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lavoro pubblicato domenica 5 marzo 2017
ultima lettura giovedì 26 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Solipsia

di FrancescoGiordano. Letto 506 volte. Dallo scaffale Fantascienza

In un lontano futuro, una nuova tecnologia permetterà la creazione di isole fluttuanti dove ogni persona può scegliere liberamente come vivere. Ed è in questo mondo che un misterioso individuo inizia la sua caccia all'uomo...

‹‹Signore, c'è una persona che vuole incontrarla.›› a parlare fu una donna, che mise piede in una stanza molto spaziosa ma anche molto vuota. Tranne qualche armadio, una scrivania e qualche pianta non c'era altro.

‹‹E chi sarebbe? Non mi sembra di avere incontri programmati per oggi!›› urlò l'uomo seduto alla scrivania, che alzò il capo dallo schermo del computer.

‹‹Effettivamente ha ragione ma... Sembra che questo visitatore voglia parlarle di una cosa molto seria.›› aggiunse la donna, stringendo la mano destra sulla porta come a volersi difendere dalle urla del suo interlocutore.

‹‹E pensi che basti questo per convincermi a vedere un tizio senza appuntamento? Chi si crede di essere?›› continuò a sbraitare l'uomo.

‹‹Gli dico di andarsene?›› tornò a parlare la donna, che continuava a proteggersi dietro la porta.

‹‹No, a questo punto fallo entrare, ormai mi ha distratto dal mio lavoro facendomi anche arrabbiare. Spero solo che non sia venuto a sparare cavolate che non è giornata!›› il tono si era calmato, ma la voce dell'uomo era ancora udibile per tutta la stanza.

La donna a quel punto fece semplicemente un cenno di assenso con il capo e tolse il disturbo. Dopo essersi lasciata sfuggire un piccolo sospiro di sollievo, tornò alla sua scrivania. Davanti a lei era presente il motivo che aveva innervosito il suo capo, una persona il cui volto e corpo erano coperti da un mantello.

La sua identità era infatti un mistero, ma ci sapeva fare così bene con le parole che riuscì a convincere la sicurezza a lasciarlo passare. Inoltre, dopo vari controlli, avevano accertato che non portasse con sé nulla di pericoloso, quindi decisero di lasciarlo proseguire.

‹‹Devo dire che è molto fortunato, chiunque lei sia.›› disse la donna, aggiungendo in seguito ‹‹Il capo ha accettato di vederla anche senza appuntamento. Per raggiungere il suo ufficio deve...››.

Non riuscì nemmeno a parlare che il misterioso individuo rispose ‹‹So bene dove trovarlo, grazie mille.›› abbandonando la reception.

Anche senza indicazioni non era difficile raggiungere l'ufficio del CEO della Happy Islands, Era necessario seguire il lungo corridoio e poi svoltare a destra, lì avrebbe trovato colui che cercava.

Entrò senza bussare, anche perché sapeva bene di essere atteso, ma c'era un altro motivo che lo spinse a non utilizzare le buone maniere. Non aveva tempo da perdere e ogni secondo che passava era per il misterioso individuo un lusso che non poteva permettersi.

‹‹Adesso qualcuno mi deve spiegare chi è quell'imbecille che ha avuto il coraggio di far arrivare uno svitato come lei qui!›› non appena l'uomo vide l'aspetto del suo interlocutore, tornò ad urlare ‹‹Ci mancava solo il supereroe misterioso oggi! Guardi che se cerca una conferenza sui fumetti ha sbagliato palazzo!›› aggiunse, con una punta di ironia.

‹‹Si calmi, non ho sbagliato luogo, sono proprio dove dovevo essere.›› rispose con molta calma l'uomo misterioso ‹‹Se mi lascia parlare, vorrei farle solo una semplice domanda, poi la lascerò in pace.›› aggiunse.

‹‹Allora spari pure e se ne vada subito dalla mia vista!›› rispose il CEO, accompagnando le parole con un gesto della mano.

‹‹Vorrei le coordinate dell'isola di un uomo.›› disse l'uomo con il mantello.

Non appena il presidente della Happy Islands udì quella richiesta, iniziò a ridere talmente forte che anche la sua segretaria fu in grado di sentirlo.

‹‹Si rende conto cosa mi sta chiedendo, sì?›› riuscì a rispondere l'uomo pochi minuti dopo aver smesso di ridere ‹‹Pensavo che anche un mentecatto lo sapesse, io non posso darle queste informazioni, mi dispiace!›› scosse il capo a destra e sinistra, poi aggiunse velocemente ‹‹Adesso che ha fatto la sua domanda idiota, se ne vada!›› tornando serio.

‹‹E se le dicessi che l'uomo che sto cercando ha delle idee in testa poco raccomandabili che potrebbero scatenare una guerra?›› nonostante le parole del CEO, l'uomo non demorse e non si mosse dall'ufficio.

‹‹Allora le rispondo che sta davvero cercando qualche conferenza sui supereroi e che lei è entrato un po' troppo nella parte.›› il tono del presidente era tornato calmo e la sua attenzione era rivolta allo schermo del computer ‹‹Inoltre se vuole convincermi con le parole allora le consiglio di smettere di perdere tempo, senza prove di certo non posso fidarmi di un tizio che piomba senza preavviso qui dentro e inizia a dire cose senza senso, le pare?››.

‹‹Ha ragione.›› replicò l'individuo misterioso, nonostante si trattasse palesemente di una domanda retorica ‹‹Ma è la fonte ad essere affidabile, o quantomeno per lei sono sicuro che lo sarà. Quello che so mi è stato riferito dalla dottoressa Lucy Edword.››.

Quelle parole colpirono così tanto il CEO della compagnia che si alzò di scatto dalla sedia, spalancando gli occhi.
‹‹Chi diavolo sei tu? E dov'è Lucy?›› domandò l'uomo con una certa foga.

‹‹Purtroppo nemmeno io ho la risposta a questa domanda, l'ho conosciuta molto tempo fa. Per la domanda che riguarda me, diciamo solo che sono un amico che le deve un favore, per questo sono qui.›› rispose l'uomo ‹‹Adesso che le ho detto tutto, può fornirmi gentilmente i dati che le ho chiesto?›› aggiunse.

Il presidente della Happy Islands abbassò il capo assumendo un'aria disperata, dopo aver fatto un sospiro, tornò a sedersi e riassunse la sua usuale espressione ‹‹Mi dispiace deluderla, ma la risposta è sempre la stessa. Per quanto mi fidi di Lucy, non posso fidarmi solo delle sue parole.›› spiegò, per poi dare una piccola speranza al suo interlocutore ‹‹Se davvero vuole quei dati, l'unica cosa che posso consigliarle di fare è trovare delle prove a sostegno della sua tesi. Così potremo dare il via alle indagini.››.

