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lavoro pubblicato mercoledì 8 marzo 2017
ultima lettura martedì 7 luglio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mesmerize Capitolo 3

di Amrani996. Letto 471 volte. Dallo scaffale Fantascienza

 Capitolo 3   Jhonatan sentí un rumore provenire dal piano di sotto. Dormiva ma quel suono secco e sordo lo fece svegliare di colpo.  “Che stá succedendo?” disse ancora assonnato quando qualcuno urló.....

Capitolo 3

Jhonatan sentí un rumore provenire dal piano di sotto. Dormiva ma quel suono secco e sordo lo fece svegliare di colpo. “Che stá succedendo?” disse ancora assonnato quando qualcuno urló, era sua sorella. Scattó dal letto e si buttó giú per le scale.Kevin era stravaccato sulla sedia di suo padre mentre sorseggiava qualcosa da un bicchiere ‘Che cosa ci fa qui quello di filosofia?' pensó quando comprese, distesi accanto a lui c'erano sua sorella e sua madre immobili. Non sembravano ferite in alcun modo ma guardarle cosí, indifese e in quello stato sucitó in Jhonatan qualcosa. Un ricordo ormai cancellato riaffioró nella sua mente. Fu spaventoso, aveva giá assistito ad una scena del genere solo qualche ora fa, con Kevin nella stessa posizione e suo padre immobile per terra.

“Che sta succedendo?!” si chiese ridendo incredulo . Raggiunse i suoi famigliari per capire se erano ancora vivi o meno incurante di Kevin, per qualche strana ragione non poteva credere che fosse lui l'artefice di tutto ció, era impossibile.

Si avvicinó buttando un ginocchio per terra e allungando le mani verso sua madre e sua sorella all'altezza del petto per accertarsi che il cuore batesse e fosse ancora nei loro corpi. Era teso, tanto che appoggió con delicatezza le mani, aveva paura che toccandole avrebbe peggiorato la situazione. Dopo pochi secondi interminabili sentí qualcosa, capí che erano ancora vive o perlomeno non erano in pericolo di vita.

“Allora sono vive? Non ci sono andato giú pesante giuro, loro non centrano nulla con tutto ció e tuo padre...bé é ancora vivo ma ha opposto troppa resistenza capisci...” esordí Kevin quando vide la preoccupazione svanire dalla sua faccia

“Che stá succedendo? Perché hai fatto questo? Dimmelo bastardo!” ruggí Jhonatan pieno di rabbia cercando di creare con il suo corpo un muro invisibile tra Kevin e i suoi familiari

“Ehi non agitarti! Ti ho detto che sono vive quindi di che ti preoccupi??”

“Non me ne frega, dimmi che cosa ci fai qui! Perché hai fatto tutto questo? Chi sei!?”

“Sono venuto per farti diventare un mio alleato diciamo, io e te...uccideremo una persona...” disse schietto Kevin bevendo un sorso di vino dal bicchiere. Jhonatan invece non sapeva se scoppiare a ridere o prenderlo seriamente “Scherzi? Io? Uccidere una persona con te? Perché mai dovrei farlo? Chi...” Kevin lo interuppe. Il sorriso compiaciuto di prima svaní “Se non mi aiuterai uccideró i tuoi genitori davanti ai tuoi occhi e poi ti costringeró a venire con me, a te la scelta!” disse e con calma allarmante estrasse una pistola dalla giacca e la puntó alla tempia di sua sorella

“Allora vuoi correre il rischio?”. Quella pistola era vera, se avesse sparato sua sorella sarebbe morta per colpa sua. Nonostante la situazione Jhonatan non voleva arrendersi, non poteva farsi trattare in quel modo da uno sconosciuto, fece la prima cosa che gli venne in mente. Si guardó attorno in cecrca di qualcosa di tagliente ma non vide nulla che facesse al caso suo.

Improvvisó.

Fece per muoversi verso il tavolo ma Kevin non gli diede tempo. Sparó un colpo. Il rumore riecchegió per tutta la casa seguito da un silenzio inquietante. Jhonatan cadde a terra sbattendo contro il tavolo facendo cadere la bottiglia di Kevin che si ruppe in mille pezzi, solo il collo si salvó dall'andare in frantumi.

