ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 8 marzo 2017
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Addio al Calcio

di FrancescoGiordano. Letto 307 volte. Dallo scaffale Fantascienza

L'odio verso il gioco del calcio aumenta in modo tale da diventare illegale, ma una piccola resistenza continua imperterrita a voler tenere vivo questo sport...

Un bambino era intento a giocare con il suo pallone, una scena normale, che non avrebbe attirato sospetti o attenzioni. Il pargolo era contento, anche se da solo, rideva. Calciava la sfera contro il muro e, tramite il rimbalzo, cercava di prenderla con le mani come un portiere.

In lontananza, un anziano uomo osservava il bambino, inizialmente non fece o disse nulla ma, dopo essersi accorto che stava giocando a calcio, corse subito verso di lui. L'espressione tranquilla lasciò spazio ad una preoccupata prima ed iraconda in seguito.

‹‹Bambino, ma cosa fai? Non lo sai che non si può giocare a calcio?›› sbraitò l'uomo, sottraendogli il pallone.
Le urla immobilizzarono il bambino, che iniziò prima a tremare e poi a piangere, la reazione dell'anziano l'aveva spaventato non poco.

Resosi conto della sua reazione esagerata, fece un sospiro per calmarsi ‹‹Scusami, figliolo, ma se ti avessero visto i poliziotti giocare, i tuoi genitori avrebbero passato un brutto quarto d'ora.›› disse, accarezzando la testa del bambino.

Fu solo in quell'istante che si rese conto di un dettaglio, il colore della palla. Preso dalla rabbia non l'aveva nemmeno degnata di uno sguardo, ma adesso poteva notare che fosse interamente nera. Quella scoperta lo agitò parecchio, facendogli spalancare gli occhi e sbiancare.

‹‹Bimbo, sai dirmi chi ti ha dato questa palla?›› chiese l'anziano, parlando velocemente.

‹‹Me l'ha data un signore poco fa... Ma adesso è andato via...›› rispose, ancora preoccupato, il pargolo. Diversamente dall'uomo, parlava più lentamente, anche per la sua scarsa capacità oratoria.

‹‹E sai dirmi che cosa indossava?›› l'anziano continuò il suo interrogatorio.

‹‹Aveva una... Maglietta come quelle dei calciatori... Di colore nera...›› disse il bambino.

A quel punto divenne tutto chiaro per l'uomo, quel pallone gli era stato dato dalla Squadra Nera. Probabilmente i suoi membri erano ancora in giro ad osservare quel pargolo giocare.

In quello stesso istante, due poliziotti sbucarono dal nulla, sembravano intenti a pattugliare la zona come di consueto.
Approfittandosi dell'occasione, l'anziano si avvicinò ai due.
‹‹Agenti! La Squadra Nera è qui vicino!›› esclamò, porgendo loro il pallone di colore nero.

Gli agenti osservarono l'oggetto e subito si allertarono. Uno dei due impugnò la pistola guardandosi attorno ed avanzando lentamente, mentre l'altro, senza perdere tempo, chiamò i rinforzi. L'agente donna non ebbe nemmeno il tempo di posare la ricetrasmittente che questa venne colpita da una sfera.

L'impatto ferì anche la mano destra dell'agente, d'istinto se la coprì con la sinistra e, nonostante il dolore, riuscì a prendere la pistola per supportare il suo collega. I due corsero verso il luogo dove era stata lanciata la palla, tenendo in alto le armi in modo tale da poter sparare alla prima occasione.

Si allontanarono di diversi metri, ma non sembrava esserci nessuno, nonostante ciò i due non abbassarono la guardia.

Conoscevano bene la Squadra Nera, erano subdoli, si nascondevano bene ed erano molto veloci. La loro pericolosità era nota a tutti, le loro azioni erano una spina nel fianco.

Dal nulla altri palloni colpirono gli agenti, questa volta ne arrivarono quattro, i due riuscirono a coprirsi e a non lasciare scoperte parti delicate come il volto. Grazie a questa tattica, riuscirono sia a non ricevere danni che a capire dove si nascondessero i nemici.