‹‹Capisco... Allora tornerò quando avrò tutto, a presto.›› quella fu l'ultima cosa che il misterioso individuo disse prima di abbandonare la stanza.

‹‹Buona fortuna.›› rispose il CEO, frase che però il suo interlocutore non fu in grado di sentire.

Davanti all'uomo si paravano adesso tre problematiche. La prima, quella più semplice da risolvere, era trovare un mezzo di trasporto per raggiungere le isole nel cielo. Punto già risolto perché i soldi non erano un problema per lui, avrebbe potuto acquistare una navicella senza restare sul lastrico.

Gli altri due ostacoli erano un po' più complicati da superare. Prima di tutto doveva trovare una scusa plausibile per visitare le varie isole fluttuanti. Gli venne in mente, dopo diversi giorni, di fingersi un addetto alla sicurezza della Happy Islands. Spesso questi individui eseguivano dei controlli nelle diverse isole per controllare che non ci fossero problemi.

L'uomo sapeva già dove andare per ottenere un documento contraffatto che fosse praticamente identico a quello originale. Perché tutti i lavoratori della compagnia avevano un pass che mostrava diversi dati, dal nome fino al gruppo sanguigno. Era una misura di sicurezza per evitare appunto dei falsi, il cui costo era più elevato di una navicella.

Il motivo del prezzo elevato non risiedeva soltanto nel sapere come creare un documento del genere in modo preciso. La tessera doveva essere analizzata da un macchinario per avere accesso alle varie isole. Il falsario doveva dunque fare in modo che tutto filasse liscio, in caso contrario la copertura dell'uomo sarebbe saltata nel giro di pochi istanti, vanificando i suoi sforzi.

L'ultimo punto era quello che gli diede più grattacapi, doveva trovare una scusa per giustificare la sua apparenza. Andare in giro con un mantello non era normale per un lavoratore della Happy Islands, il vestiario dell'uomo sarebbe potuto essere un campanello di allarme per i proprietari delle isole. Ma dopo qualche giorno gli venne un colpo di fulmine.

Sapeva che gli impiegati della compagnia durante i controlli indossavano sempre delle tute speciali. Era un modo per evitare problemi fisici, visto che le condizioni nelle isole fluttuanti erano leggermente diverse da quelle della terraferma. Avrebbe quindi utilizzato una banale scusa, il mantello non era altro che un nuovo modello di tuta protettiva.

A quel punto non dovette fare altro che preparare tutto e partire, una volta fatto ciò, prese il largo verso Solipsia. Era questo il nome della zona aerea dove erano presenti le varie isole fluttuanti. Queste ultime erano ovviamente artificiali e create dalla Happy Islands.

Visto il prezzo, non molte persone potevano permettersi un'isola volante, anche perché nel prezzo erano inclusi tutti i comfort del caso. Uno su tutti era uno strumento in grado di creare dei cloni. Questi erano esseri per buona parte meccanici che potevano essere programmati per modificarne il comportamento o le conoscenze.

Erano questi cloni, spesso e volentieri, a costituire gli unici altri esseri viventi che facevano compagnia al padrone dell'isola, colui che l'aveva acquistata. Ovviamente, trattandosi di proprietà private, poteva fare ciò che voleva dei cloni. Situazione che creò non poche storie, molte violente e a sfondo sessuale, su Solipsia.

Queste isole erano diventate un modo per permettere a chiunque di creare un proprio mondo, isolandosi da tutti gli altri. Ma non tutti utilizzavano questa tecnologia nello stesso modo. Alcune non avevano abitanti ma erano utilizzate per contenere oggetti o strumentazioni da trasportare da una parte all'altra della terra.

Le isole erano così comode e veloci che vennero usate anche come sostituti degli aerei o delle crociere. Ma anche per questi scopi, i costi erano troppo elevati per la maggior parte della popolazione.

Per aumentare i profitti e facilitare l'acquisto alle fasce medie della popolazione, la Happy Islands attuò una nuova strategia. In passato le isole avevano tutte la stessa grandezza, decisero quindi di far scegliere al consumatore lo spazio in modo tale da poter risparmiare sulla spesa finale.

Mossa che effettivamente aumentò le vendite, anche se tale tecnologia stentò a decollare e restò confinata al mondo dei ricchi.

Dopo diversi giorni di viaggio, finalmente l'uomo con il mantello riuscì a trovare un'isola fluttuante.

Prima Isola - Conoscentia

La prima cosa da fare prima di entrare nello spazioporto di un'isola era inviare un messaggio al suo proprietario ed attendere una risposta. Trattandosi di un territorio privato, nessuno era libero di poter avvicinarsi senza permesso. Nemmeno a dirlo, l'uomo non incontrò nessuna resistenza, perché nella trasmissione dichiarò subito di essere un impiegato della Happy Islands.

Riuscì così ad atterrare senza problemi sull'isola. Il porto era molto piccolo e poteva contenere al massimo cinque navicelle per uso personale. Era una grandezza standard, perché i padroni delle isole non ricevevano spesso delle visite, se non da parte di amici o, ancora più raramente, dai lavoratori della Happy Islands.

L'uomo mise i piedi sulla terra ferma dopo diversi giorni di viaggio, ma non ebbe il tempo di godersi quell'esperienza. Si recò subito verso il cancello che rappresentava l'entrata per l'isola. Alla destra di questa imponente costruzione era collocato un piccolo pannello.

Tale aggeggio era necessario per analizzare il suo tesserino da impiegato, la prova del fuoco era quindi alle porte. Se il falsario aveva fatto un buon lavoro, tutto sarebbe filato liscio, in caso contrario, il misterioso individuo avrebbe passato non pochi anni in una prigione.

L'uomo appoggiò lentamente il documento sul macchinario ed attese quelli che furono i cinque secondi più lunghi della sua vita. Un bip ed una lucina verde confermarono che il tesserino era valido, le porte della prima isola si aprirono senza incontrare resistenze, ed il misterioso individuo si lasciò andare ad un sospiro di sollievo.

‹‹Salve, signor addetto alla sicurezza, cosa posso fare per lei?›› a dare il benvenuto all'uomo fu una donna in camice bianco. Aveva un'altezza media, dei lunghi capelli neri e degli occhiali molto sottili.

‹‹Buongiorno, sono Mark Havill della Happy Islands, dovrei controllare il sistema principale della sua isola.›› rispose l'uomo, fornendo il nominativo presente sul tesserino falso.
‹‹Bene, mi segua pure, la avverto che sarà necessaria un'oretta per raggiungere la nostra destinazione, spero non sia un problema.›› disse la donna, mentre si avviava verso una vettura.

