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lavoro pubblicato domenica 5 marzo 2017
ultima lettura mercoledì 4 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ars Goetia #1 - La Piccola Chiave

di JordanRiver. Letto 259 volte. Dallo scaffale Fantasia

Dopo aver concluso il primo atto del Memelith, uno spin off richiestomi da alcuni lettori. Stavolta tocca al Professor Alexander Pain divenire protagonista. buona lettura!

Un leggero bussare, quasi timido, ebbe in risposta un pacato “Avanti!” da parte di una figura seduta presso una pesante scrivania in legno di noce. La luce del sole veniva filtrata attraverso due serie di veneziane abbassate su ampie finestre che davano sul campus della Notre Dame des Ombres de Paris.
La porta si aprì quel tanto che bastava per far scivolare dentro la figura esile di Amelìe, una impiegata della segreteria universitaria che si occupava di smistare le visite ai professori. Chiusa la porta alle spalle, appoggiata ad essa con tutta la schiena, le braccia incrociate al petto, tenendo un portadocumenti a molla, attraverso occhiali da ipermetrope fissò la figura di fronte, schiarendosi la voce:
“ Professore... Professor Pain...”
Il tono della voce era quasi tremulo, per l'imbarazzo. Era chiaramente intimorita dalla presenza nello studio immerso nella penombra. La testa chinata su un testo piuttosto corposo si sollevò e un volto concentrato, nascosto dietro un paio di occhiali da lettura, si aprì in un sorriso gentile. Una barba ben curata e non eccessivamente lunga incorniciava labbra piccole, al di sopra del quale indugiava un naso regolare, leggermente a patata. Si sfilò gli occhiali appoggiandoli bonariamente al testo e chinando brevemente il capo a sinistra. I suoi occhi neri cercarono quelli azzurri di Amelìe e le disse:
“ Amelìe, dobbiamo continuare a lavorare su questa tua timidezza. Ricordi? Nell'ultima seduta abbiamo detto che qui dentro puoi sentirti tranquilla e al sicuro. Oui?”
Parlava in francese con un vago accento britannico, ma da quando era arrivato in Francia tre anni prima, il miglioramento della sua parlata era migliorato in maniera prodigiosa. La segretaria annuì e si staccò dalla porta, arrivando dinanzi alla scrivania con passo più deciso.
“ Professor Pain, avete una visita.”
Lui si appoggiò allo schienale e incrociò le mani sull'addome.
“ Oggi sarebbe la mia giornata di studio, Amelìe. Stamattina ho controllato in agenda e non avevo alcunchè annotato. Parliamo quindi di un ospite a sorpresa?”
Lei annuì, sistemandosi gli occhiali sul naso e deglutendo. Il professore si staccò dallo schienale, appoggiando gli avambracci al piano della scrivania e intrecciando nuovamente le dita:
“ Posso sapere chi è? Perchè immagino che tu abbia fatto tutto il possibile per preservare il mio tempo qui, so per certo che lo hai fatto.”
Lei annuì decisamente e disse, quasi a giustificarsi:
“ Ho provato in tutti i modi, Professor Pain, ma si è impuntato. Non è stato scortese, anzi. Per certi versi la sua fermezza ricorda molto la sua, professore. Ma è... inquietante. Ho detto che avrei provato a verificare la sua disponibilità. E' seduto in sala d'attesa.”
Poi staccò il portacodumenti dalla presa sul petto ed estrasse una piccola busta, allungandola all'uomo:
“ Mi ha anche detto di consegnarle questo.”
Il professore allungò la mano, prese la piccola busta: una normalissima Bristol, bianca. Prese gli occhiali, inforcandoli sul naso e aprendo la busta. Estrasse il biglietto a mezzo e ne lesse una grafia minuta minuta. Amelìe, incuriosita, osservò il volto dell'uomo incresparsi in un sorriso divertito, vide i suoi occhi percorsi da un leggero brillare piuttosto inconsueto per uno abituato ad essere molto controllato. Senza alzare gli occhi dal biglietto, disse:
“ Amelìe, per favore, fai accomodare il mio ospite e assicurati che nessuno ci disturbi fino a che non esco da quella porta. Stavolta nessuno ci deve disturbare.”