“Ti avevo detto di stare fermo, che cosa pensavi di fare?”disse Kevin con disinvoltura invece Jhonatan rimase disteso per qualche secondo. Voleva esultare, il suo piano era riuscito alla perfezione adesso doveva solo avere il coraggio di metterlo in atto. Si alzó lentamente dando le spalle a Kevin. Il colpo di prima era andato a vuoto, una specie di avvertimento pensó tra se “Che stronzo” disse con un filo di voce quando si giró gustandosi appieno la faccia incredula del suo nemico. Con una mano teneva saldo il collo della bottiglia e l'estremitá tagliente appoggiata sul polso. Lo sfidó deciso “Cosa succede se la faccio finita qui?” intimó sicuro di sé “C'é qualcosa che non quadra, se ero cosí importante per te perché non mi hai semplicemente stordito in qualche modo e poi rapito?” Strinse i denti e affondó il vetro nella pelle cosí forte da far uscire troppo sangue in una volta sola. Si pentí subito della sua azione peró era determinato a sapere chi fosse prima di aver chiamato qualcuno. “Metti giú la pistola!” lo intimó “Oppure mi uccido sul serio!” Kevin obbedí, rigiró la pistola con cura e la buttó a qualche centimetro da Jhonatan. “Bene, vedo che collabori finalmente, ora alzati e siediti nel divano...!” Kevin si alzó di scatto e fece qualche passo avanti

“ Nella poltrona piccola, cosí potró tenerti d'occhio in qualsiasi momento e sarai sfavorito se cercherai di fare mosse false” Kevin eseguí gli ordini senza opporre resistenza cosa che fece agitare Jhonatan ancora piú di prima. Non ci pensó, doveva prendere la pistola.

Kevin si limitó a fissarlo, tamburellando le dita sulla pelle della poltrona come se aspettasse impaziente qualcosa. “Adesso dimmi chi sei e perché hai fatto questo!” lo intimó puntandoli la pistola contro

“Perché non la metti giú? Sai non metto mai la sicura e se mi uccidi saresti in grossi guai...”

“Grossi guai?!”

“Esattamente, io porto i guanti, non c'é la minima traccia della mia presenza in questo posto e sono il tuo professore ricordi? Potrei sempre essere passato per dei compiti no? Pensaci, cosa penserebbe la polizia quando troverá un arma con le tue impronte...” disse soddisfatto e, senza aspettare una risposta prese il telefono e digitó solo tre numeri.

La risposta sconvolse Jhonatan. “Pronto, polizia, come posso esserle d'aiuto?Una voce femminile rispose a Kevin “Certo puó passarmi Robert?”

Jhonatan non riusciva a riprendersi dallo shock. Le domande e la tensione aumentavano nella sua mente quando la voce femminile ruppe il silenzio

“Scusi ma per parlare con il direttore bisogna prendere un app..” Kevin si irrigidí “Gli dica semplicemente che sono Kevin e vedrá che verra da lei in un attimo”.

Passarono alcuni minuti interminabili.

Kevin continuo a fissare Jhonatan. A pensare alla fortuna di aver trovato un soggetto perfettamente idoneo per i suoi scopi ma non si sarebbe mai aspettato nulla del genere.

Jhonatan non riusciva piú a pensare razionalmente, la testa gli sembrava pesare troppo e stare in piedi richiedeva uno sforzo eccessivo, non era solo per la perdita di sangue ma anche per la quantitá di eventi che erano appena successi soprattutto non riusciva ancora a credere che Kevin avesse chiamato la polizia con cosí tanta sicurezza. Non sapeva che razza d' uomo aveva appena minacciato e questo lo faceva confondere e spaventare sempre di piú. Tutto era molto strano. Kevin, che aveva solo un anno piú di lui era riuscito ad introdursi a casa sua senza farsi notare o sentire e mettere fuori gioco la sua famiglia. Quando aveva controllato sua madre e sua sorella si era soffermato qualche secondo per cercare di trovare qualche livido o qualche ferita che spiegassero il loro stato ma invano non aveva trovato nulla, qualunque cosa Kevina aveva fatto era stata rapida ed efficace.

“Pronto Kevin che stá succedendo? Che hai combinato?” Una voce maschile roca e un pó allarmata rispose al telefono. Kevin si illuminó

“Prono Robert, il ragazzo é piú tenace del previsto e volevo dimostrare che non puó nulla contro di me...”

Si sentí uno sbuffo e qualche rumore di fondo poi Robert parló

“Ascoltami, chiunque tu sia, arrenditi! Io sono il capo della polizia e credimi quando ti dico che adesso sei solo contro tutti, credi davvero che sia un problema per noi uccidere la tua famiglia e far si che sia stato un incidente? Só che sei abbastanza sveglio da capirlo da solo ...”

“Allora?” aggiunse Kevin in tono di sfida “Che hai deciso? Puó finire in due soli modi e in entrambi vinciamo noi, sei fregato qualsiasi cosa tu faccia, anche se adesso mi uccidessi con quella pistola” disse indicandola con un dito “Non risolveresti nulla anzi ti metteresti in guai peggiori...”

Jhonatan fece cadere il collo della bottiglia per terra che rotoló lasciando una scia di sangue dietro di sé. Era stanco e debole. Aveva bisogno di tempo per assimilare tutto ció e per trovare una via d'uscita. Per il momento si arrese, voleva scoprire perché tra tutti solo lui rappresentava una risorsa importante per il proffessore.

“Va bene, hai vinto tu per ora, faró come dici...”

Jhonatan si aspettava di essere tramortito o almeno di perdere i sensi invece Kevin si avvicinó a lui, raccolse la pistola, mise la sicura e la nascose al sicuro nella giacca. Posó gli occhi sulla ferita al polso “Dobbiamo fare qualcosa per quella”disse indicandola “Potrebbe rappresentare un problema”

Corse in bagno e prese l'occorrente ritornando pochi secondi dopo “Questo é tutto ció che abbiamo per il momento” disse in tono esaustivo.

Pulí la ferita dal sangue lavandola con acqua e disinfettante poi, con cura mise qualche benda.

“Perfetto” esclamó Kevin a lavoro fatto “Almeno adesso non perdi piú sangue”

Jhonatan si sentí subito meglio, pronto per ascoltare ció che ne faranno di lui. La risposta di Kevin lo sbalordí ed eccitó allo stesso tempo.

“Non esisterai piú” gli aveva detto “ Da questa notte in poi nessuno conoscerá piú Jhonatan”

Kevin uscí di buon mattino, non si fidó a lasciare Jhonatan da solo in casa peró non aveva altra scelta, ora che tra poche ore nessuno saprá chi é potrebbe scappare e non farsi piú vedere anche se aveva inserito sotto la sua pelle un cip di localizzazione mentre gli medicava la ferita una seconda volta a casa sua.

Strinse intorno a se il giubbotto e salí in macchina dando gas al motore scomparendo immezzo alla cittá. Doveva recarsi dal capo per parlare con lui il piú presto possibile.

Entró nella base totalmente serio per la prima volta. Si incamminó per il corridoio principale verso l'ufficio centrale quando vide,attraverso la porta di vetro, il capo seduto sulla sua poltrona intento a scrivere qualcosa su un piccolo quadernetto. Si precipitó dentro senza bussare. Il capo in risposta alzó lo sguardo di poco

“ Allora ragazzo? Porti buone notizie? É un mese che ti aspetto...”

“Certo” ripose Kevin avvicinandosi alla scrivania scansando una sedia con fastidio “Ho trovato una persona perfetta, ho seguito alla lettera tutto quello che c'era scritto nei due fascicoli”.

Ora il capo si alzava mostrando interesse alle sue parole “Splendido! Dobbiamo agire in fretta ragazzo!”

Kevin peró aveva una sorpresa in serbo per lui.

“Bene!” esordí “ Prima peró vorrei sapere a cosa ci servono tutte queste persone- buttó un paio di foto sulla scivania - sono ventuno ragazzi e ragazze reclutati da altri nostri agenti in tutto il paese, ho preso le loro foto dal computer generale senza che nessuno se ne accorgesse.Ventuno missioni identiche tra loro. Mi sono insospettito dal primo momento in cui ho letto quei due fascicoli, cosa centra tutto questo con Renekid? Come pensa di ucciderlo!? Basta con i segreti signore la prego!”

L'uomo davanti a se tiró un sospiro di sollievo in risposta al discorso di Kevin, si sedette quasi infastidito e fissó le foto “Questi, ragazzo” inizó “Sono i nostri futuri agenti. Se soltanto non fossi stato cosí impaziente quella volta nel mio vecchio ufficio ti avrei raccontato tutto ma ormai é troppo tardi...”

Kevin si irrigidí, spaventato da cosa avrebbe scoperto “Troppo tardi per cosa?!”.

“Stiamo per impiantare artificialmente le doti da assassino in questi ragazzi, non abbiamo tempo per addestramenti o altro, impiegheremo decenni. Otto anni fa ero uno scenziato, il migliore in campo e ho ideato un sistema per generare agenti in una sola notte. Pultroppo aveva un margine di riuscita troppo basso, mi servivano fondi per completare la mia ricerca e neanche a dirlo fui reclutato da quest'agenzia come scienziato e assassino. L'operazione su Jhonatan varrá effettuata questa stessa notte e tempo domani sará il tuo partner e un assassino superiore persino al tuo livello di capacitá, non possiamo piú aspettare un giorno di piú, sai Renekid ha ucciso un altro dei nostri...”

Kevin appassí come un fiore

“Davvero? Come puoi fare una cosa del genere...” le parole non gli uscivano piú di bocca, pensare che non né sapeva niente nemmeno gli altri agenti lo spiazzó completamente. Come poteva lavorare con Jhonatan dopo averlo venduto alla sua stessa agenzia? “Pensavo non avessi mandato nessuno a finire il lavoro, chi era?” Il capo distolse lo sguardo “Nessuno, non potevo lasciare Renekid a piede libero per un mese intero, almeno mantenedolo in allerta ho potuto evitare che creasse altri problemi, mi capisci...” fissó Kevin in cerca del suo sostegno ma trovó solo odio

“Non potevo disubbidire agli ordini” fece spallucce e puntó un dito in alto, quel gesto fece esplodere Kevin. Ricordó la delusione sul volto del suo capo quando aveva scoperto che veniva disarmato alla base. Oggi aveva fatto bene a portarsi la pistola. Tolse la sicura e la puntó di scatto contro il suo nuovo nemico “Dimmi chi sono questi superiori o giuro che ti ammazzo qui come un cane!!”

La tensione ormai era palpabile, se Kevin avesse sparato non solo sarebbe diventato un ricercato internazionale ma avrebbe dovuto abbandonare Jhonatan dopo averlo appena fatto diventare una marionetta.

“Parla!” urló “Dimmi chi ti tiene per il guinzaglio, chi ti ordina di mandare a morire i tuoi compagni, a fare tutto ció!” Kevin agitó la pistola avanti e indietro senza peró cambiare bersaglio.

Era stufo di tutta questa segretezza.

Da quando aveva iniziato a lavorare in quest'agenzia imparó pian piano che certe cose non potevano essere dette. Prima di tutte c'era l'identitá. Nonostante lavorasse lí da ben sei anni non aveva mai saputo nulla sui suoi compagni neppure il loro vero nome, una cosa banale per lui eppure per tutti lui era Kevin senza aver mai rivelato a nessuno che in realtá si chiamava Richard. Il capo poi era la cosa che piú lo faceva incazzare. Passava piú tempo con lui che con tutti gli altri impegnandosi, ogni volta a ricavare qualche informazione dalle sue parole ma niente, ogni volta si arrendeva a risposte che non capiva. Se soltanto quella volta non fosse stato cosí curioso avrebbe agito molto prima.

