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lavoro pubblicato sabato 4 marzo 2017
ultima lettura mercoledì 16 agosto 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

reVampire

di dariop. Letto 215 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una "medicina" in grado di trasformare i vampiri in esseri umani.C'è chi segue i desideri e chi preferisce soffocarli.Istinto e ragione. Versione completa...

PROLOGO

Una donna,piccola ma dall'aspetto piuttosto piacente,camminava a capo chino alzando ad ogni passo una nuvoletta di polvere dal terreno.Non era sola,un vegliardo in una lunga tunica bianca la seguiva a distanza ravvicinata.Il volto dell'uomo,solcato da profonde rughe,pareva sorridere quasi stesse partecipando ad una gita.La donna teneva una mano davanti al naso nel vano tentativo di proteggersi dagli odori sgradevoli che aleggiavano nell'aria.
<Dovrai abituarti>,la avvertì il vecchio
La donna tenne la bocca chiusa,probabilmente pensava che non fosse saggio aprirla e lasciare che il miasma di quel luogo le penetrasse nei polmoni.Il vecchio la guardò e si accorse che stava tremando quindi le cinse i fianchi con un braccio ossuto,tuttavia pareva tutt'altro che un gesto consolatorio.
<Siamo arrivati>,le disse.
Erano giunti in un villaggio,ove piccole casupole in legno facevano triste mostra.Vicino ad esse un paio di uomini con il volto arso dal Sole stavano lavorando in un terreno talmente roccioso che forse avrebbero fatto prima a mangiare direttamente i sassi.
Appena li videro arrivare i due lavoratori si tolsero il cappello e s'inchinarono di fronte al vecchio che doveva essere una persona piuttosto importante.Non degnarono la donna di un minimo sguardo.
<Alzatevi alzatevi>.Le parole del vecchio parevano più un ordine che un invito.<Alzatevi che il Sole è alto e il Creatore odia i fannulloni.Alzatevi e continuate a lavorare>.
I due non se lo fecero ripetere due volte e si precipitarono alle loro faccende.
La donna immaginò che gli altri abitanti del villaggio li stessero osservando al nascosto delle loro case.
<Non c'è da biasimarli>,disse il vecchio quasi le avesse letto nel pensiero.<Questa gente è abituata ad avere paura>.
La donna si rivolse al suo compagno di viaggio:<Sua eminenza,la prego>.
<Pregare me non serve a niente.Prega il Creatore piuttosto!>.
Le gambe le tremavano spasmodicamente e in men che non si dica si ritrovò distesa nella polvere.
<Tra poco me ne andrò e tu passerai qui la tua prima notte>,le disse il vecchio evitando di aiutarla ad alzarsi.<Potrebbe essere la tua ultima notte,ma anche no.Loro arrivano,oggi,domani,tra un anno,non si può sapere.Il loro scopo non è sterminarci,devono prendersi cura del cibo>.
Il vegliardo rivolse un dito in direzione del Sole e proseguì:<Quando lo vedrai rintanarsi dietro le montagne,saprai che il terrore starà per venire a farti visita,notte dopo notte.Questo è il destino di coloro che infrangono le leggi che il Creatore ha voluto donarci,questo vuol dire non far parte di V>.
Nel frattempo la donna si era rialzata a fatica e si manteneva in piedi tentando di controllare il tremolio agli arti inferiori.
<Tuttavia non sarà solo il buio che dovrai temere,mia cara.Probabilmente gli abitanti di questo villaggio ti cattureranno e ti rinchiuderanno da qualche parte.Al calare del Sole di porteranno all'esterno e ti legheranno ad un masso.Sto parlando per ipotesi sia chiaro>.
La donna stava pensando che non sembrava affatto così.
<Questa gente è sfortunata,cos'altro potrebbero fare?Tu saresti una buona vittima e il villaggio potrebbe godersi un giorno di luce in più.Triste ma logico,non credi?>.
Mentre l'anziano stava continuando a parlare,una donna era uscita da una delle catapecchie e si stava avvicinando a loro.Zoppicava vistosamente poggiando il peso del corpo sulla gamba destra.
<Benedite questo villaggio,eminenza>,disse la nuova arrivata.<Benedite questo villaggio e ogni giorno canterò le lodi al Creatore!>.Il vecchio accennò un sì col capo,ma la sua compagna di viaggio pensò che non lo avrebbe fatto.
<Torna alla tua casa,donna>,le ordinò.<Il Creatore ha in serbo grandi cose per te>.
Questa si sfiorò la fronte come per togliersi un cappello invisibile,una forma di rispetto dal risultato alquanto goffo e ritornò in casa.
Quattro uomini dal fisico asciutto e con il volto completamente glabro,privo perfino di ciglia e sopracciglia,si erano posti a semicerchio accanto al vegliardo.Indossavano una tuta di un arancione acceso e avevano una specie di frusta appesa ad una cintola di stoffa.
<Sono sempre stati con noi>,la informò il vecchio.<Si sono mantenuti a distanza,ma non ci hanno mai perso di vista.Perfino io evito di uscire nel mondo esterno senza la loro protezione.Bene donna,ora noi cinque ce ne ritorniamo alle città.Buona fortuna e che il Creatore possa perdonare il tuo peccato>.
<Aspetti!>,supplicò la donna abbandonandosi alle lacrime.<Non mi lasci qui>.
Il luogo in cui si trovavano pareva deserto,anche i due lavoratori si erano rintanati.Il giorno stava per lasciare spazio alla notte.
<Aspetti!>,ripetè la donna con la voce impastata dal pianto.<Farò qualunque cosa,ma non mi abbandoni>.
Versi innaturali stavano cominciando a levarsi da est ed il cuore della donna aveva preso a battere freneticamente.
<Qualunque cosa?>,chiese il vegliardo mostrandosi incuriosito.
La donna rispose affermativamente.
<Non ti pentirai di questa scelta?>.
La donna scosse la testa con tanta veemenza che quasi temette le si staccasse dal corpo.
<Andiamo dunque,carissima Elisa>,la invitò.<E non dimenticare che è stata una tua scelta>.
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Anthony Dulac,nonostante tenesse gli occhi chiusi,percepiva la carezza della luce solare sfiorargli le palpebre.Aveva paura.Quanto tempo era passato dall'ultima volta in cui aveva provato quell'emozione?Non avrebbe saputo dirlo.
<Forza,Anthony>,lo spronò una voce femminile.<Com'è che si dice?O la va o la spacca!>.
Facile per lei,pensò il ragazzo.La luce solare non poteva certo ucciderla.Però aveva ragione:o la va o la spacca.
Accanto a lui sentiva un vociare eccitato.Dieci,forse quindici persone.Fino a poco tempo prima avrebbe saputo riconoscere il loro sesso solo dall'odore,ma adesso...
Cosa aspetta ad aprire gli occhi?
Pazienza,signori.Pochi minuti e scopriremo se cinque anni di studi hanno portato a dei risultati.Lasciamogli il tempo di cui ha bisogno.
<Esitare non ti porterà da nessuna parte>.Ancora la voce femminile.
<Hai ragione>,ribattè Anthony.<Al massimo potrei morire,che altro?!>.
<In fondo non sei cambiato molto.Il solito sarcastico>.
Una mano gli sfiorò i capelli.<Quando tutto sarà finito,provvederò a farti una bella tinta.Questo bianco non ti dona!>.
La ragazza parlava come se lo conoscesse,ma lui non ricordava nulla del suo passato da essere umano.Non riconosceva la voce di quella femmina.
<Al tre apriamo gli occhi,ok?>.Stavolta una voce maschile.
Apriamo?Chi altri avrebbe dovuto aprirli?Maledetti scienziati...
<Sentito il dottore?>,gli bisbigliò la ragazza in un orecchio.<Al tre scopriremo se sei ancora un vampiro!>.
Anthony ripensò al momento in cui era stato catturato da quello strano gruppo di scienziati.Era passata un'ora?due ore?Immagini avvolte dalla nebbia.Corde che lo avvolgono e voci che urlano eccitate:Attenti!Non lasciate che vi morda!..Questo bastardo è tenace...Calma,ragazzi!Il siero sta facendo effetto...
Poi buio.
UNO
Aveva ripreso i sensi in una piccola stanza asettica.Accanto a lui cinque uomini,tutti sotto la quarantina d'anni.Lo osservavano nel modo in cui si osserva una bestia pericolosa ed era proprio così che si sentiva:una bestia pericolosa,ma imprigionata.
Lo avevano legato ad un lettino con delle spesse corde,forse le stesse con le quali lo avevano catturato.Aveva provato a liberarsi in ogni modo,ma le corde non avevano ceduto.Si sentiva diverso,come se gli avessero tolto qualcosa.Non riusciva più a percepire la presenza dei suoi affilatissimi canini.Avrebbe potuto tastarli con la lingua,ma esitava.
DUE
Gli uomini indossavano dei camici bianchi,forse erano scienziati o qualcosa di simile.Uno dei cinque frugò in una tasca per estrarvi un piccolo utensile appuntito.Un bisturi.
Si procurò una piccola incisione sull'indice della mano destra ed il sangue non tardò a fuoriuscire,goccia dopo goccia.
Plop...plop...plop...
Anthony vide il dito sanguinante che gli si avvicinava.Quell'uomo doveva essere un folle.Offrire un tale banchetto ad un vampiro.Forse era stato catturato da una setta di folli.
Il dito si avvicinava sempre di più.Anthony avrebbe dovuto sentirsi invadere dall'odore del sangue,invece...era come se quel nettare dal color rosso intenso non significasse più nulla per lui...
Plop...plop...plop...
Il profumo afrodisiaco del sangue non riusciva a raggiungerlo.Provò ad inspirare col naso,ma le narici non captavano alcun odore.<Cosa mi avete fatto?>.
<Ti abbiamo guarito!>.
Guarito?Da che malattia esattamente?
<Abbiamo cacciato la bestia che era in te!>.
Il lettino su cui si trovava aveva delle ruote,era una sorta di barella dunque.
Gli scienziati lo spinsero fuori dalla stanza,attraverso lunghi ed anonimi corridoi.
Anthony Dulac si sentiva come svuotato.<Dove mi state portando?>.
<Fuori!A respirare un po' di aria buona>,rispose quello che sembrava il più giovane dei cinque.
Pensò che il giovane scherzasse;erano secoli che non si respirava aria buona nella città in cui si trovavano.In quella e in nessun'altra.Poi un dubbio lo assalì.Si guardò i polsi alla ricerca di un orologio e rise di se stesso.I vampiri non avevano bisogno di orologi.
<E ora che hai da ridere?!>.
Anthony non rispose,ma provò nuovamente a liberarsi.Inutile:la forza da vampiro sembrava averlo abbandonato.
<Che ore sono?>,chiese.
La risposta non tardò ad arrivare.<Sono le quindici di uno splendido mercoledì assolato>.
Anthony cominciò ad agitarsi.<I miei occhi sono estremamente sensibili alla luce del Sole!Mi scoppieranno nelle orbite.Fermatevi,maledetti stronzi!>.
Poi pensò che forse era proprio quello che volevano.Lasciare che la luce del Sole lo uccidesse al posto loro.Qui nessuno si sporca le mani,giusto ragazzi?
<Voi umani...>,fece per dire Anthony.
<Voi umani?!>,ribattè uno dei cinque.<Perchè tu cosa saresti?>.
<Io sono un vampiro>.
<Ne sei proprio sicuro?>.
Stava per rispondere,ma venne zittito.
<Stiamo per uscire.Il momento della verità>.
Anthony Dulac chiuse gli occhi.Non li avrebbe aperti per niente al mondo.Se quegli umani lo volevano morto,avrebbero dovuto ucciderlo con le loro mani.
<Noi ti abbiamo salvato e tu ci ripaghi così?>.
Salvato?E da cosa esattamente?
<Non importa.Fuori c'è qualcuno che te li farà riaprire!>.
La carezza della luce solare cominciò a sfiorargli le palpebre.Aveva paura.Tastò con la lingua,come per trovare conforto nei suoi canini da vampiro.Vi trovò solo dei normalissimi canini.Normalissimi canini di un normalissimo essere umano.
La voce femminile:<Forza,Anthony!O la va o la spacca>.
TRE
Anthony Dulac aprì gli occhi.
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REVAMPIRE