‹‹Nessun problema, è il mio lavoro, dopotutto, sono abituato a queste cose.›› ribadì l'uomo, seguendola.

Una volta che entrambi si trovarono dentro l'automobile, il cui autista era un clone, iniziarono a chiacchierare del più e del meno per ammazzare il tempo.

‹‹Il nome della sua isola è Conoscentia, suppongo che lei si occupi di ricerche scientifiche?›› il primo ad aprire bocca, dopo una decina di minuti, fu il falso addetto alla sicurezza. Domanda che nacque spontanea non solo per il nome dell'isola, ma anche per le varie strutture che aveva visto durante il percorso.

‹‹Non solo scientifiche, ma in quanti più campi possibili, medicina, sociologia, un po' di tutto.›› spiegò la donna.

‹‹E come mai ha deciso di fare ricerche su un'isola? I cloni le rendono la vita più facile dandole una mano?›› chiese, più per curiosità che per altro, l'uomo.

‹‹Beh, non posso negarlo che i cloni sono utili, ma non è stato quello il motivo principale.›› rispose la donna, aggiungendo poi ‹‹Vengo da un paese dove la sperimentazione animale è praticamente vietata, quindi per trovare una soluzione al problema, ho acquistato un'isola.››.

Dopo aver sentito quelle parole, il misterioso individuo inarcò le sopracciglia e dichiarò, quasi senza accorgersene ‹‹Non poteva semplicemente spostarsi in un altro paese? Di sicuro avrebbe speso di meno!››.

La donna si fece una risatina, prima di svelare il mistero ‹‹Ha ragione, ma quello che mi ha spinto ad acquistare un'isola probabilmente la farà sorridere.›› iniziò, per poi continuare a parlare ‹‹Vede, ci tengo molto alle mie origini, trasferendomi i meriti dei miei lavori sarebbero andati anche all'ipotetica nuova nazione dove avrei condotto i miei studi. In questo modo invece, il mio nome resterà "attaccato" al mio paese.››.

Dopo una breve pausa di riflessione, l'uomo disse ‹‹Capisco... Effettivamente non conosco molte persone come lei, così legate alle proprie radici.›› seguì una nuova pausa che durò circa un minuto, per poi riaprire nuovamente bocca ‹‹E mi tolga una curiosità, se può, utilizza i cloni anche come cavie?››.

Anche questa volta la donna rise ‹‹Me l'aspettavo una domanda del genere e la risposta è no, o meglio, non sempre. Per gli esperimenti sociali sono un ottimo campione, anche per quello medico, ma restano sempre delle macchine. Per questo diciamo che li accompagno alla sperimentazione animale per il campo medico. Inoltre, come ogni studio che si rispetti, prima o poi mi tocca utilizzare un campione umano, infatti spesso e volentieri invito delle persone provenienti dalla superficie sulla mia isola.›› spiegò.

‹‹Il ragionamento fila... Le chiedo scusa per la domanda stupida, ma sa, non sono molto esperto di questo campo.›› ribadì l'uomo.

‹‹Si figuri, è normale per chi non fa parte del nostro mondo.›› rispose la donna che, dopo una breve pausa, tornò a parlare ‹‹Adesso posso fargliela io una domanda, se non sono indiscreta?››.

‹‹Certo, chieda pure.›› replicò il falso addetto alla sicurezza.

‹‹Perché indossa quel mantello? Me lo sono chiesto dal primo momento che l'ho vista...›› dichiarò la donna, spostando il suo sguardo verso l'interlocutore.

‹‹Ah, in realtà è una nuova tuta protettiva, alcuni di noi la stanno indossando come prova. Se tutto andrà come previsto, a breve si darà il via alla produzione di massa e tutti ne avranno uno.›› spiegò il falso addetto alla sicurezza, utilizzando la scusa che si era inventato prima di partire.

‹‹Wow, che storia!›› esclamò la donna, senza nascondere la sua emozione ‹‹Ricordo ancora la prima volta che hanno fatto un controllo alla mia isola. Le prime tute erano così grandi e scomode che per gli addetti risultava difficile addirittura camminare normalmente!››.

‹‹Quello è stato il motivo principale che ci ha spinti a trovare soluzioni alternative al problema.›› ribadì l'uomo.

‹‹E come si trova con questa nuova tuta?›› la donna pose un nuovo quesito al suo interlocutore.

‹‹Molto bene, sembra quasi di non avere nulla addosso. Secondo me presto arriverà l'ok anche dai piani alti, anche altri miei colleghi sono rimasti positivamente sorpresi.›› disse il falso addetto alla sicurezza.

Presi dalle chiacchiere, non si resero conto di essere ormai arrivati a destinazione. I due, senza perdere altro tempo, si recarono nella stanza dove era collocato il sistema principale dell'intera isola. Questo luogo era in pratica il cuore pulsante che permetteva a tutte le parti del sistema di funzionare senza problemi.

Per questo motivo tale luogo era saturo di sistemi di sicurezza, non c'erano solo dei cloni a sorvegliare l'area, ma anche telecamere ed altri sistemi più difficili da notare ad una prima occhiata. Grazie alla sua messa in scena però, l'uomo riuscì ad entrare senza dover ricorrere a metodi più rischiosi.

Nonostante l'importanza che ricopriva, la stanza era in realtà abbastanza piccola, era presente, oltre al macchinario per creare i cloni, un altro aggeggio più grande che fungeva da generatore. Quest'ultimo permetteva all'isola di fluttuare, muoversi o restare immobile, inoltre forniva l'elettricità all'intero luogo.

Il falso addetto alla sicurezza non doveva fare altro che prendere un tablet, collegare il filo che pendeva da tale strumento sul generatore e dare il via al test. Per completare l'opera, dovette eseguire la medesima azione anche sul macchinario per creare i cloni. Questo attrezzo era composto da un cilindro di vetro al cui fianco era presente un computer. Quest'ultimo era necessario per scegliere le caratteristiche che il nuovo clone avrebbe avuto.

‹‹Bene, i controlli sono tutti positivi, non ci sono problemi per fortuna.›› dichiarò l'uomo una volta aver completato tutte le analisi.

‹‹Meno male... A questo punto non mi resta che accompagnarla allo spazioporto, suppongo.›› ribadì la donna.

‹‹Certo, spero di non averle rubato troppo tempo, signorina Wong.›› replicò l'uomo, che aveva scoperto il cognome dell'interlocutrice durante le analisi fatte alle apparecchiature.