Alzò gli occhi su di lei e rinforzò:
“ Ti voglio presente e decisa, va bene? Posso contare su di te?”
Lo sguardo penetrante del professore diede la giusta energia alla giovane segretaria che annuì decisamente e si diresse immediatamente ad introdurre l'ospite. Passarono un paio di minuti, che il Professor Pain passò chiudendo molti dei tomi sulla scrivania, spostandoli in modo che si liberasse quanto più possibile. Poi, un leggero bussare e la porta si spalancò sotto la spinta di Amelìe, che fece un cenno all'ospite.
Il Professor Pain, dietro la scrivania, si alzò in piedi e osservo il nuovo arrivato.
L'uomo era magro, alto, un fisico asciutto avvolto in un completo di color nero dal taglio fastidiosamente perfetto. Al polso dell'uomo un paio di riflessi dorati colpirono la vista di Pain quando un raggio di sole colpì un Reverso Jaeger Lecoutre chiuso. L'uomo si fermò davanti alla scrivania, appoggiando al tavolo una valigetta nera, rigida, a combinazione. Gli occhi neri dell'uomo si fissarono in quelli di Pain. Un volto affilato, tratti regolari, una fronte ampia, capelli lisciati all'indietro, biondi e striati di grigio sulle tempie. La sua voce disse con tono formale:
“ Professor Pain, è un piacere.”
Lui fece un cenno ad Amelìe e le disse:
“ Puoi andare, cara. E' tutto a posto.”
La porta si chiuse e i due si fronteggiarono per qualche secondo, poi il professore esordì:
“ Signor Wilson, è un piacere rivederla.”
“ Anche per me, Professor Pain. Ho qualcosa che potrebbe interessarle.”
Ancora qualche secondo, poi un sorriso maligno si dipinse sui loro volti e stavolta fu Wilson a prendere la parola:
“ Carina la segretaria...”
Pain ridacchiando tornò a sedere sulla comoda poltrona in pelle e rispose:
“ Sarebbe carino da parte tua, invece, non vanificare ore e ore di lavoro su di lei. Sono arrivato solo la settimana scorsa a farle prendere un po' di coraggio ed autostima” fece un cenno affinchè l'amico prendesse posto nella sedia di fronte a lui “ Poi arrivi tu e me la fai regredire.”
“ Alexander, suvvia, non scherzare con me. So che apprezzi un po' di lavoro extra. Ti dà l'opportunità di rinsaldare la tua presa. Sappiamo entrambi che le tue non sono semplici sedute psicoterapeutiche.”
Il professore, da dietro la scrivania alzò le mani in segno di resa:
“ Touchè, mon cher Sharp. Non ti aspettavo, come hai avuto modo di vedere. Amelìe non avrebbe avuto alcuna speranza solo con te, tutto sommato. Qual buon vento ti porta qui a Parigi? Se ben ricordo, sulla tua testa pende una sorta di condanna a morte, una volta che arrivi entro i confini europei.”
Sharp Wilson si mosse leggermente a disagio sulla comoda poltrona: Pain sapeva come restituire i colpi, a modo suo e con straordinaria efficacia. Tuttavia Wilson non si scompose eccessivamente.
“ Diciamo che non mi sarei fidato di nessuno per portarti quello che volevo.”
Stavolta toccò ad Alexander ad inarcare un sopracciglio:
“ Addirittura? Cosa c'è di così importante?”
L'espressione di Wilson divenne divertita, come quella di un gatto che si diverte a giocare con il topo, anche se nel caso di Pain si trattava di giocare con un altro gatto. Le lunghe dita affusolate dell'uomo in completo nero si mossero sulle serrature a combinazione della valigetta, facendole scattare dopo essersi mosso molto velocemente. Aprì la parte superiore, lasciando che formasse un angolo di 90° con la restante base. Poi fece compiere una rotazione alla valigetta sempre di 90° in modo che il contenuto fosse visibile ad entrambi.