Il sudore,il suo odore acre.L'odore della paura.
Riesce a sentire il battito del cuore della preda:veloce,velocissmo,simile ad un treno in corsa.Gli piace.
Ancora pochi metri e la raggiungerà.Una femmina!Probabilmente ci giocherà un po' prima di ucciderla.Prima di consumare il pasto.
La paura!Esiste profumo migliore?...Certo,quello del sangue...
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Delle mani lo scossero dolcemente,ma con decisione.Anthony Dulac aprì gli occhi con cautela,nel dubbio di trovarsi ancora all'esterno,nel dubbio che il Sole potesse ferirlo.Era all'interno,in una stanzetta,disteso su un divano marroncino.Accanto a lui,seduta su una sedia,una donna minuta lo guardava sorridendo.
<Ci hai fatto prendere un bello spavento>,gli disse.<Svenire così di punto in bianco!>.
Anthony riconobbe la voce della femmina del "o la va o la spacca".
<Svenire?>,le chiese dubbioso.
<Già!Andare,partire,svenire,pam!Non hai fatto in tempo ad aprire gli occhi che hai perso i sensi.Avresti dovuto vedere che casino.Pensavano che fossi morto,che il lavoro di tanti anni se se ne fosse andato a quel paese,ma io...>.
<Ma tu?>,la incalzò Anthony.
<Io mi sono accorta che respiravi.Semplice,no?>.
Anthony fece per alzarsi,ma il corpo sembrava non rispondergli a dovere.Aveva le membra indolenzite e la testa gli doleva terribilmente.Sgradevoli sensazioni che come vampiro non aveva mai provato.Alla fine si accontentò di mettersi seduto,guardò la femmina dai corti capelli castani che gli stava di fronte e le parlò.
<Ti rivolgi a me come se ci conoscessimo>.
<Non è forse così?>,ribattè lei.
<Non per me!>.
Anthony lasciò che il suo sguardo spaziasse per la stanza.Oltre al divano c'era un piccolo tavolo con quattro sedie (una delle quali occupata dalla femmina),un grosso baule di legno e poco altro.Era una stanza piuttosto spoglia a dire il vero.
<Sei spaesato?>.
Anthony si accorse che la donna aveva parlato.<Puoi ripetere?>.
<Ti ho chiesto se ti senti spaesato,perchè è proprio quello che sembri>.
Anthony sospirò.<Cosa vuoi che ti dica!Mi sentivo molto più a mio agio all'esterno.Il vento e la compagnia delle tenebre,la libertà!Questa stanza mi sembra una prigione>.
Il tono della voce di lei si fece più duro.<Dovrai metterti alle spalle la tua vita da vampiro,se vita si può definire e dovrai farlo presto>.
Anthony si sentiva debole e vuoto,si passò la lingua sui denti,quasi convinto di trovare canini appuntiti,ma così non fu.Sospirò nuovamente.
<Perchè io?>,le chiese.
<Necessitavamo di una cavia per i nostri esperimenti e abbiamo preso il primo che capitava.Sei stato fortunato!>.
Fortunato?
Trascorsero i successivi cinque o dieci minuti in silenzio,poi qualcuno bussò alla porta.
<Avanti,avanti>,disse la femmina.
A differenza della donna,che indossava una semplice tuta,il nuovo arrivato indossava il camice bianco da scienziato e teneva tra le mani un vassoio contenente un qualcosa di verde.
Appoggiato il vassoio sul tavolo l'uomo si congedò.
La femmina si rivolse ad Anthony.<Riesci ad arrivare fino al tavolo e arrangiarti o preferisci che ti aiuti?>.
Lui le rivolse uno sguardo interrogativo.
<Non sei più un vampiro!Dovrai abituarti a mangiare come un essere umano.Una bella insalata per cominciare.La fanno crescere in grandi serre,non è male>.A dimostrazione di ciò prese una foglia dal vassoio e se la mise in bocca.Fece una smorfia.<Certo devi essere di bocca buona>.
Prima di riprendere a parlare deglutì.<Quindi Anthony,cosa intendi fare?>.
<Mi arrangio.lascia pure tutto sul tavolo!>.Non voleva che quella femmina lo umiliasse imboccandolo.
Lei annuì,si alzò e fece per andarsene.<Ops,quasi dimenticavo!Il mio nome è Elisa Crespi,ti dice niente?>.
Lui scosse il capo.
<Non ricordi proprio nulla?>.
<Niente di niente>.
Lei abbozzò un sorrisetto.<Io credo che tu menta>.
<Che cosa vorresti insinuare?>.
<Il tuo nome!Non è forse un ricordo?>.
Detto questo se ne andò lasciandolo solo.
Arrivare al tavolo fu più difficile del previsto,ma non avrebbe chiesto aiuto.Vampiro o semplice umano rimaneva pur sempre un uomo.Arrivato a destinazione si lasciò cadere su una sedia come un sacco di patate e cominciò a mangiare l'insalata.Pensò che non era poi tanto male,forse perchè aveva una fame terribile.Il sapore del sangue,però...Beh!Il sapore del sangue era tutta un'altra cosa.
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Elisa Crespi stava attraversando un lungo corridoio per giungere al salone dove tenevano le riunioni.Sulle pareti facevano mostra di sè piccoli quadretti all'interno dei quali qualcuno aveva scritto una frase a caratteri cubitali,sempre la solita come una specie di monito:Ringrazia il Creatore e rispetta le leggi di V.Elisa aveva smesso di farci caso già da parecchio tempo.
Il dottor De Boschi,ovvero colui che gestiva la loro associazione,teneva molto al protocollo.Appena giunta a destinazione fu proprio quest'ultimo a rivolgerle la parola.
<Come andiamo con Numero uno?>.
<Per ora nulla da segnalare,Anthony sta discretamente bene>,rispose lei.
<Anthony?>.
<Questo è il nome di Numero uno>.
<Ok,ok!>,tagliò corto De Boschi.Era un omone immenso dalla faccia rubiconda,ma era anche colui che aveva inventato il siero antivampiri.
<Lo tenga d'occhio,signorina Crespi.Dobbiamo capire se il nostro siero ha degli effetti collaterali.Se ci sono e soprattutto quali sono!>.
<Non si preoccupi dottore>.
La riunione si protrasse per altri quindici minuti.Dei venti scienziati presenti solo cinque o sei presero la parola,ma più che altro furono discorsi di natura tecnica.
Un attimo prima di raggiungere la porta d'uscita,Elisa venne fermata da un giovane atletico dal volto abbronzato.<Cosa vuoi,Alessio?>.
Lui le mostrò quello che doveva essere un sorriso accattivante.<Va tutto bene con quello?Bene sul serio?>,le chiese.
<Con Anthony va tutto benissimo>,ribattè lei in tono stizzito.
<Hei,hei!>.Alessio alzò le mani in segno di resa.<Lo chiami addirittura per nome.Fossi stato al posto di De Boschi non ti avrei dato questo compito.Ci sei troppo dentro,ragazza>.
Elisa Crespi sbuffò e ricominciò a camminare.Prima di aprire la porta per lasciare il salone si rivolse ancora ad Alessio.<Dovresti smetterla di farti tante lampade!La tua pelle è ridotta una merda>.Se ne andò senza aspettare che lui ribattesse.
I vampiri erano molto pericolosi,ma gli stronzi a volte potevano essere anche peggio.
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Ansimi e sudore.Preda e predatore,un concetto ancestrale.
Ansimi.La preda sta rallentando.
Sudore.L'odore eccita il predatore fino ad avvolgerlo in strati di selvaggio piacere.
Un balzo e potranno unirsi in un macabro abbraccio che è l'essenza della vita e della morte.
Nulla ha senso al di fuori della logica della Natura.Nutrirsi e procreare.Il resto è solo fumo per gli sciocchi.
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David Alessio si era coricato presto quella notte,ma non era riuscito a chiudere occhio.Continuava a pensare a quella donnucola alta un metro e un tappo,a come si era presa gioco di lui.Doveva fare qualcosa,per il bene del laboratorio.Quella avrebbe mandato tutto a puttane,ne era certo.
Il lunedì era il suo giorno libero e solitamente l'avrebbe passato svolgendo attività fisica,ma dopo una nottata tutt'altro che piacevole,decise di far visita al dottor De Boschi.Alcune cose dovevano essere messe in chiaro ed alcune persone dovevano abbassare la cresta.
<Oooh,signor Alessio!>,lo accolse De Boschi.<Cosa ci fa qui?>.
Il dottor Angelo De Boschi,come responsabile del progetto antivampiri,avrebbe dovuto avere un ufficio degno della sua posizione,almeno questo pensava David Alessio.La stanzetta in cui si trovavano,invece,era poco più di uno sgabuzzino,con una piccola scrivania dietro la quale De Boschi pareva un gigante.
<Oggi non è forse il suo giorno di riposo,signor Alessio?>,gli fece presente.<C'è qualche problema al parlamento?>.
Angelo De Boschi sospettava il motivo che aveva portato lì quell'uomo:L'invidia.
David Alessio non era uno scienziato,la sua presenza in quel laboratorio non aveva motivo di essere,ma grazie alla moglie poteva vantare conoscenze tra l'elite.Conoscenze che aprono molte porte.Appena era venuto a conoscenza del progetto antivampiri aveva capito che vi avrebbe fatto parte,in un modo o nell'altro.Quel progetto avrebbe fatto la storia e lui doveva esserci.
<Sono due anni che lavoro qui>,attaccò l'abbronzato Alessio.<Due anni e manco mezzo aumento>.
-Tre anni che non fai un cavolo-,pensò De Boschi.-Tre anni che ti limiti a controllarci per conto del Primo Parlamentare-.Invece disse:<Percepisce lo stipendio più cospicuo dell'intero laboratorio!>.
Alessio sbuffò,come se quello non fosse importante.<Ok ok,ma ora che le cose si fanno interessanti,ecco che appare questa donna venuta da chissà dove!>.
<La signorina Crespi>,precisò De Boschi.<Non viene da chissà dove>.
<Lavora con noi da meno di un mese>.La voce di Alessio si era fatta rabbiosa.
-Quanto ti sbagli,mio caro-,disse lo scienziato nella propria mente.-Lavora con noi da molto più tempo-.
De Boschi mantenne un tono cordiale,ma fermo.Fondamentalmente Alessio non era altro che un bambino.Un bambino troppo viziato.
<Elisa Crespi è un membro di questo staff come lo siamo noi.Inoltre è una psicologa capacissima,l'unica che abbiamo>.
<Il vero problema>,ribattè Alessio stizzito.<Risiede nel fatto che la signorina Crespi conosce quel mostro.L'ho sentito con le mie orecchie.>.
<Sempre ammesso che questo corrisponda al vero,deve capire che a questo punto abbiamo bisogno di una dottoressa come Crespi per salvaguardare la salute mentale di Numero uno>.Il corpulento dottor De Boschi annuì con il capo.<Elisa Crespi è la scelta migliore che potessi fare.Eeee,preferirei che smettesse di usare epiteti poco gradevoli quali mostro>.
<Un mostro rimane tale per sempre>.Dette queste parole ,Alessio fece qualche passo in direzione dell'uscita,si fermò sulla porta e aggiunse sottovoce (ma non tanto da non farsi udire da De Boschi):<Dottore!Lei occupa una posizione invidiabile,ma cosa accadrebbe se certi miei amici ricevessero delle lamentele?>.
<Cosa vorrebbe insinuare?>,chiese De Boschi cercando di mantenere un tono rilassato,quando in realtà avrebbe voluto alzarsi dalla sedia e prendere a cazzotti quello stronzetto.
<Io non insinuo niente,dottore>.Sul volto piacente di David Alessio si era dipinto un sorrisetto.<Alcune mie parole lei sa a chi e perderebbe questa posizione invidiabile.Potrebbe perfino essere cacciato fuori e lei sa benissimo cosa comporterebbe questo,vero dottore?>.
Un rumore sordo,la porta che sbatte.Angelo De Boschi era rimasto solo,pensando che l'essere sbattuto fuori era un'opzione da evitare ad ogni costo.
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I giorni passavano lenti.Anthony Dulac li trascorreva nella sua piccola stanza,tra la noia e l'attesa.
L'attesa che quella femmina tornasse a fargli visita.Aveva detto di chiamarsi Elisa,ma lui non ricordava nessun Elisa.Non ricordava niente,in verità,eppure quel grazioso viso perfettamente ovale accendeva in lui qualcosa.Ricordi?Non avrebbe saputo dirlo.
Un altro giorno,l'ennesimo piatto di verdura.Quanto avrebbe desiderato della carne.
Masticò svogliatamente il suo pasto,ma ripulì comunque il piatto.Di lì a un'ora qualcuno sarebbe venuto a ritirarlo.Solitamente si trattava di uno scienziato che non lo degnava di uno sguardo,ma quella volta non fu così.
Elisa Crespi fece il suo ingresso nella stanza.Indossava dei jeans che le fasciavano le gambe affusolate e una magliettina viola che metteva in risalto i piccoli seni.Anthony non potè fare a meno di guardarla.La femmina non superava il metro e sessanta di statura,ma aveva un corpo perfettamente proporzionato.
Si sentiva combattuto.Da una parte quella femmina lo attraeva,ma dall'altro sentiva che in lei c'era qualcosa di strano,qualcosa che non riuscva a capire.
Il corpo della donna aveva talmente catturato la sua attenzione che per un momento non si era accorto dell'oggetto che aveva portato con sè.Una sedia a rotelle.
<Dai dai che fuori c'è un Sole meraviglioso>.Elisa pareva al settimo cielo.Anthony le credette sulla parola.La stanza in cui si trovavano non aveva finestre per verificarlo.
<Bene!Se questo ti fa piacere>.
La donna gli fece cenno di salire sulla sedia a rotelle.<Preferirei restare qui>,le confidò lui.
<Niente da fare,carissimo Anthony>.Il sorriso della femmina sembrava invadere la stanza.<Mica sverrai tutte le volte.Dai dai che si va in terrazza>.
Anthony Dulac si alzò dalla sedia su cui era seduto,fece due passi incerti...<Posso venirci anche a piedi>...e incespicò nelle sue stesse gambe,sarebbe caduto se Elisa non lo avesse sorretto.
<Non avere fretta>,gli disse arruffandogli i capelli bianchissimi.
Pochi minuti più tardi stavano attraversando corridoi,lui seduto e lei a spingere la sedia.Non incontrarono anima viva durante il tragitto e fu un bene.Anthony si sentiva stranamente tranquillo.
Respira.
Non c'è nulla da temere.
Respira.
Non c'è nulla da t...
Improvvisamente si accorse che il corridoio che stavano percorrendo proseguiva leggermente in salita.Aveva già percorso quel corridoio.La calma apparente lasciò il posto all'ansia...altra sensazione sconosciutagli come vampiro...
Bum Bum Bum,il cuore che accelerava. Bum Bum Bum
Sentì che la donna appoggiava una mano sulla sua spalla come a dargli conforto.Anthony Dulac trasse un profondo respiro e chiuse gli occhi.
<Guarda,Anthony!Non è forse una splendida giornata?>.
Anthony Dulac aprì gli occhi,prima solo due fessure,poi completamente.
Il Sole accarezzava i loro corpi.Un Sole opaco a dire il vero,offuscato da una nebbiolina fastidiosa,ma Elisa Crespi pareva non farci caso.Per lei era il Sole più splendente che si potesse desiderare.
La terrazza sulla quale si trovavano era piuttosto ampia.La femmina guardava verso quello che doveva essere l'Ovest.<Quanto vorrei uscire da questa città>,disse allargando le braccia come estasiata.
<Un essere umano non deve desiderare certe cose>,ribattè lui.
<Cosa stai dicendo?>.
<Fuori non è posto per te>,precisò lui.<Credimi>.
Elisa lo guardò negli occhi sempre sorridendo.Quant'era bella.
<Vedo che non sei svenuto e le tue pupille mi sembrano a posto!>,gli disse facendo l'occhiolino.Quindi,il volto teso in un'espressione quasi solenne,aggiunse:<Cosa vuoi che ti dica,ogni essere umano ha dei desideri e il mio è andarmene da qui.Ma non lo farò,ho troppa paura>.
Rimasero in silenzio sotto quel timido Sole per parecchi secondi prima che lei riprendesse a parlare.
<Tu invece,Anthony?>.
<Che cosa?>.
<Hai qualche desiderio?>.
Vorrei prenderti,sbatterti su questo pavimento e scoparti come se non ci fosse un domani.Vorrei assaporare ogni centimetro del tuo nudo corpo ansimante e come vampiro sicuramente l'avrei fatto.Voi umani avete troppi limiti autoimposti.
<Nessuno>,rispose Anthony Dulac.<Nessuno>.
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L'odore acre della paura riempie le sue narici.
La preda è vicina.Vicinissima.
Riesce a vederla.Anche lei lo vede,paralizzata dal terrore.
Che buon profumo la paura.
La femmina che gli sta davanti non è più giovane e non è nemmeno bella,zoppica vistosamente,ma un buon pasto non si rifiuta mai.
La prende.Gli umani sono creature fragili,muoiono troppo facilmente.
Adagia il corpo inerte su un fianco,le sposta i capelli e la bacia sul collo.Bacio di morte.
Il di lei sangue nelle di lui vene.I due fluidi scorrono,s'incontrano,si fondono.
L'estasi.
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Elisa Crespi aveva indossato il camice bianco da lavoro,non amava farlo ma doveva seguire le regole del laboratorio.Camminava a passo lento verso la stanza di Anthony Dulac.Nonostante l'andamento flemmatico,arrivò a destinazione in pochi minuti,aprì la piccola porta con una tessera magnetica e rimase di sasso.
<Ben arrivata,signorina Crespi>.David Alessio se ne stava di fronte al divano sul quale Anthony sembrava dormire.<Il nostro caro Numero 1 sta schiacciando un bel pisolino>.
In pochissimi secondi la giovane psicologa passò dallo stupore alla rabbia:Alessio teneva una siringa tra le mani.
<Cosa vorrebbe fare?>,gli chiese in tono diffidente.
Alessio inizialmente finse di non capire,poi posò lo sguardo su quello che stringeva nella mano destra.<Cosa dovrei farci secondo te?Un prelievo,naturalmente.Ne sono in grado,che credi!>.
<Innanzitutto preferirei mi si rivolgesse in modo diverso>,ribattè la donna.
<Va bene.Le chiedo scusa signorina Crespi>.L'uomo finse un'espressione contrita.
Elisa sentiva l'intestino contorcersi per il nervoso.Cosa ci faceva lì quell'uomo?
<Non dubito che lei sia in grado di farlo>,disse.<Ma non capisco perchè dovrebbe>.
Alessio alzò gli occhi al cielo sbuffando.<Ci serve del sangue per constatare il grado di salute della nostra cavia>.
<Non la chiami cavia>,sbottò la donna.
<Ok ok,ma non lo è forse?>.
Elisa Crespi non rispose a quella provocazione,forse perchè in quel caso Alessio non aveva tutti i torti.
Anthony Dulac stava per svegliarsi.Vedeva le altre due persone nella stanza come sfocate,fantasmi in quella realtà che gli pareva fasulla.Quando il velo del sonno abbandonò le sue palpebre,si accorse che la sua femmina...sua...sua...sua...stava discutendo animatamente con un tipo dalla pelle scura.
David Alessio stava avvicinando la siringa al braccio sinistro di Anthony quando quest'ultimo la fece volare per la stanza con un manrovescio.
<Sei sveglio,dunque!>,esclamò Alessio,probabilmente più stupito che spaventato.
Anthony,la voce ancora impastata per il sonno,si rivolse ad Elisa.<Cosa sta succedendo?>.Sembrava non vedesse l'altro uomo.
<Niente>,gli rispose la femmina.<Il signor David Alessio se ne sta andando>.
<No no,bella>,ribattè questo,andando a recuperare la siringa in un angolo della stanza.<Me ne andrò una volta effettuato il prelievo!>.
<Sarò costretta ad avvisare il dottor De Boschi>.
David Alessio sorrideva.Gli angoli della bocca si erano spostati verso l'alto,ma l'espressione degli occhi restava seria.Il sorriso di una iena.
<Lo faccia pure,visto che è stato proprio lui a darmi il permesso per recarmi qui>.
Quella notizia zittì la femmina.Anthony vide che perdeva la sicurezza che fino ad un attimo prima l'aveva sostenuta.Si mordeva il labbro inferiore e sembrava incerta sul da farsi.
<Vattene>.
<Cosa?!>.Alessio digrignava i denti.Il falso sorriso sembrava scomparso.
<Vattene!>.
<Oh,senti un po'>,esclamò David con un tono di finto stupore.<Questo mostro vorrebbe darmi degli ordini>.
<Vattene!>,ripetè Anthony.Stavolta quasi urlando.Se la stanza non fosse stata insonorizzata avrebbe allertato l'intero laboratorio.
Alessio scoppiò a ridere.Sembrava divertirsi come un bambino,con gli occhi che lacrimavano per l'ilarità.<Ma vai a farti fott>.
Il suono che uscì dalla bocca di Anthony Dulac non fu un grido,ma un ringhio.
Elisa Crespi osservò Alessio.Non rideva più,ma pareva imbambolato.Impaurito.
Nel frattempo Anthony si era alzato dal divano.Si sentiva pieno di energia e di rabbia.
Elisa lo guardò mentre afferrava il grosso baule che faceva mostra di sè in un angolo.Lo vide mentre lo faceva ribaltare,come fosse di cartone.
David Alessio,gli occhi strabuzzati per il terrore,si stava muovendo a passo di gambero verso l'uscita.Non distoglieva lo sguardo da Anthony,intimorito ed affascinato al contempo.
Anthony Dulac ansimava e sbuffava.Uomo e bestia.
Alessio lasciò la stanza senza dire altre parole.La sua baldanza sembrava aver preso le ferie.
Elisa cominciò ad avvicinarsi cautamente ad Anthony.Per un attimo i loro sguardi s'incrociarono,poi il corpo di lui s'accasciò al suolo.
Bene,pensò Elisa Crespi sospirando.Ma non andava bene affatto.
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<Come hai potuto permetterlo?>.
<Non ho avuto scelta,cerca di comprendere>.
<Basterebbe una piccola indagine per scoprire tutto!Ne sei cosciente?>.
<Fin troppo>.
<Dovremo stare attenti d'ora in avanti>.
<Farò il possibile>.
<Potrebbe non essere sufficiente>.
<Farò anche l'impossibile!Per la mia redenzione>.
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Il pasto è stato consumato,il corpo è sazio.
La vittima,ormai semplice scarto,giace ai suoi piedi.
Un odore persiste,un odore diverso.
Non più di paura,ma d'innocenza.
Un pianto riempie l'aria nel mondo di fuori.
Il pianto di una bambina.
Suono triste in quel mondo selvatico.
Suono che squarcia l'orrenda quotidianità di quella giornata scura.Tanto nuvolosa che nessun vampiro deve temere la luce solare.
Ogni bestia può essere quel che è.
Lui segue quella tristezza e quel che trova è una fanciulla di giovanissima età.
Vattene.
La bimba lo guarda con occhi colmi di lacrime.
Vattene.Torna a casa.
Fiumi.Fiumi impetuosi sembrano uscire da quei occhi.
Sei fortunata,pensa lui.Non fossi stato sazio non avrei esitato ad ucciderti.
I grandi occhi tristi della bimba si spostano da lui al corpo della donna che giace tra la polvere.La madre?
Vattene.A differenza di quella femmina oggi è il tuo giorno fortunato.Torna al tuo villaggio.
La piccola scuote il capo con un movimento nervoso.
Puoi sentirmi dunque!Cosa significa no?Preferiresti esser divorata?
Altro movimento del capo,stavolta più energico.
Lo sguardo dell'innocenza indugia sul cadavere della probabile madre.
Gli animali spazzini penseranno a farlo sparire.
Vai,presto,vai a casa!
Non ho più una casa,sussurra la bambina con voce gemente.
Versi selvaggi giungono da nord.
Tra poco avrai un nuovo motivo per piangere,pensa lui.Il tuo destino è segnato.