‹‹Scommetto che non se l'aspettava, un cognome asiatico per una come me. Ma le svelo subito l'arcano, mi hanno adottata.›› la donna non attese nemmeno l'eventuale domanda.
‹‹Non era tenuta a dirmelo...›› l'uomo si sentì quasi in colpa ad averla salutata utilizzando il suo cognome.

‹‹Non si preoccupi, non ho motivi di nascondere le mie origini, come le ho detto ci tengo a queste cose. Ma adesso andiamo, suppongo che avrà altre isole da visitare.›› dichiarò Wong, prima di tornare sull'automobile.

Mentre i due erano nella vettura, il falso addetto alla sicurezza ebbe un'ultima domanda da porre alla sua interlocutrice ‹‹Per caso conosce un uomo chiamato Willy Vegas?››.

‹‹Willy Vegas? No... Non mi sembra... Se è il proprietario di un'isola, non posso aiutarla, perché non ne conosco molti. Io uso la mia come lavoro, quindi difficilmente entro in contatto con altri padroni.›› rispose la ricercatrice.

L'uomo non poté far altro che abbassare il capo in segno di sconfitta ‹‹Capisco, grazie lo stesso.›› disse.

Una volta raggiunto lo spazioporto, i due si divisero ed il falso addetto alla sicurezza continuò la sua ricerca. Anche questa volta impiegò svariati giorni per trovare una nuova isola, ma non era un problema. La sua navicella era piena di scorte, inoltre poteva sempre tornare sulla terra per fare il pieno.

Seconda Isola - Lussuria

L'uomo seguì anche in questo caso tutte le precauzioni necessarie, ma in modo più tranquillo e rilassato. La prima visita si era conclusa egregiamente ed era sicuro che anche questa volta non avrebbe riscontrato problemi. Una volta avvicinatosi al dispositivo necessario a convalidare il suo tesserino, lesse il nome della seconda isola.

Per questo motivo non rimase troppo colpito quando, una volta aperto il cancello, a dargli il benvenuto si palesò un uomo nudo. Nonostante il suo aspetto fisico fosse gradevole, alto, muscoloso e dalla folta chioma, la situazione mise

leggermente in imbarazzo il falso addetto alla sicurezza.
‹‹Benvenuto! Non mi aspettavo un nuovo controllo dopo nemmeno un mese, ma posso immaginare che con la sicurezza non è il caso di andarci leggeri.›› furono le prime parole che l'uomo nudo rivolse al nuovo arrivato. Il padrone dell'isola conosceva già l'identità dell'uomo grazie al marchingegno che controlla il tesserino degli addetti alla sicurezza.

Quest'ultimo invia anche un profilo di coloro che stanno per entrare nell'isola direttamente al suo proprietario.
‹‹Mi dispiace disturbarla, ma ha ragione. Basta anche un minimo problema e l'intera isola potrebbe schiantarsi al suolo.›› rispose, dopo qualche secondo di esitazione, l'uomo misterioso.

‹‹Bene, proseguiamo senza indugi allora, così entrambi saremo presto liberi.›› disse l'uomo nudo, salendo su una vettura.
Nel giro di nemmeno cinque minuti, il falso addetto alla sicurezza poté osservare con i suoi occhi ciò che Lussuria aveva da offrire. Nonostante fossero presenti diversi palazzi, anche in mezzo alle strade c'erano persone che facevano l'amore come se fosse una cosa normale.

Era difficile per lui capire se si trattasse solo di cloni o se ci fossero anche umani in quell'orgia di sudore e liquido seminale, ma il padrone del luogo sfatò ogni dubbio, accompagnando le parole ad un sorriso ‹‹Spero che il comportamento dei miei cloni non urti la sua sensibilità, signor Havill.››.

‹‹Si figuri, è il mio lavoro, sono abituato a vedere cose del genere. Inoltre qui è lei che comanda, è libero di fare ciò che vuole.›› replicò l'uomo con il mantello, osservando il suo interlocutore.

Fu a quel punto che il padrone dell'isola si accorse dell'aspetto del falso addetto alla sicurezza ‹‹Che strano... Come mai non riesco a vedere bene il suo volto? Nasconde qualcosa sotto quel mantello?›› chiese, grattandosi il mento con il dito indice.

L'uomo non si fece cogliere alla sprovvista perché aveva una scusa pronta ‹‹Ah, è normale, questa è la nuova tuta della Happy Islands. Sotto al cappuccio c'è un piccolo casco.›› spiegò, picchiettandosi la testa. Gesto che creò un rumore metallico, un modo per provare ciò che aveva detto.

‹‹Capisco, ora che mi ci fa pensare anche io e mia moglie abbiamo indossato delle tute nei primi giorni sull'isola. Meno male che in una settimana ce li siamo tolti da dosso, erano di un fastidio!›› ribadì l'uomo nudo, ridendo.

‹‹Ah, ha anche una moglie?›› le parole uscirono dalla bocca del falso addetto alla sicurezza quasi automaticamente. Dopo essersi reso conto di ciò, l'uomo si coprì la bocca con la mano destra.

Reazione che fece sorridere il padrone dell'isola ‹‹Oh, non si preoccupi, posso immaginare che dopo lo spettacolo che ha visto si sia fatto una certa idea di me.›› disse, aggiungendo poi ‹‹Ma non ho creato questa isola per avere a disposizione dei cloni di sesso femminile tutte per me.››.

‹‹Quindi anche sua moglie...›› il falso addetto alla sicurezza non ebbe il coraggio di terminare la frase.

‹‹Sì, vede, noi siamo da sempre stati onesti l'uno con l'atra, ci è sempre piaciuto il sesso e non l'abbiamo mai nascosto. Questa isola è un modo per soddisfare i nostri bisogni, per così dire.›› spiegò l'uomo nudo.

‹‹E come la mette con la gelosia?›› a quel punto, l'uomo con il mantello non ebbe motivi nel trattenersi con le domande.

‹‹Non siamo gelosi, abbiamo messo subito le cose in chiaro, sennò non avremmo mai iniziato. Per noi fare sesso con gli altri è solo questo, sesso, nient'altro, un atto di gola, come quando si mangia qualcosa senza avere davvero fame.›› dichiarò il padrone dell'isola.

Il falso addetto alla sicurezza trovava quel modo di pensare difficilmente applicabile, almeno per il suo punto di vista e per il suo carattere. Ma non era lì per pensare a questi problemi, quindi smise di fare domande. Inoltre il tempo era ormai terminato perché erano arrivati a destinazione.