‹‹Eccoli!›› esclamò la donna, indicando la sua sinistra. L'inseguimento ebbe così inizio.

La Squadra Nera sfruttava lo stile del parkour e la univa alla loro passione per il calcio, ne facevano inoltre parte molti ex giocatori di questo sport. Erano quindi atleti allenati a correre e calciare, rendendoli agili durante gli inseguimenti. Riuscivano a correre e a non perdere la palla, che usavano per attaccare gli agenti, con poco impegno.

Grazie a queste capacità divennero i rivoltosi più pericolosi, imitati e chiacchierati della nazione. Anche se c'erano altri ribelli appassionati di calcio, la Squadra Nera era praticamente la numero uno, la più numerosa e abile. Molti desideravano unirsi al gruppo, ma le selezioni erano molto dure.

Gli agenti riuscivano a stento a stare dietro ai membri della Squadra Nera, che con acrobazie riuscivano a raggiungere anche posti angusti, rendendo più difficile l'inseguimento.

Motivo che aveva spinto la donna a chiamare i rinforzi, sapeva che, prima o poi, la situazione si sarebbe complicata. La stanchezza iniziò a prendere il sopravvento e gli agenti rallentarono.

Poco dopo, i rinforzi arrivarono, quattro macchine della polizia raggiunsero il luogo dell'inseguimento. Ma i rivoltosi non erano stupidi, sapevano che sarebbero arrivati con un'automobile, quindi continuarono a fuggire in stradine strette per costringerli a scendere dalle vetture ed inseguirli a piedi.

I nuovi agenti vennero accolti da alcune pallonate, una mossa per ritardare i loro movimenti. Quando riuscirono finalmente a rincorrere i fuggitivi, si resero conto che non ce l'avrebbero mai fatta ad acciuffarli.

Erano troppo lontani, cercarono quindi di colpirli con le loro pistole, premendo il grilletto. Ma la distanza non aiutava la mira degli agenti, la Squadra Nera riuscì così ad uscire indenne da quella pioggia di proiettili, mentre i poliziotti non poterono fare altro che ritirarsi.

I rivoltosi si recarono invece nella loro base operativa che, per non attirare l'attenzione, era presente in una zona disabitata.

Si trattava di un luogo dove palazzi e strutture furono costruiti anni fa ma che non vennero mai sfruttati dalla popolazione. Anche in quei periodi la situazione non era cambiata, nessuno, tranne la Squadra Nera, si avvicinava in quel posto, nemmeno le coppiette o i drogati.

Il loro nascondiglio non si trovava però sulla superficie, ma nel sottosuolo, in una metropolitana ormai abbandonata. Tutte le entrate erano sbarrate da oggetti di vario tipo, in modo tale che nessun curioso potesse entrarci.

Ma i membri della Squadra Nera sapevano come entrare, tramite un passaggio segreto che si trovava in un vecchio centro commerciale ormai distrutto.

Bastava entrare nei bagni degli uomini per trovare una botola che conduceva dritti nella loro tana. Il luogo di tale passaggio non era stato scelto a caso, perché la botola si mimetizzava perfettamente con il pavimento, rendendo quasi impossibile notare qualche differenza.

Erano precauzioni molto estreme, ma necessarie, perché i membri della Squadra Nera avevano abbandonato tutto per vivere come dei rivoltosi. Famiglia, amici, genitori, fidanzate, mogli, avevano preso questa scelta per cambiare le cose.

Anche se in azione non mostravano mai il loro volto, evitavano comunque di dare troppo nell'occhio quando si trovavano in pubblico.

Il nascondiglio nel tempo era diventato sempre più accogliente, i primi membri non avevano quasi nulla, niente riscaldamento o elettricità. Ma con l'aumentare dei sostenitori e di qualche aiuto esterno, riuscirono nel giro di un anno a cambiare la situazione.