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David Alessio stava percorrendo la strada che dalla città B,dove si trovava il laboratorio,conduceva alla città A,sede del parlamento.Era una strada sopraelevata sorretta da imponenti colonne costruite in tempi senza memoria.Il Sole era calato da poco più di un'ora e solo la Luna illuminava il suo cammino.La notte era dei vampiri,tuttavia Alessio aveva ottimi motivi per essere su quella strada proprio in quel momento.
Camminava a passo deciso.Sotto di lui poteva sentire gli spostamenti di un piccolo gruppo di quelle creature immonde chiamate vampiri.difficilmente si avvicinavano alle città,quel gruppetto doveva essere un'eccezione .Si domandò cosa sarebbe successo se l'evoluzione li avesse dotati di ali come quelle dei pipistrelli,in fondo non erano tanto dissimili.L'avrebbero attaccato e certamente ucciso.Non riusciva a liberarsi dal ricordo di Numero uno che rivoltava quel pesante baule come niente fosse.Numero uno per altro non era più un vampiro...Ne sei sicuro?...,ma quelli lì sotto sì e lo avrebbero fatto a brandelli.
David Alessio rise.L'evoluzione si prendeva tempi molto lunghi,quindi ai vampiri non sarebbero spuntate ali per i successivi mille anni.Come minimo.
Udì grida in lontananza,alcune di terrore e altre colme d'eccitata voracità.Pensò che dei vampiri stessero attaccato un villaggio,era una cosa piuttosto comune.
Vi erano moltissimi villaggi sparsi per il mondo ed erano perennemente preda di quei mostri.I loro abitanti tenevano la morte a braccetto.In quel caso l'evoluzione aveva scelto un modo singolare di operare.Le donne restavano fertili per un periodo molto lungo,quasi due settimane.Ad un uomo divorato dai vampiri,quindi,ne subentravano altri cinque,ma più il numero di abitanti cresceva più la miseria aveva modo d'espandersi.
I vampiri trovavano la tavola sempre imbandita.
Alessio rise nuovamente.Essendo un cittadino non aveva nulla da temere.
I cittadini occupavano tre città simili a fortezze chiamate con le prime tre lettere dell'alfabeto.Nella B e nella C trovavano posto tutte quelle persone che alla nascita venivano trovate con un quoziente intellettivo superiore alla media,mentre la città A era la sede del potere,ovvero dell'elite mondiale.B e C erano collegate ad A da due strade sopraelevate.Nessuna strada le collegava tra loro,quindi un abitanta B non poteva incontrare un C e viceversa.Questo sistema,il modo in cui le due strade si congiungevano in A,veniva chiamato la grande V.Se facevi parte della grande V i vampiri non potevano toccarti.Semplice.
Tuttavia un cittadino aveva leggi alle quali sottostare,pena il declassamento,ovvero l'espulsione dalle città con conseguenze prevedibili.David Alessio stava per infrangerne una e non era la prima volta.

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Anthony Dulac teneva la testa tra le mani.Era trascorso del tempo da quando aveva sentito la forza che gli aveva permesso di sollevare il baule esplodergli nelle viscere.Aveva sperato di riprovare quella sensazione ma niente.Forse era stato l'ultimo guizzo delle sue capacità vampiresche,come una candela che pare più luminosa appena prima di spegnersi.Tuttavia aveva preso a camminare per la stanza;i pochi metri che separavano il divano dal piccolo water posto in un angolo non gli sembravano più chilometri.Dal punto di vista di un vecchio senza una gamba poteva essere definito un buon camminatore.
Verdura verdura e ancora verdura,sembrava che non volessero dargli altro.Cosa volevano da lui quegli umani?
Cosa sei tu ?
Basta!
Chi sei tu?
Basta!I suoi pensieri erano già troppo occupati da quella femmina.Dal suo corpo perfetto.
Non l'aveva più vista dal giorno in cui aveva ribaltato il baule...che rimaneva tutt'ora nella posizione in cui l'aveva lasciato...aveva sperato che venisse a fargli visita,ma invano.
Se n'era forse andata con quell'uomo?
Spesso si recava accanto al water e si masturbava immaginando di possederla,quindi si lasciava sopraffare dalla vergogna e si metteva a piangere.Tirava lo sciacquone lasciando che il suo seme venisse sprecato.Da vampiro non avrebbe avuto remore a prendere quella femmina,anche con la forza.
Le guance di Anthony Dulac si colorarono di rosso.Essere un umano era misera cosa.