Una rista riportó Kevin alla realtá, quella in cui puntava una pistola contro il suo superiore intenzionato ad ucciderlo. “Hai idea di cosa hai appena fatto ragazzo?! La morte sarebbe troppo poco per uno stupido come te...” il capo si portó una mano tra i capelli tirando la testa all'indietro, qualcosa di vecchio riaffioró alla luce spaventandolo quando Kevin rispose. Reagí con l'intento di uccidere, infondo era o non era un assassino professionista? Click,Click. Il suono di una pistola inceppata rimbombó nella stanza. Non riuscí a sparare, per qualche strano motivo la sua pistola era inceppata. Nel silenzio agghiacciante che seguí Kevin sentí la morte avvicinarsi. Anche se non aveva colpito il bersaglio le sue intenzione erano ben chiare, voleva uccidere il suo superiore.

Perse l'equilibrio. Cadde per terra accusando un dolore alla nuca quando sentí qualcosa di freddo toccarli la testa. Alzó gli occhi, il capo era proprio sopra di lui con una pistola di grosso calibro puntata nella sua direzione e una faccia che sprizzava istinto omicida da tutti i pori. Gli occhi, completamente bui e la faccia impegnata in una smorfia di rabbia gli davano l'aspetto di un pazzo. A Kevin bastó quello per arrendersi completamente quando, schiarendosi gli occhi rimase sconcertato. Ora che era disteso si accorse che c'era qualcosa di strano. Era sicuro di aver indietreggiato di qualche metro prima di sparare eppure il capo era riuscito a scvalcare la scrivania, raggiungerlo, colpirlo alla nuca in quanto? Un attimo?

“Davvero pensavi che un novellino come te potesse uccidermi? Dovrei sparati in testa adesso ma sei nel bel mezzo di una missione importante...” tolse la pistola dalla testa di Kevin e si alzó osservando ció che aveva fatto. Si ammutolí ‘Maledizione ragazzo che cazzo ti é saltato in mente? Per poco non ti uccidevo...questa volta non sono riuscito a trattenermi, era da tanto che non mi succedeva...eppure sono sicuro che voleva vedere il tuo sangue, non uccide qualcuno da troppo tempo...' Fece scomparire la pistola nella giacca e si buttó nella poltrona. Aveva bisogno di fumare per rilassarsi, cercó nel suo cassetto e trovó quello che cercava. Kevin intanto si era giá rialzato con la pistola ancora in mano . La esaminó sorpreso di essere ancora vivo, nonostante fosse sicuro che di lí a poco sará carne morta si prese quest'ultimo sfizio. La pistola era stata inceppata da un piccolo oggetto metallicó situato nell'imboccatura della canna incastrato perfettamente nel tamburo impedendo ai proiettili di essere caricati per il lancio. Il capo si rialzó in una nube di fumo pronto per spiegare l'accaduto ma qualcosa lo fermó. Strinse i pugni piú che poteva concentrandosi per non esplodere ma non serví, la voce di Kevin lo fece riemergere “Che cosa sei?! Come hai...cioé che significa tutto quest...” chiese Kevin allarmato quando il dolore lo paralizzó all'istante.

Il sangue uscí subito dopo, sporcando di rosso i suoi vestiti e il pavimento lucido. Mise una mano sulla ferita sfiornado con il palmo il foro nella carne calda poi si diede un occhiata alla mano completamente rossa. Era spacciato da quando aveva sentito il rumore della sua pistola inceppata peró non si aspettava di morire nell'ufficio del capo, non si aspettava di morire cosí. ‘Vivi e muori senza lasciare traccia' gli ripetevano durante l'addestramento e ora, pensandoci Kevin si sentí mancare, poteva morire adesso, domani o nel futuro peró la sua situazione non cambiava, nessuno avrebbe pianto la sua scomparsa. Era giá morto da tempo solo che nessuno lo aveva preparato ad una morte reale.

Scivolando nel buio riuscí a sentire qualcosa prima di crollare del tutto “Che spreco...Richard...”



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