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lavoro pubblicato martedì 7 marzo 2017
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tutti Pazzi

di FrancescoGiordano. Letto 347 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un virus è in grado di portare tutti gli uomini alla follia, ma per fermare il ritorno di questa epidemia, resta una sola opportunità...

‹‹Signore e signori, il tempo è giunto, gli effetti del virus sono scomparsi in superficie, possiamo quindi completare il nostro piano. Vi ricordo però che il tempo scorre, perché, stando alle informazioni ottenute, i Liberatori hanno perfezionato il loro virus e presto lo utilizzeranno.›› in una piccola stanza, accompagnato da una luce fioca, da mura piene di crepe e da mobili scheggiati, una donna stava tenendo un discorso.

Davanti a lei erano presenti un discreto numero di persone, alcuni erano costretti a prestare ascolto da dietro la porta d'entrata. Nonostante ciò, erano tutti attenti e pronti a ciò che dovevano affrontare.

‹‹Come abbiamo avuto modo di appurare, questa volta l'infezione sarà permanente, quindi dobbiamo.›› alzò la voce, come se volesse sottolineare quest'ultimo termine, per poi continuare ‹‹Fermarli, a qualsiasi costo. Il fallimento porterà con sé un'unica cosa, la fine della razza umana. Vista la pericolosità della missione, l'unica gentilezza che posso farvi è questa: se non ve la sentite di partecipare a quella che si preannuncia come una battaglia dove solo uno dei due schieramenti ne uscirà superstite, andate via ora che potete.›› concluse, aspettando la reazione degli ascoltatori.

Tutti restarono fermi al loro posto, alcuni iniziarono anche ad impugnare le armi, per dimostrare di essere pronti alla lotta. La tensione era palpabile, anche la paura non poteva che fare da compagnia, ma gli uomini e le donne che si trovavano in quel luogo avevano un ideale per il quale rischiare la vita.

‹‹Bene, avete preso la vostra decisione. Non ci resta che andare, state allerta e facciamo vedere a questi fanatici di che pasta siamo fatti!›› aggiunse la donna, portando in alto il braccio destro con il pugno chiuso. Gesto che venne imitato da tutti gli altri, accompagnato da un urlo.

L'intero gruppo abbandonò il nascondiglio sotterraneo dove si era nascosto per quasi sette mesi. Quello era l'unico modo per sopravvivere al Mad Virus, o l'M.V. per abbreviare. Aveva un funzionamento così subdolo che le maschere non avevano effetto ed una cura sembrava introvabile.

Fu così che il panico prese il sopravvento, l'epidemia si espanse nel giro di pochi giorni, distruggendo ogni residuo della vecchia società umana.

Non appena il gruppo mese piede fuori dal nascondiglio, si coprirono gli occhi, era da tempo che non vedevano la luce del sole, non erano abituati come un tempo a quel meraviglioso bagliore. Tutti, dal primo all'ultimo, restarono a bocca aperta nel rivedere la loro terra.

L'immagine della città era però cambiata, c'era disordine, macchine distrutte e finestre rotte, ma ad attirare di più l'attenzione erano i corpi esanimi di coloro che non erano sopravvissuti. Alcuni erano già diventati degli scheletri, mentre altri sembravano più "freschi", il tutto contribuiva a rendere l'aria del luogo irrespirabile.

Il gruppo si coprì il naso e proseguì, i cadaveri non erano un pericolo, perché il virus non si trasmetteva con il contatto fisico, inoltre i morti potevano anche non essere infetti. Continuarono imperterriti la marcia che li avrebbe portati al quartier generale dei Liberatori, ma qualcosa si parò davanti a loro.

‹‹Fermi!›› esclamò la donna, che era a capo della fila ‹‹C'è qualcuno davanti a noi... Stiamo attenti.›› aggiunse, allertando anche gli altri.

I soldati non potevano fare altro che proseguire, non avevano tempo da perdere e, se la fortuna li avrebbe sorrisi, quell'uomo li avrebbe lasciati in pace. Ma così non fu, non appena li vide, iniziò a sbraitare e a dire parole senza senso, correndo poi verso di loro.

‹‹E' un infetto!›› gridò uno dei soldati, puntando l'arma verso il malintenzionato. Non ebbe però fortuna, l'individuo era così veloce che lo raggiunse in poco tempo, colpendolo con un pugno così poderoso da scaraventarlo in aria e farlo atterrare a diversi metri di distanza.