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Forse dovremmo fermarci.
Vorresti dunque abbandonarmi di nuovo?
Non lo farò.
Quindi?
Andiamo avanti.
Giusto.
Pensi che sia troppo tardi?
Per cosa?
Per tornare indietro.
Ancora?!Non si torna indietro.Punto.
Pensi che quell'Alessio possa rappresentare un problema?
Non devi preoccuparti.Quelli come lui finiscono sempre con l'autodistruggersi.

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Prende la bimba in braccio e comincia a correre.
Cosa sta facendo?Perchè non lascia che gli altri vampiri banchettino col suo sangue?In fondo lui è sazio.
Annusa l'aria,quindi frena la sua corsa e appoggia la bimba per terra.
Vattene a casa,dice.Ora sei al sicuro.
Lei lo guarda con grandi occhi tristi.
Sono colui che ha ucciso tua madre.Vattene.
Lei rimane immobile.Grandi occhi tristi lo osservano.
Lui riprende a camminare,ma poco dopo torna sui suoi passi.
Osserva il cielo:le nubi che fino a quel momento hanno protetto il Sole si stanno diradando.Per molti vampiri è tempo di rifugiarsi.
Che diamine stai facendo?
Prende la piccola per mano.
Lei lo segue senza dire una parola.
Grandi occhi tristi.
La coperta di nubi,sotto la quale ogni vampiro può seguire la propria natura,si sta aprendo.
Lui cammina lentamente.Immagina i suoi simili cercare un riparo dal Sole e pensa che sia una cosa normale,ma per lui non lo è:lui è un solitario.Appena la luce solare sfiorerà i suoi occhi,lui chiuderà le palpebre e le terrà tali per il tempo necessario.Il tempo non è un problema.
Non cerchi un rifugio?
La bambina gli stringe forte la mano.
Il Sole non mi fa paura.
Come a dimostrazione di quanto detto,alza lo sguardo al cielo.La luce lo trafigge impietosa scaricando sulle sue pupille una terribile fitta di dolore.
La bambina vede il vampiro raggomitolarsi su se stesso simile ad una chiocciola.Pensa che sia il suo modo di sfidare il Sole.Ricorda una favola nella quale chi sfidava il Sole faceva una fine sgradevole.
Vattene,piccola.Ora non hai nulla da temere.La luce è degli esseri umani così come l'oscurità è dei vampiri.Torna al tuo villaggio.
Silenzio.Una bambina di forse dieci anni accanto ad un vampiro che nasconde il volto tra le braccia,gli occhi chiusi quasi avesse incollato le palpebre.
Il corpo del vampiro trema violentemente e gocce perlate di sudore nascono e muoiono sulla sua pelle pallida.
Non ho alcun villaggio in cui poter ritornare.Sono una cittadina.
Una piccola pausa.
Ero.
Lui,pur intento in una disperata lotta contro il Sole,non può fare a meno di sorridere.
Cittadina quindi,perfetto!Sangue delizioso.Sarà meglio che tu faccia ritorno alla tua città prima che decida di assaggiarlo.
Non posso.
Fai come vuoi,piccola,ma allontanati.Stare con uno come me non è consigliabile.
Non posso.
Poi solo con il pensiero.Perchè sono debole.

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Anthony Dulac venne svegliato da delle carezze gentili.Non era affatto male essere svegliati in quel modo.Elisa Crespi se ne stava seduta ai margini del divano.
Anthony sentiva le mani di lei sfiorargli il corpo.Il collo,le guance,poi su fino a passare le dita affusolate tra i capelli candidi.
<Stavo pensando che in fondo non sarà necessario tingerli.Il bianco va più che bene>,gli sussurrò sfiorandogli la chioma per l'ennesima volta.
<Cosa sta succedendo?>,le chiese.
Elisa si alzò in piedi.Indossava un abito rosso che le fasciava il piccolo corpo,piccolo ma splendido.
Gli fece cenno di alzarsi a sua volta.
<Ogni volta che provo ad alzarmi mi sento come un bambino che prova a camminare per la prima volta>,si scusò lui.In realtà più che un bambino sembrava un vegliardo che tentava di mettersi in posizione eretta.<La verdura che continuate a darmi non mi è certo d'aiuto!>.
<Nelle serre che si trovano nelle tre città si coltiva solo quella roba>,lo informò Elisa.<Niente carne,mi dispiace.Comunque è tutta roba opportunamente trattata,in grado di nutrire il tuo corpo più che a sufficienza>.
<Il mio corpo da essere umano>,ribattè lui.
<Già>.
Riuscito faticosamente a mettersi seduto,Anthony Dulac osservava quella femmina incantevole.
<Quanto vorrei della carne!>,disse,il volto segnato da un'espressione delusa.
La femmina gli posò una mano sulla guancia.Pur in piedi,non era molto più alta di lui.
<Ci sono cose che si possono avere e altre no>.Elisa Crespi pareva accarezzarlo anche con la voce suadente,oltre che con le mani.
Ad Anthony sembrava di sentire i battiti del cuore direttamente nei timpani.
Bum Bum Bum
Dapprima piano,poi sempre più veloci.
<Ci sono cose che si possono avere>,ripetè Elisa.Con dei movimenti sicuri si liberò dall'abito che aveva celato la sua femminilità.
Eccoli,uno di fronte all'altra.Un maschio che non riusciva a capire a che mondo appartenesse e una femmina che ne desiderava uno che non avrebbe dovuto desiderare.
<Cosa sta succedendo?>,richiese Anthony,ma la voce tradiva la sua eccitazione.
Elisa Crespi sorrise,avvicinò le labbra ad un orecchio dell'uomo e disse:<Un giorno tutto ti sarà chiaro>.La voce non più alta di un fruscio,pareva stesse svelando un segreto.<Quando quel giorno arriverà ripagherai il tuo debito>.
Anthony Dulac lasciò che i suoi istinti prendessero il sopravvento.

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La Luna dipingeva d'una luce spettrale la strada che conduceva alla città A.David Alessio amava camminarci di notte,amava ascoltare i rumori sotto di lui,lo facevano sentire vivo.
Arrivato alla grande porta che delimitava i confini della città sede del parlamento,si limitò a darle un'occhiata distratta;era costretto ad attraversarla spesso per via del suo lavoro,che consisteva nel tenere d'occhio il team del dottor De Boschi,ma questo succedeva alla luce del Sole.A poca distanza da quella,ce n'era una seconda,molto più piccola,ma non meno massiccia e accanto,nascosto dalle ombre,sedeva un uomo a gambe incrociate.
<Non so che vai a fare nella città C e non m'interessa>,attaccò l'uomo misterioso.
<Bene!>,concordò Alessio.
<Bene finchè avrai informazioni da darmi!>.
<Ho grosse novità>,gli disse Alessio gongolando.<Pochi giorni fa Numero uno ha dato fuori di matto>.
<Perchè dovrebbe interessarmi?>.
<Ha sollevato un baule di centocinquanta chili come fosse una piuma!Nessun essere umano riuscirebbe a farlo>.
<Stai giocando ad un gioco pericoloso,Alessio>,lo avvisò l'uomo nell'ombra.
<Lo stiamo facendo entrambi>.
<Qualcuno ti ha seguito?>,domandò l'uomo.
David Alessio rise.<Forse un vampiro con le ali>.
La battuta gli parve divertente ,ma non venne recepita.
Alessio sentì uno strano rumore metallico e,pur non vedendolo,capì che l'uomo nell'ombra stava aprendo il passaggio che conduceva alla città C.S'apprestò ad attraversarlo.Stava infrangendo una legge e non sarebbe stata la sola.
L'uomo misterioso,mentre Alessio attraversava la porta,formulò un'ultima domanda:<Ci rivedremo al prossimo plenilunio!Riuscirai forse a spiegarmi perchè il Primo Parlamentare intende ritramutare tutti i vampiri in esseri umani?>.
David Alessio non aveva risposte,ma finchè poteva fare quel che voleva andava bene comunque.Amava cavalcare i giochi di potere sempre attento a non lasciarsi travolgere.Le domande e le risposte le lasciava agli altri.
L'uomo nell'ombra chiuse la porta.
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Elisa Crespi aveva lasciato la stanza di Anthony Dulac da poco più di un'ora,ma la sensazione di sporcizia non accennava a sparire.Si sentiva sporca nel profondo,non fisicamente,il che era molto peggio.
Angelo De Boschi sentì un bussare nervoso alla porta e non si stupì di vedere la signorina Crespi entrare nel suo ufficio.Aveva i capelli spettinati ed un'espressione stravolta.
<Hai visto tutto!>,lo accusò.<Attraverso quelle stramaledette telecamere>.
De Boschi si alzò dalla sedia.Era un omone di quasi un quintale e sovrastava Elisa di tutta la testa.
<Sai benissimo che le telecamere sono necessarie>,si schermì lui.<E se proprio vuoi saperlo ho preferito non assistere a quella scena animalesca>.
<Scena animalesca?!>,ribattè lei stizzita.<Tu non hai idea di quanto mi sia costato fare quello che ho fatto>.
Angelo De Boschi,che fino a quel momento aveva sostenuto lo sguardo di Elisa,improvvisamente abbassò gli occhi.<Quello che hai fatto è scoparlo,puoi dirlo chiaramente>.
<Certo,hai ragione>.Il bel viso della ragazza pareva sfregiato in un sorrisetto sbilenco.<Cerchiamo di non raccontarci frottole.L'ho scopato proprio come feci con te molto tempo fa,l'hai forse dimenticato?>.
Il volto dell'uomo,già rosso di natura,si accese d'un fuoco vivo.<Attenta a come parli!I muri potranno non avere occhi,ma hanno un udito molto sviluppato>.
Elisa gli rivolse uno sguardo sprezzante.<Fai attenzione ad Alessio>.
Angelo accennò di sì col capo e si avvicinò alla donna.<Ci stiamo spingendo troppo oltre,amore mio>.
Elisa avrebbe voluto urlare,ma il timore che altre persone potessero udirla la dissuase.
<I giorni in cui potevi chiamarmi in quel modo fanno parte del passato>.
<Hai ragione Elisa>,concordò Angelo amaramente.<I giorni del nostro peccato>.
<Lei non è stata un peccato!>.Elisa Crespi aveva urlato,fanculo se qualcuno la sentiva.
<No,certo che no>,le disse lui cercando di mostrare una calma che non gli apparteneva.
Elisa fece per uscire dall'ufficio.
<Te ne vai già?>,le domandò Angelo senza nascondere una certa delusione.
<Credo che me ne andrò in bagno a darmi una sistemata>.
La donna stava aprendo la porta per uscire,ma decise di dire ancora qualcosa:<Hai ragione Angelo,mi sono spinta troppo oltre e ormai non vedo più la strada del ritorno.Posso andare solo avanti ed è quello che ho intenzione di fare>.
<Io sarò con te>.Il grosso omone tentò di sfiorarle i capelli mentre si ritraeva.<Per la mia redenzione>.
<Fuori da questo ufficio cerchiamo di non dare troppo nell'occhio>,lo avvisò Elisa.
<Stava dicendo signorina Crespi?>.
<Bene>,concluse la donna chiudendo la porta alle sue spalle.

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La città C non differenziava molto da quella B.Erano entrambi due edifici enormi ed austeri,ma la cosa non interessava a David Alessio.Camminava tronfio col petto in fuori,pervaso da una piacevole sensazione d'onnipotenza.Gli sembrava di percepire come una sorta d'elettricità che gli scorreva per tutto il corpo.L'uomo nell'ombra aveva ragione,stava giocando col fuoco,ma che gusto ci sarebbe stato in un gioco troppo facile?
La città dormiva sicura che l'orrore del mondo esterno non potesse toccarla.Una piccola parte però non cedeva alle lusinghe di Morfeo ed era proprio questa piccola parte ad interessare Alessio.
In quel luogo sinistro l'odore del whisky ti entrava nelle narici per restarci anche una volta che te n'eri andato.Un uomo con una vistosa maschera vide Alessio e gli si avvicinò per sussurrargli alcune parole.
<Non mi interessa chi tu sia,ma devi firmare qui>.Gli porse un foglio sgualcito.<Tu sai che venire in questo posto per un uomo sposato equivale ad andare contro la legge>,lo avvertì.<Con questa firma dichiari di non avere moglie e se per caso stessi mentendo essa servirà a togliere questo locale dagli impicci>.
Alessio firmò distrattamente,non era la prima volta che lo faceva anche se non sapeva se l'uomo mascherato fosse ogni volta la stessa persona.
Muovendosi sicuro tra la nebbia fumosa delle sigarette,Alessio passava lo sguardo sulle puttane sedute ai tavoli.Se avesse esitato a sceglierne una sicuramente una di loro avrebbe scelto lui e non poteva permetterlo.Puntò una biondina graziosa,le rivolse un cenno d'intesa e si mosse nella sua direzione.Quella notte avrebbe fatto il bambino cattivo.
La notte era giovane e voleva viverla fino in fondo:molti fiori aspettavano solo di essere colti.
David Alessio non era un vampiro,ma si sentiva immortale come uno di essi.