Alexander si sollevò nuovamente dallo schienale della poltrona, appoggiandosi alla scrivania e guardando l'interno della valigetta. Un interno imbottito: infatti una sagoma di poliuretano espanso era stata intagliata sapientemente per creare due alloggiamenti separati. Le mani di Pain si mossero verso il primo scomparto, quello a lui più vicino, estraendone il contenuto con delicata attenzione.
Davanti ai suoi occhi una bottiglia di vetro alquanto povera, ma il contenuto color ambra al suo interno era molto più promettente. I suoi occhi salirono dalla bottiglia ad incrociarsi con quelli di Sharp.
“ Il tuo whiskey?”
“ Non ti farei mai un torto simile. Conosco i tuoi gusti. Rhum. Direttamente da una cantineta di Cuba, appena fuori città. Amici miei che mi hanno fatto la cortesia di distillare una riserva speciale per te.”
Alexander stappò la bottiglia e lasciò che il profumo del liquido alcoolico si effondesse tra di loro. Le sue nari fremettero bramose, ma tappò la bottiglia.
“ La berremo in una occasione migliore.”
“ Migliore del ritrovarsi?” domandò Wilson, accavallando la gamba sinistra sulla destra, appoggiando il capo sulla mano destra, il cui gomito era sul bracciolo della poltrona.
“ Sai che rivederti mi dà sempre una certa soddisfazione, Sharp. Quando stiamo troppo lontani... mi manchi.”
La frase venne conclusa con quella nota ironica che mentenne il tono tra il serio e il faceto.
Poi le dita di Pain si mossero ad estrarre altrettanto delicatamente un oggetto avvolto in un panno color cremisi, un offetto delle dimensioni di un piccolo libro, anche se di un certo spessore.
Lo appoggiò davanti a sé, lanciò una occhiata a Wilson che gli fece un cenno di intesa, come ad invitarlo ad aprire i lembi del panno.
Quasi con devozione, il professore colse i bordi del panno e li distese, svolgendo l'intreccio degli angoli. Davanti ai suoi occhi che brillavano di una strana luce, ecco rivelarsi un piccolo tomo antico. Rilegato in pelle secondo la scuola veneziana, l'odore della carta pergamena era intenso, la copertina senza alcun titolo o indicazione circa il contenuto. Il volto di Alexander prese una espressione tra lo stupito e l'euforico. Non riusciva a credere ai suoi occhi. Le labbra sottili si aprirono e richiusero più volte, prima di riuscire a formulare una domanda a mezza voce:
“ L'hai trovata.”
Wilson aveva in faccia una espressione fastidiosamente soddisfatta: quella di chi sa di essere riuscito in una impresa memorabile e che nessuno era mai riuscito a condurre a termine prima. Annuì in silenzio, mentre le mani di Pain si appoggiavano lentamente alla copertina di pelle color ciliegio invecchiato, quasi a volerne saggiare la consistenza. Solo allora Sharp disse:
“ Hai tra le mani l'edizione dell'Ars Goetia conosciuta come La Veneziana, ovvero l'edizione in unica copia rilegata in quel di Venezia utilizzando carta pergamena originale e pelle da uno dei più antichi artigiani della città lagunare, Todaro.”
La mascella di Pain si indurì per un istante, per poi rilassarsi. Infine tornò ad appoggiarsi allo schienale della poltrona, fissando ora il suo ospite con un misto di curiosità e intensa emozione.
“ Quanto mi costerà questo presente?”
Wilson si mosse nuovamente sulla sedia, lisciandosi il completo nero.
“ Tempo addietro a una tua simile domanda mi sarei offeso. Non oggi, data l'importanza dell'oggetto ora in tuo possesso. Economicamente direi che il costo è stato irrisorio, alla fine dei conti. In termini di favori, contatti, spese sostenute e ingaggi di professionisti... Che dire?” allargò le mani facendo spallucce.
Il professore lo guardò divertito e chiese:
“ Vorresti farmi credere che non riesci a quantificare l'esborso?”