‹‹Dannazione! Sparate! Sparate!›› urlò la donna, unendosi all'attacco.

Questa volta l'uomo non ebbe la stessa fortuna, dopo aver evitato alcuni colpi, venne preso in pieno da uno dei soldati, cadendo a terra esanime. Mentre alcuni pensavano a rimettere in sesto il soldato colpito dall'infetto, la donna si assicurò che il nemico fosse effettivamente neutralizzato.

Questo era uno degli effetti del Mad Virus, l'infetto perde in pochi istanti il senno, lasciandosi andare. Ma la malattia non si fermava solo a questo, perché regalava al soggetto una forza, una resistenza ed un'agilità sovraumane, rendendolo un individuo molto pericoloso.

Quello non era stato il primo incontro che la donna aveva avuto con un infetto, prima di trovare il nascondiglio sotterraneo, ne aveva visti parecchi. La situazione era così disperata che, per evitare perdite, i soldati erano liberi di sparare a chiunque fosse sospetto.

Era una necessità per la sopravvivenza, perché non tutti gli infetti blateravano cose senza senso. Spesso sembravano e si comportavano come persone normali, per poi lasciarsi andare qualche minuto dopo, ma a quel punto era già troppo tardi. La donna aveva perso molti amici in questo modo.

Per evitare trappole, il gruppo aveva con sé un macchinario per capire chi fosse infetto e chi no. Strumento inutile per quello scenario specifico, visto che l'infetto aveva palesato immediatamente le sue intenzioni ostili. Probabilmente era sulla terra ferma da tempo ed il virus l'aveva ormai reso simile ad una bestia incapace di comunicare e di aggredire gli altri.

‹‹Proseguiamo.›› disse una donna, dopo aver constatato la morte dell'individuo, sperando di non incontrarne altri nei dintorni.

La base dei Liberatori era abbastanza vicina, ma sarebbe stato meglio raggiungere il luogo in perfette condizioni. Anche se l'uomo colpito non aveva perso la vita, i dolori si facevano sentire, ma più di tutto avevano già sprecato delle munizioni, che erano forse più preziose della vita stessa, non essendocene molte in giro.

I soldati tornarono in marcia, questa volta più attenti ai dintorni e pronti ad intervenire subito in caso di pericolo. Non ci furono però altri scontri a fuoco, il gruppo raggiunse, nel giro di una trentina di minuti, la base operativa dei loro, anzi, dei nemici dell'umanità.

Osservando quel condominio dalle finestre rotte e con alcuni balconi ormai assenti, alla donna venne in mente quanto tempo era servito per scovare quel nascondiglio. I Liberatori non erano stupidi, non avevano scelto un suntuoso palazzo ben tenuto, dovevano mimetizzarsi, quale posto migliore per una costruzione che sembrava crollare da un momento all'altro?

La resistenza, il gruppo di cui la donna faceva parte, visse nel sottosuolo per molti anni alla ricerca di informazioni.

Obiettivo molto difficile da completare, perché il virus poteva colpire chiunque in superficie, era però imperfetto ed alcuni sembravano totalmente immuni da esso.

Nacquero così delle piccole squadre di persone apparentemente immuni al virus, che iniziarono ad indagare. Ci vollero molti giorni e anche diverse vite umani per scoprire dove si nascondessero i Liberatori. Quando trovarono un fascicolo che conteneva i piani di questa organizzazione sul rendere permanente il virus, la resistenza decise di entrare subito in azione.

Una volta tornata con i piedi per terra, la donna ordinò, utilizzando il linguaggio dei segni, di ispezionare i dintorni della zona per evitare brutte sorprese. I suoi uomini confermarono che la zona fosse libera, quindi i nemici erano rintanati nel condominio, intenti a studiare un modo per perfezionare il virus, la loro creazione.

Il piano era semplice, entrare e neutralizzare le forze nemiche con la forza, l'unica persona da risparmiare era il capo dell'organizzazione, chiamata Lilly. I Liberatori erano visti in passato, quando gli uomini vivevano in superficie, prima come una setta di squilibrati, poi come dei veri e propri terroristi.

Inizialmente il loro scopo non era chiaro, divennero famosi per alcuni omicidi prima, per poi passare a piazzare delle bombe in diversi punti delle città più importanti. Questo rese complesso distinguere il loro terrorismo con quello di altre organizzazioni, peggiorando non poco la situazione internazionale su tale delicato problema.