Anche questa volta l'uomo misterioso analizzò l'intero sistema dell'isola, non riscontrando problemi. Anche il sistema per creare i cloni era perfettamente funzionante, a quel punto i due poterono tornare allo spazioporto. Ma, prima di partire, pose anche all'uomo nudo la stessa domanda che aveva fatto alla Wong ‹‹Per caso ha mai sentito parlare di un uomo chiamato Willy Vegas?››.

‹‹Mi lasci pensare... No, non mi sembra...›› rispose il padrone dell'isola dopo aver pensato per qualche minuto.

Al falso addetto alla sicurezza non restò che tornare in viaggio, sperando di arrivare finalmente a destinazione.

Terza Isola - Jager

Questa volta l'uomo non dovette aspettare molto per trovare una nuova isola, dopo quasi un giorno e mezzo di viaggio riuscì a mettersi in contatto con un nuovo padrone.

Atterrando allo spazioporto si rese subito conto di trovarsi in un luogo diverso da quelli che aveva visitato in precedenza.

Erano infatti presenti diversi armamenti di medie dimensioni. Non essendo un esperto, l'uomo non poteva sapere se fossero funzionanti oppure no. Visione che gli fece ben sperare, forse aveva finalmente raggiunto il suo obiettivo.

Velocemente lasciò che il dispositivo controllasse l'autenticità del tesserino per far spalancare il cancello che gli avrebbe permesso di scoprire l'identità del nuovo proprietario dell'isola.

Ma le speranze vennero subito abbandonate quando a dargli il benvenuto si presentò una donna in tuta mimetica. Non stava cercando una donna, quindi sapeva perfettamente che il suo viaggio non era ancora terminato.

‹‹Salve, lei è della Happy Islands vero? Mi segua.›› diversamente dagli altri, la donna andò subito dritto al sodo con una frase veloce e lapidaria. Non attese nemmeno una risposta dal suo interlocutore per salire sulla vettura, ma non ne aveva nemmeno bisogno.

Anche l'automobile era diversa da quelle su cui era stato, somigliava a quelle macchine che si utilizzavano nei safari, senza vetri e senza tettuccio. Quella non era l'unica differenza, notò infatti che sul retro c'erano diverse pistole, alcune erano molto antiche, come quelle che utilizzavano le pallottole.

‹‹Ah, prima che si preoccupi, le armi che ha visto allo spazioporto non funzionano, sono solo ornamentali.›› ribadì la donna, senza ricevere una domanda da parte dell'uomo.

‹‹Ma io non le ho chiesto nulla, chi acquista un'isola può fare quello che vuole senza rendere conto a nessuno.›› disse il falso addetto alla sicurezza.

‹‹Lo so benissimo, ma sono anche consapevole dell'impressione che possa dare uno spettacolo del genere. Mi hanno tenuta sott'occhio per diversi mesi proprio per la mia passione.›› spiegò la donna che, con un gesto della mano, intimò al guidatore di fermarsi.

‹‹La sua passione? Cioè le armi?›› chiese l'uomo, che venne però zittito dall'interlocutrice.

‹‹No, adesso lo scoprirà, ma stia zitto.›› parlò a bassa voce la padrona dell'isola, imbracciando un fucile di precisione.
Nel giro di cinque minuti la donna prese la mira, spostò la canna verso destra e premette il grilletto, facendo riecheggiare nei dintorni il rumore del proiettile appena sparato. Con un altro gesto, la padrona comandò al guidatore di avvicinarsi al punto dove aveva appena sparato.

Sul luogo era visibile il corpo di un clone senza vita, nonostante fossero esseri meccanizzati, non mancava una pozza di liquido rosso, che non era però sangue. La visione non turbò troppo l'uomo, che era ben consapevole delle origini di quell'essere. Nemmeno il guidatore, lui stesso un clone, sembrava essere preoccupato della sorte di un suo simile.

‹‹Ah, questo furbastro pensava di farla franca, ma non sa con chi ha a che fare!›› ribadì, tutta contenta e sorridente, la donna, mentre tagliava la testa del clone appoggiandola in seguito sul sedile alla destra del guidatore.

‹‹Quindi è un'amante della caccia, mi sembra di capire.›› disse il falso addetto alla sicurezza, che ormai aveva ben chiara la situazione.

‹‹Esatto, ho creato questo posto per mettere alla prova i cloni e la loro capacità di adattamento. In pratica è un territorio di caccia a cielo aperto e senza regole, l'unico scopo è sopravvivere.›› spiegò la donna, mentre disse all'autista di riprendere il viaggio.

L'uomo rimase leggermente sorpreso da quella descrizione, tanto che non poté fare a meno di chiedere ‹‹Senza regole? Quindi i cloni non sono programmati in modo tale da non farle del male?››.

‹‹Certo che no, sennò come mi divertirei? Inoltre sapendo che la mia vita è in pericolo mi rende più abile e attenta, invece con una regola che mi permettesse di stare tranquilla mi sarei annoiata.›› dichiarò la padrona, sorridendo.

‹‹E non ha paura di...›› anche questa volta il falso addetto alla sicurezza venne interrotto prima del tempo.

‹‹Morire? Certo che ho paura, ma sono una cacciatrice, io vivo in questo modo. Per me non c'è modo migliore per sentirmi viva che mettere a repentaglio la mia vita. E' così che riesco ad apprezzare anche i piccoli momenti.›› rispose la donna.

‹‹Però se davvero dovesse morire per mano dei cloni nessuno lo saprà, o almeno non subito.›› disse l'uomo, aggiungendo poi ‹‹Questo non la spaventa?››.

Dopo essersi fatta una risata, la padrona dell'isola rispose ‹‹La solitudine è proprio l'ultima cosa che mi preoccupa! Ho vissuto per anni da sola e non me ne sono mai pentita!››.

Dopo una breve pausa, il falso addetto alla sicurezza tornò a parlare, con un tono più basso ‹‹Lo so che farò la figura del vigliacco ma a questo punto sorge spontanea una domanda, posso fare il mio lavoro senza rischiare di perdere la vita?››.

Prima di rispondere, la donna diede una pacca sulla spalla al suo interlocutore ‹‹Non si deve preoccupare, mio caro, ho tutto sotto controllo. Ho programmato i cloni in modo tale da prendersela solo con me e di non nascondersi in certe aree. Quindi può dormire sonni tranquilli.››.

‹‹Lo spero, non vorrei che siano le ultime parole famose prima di assistere ad una sorta di ribellione dei cloni...›› ribadì in seguito l'uomo.

Dopo un'altra grossa risata, la padrona dell'isola disse ‹‹Ha visto troppi film sui robot che si ribellano probabilmente! Questa è la vita reale però, lo sa bene che questi cloni non possono ribellarsi, si può dire che non abbiano nemmeno una coscienza alla fine.››.