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Il Sole ha lasciato il posto alla Luna e il vampiro può aprire gli occhi.
La bambina si è seduta per terra.Non sembra troppo spaesata,pur trovandosi in una situazione disperata.
Avresti dovuto andartene finchè la luce era alta nel cielo,piccola.
Sono debole.
Urli e grugniti giungono da ogni dove impregnando l'oscurità.Parecchi villaggi subiranno ferite terribili.
Il richiamo primordiale della fame attanaglia le viscere del vampiro.Potrebbe cibarsi della piccola e non riesce a spiegarsi il perchè non lo faccia.
Si accinge a cacciare.
Resta qui immobile e forse nessuno si accorgerà di te.
Lo dubita;la bambina ha un odore troppo invitante.
Non ho paura.Sono abituata.
Poi solo con il pensiero.Anche se prima non ero sola.
Neppure adesso è sola.
Il vampiro riesce a sentire lo scorrere del sangue nelle giovanissime vene ed è difficile distogliere l'attenzione.
La voce della piccola:Mi dici il tuo nome?
Non ho nome.Non ricordo nulla della mia vita precedente come umano,tantomeno se abbia avuto un nome.
Tutti abbiamo un nome.
I vampiri non hanno nome,credimi.
Un vento improvviso sferza i loro corpi,ma la voce della bambina lo sovrasta:
Resta con me,dice.
Avevi detto di non avere paura,ribatte il vampiro.
Resta con me.
Chiudi gli occhi.La voce del vampiro.
La bambina sente un rumore come di una piccola fontanella e,con sommo stupore,capisce che il vampiro sta urinanndo.
In questo modo forse i miei simili ti staranno lontani,ma sarà così anche per gli esseri umani come te.
Meglio.La voce della bambina.A volte anche quelli come me fanno paura.
Forse la bambina sta ancora parlando,ma lui non la sente più.
I morsi della fame sono più insistenti di qualsiasi voce.
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David Alessio era stanco.Aveva trascorso una notte movimentata in quell'oscuro locale nella città C ed ora doveva presentarsi ad una riunione nella grande sala del parlamento.
Arrivò al portone che dalla città C portava alla B,trovò un altro uomo nell'ombra e si affrettò ad attraversare il passaggio.Fatto questo si sistemò i capelli alla bell'e meglio e si portò di fronte al portone d'ingresso della città A.
Il Sole troneggiava spavaldo nel cielo come non faceva da parecchio tempo;persino i fumi inquinanti emessi dalle tre città non riuscivano ad offuscare quella lucente vitalità.
David avrebbe voluto soltanto cacciarsi a letto.Aveva bevuto parecchio e non era consigliabile presentarsi in parlamento in quello stato,ma non poteva sottrarsi al dovere.Stava giocando col fuoco?Probabile,ma chi non giocava si perdeva anche tutto il divertimento e David Alessio non voleva perderlo.
Il grande portone si aprì quasi senza fare rumore come se grosse,ma delicate,mani invisibili lo avessero spinto.La sala del parlamento era una grande stanza spoglia,solamente un anonimo tavolo rotondo con sei sedie ove poggiavano i posteriori dei parlamentari.Solo cinque sedie però erano occupate.
<Il Primo Parlamentare è in ritardo!>,bisbigliò David Alessio.Forse la riunione sarebbe stata annullata e avrebbe potuto andare a casa,non che avesse particolare desiderio di rivedere sua moglie.Cominciava quasi a credere a quella possibilità quando un figuro vestito con una lunga tunica bianca andò ad occupare il posto vacante.I suoi capelli e la sua barba erano bianchi quasi come la veste mentre i suoi occhi erano d'un azzurro talmente annacquato che pareva piangessero in continuazione.La verità era ben diversa:Nessuno aveva mai visto il Primo Parlamentare versare una singola lacrima,memmeno nel pronunciare sentenze di morte.Nessuno.Mai.
<Rivolgiamo i nostri spiriti verso il Creatore!>.Il Primo Parlamentare aveva una voce tonante,nonostante sembrasse vecchio come il mondo.Gli altri cinque parlamentari abbassarono il capo rispettosi e anche l'unico non parlamentare presente nella stanza li imitò.Alessio detestava prendere parte a quel teatrino,ma dopo una notte di piacere doveva pensare anche al dovere.
<Rivolgiamo i nostri spiriti verso il Creatore,ch'Egli ci protegga>.
Pronunciate quelle parole,che dovevano servire come una sorta di apertura,il Primo Parlamentare si alzò dalla sedia e si avvicinò ad un incredulo David Alessio.
<Tutto bene al laboratorio?>.
Occhi d'un azzurro vanescente sembravano scrutare Alessio oltre la maschera che portava,la maschera che tutti portiamo.
Il Primo Parlamentare non attese risposta.<Formichine ovunque.Lavorano sottoterra,ma io le posso vedere che s'impegnano nei loro loschi affari>.
Alessio sentiva che le gambe avevano cominciato a tremare.
<I tempi sono maturi,caro David!In fondo sei una brava formichina>.
Il tremolio alle gambe si era propagato anche agli arti superiori.<Tranquillo,David.Tranquillo>,gli sussurrò il Primo Parlamentare appoggiandogli una mano ossuta su una spalla
Gli altri presenti nella stanza restavano in silenzio,pareva che soltanto Alessio e colui che gli stava di fronte avessero consistenza,quasi fossero circondati da fantasmi.
<Questa stanza è molto grande>,proseguì il Primo Parlamentare.<Un tempo vi si ritrovavano centinaia di persone,centinaia di parlamentari!Discutevano e discutevano e discutevano ancora senza venire mai a capo di nulla.Avrebbero dovuto varare leggi,ma per la maggior parte del tempo non facevano altro che litigare.Poi il loro numero si andò sempre più assottigliando e le cose migliorarono;venivano fatte scelte e venivano scritte leggi,ma la giustizia non abitava qui.La giustizia è questione divina.Fu allora che il Creatore decise di mandare me>.
Un vecchio grassoccio si alzò faticosamente dalla sua sedia.Ad Alessio sembrò di sentire il rumore di giunture che scricchiolano.
<Bene bene>.Sul volto del Primo Parlamentare apparve l'accenno di un sorriso,o forse di un ghigno.<Il Terzo Parlamentare,non è forse il padre della tua sposa,caro David?>.
David Alessio annuì.Si sentiva a disagio,terribilmente a disagio.
<Un parlamentare in famiglia è cosa d'andar fieri.Ti avrà fatto sentire forte,vero?Eppure trovo ridicolo che non ti sia mai accorto della stoltezza delle tue convinzioni.Solo colui che conosce la voce del Creatore conosce la voce della giustizia.Solo io.Tutti gli altri parlamentari non sono altro che formichine.Dico il vero,Terzo Parlamentare?>.
Il Terzo Parlamentare annuì stancamente,sembrava non desiderasse altro che risedersi sulla sua sedia.
<Cosa sta succedendo in questa stanza?>,sbottò Alessio improvvisamente.<Signor suocero?>.
Quest'ultimo non rispose,ma lo fece il Primo Parlamentare.
<Mi sono stancato di voi formichine.Avete la fortuna di far parte di V,ma ne siete degni?>.
<Sua eminenza.>,provò a difendersi Alessio.<Non l'ho sempre servita adeguatamente?!>.
Il più importante dei parlamentari sospirò.<Tu puoi anche sederti>,disse rivolgendosi al Terzo Parlamentare che non attendeva altro.Poi riportò la sua attenzione su Alessio.
<Tu hai servito sempre e solo te stesso,formichina Alessio>.Attese qualche secondo prima di proseguire.<Guarda questo parlamento!Non è altro che un misero tentativo di mantenere un qualche legame con il passato.Macchine che lavoravano per loro,che li trasportavano per lunghe distanze,che li facevano volare perfino,tutti relitti alla deriva nel mare del tempo>.
Le parole del Primo Parlamentare troneggiavano e rimbombavano per tutta la stanza.
<Ho bisogno di vedere il dottor Angelo De Boschi.Voglio che tu lo vada a chiamare,ci siamo intesi David?>.
Alessio si precipitò fuori dalla stanza.Andava bene tutto,ma doveva andarsene da quel luogo.
<Gli antichi possedevano aggeggi con cui potevano comunicare a distanza,una bella comodità!>,stava dicendo il Primo Parlamentare rivolto a tutti e a nessuno.<Ma noi guardiamo al futuro ed il siero antivampiri ne è la chiave>.

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David Alessio aveva raggiunto il laboratorio in meno di un'ora,faceva molto caldo nonostante il Sole fosse seminascosto da una sgradevole nebbia.
Cercò De Boschi e lo trovò intento a trafficare con delle telecamere.<Relitti del passato>.
<Cosa?>,domandò lo scienziato.
<Nulla.Il Primo Parlamentare vuole parlarti>.
Percorsero il tragitto fino alla città A senza scambiare parola,Alessio davanti e De Boschi a seguire.A quest'ultimo sembrava che Alessio fosse meno spavaldo del solito.
Arrivati a destinazione,David Alessio lasciò che De Boschi entrasse nella stanza del parlamento.Indugiò qualche istante sull'uscio della porta e origliò.

