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lavoro pubblicato lunedì 6 marzo 2017
ultima lettura mercoledì 17 luglio 2019

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Tartesso e Tharshush: alcune notizie poco conosciute

di DrWatson. Letto 473 volte. Dallo scaffale Storia

Ho scritto questo breve articolo dopo aver letto di alcuni ritrovamenti nell'area di Cabras(Sardegna). Mettendo insieme le nuove notizie con le cose che già conoscevo, ho provato a dare la mia interpretazione sul mito della terra sommersa di Tartesso

Esistono un'infinità di storie e miti di terre scomparse, sommerse o distrutte, prima fra queste la celeberrima Atlantide. Esiste però un'altra terra, a tratti somigliante ad Atlantide, che va tuttavia sotto il nome di Tartesso. Questa terra viene nominata varie volte nella Bibbia - nella forma Tarshish - e viene menzionata da Erodoto, che spiega come questa si trovi "aldilà delle colonne d'Ercole". Non si sa ancora con precisione se Tartesso sia da considerarsi una città o un territorio, ma tutte le fonti la descrivono come una terra ricca di minerali preziosi, di argento e come sbocco finale delle navi commerciali dei Fenici. I testi che riportano la leggenda inducono ad ipotizzare una datazione plausibile attorno al 1000 aC. Si menziona addirittura il nome del re "di Tartesso e delle Isole", Argantonio, che sarebbe morto ultracentenario. Attualmente si ritiene che Tartesso sia da identificare con il sud della Spagna, l'Andalusia, in cui si ritrovano spesso reperti che vengono collegati alla leggendaria terra. Tartesso stessa è stata accostata ad un'altra, più famosa, leggendaria terra, che è Atlantide. La collocazione di Tartesso in Spagna segue il posizionamento delle colonne d'Ercole allo stretto di Gibilterra, ma non tutti la pensano allo stesso modo. È infatti ormai nota le teoria di Sergio Frau, che invece vede nel canale di Sicilia la reale posizione delle colonne, indicando vari indizi a sostegno della sua tesi nel suo libro, Le Colonne d'Ercole. Un eventuale ricollocazione delle colonne porterebbe ad una rivisitazione della posizione della stessa Tartesso, favorendo terre come la Sardegna che da sempre è nota per l'importante estrazione di argento dalle miniere.
Nel 1773, viene ritrovata nel sud Sardegna, a Pula, 25 km da Cagliari, una stele che è stata denominata Stele di Nora - dal nome dell'antica cittadina - e che è ora esposta al Museo Archeologico di Cagliari. L'importanza della tavoletta è l'iscrizione in lingua fenicia che riporta, la prima ad essere ritrovata completa nell'ovest del Mediterraneo. La sua datazione è stata stimata fra il IX e il VIII secolo a.C. All'interno dell'iscrizione, la cui interpretazione è ancora discussa, si ritrova la parola TRSHSH, che viene comunemente accettata come traduzione in lingua fenicia di Tarshish - infatti i Fenici nel loro alfabeto non riportavano le vocali. Il ritrovamento mise in discussione la collocazione spagnola di Tartesso a favore di una collocazione in Sardegna, ed ha indotto il sorgere di un ipotesi che vede la stele di Nora come indizio della presenza di due Tartesso, una in Andalusia - indicata come Tartessos - e una a Nora - indicata come Tarsi. La Stele di Nora riporta per la prima volta anche il nome dell'isola nella forma SHRDN, che richiama il nome Shardana, ritrovato in reperti egizi. Nell'area di Nora è stato anche riscoperto un importante sito nuragico.
Più recentemente è invece stata ritrovata un'altra iscrizione su un blocco di arenaria nella zona di Cabras (OR). Le ricerche sono ancora in corso per cui non è stato divulgato il nome del luogo esatto del ritrovamento ma è stata indicata la penisola del Sinis, in provincia di Oristano, come zona d'indagine. Quest'ultima è recentemente al centro dell'attenzione già per le importanti scoperte di Monte ‘Prama, ossia il ritrovamento di imponenti statue - in frammenti più o meno grandi, è recente la notizia del ritrovamento di una statua quasi integra - che ritraggono giganti dalle pose già note dei bronzetti sardi. Le statue, venticinque in numero fra quelle esposte a Cabras e Cagliari, giacevano sopra un'antica necropoli.
Ritornando alla recente scoperta, l'iscrizione su arenaria è composta da due righe ed è scritta in lingua nuragica, etrusca e latina, la cui datazione è stimata al III-II secolo a.C. Alcune parti hanno subìto danni dagli agenti atmosferici ma l'iscrizione è nel complesso leggibile. La prova più importante che questa iscrizione fornisce è la presenza di un alfabeto nuragico formato da segni e simboli provenienti anche da altre lingue dell'epoca e ben integrato con queste. Nell'iscrizione viene nominato un nobile di nome Lars, il cui importante rango è stato dedotto dalla formula che riporta anche il nome del padre e del nonno. Il nome Lars è un tipico nome etrusco, per cui si ritrova menzionato un nobile etrusco - in un'iscrizione nuragica - in quella che sembra essere una redazione per un magistrato di epoca etrusca - romana. Nella pietra appare incisa anche la voce THARRUSH. Questo è il nome che viene dato all'antica città di Tharros, sito archeologico nel comune di Cabras. Storicamente, la città di Tharros venne fondata nel VIII secolo a.C. dai Fenici e venne parzialmente sommersa intorno al 1200 a.C. È stata capitale dell'isola ma il suo nome non è mai stato riportato in maniera così somigliante all'attuale nome, ossia Tharros o Tharrus. A questo punto, la somiglianza con la Trshsh della stele di Nora si fa sempre più forte, a testimonianza di come Tharros fosse già importante sette secoli prima - al tempo dell'iscrizione di Nora. Reinserendo quindi le vocali nell'iscrizione fenicia - secondo il nome menzionato nella Bibbia - e sostituendo la i con una u - errore già commesso da chi ha redatto la stele di Nora - la si può intendere non come Tarshish ma come Tarshush e da qui all'evoluzione in Tharrus, il passo è breve e ragionevole, come indicato da studi sull'iscrizione stessa, che ipotizzano la caduta del primo suono ‘sh' e il conseguente raddoppiamento della r.
In sintesi, due diversi ritrovamenti riportano il nome Trshsh/Tarshush o Tharrush in epoche diverse e zone diverse dell'isola, evidenziando l'importanza della città di Tharros. Il nome stesso richiama l'appellativo della leggendaria terra Tartesso, che già in precedenza è stata accostata alla Sardegna per le sue caratteristiche mineralogiche e morfologiche e lo stesso ritrovamento di Nora è stato interpretato come un riferimento a Tartesso. Infine l'area archeologica di Monte ‘Prama, nella stessa area di Tharros, sta riportando alla luce importanti reperti che testimoniano l'importanza della zona e che sono in grado di riscrivere pagine di Storia del Mediterraneo, che finora sono passate in secondo piano. Si ritiene che le due iscrizioni si riferiscano alla stessa città che oggi chiamiamo Tharros, ma potrebbero riferirsi anche a qualcos'altro? Iscrizioni o indizi simili che richiamano il nome di Tarshish non sono mai stati trovati nella terra che ora si ritiene essere la vera Tartesso...


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