Parole che non erano poi così lontane dal vero, infatti riuscirono a tranquillizzare il falso addetto alla sicurezza. Dopo nemmeno cinque minuti, la macchina si fermò ed i tre furono a destinazione.

‹‹Siamo già arrivati?›› chiese l'uomo, inarcando le sopracciglia. Di solito i tempi per raggiungere il sistema principale di un'isola erano più lunghi.

‹‹Ho avuto la brillante idea di non costruire la stanza troppo lontano dallo spazioporto. Sa com'è, la mia isola non è dicerto molto sicura, vista la natura dei suoi abitanti.›› spiegò la donna, sorridendo.

Il falso addetto alla sicurezza non poté che concordare, ma per evitare problemi si mise subito all'opera senza perdere altro tempo. Una volta controllato tutto, confermò che anche questa isola era esente da problemi. La donna poteva continuare tranquillamente a cacciare i suoi cloni.

Tornati allo spazioporto, prima di salire sulla navicella, l'uomo pose alla donna la stessa domanda che aveva fatto anche agli altri ‹‹Per caso conosce un certo Willy Vegas?››.

La padrona dell'isola inarcò le sopracciglia, prima di parlare ‹‹Vegas? Sì, lo conosco, perché me lo chiede?››.

Senza attendere oltre e senza nascondere una certa fretta ed agitazione, il falso addetto alla sicurezza subito sparò un secondo quesito ‹‹Perché ho urgenza di controllare la sua isola, i miei superiori mi hanno comunicato che potrebbero esserci dei problemi.›› dopo una breve pausa aggiunse ‹‹Per caso potrebbe darmi le sue coordinate?››.

‹‹Certamente, gliele invio sul suo tablet, se non è un problema.›› rispose la donna, prendendo uno strumento simile ad uno smartphone dalla tasca e pigiando dei tasti.

Un suono allertò l'uomo che i dati erano arrivati, ma prima di lasciare il luogo ebbe un'ultima domanda da porre alla sua interlocutrice ‹‹Se non sono indiscreto posso chiederle come mai lo conosce?››.

‹‹Non è che lo conosco da molto, ci siamo solo visti una volta, un paio di settimane fa. Era interessato alla mia passione per la caccia e per le armi, e voleva saperne di più a riguardo.›› dopo una breve pausa, la padrona aggiunse ‹‹Mi ha lasciato le coordinate della sua isola perché voleva parlarmi di qualcosa in privato, ma non ci sono ancora andata. Sinceramente dubito che ci andrò, non lo conosco nemmeno quel tizio!››.

‹‹Capisco... Beh, la ringrazio per la sua disponibilità.›› disse il falso addetto alla sicurezza, prima di salire sulla sua astronave.

‹‹Di nulla, buona giornata.›› replicò la donna.

Finalmente, dopo tre isole e ormai quasi tre settimane di viaggio, l'uomo stava per raggiungere la sua meta. Non sapeva però cosa avrebbe incontrato in quel luogo, motivo che lo spinse ad equipaggiarsi a dovere. Nascose infatti una pistola elettrica sotto al mantello per sentirsi al sicuro.

Stando alle coordinate, ci sarebbero voluti due giorni per arrivare sull'isola di Willy Vegas, il falso addetto alla sicurezza poteva dunque riposare prima di raggiungere l'ultima isola che avrebbe visitato su Solipsia.

Quarta Isola - Utopia

L'uomo aveva finalmente raggiunto quella che sarebbe stata la sua ultima destinazione. La nuova isola era diversa dalle altre, cosa che si poteva notare già dallo spazioporto, che era molto più grande, anche se vuoto. Erano anche presenti dei cloni intenti a lavorare, a quanto pare il padrone dell'isola non era ancora contento con il risultato finale di quel porto spaziale.

In ogni caso, l'uomo non diede troppo peso a questi dettagli e subito si recò verso il marchingegno che avrebbe analizzato il suo tesserino. Anche in questo caso tutto filò liscio come l'olio ed il cancello si aprì. Prima di entrare nell'isola, osservò il nome di quest'ultima, che era "Utopia".

Anche l'interno era totalmente diverso da quanto aveva osservato fino ad ora, non solo erano presenti palazzi molto grandi, ma l'intera isola era costruita con i pezzi più recenti sul mercato. Qualsiasi cosa, dal semplice cassonetto della spazzatura, disponeva di un microcomputer. Era in pratica una vera e propria isola elettronica.

‹‹Benvenuto nella mia umile isola, signor Havill! Suppongo che lei sia qui per effettuare dei controlli, non è così?›› disse, non appena il cancello si aprì, un uomo, spalancando le braccia.

Era lui, Willy Vegas, l'individuo che stava cercando da molto tempo, quasi più di un anno ormai. Quella visione lo lasciò senza parole, prima di rispondere infatti ci impiegò qualche secondo ‹‹Sì, sono io ed ha ragione, sono qui per controllare il sistema principale.››.

‹‹Allora venga pure, l'accompagno!›› replicò l'uomo, salendo per primo sulla vettura. Anche l'automobile era di un modello più avanzato rispetto a quelle che possedevano gli altri padroni. Disponeva anche della guida automatica, infatti non c'era nessun clone a fare da autista.

Durante il viaggio, il falso addetto alla sicurezza non poté fare a meno di osservare l'esterno. Sembrava tutto perfetto, con cloni che sembravano vivere una vita normale, pulizia totale e tecnologia all'avanguardia. Il nome dell'isola calzava proprio a pennello per quel luogo.

‹‹Sorprendente, non è vero?›› ribadì, come un fulmine a ciel sereno, Willy.

‹‹Devo proprio ammettere che non ho mai visto un'isola del genere. Posso sapere come utilizza i cloni?›› domandò l'uomo misterioso, continuando ad osservare fuori dal finestrino.

‹‹Come dei normali esseri umani, tranne qualcuno, una stretta minoranza, che svolgono ruoli di ricerca. Ma anche loro vivono normalmente.›› spiegò l'uomo.

‹‹Ricerca? Sta facendo qualche studio?›› chiese, più per curiosità che per altro, il falso addetto alla sicurezza.

‹‹Diciamo di sì. Come saprà il nome della mia isola è Utopia e la ricerca ha come fine ultimo quello di creare un luogo in cui tutti gli umani possano vivere felicemente e senza sofferenze. Per questo faccio vivere i cloni come persone normali, per raccogliere dati e perfezionare il possibile.›› svelò Willy.

‹‹Uno scopo nobile, non c'è che dire!›› esclamò l'uomo con il mantello.

‹‹Lo so, ma lo faccio perché anche io ho sofferto in passato, e non voglio che altri passino ciò che ho passato io.›› dichiarò l'uomo, sforzandosi di mantenere il sorriso che dall'inizio aveva sempre tenuto stampato sul volto.

‹‹Quindi in futuro sulla sua isola vivranno degli umani?›› il falso addetto della sicurezza fece un'altra domanda senza indagare sul passato del suo interlocutore.

‹‹Questo è il piano, presto aprirò le porte a tutti coloro che ne hanno bisogno, ormai sono nelle fasi finali. Credo che nel giro di tre mesi sarà tutto pronto!›› Willy, dopo la risposta, tornò sorridente come prima.

‹‹Lo so che sarò indiscreto ma... E' sicuro di riuscire a mantenere tutti? Soprattutto economicamente...›› una nuova domanda sbucò dalla bocca dell'uomo misterioso.

‹‹Oh, non si preoccupi, a me piace parlare, poi non è una domanda così maliziosa!›› disse l'uomo, per poi aggiungere ‹‹Vede, in passato ho messo da parte una grande somma di denaro grazie ad una scoperta prodigiosa. Dopo aver goduto dei frutti del mio lavoro, ho deciso di condividerli anche con i meno fortunati.››.

‹‹E' molto generoso da parte sua, spero che il suo piano abbia successo allora!›› replicò, fingendo entusiasmo, il falso addetto alla sicurezza. Dopotutto sapeva bene che le sue parole di gentilezza nascondevano altro, ma doveva mettere le mani su delle prove, per poterlo fermare in tempo.

‹‹Lo spero anche io... L'umanità ha bisogno di aiuto per migliorare la sua condizione, ed io gliela darò!›› le parole di Willy sembravano quasi uno slogan.

Frase che però non ebbe effetto sull'uomo misterioso, continuò infatti ad osservare l'esterno come se non avesse sentito nulla. Silenzio imbarazzante che invase la vettura per tutto il tempo necessario ad arrivare al sistema principale, ovvero una decina di minuti.

‹‹Siamo arrivati!›› tuonò Willy non appena la vettura si fermò, uscendo velocemente dalla macchina.

Come il resto dell'isola, anche l'interno della stanza dove era presente il sistema principale era molto più grande rispetto alle altre. Erano anche presenti diverse stanze, tra cui un bagno. Il falso addetto alla sicurezza profittò di quest'ultimo luogo per rinfrescarsi un attimo.

‹‹Prima di iniziare l'analisi posso utilizzare i servizi igienici?›› chiese, utilizzando un termine non troppo rude per indicare la stanza di cui aveva bisogno.

‹‹Ci mancherebbe altro! L'aspetto qui!›› esclamò felicemente l'uomo.

Una volta entrato nel bagno, l'uomo misterioso fece un lungo sospiro e si avvicinò allo specchio. Si tolse il casco e l'immagine riflessa svelò la sua vera identità, non era un uomo, ma bensì una donna, dai lunghi capelli biondi. Prima si rinfrescò il volto, poi utilizzò il bidet e, una volta fatto tutto, uscì dalla stanza.

Aveva bisogno di quei secondi per uscire dal personaggio, perché Willy era suo marito, rivederlo dopo tanti anni per lei era un colpo al cuore. Ma il suo scopo la costringeva ad indossare, sia fisicamente che metaforicamente, una maschera.

Il casco era anche munito di un modificatore vocale che mascherava la voce della donna cambiandola in quella di un uomo. Cosa che in questa situazione creava un certo stress.

Una volta finita la pausa, la donna tornò a lavoro ed analizzò il sistema principale dell'isola Utopia. Anche se in realtà non c'erano problemi, il falso addetto alla sicurezza mentì dicendo ‹‹Oh, mi dispiace, signor Vegas, ma ho riscontrato un errore e sembra abbastanza grave, devo intervenire subito.››.

‹‹Spero solo che l'isola non si schianterà al suolo!›› ribadì, senza nascondere una certa preoccupazione, l'interlocutore.

‹‹No, non si preoccupi, c'è solo un inconveniente, probabilmente impiegherò un paio di giorni per mettere tutto a posto.›› spiegò la donna, continuando ad operare sul suo tablet.

‹‹Non dica altro, può restare nella mia isola per tutto il tempo necessario e anche di più! Se vuole le mostro subito la sua stanza.›› rispose Willy, abbandonando la preoccupazione che aveva poc'anzi.

‹‹La ringrazio, ma voglio mettermi subito al lavoro per risolvere tutto al più presto.›› dichiarò il falso addetto alla sicurezza, spostando il suo sguardo dal tablet all'interlocutore.

‹‹Va bene, allora verso ora di cena un clone penserà a lei. Adesso la lascio lavorare, ci vediamo dopo!›› disse l'uomo, prima di salutare la donna con un gesto della mano e lasciare la stanza.

Ora che era da sola, il falso addetto alla sicurezza poteva analizzare a dovere il sistema principale, dove forse avrebbe potuto trovare qualche traccia dei suoi piani. Ma non ebbe fortuna, nonostante avesse effettuato un'analisi completa di ben tre ore, non trovò nulla.

Ebbe più fortuna analizzando il macchinario per creare i cloni, notò che questi ultimi erano stati sviluppati utilizzando un codice particolare, che non era però in grado di decifrare con gli strumenti che aveva al momento. Restava comunque un traguardo, una volta raggiunta la navicella avrebbe potuto scoprire meglio cosa nascondeva quel mistero.

Pochi minuti dopo aver finito, si palesò nella stanza un clone, a quanto pare era arrivato il momento di cenare.

‹‹Mi segua, il signor Vegas vuole incontrarla prima di cena, vuole ringraziarla per il suo lavoro.›› disse il clone.

I due salirono su un'altra vettura, che non disponeva della guida automatica, per raggiungere il luogo dell'incontro. Si trattava del palazzo più alto dell'intera isola, probabilmente era quella la casa o comunque il luogo dove Willy passava più tempo tra lavoro ed altro.

Anche l'interno della struttura era molto spazioso, effetto che probabilmente veniva amplificato dai pochi cloni presenti. La donna non ebbe però molto tempo per osservare la zona, perché l'accompagnatore si muoveva velocemente e quasi la trascinò verso l'ascensore.

Arrivati al ventesimo piano, i due dovettero percorrere un lungo corridoio per arrivare al luogo designato. La porta davanti alla quale si erano fermati riportava, su una targhetta di colore giallo, il nome di Willy Vegas.

‹‹Questo è l'ufficio personale del signor Vegas, prego, si accomodi.›› ribadì il clone, facendosi da parte.