“ Oh, Alexander, suvvia! Se non ne fossi capace, sarei fallito anni addietro come mediatore. Certo che posso quantificare!” ridacchiò l'altro, fissando ora il professore con intensità “ Ma mi piace considerare questa spesa un investimento in realtà. Non ho dubbi che un giorno saprai ripagarmi con gli interessi, se fosse necessario.”
“ Non mi piace avere affari in sospeso.”
“ Tra noi non ce ne sono mai. Tranne un Onorevole Accordo.”
Questo fece calare un silenzio pregnante tra i due. Il giorno stesso in cui si conobbero, entrambi capirono chi avevano di fronte e fu questione di giorni perchè quelle due menti diaboliche realizzassero che era meglio non farsi la guerra ma spartirsi il campo, nei rispettivi ambiti di interesse. Un Accordo ancora vigente.
Il Professor Pain annuì decisamente e disse:
“ Suppongo vorrai sapere che cosa intendo fare con questo raro testo.”
Wilson alzò le mani in segno di diniego.
“ Sai che con certe cose non mi immischio. Chiamala scaramanzia, chiamalo rispetto, ma sono convinto che certe... cose vadano lasciate stare. Non disturbiamo chi non vuole essere disturbato.”
Alexander sorrise enigmatico e aggiunse:
“ Una saggia condotta, davvero.”
Wilson si alzò dallo schienale e si appoggiò a sua volta alla scrivania con gli avambracci, intrecciando le dita davanti a sé. Guardò l'amico con rinnovata intensità e disse:
“ Tuttavia...” lasciò aleggiare la parola nell'aria.
“ Tuttavia?” echeggiò Pain.
“ Tuttavia, per arrivare a conseguire il testo che mi hai richiesto, inevitabilmente ho appreso alcune notizie su di esso che, oltre a confermare la mia precedente affermazione circa il non disturbare ciò che non deve esser disturbato, mi ha fatto vagamente preoccupare per te.”
“ Preoccupare?”
“ Alexander, sai che sei quasi un fratello per me. Un fratello in arme, per così dire. Non posso dire di provare affetto per te come potrei dirlo di altre persone, ma di certo se ti capitasse qualcosa, mi mancheresti.”
Il professore si stacco un'ultima volta dallo schienale e si mise esattamente nella stessa posizione di Sharp. Tra i loro volti non correvano che tre spanne di distanza, tra le loro mani, solo il piccolo libro in pelle a fungere da divisorio.
“ Perchè dovrebbe capitarmi qualcosa?”
“ Perchè quel testo non è il Reader's Digest e tu lo sai benissimo.”
“ No, non lo so” ribattè Alexander “ Dimmi tu, che testo è.”
Stavolta toccò alla mascella di Sharp indurirsi e restare tale per una manciata di lunghi secondi. Inspirò a fondo ed espose, con voce bassa e pacata:
“ Si tratta di una versione annotata del Legemeton Clavicula Salomonis, più comunemente conosciuto come Piccola Chiave di Salomone. Questa versione annotata, conosciuta come La Veneziana, ne è una edizione non solo unica, ma ridotta per certi versi ed espansa per altri. Ridotta, perchè invece di non contiene le cinque parti tipiche del Legemeton, ma solo la prima chiamata Ars Goetia, quella relativa all'evocazione di 72 Demoni. Sin qui vado bene?”
Un breve cenno del capo del professore lo fece proseguire.
“ Estesa perchè questa edizione incorpora una serie di annotazioni fatte nel tempo da parte di alcune delle figure dell'esoterismo più discusse della storia. Le prime annotazioni vengono fatte risalire persino al barone Gilles de Montmorency-Laval, meglio noto come Gilles de Rais. A seguire, ecco apparire le parti scritte di pugno dagli inglesi John Dee ed Edward Kelly, noti occultisti ai tempi della Regina Elisabetta I. Il testo poi passò nelle mani di un altro famoso occultista, Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo.”
“ Conte di Cagliostro” mormorò Pain.
