guardò le mani appena gli rivenne in mente il giorno prima, erano ancora segnate di rosso, i palmi avevano alcune piccole cicatrici."Non pensare neanche di avvicinarti a quel mostro, la prossima volta che ti becco te ne darò il doppio", Clément rimuginò sulle parole della madre "Non c'è nulla di bello a Ovest, lo Spezzanuvole non ha niente da darti, è solo un muro sterile". Lei diceva così ma tanti in città sostenevano che sopra quel muro ciclopico ci vivessero delle creature semidivine, alcune buone altre malvagie; e da la su, dicevano, che essi controllassero il mondo terrestre. "Favole per bambini e per stupidi" ripeteva scetticamente sua madre ogni volta che veniva fuori il discorso "Abbiamo ampia abbondanza di entrambi qui" soleva rispondere suo padre con il tono scherzoso che lo caratterizzava. "Devono considerarsi fortunati a non essere in una di quelle comunità di Naturisti, sarebbero già stati condannati per eresia" diceva poi sua madre, e concludeva sempre con "Per questo, figliolo, devi levarti dalla testa quel muro, e magari cominciare ad aiutare di più tuo padre nei campi", lo ripeteva come un mantra, difficile trovare giornata in cui non si ripetesse su qualcosa. Si era perso in questi pensieri quando una mano pesante gli toccò la spalla; la guardò, coperta di peli castani, grossa, callosa e rovinata. Riconobbe da quella mano suo padre ben prima di vederlo in faccia; ebbe la conferma quando si voltò. Il padre era un uomo grosso e nerboruto, un paio di appariscenti baffi brizzolati gli arricchivano il volto scavato e segnato da quel suo duro lavoro da contadino. <Eccoti ragazzo, tua madre dovrebbe aver già preparato la cena e, non so tu, ma io sto morendi di fame, quindi andiamo> Non aspettò neanche una risposta di Clément che lo prese dai fianchi con le sue braccia spesse e se lo mise in spalla, poi si avviò verso casa con il buio che ormai lambiva tutto ciò che li circondava. Clément voltò rapidamente, e quasi involontariamente, la testa e vide lo Spezzanuvole, nero, buio tetro ma tremendamente misterioso e affascinante.



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