La donna entrò così nella stanza, notando subito che, diversamente da quanto visto fino a quel momento, non era maestosa come si aspettava. Anzi, era praticamente spartana, con una scrivania sulla quale era presente un computer e dei portadocumenti appoggiati alla parete.

‹‹Prego, si sieda pure!›› disse Willy non appena il falso addetto alla sicurezza fece il suo ingresso.

‹‹Grazie.›› ribadì la donna seguendo le direttive del suo interlocutore.

‹‹Sono io a doverla ringraziare per il lavoro che sta svolgendo! Se non fosse arrivato in tempo chissà cosa sarebbe successo!›› dichiarò l'uomo, sorridendo.

‹‹Non mi deve ringraziare, è il mio lavoro, ma ha ragione sul resto, è stato fortunato che ci fossi io nei paraggi!›› il falso addetto della sicurezza fece un cenno di assenso con il capo.

‹‹Bene, ma adesso avrei una domanda da farle, se non sono indiscreto.›› disse Willy, che era pronto a cambiare argomento.

‹‹Certo, mi dica.›› rispose la donna.

‹‹Hai intenzione di continuare ancora a lungo con questa sceneggiata?›› dopo aver posto questa domanda, il solito sorriso dell'uomo lasciò il posto ad un ghigno sinistro.

Il falso addetto alla sicurezza rimase in silenzio per qualche secondo, prima di riuscire a dire qualcosa ‹‹Cosa vuole dire scusi?››.

‹‹Non fare finta di niente, mia cara mogliettina, lo specchio che c'era in bagno aveva una telecamera, ho visto il tuo dolce volto. Non hai idea di quanto mi sia mancato...›› mentre Willy ribadiva ciò, si alzò dalla sedia ed iniziò a camminare lentamente verso la sua interlocutrice.

La donna, capendo che la sua copertura era saltata, tentò di alzarsi e scappare velocemente, ma non riuscì nemmeno a muoversi che un dolore acuto le fece perdere i sensi. Il clone che l'aveva accompagnata fino a lì l'aveva colpita con un'arma stordente.

Quando la donna riaprì gli occhi, la prima cosa che vide furono dei cloni in piedi ad osservarla. Guardandosi intorno si rese conto di trovarsi in una chiesa e di essere completamente nuda. Ma la parte più preoccupante era un'altra, la donna era legata ad una sedia e non riusciva a liberarsi.

‹‹Vedo che ti sei svegliata, finalmente!›› le parole, che rimbombavano per tutto il luogo, provenivano dalla bocca di Willy.

La donna cercò di urlare, solo allora si rese conto di essere anche imbavagliata. Iniziò quindi a produrre dei mugolii incomprensibili ed a muoversi a destra e a manca.

‹‹Non ti preoccupare, amore mio, presto sarà tutto finito.›› ribadì l'uomo, accarezzando la testa della moglie.

‹‹Fratelli e sorelle, questa è la famosa dottoressa Lucy Edword, mia moglie, è venuta qui per fermare il mio piano, quello di voler creare un mondo perfetto.›› disse Willy, rivolgendosi ai cloni.

Questi ultimi iniziarono a sbraitare contro la donna e a lanciare insulti di vario tipo, sembravano inoltre pronti a passare alle mani.

‹‹Lei non è in grado di capire che per raggiungere la perfezione, bisogna ripulire il lerciume che infesta la nostra società. La stessa spazzatura che ha ucciso la nostra secondo genita, un angioletto senza colpe!›› continuò a parlare l'uomo, senza mai togliere lo sguardo da sua moglie.

Ad ogni parola di Willy, i cloni sembravano agitarsi sempre di più, quasi come se fosse in grado di ipnotizzarli.

‹‹E la cosa buffa è che utilizzerò proprio un'invenzione che abbiamo creato insieme, l'isola fluttuante, per portare a termine il mio compito. Probabilmente vuole fermarmi più per i sensi di colpa che per altro, non è vero, tesoro?›› ribadì l'uomo, accarezzando questa volta la guancia sinistra della donna.

Quest'ultima si limitò a spostare il capo per non farsi toccare, azione inutile, perché le sue capacità di movimento erano molto limitate.

‹‹Aveva ideato le isole fluttuanti per permettere a chiunque di creare il suo mondo perfetto, ed è quello che sto facendo! Hai creato tutto questo per rendere ogni uomo un sovrano, ma si sa, i sovrani hanno sempre grandi ambizioni!›› dichiarò Willy, ridendo.

‹‹Le darò però un'ultima possibilità. Adesso la lascerò libera di esprimersi, se si unirà a noi, la sua vita sarà salva, altrimenti, la purificheremo con il sacro fuoco!›› non appena esclamò queste parole, dal nulla apparve un clone con un indumento particolare, sembrava una veste cerimoniale.

Questo impugnava nella mano destra una torcia con una fiamma accesa.

L'uomo tolse quindi il bavaglio alla moglie, che poté finalmente prendere fiato, ma la visione di quella fiamma e le parole appena ascoltate la bloccarono, tanto che iniziò anche a tremare.

‹‹Allora? Cosa hai intenzione di fare?›› domandò Willy, che aveva sul volto ancora quel ghigno sinistro.

Lucy non disse nulla, semplicemente sputò sul viso suo marito, quest'ultimo, dopo essersi asciugato, si avvicinò all'orecchio della donna e disse, a bassa voce ‹‹Questo sarà il tuo ultimo errore. Ti avevo detto fin dall'inizio di unirti a me per creare un mondo migliore, ma tu hai sempre rifiutato. Se non puoi avere qualche morto sulla coscienza per raggiungere uno scopo, allora il nostro primo genito stanotte perderà sua madre.››.

Quando finì di parlare, si rivolse ai cloni, dicendo ‹‹Bene, come avete visto la strega ha rifiutato la mia gentile offerta. Fratello, procedi con il rito della purificazione!›› esclamò, facendosi da parte.

Il clone eseguì l'ordine dopo aver fatto un cenno di assenso con il capo, gettò la torica verso la sedia che iniziò a prendere velocemente fuoco. Le fiamme avvolsero la donna in poco tempo, anche perché quella non era una normale sedia. Lucy iniziò a sbraitare per il dolore, quelle urla non spaventavano i presenti, che ne sembravano invece estasiati.

Anche Willy osservò la scena sorridente, nonostante si trattasse di sua moglie non versò nemmeno una lacrima. Una volta che le ceneri presero il posto di Lucy, l'uomo urlò ‹‹Non ci fermeremo davanti a nessuno per creare Utopia!›› facendo strillare di gioia anche i cloni presenti.



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