I membri che avevano dato il pallone al bambino tornarono alla base per un motivo preciso, presto ci sarebbe stata una nuova riunione. Avrebbe parlato il capo della Squadra Nera, Wolfie Tessi, un ex giocatore di una squadra molto famosa in tutto il mondo.

Molti erano all'oscuro di quello che avrebbe annunciato, ma tutti concordavano su una cosa, che si sarebbe trattato di qualcosa di molto importante, visto che il capo era raramente presente.

Quando tutti i membri furono presenti nella stanza delle riunioni, dove spesso si parlava delle varie operazioni da svolgere, si diede inizio all'evento. Senza preamboli inutili, si palesò immediatamente Tessi, che prima salì sul piccolo palco e poi si sedette su una delle due sedie presenti.

‹‹Signore e signori, senza perdere ulteriore tempo vi dico subito perché siamo qui oggi. E' tutto pronto per compiere una delle missioni più importanti che abbiamo mai concepito. Quello che abbiamo fatto fino ad oggi è servito solo come un riscaldamento, oltre a trovare tutte le informazioni necessarie a rendere quello che faremo possibile.›› esordì così l'uomo, utilizzando un microfono per farsi sentire anche dalle persone più lontane.

‹‹Dalle olimpiadi hanno iniziato a trattare i calciatori e gli appassionati di questo sport come dei celebrolesi, anche grazie alle dichiarazioni di molti sportivi che non volevano ammettere di aver perso per la loro mancanza di preparazione. Solo per questo motivo hanno iniziato a puntare il dito verso di noi!›› esclamò l'uomo, toccando il suo petto con l'indice della mano destra.

Era iniziato tutto proprio come aveva detto. Durante le olimpiadi alcuni atleti rilasciarono delle dichiarazioni molto dure contro il calcio, facendolo diventare una sorta di capo espiatorio per le sconfitte. La nazione dava troppe attenzioni a tale sport, facendo passare in secondo pianto tutto il resto.

Non mancavano le solite lamentele sui media che non riportavano le vittorie di determinati sport ‹‹Non capivano che non ne parlavano perché un telegiornale non ne ha il tempo! Chissà come mai invece in quelli dedicati interamente allo sport invece ne parlavano, un caso?›› ribadì Tessi.

‹‹Dopo la fine delle olimpiadi la situazione iniziò ad incrinarsi. Inizialmente venne creata una vera e propria politica di apartheid contro i giocatori ed i tifosi.›› aggiunse.

In quegli anni non solo non potevano entrare in alcuni locali o sedersi negli autobus, ma venivano addirittura derisi e visti come dei disabili mentali.

‹‹E poi, come ben sapete, si arrivò alla decisione estrema, vietare il calcio. Tutti i giocatori dovettero scappare dalla propria patria per avere salva la vita, chi veniva beccato veniva ucciso, così come i tifosi, che hanno dovuto abbandonare la loro passione!›› disse l'uomo. Dopo la segregazione arrivarono le purghe, nessuna pietà, nemmeno per i calciatori più famosi.

‹‹E cosa è cambiato da allora? Nulla, adesso al posto del calcio si parla più della palla a volo che di altri sport, quindi al suo posto è stato sostituito un altro gioco. Ci sono stati dei miglioramenti nelle altre discipline? Certo che no, ma senza calcio tutti pensavano che la popolazione si sarebbe "svegliata", che le cose sarebbero cambiate! Certo, come no!›› esclamò l'uomo, parole che vennero accolte positivamente anche dalla folla.

Parole che rappresentavano la situazione attuale, nelle olimpiadi seguenti non ci furono miglioramenti come si era predetto.

E, come molti estremisti anti-calcio ribadivano, la società non era poi cambiata tanto. I problemi erano ancora lì e di certo cancellare un gioco sportivo non era la soluzione adatta, le persone stupide ed ignoranti non sarebbero di certo sparite con l'eliminazione del calcio.