<Spero che tutto stia procedendo bene>.
<Stiamo facendo il possibile,sua eminenza.Comunque credo che il signor Alessio le abbia già spiegato la situazione>.
David Alessio sputò per terra,quanto detestava quei due.
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La bambina aspetta in silenzio.Il vampiro se n'è andato da parecchio tempo e non crede che ritornerà.Non riesce a decidere se sia un bene o meno.
Seduta per terra cerca di non pensare a niente.
Versi animaleschi che squarciano la notte.
Non pensare a niente.
Nel mondo esterno la natura può esprimersi senza freni.
Non pensare a niente.
Passi che si avvicinano.La fine?
Mangia.La voce del vampiro.Non preoccuparti è pollo.
Sei una bambina fortunata.Non pensavo di trovarti ancora in vita.
La piccola si lancia sul pezzo di carne e lo fa sparire in pochi minuti.
Da dove proviene il pollo?
Non pensare a niente.
Da qualche villaggio?
Non pensare a niente.
Da un villaggio in cui hai preso molte vite?
Non pensare a niente.La natura segue le proprie regole.
Meglio non sapere,sopravvivere ha la priorità.Sempre.
Sono sola,nonostante questa creatura che mi sta accanto.Sono sola.
L'improbabile coppia comincia a muoversi mentre la notte è ancora giovane.
Mi dispiace,per tua madre.Dice il vampiro.Per quanto possa valere.
La bambina non crede che quelle parole siano sincere e in un primo momento preferisce tenere la bocca chiusa.
Povera bestia ridicola ch'io sono,pensa il vampiro.Quanto poteva essere complicato ignorare il feroce richiamo del sangue.
Soffocare gli istinti è molto,molto difficile.Le di lui parole raggiungono le di lei orecchie,nonostante provi a farle scivolare via,sia dai timpani che dal cuore.
Non era veramente mia madre.La voce della bambina.
Come?
Era la donna che si prendeva cura di me.Non avevamo legami di...
La bambina esita ed è il vampiro a completare la frase:
...sangue.
Alla fine tutto si riduce al sangue.
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Anthony Dulac se ne stava sul divano in silenzio,il corpo pervaso da mille sensazioni.
Sentiva ancora il sapore di quella femmina sulle labbra.Quella femmina che tanto aveva desiderato.
Mentre si cullava in quei piacevoli pensieri,Elisa Crespi fece il suo ingresso nella stanza.
<Ho una domanda da farti>,gli disse senza perdersi in preamboli.
<Non credo di avere risposte>.
Elisa indossava una semplice tuta.Sembrava quasi un'altra persona rispetto a quella che si era abbandonata all'abbraccio libidinoso di Anthony.
<Da quanto tempo ti trovi qui?>.
Lui esitò a rispondere.Ancora non riusciva a dare una definizione al trascorrere del tempo così come lo percepivano gli umani...Anche tu sei umano...
<Sicuramente più di sei giorni>,le rispose mantenendosi sul vago.
<Cinque anni!>.La voce di Elisa.
Immagini vorticanti nella sua mente.Umano,vampiro,nessuno dei due o forse entrambi.Anthony Dulac non poteva credere a quelle parole.
<Cinque anni>,ripetè Elisa senza battere ciglio.
La femmina prese una sedia dal tavolo e la posizionò accanto al divano.Vi si sedette in modo da poter guardare Anthony negli occhi.
<Ho una storia da raccontarti>,gli disse.<Ascoltala perchè è la tua storia>.
E fu così che Elisa Crespi cominciò a raccontare:
<Dodici anni fa lavoravo in un locale,prendevo le ordinazioni,intrattenevo i clienti e roba simile.Hai presente?No che non hai presente,in realtà non ero altro che una puttana!
Una sera come un'altra si presentò un tipo sulla quarantina.Era veramente enorme;i vestiti sembravano urlare pietà tant'erano costretti dalle sue grasse carni.Un tizio poco interessante avresti detto,perfino disgustoso,eppure...eppure non mancò di colpirmi.
Sai cosa fu a colpirmi?Il suo odore.Ebbene sì,quell'uomo ne aveva uno tutto particolare,di quelli che solo le donne migliori riescono a fiutare.L'odore del successo.
Ai tempi ero solo una ragazzetta,una piccola puttanella carina,nulla di speciale,eppure tra tutte le donne presenti nel locale lui scelse me.Passammo la serata bevendo e parlando e ne venne fuori che lavorava direttamente per il Primo Parlamentare.Meglio del previsto.
Angelo De Boschi cominciò a frequentare il locale quasi tutte le sere,entrava e chiamava il mio nome:<Dov'è Elisa?>...<Portatemi subito Elisa>...<Se non c'è Elisa me ne posso anche andare>.
Mi sentivo quasi una principessa.Non che la mia situazione fosse cambiata;la bellezza era il mio cartellino da visita e mi permetteva di mantenere lo status di cittadina,seppur in quella miserevole condizione,non fosse per essa sarei finita nel mondo esterno.Sapevo quanto il mio destino fosse legato ad un filo,ma De Boschi rappresentava un'occasione più unica che rara.La colsi.
Facevamo l'amore,tutte le volte che lo desideravamo.Sembrava che il mondo ci appartenesse.Eravamo sciocchi...ero sciocca.
La moglie di De Boschi era deceduta da più di tre anni,ma per la legge rimaneva sempre sposato.Una volta unita in matrimonio una coppia rimane tale per sempre,questo afferma la legge del Creatore.Tutte le volte che si univa carnalmente a me,quindi,andava contro la legge.Se le voci sulla nostra relazione fossero giunte al parlamento non solo saremmo stati banditi dalle città,ma avrebbe anche perso il suo lavoro di scienziato.
Situazione spinosa vero?
Vedo che cominci ad agitarti ma devi avere pazienza,caro Anthony.Quello che ti sto dicendo è necessario perchè tu possa capire.
Tornando alla storia,non credo di aver mai veramente amato Angelo De Boschi e mi andava bene così.
I veri problemi iniziarono quando mi resi conto di essere incinta.
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Nella sala del parlamento rimanevano due persone:Il Primo Parlamentare e Angelo De Boschi.
<Spero che tutto stia procedendo bene>.
<Stiamo facendo il possibile,sua eminenza.Comunque credo che il signor Alessio le abbia già spiegato la situazione>.
Il Primo Parlamentare si alzò dalla sua sedia personale e si avvicinò a De Boschi.
<Alessio pensa di essere una volpe,ma dimentica che il Creatore può vedere nel profondo di tutti i cuori>.
Il corpulento scienziato,che se ne era rimasto inginocchiato fino a quel momento,sentì la mano del sommo parlamentare sfiorargli il mento invitandolo ad alzarsi.
<Il fatto di prostrarti ai miei piedi è un bene,non per quello che io sono ma per quello che rappresento>.
De Boschi annuì,portandosi in posizione eretta.Il Primo Parlamentare gli arrivava si e no alle spalle.
<In fondo siamo tutti peccatori,carissimo Angelo.La legge è la giustizia che il Creatore ha voluto infondere nella mia anima.Io l'ho donata a voi così come Lui l'ha donata a me.Anche io sono un peccatore,come tutti,ma il seguire le leggi può aiutarci a trovare la verità>.
Angelo De Boschi si sentiva a disagio.Erano passati parecchi anni dall'ultima volta in cui si era trovato a tu per tu con la massima figura dello stato.
<Sono fiero del modo in cui tu e quella donna siete riusciti a superare il peccato che sporcava le vostre anime>,continuò il Primo Parlamentare.<E sono altresì convinto che il progetto antivampiri si rivelerà un successo>.
Lo scienziato strinse i pugni,sperando che il parlamentare non se ne accorgesse.
<Attorno a me le formichine lavorano e lavorano e lavorano,pensano di non essere viste ma dimenticano che io posso vedere attraverso gli occhi del Creatore.Le osservo mentre s'impegnano nei lori piccoli giochi ingannevoli.Pensano che dietro al progetto di umanizzazione dei vampiri si nasconda chissà quale fine e questa convinzione li fa lavorare e lavorare e lavorare.Vuoi sapere una cosa,mio caro Angelo?Loro non potranno mai credere che non esiste altro fine se non quello derivato dalla pietà del Creatore!Egli ha posato i Suoi occhi sul mondo vedendo quanto fosse triste.Una volta che tutti i vampiri saranno tornati umani,mille e mille nuove voci si alzeranno per lodare la Sua gloria!>.
Il Primo Parlamentare allargò le braccia verso il cielo,aveva braccia schelettriche e una luce opaca negli occhi;forse qualche malattia della vista o forse lo specchio della follia.
Il corpo del parlamentare fu percorso da un brivido.
<Sarà meglio che vada a riposarmi>,disse ad Angelo.<Prima una riunione ed ora quest'incontro con te,non sono più giovane>.
<Credo che sia ancora in ottima forma,sua eminenza>,lo rassicurò lo scienziato,usando il tono più convincente possibile.
<Sono felice di sentire che il progetto antivampiri sta proseguendo per il meglio e sono felice che sia tu a portarlo avanti.Eri un peccatore e ora sei redento>.
Angelo De Boschi s'inchinò fin quasi a sfiorare il pavimento poi,mentre abbandonava la sala del parlamento,pensò tra sè e sè:
-Come lei ha detto siamo tutti peccatori e non può esistere redenzione alcuna-.
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David Alessio sentiva il bisogno di sfogarsi e c'era solo un luogo in cui poteva farlo.Non era consigliabile presentarsi al passaggio per la città C in pieno giorno,ma nulla lo avrebbe dissuaso.
Nonostante non lo avesse sperato molto,trovò l'uomo nascosto nell'ombra,solo che non era più nascosto e non era più un uomo,non lo era mai stato.Una creatura metallica dalla forma umanoide con dei cavi che uscivano dalla nuca.
<Non ti aspettavo fino al plenilunio,David Alessio>.
<Ho bisogno di andare nella città C>.
<Hai qualche novità per il mio padrone?>.
Il disagio di Alessio crebbe,poi trovò qualcosa.
<L'assistente di Boschi,quell'Elisa Crespi,non è affatto una psicologa ma solo una puttana!>.
Bene,aveva fatto centro.Era stato suo suocero a dargli quella notizia qualche giorno prima.
<Non aprirò il passaggio per una notizia tanto inutile.Il mio padrone comincia a chiedersi da che parte tu stia>.
Delle lacrime avevano cominciato a bagnare le guance di David Alessio.Lacrime di rabbia.
<Non sei altro che un relitto>,disse rivolto all'umanoide.Poi se ne andò in compagnia dell'odio che aveva nel cuore.
I suoi passi lo ricondussero al laboratorio senza che quasi se ne accorgesse.La colpa di tutta quella bislacca situazione era da imputarsi a Numero uno.Era tutta colpa di quel mostro.
I corridoi gli parvero stranamente silenziosi,ma non era tipo da soffermarsi su certi dettagli inutili.
Raggiunse la stanza di Anthony Dulac,prese la tessera dalla tasca...altro relitto del passato...e fece per passarla nel lettore.La porta era già aperta.
Entrò cercando di mostrare tutta la rabbia che gli ribolliva nello stomaco,ma di Numero uno non c'era traccia.
Al posto di questi trovò Angelo De Boschi...era già tornato dunque...disteso sul pavimento con Elisa Crespi che lo stava baciando sul collo.
<Maledetta puttana>,sbraitò Alessio con il volto paonazzo.
Elisa alzò lentamente lo sguardo.Aveva lunghi canini dai quali piccole perle rossastre gocciolavano.Perle di sangue.
David Alessio avrebbe voluto dire mille parole,ma l'orrore e l'incredulità gli avevano seccato la gola.
Il corpo del dottor De Boschi mostrava già il pallore della morte.
<Buonissimo>,esclamò Elisa Crespi leccandosi le labbra.<Buonissimo!>.
Alessio fece per indietreggiare,doveva assolutamente allontanarsi da quella follia,ma Elisa gli fu addosso con un balzo.
Quel giorno anche David Alessio diventò un relitto del passato.
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Il vampiro resta accucciato,la testa nascosta dalle braccia,nell'ennesima sfida contro il Sole.
La bambina fa per allontanarsi,ma una voce blocca i suoi movimenti.
Dove vorresti andare?La voce del vampiro.
In un villaggio.Potrei trovare qualcuno che si prenda cura di me.
Il vampiro,di nuovo.Fallo dunque!
La bambina esita.In realtà non ha luogo in cui andare.Chi mai l'accoglierebbe?Colei che le aveva fatto da madre era morta e nessuno vuole una nuova bocca da sfamare,nessuno tranne forse un vampiro.
Il vampiro nota la sua indecisione.I tuoi veri genitori si trovano in città?
Così mi hanno detto.
Forse è quello il luogo a cui devi fare ritorno.
Forse.
Il Sole s'addormenta nell'imbrunire e il vampiro alza lo sguardo al cielo.Gli fanno male gli occhi,ma anche oggi la sfida sembra finita in parità.
A domani,odiato ed amato Sole.
Dovresti andartene veramente,piccola.Verrà il giorno in cui il profumo del tuo sangue si farà troppo invitante e quel giorno potrei non riuscire a trattenere i miei istinti.
Eccoli nuovamente in cammino,mentre la Luna guida i loro passi.Lei non gli s'avvicina troppo,ma non lo perde mai di vista.Che strano duo,sussurrerebbero le stelle se avessero voce.
Se vuoi andare in città dovrai farlo da sola.Sai come arrivarci?
La bambina scuote il capo.
Io si.Ci sono stato,tempo fa.
Silenzio.Uno.Due.Tre secondi.
Non ho alcuna intenzione di tornarci.Solo i folli si avvicinano alle tre città.
Alla bambina sembra d'intravvedere un luccichio negli occhi del vampiro,quasi non fosse del tutto sincero.
Trovano i resti di un vecchio muro e la bambina vi si nasconde.
Servirà a ben poco.Non è la vista a guidare i vampiri,bensì l'olfatto.
Dovrai aspettare qui,una volta terminata la caccia tornerò a prenderti e ti porterò anche qualcosa da mangare.
Al tuo ritorno potrei essere morta.
In quel caso forse anche un vampiro riuscirà a versare una lacrima.
Lara.
Cosa?
Lara è il nome di colei che farà piangere un vampiro.
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In una piccola stanza di un grande laboratorio,Elisa Crespi stava raccontando una storia ad un incredulo Anthony Dulac.
<Quando andai da Angelo De Boschi per avvisarlo che ero incinta,andò su tutte le furie.Un figlio fuori dal matrimonio andava contro ogni legge.Se una relazione extraconiugale avrebbe potuto anche essergli perdonata,questo non valeva per un figlio.Ti ricordo che la moglie di De Boschi era deceduta da tempo,ma il sistema delle tre città,il sistema di V,non bada a queste sottigliezze.La carriera,il prestigio,quel figlio gli avrebbe portato via ogni cosa,incluso lo status di cittadino.Partorii in un'anonima stanza di un anonimo ospedale,una bambina.Fu proprio Angelo a portarmela via...
...Angelo le porse quel piccolo fagotto che era la loro figlia.
<Ecco la nostra bambina>,le disse.<Dovresti darle un nome>.
<Lara>,sussurrò Elisa accarezzando la minuscola testa della piccola.
<Lara,dunque!>,sentenziò Angelo De Boschi.<Ecco il nome del nostro peccato>.
Le strappò la bambina dalle braccia.Le lacrime e le suppliche di una madre non servirono a nulla.
<Dove la stai portando?>.
<Il Primo Parlamentare intende dimenticare tutta questa storia,ma nostra figlia dovrà lasciare la città>.
<La lascerai in balia di quei mostri?!Che razza di padre sei?>.
<Perdonami>.
<Non farlo,ti supplico.Tutto ma non mia figlia.Non Lara!Prendi me,uccidimi,fammi ciò che vuoi,ma non portare la mia bambina nel mondo esterno>.
<Qualunque cosa avevi detto!Qualunque cosa,ma non lasciatemi qui,l'hai già dimenticato?>.
Uno spiacevole evento del passato tornò a far visita alla sciagurata nuova madre,un evento che aveva il sapore del fiele.
Neppure l'amore materno riuscì ad intenerire il cuore nero di Angelo.Il tempo,tuttavia può cambiare le persone in svariati modi,a volte in meglio,a volte in peggio.Il tempo e i rimorsi fecero breccia nel cuore di De Boschi.
Qualche anno dopo,Angelo si ripresentò al locale dove lavorava Elisa.
<Non ho mai smesso di amarti>,le disse.
Lei si comportava cose se non lo conoscesse.
<Non puoi trattarmi così>,si lamentò lui.<Non dopo tutto quello che c'è stato!>.
Lei gli lanciò uno sguardo che avrebbe quasi potuto incendiare una siepe.
<So bene di non meritare la tua fiducia,Elisa>.
<Desidera ordinare qualcosa,signore?>.
<Non è passato giorno senza che pensassi a voi>,continuò Angelo con la voce rotta dal pianto.<Elisa e Lara le uniche mie ragioni di vita!>.
Elisa Crespi strinse i pugni.Le unghie le si erano infilate nei palmi facendoli sanguinare,ma non avrebbe dato soddisfazione a quell'uomo.
<Forse non è troppo tardi>,le sussurrò lui.<Vieni domani sera al laboratorio.Prova a fidati di me,per quanto possa essere difficile>.
La sera seguente,Elisa Crespi si presentò veramente al laboratorio.Non sapeva spiegarsi il motivo che l'aveva convinta,forse solo la curiosità.Certo non la fiducia che poneva in quell'uomo.
L'edificio era quasi deserto.Angelo la guidò per lunghi corridoi immersi nella penombra.In quel silenzio i loro passi sembravano invadere il mondo.
<Il Primo Parlamentare ha affidato nostra figlia alle cure di una donna,l'influenza di quell'uomo si fa sentire anche nel mondo esterno,nessuno oserebbe contraddirlo>.
<Nulla cambia il fatto che molto probabilmente mia figlia in questo momento sia morta>,ribattè Elisa.La mano le si mosse senza che quasi se ne accorgesse,colpendo la guancia sinistra di Angelo.
<Questo ti fa sentire meglio?>.
In effetti un po' sì.Non molto,ma un po' sì.
Entrarono in una stanza.Un paio di schermi emanavano un chiarore opaco.
<Quello che puoi vedere è dovuto a dalle telecamere poste all'esterno>,le disse Angelo.
Elisa si avvicinò a uno schermo.
<Gli antichi che fecero costruire le tre città usarono un qualche materiale a noi sconosciuto,un materiale che non va molto d'accordo con i vampiri>,le stava raccontando,come se quelle nozioni di storia potessero interessarle.<ecco perchè solitamente evitano di avvicinarsi troppo>.
Eppure nello schermo si poteva vedere una figura che si muoveva apparentemente a caso.
<Solo i vampiri più forti s'azzardano ad avvicinarsi alle città,o forse i più folli>.
<Questo dovrebbe interessarmi?>,domandò Elisa,la voce atona.
<Il Primo Parlamentare mi ha ordinato di catturare un vampiro>,le rivelò il corpulento De Boschi.<Abbiamo inventato un siero che in teoria dovrebbe riportare i vampiri al loro stato precedente di esseri umani e ci serve una cavia>.
<Ancora non capisco perchè dovrebbe interessarmi>,ribattè Elisa spazientita.<Avrei fatto meglio a non venire,avrei fatto meglio ad ascoltare i mille campanelli d'allarme che mi tintinnavano in testa>.
Girò i tacchi per prendere l'uscita,ma una mano di Angelo la bloccò.Avrebbe voluto mollargli un altro schiaffo,ma riuscì a trattenersi.
<Non ho accettato soldi per questo lavoro,solo una richiesta e il Primo Parlamentare si è trovato costretto a concedemerla>.
<Che richiesta?>.Nonostante la rabbia,Elisa Crespi rimaneva una donna molto curiosa.
<Ho preteso che tu faccia parte del nostro team.Il team antivampiri>.
<Devi essere pazzo>.
<Ascoltami Elisa!>,tentò di calmarla.<Non hai mai desiderato uscire nel mondo esterno per andare a prendere nostra figlia?>.
<Certo che l'ho fatto!>.Elisa esplose in un pianto,tra il nervoso e la disperazione.<Ogni istante di questi ultimi anni,ma come potevo?Non sapevo dove andare e...>.
<Avevi paura,vero?>.
Elisa Crespi si vide costretta ad annuire.
<Questo perchè noi umani siamo deboli>,sentenziò Angelo De Boschi.<Vedi quel vampiro?>.
Lei avvicinò gli occhi allo schermo per osservare meglio.
<Potremmo fare un patto con lui>.
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Aveva lunghi capelli,neri più della notte ed era l'unico vampiro del suo clan ad averli così.
Il clan era composto da una decina di individui ed il modo in cui cooperavano aveva del miracoloso,almeno per bestie quali erano.In verità cacciare in branco aveva i suoi vantaggi.Niente amore,nè amicizia,nè sentimentalismi di sorta,solo la possibilità di procurarsi tanto tanto sangue.Solo vantaggi reciproci.
Quel piccolo gruppo era uno dei pochi ad avvicinarsi alle tre città.Per la verità si limitavano ad avvicinarsi alle grandi colonne che sostenevano le strade che le univano,correvano e ululavano come pazzi forse sperando che qualche cittadino cadesse da quelle strade sopraelevate direttamente tra le loro grinfie.Il vampiro dai capelli neri era l'unico che osava avvicinarsi all'edificio che,per quanto lui non potesse saperlo,veniva chiamato città B.
Quasi ogni sera veniva inesorabilmente attratto in quel luogo e ogni volta che vi arrivava provava un dolore sordo alle tempie,quasi il cervello volesse scoppiargli nella testa.Il dolore in realtà era poca cosa se paragonato all'adrenalina che lo invadeva,al piacere sottile che gli scorreva nelle vene.
Fu proprio in una sera come queste che venne catturato.
Gli umani,protetti da una tuta arancione che era più una corazza,lo avevano circondato.Avrebbe potuto ucciderli facilmente per poi banchettare coi loro resti,ma le strane fruste che equipaggiavano avevano avvolto le sue membra in un baleno impedendogli qualsiasi movimento.Poi qualcosa l'aveva colpito all'altezza del cuore,un bruciore improvviso ed aveva perso i sensi.
Si era svegliato in uno stanzone fiocamente illuminato.
Il vampiro scrollò il capo per fare il punto della situazione.Cominciò ad analizzare le cose positive,ben poche a dire il vero;la luce in quella stanza non era tanto forte da fargli del male e questo era un bene.Fine delle cose positive.le cose negative?Troppe per elencarle tutte.
Quelli che lo avevano catturato avevano provveduto a legargli braccia e caviglie con delle grosse catene ancorate ad una parete.Aveva provato a spezzarle,ma nemmeno la sua forza da vampiro aveva potuto nulla.
Gli umani in tuta arancione venivano spesso a fargli visita.Gli praticavano un'iniezione,lo osservavano e scrivevano qualcosa su uno strano foglio di carta per poi lasciarlo solo.Più rare erano le volte nelle quali si presentavano con siringhe piene di sangue:lo stretto necessario per tenere in vita il loro prigioniero.
Le tute arancioni,con i loro volti privi sia di peli che di espressioni,non erano gli unici a fargli visita.Quando tutt'intorno a lui ogni suono taceva,lei arrivava e gli accarezzava una guancia.Tutte le volte la stessa carezza.
Per prima cosa il profumo.Quella femmina aveva un odore che gli faceva girare la testa,ma in senso positivo.Gli si avvicinava lentamente,quasi volesse farsi ammirare.In effetti c'era molto da ammirare:nonostante l'esigua statura quella femmina aveva un corpo che rasentava la perfezione,con delle ottime proporzioni.Indossava sempre un qualche abito che accentuava la sua femminilità,una carezza e poi anche lei gli praticava un'iniezione.Al vampiro,però,sembrava che avesse intenzioni diverse rispetto alle tute arancioni.
<Questo è l'antidoto>,gli disse una volta,mentre bucava il suo braccio destro.
<Antidoto per cosa?>,volle sapere lui.
Silenzio.
Un istante prima di lasciarlo alla sua solitudine,gli rivolse nuovamente la parola:
<Questo è ciò che ti offro.Non dimenticare>.
Il tempo è un concetto vago per creature abbraccianti l'eternità,ma la ciclicità della sua prigionia lo faceva sentire come in una specie di sogno.Tute arancioni,iniezioni e poi ancora tute arancioni.Poi naturalmente c'era lei,la parte più bella di quello strano sogno.
Le visite dell'incantevole femmina lo eccitavano all'inverosimile.Avrebbe voluto possedere quel corpo perfetto,ma le catene tenevano a freno i suoi istinti.
<Hai un nome?>.La voce della femmina riusciva ad accarezzarlo quasi quanto le sue mani.
<A noi vampiri non servono cose tanto inutili come i nomi!>.
Lei sembrò riflettere per un po',quindi disse:
<Eppure non mi trovo a mio agio nel rivolgermi a qualcuno che ne è sprovvisto.Ti chiamerò Anthony Dulac,devo averlo letto in qualche libro,mi piace il suono che ha>.
Il vampiro scrollò le spalle,come a mostrare il suo disinteresse.
<I tuoi capelli stanno cominciando ad imbiancare,deve essere l'effetto del siero antivampiri>.
L'attenzione del vampiro,che fino a quel momento era stata catalizzata dal corpo e dall'odore di quella femmina,fu richiamata al suono della parola "antivampiri".
<Ascolta,Anthony!>,proseguì lei.<Questi scienziati intendono guarirti>.
<Guarirmi?!>,sbraitò il vampiro Anthony Dulac.
<Abbassa la voce o ci sentiranno>,lo avvisò lei.<Diciamo che vogliono che tu ritorni ad essere un umano.Fin ora ti hanno iniettato piccole dosi di siero,studiando le reazioni del tuo corpo,ma oggi praticheranno l'ultima iniezione.Avrai due alternative;morire,oppure diventare un semplice essere umano>.
<Un semplice essere umano>,ripetè Anthony sillabando le parole.<Se dovessi morire avrete almeno un nome da incidere sulla lapide;qui riposa Anthony Dulac!>.
La donna si stupì che quella creatura sapesse fare del sarcasmo,ma evitò di dirlo.
<Non temere>,lo rassicurò.<Ho già provveduto a darti l'antidoto!Devi sapere che le iniezioni che ti hanno fatto hanno anche un altro scopo,ovvero cancellare questi cinque anni di prigionia.Se dimenticherai questi anni d'inferno,probabilmente sarai più collaborativo,o almeno è quello che sperano.Non ricorderai nemmeno di questo nostro incontro,ti sentirai vuoto,ma in realtà il vampiro che è in te sarà solo addormentato.Duecento ore dopo aver assunto l'ultima dose di siero antivampiri tornerai ad essere un vampiro a tutti gli effetti>.
<Sempre che non muoia>,precisò lui.
Stavolta fu la femmina a scrollare le spalle.
<Cosa vuoi in cambio?>,chiese Anthony.I vampiri odiavano perdersi in chiacchiere inutili.
<Voglio essere come te>,rispose la femmina.
<Come me?Un vampiro?L'eternità alla quale aneli potrebbe rivelarsi molto più lunga di quanto immagini>.
<Non è l'immortalità che cerco!>,ribattè la femmina.Improvvisamente sembrò dimostrare molti più anni della trentina che probabilmente aveva.
<Cosa cerchi dunque?>.
<La forza.Quel che cerco è la forza>.
La donna indossava un abito che fasciava la sua fisicità.La libido di Anthony cresceva e cresceva.
<Tu dici di avermi già somministrato l'antidoto>,sussurrò il vampiro allungando gli angoli della bocca in quello che doveva essere una specie di sorriso.<Se quanto hai detto corrisponde al vero,io e te non abbiamo più nulla da spartire>.
La donna sorrise a sua volta.<Facciamo un patto>,disse.<Io Elisa Crespi e tu Anthony Dulac.Prometti che mi farai diventare un vampiro e io ti darò le due cose che più desideri>.
<Liberami,femmina!Liberami e ti farò diventare un vampiro oggi stesso>.
Lei scrollò la testa.<Non riuscirò mai a liberarti.Quando ti crederanno un umano abbasseranno la guardia e avremo modo di agire,diamo tempo al tempo.Ora devi promettere>.
Anthony Dulac promise,per quanto potesse valere la promessa di un mostro come lui.