“ Lui” confermò Sharp, per poi procedere “ Fece tesoro di tutte le precedenti annotazioni e contribuì con personali conferme o negazioni su quanto scritto sino a quel momento. E concludiamo con la parte relativa al nostro Edward Alexander Crowley. Dico nostro, perchè Aleister Crowley era di origini britanniche. Lui ha dato il tocco finale, anche se poi non ha condiviso con alcuno le sue sperimentazioni, preferendo dare a tutti il contentino, per tenersi la parte migliore per sé. Con quel tomo” indicò con un cenno del mento il libro che stava tra loro.
Pain osservava l'amico. La sua acutezza e arguzia erano elementi preziosi e al tempo stesso uno dei motivi per i quali non erano mai entrati in conflitto. Sarebbe stato un bagno di sangue. Inspirò a fondo e disse:
“ Sin qui non ci vedo nulla di pericoloso. Un testo unico, che ogni amante del genere vorrebbe poter leggere e studiare.”
Sharp si umettò le labbra e per qualche secondo sembrò sul punto di perdere le staffe:
“ Immagino” disse riprendendo il controllo di se stesso “ Tuttavia quella domanda di aspettativa alla tua sinistra, già firmata, e il piano di studi alla tua destra, con i nomi di tutti gli assistenti che si occuperanno delle tue attività su un planner annuale, mi dice che ti vuoi prendere proprio del tempo, per un testo così.”
Pain scoppiò a ridere e disse:
“ Potrò prendermi una pausa ogni tanto, no?”
Sharp non mollò la presa:
“ La domanda di aspettativa non ha data. E' lì in attesa di essere datata e consegnata. Non mi stupirei di venire qui domattina e non trovarti più.”
Pain corrugò la fronte e sbottò:
“ Da quando ti interessa sapere cosa faccio? Non mi pare che sia stato un problema, tranne nei casi quando i nostri specifici interessi si intrecciavano. Cosa cambia ora?”
“ Cambia, Alexander, che hai tra le mani un testo che è l'equivalente di... fammi pensare... facciamo del Necronomicon, quello vero?” gli occhi di Sharp erano spalancati e le pupille due pozzi neri “ Questo ha il potenziale di un arsenale nucleare con tanto di ciliegina sulla torta a base di gas nervino e via dicendo. Quel libro è pericoloso.”
Pain annuì decisamente e disse:
“ Ammetto che questo testo abbia alcune... potenzialità. Paragonarlo al Necronomicon, del quale ho avuto modo di leggere la versione alla Miskatonic University negli States, mi pare ingeneroso. Non si possono paragonare: sono due testi diversi.”
“ Non fare il saputello con me, professore. Hai capito benissimo cosa intendo!”
Alexander sciolse l'intreccio delle dita, appoggiando le mani al piano della scrivania e disse con voce rassicurante:
“ Sai che sono prudente. Non farei nulla senza aver prima valutato rischi e problematiche.”
Wilson sciolse a sua volta le dita e andò con la mano destra a strizzarsi gli occhi in corrispondenza dell'attaccatura del naso. Strinse come se fosse affaticato e quando riaprì gli occhi, si abbandonò sulla poltrona:
“ Va bene, Alexander. Sei un dannato testone, proprio come me. Per questo non vado oltre. Dimmi solo come posso esserti utile. Se devi fare una cazzata, almeno vedo come poter limitare i danni.”
“ Amico mio, ritengo che poterti fare una telefonata se avessi bisogno potrebbe essere bastevole.”
“ Una telefonata? Tutto qui?”
“ Non ti chiederei di più, in questo momento. Il mio debito è già alto.”
“ Vaffanculo, Alexander” fu la risposta asciutta di Wilson, che si alzò in piedi. Il colloquio per lui era evidentemente concluso.
Si diresse alla porta e, messa la mano sulla maniglia, si volse a dare un'ultima occhiata al Professor Pain:
“ Il mio numero ce l'hai, allora.”
“ Certo.
“ Allora... buona giornata.”
Non aggiunse altro, aprì la porta e la sbattè dietro di sé, una volta uscito.

Il Professor Alexander Pain raccolse il piccolo tomo e tornò ad avvolgerlo nel panno protettivo.
Poi prese il rhum caraibico e lo aprì nuovamente per coglierne l'aroma.

Sapeva di vittoria.
Come il napalm all'alba.


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