‹‹Ma oggi le cose cambieranno, perché non siamo più soli!›› dichiarò Tessi, aggiungendo subito ‹‹Perché per l'operazione di stasera ci aiuterà qualcuno che tutti voi sicuramente conoscete e rispettate! Fate entrare Franco Spotti!››.

Udendo quel nome, i presenti si ammutolirono e spalancarono gli occhi. Davanti a loro si presentò il vero Spotti. Non era un sogno, il vero "Capitano", come erano solito chiamarlo i compagni della sua vecchia squadra, era lì davanti a loro.

Non appena si sedette, tutti lo accolsero con un grande applauso, reazione che fece sorridere il nuovo arrivato.

‹‹Salve a tutti, sono felice di essere qui e, soprattutto, di potervi aiutare con il vostro nuovo piano.›› disse l'uomo, salutando, con un gesto della mano, la folla.

Spotti non era solo un gran giocatore, che aveva ormai una certa età, ma era famoso perché, diversamente da molti giocatori, non aveva mai cambiato squadra. Aveva sempre lottato per la stessa maglia dall'inizio alla fine, cosa che lo rese famoso anche nel resto del mondo.

‹‹Bene, adesso passiamo alle cose serie.›› disse Tessi, riprendendo la parola ‹‹Stasera finalmente porteremo a segno il colpo che abbiamo sempre sognato, accendere le luci del vecchio Stadio Centrale.››.

La notizia colpì di sorpresa tutti i membri, che iniziarono a bisbigliare tra di loro. Alcuni erano preoccupati, altri emozionati, in ogni caso non si trattava di una missione da nulla, perché tale stadio si trovava in una zona molto abitata e piena di passanti, riuscire ad avvicinarsi era praticamente impossibile. Ma era una missione che tutti volevano compiere per un motivo ben preciso.

Le luci di tale stadio vennero spente proprio il giorno stesso che venne dichiarata l'eliminazione del calcio. Era una sorta di simbolo che indicava la morte di questo gioco e la sua posizione era tale che in molti potevano osservarlo.

Tutto ciò spinse la Squadra Nera a rendere lo Stadio Centrale l'obiettivo principale dei loro piani. Finalmente, dopo molto tempo, avevano tutto il necessario per poter proseguire.

‹‹Non temete, abbiamo un piano che non può fallire. Non solo abbiamo tutte le informazioni per riattivare la corrente ma, grazie a Spotti, sappiamo dove andare e anche come raggiungere lo stadio senza problemi.›› ribadì Tessi con confidenza.

Parole che aiutarono la folla a sentirsi più a suo agio, i presagi di un fallimento vennero meno, anche grazie all'aiuto del Capitano. Tutti non vedevano l'ora di entrare in azione e così fu, perché non dovettero aspettare molto per dare il via all'assalto, la missione era fissata per la sera stessa.

Spotti conosceva una strada alternativa che veniva usata dai giocatori per arrivare allo stadio. Tale via era stava ovviamente chiusa al pubblico perché non aveva nessuna utilità. In questo modo la Squadra Nera ebbe un modo per entrare senza attirare l'attenzione.

Una volta all'interno della struttura, i membri si divisero, alcuni dovevano raggiungere i generatori di energia, mentre altri dovevano occuparsi di riattivare la corrente. Queste informazioni erano state ottenute dalla Squadra Nera grazie ad alcuni aiuti esterni. Le loro gesta erano ben viste da alcune persone, che spesso li aiutavano come possibile.

Ci vollero trenta minuti per ricollegare ed attivare tutto, adesso restava solo una cosa da fare, attivare i generatori per accendere le luci. Tutti erano ai loro posti, dovevano solo attendere un segnale, perché i pulsanti dovevano essere premuti quasi all'unisono. Quando Tessi diede il via però, le luci restarono spente.

‹‹Ehi ma... Che diavolo succede? Non doveva andare così...›› disse, restando interdetto da quella situazione.

‹‹Forse non abbiamo premuto tutti allo stesso momento, riproviamo?›› disse uno dei suoi uomini.