Fu proprio questo mistero, e le dichiarazioni di alcuni suoi esponenti arrestati, ad attirare l'attenzione di coloro che si unirono ai Liberatori.

Mentre l'organizzazione cresceva, il suo capo iniziò a progettare un nuovo piano, la creazione di un virus.

Impiegarono quasi tre anni per sfornare il Mad Virus, che, anche se non perfetto, restava comunque pericolosissimo. A renderlo letale era il suo modo di propagarsi, tramite aria, liquidi corporei e, a volte, anche tramite il semplice contatto fisico. L'unico modo per essere al sicuro era isolarsi e stare in superficie il meno possibile.

C'era un però, tale virus non aveva un effetto permanente sugli infetti, la durata massima era di due settimane, ma alcuni riuscivano a rinsavire prima. Ma non era tutto, perché il Mad Virus non aveva un effetto istantaneo e non era presente in misura massiccia in tutti i luoghi. Anche con la possibilità di poter camminare sulla superficie per circa una trentina di minuti, il sottosuolo restava il luogo più sicuro per evitare problemi.

La donna diede un'occhiata all'interno, notando la presenza di alcune persone armate, probabilmente messe lì per difendere il luogo in caso di visitatori inaspettati e sgraditi. In pochi secondi, diede l'ordine a tutti di entrare ed attaccare, i soldati eseguirono l'ordine ed ebbe inizio lo scontro a fuoco.

Il rumore dei colpi rimbombava per tutto il condominio, attirando l'attenzione di altri membri dei Liberatori. Nel giro di pochi minuti circa 1000 uomini e donne si pararono davanti alla resistenza. La donna non voleva perdere tempo, aveva paura che Lilly potesse fuggire profittando di quella battaglia.

Per questo motivo, avanzò con un piccolo gruppo di soldati, in tutto erano sei, per raggiungere l'ultimo piano. Era lì che il capo si nascondeva e sempre nello stesso luogo era anche presente il team che stava preparando il nuovo virus.

Entrambi gli schieramenti non ebbero vita facile, i morti ed i feriti furono molti.

Il nuovo gruppetto riuscì comunque a raggiungere il suo obiettivo senza riportare danni, erano pronti per affrontare il fondatore dei Liberatori. Una volta entrati però, si trovarono in una situazione inaspettata. Lilly non era fuggita, se ne stava tranquillamente seduta nonostante il rumore dei colpi arrivasse fino a lì. Il suo volto non mostrava paura o agitazione.

‹‹Oh, salve Elma, la stavo aspettando!›› fu la prima cosa che disse la donna ‹‹Abbassate le armi, in questo luogo non ne avrete bisogno, sono disarmata.›› aggiunse in seguito.

‹‹Non sono una stupida, dove sono i tuoi uomini?›› rispose la donna, continuando a puntare l'arma verso il capo ‹‹Non mi vorrai dire che ti hanno lasciato qui tutta sola?›› dopo aver detto queste parole, sia lei che i suoi soldati avanzarono lentamente.

‹‹Non ce ne sono, non ne ho bisogno... Ormai avete perso, è finita.›› disse.

Elma continuò ad avanzare come se nulla fosse, ma in realtà era parecchio preoccupata. Quelle parole potevano indicare solo una cosa, la nuova versione del virus era pronta.

‹‹Quindi il virus è pronto? Allora perché non l'avete ancora usato? Forse stai bluffando per perdere tempo?›› disse, cercando di non far trasparire le sue vere emozioni.

Dopo una breve risata, Lilly rispose ‹‹No, volevo aspettare il vostro arrivo, così potrete assistere in prima persona al completamento del mio piano!››.

Mentre Elma teneva sotto tiro la donna, diede l'ordine ai suoi uomini di perquisire la stanza.

‹‹Me l'aspettavo una risposta del genere da una squilibrata come te.›› disse la donna ‹‹E per completare questo tuo obiettivo non ti sei fatta scrupoli a sacrificare i tuoi fratelli e sorelle?››.

‹‹Non li ho sacrificati, hanno fatto una scelta, sono stati loro a volermi difendere.›› rispose Lilly ‹‹Questo dimostra quanto mi amano e mi rispettano, ed io non posso che essere onorata di sapere che hanno sacrificato le loro vite per me!›› alzando in seguito le mani verso il cielo.

Prima di poter aprire bocca, Elma venne interrotta da uno dei suoi alleati ‹‹Signora, nel laboratorio sono tutti morti e non troviamo il virus...››.