Le due cose che più desideri.Cosa desiderava Anthony Dulac?
Anthony era un nome inventato,ma il fatto che avesse ben più di due desideri era certamente vero.
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Elisa Crespi concluse il racconto e si limitò ad osservare un confuso Anthony Dulac.
<Immagini sfocate mi passano nel cervello>,si lamentò quest'ultimo.<Quanto dici mi pare assurdo,ma una parte di me sa che è la verità.Dimmi dunque le due cose che secondo te più desidererei!>.
<La prima è il mio corpo>,gli rivelò Elisa.<Il modo in cui mi guardavi,il modo in cui mi desideravi,non mi è mai sfuggito>.
Improvvisamente un dolore lancinante trafisse la testa di Anthony,tanto da farlo crollare dal divano.
<Cosa diamine mi sta succedendo?>,piagnucolò tenendosi il capo con le mani.
<L'antidoto sta facendo effetto>,lo rassicurò la femmina.<Tutto come previsto.Stai per tornare ad essere un vampiro>.
Il dolore,partito dalla testa,si stava propagando all'intero corpo.Faceva caldo,un caldo tremendo.
<Ricorda il nostro patto,Anthony Dulac!Voglio essere come te>.
<Non sono Anthony Dulac!>,sbraitò la creatura che si stava contorcendo sul pavimento.<Sono...>.
<Un vampiro>,concluse Elisa per lui.
Il dolore si trasformò in energia e colui che per una decina di giorni era stato nessuno tornò ad essere quel che era veramente.
<Ricordo tutto!>,si stupì lui.<Dicono che nel passaggio da umano a vampiro il passato venga cancellato,ma io ricordo tutto>.
Lei non pareva stupita.
<In questi ultimi giorni non sei mai stato un umano,caro Anthony>,gli spiegò.<Diciamo che eri solo un vampiro addormentato>.
Anthony si alzò da terra con un balzo e avvicinò il volto a quello di Elisa.
<Perchè vuoi diventare un vampiro,femmina?>.
<Per andare nel mondo esterno e cercare mia figlia>.
Il vampiro sorrideva mostrando lunghi canini aguzzi.
<Una volta vampiro dimenticherai ogni cosa,sciocca!>,la derise lui.<Tua figlia,te stessa.Sarà solo il desiderio di sangue a guidarti>.
Elisa Crespi gli mostrò un braccio.Si era praticata delle incisioni sulla pelle e il sangue era andato a formare una scritta:
MONDO ESTERNO LARA
<Questo mi aiuterà a non perdere la strada>.
Anthony non potè trattenersi.Afferrò Elisa e la scaraventò per terra,quindi cominciò a succhiarle il sangue.Si fermò appena in tempo,ancora pochi secondi e l'avrebbe uccisa.La osservò,sembrava così innocente e pura riversa sul nudo pavimento priva di sensi.
Le accarezzò una guancia,proprio come lei aveva fatto con lui,probabilmente in un'altra vita.
<Quando ti sveglierai non sarai più te stessa>,le sussurrò.
Pensò che fosse meglio andar via prima che lei aprisse gli occhi.Si avvicinò alla porta e riuscì ad aprirla senza fatica.
<Eri una femmina forte,Elisa Crespi!Sarai un vampiro terribile>.
Prima di lasciare la stanza che era stata la sua ultima prigione si rivolse nuovamente alla donna priva di sensi.
<Ho capito qual è la seconda cosa che più desidero.Sono veramente stufo di verdura e in questa città ho tutta la carne che un vampiro possa desiderare.Carne di cittadini,sangue di prima scelta.Non vedo l'ora d'iniziare il banchetto>.
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Il vampiro femmina si svegliò tra mura che non conosceva.Era come se fosse venuta al mondo in quell'istante.Sentiva uno spiacevole formicolio al braccio sinistro,lo osservò e vide dei segni rossi.C'era scritto forse qualcosa?Poco importava:i vampiri non sapevano leggere.
Si guardò attorno,aveva una sete tremenda.Si sentiva come se avesse un fuoco nella gola che solo del sangue avrebbe potuto spegnere.
Colui che entrò nella stanza era un grosso omone dal volto rubicondo.
<Il nostro amico sta facendo una strage là fuori.Era quello che volevamo no?Vendicarci di questa folle città!>,le disse.Non sembrava impaurito.
Le mostrò il collo come invitandola a cibarsi.
<Forza,Elisa.Ho sempre saputo che sarebbe finita così.Era l'unico modo per trovare la redenzione>.
Lei lo abbracciò.Il suo bacio significava morte.
Il sangue di quel grassone non poteva certo placare la sete di colei che un tempo era stata Elisa Crespi.Fortunatamente un nuovo umano aveva fatto ingresso nella stanza,un tipo tutto muscoli con la pelle talmente abbronzata da poter esser definita praticamente nera.
<Buonissimo>,disse il vampiro femmina leccandosi le labbra.Quindi si lanciò sulla sua prossima vittima.
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Il Primo Parlamentare si stava quasi ritirando dalla grande sala del parlamento,quando una donna alta e magra da far spavento fece irruzione.
<Sua eminenza>,attaccò la nuova arrivata.<Deve assolutamente ascoltarmi>.
Questi girò il suo volto smunto in direzione della voce e capì:davanti a lui c'era la figlia del Terzo Parlamentare,la moglie di David Alessio.
<Il Creatore vi ascolta sempre,pone orecchio alle vostre preghiere,ma giudica con severità ogni vostra azione>.
La donna parve intimorirsi.
<Non dovresti essere qui,donna>,la rimproverò.<Tuo padre deve averti lasciato le chiavi per questa stanza e non va bene,dovrò prendere provvedimenti>.
<Il mondo sta impazzendo!>,piagnucolò la donna.
Il Primo Parlamentare scoppiò in una fragorosa risata.
<Il mondo è sempre stato pazzo,credimi!>.
La donna,per quanto sfiorasse il metro e ottanta,sembrava minuscola di fronte all'ego del Primo Parlamentare.Si guardò attorno e vide il volto di suo padre.Parve ritrovare un briciolo di coraggio.
<Nelle città B la gente sta morendo>.La voce lamentevole della donna non sembrava toccare il cuore del rappresentante del Creatore in terra.<Cadono come mosche,come fossero cibo per quei due mostri.Sono venuta per pregarla di mandare la squadra delle tute arancioni>.
<Li chiamate così dunque!>,riflettè il Primo Parlamentare.<Tute arancioni.Si tratta di una squadra d'elite,ma sai una cosa?Sono già state mobilitate,ma hanno fallito>.Trasse un profondo respiro per poi emettere uno sgradevole suono gutturale.<Forse il Creatore voleva che fallissero,non credi?>.
Nel silenzio che venne a crearsi avresti potuto sentire una piuma toccare terra.
<Lui offre opportunità,sta a voi il coglierle o meno>,riprese la grigia eminenza,lo sguardo rivolto al soffitto.<I due vampiri che infestano la città B non sono altro che la Sua punizione,accetta questa semplice realtà>.
A quel punto il Terzo Parlamentare prese la parola:<Sua eminenza>,disse.<La prego di dare a mia figlia la possibilità di spostarsi nella città C>.
<Non vedo che vantaggi potrebbe trarne>,ribattè quest'ultimo.<Se lo desidera può andarci oggi stesso.Ho dato ordine che il passaggio venga aperto>.
<Ma in questo modo i vvvvampiri>,balbettò il Terzo Parlamentare strabuzzando gli occhi per lo stupore.
<Padre!>,supplicò la donna inginocchiandosi.<Portatemi con voi nella città A>.
Il padre fece qualche passo incerto in direzione della figlia,ma uno sguardo del Primo Parlamentare lo fece desistere.
<Questo non è possibile figlia mia>.
<Se non lo farete troverò la morte>.
Il Primo Parlamentare indicò un portale in direzione sudovest.
<Solo i prescelti possono varcare quella porta e tu non fai parte di questi>.
<Padre mio>,continuò a supplicare la donna,il volto inondato di lacrime.<Non mi lasciate.Abbiate pietà!>.
<Torna da tuo marito>,replicò il Terzo Parlamentare.<La città A non potrà mai essere casa tua>.
<Non vedo mio marito da parecchio tempo ormai e a dire il vero poco m'importa se sia ancora vivo o meno>.
<Non dovresti parlare in questo modo>,la redarguì il padre.<Queste tue parole sono peccato e peccare di fronte al Primo Parlamentare equivale a peccare di fronte al Creatore stesso>.
Il Secondo,il Quarto,il Quinto e il sesto Parlamentare,personaggi piuttosto anonimi a dirla tutta,nel frattempo si erano portati dinanzi alla porta che era il vero ingresso per la città A,il Primo Parlamentare li stava per raggiungere.
<Buona fortuna>.Il Terzo Parlamentare fece per avvicinarsi alla figlia come per darle un bacio sulla fronte,ma questa si ritrasse.Stava per dire "grazie",ma si zittì in tempo,sarebbe stata la beffa finale.
<Significa questo fare parte di V,padre?Significa questo?>.
L'indifferenza fu l'unica risposta che le fu concessa.
I sei parlamentari varcarono la porta lasciando la moglie di David Alessio sola in quella grande stanza e del loro destino non m'è dato sapere.
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Anthony Dulac non era il suo nome,ma per semplicità continueremo a chiamarlo in quel modo.La città B era molto più grande di quanto sembrasse dall'esterno,un'intricata ragnatela di corridoi,un labirinto quasi senza fine.Per assurdo era il posto ideale per dei vampiri;solo la luce elettrica vi entrava e la luce elettrica non aveva nulla a che fare con il Sole.
Aveva ucciso e si era dissetato,lasciando libero sfogo ai suoi bisogni più bassi,ma non era raro raggiungere un settore della città per trovarvi già odore di morte.Il vampiro femmina,Elisa Crespi.
A volte,mentre succhiava distrattamente il sangue di qualche malcapitato,si ritrovava a pensare alle tute arancioni e alle loro fruste.Si domandava come mai non si fossero ancora fatte vedere,l'avevano catturato una volta e avrebbero senza dubbio potuto farlo nuovamente.Trovò la risposta in un piccolo anfratto,la più semplice delle risposte;quello che restava delle tute arancioni giaceva sul pavimento.Chi l'aveva uccise non si era limitato a dissanguarle,ma si era preoccupato di farle a brandelli.Non serviva una sfera di cristallo per capire il colpevole di quello scempio.Tutta quella zona era impregnata dell'odore di Elisa.
Anthony si trovava bene in città e ora che le tute arancioni non rappresentavano più un problema avrebbe dovuto trovarsi ancora meglio.Tuttavia i suoi istinti da vampiro continuavano a metterlo in guardia;doveva andarsene in fretta,doveva andarsene prima di trovarsi a tu per tu con quella femmina.
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Un vampiro,per raggiungere i propri scopi,non disdegna l'utilizzo della menzogna.
Lui è un vampiro,quindi figlio di menzogne.Aveva detto alla bambina che non sarebbe più tornato nella grande radura dove s'innalzavano imponenti e minacciose la tre città,eppure eccolo lì,occupato a muoversi furtivo tra le grandi colonne.Aveva lasciato Lara alla base di una di quelle immense costruzioni chiamate città,aveva faticato non poco per farlo,mostrandosi sordo al dolore terribile che lo assaliva.
Qui sarà al sicuro,aveva pensato,è il luogo al quale appartiene.
Lui deve cibarsi,anche se dubita di trovare cibo in quel luogo.Si sbaglia.
Alcuni esseri umani si muovono nella notte portando dei grossi zaini sulle spalle quasi stessero fuggendo da qualcosa.Il vampiro li osserva attentamente;la gola arde per la sete,ma in quella situazione c'è qualcosa di sbagliato.Quegli umani hanno un aspetto curato,assai lontano da quello rozzo dei campagnoli.Lascia che quelle potenziali vittime gli passino accanto senza farsi notare.Un vampiro che si lascia scappare del cibo in quel modo pare un evento assurdo.
Ritorna da Lara e quasi si stupisce nel trovarla rannicchiata in un angolo,ma viva.
Andiamocene,le dice.Questo posto puzza di marcio.
La prende per mano e la trascina con sè.Quelli che ha visto erano sicuramente cittadini e se stavano fuggendo dalle città significa che queste non rappresentano più un posto sicuro.
L'alba comincia a mostrare i primi segni quando un vampiro sconosciuto incrocia i loro passi.Ha i capelli più bianchi che abbiano mai visto.
Capelli bianchi emette un ringhio sommesso in direzione della bambina.
Lei è mia.Dice il vampiro.
Capelli bianchi alza le spalle.Fai come credi,ma ti consiglio di lasciare questo posto.
Il Sole non mi fa paura.
Non è il Sole che devi temere,non solo almeno.Lei sta arrivando.
Capelli bianchi prosegue per la sua strada e sparisce all'orizzonte.
Il vampiro fa cenno alla bambina che devono continuare a camminare,lei pare titubante ,ma poi lo segue.
L'odore della morte,acre e potente,invade i suoi sensi fino a fargli girare la testa."Lei sta arrivando",aveva detto Capelli bianchi.Il vampiro ignora a chi si riferisse,ma l'odore che percepisce non promette nulla di buono:se quella "lei" li avesse trovati avrebbe ammazzato la bambina e forse anche lui.È vicina,molto vicina,incredibilmente forte e incredibilmente malvagia.I vampiri riescono a capire certe cose.
l'abbraccio coglie la bambina alla sprovvista.Il significato di quella situazione le è oscuro,ma riesce a percepire un tepore piacevole,un tepore che sovrasta il freddo corpo del vampiro.Si sente protetta e va bene così.Non capisce e forse nemmeno lo vuole fare,le basta cullarsi in quell'istante che trova meraviglioso.Papà?
Nessuno dei due vede la creatura.Questa non ha tempo da perdere con delle prede insignificanti come loro.Percepisce la presenza di un gruppo di vampiri,poco più avanti.Il sangue degli umani è certo delizioso,ma si domanda che sapore abbia quello di uno simile a lei.
Il vampiro femmina ha ragione.Un piccolo gruppo di vampiri,tra i quali anche Capelli bianchi,si trova a pochissimi chilometri da lei.
Mi fa strano non vedere più i tuoi neri capelli da corvo.
Sono successe molte cose.
Anche a noi.
Uno dei vampiri alza le maniche della maglia,sicuramente rubata a qualche vittima,mostrando una brutta ferita sull'avambraccio.
Si rimarginerà molto in fretta.La voce di Capelli bianchi.
Non è questo il punto,ribatte il vampiro ferito.La gente dei villaggi sta cominciando a ribellarsi.Se vanno avanti così dovremo sterminarli tutti.
Certo!Così un giorno la nostra razza morirà di fame.
Il gruppo si zittisce per qualche tempo mentre Capelli bianchi li sprona a camminare più velocemente.Lei è vicina e se restano in gruppo hanno qualche possibilità in più di salvarsi.Nè amore,nè amicizia,nè sentimenti di sorta,solo vantaggi reciproci.
Ho una cosa da chiedervi,dice improvvisamente il vampiro dai candidi capelli.
Cosa?Non puoi pretendere nulla.
No,certo che no.Vorrei solo che d'ora in avanti mi chiamaste Anthony.
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EPILOGO