‹‹Sì, avrai ragione tu, non ci sono altre spiegazioni, visto che abbiamo fatto tutto come si deve...›› ripose, riprovando ad attivare la corrente.

Ma, nonostante il secondo e anche un terzo tentativo, la situazione non cambiò. Tessi pensò quindi che qualcuno avesse commesso qualche errore in precedenza, ma non appena cercò di mettersi in contatto con gli altri membri, venne interrotto dal suono di alcuni colpi di pistola.

‹‹E' la polizia! Ci hanno scoperti! Scappate!›› urlò qualcuno, sicuramente della Squadra Nera.

A quel punto tutti iniziarono a correre verso l'uscita concordata in caso di pericolo. Il gruppo sperava di portare a termine quella missione, ma a quanto pare dovevano ritirarsi per tornare in un secondo momento.

I loro occhi si erano ormai abituati al buio, quindi riuscivano sia a correre che a calciare la palla contro i poliziotti. Nonostante ciò, i proiettili continuarono a colpire ed uccidere alcuni uomini e donne della Squadra Nera.

I poliziotti questa volta ebbero il vantaggio della sorpresa, riuscivano infatti a stare dietro ai fuggitivi e a rendergli difficile la vita.

Senza nemmeno rendersene conto, quasi tutti i ribelli si ritrovarono al centro dello stadio. Anche senza luci, tutti rimasero senza parole nell'osservare l'interno della struttura, visto che non la vedevano da anni. Ma non avevano tempo da perdere, quel momento di adulazione durò poco, dovevano continuare a scappare.

‹‹Fermi! Siete sotto tiro!›› urlò una voce maschile che, per farsi sentire, utilizzava un megafono.

Dal nulla sbucarono ovunque dei poliziotti con le armi puntate su tutta la Squadra Nera, a quel punto la banda non poté far altro che alzare le mani.

‹‹Bene bene bene... E così vi abbiamo presi, finalmente!›› disse una donna mentre si avvicinava al capo della Squadra Nera ‹‹Non sapete quanto desideravamo mettere le mani su di voi! Adesso mi daranno sicuramente una promozione!›› aggiunse, sfregandosi le mani.

‹‹Ma come avete fatto a prenderci? Doveva andare tutto alla perfezione!›› esclamò adirato Tessi.

‹‹Oh, è molto semplice.›› iniziò a parlare la donna ‹‹Ci ha aiutati un vostro amico, sai di chi parlo, vero?›› aggiunse.

Non appena finì di parlare, si avvicinò al gruppo anche Franco Spotti, diversamente dagli altri non aveva le mani alzate, anche se aveva un'espressione molto triste e teneva il capo chino.

‹‹No... No!›› urlò il capo della banda ‹‹Dimmi che non ci hai traditi! Dimmelo! Il Capitano non può averlo fatto!›› aggiunse, sempre con voce alta ed adirata.

‹‹Mi dispiace.›› rispose con un filo di voce l'uomo ‹‹Ma... Tutti voi sapete quanto ami la mia città. Loro mi hanno promesso di farmi tornare a casa e di non farmi nulla, ma in cambio dovevo fare in modo di farvi beccare dalla polizia.›› spiegò.

‹‹Dannazione... Dovevo immaginarlo che era troppo bello per essere vero... Sono stato uno stupido!›› disse Tessi, abbassando la testa per la disperazione.

A quel punto Spotti andò via, ormai aveva completato la sua missione ed aveva ottenuto ciò che desiderava. Adesso restavano solo la polizia e la Squadra Nera ed entrambi sapevano bene come sarebbe finito quell'incontro.

‹‹Bene ragazzi, datevi da fare!›› disse la donna.

Parole che furono seguite da una pioggia di proiettili che uccisero l'intera Squadra Nera. Finalmente la banda di rivoltosi più famosa e temuta era stata fatta fuori, notizia che avrebbe demolito lo spirito degli altri gruppi e messo la parola fine una volta per tutte alle ribellioni.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: