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lavoro pubblicato sabato 4 marzo 2017
ultima lettura martedì 23 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

prova 2

di VHstories. Letto 503 volte. Dallo scaffale Cinema

Duro, freddo e scomodo il legno del parquet e niente a cui aggrapparmi se non il pensiero di mamma che mi dice di stare in silenzio qualunque cosa acc...

Duro, freddo e scomodo il legno del parquet e niente a cui aggrapparmi se non il pensiero di mamma che mi dice di stare in silenzio qualunque cosa accada. Qui allo spettacolo peggiore della mia vita.

Intravisto dal pizzo delle coperte cadenti dei miei genitori vedo e sento tutto.
Vedo mia madre alla sinistra e dietro di lei un uomo con guanti neri e occhiali da sole, la tiene ferma stringendole la gola e tappandole la bocca. Lei piange e si dispera.

Due uomini di fronte, seduti sulle poltrone di mamma e papà. Uno vecchio, capelli rasati e vestito con un kimono blu, si diletta e si rilassa con un grosso sigaro mentre si gode lo spettacolo. L’altro molto più giovane capelli lunghi che cadono sul viso quasi nascondere interamente il volto, vestito formale con un suit grigio e abbraccia possessivamente una katana . La sua attenzione è spostata su altro invece. Ammira la collezione di lame di mio padre con la quale era solito addestrarmi.

Mentre versi e urla di mio padre e dell’uomo che sta affrontando riecheggiano nella camera. Forte, come sempre, non si tira indietro davanti a nulla, soprattutto se per difendere la propria famiglia. Vestito di verde, suo orgoglio, la divisa, come se avesse saputo fin da subito che avrebbe dovuto combattere. L’uomo d’inanzi a lui non è alla sua altezza, carica con movimenti impacciati, ci vuole poco per bloccarlo. Gli rompe un braccio e lo scaraventa contro il muro. Lui urla, fa male.

Un secondo uomo si approccia, questa volta armato di coltello. Veste una camicia viola, molto attillata non l’ideale per i movimenti. Altrettanto impacciato carica agitando la lama, e affondando fendenti all’aria. Dopo l’ennesimo vuoto riceve un pugno diretto sul volto, lo stordisce e un secondo gancio lo scaraventa a terra.

Mio padre si gira, e il suo sguardo si posa sul primo uomo barcollante ma in piedi. Carica ferocemente e gli fracassa il cranio contro il muro.

<<Stai tranquilla tesoro!>> con voce affannata. <<ce ne andremo via di qui>>.

Un sibilo accompagnato da un suono metallico e l’ombra di mio padre si allunga dall’addome. L'uomo in grigio dietro di lui, sorride mentre tiene salda l’elsa della spada.
“Alle spalle è da vigliacchi” questo mi aveva insegnato mio padre. Eppure questo è bastato a fermarlo.

Curvo la testa ma non riesco ancora a realizzare quello che è successo; e poi... Un tonfo e la visione davanti ai miei occhi mi gela.
Vedo il volto di mio padre, occhi cupi che mi fissano.

Bisbiglio <<Pa… p…>> Con lacrime agli occhi e le mani sulla bocca quasi a voler rimangiare il sussurro.

Colui che è stato sempre il mio eroe ora è in una pozza di sangue.

Muove le labbra, mi dice qualcosa.
<<Vivi….>>.

Il mio sguardo si fissa. Non riesco a non guardare ma allo stesso tempo la mia mente sta per cedere.
Un secondo sibilo e il cranio di mio padre viene trafitto dalla katana. Sul volto un’espressione orripilante senza vita. Questo sarà il mio ultimo ricordo suo.

Qualcosa nel frattempo cambia nella mia testa. Sto perdendo la calma e non sono più lucida. Questa sensazione…. RABBIA.

<<Riki… Riki… che ti avevo detto? Non dovevi ucciderlo così presto maledizione!>>. Sento dei passi, e vedo che il vecchio si alza.
<<Euh! Siete la vergogna dei vostri paesi, una cinese e un giapponese uniti dal rivoltante amore, che cosa spregevole>>.

Mi sposto e mi metto nella posizione più centrale possibile sotto il letto per non essere scoperta.
Ride mentre cammina dritta da mia madre.
<<Avevo promesso al tuo dolce maritino che ti avrei trasformata in un pezzo di carne proprio davanti ai suoi occhi… peccato sia morto così presto>>. La strattona per i capelli con violenza e la getta sul letto.
<<Non sei proprio di mio gusto, avrei preferito che ci fosse stata qua anche la tua figlioletta… Peccato, ma sai una promessa è una promessa. Forza tienila ferma!>>
<<Si! Boss Matsumoto>> con voce energica l'uomo con i guanti.
<<No ti prego! NO!>> Urla mia madre al limite dello stridulo, mentre il letto continua a muoversi dal suo dimenarsi accompagnato da strappi di tessuto.
<<Maledizione vuoi tenerla ferma? E chiudile quella cazzo di bocca!>>

Il vecchio si slaccia il kimono e i lamenti si trasformano in mugolii forzati.
Piango e serro le mani in pugni. So cosa succede, so cosa le sta facendo.
Il legno del letto cigola a intervalli regolari seguiti da altrettanti respiri affannosi. Non dura molto.

<<Ahhh! Donna, capisco perché quel senza palle abbia scelto un involtino anziché il proprio paese. Tranquilla. Tra poco lo raggiungerai…. Riki!>>
L'uomo in grigio estrae la spada dal cranio di mio padre e ondeggia la spada per pulirla dal sangue tingendo le pareti con archi scarlatti.

Gli porge l'elsa.

<<E’ una giornata fruttuosa vero “involtino ” AHAHAH !>>.
<<NOOOOOO>> uno urlo di mia madre, quasi inumano che mi fa sobbalzare e l'acciaio che mi passa vicino all'orecchio.

<<Ma… mi…>> sussurro mentre fisso il materasso tingersi di rosso, e una pioggia di gocce mi bagna il viso.

Sposto l'attenzione sulla destra e vedo i miei occhi riflessi sulla lama. Mi sorprendo vedendo il mio sguardo privo di lacrime. Occhi fissi, spenti ma pieni di rabbia. Mi perdo un attimo nella mia mente mentre la spada viene serpeggiata da un sottile flusso rosso e il mio volto viene colpito da una pioggia calda.

La lama si muove e viene estratta. Mi fa trasalire dal mio trance. Rimango ancora ferma sotto il letto, mentre gli uomini si allontanano dalla stanza.

BANG! Un colpo di pistola e all'improvviso la stanza si accende. Tutto prede fuoco.

Esco successivamente dalla mia postazione e mi sorprendo di quanto rosso c'è nella stanza ora che tutto è illuminato.

Mi guardo allo specchio e vedo il viso coperto di sangue, mentre la camera arde.

Sento che qualcosa in me sta cambiano, forse morendo; mentre mi fisso negli occhi e la voce in me urla:“Boss Matsumoto… ricordati! Boss Matsumoto… Boss Matsumoto… ricordati! Boss Matsumoto! Boss Matsumoto! IO AVRO’ LA MIA VENDETTA!”



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