Il vampiro vive la notte,felice di poter saziare i propri istinti.La fame,la sete,perfino l'essenza selvaggia di sè stesso sono placate.Può tornare dalla bambina,ha trovato addirittura un coniglio.
Corre euforico verso il punto in cui l'ha lasciata,eppure lei non c'è.
Fiuta l'aria,l'unico vampiro in zona è lui stesso.Si sposta freneticamente per cercarla.Possibile che abbia dimenticato il punto esatto nel quale si erano lasciati?No,è nel luogo giusto.
Lara? Lara? Lara?
Nessuna risposta.Pensa che quanto sta succedendo sia la logica conclusione.
Gli umani che ho visto vicino alle città,sono stati loro a trovarti vero?
Silenzio.
Il vampiro non lascia che altri pensieri facciano capolino,quella è l'unica verità che può accettare.
Si siede per terra con le gambe incrociate,solo in quella polverosa vastità che è il mondo esterno.Qualcosa percorre la sua guancia sinistra,simile ad un minuscolo serpentello umido.
Vedi piccola!Ce l'hai fatta,sussurra.Sei riuscita a far piangere un vampiro.
Una nuova alba,una nuova sfida lo attende.
Eccoci di nuovo,odiato ed amato Sole.
Tiene gli occhi chiusi ed è come se il calore del mattino gli accarezzasse il volto,quindi pian piano li apre e alla fine si arrende alla luce.

FINE



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