La donna questa volta non poté nascondere lo stupore che provava. Non potevano aver sbagliato, i fascicoli parlavano chiaro, il nuovo virus doveva trovarsi lì.

Dopo una seconda e più lunga risata, Lilly riaprì bocca ‹‹Non te l'aspettavi, vero? Ma non ti preoccupare, il virus è ancora qui!››.

‹‹Cosa intendi dire?›› chiese Elma.

‹‹Questa volta ci siamo organizzati come si deve.›› spiegò il capo dei Liberatori, tornando seria ‹‹Abbiamo piazzato delle bombe contenenti il virus in tutte le nostre basi sparse per il mondo. Tra pochi minuti esploderanno ed il virus infetterà il mondo intero, senza lasciare scampo a nessuno.››.

La donna restò a bocca aperta, nessuno aveva mai parlato di una bomba. A quel punto, capendo che ormai era tutto finito, abbassò l'arma e domandò all'avversaria ‹‹Dimmi, perché hai fatto tutto questo? Gli attentati, il virus... A che scopo?››.

Solo a quel punto Lilly si alzò, i suoi capelli erano diventati così lunghi che ormai toccavano il pavimento ‹‹L'ho fatto per tutti noi, per darvi la libertà, per esaudire i vostri sogni. La società ci impone di indossare una maschera, ed io con questo virus non faccio altro che mostrare il vero volto di tutti, la pazzia è bellezza, la pazzia è verità!›› esclamò.

‹‹Questo è tutto? Hai creato un virus solo perché odiavi la società?›› rispose Elma ‹‹Hai letto troppi post sui social network in passato, per caso?››.

Dopo una risata quasi isterica, la donna rispose ‹‹Divertente questa!›› poi aggiunse ‹‹Ma non l'ho fatto solo.›› disse quest'ultima parola con un tono più alto quasi a sottolinearla ‹‹Per questo. Ogni giorno nasceva un nuovo problema, gli umani urlavano, la terra urlava, io volevo solo salvarli. Attentati, sovrappopolazione, corruzione, fame nel mondo... Questa è la soluzione!›› aggiunse.

‹‹Quindi spazzare via la razza umana è la risposta?›› chiese la donna.

‹‹No, non tutta, almeno... Per questo ho un'ultima domanda da farti, prima di condannare a morte l'intera umanità.›› la donna prese dalla tasca un dispositivo, un semplice telecomando con un solo tasto di colore blu ‹‹Premendo questo tasto attiverò la bomba che spargerà il virus in città. C'è solo un modo per fermarmi, adesso che buona parte degli umani sono morti, possiamo ricominciare da zero, ma ad una condizione, che sia io a guidare il futuro.›› dopo una breve pausa, aggiunse ‹‹Allora, qual è la tua risposta?›› sorridendo e facendo ciondolare a destra e a sinistra il telecomando.

Elma rimase in silenzio per diverso tempo, prima di aprire bocca. Ma venne subito interrotta da un colpo di pistola, a spararlo era stato uno dei suoi uomini, che aveva colpito il braccio di Lilly, facendo cadere a terra il telecomando. La donna lo raccolse senza perdere tempo, mentre la sua avversaria iniziò ad urlare dal dolore.

‹‹Bel colpo, soldato!›› disse Elma, facendo un cenno con il capo.

Ma il gruppo non ebbe nemmeno il tempo di festeggiare che tutti iniziarono a soffrire per un lancinante mal di testa.
‹‹Ma che diavolo...›› il dolore era così forte che la donna non fu nemmeno in grado di finire la frase.

Lilly iniziò a ridere, abbandonando i gemiti di dolore ‹‹Mi dispiace, ma ho mentito! Non esiste nessuna bomba, il virus era già nell'aria, ma quello nuovo ha bisogno di un po' di tempo per fare effetto!›› spiegò.

‹‹Dannazione!›› esclamò Elma, colpendo il pavimento con un pugno.

‹‹Non dire così, a breve tutti potranno vivere senza catene e maschere da indossare! Saremo liberi! Liberi!›› disse il capo dei Liberatori, chiudendo la frase con l'ennesima risata.
Quella fu l'ultima frase di senso compiuto che si udì nella stanza, perché nel frattempo tutti vennero infettati dal nuovo Mad Virus. Tutti perirono, colpendosi reciprocamente, sia con i pugni che con le armi.

Anche Lilly subì lo stesso destino ma, diversamente dagli altri, invece di avere paura e di gridare di dolore, continuò a ridere fino all'ultimo.



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